giovedì 21 luglio 2011

Occhi puntati sulle No Profit a Roma e in tutta Italia

Circoli culturali evasori del fisco: sembra quasi incredibile venire a conoscenza di una circostanza simile, ma è avvenuta realmente nel Lazio, come è emerso da un’accurata indagine dellaDirezione Provinciale romana della nostra amministrazione finanziaria, la quale si è concentrata soprattutto su alcuni enti di tipo non commerciale (le verifiche complessive sono state ben 63), mettendo in luce un’evasione tributaria addirittura superiore ai sette milioni di euro. Come è stato possibile tutto questo? L’Agenzia delle Entrate è riuscita a sfruttare nel migliore dei modi le cosiddette “interrogazioni selettive”: si tratta, nello specifico, degli strumenti di accertamento ideali per il mondo no-profit, ma il tutto è stato impreziosito anche dalle banche dati delle stesse onlus e da mezzi esterni come ad esempio il web e le pubblicità di stampo commerciale. L’insieme di tali pratiche ha prodotto un risultato importante, vale a dire una vera e propria attività alberghiera con tanto di ville sul litorale, banchetti nuziali piuttosto lussuosi, cerimonie e molti altri eventi che con la cultura avevano poco a che fare.
Inoltre, nella maggior parte dei casi gli stessi circoli erano letteralmente “mascherati” da enti sportivi. Per il successo delle verifiche, inoltre, il fisco ha pianificato con la massima cura e attenzione la propria attività, rivolgendosi nei riguardi dell’intero settore del no-profit (le organizzazioni senza scopo di lucro quindi): è proprio per questo motivo che il denaro recuperato è stato piuttosto ingente, circa 1,25 milioni di euro che sono stati scoperti in relazione ai proventi non dichiarati e altri sei milioni, i quali sono invece riferibili alle evasioni e alle elusioni vere e proprie.
Di fatto, questi enti esistevano come circoli culturali soltanto sulla carta, cioè da quanto risultava all’interno dell’atto costitutivo, ma poi il tipico esercizio di questa categoria (soprattutto a carattere associativo) non veniva svolto praticamente mai: la natura delle società era commerciale e quindi il regime agevolato non era di loro competenza.

martedì 19 luglio 2011

Il ricatto morale

A chi non è mai capitato di subire un ricatto morale? Di solito sono i più infami e i più dolorosi per chi li subisce, ma si può porvi rimedio, leggete come in questo interessantissimo articolo della dott.sa Maini apparso sul sito www.benessere.com


Il ricatto morale

E' una potente forma di manipolazione in cui una persona a noi vicina minaccia, in modo diretto o indiretto, di punirci se non facciamo quello che vuole. In genere questo tipo di ricatto è messo in atto proprio dalle persone che ci sono più vicine e con le quali abbiano strette relazioni:
possono essere genitori, coniugi, figli, amici, datori di lavoro, colleghi; in genere si tratta di persone alle quali teniamo e che vogliono ottenere da noi qualcosa che contrasta o non risponde appieno ai nostri sentimenti, progetti, aspettative.

Nel suo libro Emotional Blackmail (letteralmente ricatto emozionale), Susan Forward sostiene che comunque venga espresso il ricatto, il messaggio sottostante è chiaro ed è: se non mi darai quello che voglio te la farò pagare . Si tratta sicuramente di un messaggio che intristisce la vita, in quanto sovente genera paura, senso di colpa, ansia e ci spinge a muoverci in una direzione che non è esattamente quella che vorremmo o quella più vicina ai nostri profondi desideri.
Ma come è possibile tutto questo?
In genere il ricattatore è una persona per noi importante, una persona che ci conosce molto bene e sa perfettamente quali sono i nostri punti deboli: in questo senso è facile che, per ottenere ciò che vuole, faccia leva sulla nostra paura di perdere la relazione o di entrare in conflitto, sul nostro senso del dovere, ricordandoci ad esempio quanto ha fatto per noi e quanto noi dovremmo essergli debitori, e infine sull'indurre in noi il senso di colpa, facendoci sentire responsabili per il suo malessere.
Da questo punto di vista è facile capire come sovente la punizione ventilata dal ricattatore consista nella possibilità di compromettere la relazione nella quale siamo impegnati e a cui teniamo , nella possibilità di perdere stima e valore agli occhi della persona che ci è vicina e che in modo velato ci sta ricattando, nel farci sentirci egoisti, malvagi, freddi e indifferenti se non accettiamo di fare quello che ci viene chiesto.
Sebbene non tutti i ricattatori abbiano lo stesso stile è importante sottolineare che lo sfondo comune sul quale si muovono è la paura : paura di perdere la persona a cui tengono, paura del cambiamento, paura di essere respinti, paura di perdere potere all'interno della relazione.Nello specifico, qual è lo stile dei ricattatori? In base alle loro modalità d'azione, Forward distingue quattro categorie di ricattatori: punitivi , autopunitivi , vittime e seduttori .

I punitivi Ci fanno sapere esattamente quello che vogliono e le conseguenze a cui andremo incontro se non saremo accondiscendenti. Tipiche espressioni di questo tipo di ricattatori sono ad esempio: Se accetti quel lavoro me ne vado, Se mi lasci non vedrai più i bambini Se non accetti di fare gli straordinari scordati pure la promozione.
Gli autopunitivi Mettono in atto ricatti più sottili e fanno leva sulla nostra compassione e il nostro sentirci responsabili per loro. Il loro ricatto si esplica nell'informarci che se non facciamo quello che vogliono ne saranno così turbati da non riuscire più a comportarsi normalmente. In questo senso possono anche minacciare di danneggiare la loro vita, di farsi del male, mettere in pericolo la loro salute e felicità.
Le vittime Non fanno minacce e neppure minacciano di farsi del male, tuttavia ci tengono a farci sapere in modo inequivocabile che se non facciamo quello che vogliono, loro soffriranno e la colpa sarà solo nostra.
I seduttori Si tratta del tipo più subdolo di ricattatori: sono quelli che ci incoraggiano, ci promettono amore o denaro o carriera e poi ci chiariscono che, se non ci comportiamo come vogliono loro, non riceveremo nulla.
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In realtà non ci sono confini netti fra i diversi tipi di ricatto e in genere i ricattatori sono molto abili nel mascherare la pressione alla quale ci sottopongono al punto che, quando l'avvertiamo, tendiamo piuttosto a mettere in dubbio la nostra percezione di quello che sta accadendo, piuttosto che il comportamento del nostro avversario.
A questo proposito, spesso esiste addirittura un'enorme differenza tra quello che oggettivamente fa un ricattatore, e il modo benevolo e pieno di tenerezza, con il quale egli interpreta le proprie azioni. In questo senso è quasi inevitabile sentirsi confusi, disorientati, pieni di rabbia; è facile sentirsi a disagio, avere la percezione di dover modificare la situazione nella quale ci si trova e ripromettersi costantemente di farlo, salvo poi cedere al ricatto e sentirsi sempre più spesso usati e defraudati della propria libertà. In questi frangenti, si corre il rischio di avere dubbi sulla propria capacità di fare quello che veramente si vuole e che fa star bene, di perdere fiducia nella propria determinazione e si finisce con il mettere in discussione la propria autostima.
Tuttavia perché un ricatto si verifichi è necessaria la partecipazione di due persone: un ricatto morale non può funzionare senza la partecipazione della vittima , partecipazione che si esplica nel lasciare che il ricatto accada e si ripeta più volte. Si tratta comunque di una partecipazione più o meno consapevole e in ogni caso sofferta . Infatti a volte non ci si rende conto di essere imbrigliati in questo tipo di dinamica, altre volte si può essere consapevoli del ricatto, ma non riuscire comunque a farvi fronte in quanto tocca i nostri punti deboli e ci costringe a reagire secondo modalità che sono state apprese a partire da esperienze già vissute e che favoriscono il perdurare del ricatto. Alcuni di questi punti deboli sono, ad esempio:

un bisogno eccessivo di approvazione da parte delle persone a cui vogliamo bene che ci spinge a fare quello che ci chiedono seppur sia diverso da quello che effettivamente vorremmo.
il bisogno di mantenere la pace ad ogni costo evitando qualsiasi tipo di conflitto.
la tendenza ad assumersi troppe responsabilità per la vita degli altri che ha sovente per corollario il sentirsi in colpa per qualsiasi cosa minacci il benessere della persona con cui siamo in relazione.
la tentazione di rinunciare al proprio benessere e ai propri desideri pur di non veder soffrire la persona che amiamo ; quest'ultima, forse più delle altre, è una dinamica che porta a restare imprigionati nei bisogni psicologici dell'altro perdendo la capacità di analizzare i problemi e la possibilità di capire come risolverli al meglio.
In ogni caso è forse opportuno sottolineare che in genere i ricattatori non sono dei mostri. Sovente infatti il ricatto morale nasce all'interno di una relazione importante ricca di aspetti buoni e positivi e i ricattatori raramente sono spinti dalla cattiveria, il più delle volte, come si è visto, agiscono sull'onda di una profonda paura. In questo senso il ricatto morale diventa il loro modo di difendersi da sentimenti dolorosi e spaventosi. Come si è visto si tratta di una modalità relazionale sicuramente nociva: in primo luogo per la persona ricattata, a lungo andare per la relazione stessa e quindi anche per il ricattatore . Da quanto detto, appare evidente quanto sia importante uscire da questa modalità relazionale.

Come uscirne Il primo passo è quello di riconoscere cosa sta succedendo e rendersi conto di trovarsi implicati nelle modalità relazionali di un ricatto morale; il secondo passo è dato dal cercare di capire quali sono le profonde motivazioni da cui traggono origine tali modalità e infine è essenziale cercare di correggere i comportamenti che ci fanno star male.
In tale processo è assolutamente essenziale fare chiarezza , quindi definire la propria posizione all'interno della relazione, mettere in luce i sentimenti che si provano, affermare ciò di cui si ha bisogno, indicare ciò che si è o non si è disposti ad accettare, dare la possibilità all'altro di esprimersi allo stesso modo e quindi lasciare all'altro la possibilità di scegliere liberamente ciò che intende fare rispetto al perdurare della relazione stessa, accettando poi le sue decisioni.
Da questo punto di vista è essenziale saper accettare il cambiamento, saper rischiare e tollerare che un comportamento adeguato possa anche avere come risultato immediato, seppur provvisorio, un disagio ancora maggiore rispetto a quello già esperito; tutto questo in vista di un maggior benessere personale e di un miglior funzionamento delle relazioni nelle quali siamo implicati.

Facebook e le bugie con le gambe corte!

Sono particolarmente lieta dell'opportunità che offre FB di scaricare tutti i file che riguardano la propria attività sul social network, ho appena prelevato i 35 MB che mi riguardano e che sono parecchio interessanti.
Potrò ricostruire diversi passaggi di discorsi avvenuti in chat, sulla bacheca e nelle email in  una vicenda molto spiacevole relativa a due persone  di una ignoranza abissale  che fortunatamente ho cancellato dalle mie amicizie  dopo aver scoperto che vivevano di menzogne.
Fortunatamente e una volta per tutte, le bugie hanno le gambe corte e alla fine la verità viene sempre a  galla nonostante i vari esorcismi che, come da tradizione, ritornano al mittente...
(chi ha orecchie per intendere intenda!)

mercoledì 13 luglio 2011

Il magico panorama di Lanzo d'Intelvi


domenica 3 luglio 2011

CHE BEFFA, CHE BEFFA, CHE BEFFA, MA NOI NON MOLLIAMO!

di Mario Giordano
Lo confesso: sono rimasto molto deluso. Avevo sperato fino all’ultimo che nella manovra entrasse una “tassa sulle sanguisughe”, come vi ho raccontato il documento era stato preparato fin nei minimi dettagli. Ma all’ultimo si è deciso di farlo saltare. E di far pagare, ancora una volta, solo i pensionati normali, cioè quelli che prendono 1400 euro al mese, dopo aver lavorato una vita, e che i privilegi non sanno dove stanno di casa.

Sarà anche, come sostiene qualcuno, un intervento limitato, sarà solo un blocco alla crescita autmatica e non un taglio dell’assegno Inps, ma resta il fatto che le uniche misure che riguardano la previdenza vanno a colpire i cittadini comuni, mentre i Paperoni previdenziali, i privilegiati da 90mila euro al mese se la spassano felici. E magari ridono alle spalle di tutti gli altri. Dov’è finito l’intervento sulle indennità degli ex parlamentari? Dove è finito l’intervento sulle indennità degli ex consiglieri regionali? Dove è finito il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 10mila euro al mese?

Ve lo confesso: sono deluso. C’era la possibilità di dare un segnale diverso, si è scelto di non farlo. Ma questo, se possibile, mi conferma ancora di più nella convinzione che la lotta contro i privilegi previdenziali è giusta. E doverosa. Che non si può mollare. L’amarezza è tanta, cari amici, ma non ci si può rassegnare. Statemi vicino e avanti tutta contro le sanguisughe! (In questi giorni per esempio molti consigli regionali stanno affrontando il tema dei vitalizi… Potremo scoprirne delle belle….)

Caro Mario,
riporto il tuo pezzo perchè provo la tua stessa grande delusione. Ho rivisto il discorso di Berlusconi dall'assise del Pdl, riguardo ai privilegi della casta il Premier ha detto che creeranno  "una commissione che studi il comportamento degli altri stati Europei", ed è stato a quel punto che ho ricordato una frase di Craxi che ho verificato essere verissima nel corso degli anni... " Quando si vuole affossare  un problema si crea una commissione parlamentare!" 
Mi sono cadute le braccia. E non era finita li  perchè il giorno dopo è arrivata l'ignobile stretta sulle pensioni, una provvedimento che non avrebbero nemmeno dovuto ipotizzare. Ma che persone sono questi politici? Quanto riescono ad essere iniqui? Non hanno vergogna di nulla, ma i cittadini si vergognano di loro.