Pare che finalmente la scuola italiana, conosciuta come la più permissiva del globo terracqueo, si sia decisa a dare un giro di vite. Gli ultimi scrutini hanno fatto registrare un aumento delle insufficienze e una pioggia di 5 in condotta, sembra incredibile ma tirare un righello in testa a un professore non è più consentito.
La scuola dunque ha deciso di fare la sua parte. Bene. Ma ora tocca a noi.
Per «noi» intendo noi genitori della sciagurata generazione cresciuta con lo slogan sessantottino «vietato vietare» e con l'incubo del giudizio del dottor Spock: il piccolo andava nutrito non quando aveva fame ma rispettando gli orari di una tabella prestabilita, una sculacciata ci faceva precipitare in angosciosi sensi di colpa, alla prima insubordinazione dovevamo abbozzare senza reagire perché il pargolo stava semplicemente separando il proprio sé dal nostro noi.
Siamo una generazione traumatizzata dalla paura di traumatizzare i figli. Qualunque cambiamento era percepito come un attentato all'integrità psicologica dell'erede: la nascita del fratellino, l'inizio dell'asilo, la scoperta dell'inesistenza di Babbo Natale.
Naturalmente anche il brutto voto a scuola richiedeva uno psychiatric help di quelli appresi leggendo Charlie Brown. Dimentichi dei ceffoni e dei sequestri di bicicletta subiti nella nostra infanzia ad ogni cinque e mezzo, non appena i nostri figli prendevano un quattro andavamo un po' seccati a chiedere spiegazioni al prof: ma come si permette. Una pagella così-così comporta ormai, di routine, il cambio di scuola; una bocciatura un ricorso al Tar.
Ma è nei giorni di pioggia che noi genitori diamo il peggio. Non appena cadono due gocce, il traffico cittadino si blocca improvvisamente per la concentrazione di migliaia di automobili che convergono verso asili, scuole, licei, istituti tecnici per trarre in salvo i nostri figli. I più previdenti partono a metà mattina per trovare posto sul marciapiedi subito accanto al portone, chissà mai che il ragazzo sia costretto a camminare qualche metro sotto l'acqua. È in quei giorni che ci si accorge che il drammatico problema strutturale delle nostre scuole non è la mancanza di aule ma la mancanza di parcheggi.
Questa ossessione di non traumatizzare i figli, dicevo, i traumi li ha provocati a noi. Ad esempio al maledetto giorno del quattordicesimo compleanno. Si è cominciato negli anni Settanta, quelli delle grandi rivendicazioni sindacali: compiuti i 14 anni, si apriva la vertenza per il 50 cc. Cominciava una trattativa, la promozione era una conditio sine qua non, intanto incombeva l'incubo dell'incidente, molti genitori arrivavano ad augurarsi la bocciatura per rinviare l'acquisto. Oggi il trauma per noi non è più solo la paura dell'incidente, ma anche quella della situazione di emarginazione che il ragazzo potrebbe patire se fosse l'unico, nel branco, a non essere motorizzato.
Il nostro lassismo non ha condizionato solo il mondo della scuola, ma quello dell'intera società, pure del mondo del lavoro. Licenziare un fannullone o anche un ladro è diventato un attentato alla Costituzione, tenere in galera un rapinatore o uno stupratore è un intollerabile ritorno al Codice Rocco (del resto anche noi giornalisti siamo rimasti condizionati, non appena qualcuno viene ammazzato, mettiamo il microfono sotto il naso dei familiari della vittima e chiediamo: vero che ha perdonato?). Il buonismo e il perdonismo, ecco i pilastri sui quali abbiamo costruito la nostra società. Così abbiamo allevato una generazione con gli attributi che abbiamo mostrato noi: inconsistenti. Uno dei pochi primati che l'Italia detiene attualmente è quello dei bamboccioni: da noi i ragazzi di età compresa fra i diciotto e i trentaquattro anni che stanno ancora in famiglia sono il 59 per cento, nel resto d'Europa il 29. Si dice che uno dei motivi sia la difficoltà a trovare un posto di lavoro: ma ieri il Sole 24 Ore - come riporta oggi in questo giornale anche Claudio Borghi - ha spiegato che metà delle offerte di lavoro ai giovani rimangono inevase perché si tratta di contratti a tempo determinato, oppure perché c'è da spostarsi da casa anche di pochi chilometri.
Ben venga l'inversione di tendenza nella scuola, dunque. Per una volta, si dimostra più avanti del resto del Paese.
lunedì 2 marzo 2009
LA SCUOLA TORNA SEVERA. E NOI?
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giovedì 26 febbraio 2009
Serenità

Oggi mi sento serena, avverto quella sensazione di immenso piacere che mi proviene da dentro, quella voglia di vivere, sorridere, capire chi mi è accanto e mi vuole bene: oggi ho ritrovato le mille sfumature e i milioni di colori della vita e io voglio goderne completamente, oggi riesco finalmente a guardare al passato con distacco, con occhi diversi e a raccontarlo con leggerezza. Ci sono cose che non dimenticherò mai, sofferenze che hanno lasciato cicatrici profonde, ma oggi fa tutto meno male, oggi posso andare avanti con passo spedito verso nuovi traguardi.
Forse vi domanderete che cosa sia successo oggi di così importante, fra qualche giorno lo saprete. Per ora gioite con me.
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mercoledì 25 febbraio 2009
Essere onesti
Perchè dobbiamo essere onesti, leali, mantenere la parola data, non fare minacce e ricatti quando sappiamo benissimo che molti, usando mezzi illeciti si sono arricchiti, sono diventati potenti e vengono ammirati ed elogiati? Se molte fortune sono nate dalla genialità degli imprenditori, altre sono il frutto di furfanterie. Gli americani chiamano Robber Barons alcuni loro famosi magnati.
Se la disonestà paga, perchè tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Alcuni rispondono che lo fanno per timore della legge. Ma davvero credete che gli onesti siano onesti per timore del magistrato? No. Le leggi sono indispensabili, ma noi non siamo gentili con nostro marito o nostra moglie, non ci prendiamo cura dei nostri figli, non facciamo il nostro lavoro quotidiano, non aiutiamo gli altri per timore della legge. La società è fondata sui costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare deve intervenire la legge. E non sempre con molto successo, come dimostrano le aree di mafia e di camorra. Il rigore morale è qualcosa che incominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E’ una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita.E’ un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità. Il bravo pianista, il bravo calciatore devono incominciare presto, ma poi continuare a coltivare la propria capacità. Chi non si è costruito questa bussola considererà normale ingannare, rubare, tradire. E lo farà sempre.
Ora domandiamoci: gli onesti, coloro che hanno la bussola della integrità, come possono operare in un mondo dove ci sono tanti potenti corrotti e tanti spregiudicati? Non verranno sempre sconfitti? Non è detto. Perchè chi ha scelto la rettitudine ed ha rinunciato ad imbrogliare, è portato a sviluppare altre capacità. Un pò come il cieco che, non vedendo, acquista una straordinaria capacità uditiva tattile e cenestesica. L'onesto sviluppa molto di più l'intelligenza, la creatività, l'efficienza. Inventa, organizza, costruisce, ispira fiducia, ottiene credito. Quando devi fidarti veramente di qualcuno, vedere le cose fatte bene, sei costretto a rivolgerti a lui. Nessuno, nemmeno il politico più spregiudicato, può farne completamente a meno. Questa è la sua forza e per questo, alla fine, si afferma e rende vivibile la nostra società.
Francesco Alberoni
Se la disonestà paga, perchè tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Alcuni rispondono che lo fanno per timore della legge. Ma davvero credete che gli onesti siano onesti per timore del magistrato? No. Le leggi sono indispensabili, ma noi non siamo gentili con nostro marito o nostra moglie, non ci prendiamo cura dei nostri figli, non facciamo il nostro lavoro quotidiano, non aiutiamo gli altri per timore della legge. La società è fondata sui costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare deve intervenire la legge. E non sempre con molto successo, come dimostrano le aree di mafia e di camorra. Il rigore morale è qualcosa che incominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E’ una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita.E’ un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità. Il bravo pianista, il bravo calciatore devono incominciare presto, ma poi continuare a coltivare la propria capacità. Chi non si è costruito questa bussola considererà normale ingannare, rubare, tradire. E lo farà sempre.
Ora domandiamoci: gli onesti, coloro che hanno la bussola della integrità, come possono operare in un mondo dove ci sono tanti potenti corrotti e tanti spregiudicati? Non verranno sempre sconfitti? Non è detto. Perchè chi ha scelto la rettitudine ed ha rinunciato ad imbrogliare, è portato a sviluppare altre capacità. Un pò come il cieco che, non vedendo, acquista una straordinaria capacità uditiva tattile e cenestesica. L'onesto sviluppa molto di più l'intelligenza, la creatività, l'efficienza. Inventa, organizza, costruisce, ispira fiducia, ottiene credito. Quando devi fidarti veramente di qualcuno, vedere le cose fatte bene, sei costretto a rivolgerti a lui. Nessuno, nemmeno il politico più spregiudicato, può farne completamente a meno. Questa è la sua forza e per questo, alla fine, si afferma e rende vivibile la nostra società.
Francesco Alberoni
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Per salvarci dobbiamo ricominciare a pensare
Per tutto il secolo scorso abbiamo continuato a credere che la mente potesse comprendere la psiche, dominarne la complessità, darle ordine, curarla, guidarla sulla giusta via. È il presupposto della psicoanalisi, della psicoterapia, della medicina psicosomatica. Oggi stiamo rinunciando all'idea che l'esperienza umana sia dotata di senso e che il pensiero possa governarla. Le gente sente sempre meno il bisogno di studiare se stessa, analizzare la propria esperienza, confrontarla con quella degli altri, arrivare ad una visione d'insieme per poi agire. Non vuol fare sforzi, vuole un manuale che in poche parole le dica cosa fare.
Perciò non vuol più saperne della riflessione psicologica, filosofica. Preferisce la narrativa, il cinema, la fiction, i cartoni animati, i videogiochi e la musica. Perchè ti fanno fare delle esperienze, ti fanno vivere altre vite senza richiederti di riflettere e cercare di trovargli un ordine. O i talk show televisivi in cui tutte le opinioni hanno lo stesso valore e non si arriva mai ad una conclusione. Ma, persa la fiducia nella propria mente, per guarire, per eliminare il dolore, per star bene psicologicamente, gli uomini hanno incominciato a guardare al cervello e alla possibilità di risolvere i problemi agendo su di esso.
In caso di nevrosi, di incertezza è inutile andare alle ricerca di un senso. Basta prendere un farmaco. Se sei giù di morale un antidepressivo; se sei eccitato un betabloccante; se sei ansioso un ansiolitico. Ci sono poi la mariuhana e la cocaina. Che però fanno male. Ma domani, ci assicurano gli scienziati, avremo delle meraviglie: chi proverà un grande dolore, per esempio per la morte di un figlio, potrà annullarlo cancellandone il ricordo conservato nei neuroni. E l'innamorato basterà che ingoi una pillola per dimenticare chi lo fa soffrire. Tanto l'innamoramento non è altro che un fatto chimico, prodotto da serotonina, ossitocina e ferormoni. Agendo sul cervello staremo come vorremo!,
Ma è una speranza o un incubo? Amare, sperare, sognare, aver fede, cancellare il ricordo dei dolori e le esperienze sgradevoli a comando, con la chimica, seguendo l'impulso immediato distrugge la nostra persone reale, la nostra identità No. La chimica non basta. Non possiamo rinunciare ad essere noi stessi, coscienti di cosa siamo, di cosa è bene e cosa è male, di avere un criterio per decidere dove andare. No la chimica non basta. Dobbiamo ricominciare a pensare.
Perciò non vuol più saperne della riflessione psicologica, filosofica. Preferisce la narrativa, il cinema, la fiction, i cartoni animati, i videogiochi e la musica. Perchè ti fanno fare delle esperienze, ti fanno vivere altre vite senza richiederti di riflettere e cercare di trovargli un ordine. O i talk show televisivi in cui tutte le opinioni hanno lo stesso valore e non si arriva mai ad una conclusione. Ma, persa la fiducia nella propria mente, per guarire, per eliminare il dolore, per star bene psicologicamente, gli uomini hanno incominciato a guardare al cervello e alla possibilità di risolvere i problemi agendo su di esso.
In caso di nevrosi, di incertezza è inutile andare alle ricerca di un senso. Basta prendere un farmaco. Se sei giù di morale un antidepressivo; se sei eccitato un betabloccante; se sei ansioso un ansiolitico. Ci sono poi la mariuhana e la cocaina. Che però fanno male. Ma domani, ci assicurano gli scienziati, avremo delle meraviglie: chi proverà un grande dolore, per esempio per la morte di un figlio, potrà annullarlo cancellandone il ricordo conservato nei neuroni. E l'innamorato basterà che ingoi una pillola per dimenticare chi lo fa soffrire. Tanto l'innamoramento non è altro che un fatto chimico, prodotto da serotonina, ossitocina e ferormoni. Agendo sul cervello staremo come vorremo!,
Ma è una speranza o un incubo? Amare, sperare, sognare, aver fede, cancellare il ricordo dei dolori e le esperienze sgradevoli a comando, con la chimica, seguendo l'impulso immediato distrugge la nostra persone reale, la nostra identità No. La chimica non basta. Non possiamo rinunciare ad essere noi stessi, coscienti di cosa siamo, di cosa è bene e cosa è male, di avere un criterio per decidere dove andare. No la chimica non basta. Dobbiamo ricominciare a pensare.
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I distruttori
Nel corso della storia vi sono sempre stati i costruttori ed i distruttori. I primi hanno coltivato la terra, edificato le città, sviluppato le scienze. Gli altri, in genere pastori incolti ma ottimi guerrieri, hanno saccheggiato e distrutto quello che avevano costruito i primi. I grandi costruttori, gli egiziani, i greci, i romani ci hanno lasciato un immenso patrimonio materiale costituito da edifici, città, templi, strade e poi scienza, filosofia, letteratura, teatro. I distruttori invece, pensiamo ai goti, ai vandali, agli unni ci hanno lasciato solo rovine e il ricordo del terrore che incutevano.
Nel campo politico - e talvolta anche nelle imprese - si ripete un pò quello che accade nelle guerre di conquista. Vi sono politici che cercano il potere per realizzare un loro programma. Allora demoliscono ciò che ritengono sbagliato per far posto al nuovo. Inseriscono dirigenti e collaboratori fedeli ma, se trovano della gente di valore, la fanno lavorare al loro progetto. Ma vi sono anche quei politici che, invece, cercano la carica per se stessa, non hanno nessun sogno, nessun progetto da realizzare. Arrivati al potere la loro prima preoccupazione è distruggere ciò che ha realizzato il loro predecessore anche se è ottimo, per emergere loro.
Teniamo presente che tutto quello che facciamo, sia esso la nostra casa, oppure un libro, una canzone, una scuola, è una oggettivazione di noi stessi. Vi trasferiamo ciò che abbiamo di meglio, ciò vogliano donare agli altri, ciò che vogliamo che sopravviva. Chi distrugge, che frena gli altri lo fa perchè non ha nulla da dare e può solo provare invidia. Invece chi crea, realizza edifica, anche quando è ambizioso, anche quando è autoritario nel profondo ha un animo generoso, e si realizza nel fare cose che servono agli altri. Ho conosciuto persone che, senza guadagnarci nulla, hanno edificato scuole, università, ospedali, comunità per il recupero dei drogati in tutte le parti del mondo. E sempre, senza eccezione sono stati attaccati frenati dai distruttori.
Come hanno fatto a difendersene, a vincere? Inventando continuamente sempre nuove cose. Se i distruttori gli bloccavano un progetto, loro ne mettevano in piedi altri dieci. Se li fermavano in un posto, ricominciavano in un altro. E trovavamo sempre qualcuno interessato, qualcuno che li aiutava. I distruttori sono rigidi, non hanno fantasia. E la fantasia, la creatività vincono sempre.
Francesco Alberoni
Nel campo politico - e talvolta anche nelle imprese - si ripete un pò quello che accade nelle guerre di conquista. Vi sono politici che cercano il potere per realizzare un loro programma. Allora demoliscono ciò che ritengono sbagliato per far posto al nuovo. Inseriscono dirigenti e collaboratori fedeli ma, se trovano della gente di valore, la fanno lavorare al loro progetto. Ma vi sono anche quei politici che, invece, cercano la carica per se stessa, non hanno nessun sogno, nessun progetto da realizzare. Arrivati al potere la loro prima preoccupazione è distruggere ciò che ha realizzato il loro predecessore anche se è ottimo, per emergere loro.
Teniamo presente che tutto quello che facciamo, sia esso la nostra casa, oppure un libro, una canzone, una scuola, è una oggettivazione di noi stessi. Vi trasferiamo ciò che abbiamo di meglio, ciò vogliano donare agli altri, ciò che vogliamo che sopravviva. Chi distrugge, che frena gli altri lo fa perchè non ha nulla da dare e può solo provare invidia. Invece chi crea, realizza edifica, anche quando è ambizioso, anche quando è autoritario nel profondo ha un animo generoso, e si realizza nel fare cose che servono agli altri. Ho conosciuto persone che, senza guadagnarci nulla, hanno edificato scuole, università, ospedali, comunità per il recupero dei drogati in tutte le parti del mondo. E sempre, senza eccezione sono stati attaccati frenati dai distruttori.
Come hanno fatto a difendersene, a vincere? Inventando continuamente sempre nuove cose. Se i distruttori gli bloccavano un progetto, loro ne mettevano in piedi altri dieci. Se li fermavano in un posto, ricominciavano in un altro. E trovavamo sempre qualcuno interessato, qualcuno che li aiutava. I distruttori sono rigidi, non hanno fantasia. E la fantasia, la creatività vincono sempre.
Francesco Alberoni
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