lunedì 5 gennaio 2009
Io sto con Israele e contro Hamas
Altrimenti diventa una etichetta facile per evitare di prendere posizione reale e forte su una condotta grave ed inaccettabile da parte di un settore intero del mondo politico, e allora non si può più parlare di "italietta", ma bisogna parlare di corresponsabilità morale di alcuni con un poco più di coraggio di quanto non si ebbe, ad esempio, all'epoca delle BR.
E' ovvio che la risposta a questa guerra è il dialogo.
E' anche chiaro tuttavia che deve essere un dialogo "istituzionale", io non penso come Vattimo, che Habermas sia un ottimista e, ma che la strada sia quella che traccia Habermas, anche se con questi interlocutori non ve ne sono le condizioni, come dirò più oltre.
Non condivido Vattimo quando dice "la pacificazione è diversa dalla pace, la pace è "lasciatemi in pace!" la pacificazione è anche certe volte rispondere con un ceffone a chi viene in casa a disturbarmi."
Dicevo io preferisco Habermas quando dice che "Alla civilizzazione mondiale che sta nascendo ogni singola cultura potrà portare il suo contributo solo a patto di venire rispettata nelle sue caratteristiche specifiche. La tensione dev'essere stabilizzata - non dissolta - se vogliamo che non si laceri la rete del discorso interculturale.
Ed è però qui che il discorso diviene impraticabile con Hamas.
Hamas non è disponibile ad un discorso di confronto interculturale, ma si limita a "odiare" Israele e volerlo distruggere.
Ed è a questo punto che il Vattimo del "ceffone", quello che liquida Haberams come "troppo ottimista" nei confronti dell'ONU trova uno spazio che non vorrei che trovasse.
Ed è per questo che ritengo ragionevole lo schierarsi con Israele.
E' ragionevole per il fatto che non stiamo discutendo di popolo palestinese, ma di Hamas, una organizzazione terroristica votata alla distruzione tramite il genocidio di un altro popolo.
Non è questione di scegliere, perché scelta non c'é.
Perché Hamas non può servire una causa del dialogo.
Poi fanno impressione anche a me le foto con i morti.
Io odio la violenza, mi fa profondamente orrore.
Ma se Hamas amasse il suo popolo non lo obbligherebbe a restare vicino alle postazioni militari.
E non è un tema di rapporti di forza.
Per usare una metafora semplice se uno con una panda continua a tagliarmi la strada e io guido un autoarticolato, quando ci si scontra i danni sono diseguali. E' nelle cose, uno lo sa anche prima di accendere la panda.
Il fatto è che al terrorismo non interessa. Non interessa chi muore.
Il fatto è che all'integralismo non interessa.
E' per questo che certo la soluzione è nel dialogo.
Del resto la guerra è il fallimento della politica (von Clausewitz per la verità diceva -la prosecuzione della politica con altri mezzi-, ma diceva anche che scopo della guerra è la distruzione del nemico).
Ma il dialogo deve essere possibile.
Deve essere possibile una "stabilizzazione" e non si serve la causa palestinese dando voce ad Hamas.
E il punto in fondo è questo, Hamas non è il popolo palestinese, non serve la causa della Palestina, serve la propria missione di distruzione terroristica.
Certo decidere di affermare che in un confronto qualcuno ha ragione (o se preferisci un poco più di ragione) richiede delle prese di posizione che nel nostro Paese amiamo poco.
Qui si gioca il gioco del Dodo di Alice nel paese delle meraviglie.
Alla fine devono vincere tutti.
Quelli che portano in giro la stella di David con la svastica sono "italietta"
I terroristi e gli stati sovrani in fondo sono quasi la stessa cosa.
Fissare i paletti prima di alcune decisioni, se fatto su basi concrete, non è supportare l'una o l'altra parte acriticamente. E' parte indispensabile per la costruzione di un percorso di costruzione di una pace possibile.
La condanna ferma di Hamas in questo caso è l'unica via possibile per l'avvio di una "stabilizzazione della tensione".
sabato 3 gennaio 2009
Ricordate la Baby pensioni agli statali? Ora i nodi vengono al pettine
Le cifre, che sono emerse nel bilancio preventivo dell’ente guidato dal commissario Paolo Crescimbeni, sono già state comunicate al ministro di riferimento, il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. L’anno appena incominciato si prospetta problematico per l’Inpdap: un esercito di 125mila travet del pubblico impiego è pronto a lasciare gli uffici nel corso del 2009, cifra che potrebbe salire a 160-170 mila se dovesse concretizzarsi l’aumento dell’età pensionabile per le dipendenti, a causa della sentenza della Corte di giustizia europea.
È infatti probabile, secondo le stime dello stesso ente, che molte lavoratrici lascerebbero velocemente l’impiego pubblico pur di evitare l’allungamento delle scadenze per il pensionamento. Sommando la spesa di Inpdap e Inps, a fine anno la spesa pensionistica complessiva potrebbe toccare - se, come sembra, il prodotto interno lordo sarà negativo - l’11% del Pil. Come spesso accade in simili circostanze, alle cause strutturali di debolezza si aggiunge una causa occasionale: nel caso del bilancio Inpdap 2009, ci sono le norme del decreto 112 (la manovra estiva) che incentivano l’esodo in pensione dei dipendenti pubblici prossimi al compimento dei limiti d’età, e hanno abolito il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro.
Complessivamente, secondo le cifre emerse in un articolo del quotidiano Italia Oggi, l’Inpdap calcola di dover far fronte a circa 28mila pensionamenti pubblici aggiuntivi, non stimati in precedenza. In sostanza, quel che lo Stato risparmia in stipendi, mandando inpensioneagevolata decine di migliaia di pubblici dipendenti, potrebbe dover spendere - almeno in parte - per ripianare il buco dell’istituto previdenziale.
Fonti dell’Inpdap confermano al Giornale che la questione è seria, e si trova all’attenzione del ministro Sacconi. Le stesse fonti spiegano che, oltre al pensionamento, l’istituto si trova a dover corrispondere migliaia e migliaia di buonuscite (l’equivalente pubblico del Tfr) non previste. E, aggiungono, nonci sono nuove entrate contributive che possano far fronte alle maggiori uscite. L’ampiezza del fenomeno si conoscerà con precisione soltanto nei prossimi mesi: molti dipendenti pubblici hanno richiesto il pensionamento al31dicembre2008,moltialtri aspetteranno febbraio per godere dell’ultimo contratto del pubblico impiego, e dunque un quadro completo si avrà verso giugno. In quel momento, l’Inpdap avrà probabilmente bisogno di un’iniezione cash.
Ma la causa occasionale non deve far dimenticare che il vero peso sui bilanci dell’ente previdenziale pubblico è rappresentato dalla montagna di baby pensioni concesse generosamente ai dipendenti pubblici nel corso degli anni. Oltre il 20% degli statali (e degli altri comparti pubblici, enti locali in testa) a riposo - secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato pubblicati nel 2005 - ha meno di sessant’anni. Circa 80mila hanno meno di cinquant’anni, e sono più donne che uomini: la sentenza della Corte di giustizia europea potrebbe influire non poco su questo stato di cose.
mercoledì 31 dicembre 2008
BUON ANNO A TEMPO DI VALZER....
Per un 2oo9 sulle ali di un valzer...
Auguri di ogni bene a tutti !
martedì 30 dicembre 2008
Il mio bilancio del 2008
Ora tutto questo sta facendo male a me e allora bisogna parlarne, spiegare, ricordare perchè niente di quello che è accaduto a mio padre e a tanti innocenti come lui deve essere dimenticato.
Il 2008 mi ha portato questa consapevolezza e mi ha indicato una strada che io ho accettato di percorrere.
L'anno che se ne va lascia alcune questioni irrisolte, sono questioni di secondo piano rispetto alla mia scala dei valori e quindi mi affido al nuovo anno e al corso degli eventi per vederne la fine. Tutto andrà bene.
domenica 28 dicembre 2008
Il mio presepe preferito è stato creato in un Lager
NEL CAMPO DI WETZENDORF





Nota: La foto d'insieme del Presepe è di Mario Ghezzi, i particolari della Vergine col Bambino, dei Re Magi, di un Militare e della struttura delle statue realizzata con legno scolpito e filo di ferro sono tratte da Luoghi dell'Infinito, il mensile di Avvenire.