giovedì 5 gennaio 2012
Luttwak: "La crisi dell'euro è il terzo appuntamento con la follia dopo il 1914 e 1939"
Washington - (Adnkronos)
Il politogo ed economista Usa traccia un parallelo inquietante e avverte: "Alcuni governanti dei Paesi dell'Europa del sud "sono ossessionati dall'idea di farsi accettare da Francia e Germania e per questo stanno sacrificando i loro figli per rimanere nel club" della moneta unica.
Questo lancio di agenzia la dice lunga su come siano visti i nostri governanti oltre Oceano.
Speriamo di non ritrovarci nelle stesse condizioni postbelliche!
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sabato 31 dicembre 2011
Un anno che va e uno che viene!
E' l'ultimo giorno dell'anno e viene spontaneo rifletterci un po! Non mi lamento di questo 2011, direi che è stato un anno decente. I piatti della bilancia sono abbastanza in equilibrio: si sono risolti problemi di lavoro, ma ho perso persone che mi erano care .... insomma un po' su e un po' giù, proprio come è la vita che non ti regala niente, se hai qualche buon risultato, arriva puntualissima anche qualche nota negativa.
Le aspettative per il 2012 non sono esaltanti, ma direi che non bisogna farsi prendere dal pessimismo. Sarà un anno duro? Forse si, ma noi venderemo cara la pelle.
Questo piccolo preambolo solo per augurare a tutti voi che mi seguite con affetto, un 2012 "rispettoso" delle persone, delle famiglie, degli animali, del pianeta. Nulla di più e nulla di meno.
BUON ANNO A TUTTI!
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lunedì 26 dicembre 2011
Giorgio Bocca: non ero una sua estimatrice e continuo a non esserlo
Riporto un articolo di Luca Telese su Giorgio Bocca, lo condivido totalmente, non sono stata una estimatrice della persona e continuo a non esserlo anche ora che se ne è andato...
"Adesso tutti celebreranno Giorgio Bocca come un grande maestro di giornalismo, come un grande maître á penser, come un grande eroe civile. E non ci sarebbe nulla di male in questo, se non che si ripete una stucchevole abitudine italiana, la fatale tendenza al coccodrillismo per cui i morti sono tutti eroi, grandi saggi e perdite irrimediabili per la società. Lo sono ancora di più se si sono meritati l'epiteto di "Maestri" in vita. Ora, non c'é dubbio che Bocca sia stato un personaggio, non so se si puó considerare "Maestro". Anzi, ho più di un dubbio in proposito.
Se posso scrivere questo pezzo é perché non mi sono mai associato in vita al culto di Giorgio Bocca, anzi. Io non voglio esprimere dubbi sul suo valore di giornalista: sarebbe sciocco e puerile, vista l'entità della sua produzione e la sua carriera. E non voglio parlar male di lui perché come tanti giovani della sua generazione ha militato nei Guf e nella stampa fascista durante il ventennio. E nemmeno perché in quel periodo ha scritto articoli sulla "congiura ebraica". E neanche perché era un uomo profondamente contraddittorio. E nemmeno solo perché ha preso cantonate colossali negli anni di piombo. E nemmeno perché ha scritto (ho riportato il passaggio cruciale di questo articolo integralmente in Cuori Neri) che quella delle Brigate rosse "era una favola eterna", una invenzione (!) dei magistrati. "Questa storia é penosa al punto di dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro – scriveva Bocca commentando il ritrovamento di un covo brigatista convinto che fosse una montatura – perché nessun militante di sinistra si comporterebbe per libera scelta in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra" (purtroppo non era vero. Purtroppo no). Bocca aveva sostenuto all'epoca(l'articolo é del 23 febbraio 1975) che le Br non esistevano, e pochi anni dopo, nel marzo del 1980 duello in un faccia a faccia raccolto da un giovane Lucio Caracciolo con Giampaolo Pansa, non solo non aveva fatto penitenza, ma si era spinto molto più in la. In quella sede si spinse fino a dire che "La polizia sapeva benissimo che i covi brigtaisti esistevano" (fateci caso, l'esatto contrario di quello che aveva acuito!) che "la nascita del terrorismo rosso é stata tenuta a bagnomaria per costruire la teoria degli opposti estremismi", che i magistrati "Avevano messo Curcio nella prigione di Casal Monferrato perché volevano che scappasse". Pensate un attimo: secondo Bocca gente come Giancarlo Caselli e Carlo Alberto Dalla Chiesa voleva che Curcio scappasse! E infatti in quel faccia a faccia aggiungeva: "Io non ho la carta bollata con le firme di Caselli e del genrale Dalla Chiesa per provare che volessero la fuga. Io do un giudizio globale".
E nemmeno voglio stroncare Bocca perché disse che a Milano votava per la Lega salvo poi tuonare per anni contro la destra e la barbarie leghista. Non voglio imputarlo di aver duellato contro Dario Fo su Il Venerdí dicendo che si trattava di "un cretino" (Fo rispose ironicamente che era grato per l'appellativo). E nemmeno voglio condannare Bocca solo perché é stato il primo grande giornalista a prestare la sua firma a Silvio Berlusconi per l'informazione di Mediaset (ma, se non altro, perché dopo ha considerato servi tutti gli altri che lo hanno fatto. Perché ha scritto- dopo avere smesso di lavorarci di considerare Berlusconi "un maiale").
E nemmeno voglio stroncare Bocca perché ha detto che Napoli era un "cimiciaio" e nemmeno perché ha detto in una recente intervista: "Durante i miei viaggi – al sud – c'era sempre questo contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un'umanità repellente». Non lo voglio criticare solo perché parlando di Palermo ha aggiunto sprezzante: «Una volta mi trovavo nei pressi del palazzo di giustizia. C'era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie». Si può essere incoerenti e insieme geniali. E si può aver detto una castroneria nella propria vita. Quello che peró va detto molto francamente di Bocca é che – accecato dal suo estremismo viscerale e a tratti acido, é riuscito a dire, scrivere o sostenere almeno una cosa che mi pare veramente incredibile e grave in ogni decennio della sua vita. É stato un fuoriclasse, certo, ma amava molto stupire, inveire, aggiustare le realtà che ostacolavano la sua furia giudicante e la sua foga spesso approssimata. É stato un grande, certo, ma anche un grande cinico. Forse il modo migliore per ricordarlo senza sconfinare nell'apologia o nell'invettiva é ricordarlo con tutte le sue contraddizioni. Ci guadagneremo noi. Ma in fondo anche lui, perché era il tipo che si divertiva di più fra le fiamme dell'inferno che nei cieli azzurrini del paradiso."
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sabato 24 dicembre 2011
Auguri di vero cuore!
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lunedì 19 dicembre 2011
Percorso alla memoria del lavoro: ALFA ROMEO
Nel 1910 nasceva al Portello la fabbrica di automobili A.L.F.A., poi divenuta Alfa Romeo, che per circa 80 anni è stata uno dei simboli del lavoro di Milano. Oggi, nell’area di via Teodorico,via Traiano, piazzale Accursio e via Serra c’è un nuovo quartiere residenziale, commerciale e di servizi. Senza che si trovi traccia alcuna della sua storia precedente. La Lega Spi / Cgil non vuole dimenticare questo pezzo importante della storia della città di Milano e organizza la mostra “Percorso alla memoria del Lavoro”. Aperta al pubblico giovedì 15 e lunedì 19 dicembre dalle 9.00 alle 12.00, presso la sede della Lega Spi / Cgil di piazza Prealpi 4, la Piazza che più di ogni altra era vissuta dai moltissimi lavoratori dell'Alfa della zona, la mostra vuole raccontare quanto l’Alfa sia stata importante per la città e soprattutto per il quartiere del Portello e lo fa con la proiezione di una serie di immagini storiche dell'Alfa, dal 1910 ad oggi.
Per evitare la rimozione dalla memoria di questa importante esperienza, lo Spi/Cgil Sempione-Prealpi ha presentata al presidente del Consiglio di Zona 8 la richiesta di titolazione di vie e piazze che ricordino persone, luoghi e momenti storici significativi; la creazione di un “Percorso del Lavoro”, con il posizionamento di insegne e di ceppi che ripercorrano la storia dei luoghi e fatti importanti della fabbrica; il posizionamento del monumento “L’uomo Libero” ideato dall’artista scultore milanese Mario Robaudi in cima alla nuova “collina verde”del Portello Nord. Il monumento attualmente si trova in uno stato di abbandono, posizionato all’Alfa di Arese di fronte alla 3° Portineria. A sostegno dell’iniziativa sarà organizzata una raccolta firme durante i giorni della mostra.
| Immagini del Centro Commerciale Portello |
| una via all'interno del Centro Commerciale Portello |
Un accesso laterale al Centro Portello: questa facciata è l'unica parte della vecchia e
gloriosa ALFA ROMEO che è rimasta in piedi
Ho partecipato sia alla mostra che all'intervento dello SPI in Consiglio di Circoscrizione con la documentazione inerente mio padre, Ferdinando Valletti, dirigente e Presidente del Gruppo Anziani dell'Alfa Romeo, deportato a Mauthausen/Gusen e uno dei 5 Alfisti sopravvissuti.
Ci sono buone possibilità che venga ricordato tangibilmente proprio nell'area del vecchio Portello.
La mia famiglia è interamente Alfista, dal mio nonno materno, ai miei zii, al mio papà, alla mia mamma, a me e mio marito, abbiamo lavorato tutti e molto orgogliosamente in Alfa Romeo.
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