sabato 3 gennaio 2009

Ricordate la Baby pensioni agli statali? Ora i nodi vengono al pettine

Anche i nodi dell’Inpdap stanno arrivandoal pettine: l’ente previdenziale del pubblico impiego - appesantito oltre misura da decenni di generosissimi baby pensionamenti - è in piena emergenza finanziaria.Nel 2009 il disavanzo dell’istituto potrebbe toccare i 13 miliardi di euro, dei quali soltanto 5 coperti con le riserve interne. In pratica, il «buco» sarebbe pari a 8 miliardi di euro.

Le cifre, che sono emerse nel bilancio preventivo dell’ente guidato dal commissario Paolo Crescimbeni, sono già state comunicate al ministro di riferimento, il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. L’anno appena incominciato si prospetta problematico per l’Inpdap: un esercito di 125mila travet del pubblico impiego è pronto a lasciare gli uffici nel corso del 2009, cifra che potrebbe salire a 160-170 mila se dovesse concretizzarsi l’aumento dell’età pensionabile per le dipendenti, a causa della sentenza della Corte di giustizia europea.

È infatti probabile, secondo le stime dello stesso ente, che molte lavoratrici lascerebbero velocemente l’impiego pubblico pur di evitare l’allungamento delle scadenze per il pensionamento. Sommando la spesa di Inpdap e Inps, a fine anno la spesa pensionistica complessiva potrebbe toccare - se, come sembra, il prodotto interno lordo sarà negativo - l’11% del Pil. Come spesso accade in simili circostanze, alle cause strutturali di debolezza si aggiunge una causa occasionale: nel caso del bilancio Inpdap 2009, ci sono le norme del decreto 112 (la manovra estiva) che incentivano l’esodo in pensione dei dipendenti pubblici prossimi al compimento dei limiti d’età, e hanno abolito il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro.

Complessivamente, secondo le cifre emerse in un articolo del quotidiano Italia Oggi, l’Inpdap calcola di dover far fronte a circa 28mila pensionamenti pubblici aggiuntivi, non stimati in precedenza. In sostanza, quel che lo Stato risparmia in stipendi, mandando inpensioneagevolata decine di migliaia di pubblici dipendenti, potrebbe dover spendere - almeno in parte - per ripianare il buco dell’istituto previdenziale.

Fonti dell’Inpdap confermano al Giornale che la questione è seria, e si trova all’attenzione del ministro Sacconi. Le stesse fonti spiegano che, oltre al pensionamento, l’istituto si trova a dover corrispondere migliaia e migliaia di buonuscite (l’equivalente pubblico del Tfr) non previste. E, aggiungono, nonci sono nuove entrate contributive che possano far fronte alle maggiori uscite. L’ampiezza del fenomeno si conoscerà con precisione soltanto nei prossimi mesi: molti dipendenti pubblici hanno richiesto il pensionamento al31dicembre2008,moltialtri aspetteranno febbraio per godere dell’ultimo contratto del pubblico impiego, e dunque un quadro completo si avrà verso giugno. In quel momento, l’Inpdap avrà probabilmente bisogno di un’iniezione cash.

Ma la causa occasionale non deve far dimenticare che il vero peso sui bilanci dell’ente previdenziale pubblico è rappresentato dalla montagna di baby pensioni concesse generosamente ai dipendenti pubblici nel corso degli anni. Oltre il 20% degli statali (e degli altri comparti pubblici, enti locali in testa) a riposo - secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato pubblicati nel 2005 - ha meno di sessant’anni. Circa 80mila hanno meno di cinquant’anni, e sono più donne che uomini: la sentenza della Corte di giustizia europea potrebbe influire non poco su questo stato di cose.

mercoledì 31 dicembre 2008

BUON ANNO A TEMPO DI VALZER....

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Auguri di ogni bene a tutti !

martedì 30 dicembre 2008

Il mio bilancio del 2008

Il 2008 non è stato un grande anno, ma mi ha riservato qualche soddisfazione. Mi sono scoperta scrittrice, ho pubblicato quattro libri e con un buon successo, la mia Associazione "Il Ciclamino" sta lavorando bene e ha già aiutato diverse famiglie con malati di Alzheimer, la collaborazione con l'ANED mi da molta soddisfazione. Ho raccolto il testimone del mio papà per quanto rigurada la memoria della deportazione, non avrei potuto fare diversamente. Visitando i luoghi dove è stato deportato e ricostruendo la sua storia, ho scoperto molti aspetti di lui che non conoscevo, ho capito ad esempio, che l'orrore che ha subito gli è rimasto dentro tutta la vita anche se in famiglia non ha mai voluto parlarne. In vecchiaia e anche durante la malattia i ricordi purtroppo si sono risvegliati e gli hanno fatto ancora tanto male.
Ora tutto questo sta facendo male a me e allora bisogna parlarne, spiegare, ricordare perchè niente di quello che è accaduto a mio padre e a tanti innocenti come lui deve essere dimenticato.
Il 2008 mi ha portato questa consapevolezza e mi ha indicato una strada che io ho accettato di percorrere.
L'anno che se ne va lascia alcune questioni irrisolte, sono questioni di secondo piano rispetto alla mia scala dei valori e quindi mi affido al nuovo anno e al corso degli eventi per vederne la fine. Tutto andrà bene.

domenica 28 dicembre 2008

Il mio presepe preferito è stato creato in un Lager

L'ho scoperto solo da poco tempo, a Milano pochi ne conoscono l'esistenza e la dislocazione, sono andata a vederlo nella Basilica di S. Ambrogio e vi dico che tra i molti bellissimi Presepi che in questi giorni celebrano la venuta di Gesù, preferisco questo perchè è un esempio meraviglioso di fede e di speranza, la speranza che vince qualsiasi difficoltà.

NEL CAMPO DI WETZENDORF


«Natale 1944: secondo desolato inverno di prigionia nello squallido lager tedesco di Wietzendorf, dove è quasi sempre inverno. Moltitudine di uomini, vecchi e giovani, ormai addossati, quasi ininterrottamente giorno e notte, in baracche sporche, fredde, buie, fumose, umidissime; inermi di fronte alla crudeltà inutile ma sadicamente quotidiana dei nazisti. Umiliati, minacciati dalla morte, all’oscuro degli avvenimenti. Malattie, mucchi di stracci umidi e freddi, fango dappertutto dentro e fuori le baracche, fame, inedia». Così testimoniava a 84 anni l’ex sottotenente Tullio Battaglia, autore del presepe che nel 1944 illuminò la notte di Natale di un campo di concentramento dove il respiro quotidiano ha il sapore della morte e della tortura. Battaglia sorrideva, nella sua poltrona a cui gli anni e i malanni l’avevano costretto, quando ricordava l’ordine del colonnello Pietro Testa: «Un presepe in ogni stube». Gli altri sfruttano la creta, il sottotenente Tullio, per la sua grande baracca, pensa a qualcosa di originale, che coinvolga tutti con un piccolo dono. Ogni ufficiale aveva, nella sua cassetta di ordinanza, qualche ricordo della famiglia, dell’amata. Gesù è vestito con un fazzoletto di seta del tenente Bianchi, i pantaloni di un magio sono la calza della Befana che i figli avevano inviato al capitano Gamberini, il pizzo del manto della Madonna ornava il fazzoletto del tenente Zimaglia, il rosario di san Francesco è di Tullio, il manto rosso di un magio è il pezzo di una bandiera italiana, tagliata dai prigionieri per sottrarla alle perquisizioni dei nazisti. Tutto viene offerto per rendere preziosa un’opera che va dal 3 novembre al 24 dicembre 1944. Per realizzarla un coltellino scout, un paio di forbici, alcuni aghi, il cardine di una porta trasformato in martello. Le assicelle dei letti a castello diventano le "anime" dei personaggi. Tullio può lavorare solo di sera, ma alle 15.30 è già buio e allora ecco il miracolo. Ciascuno rinuncia a un po’ della minuscola razione quotidiana di 15 grammi di margarina per realizzare candele che illumineranno il lavoro di Tullio. «Per ore e ore, chiusi nel buio, la baracca è stata raccolta in contemplazione della nascita del presepio: assorte figure scarne, pallide, raggomitolate, silenziose. Alla Vigilia era finito, vivo, splendente di biancore nel nerume tutto intorno. Simbolo potente di fede indistruttibile, di speranza, ha portato in mezzo a quella moltitudine un’ondata vivificatrice di gioia. Nessuno può dimenticare la messa della notte di Natale, celebrata ai piedi del presepe. Una grande bandiera tricolore, gelosamente custodita da un eroico cappellano, don Costa, faceva da tovaglia all’altare». Oggi quel presepe è custodito nel tesoro della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, forse il bene più prezioso, plasmato non con l’oro ma con la vita e la speranza.



Nota: La foto d'insieme del Presepe è di Mario Ghezzi, i particolari della Vergine col Bambino, dei Re Magi, di un Militare e della struttura delle statue realizzata con legno scolpito e filo di ferro sono tratte da Luoghi dell'Infinito, il mensile di Avvenire.



giovedì 25 dicembre 2008

Facciamo in modo che per ognuno di noi oggi sia un nuovo inizio!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18.

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.