Visualizzazione post con etichetta 10 anni dalla morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 10 anni dalla morte. Mostra tutti i post

mercoledì 18 agosto 2010

Buon viaggio Presidente

Il Presidente Cossiga amava viaggiare, amava soggiornare all'estero, specialmente in Inghilterra, ma anche a Lugano e in molti altri luoghi, e da buon viaggiatore si era preparato bene anche per il suo ultimo viaggio, quello che è iniziato ieri poco dopo le tredici.
Lo ha fatto per tempo, già nel 2007, scrivendo quattro lettere alle massime autorità dello Stato, lettere che ribadiscono il suo amore per l'Italia e per il popolo italiano. Ci ha sorpreso ancora una volta il gentiluomo Cossiga... ho rifiutato i funerali di stato e la presenza di qualsiasi autorità alle sue esequie, certamente ne avrà scritto le motivazioni, ma forse non le sapremo  mai, anche se possiamo intuirle facilmente. Lo stesso fece la famiglia Moro dopo la tragedia che la colpì e di cui Cossiga fu, suo malgrado, attore. A quell'epoca era Ministro dell'Interno e dovette interpretare i dettami del suo governo e soprattutto della DC: "Con i terroristi non si tratta"  era la parola d'ordine di allora, ma Moro era suo amico e lui, combattuto fino all'ultimo, soffrì come un cane e all'epilogo tragico della vicenda si dimise. Disse sempre che si sarebbe preso le sue responsabilità e anche quelle di chi avrebbe dovuto prendersele e non lo fece...
Ho negli occhi una immagine che lo ritraeva due o tre giorni dopo la sepoltura di Moro, accanto alla sua tomba a Torrita Tiberina, quasi aggrappato al cancelletto della cappella di famiglia, quello fu il dramma che condizionò tutta la sua vita.
Ora, come Moro, rifiuta i funerali di Stato e soprattutto la presenza di politiche alle sue esequie, una risposta alla scelta che dovette fare e che costò la vita al suo amico.
Certo Cossiga fu molte altre cose dopo quei tragici eventi, dimostrò di essere un grande uomo e a me dispiace molto averlo perduto, mi mancherà la sua intelligenza, la sua arguzia, e perchè no? Anche il racconto delle sue debolezze, della sua depressione. Nella bolgia della politica dei nostri giorni non c'era più posto per lui, e lui lo aveva capito da tempo e aveva staccato la spina alla voglia di vivere.
Buon viaggio Presidente e la terra le sia lieve!
.

martedì 9 settembre 2008

Lucio Battisti dieci anni fa

Fu il 9 settembre del 1998, in un mattino melanconico di dieci anni fa, che Lucio Battisti se ne andò, nell’ospedale milanese dove l’aveva condotto un male indomabile. Aveva cinquantacinque anni, lo descrissero gonfio, i capelli ricci bruciati dalla chemioterapia, i modi schivi di sempre.

La sua ostinata riservatezza non ci consente oggi di tracciarne un profilo umano e allora lo ricordiamo sulla scorta delle avare notizie che lui lasciò trapelare: la nascita a Poggio Bustone, nei pressi di Rieti, l’approdo a Milano, chitarra a tracolla, l’esordio tra i Campioni di Tony Dallara e poi la grande fortuna della sua vita, l'incontro con Mogol. Che dapprima giudica non eccelso il talento battistiano, poi decide d’aiutarlo a crescere: gli scrive splendidi testi, ne diventa pigmalione e maestro, ne rafforza il gusto e fors'anche l'inventiva.
Prende forma così lo stile battistiano: figlio di molti stili, e tuttavia inconfondibile. Vi confluiscono il senso, tutto italiano, della melodia sinuosa, i rapinosi crescendo e insieme i suoni e i ritmi anglosassoni. Gli echi del Brasile, la levigatezza del pop e talora l’impazienza del rock, o le armonie eterodosse del jazz. Ma non meno fecondo è l’apporto di Mogol. In quei tardi anni Sessanta in cui decollano De André e Guccini, e Gaber ripudia le canzonette per votarsi all’impegno civile, il maestro milanese non rinuncia ai suoi bozzetti d’amore e di vita spicciola, né al suo intimismo mai banale. Mogol non ha rivali, nello smascherare l’epopea nascosta del quotidiano, la grandezza sommessa della piccole cose, il profilo antiretorico, antioleografico della realtà. Grande tecnico, i suoi testi s’adattano perfettamente alla musica di Battisti e ai suoi tratteggi spesso imprevedibili. E nascono così pagine come 29 settembre, Acqua azzurra acqua chiara, Mi ritorni in mente. E ancora Fiori rosa fiori di pesco, I giardini di marzo, Pensieri e parole, La canzone del sole. Nonché Emozioni, di tutto il canzoniere battistiano la pagina, come da titolo, più emozionante: ché a una melodia monocorde suppliscono il testo di Mogol e l’arrangiamento di Reverberi, straordinari entrambi. Poi subentrano dissidi, interessi contrapposti, insofferenze crescenti: la coppia scoppia. E il mito di Battisti imbocca un tunnel acceso soltanto da bagliori saltuari. La collaborazione col poeta Pasquale Panella induce una musica gelida, tecnologica, tutta di testa. Su liriche dove l'emozione latita dietro geniali, ma inestricabili giochi di parole. Il primo album del nuovo corso, Don Giovanni, è a suo modo un capolavoro. Gli altri assai meno. Ma il più, e il meglio, è già stato fatto.

Per molti di noi il Lucio dell'epoca Mogol ha scritto la colonna sonora della gioventù e ci accorgiamo con piacere che ha emozionato e continua ad emozionare anche i nostri figli e per questo merita il nostro grazie e il nostro ricordo affettuoso.