mercoledì 14 gennaio 2009

Il conflitto che nessuno potrà mai vincere

Nessuna nazione può accettare senza reagire che parte del suo territorio, varie sue città, frazioni del suo popolo siano bombardate, a riprova - sebbene le perdite siano limitate - che si vuole distruggerla. È dunque legittimo che Israele voglia finirla con tale situazione. E Hamas, autore dei bombardamenti, non ha mai riconosciuto Israele. Ma nessun popolo - e i palestinesi sono uno Stato e una nazione in formazione - può accettare senza ribellarsi che non gli sia data nessuna uscita, che mura e sbarramenti impediscano la libera circolazione dei suoi cittadini, che un blocco di fatto la rinchiuda nella carestia e nella disperazione, e che una colonizzazione ne eroda il territorio. Andrebbe esaminata tutta la storia del fronteggiarsi fra israeliani e palestinesi da oltre mezzo secolo per cogliere responsabilità e occasioni d'intesa mancate dal 1948.

Scrive il romanziere israeliano Avraham Yehoshua: «L'ostinazione, la stupidità, l'integralismo, la malafede, l'odio, la disperazione e i fantasmi regnano nei due campi, sì, nei due campi» . In realtà, e più crudelmente, diciamo che israeliani e palestinesi credono che l'Altro, il nemico, voglia la loro morte; la folle logica di questa certezza si riassume così: «Uccidere l'Altro prima che ci uccida!». E chi non la pensa così è un «traditore» in ogni campo. Ad assassinare il premier Rabin, eroe nazionale delle precedenti guerre, è stato un israeliano; e i militanti di Hamas giudicano meritevoli di morte quelli di Al Fatah. In Palestina una larvata guerra civile oppone fra loro i palestinesi. In Israele, Stato democratico, le tensioni sono meno forti, eppure Rabin è stato assassinato.

Che fare? La situazione è tanto più inestricabile perché le passioni religiose, il peso della storia - il ricordo della Shoah - rendono più difficile ogni abbozzo di soluzione. Ma la situazione non può risolversi militarmente. Guerra e violenza sono vicoli ciechi.

La superiorità militare consente a Israele vittorie parziali, ma le sconfitte palestinesi originano rabbie e attentati suicidi. Morire diventa una via d'uscita; uccidere, una soluzione! Così finisce il tempo del «politico». Ci si vuole vendicare: è la risposta immediata. Combattere fino alla morte apre le porte della Salvezza. Non potendo vivere, diventiamo martiri per andare in paradiso. Contesi fra il «presente» e l'«eternità», si abbandona la politica, che è discussione, negoziato, compromesso.

È la Tragedia! L'Europa rischia di esservi coinvolta. Le esplosioni di laggiù echeggiano nelle nostre nazioni. Le comunità religiose si riuniscono e manifestano in piazza del Duomo. Che fare? Sperare che l'Onu, l'Ue, gli Usa di Obama influiscano sui due campi per una soluzione ragionevole. Due Stati che s'accettino l'un l'altro. Utopia? Altre possibilità? La guerra regionale? L'Iran, presto potenza nucleare, schierato con Hamas a sud d'Israele e gli hezbollah libanesi a nord? E l'antisemitismo e gli attentati? Dopo Madrid e Londra, quali altre capitali? Fra crisi finanziarie ed economiche, le passioni accecano e il fuoco divampa subito.
( Traduzione di Maurizio Cabona )

di Max Gallo Il giornale

giovedì 8 gennaio 2009

Il mitico "Tenente Colombo" ha l'alzheimer

«Eccomi qui, a parlare con alcune delle persone più intelligenti del mondo e nemmeno me n’ero accorto», aveva sorriso il tenente Colombo in un episodio della leggendaria serie prodotta negli Usa a cavallo tra il 1968 e il 2003. Svampito e curioso come un bambino, per trent’anni Peter Falk ha incantato il pubblico con il suo personaggio strambo e geniale. Il suo era un personaggio vecchia maniera, che amava la musica e si fermava a osservare i fiori: l’America l’aveva amato, gli aveva regalato un Emmy e due nomine agli Oscar, era corsa ad ammirarlo sui palcoscenici di Broadway. Ma adesso, a 81 anni, quella battuta porta con sé una devastante realtà: come Ronald Reagan, come Rita Hayworth, come migliaia di altri anziani anche Peter Falk soffre di Alzheimer.

Lo scorso aprile i paparazzi l’hanno fotografato per le strade di Beverly Hills, sporco e coi capelli spettinati, che urlava bestemmie in faccia ai passanti a pochi isolati dalla sua villa. Le foto avevano fatto il giro del mondo, un rotocalco aveva scritto che ormai l’attore trascorreva le giornate a rivedere decine di episodi di Colombo nel salotto di casa e i fan avevano cominciato a disperarsi. Possibile che, stavolta, davvero non fingesse di essere confuso, anomalo, perso nei suoi pensieri? Possibile che il loro amato detective fosse veramente destinato alla demenza senile? Adesso sua figlia Catherine è decisa a sbattere la malattia del padre in prima pagina: ha accusato la seconda moglie dell’attore, Shera - sposata con Falk da più di trent’anni - di non volerlo curare, di nasconderlo agli amici e al mondo per questioni di eredità. «Papà non riesce più a vestirsi, si sbrodola, non riconosce le persone e si perde per strada - ha raccontato - e sua moglie mi impedisce di vederlo dall’estate scorsa. Devo assolutamente aiutarlo».

Il tribunale di Los Angeles ascolterà la sua richiesta a fine gennaio, ma nel frattempo le vendite dei dvd di Colombo sono salite alle stelle.

da Il Giornale


Purtroppo il Morbo di Alzheimer è una patologia in costante aumento, si annovera tra i diversi tipi di demenza le cui le cause devono ricercarsi anche nelle vasculopatie e certamente nel deterioramento del cervello umano dovuto al prolungamento della vita. Per questi malati si fa poco, vengono considerati dementi e invece dementi non sono, sono portatori fino all'ultimo istante della loro vita, di tanto affetto anche se spesso non espresso compiutamente. La loro primaria necessità è la vicinanza con le persone che li amano e che rappresentano l'unica certezza della loro vita parziale. Molto occorre fare perchè a queste persone venga garantita la propria dignità in tutti gli stadi della malattia e perchè le loro famiglie non li abbandonino al loro destino per inadeguatezza, per egoismo e per paura di un futuro difficile accanto a loro.

Segnalo l'Associazione IL CICLAMINO operante a Milano e il gruppo su FACEBOOK in sostegno dei malati di alzheimer e delle loro famiglie.

lunedì 5 gennaio 2009

Io sto con Israele e contro Hamas

Non è possibile banalizzare ciò che è accaduto a Milano durante il corteo contro la guerra in Medio Oriente, sono state bruciate delle bandiere israeliane e la reazione della politica è stata inesistente, il gesto vergognoso è stato fatto passare per quello di una italietta idiota, io non ne sono convinta e aspetto di vedere concretamente le prese di distanza di TUTTA la società civile per poter dire che sia davvero così.
Altrimenti diventa una etichetta facile per evitare di prendere posizione reale e forte su una condotta grave ed inaccettabile da parte di un settore intero del mondo politico, e allora non si può più parlare di "italietta", ma bisogna parlare di corresponsabilità morale di alcuni con un poco più di coraggio di quanto non si ebbe, ad esempio, all'epoca delle BR.
E' ovvio che la risposta a questa guerra è il dialogo.
E' anche chiaro tuttavia che deve essere un dialogo "istituzionale", io non penso come Vattimo, che Habermas sia un ottimista e, ma che la strada sia quella che traccia Habermas, anche se con questi interlocutori non ve ne sono le condizioni, come dirò più oltre.
Non condivido Vattimo quando dice "la pacificazione è diversa dalla pace, la pace è "lasciatemi in pace!" la pacificazione è anche certe volte rispondere con un ceffone a chi viene in casa a disturbarmi."
Dicevo io preferisco Habermas quando dice che "Alla civilizzazione mondiale che sta nascendo ogni singola cultura potrà portare il suo contributo solo a patto di venire rispettata nelle sue caratteristiche specifiche. La tensione dev'essere stabilizzata - non dissolta - se vogliamo che non si laceri la rete del discorso interculturale.
Ed è però qui che il discorso diviene impraticabile con Hamas.
Hamas non è disponibile ad un discorso di confronto interculturale, ma si limita a "odiare" Israele e volerlo distruggere.
Ed è a questo punto che il Vattimo del "ceffone", quello che liquida Haberams come "troppo ottimista" nei confronti dell'ONU trova uno spazio che non vorrei che trovasse.
Ed è per questo che ritengo ragionevole lo schierarsi con Israele.
E' ragionevole per il fatto che non stiamo discutendo di popolo palestinese, ma di Hamas, una organizzazione terroristica votata alla distruzione tramite il genocidio di un altro popolo.
Non è questione di scegliere, perché scelta non c'é.
Perché Hamas non può servire una causa del dialogo.
Poi fanno impressione anche a me le foto con i morti.
Io odio la violenza, mi fa profondamente orrore.
Ma se Hamas amasse il suo popolo non lo obbligherebbe a restare vicino alle postazioni militari.
E non è un tema di rapporti di forza.
Per usare una metafora semplice se uno con una panda continua a tagliarmi la strada e io guido un autoarticolato, quando ci si scontra i danni sono diseguali. E' nelle cose, uno lo sa anche prima di accendere la panda.
Il fatto è che al terrorismo non interessa. Non interessa chi muore.
Il fatto è che all'integralismo non interessa.
E' per questo che certo la soluzione è nel dialogo.
Del resto la guerra è il fallimento della politica (von Clausewitz per la verità diceva -la prosecuzione della politica con altri mezzi-, ma diceva anche che scopo della guerra è la distruzione del nemico).
Ma il dialogo deve essere possibile.
Deve essere possibile una "stabilizzazione" e non si serve la causa palestinese dando voce ad Hamas.
E il punto in fondo è questo, Hamas non è il popolo palestinese, non serve la causa della Palestina, serve la propria missione di distruzione terroristica.
Certo decidere di affermare che in un confronto qualcuno ha ragione (o se preferisci un poco più di ragione) richiede delle prese di posizione che nel nostro Paese amiamo poco.
Qui si gioca il gioco del Dodo di Alice nel paese delle meraviglie.
Alla fine devono vincere tutti.
Quelli che portano in giro la stella di David con la svastica sono "italietta"
I terroristi e gli stati sovrani in fondo sono quasi la stessa cosa.
Fissare i paletti prima di alcune decisioni, se fatto su basi concrete, non è supportare l'una o l'altra parte acriticamente. E' parte indispensabile per la costruzione di un percorso di costruzione di una pace possibile.
La condanna ferma di Hamas in questo caso è l'unica via possibile per l'avvio di una "stabilizzazione della tensione".

sabato 3 gennaio 2009

Ricordate la Baby pensioni agli statali? Ora i nodi vengono al pettine

Anche i nodi dell’Inpdap stanno arrivandoal pettine: l’ente previdenziale del pubblico impiego - appesantito oltre misura da decenni di generosissimi baby pensionamenti - è in piena emergenza finanziaria.Nel 2009 il disavanzo dell’istituto potrebbe toccare i 13 miliardi di euro, dei quali soltanto 5 coperti con le riserve interne. In pratica, il «buco» sarebbe pari a 8 miliardi di euro.

Le cifre, che sono emerse nel bilancio preventivo dell’ente guidato dal commissario Paolo Crescimbeni, sono già state comunicate al ministro di riferimento, il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. L’anno appena incominciato si prospetta problematico per l’Inpdap: un esercito di 125mila travet del pubblico impiego è pronto a lasciare gli uffici nel corso del 2009, cifra che potrebbe salire a 160-170 mila se dovesse concretizzarsi l’aumento dell’età pensionabile per le dipendenti, a causa della sentenza della Corte di giustizia europea.

È infatti probabile, secondo le stime dello stesso ente, che molte lavoratrici lascerebbero velocemente l’impiego pubblico pur di evitare l’allungamento delle scadenze per il pensionamento. Sommando la spesa di Inpdap e Inps, a fine anno la spesa pensionistica complessiva potrebbe toccare - se, come sembra, il prodotto interno lordo sarà negativo - l’11% del Pil. Come spesso accade in simili circostanze, alle cause strutturali di debolezza si aggiunge una causa occasionale: nel caso del bilancio Inpdap 2009, ci sono le norme del decreto 112 (la manovra estiva) che incentivano l’esodo in pensione dei dipendenti pubblici prossimi al compimento dei limiti d’età, e hanno abolito il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro.

Complessivamente, secondo le cifre emerse in un articolo del quotidiano Italia Oggi, l’Inpdap calcola di dover far fronte a circa 28mila pensionamenti pubblici aggiuntivi, non stimati in precedenza. In sostanza, quel che lo Stato risparmia in stipendi, mandando inpensioneagevolata decine di migliaia di pubblici dipendenti, potrebbe dover spendere - almeno in parte - per ripianare il buco dell’istituto previdenziale.

Fonti dell’Inpdap confermano al Giornale che la questione è seria, e si trova all’attenzione del ministro Sacconi. Le stesse fonti spiegano che, oltre al pensionamento, l’istituto si trova a dover corrispondere migliaia e migliaia di buonuscite (l’equivalente pubblico del Tfr) non previste. E, aggiungono, nonci sono nuove entrate contributive che possano far fronte alle maggiori uscite. L’ampiezza del fenomeno si conoscerà con precisione soltanto nei prossimi mesi: molti dipendenti pubblici hanno richiesto il pensionamento al31dicembre2008,moltialtri aspetteranno febbraio per godere dell’ultimo contratto del pubblico impiego, e dunque un quadro completo si avrà verso giugno. In quel momento, l’Inpdap avrà probabilmente bisogno di un’iniezione cash.

Ma la causa occasionale non deve far dimenticare che il vero peso sui bilanci dell’ente previdenziale pubblico è rappresentato dalla montagna di baby pensioni concesse generosamente ai dipendenti pubblici nel corso degli anni. Oltre il 20% degli statali (e degli altri comparti pubblici, enti locali in testa) a riposo - secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato pubblicati nel 2005 - ha meno di sessant’anni. Circa 80mila hanno meno di cinquant’anni, e sono più donne che uomini: la sentenza della Corte di giustizia europea potrebbe influire non poco su questo stato di cose.

mercoledì 31 dicembre 2008

BUON ANNO A TEMPO DI VALZER....

Regalo a tutti gli amici un filmato storico, lo troverete cliccando qui sotto:
Per un 2oo9 sulle ali di un valzer...

Auguri di ogni bene a tutti !