lunedì 2 novembre 2009

Presenze

Oggi è una giornata piovosa, tipica "da giorno dei morti", sento ancora la voce della mia nonna che usava questa espressione. La mia squadra oltre il ponte si è fatta più numerosa con il passare del tempo, ora accanto alle mie nonne, a qualche mia zia, c'è il mio papà ed è a lui che penso in giornate come queste.
La sua foto mi sorride, è una immagine bellissima che mette in risalto il suo volto aperto e sincero, i suoi occhi che  brillano, proprio come accadeva quando era particolarmente felice e il suo entusiasmo era contagioso; per questioni familiari piuttosto sgradevoli non ho la possibilità di portargli  un fiore, ma il mio colloquio con lui non è mai terminato,  a lui racconto  tutto quanto mi accade e se ho bisogno di aiuto la sua risposta arriva sempre. Farò così anche oggi. Credo che questo rapporto così bello, così intenso di scambievole affetto sia possibile solo tra persone che si sono volute tanto bene e noi due ce ne siamo voluto tantissimo. 
E' rassicurante sapere che il mio papà mi è accanto....oggi voglio regalargli  un abbraccio lieve come una carezza e dirgli  "Ti voglio bene papà"!

 

martedì 27 ottobre 2009

La Procura s’inventa la legge a due velocità


Il bollettino della sconfitta è un foglio apparentemente insignificante, uno dei tanti moduli prodotti ogni giorno dalla burocrazia italiana. Eppure è con queste poche righe prestampate che la Procura della Repubblica di Milano prende atto di una realtà che ormai è sotto gli occhi di tutti: la sua incapacità di dare risposta alla richiesta di giustizia che viene dai milanesi. Denunce e querele presentate ormai da quasi un anno giacciono abbandonate in un ufficio al pianterreno senza che nessuno si sia mai occupato di indagare. Anzi, nessuno ha mai compiuto nemmeno l'atto più elementare, quello che dà il via alla azione della magistratura: l’iscrizione della denuncia nel registro delle notizie di reato, il gesto che trasforma la denuncia di un cittadino in un procedimento penale.
Quel gesto dovrebbe essere automatico e immediato. Invece il modulo intestato «Procura della Repubblica» dice che non è sufficiente presentare una denuncia perché ad essa venga dato il seguito previsto dalla legge. Il cittadino che - magari mesi fa, a volte un anno fa - ha sporto la sua denuncia senza che accadesse nulla, deve tornare in tribunale. E chiedere all’«Illustrissimo Procuratore della Repubblica» che la sua denuncia venga finalmente iscritta nel registro.
Ma non basta. Il cittadino deve anche specificare - in una e riga e mezzo di spazio - i motivi che lo spingono a chiedere che la giustizia faccia quello che è obbligata a fare. Il modulo, insomma, teorizza una sorta di doppio binario: da una parte le denunce che si possono considerare carta da macero, dall’altra quelle di cui il cittadino ha davvero diritto (dopo averne specificato i motivi, come si trattasse di una sua pretesa) che la giustizia prima o poi si occupi.
Il modulo non fa riferimento - come invece accade di solito - ad alcun articolo del codice di procedura penale. E non potrebbe essere diversamente, per il semplice motivo che il codice stabilisce in tutt’altro modo come dovrebbe funzionare la faccenda. All’articolo 335 («Registro delle notizie di reato») si legge che «il pubblico ministero iscrive immediatamente nell’apposito registro custodito presso l’ufficio ogni notizia di reato che gli perviene». La legge non prevede altre strade, domande, tempi, moduli, spiegazioni. «Immediatamente», dice.
Come e perché si sia arrivati a questa situazione non è facile da capire. Il sindacato punta da sempre l’indice contro le carenze di personale che di fatto renderebbero impossibile lo smaltimento del massiccio carico di lavoro dell’ufficio notizie di reato, dove sono presenti solo trenta impiegati invece dei novantasei che dovrebbero esserci. Ma la carenza di personale è un guaio storico del palazzo di giustizia milanese. Ed è difficile negare che una Procura che dieci anni fa era una macchina da guerra di straordinaria efficienza oggi appaia in affanno sul piano dell’organizzazione: che, per un ufficio-azienda con cento pubblici ministeri, centinaia di cancellieri, assistenti, agenti di polizia giudiziaria, è un piano cruciale.
Certo, si potrebbe obiettare che la grande parte delle trecentomila denunce in attesa di giustizia riguardano reati minori: furti d’auto, danneggiamenti, truffe, molestie. Ma sono molti gli avvocati che lamentano come il «tappo» creato dall’ufficio al pianterreno impedisca di ottenere giustizia anche per reati che - grandi o piccoli che siano per la legge - incidono pesantemente sulla vita del cittadino qualunque.




da il Giornale - Luca Fazzo

Nota a margine
La notizia si commenta da sola, consideriamo poi che ai tempi lunghi per l'avvio dell'azione penale o civile che sia, ci sono poi i tempi per lo svolgimento della causa o del processo (3 anni circa ), i probabili tempi per il ricorso in appello e poi per la pronuncia definitiva della Cassazione, se diciamo che una sentenza definitiva potrebbe intervenire in circa 10 anni non andiamo molto lontano dalla realtà.

mercoledì 21 ottobre 2009

Le persone

Le persone sono spesso irragionevoli, illogiche ed egocentriche;
Perdonale comunque.

Se sei gentile, le persone potrebbero accusarti di essere egoista, di avere secondi fini;
Sii gentile comunque.

Se hai successo, troverai dei falsi amici e dei veri nemici;
Abbi successo comunque.

Se sei onesto e franco, le persone potrebbero ingannarti;
Sii onesto e franco comunque.

Ciò che per anni hai costruito, potrebbe essere improvvisamente distrutto da qualcuno.
Costruisci comunque.

Se trovi la serenità e la pace, esse potrebbero essere invidiose;
Sii felice comunque.

Il bene che oggi fai, domani le persone potrebbero dimenticarlo;
Fa' il bene comunque.

Da' al mondo il meglio che hai e potrebbe non essere mai abbastanza;
Da' al mondo il meglio che hai comunque.

Come vedi, in ultima analisi, tutto avviene tra te e Dio.
Non è mai stato in alcun modo tra te e loro

Madre Teresa di Calcutta



Nota: ringrazio il mio caro amico Stefano per avermi inviato questa bellissima nota di Madre Teresa, l'ultimo capoverso ha  il potere di riportare tutto ciò che ci accade nella giusta dimensione, anche se poi non è così semplice farne uno stile di vita.

martedì 20 ottobre 2009

La battaglia di Papa Benedetto è la nostra battaglia!



Benedetto XVI contro l'Ue "Radici cristiane ignorate, così si snatura l'identità"
Compito dell’Europa di oggi è quello di riaffermare la propria eredità umanistica e cristiana in base alle quale deve difendere "la vita umana dal suo concepimento fino alla morte naturale". È quanto ha affermato questa mattina il Papa ricevendo le lettere credenziali del capo delegazione della Commissione della Comunità europea presso la Santa Sede, il francese Yves Gazzo. Secondo il Santo Padre, infatti, i valori sui quali si fonda l’Unione europea "sono il frutto di una storia lunga e sinuosa nella quale, nessuno lo può negare, il Cristianesimo ha giocato un ruolo di primo piano".

La difesa del matrimonio "Le immense risorse intellettuali, culturali, economiche del continente - ha detto il Papa - continueranno a dare dei frutti se saranno fecondate dalla visione trascendente della persona umana che costituisce il tesoro più prezioso dell’eredità europea". "Questa tradizione umanistica - ha aggiunto il Pontefice - nella quale si riconoscono correnti di pensiero anche molto differenti fra loro, rende l’Europa capace di affrontare le sfide di domani e di rispondere alle attese della popolazione". "Si tratta principalmente - ha detto ancora Benedetto XVI - della questione del giusto e delicato equilibrio fra l'efficienza economica e le esigenze sociali, della salvaguardia dell’ ambiente e soprattutto dell’indispensabile e necessario sostengo alla vita umana dal suo concepimento fino alla morte naturale e alla famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna".

La natura dell'Europa "L’Europa - ha, quindi, spiegato Benedetto XVI - sarà realmente sè stessa solo sapendo conservare l’originalità che ha costruito la sua grandezza e che è in grado di fare di essa, domani, uno degli attori maggiori nella promozione dello sviluppo integrale delle persone che la Chiesa cattolica considera come l’unica via capace di rimediare agli squilibri presenti nel mondo". Se viene meno il riferimento all’eredità cristiana europea, aveva spiegato poco prima il Papa, c’è il rischio che i valori fondanti della tradizione europea possano essere "strumentalizzati da individui o gruppi di pressione desiderosi di far valere degli interessi particolari a svantaggio di un progetto collettivo" che ha come obiettivo principale "la cura del bene comune degli abitanti del continente".

martedì 13 ottobre 2009

ALLA GUERRA DELLE DONNE IO NON ANDRO'!

Dopo il caso Bindi, l'opposizione chiama all'adunata generale, ma da anni definisce fasciste o gallinelle le esponenti del centrodestra. La verità è che questa è solo l'ennesima campagna di odio contro Berlusconi


di Giorgia Meloni Ministro da il Giornale


Alla guerra delle donne ci si deve andare con i capelli tagliati corti, la gonna lunga, lo sguardo truce, e slogan di quarant'anni fa, tipo «fallo a pezzi!». Anche se questa volta si tratta del Capo del governo. Oppure si può scegliere di non partecipare all'ennesima guerra tra italiani, tra donne, tra donne e uomini, in nome dell'ennesima ideologia. Si può scegliere, semplicemente, di lavorare per se stesse, per la propria gente, per la nazione, senza per forza buttarsi in politica. O ancora si può scegliere di fare politica nel centro-destra. Si può persino scegliere di non odiare gli avversari, mettendo in discussione le proprie convinzioni, confrontandole quotidianamente con la realtà che ci sta intorno, consapevoli di non avere alcuna supremazia
Non combatterò questa guerra: la solidarietà a senso unico mi scoccia morale o intellettuale da esibire, ma solo idee diverse per il bene di tutti.
Alla guerra delle donne, io non andrò per diversi motivi.
Innanzitutto perché, come ho già avuto modo di rimarcare un paio di giorni fa, mi scoccia profondamente la solidarietà a senso unico. Quella che chiama all'adunata generale per una battuta poco elegante del premier, ma non si smuove mai per le volgarità e il violento disprezzo che quotidianamente si riversano sulle donne che hanno scelto di votare o impegnarsi nel Popolo della Libertà. Anzi ci si sghignazza sopra, ci si rotola dentro, ci si accuccia sotto. E sì che ogni giorno ce ne sarebbe una per indignarsi in difesa di queste donne. Sono anni che le donne che assumono incarichi di responsabilità nel centrodestra vengono descritte come fasciste esaltate, o prostitute, o magari «gallinelle del potere» (copyright Giorgio Bocca).
Sono anni che perfino le donne che scelgono semplicemente di votare per il Popolo della Libertà odi militare nel centrodestra vengono villaneggiate, dipinte come stupide borghesi o povere schiave di «Beautiful» e della «Ruota della fortuna». Ciononostante, queste donne non hanno mai chiesto solidarietà a nessuno, né si sono mai abbandonate all'odio per chi votava un altro partito. Piuttosto, hanno continuato a lavorare, a crescere figli, a svolgere dignitosamente la propria esistenza, e talvolta il proprio impegno politico e civile.
Alla guerra delle donne, io non andrò anche per solidarietà nei confronti del Capo del governo, liberamente eletto dal popolo italiano. Perché è legittimo contestare la battuta di Berlusconi a Rosy Bindi, e io stessa me ne sono dispiaciuta, ma allora si deve avere anche l'onestà intellettuale di prendere le distanze dall'uso quotidiano di insulti che viene fatto nei confronti del Premier. Provateci voi a sopportare, ogni singolo giorno, l'accusa di essere mafiosi o pedofili, «ominicchi» o «psiconani», tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Sì, perché anche l'estetica può essere un ragionevole motivo per insultare l'avversario, basta che questi sia di centrodestra. E che a insultare siano un Franceschini o un Di Pietro qualunque.
Alla guerra delle donne non andrò perché non voglio diventare un politico incapace di rispettare chi viene scelto dal popolo italiano, a meno che non sia lo stesso votato da lui. Una persona incapace di amare la propria gente a prescindere dalle idee politiche che esprime. Una donna che non sa resistere al bando di arruolamento di una nuova campagna di odio della sinistra e delegittima se stessa nello strumento di un'altra guerra più bella che intelligente.