martedì 8 settembre 2009

Lasciare Milano

«Troppo alti gli affitti in centro» Chiudono oltre trecento negozi

Lo storico spazio di antiquariato al numero 110 di corso Garibaldi non c’è più. Al suo posto, è in allestimento un temporary shop. Un negozio, cioè, che rimane aperto a tempo giusto per svendite e smaltimento della merce. È la nuova frontiera del commercio. Di temporary shop ce ne sono moltissimi in centro, da via Dante a corso Vittorio Emanuele. E i negozi normali che fanno? Semplice, chiudono.
Secondo i dati della Camera del Commercio nei primi sei mesi del 2009 sono state 224 le attività cessate a Milano. Cui ne vanno aggiunte altre 92 nel settore della ristorazione. Un numero comunque di molto inferiore ai negozi che aprono: più di 500. Ma attenzione: nel conteggio non sono prese in considerazione le cessazioni d’ufficio. E non si specifica che le nuove attività sono concentrate soprattutto nelle periferie. Non a caso nel 43,6 per cento dei casi i nuovi imprenditori sono stranieri. «Nei quartieri periferici stanno nascendo moltissime attività gestite da extracomunitari. Lì gli affitti costano meno e loro abbattono i costi del personale con la conduzione familiare o peggio il lavoro nero. Quindi riescono a fare affari. In centro invece chiudono soprattutto le botteghe. Anche perché gli affitti e il costo del lavoro sono altissimi», spiega Giorgio Montingelli, delegato al territorio dell’Unione del commercio.
Di vetrine vuote lungo corso Garibaldi ce ne sono una decina. Alcune sono sfitte da anni. Al civico 121, il Centro Bonsai è chiuso ormai da quasi quattro anni. E i locali sono rimasti sfitti anche nel magazzino adiacente. La posizione semi-nascosta sotto ai portici non basta come scusante. Ok, la crisi colpisce tutti e dappertutto. Ma qui siamo in corso Garibaldi, nel cuore di Milano. Ci devono essere altre ragioni. Chiusi anche un negozio di scarpe al civico 57 o quelli di abbigliamento uomo e donna al 39 e al 3. «Qui la colpa è soprattutto della ztl - attacca subito Giorgio Montingelli, che tra l’altro ha la sua attività proprio sul corso -. Non siamo un’isola pedonale, perché i residenti nel corso sono quasi mille e il traffico di auto è continuo. Allo stesso tempo, però, non è più una via di passaggio per chi viaggia in macchina per Milano, visto che qui non si può accedere. Risultato: è la morte del commercio». Ma la crisi colpisce anche via Dante, dove le auto non passano del tutto. «Colpa degli affitti - continua Montingelli -. Il mercato delle locazioni per i commercianti è completamente deregolato. I proprietari dei locali stanno alzando i prezzi in modo esponenziale. In via Dante c’è chi ha visto il proprio affitto quintuplicato rispetto al passato».
Che il prezzo degli affitti sia aumentato di molto lo confermano gli stessi commercianti in crisi. «A fine mese sarò costretto a chiudere bottega dopo 28 anni - dice Sergio Nicosia, titolare della gioielleria Cordusio -. Con i soldi che ho lasciato al proprietario dei locali mi sarei preso tre megaville in Sardegna. La verità è che ora comandano immobiliaristi e banche. Noi piccoli commercianti stiamo morendo, sopravvivono solo le grandi catene e i centri commerciali. Qui in via Dante sono tutti in difficoltà e aspettano solo il momento di vendere». D’altronde con un affitto da più di 50mila euro per un locale piccolissimo e la crisi dei consumi rientrare dalle spese non è facile.
Lungo via Dante sono tre le vetrine già sfitte. Anche se il numero è tristemente destinato a salire. Non sempre, poi, la crisi risparmia i franchising. L’abbigliamento di Motivi, per esempio, non c’è più. E nemmeno i preziosi di Frey Wille. A fine anno se ne andrà anche Salvini, un altro gioielliere. E non va meglio nelle vie limitrofe. In via Tommaso Grossi un negozio di abbigliamento maschile ha chiuso i battenti più di un anno fa e i locali sono ancora sfitti. Eppure siamo a due passi dal Duomo. In via Orefici Riccardo Prisco sta svendendo a prezzi stracciati gli ultimi capi. Il 30 settembre abbasserà per sempre la saracinesca. Bassetti, all’incrocio con il passaggio degli Osti, se ne è invece già andato. E sulla nuda vetrina campeggia la scritta «affittasi» a carattere cubitali.

venerdì 28 agosto 2009

Nuove regole per diventare insegnati: era ora!

Finalmente sono state varate le nuove regole per accedere alla professione di insegnante. Forse in futuro potremo evitare di vedere i nostri figli indottrinati solo di ideologia e scarsamente preparati, perchè per non nascondersi dietro un dito dobbiamo ammettere che è assolutamente vero che accanto a qualche insengante coscienzioso e capace esistono schiere di docenti che non amano la professione, che insegnano per portare a casa uno stipendio e che per giunta usano la loro "missione" per fare politica.


Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica; assunzioni solo in base alla necessità per evitare il precariato; più inglese e competenze tecnologiche: queste alcune delle novità contenute nel nuovo regolamento che presenterà oggi il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini per chi vuole accedere all’insegnamento. Con le novità introdotte, riferisce il ministro, "si passa dal semplice sapere al sapere insegnare". E aggiunge: "Con il nuovo tirocinio ci si forma anche sul campo".

Le nuove regole Il ministro Gelmini ha presentato oggi le novità per chi vuole accedere all’insegnamento che si sviluppano, in particolare, su quattro grandi linee: il tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col "mestiere" di insegnante, "perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica" si legge in una nota. Il numero di nuovi docenti sarà poi deciso in base al fabbisogno. L’obiettivo è quello di porre così fine all’accesso illimitato alla professione che creava il precariato. In questo modo sarà consentito ai giovani l’inserimento immediato in ruolo.

Inglese e tecnologie Sarà infine dato più spazio all’inglese e alle nuove tecnologie. Il regolamento è il frutto del lavoro della commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita una azione di primo confronto col mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica. L’obiettivo dei nuovi percorsi è quello di garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio formativo attivo, direttamente a contatto con le scuole.

Richiesta la laurea quinquennale Con il nuovo sistema per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sarà necessaria la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia. Sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche ed è previsto un apposito percorso in laboratorio per la lingua inglese e le nuove tecnologie. Per gli alunni con disabilità, in tutti i percorsi è previsto che ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali. Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado sarà necessaria la laurea magistrale più un anno di Tirocinio formativo attivo. È prevista una prova di ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie. L’anno di tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di presenza a scuola sotto la guida di un insegnante tutor.

Il nodo Siss Rispetto al percorso Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario (Ssis), il ministero ritiene di prendere il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi già nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio, sui laboratori e le didattiche. Con il vecchio sistema per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d’accesso al primo anno e scelta, dopo un biennio comune, dell’abilitazione in primaria o in scuola dell’infanzia. Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado era necessaria la laurea magistrale e due anni di Ssis. Chiudono le Siss per le secondarie di primo e secondo grado e al loro posto si dà vita al Tirocinio formativo attivo della durata di un anno. Il numero dei tirocini sarà deciso in base al fabbisogno di insegnanti.

Sistema nazionale d'istruzione Nel regolamento è stato dato riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni di personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove c’è la sperimentazione dell’obbligo formativo. Gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate e avranno funzione di controllo. Il consiglio di corso di tirocinio, che prevede la presenza di scuola e università, ha compiti di coordinamento e di progettazione e rappresenta il terreno di incontro e di raccordo tra le due realtà.

Le commissioni di abilitazione Le commissioni di abilitazione prevedono un equilibrio tra scuola e università e un peso determinante del tirocinio e della prova didattica sul voto di abilitazione. I dottori di ricerca e i "precari della ricerca", se in possesso dei requisiti curriculari, entrano in soprannumero, dopo un esame orale, nell`anno di tirocinio, vedendo valorizzato il loro percorso. L’anno di tirocinio prevede forme di interazione e coprogettazione del percorso tra istituzioni scolastiche e atenei ed è stato previsto uno specifico spazio di laboratori destinati ad approfondire quanto viene fatto in classe. È previsto che la formazione dei docenti per il sostegno sia posta in capo alle università, pur prevedendo la possibilità di specifici accordi con gli enti del settore. Sono previsti percorsi di specializzazione per il Clil (insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in inglese). Il sistema Afam concorre a pieno titolo alla formazione iniziale dei docenti nelle classi di abilitazione di propria competenza. In particolare, è stata rivista la classe di abilitazione per lo strumento musicale. Sino all'entrata a regime delle nuove lauree magistrali, la programmazione del numero di abilitati e il test è previsto, per la secondaria di primo e secondo grado, prima di accedere all’anno di Tirocinio formativo attivo. Per quanto riguarda i precari non abilitati e gli ex diplomati negli istituti magistrali sono stati previsti percorsi che, dietro il superamento di prove d’accesso in grado di verificare la preparazione disciplinare, consentano di conseguire l’abilitazione.

Le lauree magistrali Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell’istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle classi di abilitazione. "Oggi iniziamo a progettare un nuovo tassello per il cambiamento del nostro sistema scolastico - scrive il ministro Mariastella Gelmini - un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie Ssis un percorso più snello, di un anno, coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal semplice sapere al saper insegnare".

giovedì 23 luglio 2009

Ciao papà!

Oggi, come due anni fa, sono qui a parlarvi di un uomo straordinario che se ne è andato in un afoso giorno di luglio. Oggi, come due anni fa, soffro questa perdita perchè quell'uomo è mio padre. Nonostante sia trascorso del tempo mi risulta difficile scrivere di lui al passato perchè il mio papà è tanto presente nella mia vita e in quella dei miei figli. In questi due anni sono state tante le volte che me lo sono sentito vicino, che ho provato a tendere la mano per incontrare la sua, che ho cercato di fissare il mio sguardo nel suo splendido sorriso e ci sono sempre riuscita.
Il 23 luglio 2oo7 papà Ferdinando lasciava la vita che aveva tanto amato e che aveva vissuto intensamente e io, pur comprendendo che, come si suol dire, aveva finito di soffrire, non mi sono rassegnata a perderlo e non lo faccio nemmeno ora. Tra noi c'era un rapporto speciale, una sorta di comune sentire che continua anche ora che lui è in un'altra dimensione, spesso gli parlo, mi confido con lui e le sue risposte arrivano sempre, magari non nel modo convenzionale, ma arrivano.
Oggi voglio ricordarlo come una persona straordinaria, come un papà magnifico e un nonno fantastico (troverete notizie di lui cliccando qui) ma voglio anche dare speranza a chi ha perso una persona cara, perchè se l'amore è grande ed è vicendevole, non c'è morte che tenga, i rapporti non si interrompono.
Ciao papà, un bacio grande!

sabato 11 luglio 2009

SOLO PER TE, il mio nuovo libro


E uscito in questi giorni e lo presenterò ufficialmente in settembre, ma se volete potete già acquistarlo, è un libro da far leggere ai vostri bambini in vacanza, una lettura istruttiva e divertente ... anche per voi.
Racconta tante storie di cani e di gatti comuni, di quelli che ci sono accanto giorno dopo giorno, che combinano di tutto e di più, che ci fanno sorridere e che quando se ne vanno ci strappano un pezzetto di cuore.
E' bello che i bimbi imparino ad amare gli animali ed è bellissimo che un adulto, magari solo e triste, riscopra in un cane o in un gatto il suo compagno di strada, un compagno tenero, mai invadente, mai "giudicante", insomma un amico vero.
Leggete il libro e forse ....
Per acquistarlo on line cliccate qui

mercoledì 1 luglio 2009

La sinistra si dimette

A furia di cercare sotto le coperte di Silvio esce fuori un’altra storia. Una storia che già avevamo nelle orecchie: il Cavaliere nelle inchieste di Bari non c’entra un fico secco e se qualcosa di strano sarà mai accaduto, coinvolge esponenti del centrosinistra. Forse proprio per mettersi al riparo da sconquassi giudiziari, ieri, si è dimessa in blocco l’intera giunta di Nichi Vendola. E lady Asl, cioè la responsabile della sanità pugliese, è stata congelata.

Questa è la fotografia che esce dopo (...)

(...) l’inchiesta della procura di Bari e dopo la decisione politica di auto-azzerarsi. E questa era la storia che avrebbero dovuto raccontare i giornalisti di Repubblica, i quali invece ieri hanno appallottolato l’appello del presidente Napolitano sulla tregua fino al G8, facendone carta straccia. Ci ha pensato il vicedirettore Massimo Giannini con un sillogismo. «...Questi sono i fatti. E dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua».

Dieci e lode. Ma... i fatti che coinvolgono Berlusconi quali sarebbero? Gli unici che stanno venendo a galla riguardano ben altri ambienti, tant’è che ieri si sono dimessi tutti e sottolineo tutti gli assessori pugliesi. Evidentemente qualcosa di grosso ci dev’essere. E non coinvolge il premier, il quale per Repubblica resta l’indiziato numero uno.

È diverso tempo che Repubblica ha allestito un grande show, con fuochi d’artificio, fumogeni, luci e triccheballacche, per pompare quel poco che aveva in mano. Per carità, lo show allestito è di grande fattura ma al di là dei colori e degli effetti speciali non c’è nulla. Non c’è un premier che va a letto con le minorenni, non c’è un premier che paga escort, non c’è un premier che si droga, non c’è un premier corrotto, non c’è niente di tutto questo. C’è un premier che apre la porta di casa a un tizio che se ne approfitta. Purtroppo sbagliare frequentazioni è errore assai comune ai mortali: è capitato persino ai moralisti. Finanche Di Pietro ha sbagliato amicizie ed è finito nei guai.

Ciarlatani per tutti

E siamo sicuri che pure nella redazione di Repubblica grandi penne si sono fidate di persone che alla fine si sono rivelate non tanto dei gran bauscia quanto dei ciarlatani. Repubblica prese un granchio con l’ex fidanzato di Noemi che non raccontò tutta la sua verità fino in fondo, per esempio. E sbagliarono pure D’Avanzo e Bolzoni nel dare retta a certe fonti sul delitto Rostagno. La recente sentenza sulla morte dell’ex Lotta Continua poi fondatore di una Comunità non ha nulla a che spartire con il racconto dei due scooppisti di Repubblica. Lo fece fuori la mafia: in Sicilia capita.

Sbagliare amicizie capita. E la gravità non cambia peso se a sbagliare è il presidente del consiglio o un cittadino qualunque. La responsabilità - insegnano - è sempre personale. Esempio, se io invito Tizio a casa mia e questo poi va in balcone e rovescia il vaso dei fiori in testa a un passante, io non ho colpe. Per Repubblica sì. Non solo, Repubblica trasforma tutto questo in fatto, senza distinguere le responsabilità di Tizio dalle mie che sono il padrone di casa.

Il presidente Napolitano ieri l’altro aveva offerto una sponda per uscire dal grande show virtuale, parlando di una tregua di qui al G8. Lo aveva chiesto espressamente ai giornalisti e ai politici, quasi ad indicare in loro i terminali di questa campagna che danneggia non solo il premier (come loro intenzione) ma tutta l’Italia. Napolitano, saggiamente, aveva chiesto un break forse confidando nella sua personale moral suasion.

A tutto furore

Macché, il furore in largo Fochetti è talmente denso che nemmeno l’intervento del Capo dello Stato fermerà l’operazione sputtanamento. Leggiamo alcuni commenti all’articolo di Giannini pubblicati sul sito Repubblica.it. «Le parole del Presidente Napolitano mi fanno tornare in mente... le collaboratrici domestiche che nascondono la sporcizia sotto i tappeti». «Il ferro si batte finché è caldo. Il prossimo G8 è l’occasione giusta per mettere davanti alle sue responsabilità questo personaggio e vedere con quale faccia si siederà accanto ai rappresentanti degli altri Paesi». «Bella questa, Berlusconi e i suoi portaborse vogliono tappare la bocca a tante persone, istituzioni, giornali nazionali e esteri. Ora ci si mette anche il presidente della Repubblica Napolitano... a me pare la strada giusta per la dittatura».

Ne abbiamo pescati a caso tra i tanti; sono sufficienti per capire lo spirito del giornalismo declinato nelle stanze di Repubblica. Un giornalismo che combina i buoni e i cattivi a seconda delle proprie convenienze. Ieri Napolitano è finito nella lista dei cattivi per il solo fatto che non ha tenuto bordone alla campagna di Repubblica.

Sia chiaro, ognuno è libero di interpretare il giornalismo come meglio crede, l’importante è che non abbia la spocchia di vendercelo come l’esempio più virtuoso. Qui di fatti non ce ne sono, c’è solo tanto antico livore.

da Libero