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lunedì 10 agosto 2015

Il carburante dell’élite

In questo momento potresti essere ovunque, potresti fare qualsiasi cosa, invece sei seduto da solo di fronte a uno schermo.
Ma cos’è che ci ferma dal fare quel che vogliamo fare? Dall’essere ciò che vogliamo essere?
Ogni giorno ti svegli nella stessa stanza e segui gli stessi schemi, vivi la stessa giornata del giorno prima.
E’ pur vero che un tempo ogni giorno era una nuova avventura.
Lungo la strada è cambiato qualcosa.
Prima i nostri giorni non avevano tempo, ora sono schematici.
E’ questo che vuol dire crescere? Essere liberi?
Ma siamo veramente liberi?
Cibo, acqua, terra. Le uniche cose che ci servono per sopravvivere sono possedute dalle società.
Non c’è più cibo per noi sugli alberi, né acqua potabile nei fiumi, né terra dove si possa costruire una casa.
Se provi a prendere quello che ha da darti la Terra sarai isolato.
Quindi seguiamo le loro regole.
Abbiamo scoperto il mondo attraverso i libri di testo.
Per anni stiamo seduti e ripetiamo quello che ci viene detto.
Sottoposti a prove e classificati come soggetti da laboratorio.
Cresciuti per non essere mai niente di speciale in questo mondo, per non creare differenze.
Abbastanza intelligenti da fare il nostro lavoro ma non da chiederci il perché lo facciamo.
Quindi lavoriamo duro e non abbiamo mai tempo di vivere la vita per cui stiamo lavorando.
Finché arriva un giorno in cui siamo troppo vecchi per il nostro lavoro e siamo lasciati a morire.
Saranno i nostri figli a prendere il nostro posto.
Per noi il nostro cammino è importante, ma insieme non siamo altro che carburante.
Il carburante dell’élite. L’élite che c’è dietro le multinazionali.
E’ il loro mondo e la risorsa più preziosa non è nella terra: siamo noi.
Noi costruiamo le loro città, noi mettiamo in moto le loro macchine, noi combattiamo le loro guerre.
Dopo tutto, ciò che li guida non sono i soldi: è il potere.
I soldi sono semplicemente l’arma che usano per dominarci.
Inutili pezzi di carta da cui dipendiamo per sfamarci, per spostarci, per divertirci.
Ci danno i soldi e in cambio noi gli diamo il mondo.
Dove c’erano alberi che pulivano la nostra aria ora ci sono fabbriche che la inquinano.
Dove c’era acqua da bere, ci sono rifiuti tossici che puzzano.
Dove gli animali correvano liberi, ci sono le imprese agricole che li fanno nascere e li scuoiano per il nostro appetito.
Oltre un miliardo di persone muore di fame anche se c’è abbastanza cibo per tutti. Dove va a finire?
Il 70% del grano che coltiviamo è cibo destinato a ingrassare gli animali che mangiamo per cena.
Perché dovremmo aiutare chi muore di fame quando non guadagneremmo nulla con ciò?
Siamo la piaga che affligge la Terra, devastiamo quello che ci permette di vivere.
Vediamo tutto come qualcosa che può essere venduto, come un oggetto da possedere.
Ma cosa accadrà quando avremo inquinato l’ultimo fiume? Quando avremo avvelenato anche l’ultimo respiro d’aria? Quando non avremo più il carburante per i camion che ci portano il cibo?
Quand’è che capiremo che i soldi non possono essere mangiati, che non hanno alcun valore?
Non stiamo distruggendo il pianeta. Stiamo distruggendo ogni forma di vita su di esso.
Ogni anno migliaia di specie si estinguono. E manca poco affinché noi saremo i prossimi.
Se vivi in America c’è il 41% di possibilità di contrarre un cancro.
Una patologia cardiaca uccide un americano ogni tre.
Prendiamo medicine per affrontare questi problemi, ma le cure mediche sono la terza causa di morte dopo il cancro e le malattie cardiache.
Ci viene detto che tutto può essere risolto dando soldi alla Scienza, così gli scienziati scopriranno un modo per eliminare il problema.
Ma le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dalle nostre sofferenze.
Pensiamo di correre ai ripari, ma il nostro corpo è il prodotto di ciò che mangiamo, e il cibo che mangiamo è studiato per ottenere profitto.
Ci riempiamo di sostanze tossiche.
Il corpo degli animali è infestato da medicine e malattie.
Ma non vediamo tutto ciò.
Le associazioni che detengono il potere mediatico non vogliono che noi sappiamo, quindi ci inondano di fantasie che spacciano per realtà.
E’ divertente pensare che gli umani pensavano che la Terra fosse il centro dell’universo.
Ma, ancora una volta, continuiamo a vederci al centro del pianeta.
Indichiamo la nostra tecnologia dicendo che siamo i più intelligenti.
Ma veramente computer, macchine e industrie affermano quanto siamo intelligenti?
Forse mostrano quanto siamo diventati pigri.
Ci mascheriamo dietro la parola “civilizzazione”, ma quando la togliamo, di noi, cosa resta?
Siamo inclini a dimenticare che solo negli ultimi cento anni abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto di equità ai neri.
Ci atteggiamo come se fossimo tutti istruiti su tutto, ma sono molte le cose che non riusciamo a vedere.
Camminiamo per strada e ignoriamo tutte le cose più piccole.
Gli occhi che ci guardano, le storie che vorrebbero condividere.
Vediamo tutto come uno sfondo di “me”.
D’altra parte abbiamo paura di non essere soli, di essere parte di qualcosa di più grande.
Ma abbiamo fallito nel creare una connessione.
Ci va bene ammazzare maiali, mucche galline, uomini di un’altra terra.
Ma non i nostri vicini, non i nostri cani, i gatti, quelli che abbiamo compreso ed amato.
Definiamo le altre creature come stupide e puntiamo il dito contro loro per giustificare le nostre azioni.
Ma vi sembra giusto uccidere solo perché possiamo e abbiamo sempre potuto farlo? O proprio questo ci mostra quanto poco abbiamo imparato?
Continuiamo a agire attraverso l’aggressività degli uomini primitivi più che attraverso il pensiero e la compassione.
Un giorno la sensazione che chiamiamo “vita” ci lascerà.
I nostri corpi marciranno, i nostri averi più preziosi passeranno ad altri.
Le azioni compiute in vita saranno le uniche cose a restare di noi.
La morte ci circonda sempre, eppure sembra essere lontana dalla realtà di tutti i giorni.
Viviamo in un mondo sull’orlo del collasso.
Le guerre di domani non avranno vincitori.
La violenza non sarà mai la risposta ma ucciderà ogni possibile soluzione.
Se tutti scavassimo tra i nostri desideri più profondi scopriremmo che i nostri sogni non sono così diversi.
Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: essere felici.
Facciamo il mondo a pezzi senza cercare altro che gioia, senza mai guardare dentro di noi.
La maggior parte delle persone più felici sono quelle che hanno di meno.
Siamo veramente così felici con i nostri iPhones? Le nostre grosse case, le nostre macchine alla moda?
Siamo disconnessi. Idolatriamo persone che non incontreremo mai.
Assistiamo a avvenimenti straordinari sugli schermi e all’ordinario da ogni altra parte.
Aspettiamo che qualcuno ci porti un cambiamento senza mai pensare a iniziare a cambiare noi stessi.
Le elezioni presidenziali possono essere assimilate al lancio di una moneta: sono due facce della stessa medaglia.
Scegliamo quale faccia vogliamo e abbiamo l’illusione della scelta, del cambiamento.
Ma il mondo è sempre lo stesso.
Non riusciamo a capire che i politici non servono noi; ma servono chi ha dato loro il potere.
Ma in un mondo di pecore ci siamo scordati di seguire la strada che ci eravamo prefigurati.
Basta aspettare un cambiamento.
Tu sei il cambiamento che vuoi vedere.
Non siamo arrivati fin qui stando seduti comodi.
La razza umana è sopravvissuta non perché fosse la più veloce, o la più forte, ma perché ha cooperato.
Abbiamo eccelso nell’arte di uccidere.
Adesso perfezioniamo l’arte di goderci la vita.
Tutto ciò, non per salvare il pianeta.
Il pianeta sarà qui indipendentemente dalla nostra sopravvivenza.
La terra ha girato per miliardi di anni, e ognuno di noi sarà fortunato a viverne ottanta.
Siamo una goccia nell’oceano, ma il nostro impatto dura per sempre.
Spesso mi sarei augurato di vivere in un’era dove non c’erano i computer.
Ma ho capito che non c’è nessuna ragione per volere ciò, perché questo è l’unico periodo della storia in cui ho sempre voluto vivere.
Perché oggi abbiamo un’opportunità mai avuta prima.
Internet ci ha dato il potere di condividere un messaggio e di unire milioni di persone in tutto il mondo.
Finché possiamo è nostro dovere usare la tecnologia per unire, più che per combatterci.
Nel bene o nel male, la nostra generazione determinerà il futuro della vita su questo pianeta.
Possiamo anche continuare a servire questo sistema di distruzione finché non rimanga di noi alcuna
traccia di esistenza;
oppure possiamo uscire da questo sonno ipnotico, capire che non stiamo evolvendo ma regredendo.
Questo esatto momento è l’attimo portato da ogni passo, ogni respiro, ogni morte, fino ad adesso.
Puoi decidere di scegliere la tua strada, o seguire la via che hai già preso migliaia di altre volte.
La vita non è un film, le battute non sono già state scritte, siamo noi gli scrittori.
Questa è la tua storia, la loro storia, la nostra storia
Spencer Cathcart

lunedì 25 novembre 2013

FACCIAMO UNA RIFLESSIONE....

Nasciamo senza portare
nulla, moriamo senza poter
portare nulla, ed in mezzo,
nell'eterno che si
ricongiunge nel breve
battito delle ciglia, litighiamo
per possedere qualcosa.


N. Nur-ad-Din