“ Comprendo il papà di Eluana, ha vissuto e vive un incubo, una tragedia. Ma è passato da una fase di anonimato,alla ribalta mediatica e questo causa danni spesso anche gravi”: lo afferma il professor Francesco Bruno, psicopatologo forense,uno degli scienziati certamente più autorevoli. Professore, se dovesse esaminare il papà di Luana,che direbbe? :” che ha vissuto traumaticamente la trasformazione di un fatto privato in un evento pubblico e questo ha incidenza sulla psiche. Insomma,oggi quasi ogni quotidiano gli dedica due pagine al giorno. Quindi inevitabilmente è salito alla ribalta della scena, con tocchi che vanno dal cinismo,alla incontrollabilità. Ha perso il senso della pietà e dell'umanità”. Possiamo parlare di patologie?: “ in senso tecnico non ancora. Ma ci siamo vicini. Siamo in prossimità di una psicopatia a sfondo megalomane “ Per quale ragione si può parlare di cinismo? : “ ormai il fatto privato ...
... si è distaccato da lui. Insomma,la dimensione privata ha fatto largo al lato pubblico, dunque si sente al centro delle attenzioni e del mondo,probabilmente istigato e sobillato da interessi politici e mediatici. Certe penose situazioni e a lui va tutta la mia solidarietà,inducono il soggetto a credersi investito di una importanza fuori del comune,a perdere il senso della mediazione, quindi a distorcere la realtà. Sotto questo aspetto parlo di psicopatologia,non nel senso clinico e tipico del termine”.
Si sente a volte il centro del mondo : “ può capitare. Specie quando si riversano interessi mediatici e politici sproporzionati e ai quali il soggetto non è abituato. Poi considerate che quel povero uomo ha vissuto anni in una situazione angosciante”.
Che deduce dallo sguardo?: “ un conflitto interiore, grande confusione e angoscia. Ma certo non ci vuole lo psichiatra per dirlo”. Detto questo passiamo ad Eluana. Lei che pensa di tutto questo caso? : “ che si sta commettendo un orrendo delitto. Io sono dell'opinione,avendo parlato con amici avvocati e giudici che l'esecuzione si possa evitare. Il reato di omicidio esiste ancora”.
Non si sarebbe dovuto indagare meglio sull'attività cerebrale di Eluana?: “ certo i mezzi esistono,ma oggi vincono paura ed egoismo”.
Che cosa vuol dire?: “ non mi riferisco per carità ai parenti di Eluana. Ma sempre più spesso oggi il malato terminale o in coma è considerato un peso ed un costo sia per la famiglia che per la collettività. Dunque,la cosa migliore,camuffata da carità ipocrita, è la soppressione ,la dolce morte”
Insomma il malato costa: “ costa tempo,denaro e fatica. Oggi si tende a rifiutare la sofferenza”.
Non si trova per nulla d'accordo con la sentenza della Cassazione: “ guardi io sono uno strenuo difensore della vita. Tutte le decisioni che portano alla morte mi trovano all'opposto. Nel caso di Eluana è assolutamente sbagliato staccare la spina, insomma si commette un omicidio di stato, giustificato per sentenza”.
Ma per quale ragione,nella nostra società contemporanea, la vita ha sempre meno valore?: “ un poco perché sono venute meno molte certezze,poi per la superficialità dei nostri valori. Lo ripeto, oggi si apprezza l'aborto,l'eutanasia con la scusa del pietismo. Invece si tratta di egoismo a basso livello. Nessuno vuole vivere col malato, condividerne le sofferenze. Purtroppo, il malato grave o terminale viene considerato un peso. Triste,ma è così”.
di Bruno Volpe
http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/vips/689-bepino-englaro-ormai-e-quasi-uno-psicopata-e-magalomane-lo-comprendo-ma-eluana-non-va-soppressa
lunedì 17 novembre 2008
Bepino Englaro? Ormai è quasi uno psicopata e magalomane. Lo comprendo. Ma Eluana non va soppressa
Etichette:
PROF.BRUNO - PARERE SU BEPINO ENGLARO
domenica 16 novembre 2008
Le persone che attraversano le nostre vite
Nel corso degli anni sono molte le persone che sono entrate ed uscite nelle vite di tutti noi. Sono certa che per ognuna di loro ci sia stata una ragione e quindi per il tempo breve o lungo che ci ha regalato ci sia stato un motivo ben preciso.
Il motivo per cui una persona entra nella vita di un'altra è quasi sempre per soddisfarne una necessità inconscia, in quel preciso frangente la persona da consigli e aiuto fisico, emotivo e spirituale. Può sembrare un dono del cielo e se sei credente, probabilmente lo è. Ma potrà capitare poi che senza una apparente ragione o nel un momento meno opportuno, questa persona dira’ o fara’ qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta la persona muore, qualche volta semplicemente se ne va, qualche volta ti ferisce e ti costringe a prendere una decisione. Cio’ che dobbiamo capire e’ che in realtà il suo compito era finito perchè noi eravamo pronti per andare avanti da soli.
Alcune persone attraversano la nostra vita per una sola stagione, perche’ e’ arrivato il nostro momento di condividere, crescere e imparare, loro ti portano un’esperienza positiva. Possono insegnarti cose che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’ incredibile quantita’ di gioia, ma la loro presenza accanto a te e per un tempo limitato.
Le relazioni che durano invece tutta la vita ti danno lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Tu devi solamente accettare la lezione, amare la persona e usare cio’ che hai imparato in tutte le altre relazioni della tua vita.
Il motivo per cui una persona entra nella vita di un'altra è quasi sempre per soddisfarne una necessità inconscia, in quel preciso frangente la persona da consigli e aiuto fisico, emotivo e spirituale. Può sembrare un dono del cielo e se sei credente, probabilmente lo è. Ma potrà capitare poi che senza una apparente ragione o nel un momento meno opportuno, questa persona dira’ o fara’ qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta la persona muore, qualche volta semplicemente se ne va, qualche volta ti ferisce e ti costringe a prendere una decisione. Cio’ che dobbiamo capire e’ che in realtà il suo compito era finito perchè noi eravamo pronti per andare avanti da soli.
Alcune persone attraversano la nostra vita per una sola stagione, perche’ e’ arrivato il nostro momento di condividere, crescere e imparare, loro ti portano un’esperienza positiva. Possono insegnarti cose che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’ incredibile quantita’ di gioia, ma la loro presenza accanto a te e per un tempo limitato.
Le relazioni che durano invece tutta la vita ti danno lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Tu devi solamente accettare la lezione, amare la persona e usare cio’ che hai imparato in tutte le altre relazioni della tua vita.
ELUANA ENGLARO: L'OPINIONE DI CL
Che società è quella che chiama la vita "un inferno" e la morte "una liberazione"?
Dov'è il punto di origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome?
L'annunciata sospensione dell'alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è tanto più grave in quanto impedisce l'esercizio della carità, perché c'è chi si è preso cura di lei e continuerebbe a farlo.
Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando, in epoca cristiana, è cominciata l'assistenza proprio agli "inguaribili", che prima venivano espulsi dalla comunità degli uomini "sani", lasciati morire fuori dalle mura della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria vita. Per questo chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell'altro uomo, per il suo valore infinito perché immagine di Dio creatore.
Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Siamo strappati al nulla da Qualcuno che ci ama e che ha detto: «Persino i capelli del vostro capo sono contati».
Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.
Ecco perché arrivare fino a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana non è un'aggiunta "spirituale" per chi ha fede. È una necessità per tutti coloro che, avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.
Il cristianesimo è nato precisamente come passione per l'uomo: Dio si è fatto uomo per rispondere all'esigenza drammatica - che ognuno avverte, credente o no - di un significato per vivere e per morire; Cristo ha avuto pietà del nostro niente fino a dare la vita per affermare il valore infinito di ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione.
Abbiamo bisogno di Lui, per essere noi stessi. E abbiamo bisogno di essere educati a riconoscerLo, per vivere.
Comunione e Liberazione
Novembre 2008.
http://www.clonline.org/articoli/ita/vol_Eluana1108.pdf
Dov'è il punto di origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome?
L'annunciata sospensione dell'alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è tanto più grave in quanto impedisce l'esercizio della carità, perché c'è chi si è preso cura di lei e continuerebbe a farlo.
Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando, in epoca cristiana, è cominciata l'assistenza proprio agli "inguaribili", che prima venivano espulsi dalla comunità degli uomini "sani", lasciati morire fuori dalle mura della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria vita. Per questo chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell'altro uomo, per il suo valore infinito perché immagine di Dio creatore.
Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Siamo strappati al nulla da Qualcuno che ci ama e che ha detto: «Persino i capelli del vostro capo sono contati».
Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.
Ecco perché arrivare fino a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana non è un'aggiunta "spirituale" per chi ha fede. È una necessità per tutti coloro che, avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.
Il cristianesimo è nato precisamente come passione per l'uomo: Dio si è fatto uomo per rispondere all'esigenza drammatica - che ognuno avverte, credente o no - di un significato per vivere e per morire; Cristo ha avuto pietà del nostro niente fino a dare la vita per affermare il valore infinito di ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione.
Abbiamo bisogno di Lui, per essere noi stessi. E abbiamo bisogno di essere educati a riconoscerLo, per vivere.
Comunione e Liberazione
Novembre 2008.
http://www.clonline.org/ar
Etichette:
COMUNIONE E LIBERAZIONE,
eluana englaro,
OPINIONI
venerdì 14 novembre 2008
ORRORE E PIETA'
Forse non si usa più avere pietà, forse anche questo sentimento verrà soppresso dalla stessa Corte Costituzionale che ieri ha dato il benestare a spegnere una vita.
Al massimo fra qualche giorno ad Eluana Englaro, la ragazza che ormai tutti noi conosciamo e amiamo, verrà negato il sostentamento necessario per continuare a vivere. Lei, in coma da 16 anni, è inconsapevole di quanto sta per accaderle e oggi affronterò la giorana come al solito, ci sarà la suora che la accudisce, che la nutre tramite un sondino naso gastrico, che la massaggia e che la conduce nel giardino della clinica che la ospita sulla sua sedia a rotelle, ma sarà l'ultima volta. Chissà se Eluana "sente" che c'è qualcuno che si prende cura di lei, che le vuole bene e che vorrebbe in qualche modo proteggera da una sentenza terribile emessa da un tribunale su sollecitazione di suo padre?
Chissà se Eluana avverte lo scandire dei giorni che passano, certo tutti uguali, ma rassicuranti? Io penso di si, penso che lei avverta il calore di una mano che la accarezza e che quella carezza lei la aspetti. Chi può dire che non sia così? Chi può dire che questa ragazza sia completamente inconsapevole? Nessuno ha una conoscenza così approfondita del cervello umano per affermare che non sia così, tanto è vero che Eluana respira da sola, ha solo bisogno di essere alimentata ed idratata. E poi Eluana ha solo trent'anni. Molti anziani lottano per vivere e pur soffrendo non desiderano l'eutanasia.
Ieri sera sono andata a trovare mia suocera, era appena rientrata a casa dopo un ricovero ospedaliero, ha 92 anni ed è molto debole. L'ho vista dormire, rannicchiata nel letto ora divenuto troppo grande e le ho fatto una carezza. Lei mi ha preso la mano, me l'ha stretta forte e si è distesa. Non so se mi abbia riconosciuto, ma ha gradito la mia vicinanza e il mio gesto di affetto. Lo stesso accadeva con il mio papà ammalato di Alzheimer, nonostante molti pensassero il contrario, lui capiva tutto fino alla fine e fino alla fine sorrideva e aveva sete di affetto.
Questa povera ragazza forse avrebbe bisogno di altre carezze prima di salutare questo mondo, ma sembra che nessuno sia disposto a fargliele, per lei il tempo è finito e io, da mamma, da figlia e da cittadina di questo Stato, provo orrore per quello che le vogliono fare.
Al massimo fra qualche giorno ad Eluana Englaro, la ragazza che ormai tutti noi conosciamo e amiamo, verrà negato il sostentamento necessario per continuare a vivere. Lei, in coma da 16 anni, è inconsapevole di quanto sta per accaderle e oggi affronterò la giorana come al solito, ci sarà la suora che la accudisce, che la nutre tramite un sondino naso gastrico, che la massaggia e che la conduce nel giardino della clinica che la ospita sulla sua sedia a rotelle, ma sarà l'ultima volta. Chissà se Eluana "sente" che c'è qualcuno che si prende cura di lei, che le vuole bene e che vorrebbe in qualche modo proteggera da una sentenza terribile emessa da un tribunale su sollecitazione di suo padre?
Chissà se Eluana avverte lo scandire dei giorni che passano, certo tutti uguali, ma rassicuranti? Io penso di si, penso che lei avverta il calore di una mano che la accarezza e che quella carezza lei la aspetti. Chi può dire che non sia così? Chi può dire che questa ragazza sia completamente inconsapevole? Nessuno ha una conoscenza così approfondita del cervello umano per affermare che non sia così, tanto è vero che Eluana respira da sola, ha solo bisogno di essere alimentata ed idratata. E poi Eluana ha solo trent'anni. Molti anziani lottano per vivere e pur soffrendo non desiderano l'eutanasia.
Ieri sera sono andata a trovare mia suocera, era appena rientrata a casa dopo un ricovero ospedaliero, ha 92 anni ed è molto debole. L'ho vista dormire, rannicchiata nel letto ora divenuto troppo grande e le ho fatto una carezza. Lei mi ha preso la mano, me l'ha stretta forte e si è distesa. Non so se mi abbia riconosciuto, ma ha gradito la mia vicinanza e il mio gesto di affetto. Lo stesso accadeva con il mio papà ammalato di Alzheimer, nonostante molti pensassero il contrario, lui capiva tutto fino alla fine e fino alla fine sorrideva e aveva sete di affetto.
Questa povera ragazza forse avrebbe bisogno di altre carezze prima di salutare questo mondo, ma sembra che nessuno sia disposto a fargliele, per lei il tempo è finito e io, da mamma, da figlia e da cittadina di questo Stato, provo orrore per quello che le vogliono fare.
Etichette:
eluana,
morte,
orrore e pietà,
privazione del sostentamento
martedì 11 novembre 2008
SE QUESTA E' INTEGRAZIONE..
Riporto un articolo de IL GIORNALE e faccio un commento: come mai noi italiani siamo pronti ad autoflagellarci e a tacciarci di razzisti fino al masochismo quando ci sono difficoltà anche solo a trovare gli spazi per una moschea e invece da qualche anno i missionari cattolici, suore, preti e laici vengon uccisi nei paesi di religione islamica senza che nessuno di noi faccia sentire la propria voce?
E ora leggetevi, se volete, l'articolo.
Anche loro, forse soprattutto loro, sono un pezzo di quell’Italia forte e buona che nessuno mai racconta, a meno che sia sfiorata all’improvviso dalla tragedia. Erano in Kenya da 35 anni e curavano i bambini disabili e epilettici nella fraternità di El Wak. Ogni mattina dal 1973, l’anno in cui finiva la guerra nel Vietnam e Novella Calligaris diventava campionessa del mondo di nuoto, regolarmente si alzavano, pregavano, scendevano in ambulatorio e cominciavano a cucire le ferite che, per qualche mistero della fede, lacerano in modo così profondo i piccoli e i deboli della Terra. Nessuno ha mai parlato di loro, nessuno avrebbe mai parlato di loro.
Devo dire la verità: quando è arrivata la notizia del rapimento di suor Maria Teresa e di suor Caterina, detta Rinuccia, anche in redazione l’abbiamo presa un po’ così. Eravamo alla riunione del mattino. Due missionarie rapite? Sì, dovremo occuparcene. E poi: c’è altro? Obama che fa? E Mourinho? Come sono andate le elezioni in Trentino? Due suore nelle mani di un gruppo armato, in fondo, fanno notizia appena un po’. Vuoi mettere con l’ultima dichiarazione di Bossi e di Parisi?
Probabilmente alle suore andrebbe pure bene così. Non conosco le due missionarie, ma so che sono originarie del Piemonte. E ho frequentato missionari a sufficienza, in quella terra di santi ostinati e silenziosi, per sapere che cosa penserebbero, se potessero leggere: «Quanto disturbo abbiamo dato...». Una suora che è stata battezzata Caterina (nome splendido) e si fa chiamare Rinuccia, d’altra parte, non può essere che l’inno alla modestia, il monumento all’umiltà, l’incarnazione del servizio silenzioso. Da 35 anni stava in Kenya e probabilmente, di lei e di suor Maria Teresa, senza il rapimento, non avremmo mai sentito parlare. Ma l’irruzione di quei musulmani armati nell’ambulatorio ci obbliga, invece, a occuparci di loro. E a interrogarci ancora sul massacro dimenticato dei cristiani nel mondo: dall’India alle Filippine, dall’Indonesia all’Irak, dalla Nigeria al Sudan, dall’Algeria alla Cina. In Somalia un’altra missionaria, suor Leonella, è stata uccisa due anni fa. Anche lei si occupava di bambini. Anche lei è rimasta vittima di un’imboscata da parte dei miliziani islamici.
E allora oggi, di fronte a questo nuovo episodio di violenza, non possiamo fare a meno di chiederci se, oltre al giusto tema del dialogo e del rispetto, non sia il caso di mettere sul tavolo con forza il tema della reciprocità. Perché, mentre tutti continuano a darci lezioni, dicendo che dobbiamo favorire in ogni modo l’integrazione degli islamici in Occidente, regalando spazi e magari anche soldi per le moschee, l’integrazione che altrove viene offerta ai cattolici nei Paesi islamici è quella del sangue e del terrore. E sarà davvero duro da accettare il prossimo minareto sotto casa pensando che in molti Paesi musulmani si rischia la vita perfino portando una croce nascosta sotto il vestito. O anche solo cercando di regalare un sorriso ai bambini malati.
E ora leggetevi, se volete, l'articolo.
Anche loro, forse soprattutto loro, sono un pezzo di quell’Italia forte e buona che nessuno mai racconta, a meno che sia sfiorata all’improvviso dalla tragedia. Erano in Kenya da 35 anni e curavano i bambini disabili e epilettici nella fraternità di El Wak. Ogni mattina dal 1973, l’anno in cui finiva la guerra nel Vietnam e Novella Calligaris diventava campionessa del mondo di nuoto, regolarmente si alzavano, pregavano, scendevano in ambulatorio e cominciavano a cucire le ferite che, per qualche mistero della fede, lacerano in modo così profondo i piccoli e i deboli della Terra. Nessuno ha mai parlato di loro, nessuno avrebbe mai parlato di loro.
Devo dire la verità: quando è arrivata la notizia del rapimento di suor Maria Teresa e di suor Caterina, detta Rinuccia, anche in redazione l’abbiamo presa un po’ così. Eravamo alla riunione del mattino. Due missionarie rapite? Sì, dovremo occuparcene. E poi: c’è altro? Obama che fa? E Mourinho? Come sono andate le elezioni in Trentino? Due suore nelle mani di un gruppo armato, in fondo, fanno notizia appena un po’. Vuoi mettere con l’ultima dichiarazione di Bossi e di Parisi?
Probabilmente alle suore andrebbe pure bene così. Non conosco le due missionarie, ma so che sono originarie del Piemonte. E ho frequentato missionari a sufficienza, in quella terra di santi ostinati e silenziosi, per sapere che cosa penserebbero, se potessero leggere: «Quanto disturbo abbiamo dato...». Una suora che è stata battezzata Caterina (nome splendido) e si fa chiamare Rinuccia, d’altra parte, non può essere che l’inno alla modestia, il monumento all’umiltà, l’incarnazione del servizio silenzioso. Da 35 anni stava in Kenya e probabilmente, di lei e di suor Maria Teresa, senza il rapimento, non avremmo mai sentito parlare. Ma l’irruzione di quei musulmani armati nell’ambulatorio ci obbliga, invece, a occuparci di loro. E a interrogarci ancora sul massacro dimenticato dei cristiani nel mondo: dall’India alle Filippine, dall’Indonesia all’Irak, dalla Nigeria al Sudan, dall’Algeria alla Cina. In Somalia un’altra missionaria, suor Leonella, è stata uccisa due anni fa. Anche lei si occupava di bambini. Anche lei è rimasta vittima di un’imboscata da parte dei miliziani islamici.
E allora oggi, di fronte a questo nuovo episodio di violenza, non possiamo fare a meno di chiederci se, oltre al giusto tema del dialogo e del rispetto, non sia il caso di mettere sul tavolo con forza il tema della reciprocità. Perché, mentre tutti continuano a darci lezioni, dicendo che dobbiamo favorire in ogni modo l’integrazione degli islamici in Occidente, regalando spazi e magari anche soldi per le moschee, l’integrazione che altrove viene offerta ai cattolici nei Paesi islamici è quella del sangue e del terrore. E sarà davvero duro da accettare il prossimo minareto sotto casa pensando che in molti Paesi musulmani si rischia la vita perfino portando una croce nascosta sotto il vestito. O anche solo cercando di regalare un sorriso ai bambini malati.
Etichette:
centro islamico,
eccidio dei cristiani,
integrazione,
suore rapite
Iscriviti a:
Post (Atom)