sabato 27 settembre 2008

Paul Newman se ne è andato

È morto Paul Newman, uno dei più noti attori di Hollywood, indimenticabile protagonista di film come «La stangata», «Lo spaccone» e l'ultimo, «Era mio padre», diretto nel 2002 da Sam Mendes. La notizia è scarna ed essenziale come accade solitamente in questi casi, ma lui, il grande Paul ha fatto sognare le donne di tutto il mondo ed era un uomo con la U maiuscola. L'annuncio lo ha dato Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano. Al momento però la notizia non ha altre conferme. «Stamani alle 7.30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi» ha detto Manes alla festa annuale della fondazione. I presenti hanno risposta alla notizia con un applauso durato alcuni minuti.
Nato e cresciuto nell'Ohio, vicino a Cleveland, Paul era figlio del proprietario di un negozio di articoli sportivi, a sua volta figlio di emigranti europei, e di una donna ungherese. Giovanissimo si è arruolato nella Naval Air Corp sperando di diventare pilota, ma non ci è riuscito per un problema alla vista. Nel 1949 ha sposato Jackie Witte ed è stato allora che ha deciso di intraprendere la carriera di attore; dal matrimonio sono nato tre figli, ma l'unico maschio, Scott, è morto nel 1978 per overdose. Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, Paul si è iscritto all'Actor's Studio di New York e ha debuttato nel 1953 in un teatro a Broadway in «Picnic», opera resa famosa dall'omonimo film. L'esordio cinematografico nel 1954 in «Il calice d'argento». Allora il The New Yorker scrisse: «Recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali».

I GRANDI SUCCESSI - Due anni più tardi è andata meglio con la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano in «Lassù qualcuno mi ama». Nel 1958 a Las Vegas Newman si è risposato con l'attrice Joanne Woodward, sua compagna fino all'ultimo e da cui ha avuto tre figlie. A cavallo degli anni '60 Paul è stato protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood: «La gatta sul tetto che scotta», «Lo spaccone», «Hud il selvaggio», «Intrigo a Stoccolma», «Il sipario strappato», «Nick mano fredda», «Butch Cassidy», «La stangata». Con la moglie ha recitato poi in «Paris Blues» (1961), «Il mio amore con Samantha» (1963) e «Indianapolis, sfida infernale» (1969). Newman l'ha anche diretta come regista ne «La prima volta di Jennifer» (1968), «The Effect of Gamma Rays on Man-in-the-Moon Marigolds» (1972), «The Shadow Box» (1980) e «Lo zoo di vetr»o (1987). Ha vinto l'Oscar come migliore attore nel 1986 per «Il colore dei soldi», sequel dello «Spaccone».

Ho scelto per ricordarlo la foto che vedete qui accanto, lo vedete accanto alla moglie Joanne Woodward, il grande amore della sua vita, una coppia indistruttibile, come credevamo che fosse lui. (Emmevì)

venerdì 26 settembre 2008

Non esiste un altro uomo così caro come lui

Permettetemi un pensiero per il mio papà.. ho ricevuto questa bella poesia e ve la propongo, so che sono moltissime le persone che piangono un padre che non c'è più e credo che vi farà piacere.


Non esiste un altro uomo
così caro come lui.
Sogna ancora ad occhi aperti
e non ama la tristezza.
Noi ci somigliamo tanto
ma io non sogno ad occhi aperti
io appartengo ad un altro mondo
dove lui vivrebbe male.

Caro, caro vecchio mio
ora corri insieme al tempo
e non corri più nel vento.
Ho il tuo sangue nelle vene
e ti porto nel mio cuore.

I suoi occhi sono buoni,
i capelli tutti bianchi.
Sulle spalle porta il peso
di una vita senza gioie.
Gira il tempo la sua ruota
c’è chi nasce, c’è chi muore,
ma la storia di mio padre
è una storia senza tempo.

Caro, caro vecchio mio
ora corri insieme al tempo
e non corri più nel vento.
Ho il tuo sangue nelle vene
e ti porto nel mio cuore….

da Ciao Pa'

Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi.... Voglio pensare che ancora mi ascolti..... che come allora sorridi... che come allora sorridi....

martedì 23 settembre 2008

VERGOGNA: GIU' DAI TRENI CANI E GATTI AL DI SOPRA DEI 6 KG

Ma si vergnognino le Ferrovie dello Stato, cercano un capro espiatorio per l'invasioni di pulci e zecche recentemente segnalate e non una sola volta, da viaggiatori imbestialiti e allora ecco che ai cani di taglia media e grossa vengono interdetti i treni.
I cani piccoli, quelli che pesano meno di 6 kg potranno viaggiare nella gabbietta e con certificato medico.
Siamo davanti al solito provvedimento ottuso che un po' di sano buon senso riesce facilmente a contestare: a parte che non solo i cani sono portatori di zecche, i topi dove li mettiamo e credo che siano proprio loro la causa del problema, a parte che i cani piccoli con eventuali zecche infestano tanto quanto i grandi, non saranno le sbarre della gabbietta a fermare le fameliche zecche, a parte che i cani che viaggiano con i padroni solitamente sono controllati, voglio dire che non siamo in presenza di randagi, a parte tutto questo, mi spiegate che cosa vogliono risolvere con questa "ideona", nulla. Il solito fumo negli occhi per gli italiani che però questa volta non hanno intenzione di accettare passivamente e hanno cominciato a protestare sonoramente.
Vi rimando al sito dell'Associazione Proprietari Responsabili, dove è possibile inviare una protesta a Trenitalia e anche al Sottosegretario alla Salute.
Personalmente non sono mai salita sul treno con il mio cane, ma vorrei poterlo fare se ne avessi la necessità, è una questione di libertà e di giustizia.

giovedì 18 settembre 2008

Nelle scatole dei lavoratori Lehman sta il vero coraggio

Quella scatola di cartone da sola spiega già tutto. Vale più di un trattato sulla diversità culturale e antropologica del popolo americano. Questi yankee: non avranno il senso del passato tanto che basta uno scatolone a contenerlo tutto. Di sicuro, però, hanno quello del futuro: la certezza che nulla è definitivamente perduto e la speranza che si ricominciare si può. E poi, avete notato? Mica sbraitano e protestano: sembrano accettare come assolutamente “normale” quel trasloco; sorridono sia pur tristemente, ma sorridono. Indossano jeans e t shirt da week end, escono dai palazzi di vetrocemento con lo scatolone. Forse non è la prima volta che han dovuto infilare nella scatola le foto della moglie o del compagno, il fermacarte portafortuna, il computer portatili, le dediche dei colleghi, l’agenda e qualcuno pure la piantina che teneva sulla scrivania. Per molti di loro, dicono le cronache, l’annuncio del licenziamento è arrivato semplicemente con una e-mail: “Grazie per la collaborazione, da domani l’ufficio sarà chiuso. Avete 48 ore per liberare la vostra scrivania”. E’ la formula prestampata per licenziare: nessuno chiede il parere al giudice del Lavoro o le controfirme del rappresentante sindacale. Come se il trasloco fosse nel conto già al momento dell’assunzione.
Ma ve la immaginate una cosa simile in Italia? No, per fortuna, direte subito. Forse avete ragione. Però in fondo a quegli scatoloni, potrebbe esserci dell’altro. Lo si percepisce a vista, basta accostarli alle fotografie delle manifestazioni Alitalia. A Roma, piloti scalmanati in mutande, ringhiosi come kamikaze giapponesi. Hostess in verde con la bandana e il fazzoletto sul volto, a mo’ di improbabili guerrigliere della business class. Urla, slogan di guerra, tamburi, fischietti che nemmeno i metalmeccanici dalla povera busta paga da mille euro al mese riescono a piantare tanto casino. A New York, tutti in coda, gentili e discreti con lo scatolone d’ordinanza. Ma non è soltanto, crediamo, questione di carattere e temperamento. Forse, è il non aver paura del futuro, la disponibilità a ricominciare sempre daccapo, il coraggio di cercare un Nuovo Inizio, quando le circostanze si mettono male e una storia finisce. Piace credere che quei cartoni a New York dicano questo: “Coraggio, rifatevi una vita, reinventatevi un lavoro. In questo Paese si può”.
Che strana forza che paradossalmente si fonda su un principio friabile, sulla convinzione che nulla è garantito, dovuto e legittimamente preteso. Attenzione, nessuno può gioire per migliaia di licenziamenti e gufare perché ciò accada anche da noi. Sarebbe follia. Ma tra la cassaforte italiana e i leggeri e indifesi box americani, una via di mezzo ci sarà pure. Ma occorre rischiare.
I brokers della Lehman hanno messo i loro sogni in scatola, in attesa di poterli spacchettare altrove, su altre scrivanie, in un’altra città. Noi, invece li continuiamo a tenerli chiusi nei cassetti che alla fine diventano armadi a muri inamovibili. La differenza sta tutta qui.
A voi, cari amici, la parola.

fonte Libero-Santambrogio

martedì 16 settembre 2008

Ma smettiamola di chiamarli insegnanti...

Ho letto ieri di insegnati di scuola elementare che si sono presentate in classe con la fascia nera al braccio o addirittura, tutti vestiti di nero , ho letto di striscioni neri fatti penzolare dalle finestre delle scuole, ho letto ancora di prese di posizione di cattivo gusto e assai poco educative da parte di docenti delle scuole primarie.
La domanda sorge spontanea: ma a chi affidiamo l'istruzione dei nostri figli e nipoti? A gente con scarsa preparazione che si fa chiamare insegnate senza insegnare nulla e che nasconde la propria incapacità dietro l'ideologia.
Non è educativo mostrarsi tutti vestiti a lutto a bimbi magari di prima elementare, una iniziativa come questa avrebbe dovuto far scattare una sanzione disciplinare da parte del Ministro.
La scuola va ripulita, vanno spazzate vie le politicizzazioni e le scelte ideologiche. Dal 1968 il carrozzone della pubblica istruzione è stato il bacino di voti della sinistra, per anni dietro le attività "culturali" che si svolgevano a scuola si sono celati tentativi di indottrinare i ragazzi, questo qui a Milano è avvenuto perfino nelle scuole materne.
E i genitori che hanno fatto? Niente. Niente perchè quelli di loro che erano impegnati nella scuola, tranne pochissime eccezioni, erano di sinistra. Ricordo alunni di V elementare portati in gita cantando "O bella ciao" sotto lo sguardo incredulo di genitori "assenti", ricordo iniziative chiamate "culturali" che altro non erano che un grande spreco di denaro pubblico ma che producevano adepti.
Spero che il Ministro Gelmini ponga fine a tutto questo. Veltroni ha detto ieri che per la sinistra la scuola è tutto, non stento a crederlo e per i motivi che ho elencato prima.
Anche per i liberali la scuola è tutto, ma chi è liberale non ha nessuna ideologia da trasmettere, desidera solamente che i ragazzi vengano istruiti, sia che il maestro sia unico e ve ne siano quattro. E' il risultato che conta.