venerdì 27 giugno 2008

L'inno del Cirano de Bergerac

In tempi in cui valori e stili di vita sono quanto meno discutibili, questo inno insegna molto, ve lo propongo

L'inno del Cirano de Bergerac

"Orsù che dovrei fare?
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore,
e dell'ellera a guisa, che dell'olmo tutore
accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza,
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, grazie! Dedicare come usa ogni ghiottone,
dei versi ai finanzieri. Far l'arte del buffone
pur di vedere alfine le labbra di un potente
schiudersi ad un sorriso benigno e promettente?
No, grazie! Saziarsi di rospi? Digerire
lo stomaco per forza dell'andare e venire?
Consumar le ginocchia?
Misurar le altrui scale?
Far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie
! Accarezzar con mano abile e scaltra
la capra e intanto il cavolo annaffiare con l'altra?
E aver sempre il turibolo sotto dell'altrui mento
per la divina gioia del mutuo incensamento?
No, grazie! Progredir di girone in girone,
diventar un grand'uomo tra cinquanta persone,
e navigar con remi di madrigali, e avere
per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere?
No, grazie! Pubblicare presso un buon editore,
pagando, i propri versi! No, grazie dell'onore!
Brigar per farsi eleggere papa nei concistori
che per entro le bettole tengono i ciurmatori?
Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto
anzi che scriverne altri? Scoprire ingegno eletto
agl'incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali,
lasciarsi sbigottire dal rumor dei giornali?
E sempre sospirare, pregare a mani tese:
pur che il mio nome appaia nel Mercurio Francese?
No, grazie! Calcolare, tremate tutta la vita,
far più tosto una visita che una strofa tornita,
scriver suppliche, farsi qua e là presentare?
Grazie, no! grazie, no! grazie, no!
Ma . cantare,
sognar sereno e gaio, libero, indipendente,
aver l'occhio sicuro e la voce possente,
mettersi quando piaccia il feltro di traverso,
per un sì, per un no, battersi o fare un verso!
Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna,
a qual sia più gradito viaggio, nella luna!
Nulla che sia farina d'altri scrivere,
e poi modestamente dirsi: ragazzo mio,tu puoi
tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia,
pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga!
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte,
non doverne darne a Cesare la più piccola parte,
aver tutta la palma della meta compita,
e, disdegnando d'essere l'ellera parassita,
pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto
salir anche non alto, ma salir senza aiuto!"

1 commento:

  1. Fantastico. E' sempre stato uno dei miei passaggi preferiti. Credo che questa sia la stessa versione che recita Baricco in Totem. Vero?

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