venerdì 10 giugno 2011

SHOAH: CNN, LA PRIMA LETTERA DI HITLER SULL'ANTISEMITISMO

Antisemitismo e nazismo allo stato embrionale, quando erano solo un'idea, ma gia' una follia. E' datata 16 settembre 1919 la prima lettera scritta dal giovane Adolf Hitler che inneggia all'odio per gli ebrei. A riportarla e' la Cnn, spiegando che l'originale della missiva, nota come 'lettera Gemlich' dal nome del superiore cui il soldato Hitler la indirizzo', e' stata acquistata dal Centro Simon Wiesenthal che la esporra' al Museo della Tolleranza di Los Angeles. Secondo gli esperti si tratta del primo documento scritto da Hitler sul popolo ebraico. Un pezzo storico dunque, valutato circa 150 mila dollari.

E' ''uno dei documenti piu' importanti di tutta la storia del Terzo Reich'', ha affermato il rabbino Marvin Hier, direttore del centro Wiesenthal, nel corso della confernza stampa di presentazione a New York. ''Entfernung der Juden'', ''La rimozione degli ebrei'': e' uno dei passi piu' importanti della missiva secondo Hier perche' il Fuhrer, ha precisato, ''nella lettera lo definisce l'obiettivo finale del governo''.
(ASCA)

Milano:L’arte del secolo scorso in tre mostre

Milano, 12 aprile 2011.
Al Museo del Novecento, nelle sale che ospitano le esposizioni temporanee, saranno inaugurate tre nuove mostre: una dedicata al pittore Aldo Carpi, una al designer Alessandro Mendini e una terza intitolata Fuori! - Arte e spazio urbano 1968-1976. Le mostre saranno aperte al pubblico dal 15 aprile al 4 settembre, tranne quella di Mendini che chiuderà il 31 luglio.

Fuori! - Arte e spazio urbano 1968-1976
La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, è allestita nella manica lunga al piano terra del museo. Realizzata dal Comune in collaborazione con la casa editrice Electa, con il contributo di Bank of America, l’esposizione presenta alcuni momenti particolarmente significativi del rapporto tra arte e spazio urbano in Italia tra 1968 e 1976. L’obiettivo è far luce su un periodo cruciale della storia dell’arte pubblica in Italia, negli anni in cui gli artisti scendono in strada, “fuori” appunto, dal museo e dalle gallerie, per confrontarsi con il mondo reale e coinvolgere un pubblico più ampio, attraverso performance, azioni, animazioni, installazioni, sculture. Mossi da motivazioni politiche, sociali e ideologiche, si trovano a dover ridefinire il loro linguaggio per una “riappropriazione creativa del tessuto urbano”.
Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ripercorre alcune tappe significate, come gli interventi di Amalfi del ’68, Campo Urbano a Como nel ’69, il Festival del Nouveau Réalisme a Milano nel ’70, gli interventi di Volterra del ‘73 e la ricognizione operata in occasione della Biennale di Venezia del 1976.
L’esposizione ha una forma narrativa e impiega video restaurati – in grado di rendere conto della vitalità diffusa e dell’originale sperimentalità degli interventi artistici – e una varietà di sequenze fotografiche. Dalle immagini di Ugo Mulas per Campo Urbano (presentate sotto forma di una triplice proiezione video realizzata appositamente per la mostra), alla “mappatura” fotografica di Enrico Cattaneo per Volterra ‘73.
In mostra anche i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dell’Alfa Romeo di Milano (1971); l’azione sonora di Maurizio Nannucci (Firenze, 1976); i “lenzuoli” di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty (1976); le azioni sul territorio di Ugo La Pietra e le prime ricerche “multimediali” del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora, gli interventi di Piero Gilardi a Torino; le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli (1972/76); l’utilizzo delle photomatic da parte di Franco Vaccari (Photomatic d’Italia, 1972/74); la “passeggiata con la sfera” di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); l’operazione “Dissuasione manifesta” negli spazi della comunicazione pubblicitaria e l'Arte Ambientale Urbana di Franco Summa.
La mostra completa idealmente il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici all’arte povera e all’Habitat di Luciano Fabro.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Electa.

Aldo Carpi – Il sogno, un’aria di famiglia
La Sala Focus, al piano terra del Museo del Novecento, ospita “Aldo Carpi – Il sogno, un’aria di famiglia”, una monografica curata da Antonello Negri e Marta Sironi che approfondisce l’opera di un artista fondamentale della Milano degli anni Venti e Trenta. Insegnante a Brera e membro della Commissione Consultiva della Galleria d’Arte Moderna, Carpi è sempre stato presente alla Biennale di Venezia, dal 1914 al 1952. Al centro della mostra il suo quadro “La mia famiglia”, esposto alla Biennale di Venezia nel 1930 e acquistato dal Comune di Milano nel 1933, dove il pittore si autoritrae al cavalletto, con la moglie e i sei figli, tre dei quali (Fiorenzo, Pinin e Cioni) diventeranno anch’essi artisti.

Alessandro Mendini per Antonio e Marieda Boschi-Di Stefano
Negli spazi dedicati agli Archivi del Novecento l’architetto e designer Alessandro Mendini ha curato l’esposizione, dedicata agli zii Antonio e Marieda Boschi-Di Stefano, di un’importante selezione di opere su carta proveniente dalla ricchissima collezione (oltre duemila opere) donata al Comune di Milano nel 1974. I 47 disegni, mai esposti prima, includono opere di Modigliani, Brindisi, Dova, Fontana, Baj, Carmassi e Chighine, oltre a due piccole incisioni “prefuturiste” di Umberto Boccioni e una tela, l’unica della mostra, dell’artista e architetto austriaco Friedrich Hundertwasser.
In occasione del Salone del Mobile, alla collezione dei disegni si aggiungono tre sculture in ceramica di Marieda Di Stefano e 6 vasi in celadon dello stesso Mendini, oltre a 117 minutissime poltroncine “Proust”, fortunato prototipo realizzato dall’architetto per Alchimia del 1978, divenuto emblema dell’eccellenza del design italiano nel mondo.
Tutte le opere in mostra, esclusi i pezzi di design, fanno parte delle Civiche Raccolte del Comune di Milano, nel cui catalogo figurano 4000 opere, di cui solo 400 presenti nel percorso espositivo permanente del Museo del Novecento.

Infine, intorno all’ultima vetrata dello Spazio Mostre, è stato costruito un white cube dove, dal 15 aprile al 30 giugno, sarà esposta "Nice Ball" (2010) di Paola Pivi, una composizione di sedie di design in miniatura che, illuminate dall'interno, proiettano sulle pareti una costellazione di ombre. A rotazione, sullo white cube saranno presentati un’opera d’arte, un oggetto di design, una recente donazione, una fotografia. Lo spazio è a cura dell'associazione “Milano cultura patrimonio arte ed educazione Amichae”.

Da vedere!!!!

venerdì 3 giugno 2011

Uno scoop a qualsiasi costo?

Parlo di Michele Misseri e dell'intervista allucinante  che ha concesso, appena rientrato a casa dalla prigione, a Ilaria Cavo e ad una giornalista di Repubblica che si sono fatte trovare a casa sua, nella villetta di via Deledda ad Avetrana.
Certo è uno scoop giornalistico quello di mandare in onda a Matrix le dichiarazioni di Misseri che si assume tutta la responsabilità del delitto di Sarah, ma il prezzo che la mamma della ragazza, la sua famiglia e tutte i telespettatori dotati di senso civico e morale hanno dovuto pagare è stato decisamente troppo alto.
Il Misseri ha parlato per oltre un'ora con una incredibile freddezza di come avrebbe ucciso la ragazza, di come l'avrebbe messa nel baule della macchina e successivamente denudata e buttata nel pozzo, accompagnando il racconto con una mimica ributtante, si è dimenticato il contadino di Avetrana, che l'oggetto delle sue dichiarazioni era un essere umano e che come tale meritevole di rispetto, una bimba che lui ha dissacrato continuamente trattandola come un oggetto.
Naturalmente il racconto non era affidabile ma tanto  intrigante da mandarlo in onda in tv immediatamente con tanto di dichiarazione della Cavo che raccontava il "bisogno" di sfogarsi di Michele.
Qualche cosa non torna in questa storia: come mai la Cavo era in casa dei Misseri prima dell'arrivo di Michele? Perchè Valentina, la figlia di Misseri, sostenitrice della colpevolezza del padre, ha consentito che venisse intervistato a ruota libera? E' un po' inverosimile che una persona che viene scarcerata la prima cosa che fa è quella di rilasciare una intervista.
Chi ha firmato il TSO per Michele che nel cuore della notte è stato trasportato all'ospedale e poi riportato a casa sempre a bordo dell'auto della giornalista? La procura asserisce di aver concluso l'indagine e informa che a breve si andrà al processo nonostante le dichiarazioni di Misseri, ma ha acquisito il filmato dell'intervista.
Mi auguro che si faccia luce anche su questa intervista  e su questo modo di fare informazione a mio parere scorretto e molto lesivo della sensibilità delle persone.
Termino scrivendo che mi stupisco che Mediaset e Matrix in particolare, sempre particolarmente attento a non urtare la sensibilità dei telespettatori, si sia giocato molta della sua credibilità per uno scoop, che a ben venedere tanto scoop potrebbe non essere. Ma forse non bisogna proprio stupirsi più di nulla! 

mercoledì 1 giugno 2011

Documentario su Mischa Seifert, boia del campo di Bolzano

Dixit Guerra 

Obiettivo sterminio: Mischa
  • GIORNO: Mercoledì 01 Giugno
  • ORA D´INIZIO: 16:00
  • DURATA: 60´
  • CANALE: Rai Storia [Digitale Terrestre, Satellite]
  • CATEGORIA: DOCUMENTARI
    TRAMA: Michael Seifert, Mischa, in nome dell'ideologia
    commise decine di omicidi. Il suo regno: il campo di transito
     di Bolzano e quello di concentramento di Fossoli.

    martedì 31 maggio 2011

    E adesso non fate gli gnorri, la sconfitta era nell'aria!!!

    Milano ha un nuovo sindaco: all'Avvocato Pisapia, eletto ieri con un bel numero di voti, auguro buon lavoro di tutto cuore!
    Il voto dato a Pisapia è stato per molti milanesi, anche non di sinistra, assolutamente liberatorio, un modo per prendere le distanze dal sindaco uscente che per la città aveva fatto poco e che non era per niente in sintonia con loro, un modo per stigmatizzare il comportamento di un Premier dalla dubbia moralità e dalla fissazione per la giustizia e da  un governo immobile da troppo tempo, un modo per tornare a sperare in una Milano migliore.
    Non è affatto certo che il sogno di questi milanesi si realizzi e che il "nuovo vento" che soffia imperioso sia quello che serve per cambiare Milano, ma in molti hanno voluto provare il cambiamento.

    Sono molte le ragioni della sconfitta del centrodestra, della Moratti e di Berlusconi ed erano tutte prevedibili, ostinarsi a non volerle vedere e proseguire sulla stessa china significherà lo sfascio del Pdl e la caduta ingloriosa di Berlusconi.
    Riporto a tale proposito un ottimo editoriale di Giuliano Ferrara, come sempre non le manda a dire, e fa benissimo.
    Manuela Valletti

    Non c’è un minuto da perdere. Berlusconi è all’ultima spiaggia. Chi lo nega è un suo avversario nascosto o un improvvido. Ha perso. Di brutto. Ha perso lui, alla guida delle operazioni. Ha perso male, un errore dopo l’altro. Ha perso consegnando ai suoi avversari, nella sua città, le sue doti migliori: ironia, ottimismo solare e capacità di convincere. Il suo massimo problema è la credibilità, che è in fuga. La legittimazione a governare il partito e a dirigere il governo, che è diventata evanescente dopo una poderosa campagna di killeraggio politico, mediatico e giudiziario ad personam alla quale non ha saputo rispondere. E’ un voto che registra un indebolimento netto, e su scala nazionale, sul metro politico e non solo amministrativo. Decine di maggiorenti del suo sistema di potere e di consenso si affanneranno adesso a minimizzare o a burocratizzare le conseguenze del voto di Milano e di Napoli. Ma tra loro non sono pochi quelli che aspettano vantaggi personali e di gruppo da una cottura a fuoco lento, mentre la maggioranza parlamentare, dopo l’epico e demenziale scontro con Fini, è ai minimi termini, sottoposta a ogni tipo di ricatto. La Lega di Bossi e Maroni farà i suoi conti con la nuova situazione, con il consueto e comprensibile cinismo. Il Cav. può tentare di durare senza veri cambiamenti, negoziando la sopravvivenza, ma questa decisione, se sarà la sua, lo esporrà a un inesorabile logoramento, verso una qualche forma di 25 luglio.

    Tuttavia oggi Berlusconi non ha alternative. Non ha alternative politiche e parlamentari, perché il voto premia gli outsider dell’antiberlusconismo e non uno schema di gioco responsabile e di governo. Le elezioni, possibili solo con una dissoluzione della maggioranza alla Camera, sarebbero d’altra parte un passaggio durissimo sia per la coalizione di maggioranza sia per il paese, e comunque si giocherebbero nella registrazione di un clamoroso fallimento del blocco che ebbe tre anni fa un plebiscito popolare nazionale. Non basta mettere pannicelli caldi sul corpo malato del Popolo della libertà e sul governo. Non basta annunciare la volontà di ripartire con un programma di fine legislatura e un macchinoso congresso. E’ parte del compito, ma c’è bisogno di nuova luce strategica. E l’unico che può proporsi di dare questo chiarimento vero è Berlusconi stesso. Perché, come sappiamo tutti, Berlusconi è il fattore unificante del partito di maggioranza e della coalizione con Bossi, almeno fino all’esito dei ballottaggi lo è stato. Gli occorre una nuova legittimazione, una nuova delega politica senza ambiguità, conquistata nell’ambito di un nuovo stile personale e del suo partito. Via le burocrazie ammorbanti. Dentro una sana prospettiva di rivoluzione democratica nella forma politica. Primarie generali, per designare presidente e coordinatori regionali del Pdl. Data certa per la verifica rigorosa del rapporto tra la classe dirigente di questo partito anomalo e il suo popolo. Regolamento semplice e inattaccabile. Una nuova leadership che rinasca dal gusto del contraddittorio, dalla capacità di risvegliare i modi e lo stile del berlusconismo nascente, una riformulazione del berlusconismo come movimento nella competizione e nell’audacia, una nuova versione del vecchio carisma oggi opacizzato, tutto ciò sarebbe un segnale inequivoco anche per il paese nel suo insieme. Il basamento su cui diverrebbe possibile la ricostruzione della credibilità del governo e del suo leader. Berlusconi avrebbe dovuto vincere a Milano facendo gli stati generali dell’economia, che aveva annunciato e promesso, e facendo politica come capo dell’esecutivo, non come propagandista. Può forse ripartire, ma non senza una rottura della continuità con gli ultimi mesi o anni. Ora, subito.

    Giuliano Ferrara