sabato 21 gennaio 2012

Deportato I57633 Voglia di non morire : il libro, la scultura e il documentario

Il mio contributo alla GIORNATA DELLA MEMORIA è la riproposizione del mio libro "Deportato I 57633 Voglia di non morire" aggiornato con i nuovi documenti che ho reperito e che danno una svolta all'ultimo periodo della prigionia  di mio padre Ferdinando Valletti, nel terribile campo di sterminio di Gusen II.(Sottocampo di Mauthausen)




Si tratta di una bellissima scultura Raku  raffigurante la deportazione di Ferdinando Valletti
realizzata dal maestro Angelo Melaranci e donata
all'Associazione Culturale Ferdinando Valletti

Segnalo anche il documentario che porta lo stesso titolo del mio libro e che è stato realizzato dal Mauro V.Quattrina.  Si tratta di un  bel  documentario che, come tutti i lavori liberamente tratti, per esigenze narrative, può non essere coerente con il libro.


Voci dal Lager, il libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri

Siamo vicini alla GIORNATA DELLA MEMORIA e in tutta l'Italia sono diverse le iniziative a cui i cittadini sono chiamati a partecipare. Ognuno deve sentire il dovere di esserci e non per una celebrazione retorica o per schieramento politico, ma perchè esserci nel 2012 significa far parte della tragica storia di   quei maledetti campi di sterminio nazisti e se si è parte di quella tragedia  allora si ha il dovere di  informare le nuove generazioni sui pericoli che qualsiasi democrazia può sempre correre se non si sta sempre allerta e si permettono crimini contro la dignità dell'uomo.
Ieri sera sono stata invitata alla presentazione del libro "Voci dal lager" una raccolta di lettere e documenti di deportati politici nei campi di sterminio nazisti nel periodo 1943-1945. Gli autori hanno svolto un lavoro importante, hanno raccolto e catalogato moltissimi documenti e ci hanno mostrato il lato umano dei deportati in un contesto emozionale che colpisce profondamente. Le lettere a madri, mogli, figli sono scritte in modo delicato, sempre misurate, quasi a non voler far male, quasi a non voler raccontare ai propri cari la brutalità e l'orrore che invece i deportati stavano vivendo fino in fondo ogni giorno della loro deportazione.
Occorrerebbe leggere e rileggere quelle lettere perchè non è più il tempo di  limitarsi a citare i numeri tragici della deportazione e gli orrori di massa che sono stati compiuti dai fascisti e dai nazisti. Dietro la divisa a righe bianche e blu di quelle povere anime che hanno patito le pene dell'inferno e che spesso non sono più tornate ,c'erano uomini, persone che hanno sperato fino in fondo di farcela, di tornare dalle loro famiglie, dai loro figli.
Mai come in questo libro vengono messi in luce i meriti dei deportati politici, gente che nelle proprie città aveva partecipato alla lotta armata partigiana, aveva organizzato scioperi, partecipava alle Brigate Garibaldi, gente spesso poco celebrata davanti all'immane tragedia ebraica, ma altrettanto vittima del fascismo e del nazismo non per appartenenza di razza o religione, ma per consapevole scelta politica.

mercoledì 18 gennaio 2012

"Get on Board, Damn it!" Ma la colpa è solo di Schettino?

"Vada a bordo, maledizione!" Questa la frase che il  Capitano De Falco, responsabile della sala operativa della Capitaneria di Porto di Livorno, ha rivolto in maniera perentoria al Comandante della Costa Concordia  Schettino, una volta resosi conto che quest'ultimo aveva abbandonato la nave lasciando a bordo almeno 300 passeggeri in difficoltà.
Questa frase, in italiano un po' più colorita, ha fatto il giro del mondo e ha suscitato il plauso degli italiani che hanno visto nel Capitano De Falco l'esempio di un Italia che piacerebbe a tutti esistesse davvero.
Premesso che De Falco non ha fatto altro che il suo dovere e che invece Schettino il suo dovere non lo ha fatto per nulla, il problema non è purtroppo solo questo e le responsabilità non sono da imputare solamente a lui.
Chiediamoci come mai un personaggio come Schettino sia stato messo al comando di una nave che trasportava 5000 passeggeri, chiediamoci anche come mai la Costa Crociere si senta esonerata dalle sue responsabilità, e chiediamoci infine se la navigazione nei nostri mari è sicura, se non ci siano altri e innumerevoli Schettino che vanno allegramente  per mare mettendo a rischio  la vita di molte persone.
Ricorderete tutti il caso di Paola Romano, la turista milanese morta quattro anni or sono per una maldestra manovra del comandante dell'aliscafo della Siremar-Tirrenia che si schiantò contro la banchina del porto di Trapani., ebbene, per Paola Romano non ci fu alcun risarcimento. Fu ritenuto colpevole anche in quel caso il responsabile della nave, a nulla valsero le innumerevoli perizie che indicavano anche una probabile responsabilità della  Tirrenia. A proposito di questo vi segnalo il blog "amici di Paola" che racconta tutta la sua storia e anche l'accorato appello a Mario Monti di sua sorella Serena Romano che riporto qui sotto:

"L’opinione pubblica, insomma, deve sapere che individuare nel comandante l’unico colpevole del disastro, non serve a fare giustizia ma, al contrario, può essere utilizzato dalla compagnia di navigazione per scaricarsi delle proprie responsabilità, scaricando anche l’onere del risarcimento danni sul comandante: come accaduto per  Paola e per tutti coloro che da decenni stanno aspettando un equo risarcimento.  Accadrà anche per le vittime della Costa Concordia? E se così non fosse, ciò significherebbe che – in barba al principio di uguaglianza fra cittadini sancito dalla nostra Costituzione – si possono usare diversi pesi e misure per risarcire chi perisce su una nave da crociera o su un aliscafo di linea?  O per risarcire chi perisce in mare, in cielo o su un’autostrada?           Ecco perché,  anche per evitare che disastri del genere si ripetano, è importante che certi privilegi legislativi sfruttati dalla casta degli armatori e dei loro assicuratori vengano affrontati con l’equità e il rigore rivendicati da questo Governo, al quale inviamo il  seguente appello:
Presidente Monti, non ritiene che sia arrivato il momento di dire basta a complicità e privilegi di cui gode una casta talmente forte che può violare perfino il diritto costituzionale a un equo risarcimento danni che dovrebbe essere garantito – senza differenze -  ai passeggeri di qualsiasi mezzo di trasporto? "

Nel caso della Costa - Corcordia credo ci siano svariate responsabilità da far emergere, mi auguro che siano tutte perseguite con serietà e che le vittime siano adeguatamente risarcite. Per ora Schettino appare l'unico colpevole, ma sarà davvero così?



Le iniziative per la GIORNATA DELLA MEMORIA


l

sabato 14 gennaio 2012

Un Vigile urbano scrive a Pisapia e a Vendola: il mio collega ucciso dall'iprocrisia


AL SINDACO PISAPIA ED A NIKI VENDOLA,
riguardo il mio collega morto stasera a Milano. Lo conoscevo, abbiamo lavorato assieme, una persona vitale, simpatica, volenterosa, ottimista, sorridente. Ma non voglio fare un necrologio e nemmeno lanciare invettive, solo dire al sindaco questo: ciò che spinge a diffidare dei nomadi, non parlo di odiare, parlo di diffidare, è il fatto che la loro vita implica necessariamente l’illegalità. Ogni volta che si è entrati in un campo nomadi, si è trovata refurtiva, armi, droga; ogni volta che si parla di loro, il malaffare è dietro l’angolo ma non perché faccia parte della vita dei nomadi, ma proprio perché fa parte della vita di ogni persona sbandata e senza radici che, in questo caso, è istituzionalizzata da loro stessi e sostenuta, per misteriosi motivi, da più parti. Più parti che nascondono e negano l’evidenza, causando danno agli stessi nomadi perché, coprendoli, condannano loro e la loro progenie a vivere di male, e nel male.
I nomadi storici di quel piazzale, fra cui quelli coinvolti nel fatto di stasera, li conoscevo e li conosco: è da 20 anni che li conosco, e da decenni che infestano Milano, vivendo sempre in maniera discreta senza che abbiano mai svolto un’attività legale, vivendo di minaccia e prepotenza. Sono riuscito a contenerli, qualche volta, io ed altri volenterosi colleghi, ma ogni volta è stata un’iniziativa personale, a mio rischio, a rischio di essere additato come “razzista squadrista” da qualche benpensante non idiota ma criminale quanto loro e loro complice, perché non si può far finta di non sapere che nei campi rom c’è prostituzione minorile, c’è droga, ci sono depositi di armi. Sempre e dappertutto. E dappertutto hanno denaro a non finire, mandano figli anche minorenni alla guida con suv, appunto, a spacciare in locali notturni, facendo da corrieri.
Eppure, c’è sempre un Vendola della situazione disposto ad abbracciarli, ed un Pisapia disposto a dargli retta, insultando il buon senso e danneggiando, ripeto, tanto i suoi concittadini quanto gli stessi rom. Io reputo responsabili morali di questa morte tanto il sindaco, con la sua malintesa tolleranza, quanto Vendola, con la sua falsità e la sua propensione a sfruttare ogni onda ad effetto pur di fare scalpore e notizia, ma con gli zingari non si scherza, con gli zingari non è un gioco, con gli zingari è morte. Come volevasi, purtroppo, dimostrare.
Ora chiudo, passato il clamore iniziale, ora che è passata la mezzanotte, prendo la mia macchina e, benché claudicante, mi reco sul luogo dove il mio collega è morto, ucciso dall’ipocrisia.
Voglio andare li, e pensare un po’ a questo schifo di mondo che, sempre più, penso che sarà bello lasciare, quando sarò vecchio.
Fa troppo schifo

Di: Giuseppe Landin

Come dar torto a Giuseppe Landin ?????