giovedì 28 gennaio 2010

Una vita da mediano per salvarsi dal lager


Una vita da mediano per salvarsi dal lager

di Daniele Abbiati - IL GIORNALE  pagine nazionali
27 gennaio 2010 - Giorno della Memoria

Ferdinando Valletti giocava nel Milan e fu deportato a Mauthausen. Fu risparmiato perché ai nazisti mancava un difensore: scelsero lui
Sarebbe bello prendere in prestito il titolo del film di John Huston e chiamarla Fuga per la vittoria. Purtroppo, non fu né una fuga, né, tantomeno, una vittoria. Al massimo, possiamo dire che qualcuno si salvò momentaneamente in calcio d’angolo. Anche se il campo di concentramento di Mauthausen era, fra il 1943 e il ’44, il peggiore angolo del mondo dove si potesse finire.
Fra gli altri, vi era finito Ferdinando Valletti (nella foto è l'ultimo a destra). La carriera da mediano, prima all’Hellas Verona, poi al Seregno, quindi nelle retrovie del Milan, durò poco, e non per colpa di un menisco capriccioso. Per colpa di uno sciopero, invece, quello dell’1 marzo 1943. Lo avevano indetto gli operai dell’Alfa Romeo di Milano e il ventiduenne Ferdinando vi aveva svolto, da buon gregario, un ruolo marginale: volantinaggio. Tutt’altro che un fuoriclasse con il pallone fra i piedi, con i libri se la cavava piuttosto bene, tanto che alla scuola interna della fabbrica aveva raggiunto il diploma di perito industriale. Fieno in cascina per il futuro. I fascisti, però, non gradirono quell’azione «sovversiva». Pochi giorni dopo, bussarono alla porta di casa sua, in via Cesare Ajraghi 44, dove viveva con la moglie, da poco in un’attesa che non sarà dolce, ma piena d’angoscia, quella della figlia Manuela. «Vieni giù un momento, dobbiamo fare quattro chiacchiere». Lui scende, in ciabatte. È l’inizio della fine. Prima il carcere di San Vittore, poi il famigerato binario 21, destinazione Mauthausen, la trasferta più lunga.
Dai sogni di scudetto e di libertà alle pietre della cava, dove il cuore batte forte al ritmo delle martellate. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, la fabbrica dell’orrore e dell’umiliazione produce a ciclo continuo, mentre i forni crematori bruciano, con i corpi dei compagni, ogni speranza di salvezza.
Ma accade l’imponderabile. Alle belve non basta prendere a calci le vite altrui, si dilettano anche a tormentare la sfera di cuoio. Partitelle in famiglia, amichevoli, cameratesche. Una volta, però, manca all’appello un elemento. Che si fa? Non si gioca? Nein, vediamo se fra i relitti della cava s’annida una potenziale riserva. Proviamo con quello targato I (come Italia) 57633. Sotto il numero pesantissimo della casacca ci sono i 39 chilogrammi di pelle e ossa appartenenti proprio a Valletti. Coraggio, si torna in campo. Ferdinando, raccogliendo chissà dove le energie, fa conto di essere all’Arena Civica di viale Gadio, e ci dà dentro. I rudimenti dell’arte pedatoria sono sopravvissuti all’inferno, così il provino viene superato a pieni voti. Da panchinaro rossonero a panchinaro al servizio dei nazisti, un bel salto all’indietro, nelle gerarchie dell’umanità.
«Promosso» per conseguenza a sguattero, il Nostro s’impegna a «trafugare» gli scarti delle cucine e a passarli, con tutte le cautele del caso, a chi è più sfortunato di lui. I mesi trascorrono così, fra un passaggio destinato agli attaccanti in camicia bruna e una buccia di patata allungata a un compagno moribondo. E quando, il 5 maggio del ’44, arriva l’ormai insperata liberazione, non c’è tempo né voglia di festeggiare il gol più bello. Bisogna rimettere insieme i cocci di un’esistenza presa per i capelli a un passo dal baratro.
«Quando tornò a casa - ricorda oggi la figlia Manuela, che all’odissea di papà ha dedicato il libro Deportato I 57633. Voglia di non morire (ed. Boopen, Napoli, 2008) - era in condizioni pessime. Io avevo 10 mesi. Per molti anni non volle parlarci della sua esperienza. Riprese il lavoro, tenendosi in contatto con alcuni amici che si erano salvati. Gli diedero anche l’“Ambrogino d’Oro”. Soltanto ultimamente (Valletti è morto nel luglio del 2007, ndr) aveva accettato di raccontarsi ai ragazzi delle scuole, togliendo il velo dietro cui nascondeva il tormento dei ricordi. Nel ’50 era tornato, con alcuni colleghi dell’Alfa Romeo, a Mauthausen».

Anche Mauro Vittorio Quattrina è stato da quelle parti. Per realizzare un documentario sulla prigionia di Valletti. Presentato in anteprima a Verona il 21 gennaio scorso, verrà proiettato oggi alle 10 al Polo universitario di Imperia (via Nizza, 8), domani alle 20.30 a Verona (Aula Magna delle scuole Fincato/Rosani in Via Badile, Borgo Venezia), venerdì alle 21 a Milano (Sala Consiliare del Consiglio di Zona 3, Via Sansovino, 9), sabato a Peschiera del Garda (Sala Conferenze della Biblioteca di Peschiera). «A ogni proiezione abbiamo avuto centinaia di presenze - spiega Quattrina -. E molti mi dicono “perché non ne fate un film?”. Io sarei pronto a farlo, visto che la sceneggiatura l’ho già scritta. Ma le televisioni che ho interpellato, di Stato e non, sembrano poco interessate alla cosa. Io sono qui, se nel frattempo qualcuno avesse cambiato idea».
Questa è una partita troppo importante, merita di finire ai tempi supplementari.

mercoledì 27 gennaio 2010

RICORDIAMO, RICORDIAMOLI!

Oggi si celebra in tutto il mondo la GIORNATA DELLA MEMORIA, io lo farò a RAI NEWS 24 alle ore 11.30 parlando di mio padre Ferdinando Valletti e del documentario che racconta della sua deportazione e della sua voglia di non morire. Mio padre è tornato a casa e ora che non c'è più continua a vivere nel mio ricordo e nel ricordo dei molti che hanno letto e leggeranno il mio libro DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE e che vedranno il documentario di Mauro Vittorio Quattrina.che porta lo stesso titolo.


martedì 24 novembre 2009

La seconda edizione del libro "Deportato I57633 Voglia di non morire

E' uscita la seconda edizione del mio libro "Deportato I57633 Voglia di non morire". Il libro è stato arricchito con nuova documentazione, con altre foto e con le mie riflessioni su che cosa ha significato per me essere figlia di una deportato, una esperienza che mi appartiene  dalla nascita e di cui solo ora che mio padre se ne è andato, riesco a comprendere il profondo significato.
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"Deportato I57633 Voglia di non morire" lo potete acquistare on line

lunedì 16 novembre 2009

Manuale di Pronto Soccorso Veterinario

L'Associazione Proprietari Responsabili, che da anni si batte per una perfetta integrazione cani-padroni-società, ha promosso un volumetto di grande interesse, si tratta di un Manuela di Pronto Soccorso Veterinario molto pratico ed essenziale che consente ai proprietari di cani e gatti di prendersi cura dei loro amici in qualsiasi evenienza e con efficacia in attesa dell'arrivo di  un veterinario in carne ed ossa.

"Che cosa fare se il tuo cane o gatto ha un incidente? Come provargli la febbre, come fare una fasciatura o una iniezione, come estrarre un corpo estraneo dalla gola e molto altro ancora, partendo da nozioni di base e dalla conoscenza del proprio animale."

Ecco il Manuale, chi volesse acquistarlo lo può fare on line cliccando questo link , ne esiste anche un versione
E-BOOK, immediatamente scaricabile sul computer che è più economia di rapida consultazione, per l'edizione E-BOOK cliccate qui

lunedì 2 novembre 2009

Presenze

Oggi è una giornata piovosa, tipica "da giorno dei morti", sento ancora la voce della mia nonna che usava questa espressione. La mia squadra oltre il ponte si è fatta più numerosa con il passare del tempo, ora accanto alle mie nonne, a qualche mia zia, c'è il mio papà ed è a lui che penso in giornate come queste.
La sua foto mi sorride, è una immagine bellissima che mette in risalto il suo volto aperto e sincero, i suoi occhi che  brillano, proprio come accadeva quando era particolarmente felice e il suo entusiasmo era contagioso; per questioni familiari piuttosto sgradevoli non ho la possibilità di portargli  un fiore, ma il mio colloquio con lui non è mai terminato,  a lui racconto  tutto quanto mi accade e se ho bisogno di aiuto la sua risposta arriva sempre. Farò così anche oggi. Credo che questo rapporto così bello, così intenso di scambievole affetto sia possibile solo tra persone che si sono volute tanto bene e noi due ce ne siamo voluto tantissimo. 
E' rassicurante sapere che il mio papà mi è accanto....oggi voglio regalargli  un abbraccio lieve come una carezza e dirgli  "Ti voglio bene papà"!