martedì 28 ottobre 2008

BINARIO 21: una bellissima notizia

Oggi ho ricevuto la risposta alla lettera che avevo inviato al Sindaco Moratti (che scrive in copia anche a Marco Szulc Presidente dei Figli della Shoah) relativa al Museo della Shoah che sorgerà al binario 21. In Quella lettera chiedevo che nel museo fossero ricordati ed onorati anche tutti i deportati di religione non ebrea che dal quel Binario 21 partirono per essere internati nei campi di concentramento. La cosa ovviamente mi toccava da vicino, ma era e rimane una questione di giustizia e di condivisione di un dolore che non può essere solo di chi è ebreo.
Il Sindaco Moratti mi informa che nel Museo della Shoah che sorgerà al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano sarà onorata senza distinzioni la memoria di tutti i deportati milanesi vittime dei campi di concentramento.
Nella stessa lettera trovano spazio espressioni di stima per mio padre Ferdinando Valletti "benemerito cittadino milanese".
La notizia mi fa particolarmente piacere perchè ripara ad una iniziale brutta partenza di un progetto bellissimo che onora la nostra città. Ringrazio il Sindaco Moratti per il suo interessamento e tutti gli amici di Face Book che hanno condiviso la mia causa ideale.

LA STORIA DEL BINARIO 21
Nel progetto originale della Stazione Centrale di Milano erano previsti 20 binari per il servizio passeggeri. Più tardi, si decise di utilizzare anche i binari “corti” ai lati della grande volta di acciaio e vetro, e furono numerati fino al 24. Fino a quel momento, il binario 21 era nascosto nel ventre della stazione.
Il progettista Ulisse Stacchini aveva collocato un altro fascio di binari al di sotto di quello principale, destinandolo allo smistamento merci e postale: dopo aver caricato i vagoni, era possibile riportarli direttamente al piano dei binari passeggeri usando un ponte trasbordatore e poi un grosso montacarichi.
E ancora, al di sotto di questi binari un terzo livello accoglieva altri servizi, una vasca di raccolta idrica grande come un lago e un inceneritore per i rifiuti.
Il 30 gennaio 1944 seicento cittadini italiani di religione ebraica furono caricati su camion nel cortile del carcere di San Vittore. I camion raggiunsero via Ferrante Aporti, e il loro carico fu spinto nelle viscere buie della stazione, fra urla e latrati di cani. Le persone e i 40 bambini che erano fra di loro furono stipati su carri bestiame; i carri furono spostati con il ponte mobile e poi sollevati in superficie con l’ascensore.
Sette giorni dopo i vagoni venivano scaricati ad Auschwitz, e nel giro di poche ore cinquecento persone furono gasate e bruciate.
Il primo convoglio era partito carico di 250 deportati il 6 dicembre dell’anno prima, e altri ,con deportati di poilitici sarebbero partiti fino al maggio del 1944.
Oggi l’organizzazione Binario 21 vuole fare di quei sotterranei uno spazio per la memoria, e ha realizzato un film e una mostra per non dimenticare.
Il binario 21 è ancora lì, con lo stesso ponte e lo stesso ascensore e con lo stesso odore di morte, da domani accanto a quel luogo sorgerà un museo che ci aiuterà a ricordare.

binario21_01.jpgbinario21_02.jpgbinario21_03.jpgbinario21_04.jpgbinario21_05.jpg



lunedì 27 ottobre 2008

Se ci si muove per far del bene.....

Ho constatato di persona che le azioni positive si moltiplicano cammin facendo e alla fine diventano un fiume in piena. L’aver scritto il libro “DAL PROFONDO DEL CUORE storie di cani e gatti di casa” mi ha consentito di mettermi in contatto con tante persone che a loro volta ne hanno contattate altre e che alla fine hanno fatto si che il libro stia diventando un buon successo. Ora si sta progettando i realizzarne un secondo e questa volta pare che la faranno da padroni i ragazzi diversamente alibi, saranno i loro disegni e i loro scritti a costruire il libro, il progetto rientra nella promozione della Pet Therapy nelle scuole elementari, medie e superiori ed avrà il patrocinio del Comune di Milano, accanto a loro scriveranno altri proprietari di cani e di gatti e così un’altra azione positiva avrà avuto inizio e poi ne seguiranno altre. Pensando a tutto questo mi riconconcilio con i miei simili e mi sento immensamente felice.

venerdì 24 ottobre 2008

Lettera aperta agli studenti

Cari studenti, avete voglia di uscire dagli slogan? Lo so che in queste ore di inebriante ribellione vi sentite incaricati di una missione altissima. Guardavo per le vie e dentro le Tv i vostri volti sorpresi dal primo rossore pubblico, le mani abituate a chat e messenger che si levano timide a mostrare i tazebao, quelle mise un po’ smandrappate che si tirano dietro inconsapevoli strascichi di Sessantotto. E pensavo che quando dite di volere una scuola migliore, be’, avete proprio ragione. Ma come si fa ad avere una scuola migliore? Provate a tirare fuori dagli armadi delle aule gli slogan che vi hanno preceduto: «Ucci Ucci sento odore di Falcucci», «Con simpatia la Moratti a Nassirya», «Ministro Fioroni, servo dei padroni». A Berlinguer furono mostrate le chiappe, De Mauro fu sbertucciato come Pinocchio. Ora tocca alla Gelmini, che «divora i bambini». Le rime sono persino facili, avanti con la fantasia.

Vi siete mai chiesti, però, perché ogni riforma della scuola, proposta da qualsiasi ministro, di qualsiasi partito, è sempre fallita? Cui prodest? E che ci fanno dietro le vostre spalle professori e sindacalisti? E i no global? Che c’entrano? È davvero necessario occupare le scuole? E occupare le stazioni? Chi è che vi spinge a iniziative contro la legge? Che interesse ha? Che ci fanno i politici (persino l’assessore all’Istruzione di Napoli) fra i vostri banchi? Chi è che pensa di sfruttare il vostro primo rossore per colorare piazze altrimenti vuote? Vi hanno raccontato un sacco di balle sulla riforma Gelmini. L’hanno fatto in classe. L’hanno fatto in modo strumentale. Vogliamo discuterne? Noi siamo qui. A disposizione.

Oggi non invochiamo la Polizia: anzi, pensiamo che l’intervento delle forze dell’ordine per garantire lo svolgimento delle lezioni sarebbe una sconfitta per tutti. Pensateci. E, se potete, provate a uscire dal solito cliché delle barricate. Provate ad andare oltre gli slogan. Provate a discutere nel merito come si fa ad avere una scuola migliore. Questo sì che sarebbe, per una volta, davvero rivoluzionario.

Mauro Giordano da IL GIORNALE

mercoledì 22 ottobre 2008

Condannato Travaglio

Diffamò Previti in un articolo scritto per l'Espresso nel 2002.

Il tribunale di Roma ha condannato il giornalista Marco Travaglio (collaboratore tra l'altro della trasmissione di Rai2 «Anno Zero» condotta da Michele Santoro) a 8 mesi di reclusione e 100 euro di multa per diffamazione ai danni dell'ex ministro della Difesa e parlamentare di Forza Italia Cesare Previti in relazione ad un articolo pubblicato dal settimanale «L’Espresso» il 3 ottobre del 2002 dal titolo: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia».
Il giudice ha deciso anche un risarcimento di 20 mila euro per Previti. E’ stata condannata anche Daniela Hamaui, come direttore responsabile del settimanale, a 5 mesi e 75 euro di multa. Per entrambi gli imputati la pena è sospesa.

Nota a margine

L'istituto della Querela in questo caso ha colpito nel segno, in molti altri casi le querele finiscono archiviate dai PM perchè il fatto non sussiste, in questi altri moltissimi casi il querelante arreca comunque un danno morale al querelato incolpevole, poichè questi subisce tutta una serie di procedure che sono indubbiamente pesanti dal punto di vista psicologico: la notifica a casa della querela tramite i carabinieri, la nomina di un avvocato, l'impossibilità di conoscere il motivo per cui è stato querelato fino al termine delle indagini del Gip che durano 6 mesi, al termine dei quali verrà poi a sapere che la querela è stata archiviata e potrà accedere finalmente agli atti della stessa. Insomma voglio dire che anche se la querela viene archiviata il danno morale e biologico arrecato al querelato non si cancella e l'atto stesso resta e spesso un punto di non ritorno, per questo motivo sarebbe opportuno querelare solo a ragion veduta.

domenica 19 ottobre 2008

Saviano: "Io resisto, tanti sono come me"

Milano - Sa bene che da quando ha scritto "Gomorra" la sua vita è cambiata. Lo sa bene perché, da tempo, è costretto a vivere sotto scorta. Qualche giorno fa, quando si seppe che la camorra avrebbe voluto eliminarlo entro Natale Roberto Saviano si è sfogato dicendo, in poche parole, di essere stanco e di voler vivere come un ragazzo normale della sua età. Ma sa che questo non è facile e che la sua vita, così come quella degli uomini della sua scorta, è in pericolo. Il sentire la gente - oltre che le istituzioni - dalla sua parte, però, gli dà forza e coraggio. Ciò di cui ha più bisogno. "Grazie per tutta questa attenzione. Per me, per noi, raccontare significa trasformare. In altre parti di Europa gli autori hanno minore necessità di raccontare per trasformare. Da noi l'importante è resistere. Ma in questo momento difficile ho trovato in Italia tante persone che vogliono trasformare la realtà in cui vivono, e che sono con me". Saviano lo ha detto in Germania, a Francoforte, dove ha ricevuto un premio importante.

Maroni: "Io frainteso, lo Stato gli è vicino" "Ho voluto fargli un favore, dirgli che lo Stato gli è vicino e gli garantiamo il massimo livello di sicurezza". Così il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a chi gli chiedeva delle sue dichiarazioni sullo scrittore Saviano, definito ieri, dallo stesso ministro, non l'unico simbolo della lotta alla camorra. "Voi giornalisti avete interpretato male, come sempre per quel che mi riguarda - ha sottolineato Maroni - conosco Saviano, è un ragazzo molto coraggioso. Tuttavia non credo che sia un bene per lui caricarlo di tutte le responsabilità perchè non fa vivere bene". Maroni ha poi aggiunto: "Non può essere lui solo nell'immaginario collettivo a farsi carico della lotta alla crimininalità. È una semplificazione che non va bene per lui e che non fa onore alle migliaia di persone, magistrati, poliziotti, carabineri, che tutti i giorni combattono contro la criminalità. Ho voluto farli un favore - ha concluso - dirgli che lo Stato gli è vicino, che gli garantiamo il massimo livello di sicurezza".