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martedì 1 maggio 2012

C'era una volta una zia....

Il primo ricordo consapevole che ho della zia Augusta è un risveglio mattutino al tintinnio  di due scarpette "alla bebè" di vernice nera con la punta in camoscio grigio, la zia le teneva in mano e sorrideva gioiosamente. Erano scarpette con il bottoncino, molto eleganti, bellissime. Avrò avuto due, tre anni... allora le bimbe portavano scarpe bianche, quelle da sbiancare ogni sera con la biacca, dunque quel paio di scarpette nuove erano una assoluta chiccheria.
Sono state sempre le mie preferite e credo di averle portate per tanto tempo, anche nella versione con la punta tagliata, un escamotage usato allora per far andar bene scarpe diventate corte.
La zia l'ho sempre adorata anche per quelle scarpette.. quella mattina   era riuscita a farmi sentirmi amata e importante e io che avevo fame di affetto, gliene sono sempre stata grata.
Nei giorni scorsi le ricordavo questo episodio  e  lei sorridendo sorniona e mi disse... " eri una bimba tanto bella e buona che ti meritavi tutto".
E così, nel corso degli anni, la zia Augusta, con il suo affetto e la sua vicinanza, mi ha accompagnato in tanti momenti importanti della vita, lo ha fatto anche con mia sorella e con i nostri figli. Abitava nel mio stesso palazzo in un appartamento che era stata la sua conquista, l'aveva comperato con tanti sacrifici e lo aveva fatto anche per la sua mamma, la mia adorata nonna Giannina che viveva con lei, quasi a ricompensarla per una vita che era stata dura con lei... quattro figli da allevare e un marito perso troppo presto a causa di  un ictus.
La sua casa era diventata con gli anni  una parte di lei, era la sua certezza, il luogo dove accoglieva tutti noi, dove invitava a pranzo i nipotini  facendoli felici... poter andare a trovare la zia era un privilegio, lo era stato per me quando ero piccola e lo è stato per i miei figli che appena potevano sgattaiolavano via per raggiungerla. A lei piaceva tanto cucinare allora si faceva aiutare dai piccoli, guardava con loro la televisione, li abituava ad avere senso critico e ad esprimere la loro opinione, forse ciò che a loro piaceva tanto della zia era il fatto che li faceva sentire importanti, li trattava da adulti anche se adulti non erano. Lo ha fatto con tre generazioni di nipoti e per la nostra famiglia era diventata una istituzione.

La zia Augusta, se ne è andata ieri in seguito ad una malattia crudele che però non è riuscita a scalfire ne la sua bellezza ne la sua dignità. E' mancata nel suo letto, nella sua casa, per noi questo era importante.
Le siamo stati accanto, le abbiamo fatto compagnia fino alla fine, tutti intorno al suo letto a raccontare di lei, tanti aneddoti di una vita generosa, proprio come lei avrebbe voluto  ... tristi si, ma non troppo, perchè, come diceva lei, "bisogna aver misura nelle cose" e poi perchè  le persone come lei non muoiono mai.

Un bacio zia, dalla tua famiglia!



martedì 1 novembre 2011

La giovinezza del cuore

La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato d’animo che consiste in una certa forma della volontà, in una disposizione dell’immaginazione, in una forza emotiva; nel prevalere dell’audacia sulla timidezza e della sete dell’avventura sull’amore per le comodità.

Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandona il proprio ideale. Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo spirito alla morte.

Essere giovani significa conservare a sessanta o settant’anni l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi: la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole dell’esistenza.


Voi siete giovani come la vostra fiducia, vecchi come la vostra sfiducia, giovani come la vostra sicurezza, vecchi come il vostro timore, giovani come la vostra speranza, vecchi come il vostro sconforto. Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da un uomo o dall’infinito.

Quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esso si saranno accumulate le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo, è solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima di vecchi.

Una riflessione sul senso della vita

sabato 23 luglio 2011

Dedicato a papà Ferdinando


Caro papà sono quattro anni che ci hai lasciato e ci manchi tantissimo, ti dedico questo bellissimo brano del Vangelo perchè tu per  noi tutti sei stato una "vite" possente e generosa  e le tue parole sono rimaste in noi e lo rimarranno per sempre. Un bacio grande papà!


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8.
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. 
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 

martedì 29 marzo 2011

Al di la del tempo

Rivedo la camera grande dei miei genitori e il loro lettone, li rivedo  accanto, notte dopo notte, per una intera vita. Mia madre non amava dormire, era come se volesse resistere al sonno e si metteva a letto quasi seduta. Era come se non volesse arrendersi, diceva che  la notte le portava via del tempo prezioso e amava vedere gli spiragli dalle finestre per catturare la prima luce dell'alba.
Mio padre invece si distendeva nel letto per abbandonarsi ad un sonno ristoratore, la giusta ricompensa per un giorno funestato dalle ansie del vivere. Lui, inguaribile ottimista, in vecchiaia era diventato incerto e malinconico. I suoi sonni erano funestati dalle scene terribili della deportazione subita ma il suo risveglio era sempre sereno, non si lamentava mai.
Anche mia madre sognava spesso, i suoi sogni erano spesso premonitori e quasi sempre molto vissuti, la mattina ci intratteneva con il racconto meticoloso di un sogno quasi sempre surreale che finiva per lasciarla sconvolta.
Cominciavano insieme la giornata papà e mamma, li rivedo seduti attorno al tavolo del tinello con la loro tazza di tea e le brioche sul tavolo, era il loro volersi bene anche nelle piccole cose, ognuno con i propri pensieri e le proprie sensazioni ma insieme, lui molto affettuoso con lei e lei più schiva, dopo tanti anni insieme non riusciva ad essere espansiva come lui avrebbe voluto.
Poi la malattia di mio padre sconvolse tutti gli equilibri e gli affetti familiari e dopo qualche anno mia madre rimase sola, si ritrovò così in un letto troppo grande per lei, ma non smise di rifiutare il sonno, raccontava che di notte cercava mio padre allungando una gamba nell'altra metà del letto per poi ritrarla subito, sconsolata.
Ora se ne è andata anche lei e voglio pensare che abbiano ritrovato un grande letto morbido dove continuare i loro sogni senza ansie ed incubi, al di la del tempo.

lunedì 2 novembre 2009

Presenze

Oggi è una giornata piovosa, tipica "da giorno dei morti", sento ancora la voce della mia nonna che usava questa espressione. La mia squadra oltre il ponte si è fatta più numerosa con il passare del tempo, ora accanto alle mie nonne, a qualche mia zia, c'è il mio papà ed è a lui che penso in giornate come queste.
La sua foto mi sorride, è una immagine bellissima che mette in risalto il suo volto aperto e sincero, i suoi occhi che  brillano, proprio come accadeva quando era particolarmente felice e il suo entusiasmo era contagioso; per questioni familiari piuttosto sgradevoli non ho la possibilità di portargli  un fiore, ma il mio colloquio con lui non è mai terminato,  a lui racconto  tutto quanto mi accade e se ho bisogno di aiuto la sua risposta arriva sempre. Farò così anche oggi. Credo che questo rapporto così bello, così intenso di scambievole affetto sia possibile solo tra persone che si sono volute tanto bene e noi due ce ne siamo voluto tantissimo. 
E' rassicurante sapere che il mio papà mi è accanto....oggi voglio regalargli  un abbraccio lieve come una carezza e dirgli  "Ti voglio bene papà"!

 

giovedì 23 luglio 2009

Ciao papà!

Oggi, come due anni fa, sono qui a parlarvi di un uomo straordinario che se ne è andato in un afoso giorno di luglio. Oggi, come due anni fa, soffro questa perdita perchè quell'uomo è mio padre. Nonostante sia trascorso del tempo mi risulta difficile scrivere di lui al passato perchè il mio papà è tanto presente nella mia vita e in quella dei miei figli. In questi due anni sono state tante le volte che me lo sono sentito vicino, che ho provato a tendere la mano per incontrare la sua, che ho cercato di fissare il mio sguardo nel suo splendido sorriso e ci sono sempre riuscita.
Il 23 luglio 2oo7 papà Ferdinando lasciava la vita che aveva tanto amato e che aveva vissuto intensamente e io, pur comprendendo che, come si suol dire, aveva finito di soffrire, non mi sono rassegnata a perderlo e non lo faccio nemmeno ora. Tra noi c'era un rapporto speciale, una sorta di comune sentire che continua anche ora che lui è in un'altra dimensione, spesso gli parlo, mi confido con lui e le sue risposte arrivano sempre, magari non nel modo convenzionale, ma arrivano.
Oggi voglio ricordarlo come una persona straordinaria, come un papà magnifico e un nonno fantastico (troverete notizie di lui cliccando qui) ma voglio anche dare speranza a chi ha perso una persona cara, perchè se l'amore è grande ed è vicendevole, non c'è morte che tenga, i rapporti non si interrompono.
Ciao papà, un bacio grande!

mercoledì 1 aprile 2009

I tempi in cui viviamo

I nostri sono tempi di grande tristezza, i valori che per anni hanno sostenuto intere generazioni sembrano essersi dissolti nel nulla e siamo costretti ad assistere allo spettacolo di una umanità superficiale, di ragazzi e ragazze che hanno come massima aspettativa quella di diventare divi della televisione o dello sport.

Di questi tempi gli anziani non hanno più voce in capitolo, vengono considerati solo un peso, se sono malati poi, vengono abbandonati in qualche ricovero e completamente dimenticati.

Di questi tempi abbiamo dovuto assistere impotenti alla morte di una povera ragazza per sentenza giudiziaria, una ragazza di nome Eluana che aveva solo la colpa di non potersi alimentare da sola essendo in coma da molti anni.

Tanti di noi si sono addolorati per lei, hanno pregato e hanno pianto alla notizia della sua morte, tanti di noi hanno ricordato una eutanasia privata, quella che avevano dovuto praticare al loro cane o al loro gatto per far terminare le sue sofferenze e allora una stretta al cuore ci ha ricordato che quella che avevamo compiuto era una scelta estrema, fatta solo per amore nei confronti di un animale che soffriva troppo per essere trattenuto egoisticamente, accanto a noi. Ma Eluana non soffriva, non si lamentava, aveva solo bisogno di cibo e acqua.

Brutti tempi i nostri se si vuole decidere quale vita è degna di essere vissuta e quale no, se si vuole manipolare un embrione affinchè non abbia in se tare genetiche, mi sa tanto di una selezione della razza e i ricordi di campi di sterminio e di barbarie naziste mi fanno rabbrividire.

Sto scrivendo con accanto la mia Flora, è una cagnona grande,una schnauzer gigante ma, nonostante la mole, il suo sguardo e i suoi occhi bellissimi sono dolci, li incrocio per un attimo e si illuminano d'amore, il suo codino ruota vorticosamente per farmi capire che mi è grata anche solo di quello sguardo... forse allora non è tutto perduto, forse tutto questo orrore si può vincere con scelte in cui prevalga l'amore per tutti gli esseri viventi. Solo la cultura dell'amore potrà aiutare questa società a non morire di cattiveria.

mercoledì 4 febbraio 2009

A proposito dell'amore e della qualità della vita

Nel precedete post ho accennato alla mia vicenda personale, ora mi giunge questa testimonianza che voglio condividere con voi:

"Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L'anziano signore mi rispose che doveva andare a casa per far colazione con sua moglie.
Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall'Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi.
Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi. 'E si preoccupa di fare colazione con lei anche se sua moglie non la riconosce"?
L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ''Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei"
Dovetti trattenere le lacrime...Avevo la pelle d'oca e pensai:
"Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita".
Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l'accettazione di tutto ció che é, é stato, sará e non sará.
Le persone piú felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ció che hanno.
La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia."

Credo che questo racconto sia bellissimo e illuminante .

giovedì 18 dicembre 2008

Ricordando Rhoda

Capita che un dolore che pensavi sopito irrompa con prepotenza nel tuo cuore, capita che i tanti ricordi legati a quel dolore riaffiorino alla mente una una nitidità impressionante e nei minimi particolari.
Il 17 dicembre di 3 anni fa, in una bellissima giornata di sole, la mia famiglia ha dovuto prendere la decisione pù terribile che si possa prendere, quella di far finire una vita, la vita della nostra Rhoda, la nostra grande schnauzerona. Solo quindici giorni prima avevamo scoperto del tutto casualmente che Rhoda aveva un linfoma, la terapia cortisonica che sembrava funzionare in realtà non era servita a nulla e in una settimana lei si era molto aggravata, si sforzava di uscire e lo faceva per noi in un ultimo gesto d'amore, ma era tanto affaticata.
La sera prima non aveva toccato cibo e durante la notte aveva dato di stomaco, ma quella mattina era riuscita a salire sul lettone... è stata l'ultima volta.
Ricordo di essere andata al supermercato e di non aver preso i suoi soliti snack, ricordo la telefonata di mia figlia che aveva parlato con il veterinario che la voleva vedere, ricordo la nostra corsa verso casa, il vento impetuoso che non mi faceva respirare e il tragitto in macchina verso il suo studio. Ricordo di aver pensato che quel vento me l'avrebbe portata via... ed è stato così.
Inizialmente il veterinario ci disse che i linfonodi si erano gonfiati nuovamente, ma che forse si poteva ancora aumentare le dosi di cortisone, fece però un prelievo a Rhoda e poi la fece uscire in strada con mio marito.
Io e mia figlia rimanenno in ambulatorio per sapere il risultato degli esami del sangue e furono un disastro, i valori completamente alterati, una leucemia fulminante, nessuna speranza.
Mia figlia dovette richiamare Rhoda e lei arrivò scodinzolando come sempre... una cagnona straordinaria, felice fino alla fine.. e poi tutti e tre insieme, accanto a lei per affrontare il suo lasciare questo mondo. Non pensavo di avere il coraggio di farlo e invece lo trovai, le tolsi una fascia che aveva sulla zampa, la accarezzai e le parlai fino alla fine, lo stessero fece mio marito e mia figlia.
Ci ritrovammo per strada senza di lei ma con in mano il suo guinzaglio e il foglietto della cremazione, le ultime cose che avevamo di lei... Il 24 dicembre Rhoda sarebbe tornata a casa in una piccola urna e sarebbe stata con noi per sempre.
Un dolore così grande lo può capire solo chi l'ha provato e infatti abbiamo avuto l'abbraccio generoso dei nostri amici più cari. Naturalmente ci siamo anche sorbiti lo scherno di chi ha continuato a dirci che in fondo era solo un cane e ci chiamava pazzi ed esagerati....
Rhoda era indubbiamente un cane, ma è stata una compagna di vita sincera, fedele, amorevole, ci ha dato tutto l'amore di cui era capace senza mai tradirci. Meglio lei cento volte di tanti umani aridi ed ignoranti.
E allora alla nostra Rhoda, che ora ha il compito importantissimo di stare accanto al mio papà, dico un grazie di cuore. Non la dimenticheremo mai!
Il nostro ricordo di Rhoda nel dicembre 2005

venerdì 12 dicembre 2008

SOGNO DI NATALE

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

- Buon Natale - e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

- Non dormono… - mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: - Anche per costoro io son morto…

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:

- Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

- E per costoro - disse Gesù entro di me - sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

- Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.

- La città, Gesù? - io risposi sgomento. - E la casa e i miei cari e i miei sogni?

- Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

- Ah! io non posso, Gesù… - feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

Luigi Pirandello

Dedico questo bellissimo brano di Pirandello ato a tutte le persone che a Natale offorno la propria anima a Gesù senza riserve e a quelli che vorrebbero farlo, ma non ci riescono.



mercoledì 23 luglio 2008

Ricordando il mio papà

Un anno fa, in un giorno come questo, il mio papà intraprendeva da solo il suo ultimo viaggio. Non riuscii ad arrivare in tempo per abbracciarlo forte, per dirgli che il mio amore non lo avrebbe mai lasciato, che lo avrei cercato ogni giorno e per tutta la vita, nelle piccole e grandi cose che avevamo condiviso. Mi sono trovata improvvisamente sola e spaurita e ho rimpianto perfino il dolore che provavo nel vederlo tanto malato. Poi l'ho ritrovato, ho ascoltato il mio cuore e l' ho ritrovato. Non ho mai smesso di parlargli, di confidarmi con lui e l'ho sentito vicino, l'ho sentito parte di me con un solo limite... quello di non poterlo riabbracciare fisicamente. Lui ed io come sempre, sullo stesso filo d’onda, in perfetta sintonia ma fisicamente separati, io in qesto piccolo mondo mortale e lui proiettato negli spazi infiniti. Oggi alla funzione in suo ricordo, seduta accanto ai miei figli e alla ragazza che l'ha curato tanto amorevolmente, ho avvertito il suo sguardo pieno di tenerezza e, strano a dirsi, mi è tornata alla mente una storiella buffa che raccontava sempre, così all’uscita dalla Chiesa, tra una lacrima e un sorriso l’ho raccontata ai ragazzi per confortarli, ma senza successo. Manca tanto a tutti noi: ci manca il papà, il nonno e l’uomo straordinario che è sempre stato, senza di lui è come se nulla avesse più senso.

So che a noi tocca proseguire il cammino senza di lui, ma sono certa che continuerà a guidare i nostri passi, ora un poco più incerti e, come sempre, si occuperà dei suoi nipoti e farà arrivare loro il consiglio giusto al momento giusto. So che farà tutto questo per noi.

Grazie papà e un bacio grande! … dimenticavo, questi fiori sono per te!



Se volete conoscere meglio il mio grande papà cliccate qui