martedì 19 maggio 2009
LA SINDROME DEL SOLISTA
mercoledì 13 maggio 2009
La "Lusiroeula"
Trovarsi in un parco urbano di notte e riscoprire un'antica emozione campestre.
Sabato 23 maggio 2009, dalle 21 alle 23 circa, riproporremo la tradizionale passeggiata (13.a edizione)
per l'osservazione delle lucciole nella splendida cornice notturna del Parco delle Cave.
All'iniziativa collaboreranno l'Entomologa Isabella Ragazzi, il CFU, la Croce Verde Baggio,
i Rangers d'Italia, le Guardie Ecologiche Volontarie (Gruppo 7 e Sede Centrale) e l'Unione Pescatori Aurora.
Nelle passate edizioni la partecipazione è sempre stato molto alta,
con più di mille persone entusiaste, tra cui centinaia di bambini.
Il ritrovo è previsto per le 21 circa in Via Cancano, angolo Via delle Forze Armate
Partenza alle 21 e 30, breve sosta all'imbarcadero della Cava Cabassi per il saluto alla cittadinanza
e permettere all'Entomologa Isabella Ragazzi di illustrare le caratteristiche di questi simpatici insetti.
Ripresa della camminata fino in Via Broggini costeggiando il lato ovest della Cava Cabassi
tra stupendi paesaggi di natura alla fioca luce del tramonto.
In Cava Aurora i partecipanti verranno suddivisi in gruppi di 50-60 persone
guidati du un responsabile, esperto del territorio e munito di lanterna per il riconoscimento.
La Croce Verde, le Guardie Ecologiche ed i Rangers d'Italia cureranno nei minimi particolari l'aspetto sicurezza presidiando l'intero percorso, sia all'andata che al ritorno.
Nulla verrà lasciato al caso; nelle passate edizioni tutto si è svolto senza inconvenienti di sorta.
Itinerario: Cava Aurora, Cabina Elettrica, Bosco Cava Casati, Sentiero delle Due Costine, Aree Agricole, Marcita, Cascina Linterno.
L'arrivo in cascina è previsto per le 22,45 circa.
I partecipanti verranno poi riaccompagnati in Via Cancano percorrendo, in tutta sicurezza, la strada illuminata del prolungamento di Via Barocco.
Partecipazione libera.
Ritrovo ore 21 in Via Cancano - Angolo Via delle Forze Armate.
MM1 “Bande Nere” (Autobus 67) - MM1 “Bisceglie” (Autobus 63)
Associazione “Amici Cascina Linterno” - Via F.lli Zoia, 194 - 20152 – Milano
info: 334 7381384 - www.cascinalinterno.it – amicilinterno@libero.it
martedì 12 maggio 2009
Pillola del giorno dopo anche alle minorenni?
E' accaduto in Spagna, mi viene solo da dire che è più facile dare una pillola che educare al sesso sicuro, sempre che una minorenne debba fare sesso!
Madrid - La notizia farà discutere e creerà nuove tensioni fra il governo e la Chiesa cattolica. In Spagna la "pillola del giorno dopo" si potrà vendere liberamente nelle farmacie: non occorrerà più la ricetta del medico e tutte le donne, anche se minorenni, potranno acquistarla. L'ha annunciato il ministro spagnolo della Sanità Trinidad Jimenez. La pillola sarà in vendita libera in tutte le farmacie fra tre mesi. E' il tempo che impiegherà l’Agenzia spagnola del farmaco per includerla nel catalogo dei medicinali senza prescrizione.
Il programma Zapatero La misura è stata decisa dal governo socialista di José Luis Zapatero nell’ambito del programma di "salute sessuale" per la riduzione delle gravidanze indesiderate e degli aborti. Nel 2007 vi sono stati oltre 6.000 aborti fra le minori di 18 anni, di cui 500 di ragazze con meno di 15 anni, su un totale che ormai supera i 100.000 casi.
Urgenza "Le cifre ci dicono che abbiamo un problema da affrontare con urgenza", ha detto Jimenez. La ministra ha ricordato che finora le minori dovevano cercare la pillola nei centri di salute o pianificazione familiare (consultori) delle otto regioni (su 17) che la distribuivano in modo gratuito.
Metodo di emergenza In ogni caso, nelle intenzioni dell’esecutivo di Madrid, questo sistema "non deve trasformarsi in un metodo anticoncezionale abituale". "È un metodo di emergenza", ha ricordato la ministra, che ha sottolineato che gli studi condotti nei paesi dove questo farmaco già si vende senza ricetta "non si è trasformato in un sistema anticoncezionale come un altro".
Venti euro a confezione Anche per questo, la "pillola del giorno dopo" sarà fornita a 20 euro a confezione, hanno precisato le ministre. Quanto a eventuali problemi con i farmacisti, la ministra ha detto che "una volta autorizzata la vendita libera" del farmaco, "c’è un obbligo delle farmacie a renderlo disponibile: non crediamo che esista un problema di obiezione di coscienza perché è un metodo anticoncezionale e non abortivo". Una volta che lo zigote si è impiantato nell’utero infatti, la pillola non ha più effetto.
lunedì 11 maggio 2009
QUELLE LEZIONI DEI MORALISTI (SENZA MORALE)
L’altro giorno, di buon mattino, mi è arrivato un sms di Giovanni Floris. Non gli era piaciuto un nostro articolo che metteva in fila le trasmissioni Tv dedicate, in una settimana, al divorzio di Berlusconi (l’Infedele di Lerner, Annozero di Santoro e, appunto, il suo Ballarò). Legittimamente rivendicava di aver avuto un atteggiamento diverso dagli altri. E per dirmelo, cominciava così: «Se aveste avuto un approccio serio...». Capito? Il solito sistema della sinistra che si sente moralmente e culturalmente superiore: non accettano una discussione alla pari. Se sei in disaccordo con loro, evidentemente, usi un approccio non serio. Sei un superficiale. Un venduto. Un mentecatto. Non si accontentano di difendere le loro ragioni: si sentono, ogni volta, in dovere di darti una lezione di etica. Magari intimandoti pure di fare l’esame di coscienza, come mi ha ordinato Gad Lerner nella lettera di qualche giorno fa. Proprio così: l’esame di coscienza. Manco fosse il mio confessore.
L’sms di Floris e la lettera di Lerner mi sono tornati in mente ieri leggendo l’editoriale domenical-liturgico di Eugenio Scalfari su Repubblica e ascoltando in Tv il nuovo leggenDario exploit di Franceschini. E ho pensato: possibile che siamo sempre allo stesso punto? La sinistra non riesce a togliersi di dosso quel vestito mentale che la porta a ritenersi migliore, sempre e comunque, di tutti gli altri. È quell’atteggiamento per cui se il Paese non li vota, evidentemente sbaglia il Paese. È quell’atteggiamento per cui non può esistere un avversario politico, perché chi sta contro di loro diventa immediatamente o un servo o un pericolo per la democrazia. È quel senso di superiorità che li ha trasformati nel simbolo dell’antipatia, come raccontava Luca Ricolfi in un fortunato saggio. Lo sanno che è un errore, lo sanno che è pericoloso. Eppure, niente da fare: non riescono a liberarsene. E così, mentre il mondo cambia, noi ci troviamo davanti sempre la stessa sinistra: quella del «senti chi parla», pronta ogni volta a salire sul pulpito per predicare bene, dimenticando che in sagrestia ha appena finito di razzolare assai male.
È la sinistra di Marco Travaglio, che fa il giustiziere delle frequentazioni altrui e poi passa le vacanze con i favoreggiatori dei mafiosi. È la sinistra di Concita De Gregorio, che s’indigna per l’uso del corpo femminile dopo aver usato un fondoschiena per far pubblicità alla sua Unità (il fondoschiena non è corpo? O con la minigonna si gode di un lasciapassare speciale?). È la sinistra di Monica Guerritore, che interpreta tragicamente la donna tradita e anti-gossip dimenticando, da Gianni Agnelli a Roberto Zaccaria, una vita passata a sguazzare nei tradimenti e nei gossip. È la sinistra di Emma Bonino, che scordando di aver trascorso la sua esistenza a difendere sesso, droga e ogni eccesso, s’improvvisa sacerdotessa del Grande Ordine Bacchettone. La Bonino Bacchettona: ma vi pare? È come dire che Lucio Dalla si mettesse a scrivere un libro intitolato: «Noi, glabri...».
Ma li avete sentiti? Tutti così moralisti, eppure tutti così giù di morale. Hanno un coraggio da leoni. La faccia come il cucù. Capaci di accusare Berlusconi di portare le veline in Parlamento, senza ricordare che loro, in Parlamento, hanno portato Cicciolina. C’è una giovane e bella come la Madia candidata a sinistra? È il rinnovamento. E se la candida il centrodestra? È la mignottocrazia. Ma mi fate capire perché? Eppure è una settimana che ci danno lezioni di morale. Fanno i maestri di etica. E s’indignano, come Santoro, evidentemente preoccupato del fatto che le giovani donne candidate dal Pdl possano essere pessime europarlamentari. Si capisce, no? Una che è bella dev’essere per forza stupida. E sfaticata. E lui, allora? Sono andato a rivedere il bilancio della sua esperienza a Strasburgo: in diciotto mesi ha totalizzato due interventi in aula, due interrogazioni scritte, nessuna interrogazione orale, nessuna relazione al Parlamento e solo una proposta di risoluzione. Non è un po’ poco? Barbara Matera, seppur assai più graziosa di lui, secondo me saprà fare meglio. Ci vuol così poco.Fra l’altro don Michele, quand’era europarlamentare, poteva disporre di tre assistenti personali: due interrogazioni scritte, tre assistenti personali. Non è un po’ troppo? Considerando i 144mila euro di stipendio, rimborsi e benefit, che avrebbe detto Santoro di Annozero di Santoro europarlamentare? Come l’avrebbe infilzato? Altro che casta. E casto. Quando finì il suo mandato, rientrò in Tv con una trasmissione sul degrado di Napoli. E il sindaco Iervolino mi riuscì per la prima volta simpatica perché lo stroncò in modo feroce: «Sono sinceramente sdegnata che un ex parlamentare europeo, eletto a Napoli ma che dopo la sua elezione non si è fatto più vedere e non ha fatto nulla per la nostra città, non sappia fare altro che denigrarla». Avete inteso? Prendi i voti e scappa: Santoro a Napoli non si è mai fatto vedere. Si capisce, gli elettori sono guappi. Non vestono Armani, non sono chic. Magari, non sia mai, organizzano pure delle feste dalle parti di Casoria...
Adesso il nuovo idolo della sinistra moralmente chic è la principessina Beatrice Borromeo. E così dobbiamo sorbirci le lezioncine di etica e di buon giornalismo persino da lei, la fidanzatina di Pierre Casiraghi, che come è noto è arrivata alla Tv soltanto grazie alla sua oscura gavetta e ai meriti conquistati sul campo... Ma ci faccia il piacere. Del resto, però, come stupirsi? La Borromeo che scende dalla copertina di Chi e sale in cattedra contro il gossip, s’inserisce perfettamente nella storia culturale della sinistra moralista: è Vincenzo Visco che diventa fustigatore dei costumi dopo essere stato condannato per abuso edilizio; è Padoa-Schioppa che predica il rigore economico incassando un vitalizio di 11mila euro al mese (per appena 24 mesi di contributi versati); è l’avvocato Guido Rossi che scrive saggi contro l’avidità di denaro («radice di tutti i mali») dopo aver incassato 23 miliardi di vecchie lire con una sola parcella; è Adriano Celentano che va in Tv a dire che i palazzi di ringhiera sono molto belli, tacendo sul fatto che lui vive in una megavilla sul lago. Ed è Eugenio Scalfari, naturalmente, che ieri nel suo fondo domenicale, dopo aver dato del «figurante» al direttore del Corriere De Bortoli, del «servitore» all’onorevole Ghedini e degli «yes men» al resto del mondo, sostiene che in fondo Berlusconi è assai peggio di Mussolini, dal momento che quest’ultimo «non ha mai fatto ministro la Petacci». Perfetto, no? Uno che nel 1942 esaltava su «Roma fascista» il nazionalismo di Mussolini e nel 1972 si schierava con l’Urss, celebrando la superiorità del collettivismo sulle società liberali, è quello che ci vuole, no, per dare a tutti noi una bella lezione di democrazia...
Vedete? Passano i tempi, tutto cambia, le vedove Calabresi e Pinelli s’abbracciano, le pagine di storia si chiudono. Ma c’è una cosa da cui la sinistra non riesce a liberarsi: il complesso dei migliori. Che poi diventa devastante, soprattutto per il fatto che migliori non sono. Ma questo loro sentimento è un problema: come si fa a discutere, se all’inizio della discussione loro stabiliscono che chi non è d’accordo è poco serio? O servo? O un pericolo per la democrazia? Come farà questo Paese a diventare un Paese normale se la sinistra non butta a mare questo fardello di presunzione intellettuale, questo vizio di salire sul pulpito e dividere a suo piacimento che cos’è il bene e che cos’è il male? Come si fa? Mentre m’interrogavo su questi temi, ieri, mi è capitato fra le mani un bell’articolo di Luca Josi sul Riformista , che mi ha ricordato che questa abitudine del predicare bene e razzolare male, forse, è davvero inestirpabile. In effetti essa è congenita con la sinistra. Sta nelle sue radici. Nella sua origine. In origine, infatti, c'era Marx. E voi sapete che Marx, simbolo dei lavoratori che non lavorò mai un giorno, difendeva le ragioni del proletariato ma si faceva mantenere dalla moglie aristocratica, godendone tutti i privilegi di tipo feudale. Un giorno gli recapitarono in omaggio una domestica. E lui, campione della lotta contro lo sfruttamento, lui che chiamava tutti a liberarsi dall'oppressione, che cosa fece? Si prese la domestica a servizio. La umiliò. E alla prima distrazione della moglie, la mise pure incinta. Poi chiese a Engels di mantenerla e di far finta, davanti a tutti, di essere lui il papà.
GIORDANO - IL GIORNALE