Visualizzazione post con etichetta Bergoglio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bergoglio. Mostra tutti i post

domenica 14 maggio 2017

Bergoglio non si inginocchia mai davanti al SS. Sacramento .....e ha distrutto FATIMA



Posted: 13 May 2017 07:04 AM PDT
Benedetto XVI, nel pellegrinaggio a Fatima del 13 maggio 2010, auspicò di vedere nel centenario delle apparizioni (il 2017), il trionfo del Cuore Immacolato di Maria profetizzato dal Messaggio della Madonna.
Ma il 12 maggio del 2017 papa Bergoglio ha sostanzialmente liquidato Fatima e il Messaggio della Madre di Dio.
Oggi nell’omelia, grazie al Cielo, ha letto una normale paginetta celebrativa, preparata dai teologi della Santa Sede per la canonizzazione dei pastorelli, e c’è perfino un (fugace) accenno all’inferno (la strategia bergogliana è sempre questa).
Ma ieri, quando ha pronunciato il suo vero discorso bergogliano, è successo qualcosa di clamoroso. E’ venuto a Fatima esattamente per pronunciare queste parole che sono in contrapposizione a tutte quelle pronunciate, in quel santuario, dagli altri papi che sono andati lì come pellegrini.
CONTO APERTO
Che Bergoglio avesse un conto aperto con Fatima si poteva immaginare anche perché durante le polemiche dei Sinodi (per la comunione ai divorziati risposati) furono spesso citate alcune importanti parole di suor Lucia che facevano capire quanto fossero sbagliate le “modernizzazioni” teorizzate da Kasper e imposte da Bergoglio.
Era stato il cardinale Carlo Caffarra – che si batteva in difesa della fede cattolica e poi è stato uno dei protagonisti dei Dubia – a riferire che, quando ebbe da Giovanni Paolo II l’incarico di fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia, scrisse a suor Lucia per chiederle preghiere.
E – a sorpresa – la veggente gli rispose con una lunga lettera in cui – riferiva il cardinale – affermava che “lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.
Più in generale si poteva immaginare che le apparizioni di Fatima non fossero amate da Bergoglio: c’è la visione dell’Inferno, l’invito alla conversione e alla penitenza e c’è la profezia sull’avvento del comunismo ateo che con i suoi crimini, specie le persecuzioni contro i cristiani, ha insanguinato tutto il Novecento (e non solo).
Tutti temi detestati da Bergoglio. Ma non si poteva immaginare che Bergoglio avesse deciso questo viaggio addirittura per demolire le apparizioni e il Messaggio della Madonna.
Una spettacolo mai visto.
DEMOLIZIONE
E’ il discorso alla veglia di venerdì sera (la benedizione delle candele) quello decisivo.
Non solo non ha mai menzionato né l’inferno, né il comunismo ateo, ma ha contestato esplicitamente le parole della Madonna e la sua profezia, fino a ridicolizzare il Messaggio riferito da suor Lucia.
Infatti il contenuto centrale dell’apparizione di Fatima è stata la visione dell’orrore dell’inferno, mostrato ai pastorelli.
Per questo La Madonna è apparsa: ha espresso il suo accorato dolore perché tantissime anime si perdono, sprofondano laggiù; ha messo in guardia dall’avvento del comunismo ateo (che infatti pochi mesi dopo prese il potere in Russia), ha chiesto conversione e penitenza per scongiurare la perdizione eterna e le catastrofi che la scelta del male attira sull’umanità e sul mondo.
Ebbene, Bergoglio è andato a Fatima a ribaltare tutto.
Ha sostenuto che si commette una “grande ingiustizia contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio” perché bisogna “anteporre che sono perdonati dalla sua misericordia”. Ripete: “dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio”.
Con chi ce l’ha? E’ evidente che il bersaglio è il Messaggio di Fatima, riferito da suor Lucia. Ma la veggente ha semplicemente riportato la parole della Vergine.
Quindi i casi sono tre: o Dio – a parere di Bergoglio – non è abbastanza misericordioso e sbaglia a condannare tante anime al supplizio eterno; o Bergoglio non crede alle apparizioni (e quindi se la sta prendendo con suor Lucia) oppure sta accusando direttamente la Madonna di aver commesso una “grande ingiustizia contro Dio”.
CI CREDE?
Che Bergoglio non creda veramente alle apparizioni e ai miracoli per la verità è più di un sospetto, perché lui stesso lo ha detto nel libro intervista “Il cielo e la terra” dove dichiara:
“Provo un’immediata diffidenza davanti ai casi di guarigione, persino quando si tratta di rivelazioni o visioni; sono tutte cose che mi mettono sulla difensiva. Dio non è una specie di Correo Andreani (un corriere, ndr) che manda messaggi in continuazione”.
In pratica Bergoglio ci dice che crede in un Dio, ma non è il Dio dei cattolici. Del resto lo ha detto apertamente nell’intervista a Scalfari: io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico”.
Anche i musulmani o anche i massoni – per dire – possono sottoscrivere una simile dichiarazione. Ma non i cattolici.
Il problema è questo: un uomo che – come papa della Chiesa Cattolica – pretende di portare la Chiesa fuori dal cattolicesimo. Per questo ieri a Fatima Bergoglio di fatto ha ridicolizzato la paura dell’Inferno e l’ammonimento materno della Madonna sulla perdizione eterna.
LA MADRE DI DIO
Quindi Bergoglio ha direttamente preso di mira la devozione popolare alla Madonna, ironizzando perché se ne sarebbe fatto “una ‘Santina’ alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo”.
Qui tracima il suo disprezzo per la pietà cristiana del popolo cattolico e di nuovo viene presa di mira suor Lucia, che sostanzialmente ci avrebbe trasmesso una caricatura della Madonna: una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire”.
Questa è un’esplicita e clamorosa contestazione del Messaggio di Fatima e pure della Salette (la Chiesa però ha riconosciuto entrambe le apparizioni…).
TIMOR DI DIO
Come ho detto l’ammonimento della Madonna al rischio di perdizione eterna viene così ribaltato da Bergoglio: “dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio”.
E’ la sua solita e “soggettiva” idea secondo la quale saremmo già tutti salvati e quindi non c’è bisogno di conversione (tanto meno di penitenza). Bergoglio – qui sulla linea di Lutero – ci dice che Gesù “ha pagato per noi sulla Croce. E così, nella fede che ci unisce alla Croce di Cristo, siamo liberi dai nostri peccati”.
Ecco perché non c’è traccia dell’inferno nel discorso di venerdì di Bergoglio.
Per tutti questi motivi Bergoglio conclude invitando a liberarsi dal “timor di Dio” che la Madonna ci ha insegnato: “mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato”.
In effetti in Bergoglio non c’è traccia di timor di Dio.
Nei suoi in terventi di questi mesi spazza via il Dio annunciato dalla Chiesa (“non esiste un Dio cattolico”), ridicolizza la Trinità (“anche dentro la Santissima Trinità stanno tutti litigando a porte chiuse, mentre fuori l’immagine è di unità”), dileggia il Figlio di Dio (“Gesù fa un po’ lo scemo”) e addirittura arriva a bestemmiarlo sostenendo che sulla croce Gesù “si è fatto diavolo”.
Ora demolisce pure il Messaggio di Fatima e l’immagine della Madonna della devozione cattolica.
A questo punto ci si chiede: quale altra demolizione deve fare per far aprire gli occhi agli entusiasti papolatri?

POST SCRIPTUM
Papa Bergoglio venerdì sera si è presentato davanti all’immagine della Madonna attribuendo a se stesso l’espressione “vescovo vestito di bianco”.
Ha voluto citare così testualmente uno dei personaggi contenuti nella visione del Terzo segreto di Fatima.
E’ sorprendente e forse qualcuno dell’entourage avrebbe dovuto sconsigliarglielo, perché nella riflessione sul Terzo segreto, in questi anni, si è compreso che quella figura della visione è quantomeno ambigua e inquietante.
Ed è assai diversa dall’altra figura, il vecchio “Santo Padre, mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena” che sale la montagna.
Anzi, è abbastanza plausibile pensare che proprio l’enigma di quell’inquietante personaggio – il “vescovo vestito di bianco” – la Madonna abbia spiegato in quella parte del Terzo segreto che non è stata pubblicata e che dovrebbe riferirsi all’apostasia della Chiesa e ai gravissimi problemi ai vertici.
E’ vero che suor Lucia scrive di quel “vescovo vestito di bianco” che “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”, ma tutta questa formulazione è molto strana.
Nel libro “Il quarto segreto di Fatima” che ho pubblicato nel 2006 – quindi molto prima degli eventi di oggi – facevo queste domande e queste ipotesi:
.
“Perché – ci si è chiesto – qui la veggente ricorre a una complicata perifrasi (un Vescovo vestito di bianco) quando, poche righe dopo, nomina espressamente e direttamente il Papa chiamandolo “il Santo Padre”?  La formula “Vescovo vestito di Bianco” che “abbiamo avuto il presentimento fosse il Santo Padre”, in questa parte del Segreto, è solo un modo un po’ involuto per designare il Papa o potrebbe riferirsi a qualcuno che indosserà l’abito pontificio, ma senza essere il Papa o senza esserlo legittimamenteIn effetti può non essere casuale una tale espressione perché è di per sé inspiegabile, complicata e illogica: sarebbe stato sensato casomai dire “un uomo vestito di bianco”, perché è questo che i bambini vedevano. Ma come può Lucia aver visto “un vescovo vestito di bianco”? Nessuno ha scritto in faccia che è un vescovo, l’essere vescovo non è un aspetto visibile come l’essere biondi o bruni.   L’uso della parola “vescovo”, ma “vestito di bianco”, fa pensare che possa trattarsi veramente di un papa illegittimo, di un antipapa, di un usurpatore. Suor Lucia afferma di aver scritto il Segreto con la diretta assistenza della Vergine, ‘parola per parola’, quindi l’uso di quella formula è stato direttamente ispirato dall’alto. Cosa significherebbe una cosa simile? Il ‘Vescovo vestito di Bianco’ è una persona diversa da colui che – chiamato precisamente ‘il Santo Padre’ – poco dopo attraversa la città in rovina…?”
.
Per tutte queste ragioni – che probabilmente papa Bergoglio non conosce – sono rimasto un po’ sconcertato dalla scelta ufficiale di definirsi “vescovo vestito di bianco” (io gli avrei consigliato di non usarla).
C’è davvero da rivolgere un’ardente preghiera alla Madonna di Fatima perché protegga la Chiesa, sostenga Benedetto XVI e illumini papa Bergoglio. La mia piccola, personale preghiera per papa Bergoglio non cessa mai.
.
Antonio Socci
dal blog di Antonio Soccia

domenica 9 aprile 2017

PER BERGOGLIO “GESU’ SI E’ FATTO DIAVOLO” E TUTTI FANNO FINTA DI NULLA



Posted: 06 Apr 2017 09:58 AM PDT
Nella Chiesa molti hanno le mani nei capelli, perché stanno accadendo cose mai viste. Ci sono stati papi di tutti i tipi in duemila anni, ma non era mai capitato un papa che in chiesa, nell’omelia della Messa, pronuncia frasi che – in bocca a chiunque altro – sarebbero considerate bestemmie.
L’altroieri, per esempio, papa Bergoglio, a Santa Marta, se n’è uscito con un’espressione che deve aver raggelato gli ascoltatori (anche se poi nessuno ha il coraggio di dire nulla).
Commentando – in modo totalmente assurdo – il passo biblico del serpente innalzato da Mosè nel deserto (Numeri 21, 4-9), ha affermato che Gesù “si è fatto peccato, si è fatto diavolo, serpente, per noi”.
Testuale. Ma come si può dire che Gesù “si è fatto diavolo”? Gesù, per la dottrina cristiana, ha preso su di sé i peccati di tutti, pagando per tutti come agnello sacrificale senza macchia, cosicché san Paolo scrive: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2Cor 5,21).
Ma dire che Gesù “si è fatto diavolo” è tutt’altra cosa (di sapore gnostico). Il Figlio di Dio si fece uomo per redimere gli uomini, non si fece diavolo per redimere i diavoli, i quali, lo ricordo, sono totalmente connotati dall’odio inestinguibile verso Dio (è inimmaginabile per un Papa dire una cosa simile di Gesù).
BOMBARDAMENTO
C’è ormai una lunga serie di sortite di questo tipo con cui Bergoglio da tempo bombarda il povero gregge dei cristiani sempre più sconcertati e smarriti.
A Eugenio Scalfari dichiarò che “non esiste un Dio Cattolico”.
Il 16 giugno 2016, aprendo il Convegno della Diocesi di Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, se ne uscì affermando che Gesù, nell’episodio dell’adultera, “fa un po’ lo scemo”. Poi aggiunse che Gesù – sempre nell’episodio in cui salvò la donna dalla lapidazione – “ha mancato verso la morale” (testuale anche questo). Infine addirittura che Gesù non era uno “pulito” (non si sa che intendesse).
Si aggiunga a questo il “magistero dei gesti”, come il fatto che nel salutare i fedeli non fa mai con la mano il segno della croce, oppure il suo ostinato rifiuto di inginocchiarsi davanti al tabernacolo e davanti a Gesù eucaristico (mentre si inginocchia in tutta una serie di altre occasioni in cui non c’è l’Eucaristia).
Si potrebbero aggiungere varie altre sparate, soprattutto su questioni riguardanti la morale, per esempio sempre a Scalfari disse che “ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene” (un perfetto manifesto del relativismo, la fine del cattolicesimo).
Ma quello che più colpisce riguarda la progressività delle affermazioni, sempre più inaudite, su Gesù, culminate nella frase dell’altroieri (“si è fatto diavolo”).
Quali spiegazioni si possono trovare?
UN PRECISO DISEGNO
La prima che viene in mente è l’ignoranza teologica. E’ vero, papa Bergoglio non è culturalmente attrezzato ed è una delle rare persone che è giunto al cardinalato e poi al papato senza un dottorato in teologia.
Ma anzitutto, se uno è talmente impreparato in teologia e talmente imprudente da fare dichiarazioni al limite della blasfemia, è bene che non ricopra la massima carica (anche dottrinale) della Chiesa perché sarebbe come mettere un ragazzo, che non sa nemmeno guidare un’auto, a pilotare un boeing.
O almeno è bene che non parli a braccio.
In secondo luogo la mancanza di titoli teologici non spiega affermazioni così sconcertanti, perché si può prendere qualunque parroco della cristianità che ha fatto solo il seminario (senza altri titoli), e di sicuro non dirà mai cose del genere. Nemmeno uno che abbia semplicemente frequentato il Catechismo.
Il fatto è che Bergoglio ha letteralmente teorizzato il “pensiero incompleto”. E chi continua ad avere un pensiero solido viene squalificato come dottrinario, fondamentalista e rigorista.
Lo dichiarò nell’intervista a padre Spadaro criticando il passato dotto dei gesuiti: “epoche (in cui) nella compagnia” disse “si è vissuto un pensiero chiuso, rigido, più istruttivo-ascetico che mistico”.
Poi nella Evangelii Gaudium se la prese con “quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature” (n. 40). E infine scrisse: “A volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa del linguaggio che essi utilizzano e comprendono, è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo» (n. 41).
Oggi abbiamo il primo papa che – invece di essere il Custode dell’ortodossia dottrinale – critica il “linguaggio completamente ortodosso”.
Secondo alcuni lo fa per auto giustificare gli sfondoni che egli dice e vuole continuare a diffondere. Ma questa ostinata volontà, che ormai è costante da quattro anni, fa pensare che ci sia la decisione sistematica di destrutturare la dottrina cattolica o almeno sottoporla a una tale delegittimazione da far passare l’idea, nel popolo cristiano, che ciascuno può dire, pensare e credere quel che vuole.
E’ l’impero del relativismo. Anzi un Circo Barnum.
“DRAMMATICA LOTTA IN CONCLAVE”
Ma, forse, per capire fino in fondo quello che sta accadendo, è bene ricordare la “drammatica lotta” nella Chiesa, di cui parlò, un anno fa, alla Pontificia università Gregoriana, mons. Georg Gaesnwein, segretario di Benedetto XVI, a proposito del Conclave del 2005, quello che portò all’elezione del card. Ratzinger a cui si era contrapposto l’allora card. Bergoglio, sostenuto dai progressisti.
Gaenswein evocò appunto il Conclave dell’aprile 2005 dal quale Joseph Ratzinger, dopo una delle elezioni più brevi della storia della Chiesa, uscì eletto dopo solo quattro scrutini a seguito di una drammatica lotta tra il cosiddetto ‘Partito del sale della terra’ (Salt of Earth Party) intorno ai cardinali López Trujíllo, Ruini, Herranz, Rouco Varela o Medina e il cosiddetto ‘Gruppo di San Gallo’ intorno ai cardinali Danneels, Martini, Silvestrini o Murphy-O’Connor. (…) L’elezione era certamente l’esito anche di uno scontro, la cui chiave quasi aveva fornito lo stesso Ratzinger da cardinale decano, nella storica omelia del 18 aprile 2005 in San Pietro; e precisamente lì dove a ‘una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie’ aveva contrapposto un’altra misura: ‘il Figlio di Dio e vero uomo’ come ‘la misura del vero umanesimo’ ”. 
Gaenswein aveva poi aggiunto che attualmente sta prevalendo la mentalità che Benedetto XVI aveva avversato e “la ‘dittatura del relativismo’ da tempo si esprime in modo travolgente attraverso i molti canali dei nuovi mezzi di comunicazione che, nel 2005, a stento si potevano immaginare”.
Parole che fanno capire quale dramma sia in corso oggi dentro la Chiesa.
OLTRE OGNI LIMITE
Uno dei maggiori filosofi cattolici viventi, Robert Spaemann, amico personale di Benedetto XVI, ha tuonato tempo fa su “Die Tagespost” con un articolo dal titolo eloquente: “Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità”.
Un altro importante filosofo cattolico, Josef Seifert, collaboratore di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è intervenuto con critiche durissime, che ha motivato così: “il Papa non è infallibile se non parla ex cathedra. Vari Papi (come Formoso e Onorio I) furono condannati per eresia. Ed è nostro santo dovere – per amore e per misericordia verso tante anime – criticare i nostri vescovi e persino il nostro caro Papa, se essi deviano dalla verità e se i loro errori danneggiano la Chiesa e le anime”.
Una situazione tanto esplosiva nella Chiesa non si era mai vista.
.
Antonio Socci
Da “Libero”, 6 aprile 2017

mercoledì 13 marzo 2013

Francesco annunciato da un gabbiano


Nell'attesa del nuovo Pontefice sul comignolo della Cappella Sistina  si è posato un gabbiano, indifferente alla pioggia battente è rimasto appollaiato forse presagendo la fumata bianca che poco dopo ha annunciato al mondo l'elezione del nuovo Papa, l'argentino Jorges Maria Bergoglio.

La piazza guardava con curiosità a quel pennuto, qualcuno si limitava a constatare: «Se il gabbiano sta lì vuol dire che non hanno acceso la stufa".  Poi, come era venuto, il gabbiano se ne è andato  e subito dopo il comignolo ha cominciato a fumare bianco, una lunga e rassicurante fumata bianca accolta dalla gente con una ovazione. 
Il nuovo Papa poco dopo si affacciava dalla loggia centrale di S,Pietro, aveva scelto di essere Francesco I, un nome che da solo era il programma per un pontificato.