martedì 2 agosto 2011

Il coraggio della sincerità

Si mente per apparire migliori, per nascondere una debolezza, per giustificare un errore, uno sbaglio. Si mente per il senso di colpa che si può provare, si mente anche quando si chiede scusa, quando non si è compreso veramente l’accaduto. Si mente perché è più semplice, più facile che argomentare, spiegare. Meno faticoso. Tuttavia si può mentire in ogni circostanza, ma non con se stessi. Le facciate non servono, non si può fingere con quello che sentiamo, con la verità che dentro conosciamo fin troppo bene. E si rimanda, si rimanda per non affrontare le proprie responsabilità, si rimanda, si rimanda sempre. Meglio nascondersi nell’ipocrisia che guardare in faccia la realtà. Solo che poi i conti non tornano, poi manca qualcosa, poi ci si sente a disagio e tutto quello che si vorrebbe diviene ineluttabilmente irrealizzabile, perché si è perso troppo tempo, perché si è imbrogliato troppo e a lungo. Certo, l’onestà richiede coraggio. Richiede impegno, richiede un confronto continuo, d’altronde per pretendere correttezza, bisogna essere i primi ad offrirne. Io ho preferito scegliere di essere come sono e non va poi così male vivere senza indossare maschere. C'è stato un periodo della mia vita nel quale la scelta della verità mi è costata molto, moltissimo in termini affettivi, ma alla fine ha pagato.

martedì 26 luglio 2011

Un bell'articolo sulla deportazione di Ferdinando Valletti

La storia di mio padre viene sostanzialmente modificata  nei tempi, nei luoghi e nei ruoli del protagonista dai documenti recentemente acquisiti e che lo riguardano. Questo articolo è stato scritto per il giornale trimestrale e quindi preparato lo scorso aprile, è  pubblicato in coincidenza con la ricorrenza triste della morte del mio papà. Il libro aggiornato sarà messo in vendita in settembre e avrà lo stesso titolo di quello precedente DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE. La prima edizione sarà ritirata dalle librerie.


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domenica 24 luglio 2011

L’IMPREVEDIBILE RICHIAMO DEL CONFESSIONALE

È domenica. La giornata si preannuncia calda e luminosa. È ancora presto, sono solo in chiesa. Tra poco, allegri, chiassosi arriveranno i bambini per la messa. Non l’ho vista entrare, sbuca all’improvviso una donna giovane e bella. Chiede gentilmente di confessarsi. Si inginocchia ma, per lungo tempo, rimane silenziosa. Poi, lentamente, inizia a piangere senza singhiozzare. Abbasso la testa, rispettoso. Sento che il mistero avvolge entrambi quando la signora inizia a balbettare: “ Sono una prostituta… mi stavo recando a lavorare. Il mio posto è al di là della strada provinciale. Siamo in tante, per lo più straniere. Io sono italiana. Non so perché mi sono fermata…forse la campana. Lei non può immaginare il dramma che si nasconde dietro quelle donnine falsamente allegre…”. Ancora lacrime. Tante. Un fiume da riempire un calice.
C’è in ogni uomo e in ogni donna una dignità che nemmeno il peccato più oscuro riesce a cancellare. Gli rimane appiccicata addosso come la sua stessa pelle. Don Mazzolari scrive che “ basta essere uomo per essere un povero uomo”. È vero anche il contrario: basta essere uomo per essere un grande uomo.
La signora mi racconta la sua storia. La vita con lei è stata ingiusta e prepotente, le ha presentato un conto salatissimo per debiti mai contratti. La via di Emmaus è affollata di gente delusa e amareggiata. Occorre, però, tenere gli occhi bene aperti, perché il Risorto, discreto, silenzioso, si aggira nei paraggi. Con passo felpato ti viene accanto, ti tende la mano, ti tiene compagnia. Ti svela il mistero della vita e spezza con te il pane del coraggio e della gioia. Sulla strada che scende verso Gerico, invece, insidiosi, si nascondono i briganti. Col tempo cambiano il vestito e il nome, ma il loro intento è sempre quello di poterti derubare. Anche qui, però, non mancano mai samaritani buoni e misericordiosi pronti a risollevarti dalla polvere. Una donna provata e scoraggiata è inginocchiata davanti a un prete. Una giovane che tanti hanno cercato per strappare alla sua carne un piacere avvilente e proibito. Essa piange il suo peccato sperando solo di uscire dall’inferno che la imprigiona e che qualche ingenuo - o furbo? - vorrebbe legalizzare. Nessuna donna – tranne casi di tutt’ altra natura – sceglie di umiliarsi ai bordi di una strada, alla mercè di sconosciuti viziosi che bramano il suo corpo e ammazzano la sua anima. Forse tutte, inconsciamente, aspettano qualcuno che venga a liberarle dalla infernale bolgia.
Il tempo scorre. La chiesa comincia a riempirsi di ragazzi. Sono tanti e fanno confusione. La signora ne approfitta per asciugar le lacrime e prendere congedo. La benedico. Rimane per la Messa. Ripenso al sacramento della confessione, un vero tesoro, a volte non compreso. È, invece, il momento di un incontro unico e misterioso tra un cuore che si mette a nudo di fronte a un altro cuore. Cor ad cor loquitor, il cuore parla al cuore. Al cuore del Maestro certamente, ma anche a quello di chi, indegnamente, lo rappresenta. È, molte volte, il momento che vede ritornare a galla fratelli e sorelle sprofondati negli abissi del peccato e della disperazione. Si confessano gli sposi felici alla vigilia delle nozze e i moribondi prima di inabissarsi nel Mistero. Si confessavano i nostri soldati nelle trincee fetide e ghiacciate. Si sono confessati i santi. Si confessa il Papa. Una sorella, triste e scoraggiata, domenica si è gettata ai piedi del suo Signore. Forse temeva di essere giudicata, allontanata. Come alla donna del Vangelo, invece, Gesù, fissandola negli occhi, le ha sussurrato dolcemente: “ Figlia, i tuoi peccati sono stati perdonati. Va e non peccare più! ”.

Padre Maurizio PATRICIELLO

sabato 23 luglio 2011

Alda Merini e la sua poesia

"Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo, "La miglior vendetta? La felicità. Non c'è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice" così scriveva in due sue celebri frasi  quella grande poetessa che è Alda Merini. Lei il cielo lo ha cercato molto e infine lo ha trovato, sono stati anni di grande sofferenza e di solitudine ma alla fine in quel cielo ha potuto intingere la sua penna.
Spesso riscopro nelle sue poesie, sempre molto realistiche, a volte crude, situazioni vissute, gioie e dolori comuni. 
Alda Merini rivive con i suoi scritti grazie all'impegno delle due figlie che le hanno regalato un sito che è proprio come era lei: semplice, sincero, pieno di tanti consigli per chi li sa cogliere.




La verità e sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa e ti costruisce
un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofi


Altre poesie sul suo sito personale
http://www.aldamerini.it/

Avviso ai naviganti

Qualcuno si lamenta di ritrovarsi al centro di polemiche via internet, a questo signore suggerisco di evitare di cacciarvisi nelle polemiche. Nessuno può pretendere di scrivere sul proprio sito peste e corna nei confronti di terze persone senza provocarne la reazione, tanto più che il tenore dei suoi scritti è triviale e ampiamente dimostrabile.

Qualcun' altra invece fa la santarellina, lei non sa nulla, lei è tanto mite e brava poverina, ma scrive a mio figlio che  "dovrebbe prendere provvedimenti" perchè io sarei " una pettegola"... dimentica di inviare a mio figlio ciò che ha scritto suo marito nei miei confronti (sarei una baldraccona, una demente, una senza cervello, mi devo preparare ad avere una malattia invalidante, ho uno tresca con suo fratello e via di questo passo). Eviti la gentile signora di farsi scudo del marito, se vuole parlare con me mi telefoni, anche io avrei  una bella notizia  da darle, così bella da farla rimanere a bocca aperta, solo che visto che è un po' scabrosa, non la divulgo ai quattro venti.. per ora....ma è certamente una notizia con tanto di prova scritta!

Quindi ricapitolando, se si desidera rispetto per se, il rispetto lo si porti agli altri, "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te" questo mi diceva sempre mio padre, una regola di vita a cui tutti dovrebbero far riferimento!