lunedì 22 agosto 2011

Quel brutto vizio di copiare

Sono molti coloro che si attribuiscono la paternità di un'opera o di parte di essa e invece approfittano della buona fede del pubblico o degli studenti facendo dei miseri copia-incolla da libri, filmati e altro. I più alla fine vengono smascherati.. E' quello che è capitato ad un esimio professore, nonchè editorialista di Repubblica

Umberto Galimberti copia. Ora non lo dice più solo il Giornale. La 'condanna' arriva niente meno che dall'Università Ca' Foscari, che ha inoltrato richiamo formale all'esimio professore per la mancata citazione delle fonti nella redazione di alcuni suoi testi scientifici. Lo smacco, in realtà, era nell'aria da tempo. Al Senato accademico, infatti, era giunta una segnalazione riguardo alla poco simpatica abitudine dell'editorialista di Repubblica di "copiare e incollare" testi altrui nei propri saggi. Ca'Foscari ha reso ora noto che l'Advisory board ha concluso l'esame della segnalazione. La procedura - informa l'Ateneo - si è conclusa "con un richiamo affinchè il docente voglia adeguarsi nella redazione dei testi scientifici all'uso sistematico della citazione delle fonti secondo la prassi condivisa e consolidata nel campo della ricerca nazionale e internazionale". "Abbiamo affrontato con serietà e tempestività questa vicenda - spiega il rettore, Carlo Carraro -. Così come abbiamo scelto di valutare con attenzione l'originalità dei lavori dei nostri studenti attraverso l'introduzione del software anti-plagio, allo stesso modo esaminiamo con cura i lavori dei suoi docenti. Il nostro obiettivo è quello di garantire la qualità della produzione scientifica dell'ateneo". Il prorettore alla valutazione, Agostino Cortesi, aveva chiesto alla fine di maggio a Galimberti una memoria scritta in risposta alle accuse di "clonazione libraria". Il docente aveva risposto l'8 giugno con un documento in cui precisava la sua posizione, chiarendo "gran parte degli episodi attribuitigli" e dimostrando - conclude l'Ateneo veneziano - di aver "già provveduto a correggere in edizioni successive dei volumi le omissioni nelle citazioni".

da "Il Giornale"

sabato 20 agosto 2011

‎"Chi non conosce la Verità è uno sciocco, ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"!!!!


(Bertolt Brecht)


Mai frase  fu più azzeccata di questa e riguarda ognuno e tutti allo stesso modo!

mercoledì 17 agosto 2011

La crisi, l’euro e l’ennesima inutile stangata


Le radici dell’attuale crisi mondiale vanno, a mio parere, cercate nel sistema monetario internazionale. Cominciamo con quella che era (e forse ancora è) la moneta regina degli scambi internazionali: il dollaro americano. Dopo la svalutazione della sterlina di fine 1967 e il successivo scioglimento del Consorzio dell’oro (Gold Pool, l’organismo che avrebbe dovuto mantenere fisso il prezzo dell’oro a $35 l’oncia), il sistema monetario internazionale smise di essere un Gold Exchange Standard (sistema a cambio aureo) e divenne un dollar standard, un sistema basato sul dollaro. La decisione di Nixon del 15 agosto 1971 di abolire la convertibilità del dollaro in oro fu solo un atto notarile, l’attestazione che le riserve auree degli Stati Uniti non erano sufficienti a garantire la convertibilità in oro di tutti i dollari in circolazione. Comunque sia, da quasi mezzo secolo il dollaro è il principale strumento di riserva delle banche centrali e il mezzo di pagamento internazionale più diffuso.
La creazione della moneta unica europea ha gradualmente eroso la supremazia internazionale del biglietto verde. Come già ricordato, il dollaro ha perso il 15% rispetto all’euro negli ultimi 12 mesi e il 10% rispetto a tutte le altre monete. Questo calo del dollaro ha avuto conseguenze benefiche sull’economia americana: anche se le esportazioni degli USA rappresentano solo il 10% del pil americano, la loro crescita ha rappresentato il 50% del tasso di sviluppo di quel paese nello stesso periodo. D’altro canto, il tasso d’inflazione interno americano negli ultimi dieci anni è rimasto inferiore al 3%; si può quindi avere una moneta forte all’interno e debole all’esterno.
Il discorso sull’euro è diametralmente opposto: si è notevolmente apprezzato sull’estero (non solo nei confronti del dollaro), con danno notevole per le esportazioni di quasi tutti i paesi dell’eurozona, e continua ad avere un potere d’acquisto interno molto al di sotto di quello previsto dalle parità di Maastricht. Non credo ci sia una persona in Italia disposta a sostenere che un euro ha lo stesso potere d’acquisto che avevano 2.000 lire; a voler essere di manica larga, un euro “vale” non più di mille lire. Con due milioni di lire al mese si campava anche decorosamente, con mille euro certamente no.
Entrambi i fattori – alto valore esterno, basso valore interno – sono recessivi: il primo penalizza le esportazioni e incoraggia le importazioni, il secondo, deprimendo il potere d’acquisto delle famiglie, riduce i consumi. Aumentare le tasse in questa situazione è semplicemente demenziale perché rende ancora meno probabili le possibilità di crescita e, invece, rende molto più plausibile la possibilità di un ristagno se non addirittura di una recessione.
I tedeschi, che sono i maggiori beneficiari dello spostamento della domanda di riserve dal dollaro all’euro, orgogliosi della solidità dei loro titoli di Stato, si ritengono autorizzati ad imporre una bigotta e stolta politica “di rigore” agli altri membri dell’eurozona, indebolendo la credibilità dell’intera costruzione monetaria europea attraverso l’acquisto di titoli pubblici degli stati membri e la creazione di moneta.
Sono stati organi europei a imporre la vergognosa, inutile e iniqua manovra che il governo ha annunciato e lo hanno fatto per salvare le capre dell’euro e i cavoli dell’assistenzialismo di Stato.
Stando così le cose, non mi vergogno affatto per avere sempre avversato, con considerazioni “tecniche” non “politiche”, l’introduzione dell’euro: salvo la Germania, questa moneta comune sta uccidendo l’economia di quasi tutti gli altri paesi. Il governo italiano si ripromette di difendere l’assistenzialismo di stato fino alla morte dell’ultimo contribuente, quello tedesco vuole salvare l’euro forte anche se ciò dovesse comportare il fallimento della maggior parte dei paesi che lo usano! C’è solo da sperare che entrambi questi sciagurati propositi vengano frustrati dagli eventi.
dal Blog Antonio Martino

sabato 13 agosto 2011

Bechis' Blog: con questa manovra mi autosospendo da elettore di ...

Bechis' Blog: con questa manovra mi autosospendo da elettore di ...: "Da ieri sera l’Italia è arrivata al primo posto nel mondo. Nell’attimo di un decreto legge ha scalato tutti i posti della classifica ed ..."

martedì 2 agosto 2011

Il coraggio della sincerità

Si mente per apparire migliori, per nascondere una debolezza, per giustificare un errore, uno sbaglio. Si mente per il senso di colpa che si può provare, si mente anche quando si chiede scusa, quando non si è compreso veramente l’accaduto. Si mente perché è più semplice, più facile che argomentare, spiegare. Meno faticoso. Tuttavia si può mentire in ogni circostanza, ma non con se stessi. Le facciate non servono, non si può fingere con quello che sentiamo, con la verità che dentro conosciamo fin troppo bene. E si rimanda, si rimanda per non affrontare le proprie responsabilità, si rimanda, si rimanda sempre. Meglio nascondersi nell’ipocrisia che guardare in faccia la realtà. Solo che poi i conti non tornano, poi manca qualcosa, poi ci si sente a disagio e tutto quello che si vorrebbe diviene ineluttabilmente irrealizzabile, perché si è perso troppo tempo, perché si è imbrogliato troppo e a lungo. Certo, l’onestà richiede coraggio. Richiede impegno, richiede un confronto continuo, d’altronde per pretendere correttezza, bisogna essere i primi ad offrirne. Io ho preferito scegliere di essere come sono e non va poi così male vivere senza indossare maschere. C'è stato un periodo della mia vita nel quale la scelta della verità mi è costata molto, moltissimo in termini affettivi, ma alla fine ha pagato.