domenica 5 aprile 2009

ANNO 1921

Ecco che cosa accadde nel 1921
Nati il 5 aprile 1921


Oggi 5 aprile 2009, il mio papà Ferdinando Valletti, avrebbe compiuto 88 anni, se ne è andato nel 2007 e io ho trovato un modo per ricordarlo.

Buon compleanno papà !

Manuela

sabato 4 aprile 2009

Le lezioni che non si possono imparare

Ho imparato a sorridere tenendo i pugni chiusi in tasca.

Ho imparato a stringere i sentimenti piccoli e grandi con una cordicella di prudenza.

Ho imparato a trovare virtù in ogni dove e a penetrare il grigio dell’incertezza.

Il mio lavoro è vendere a caro prezzo la mia ansia,

il mio lavoro è tessere reti di sogni per conservare la fantasia e falciare il vento che mi mostra paura

il mio lavoro è scavare a mani nude il mistero di ciò che mi inquieta,

il mio lavoro è fare tutti i giorni, il conto con il tempo…

Ho imparato tutto questo e so quale dovrà essere il mio lavoro, ma non so se potrò imparare a non essere me stessa....

giovedì 2 aprile 2009

6 gradi di separazione

Ieri alla 16,30 io e mio marito ci trovavamo in un piazza vicino a casa nostra e abbiamo visto una scena raccapricciante, qualche cosa per terra... io non riuscivo nemmeno a capire che cosa, poi ho intravisto una testa bianca, un viso cereo con una mano alzata, ma senza busto e ho pensato ad un manichino ... solo facendo benzina li accanto ho capito che quel corpo dilaniato era di una persona, l'autista del camion che l'aveva investita era sotto shock, urlava e piangeva, diceva che non l'aveva vista.. poi è arrivata l'ambulanza, ha steso un telo bianco sul quei resti e ha prestato le prime cure all'autista che stava malissimo. Noi abbiamo avuto la netta sensazione di svenire, abbiamo compiuto dei gesti automatici senza nemmeno capire che cosa stavamo facendo, siamo risaliti in auto e ci siamo allontanati da quel luogo velocemente, tanto era l'orrore che avevamo visto. Ho cercato tutta la sera di sapere chi fosse quella povera persona, nei lanci di agenzia si parlava solo di una donna di 63 anni, io avevo visto una bici tutta rotta e molti sacchi bianchi sparsi intorno..cercavo di immaginarmi che cosa stesse trasportando su quella bicicletta. Anche oggi non c'erano notizie sui giornali.. Pochi minuti fa ho ricevuto una e-mail da una mia cara amica che a suo volta era amica di Lucia, era lei la donna dilaniata dal camion.

Il mondo è davvero piccolo, tutte le nostre piccole e misere esistenze sono collegate dai fili di una grande tela, ecco perchè si dice che se strappi un fiore fai male ad una stella...

"Ciao Lucia, sei tu il fiore strappato, io non sapevo chi tu fossi fino a pochi minuti fa, ora posso salutarti con una preghiera e dirti che avevi un nome dolcissimo.. buon viaggio"!

mercoledì 1 aprile 2009

I tempi in cui viviamo

I nostri sono tempi di grande tristezza, i valori che per anni hanno sostenuto intere generazioni sembrano essersi dissolti nel nulla e siamo costretti ad assistere allo spettacolo di una umanità superficiale, di ragazzi e ragazze che hanno come massima aspettativa quella di diventare divi della televisione o dello sport.

Di questi tempi gli anziani non hanno più voce in capitolo, vengono considerati solo un peso, se sono malati poi, vengono abbandonati in qualche ricovero e completamente dimenticati.

Di questi tempi abbiamo dovuto assistere impotenti alla morte di una povera ragazza per sentenza giudiziaria, una ragazza di nome Eluana che aveva solo la colpa di non potersi alimentare da sola essendo in coma da molti anni.

Tanti di noi si sono addolorati per lei, hanno pregato e hanno pianto alla notizia della sua morte, tanti di noi hanno ricordato una eutanasia privata, quella che avevano dovuto praticare al loro cane o al loro gatto per far terminare le sue sofferenze e allora una stretta al cuore ci ha ricordato che quella che avevamo compiuto era una scelta estrema, fatta solo per amore nei confronti di un animale che soffriva troppo per essere trattenuto egoisticamente, accanto a noi. Ma Eluana non soffriva, non si lamentava, aveva solo bisogno di cibo e acqua.

Brutti tempi i nostri se si vuole decidere quale vita è degna di essere vissuta e quale no, se si vuole manipolare un embrione affinchè non abbia in se tare genetiche, mi sa tanto di una selezione della razza e i ricordi di campi di sterminio e di barbarie naziste mi fanno rabbrividire.

Sto scrivendo con accanto la mia Flora, è una cagnona grande,una schnauzer gigante ma, nonostante la mole, il suo sguardo e i suoi occhi bellissimi sono dolci, li incrocio per un attimo e si illuminano d'amore, il suo codino ruota vorticosamente per farmi capire che mi è grata anche solo di quello sguardo... forse allora non è tutto perduto, forse tutto questo orrore si può vincere con scelte in cui prevalga l'amore per tutti gli esseri viventi. Solo la cultura dell'amore potrà aiutare questa società a non morire di cattiveria.

lunedì 30 marzo 2009

I Diari del Montanelli vero... quello "cattivo"

Che consolazione, questi diari di Indro Montanelli che la Rizzoli manderà il libreria mercoledì con il titolo «I conti con me stesso». Una consolazione perché, dopo tanto parlare e scrivere di Montanelli nell’unica prospettiva della rottura con Berlusconi, ritroviamo in quelle pagine il Montanelli vero; il Montanelli che aveva in uggia la sinistra di piazza e di convegno, e che fondò il Giornale proprio per opporsi a una caligine «politicamente corretta» nella quale nulla era chiaro tranne l’antifascismo ruggente professato da una folla di ex fascisti.
I diari coprono periodi relativamente brevi della lunga esistenza e della lunga presenza di Indro: dal settembre 1957 al gennaio 1958; da settembre a dicembre del 1966; dal maggio 1969 all’aprile 1972; dal maggio 1977 al maggio 1978. Ma bastano e avanzano, questi brandelli memorialistici, per restituirci verità e anche crudezze su cui è stata versata opportunisticamente tanta, troppa melassa. Perfino più autentici e impietosi, questi ricordi, di ciò che l’impertinente Indro scriveva o diceva in pubblico. Anche chi, come lui, era allergico all’incenso dei clan, doveva a volte arrendersi. Straordinaria, in proposito, la confessione sulla «Battaglia di Algeri» di Gillo Pontecorvo. A Montanelli il film non era piaciuto, «un grande documentario e non merita nulla». Ma poi, chiamato a pronunciarsi in tv, lo lodò, «è un bellissimo film» successivamente ammettendo con amarezza: «Anch’io riservo il mio coraggio a questo diario».
Dei diari ho letto solo i passaggi che il Corriere ha pubblicato in anteprima, insieme a uno stralcio della prefazione di Sergio Romano: come sempre acuta, ma a mio avviso eccessivamente cauta nel cogliere il significato profondo dei diari: che sta, lo ripeto, nel ricordare ai troppi immemori chi fosse e come la pensasse Montanelli.
La sua coerenza e la sua passione politica non erano mai settarie. Lo dimostra l’omaggio caloroso tributato a Leo Valiani. Nemmeno si lasciava stordire dalle Alte Cariche, e a Saragat riserva un trattamento perfino crudele («non vede che se stesso, non ascolta nessuno, si parla addosso»). Pizzica Silvio Berlusconi in un momento nel quale pur lo considerava l’editore ideale. Annota malizioso che durante la cerimonia internazionale del 1977 Berlusconi «riempie il suo taccuino di indirizzi, quelli di tutte le personalità che ha incontrato. È il vero climber che profitta di tutto e non butta via nulla». E su Giangiacomo Feltrinelli, immolatosi nel tentativo di sabotare un traliccio: «L’ho conosciuto bambino, mi è un po’ cresciuto sulle ginocchia. Non ho mai capito come abbia potuto diventare un editore importante». Frecciate sferzanti e divertenti d’un genio capace di mettere in caricatura tutti, compreso se stesso.
Ma il suo fuoco più micidiale Montanelli lo usa contro un mondo letterario e salottiero che già gli ripugnava quando era al Corriere, e che lo ricambiò con un odio aggressivo quando ebbe fondato il Giornale. Apprende che in due salotti milanesi - di Inge Feltrinelli e di Gae Aulenti - si brindò per l’attentato che aveva subito, solo deplorando che se la fosse cavata. E sottolinea che l’averlo appreso gli ha fatto un grandissimo piacere. È sprezzante nei confronti di Moravia «sempre pronto a battersi per la libertà purché sia d’accordo il piccì», bacchetta sia Guido Piovene, che pure avrebbe avuto al suo fianco nell’avventura del Giornale,
sia Giorgio Bocca «eternamente impegnato, intransigente, accigliato, e costretto a una perpetua polemica con tutto ciò che io rappresento».
Proprio un Montanelli d’annata, questo che ci troviamo di fronte in «I conti con se stesso». Pronto a scudisciare le viltà italiane, degli intellettuali della borghesia il Montanelli d’allora: per un’infinità di borghesi e di intellettuali intoccabile, colpito da una fatwa della sinistra. Dopo l’assassinio di Casalegno «la Stampa riprende tutti gli articoli di solidarietà apparsi sugli altri giornali. Ma omette il mio, che era forse il più caldo: la solidarietà nostra li imbarazza». Sì, per Montanelli tante facce feroci giornalistiche e politiche. Indro, gambizzato dai br, ha scritto il 4 giugno 1977: «Mi dicono che Cervi, che lo ha commentato l’altro ieri sera da Montecarlo, ha commosso tutti con la propria commozione». Effettivamente provai commozione e indignazione. Ritenevo indegni gli interventi accorati di chi aveva indicato in Indro un reazionario pericoloso, o un fascista golpista, così additandolo al mirino delle P38.
Dopo la lite con Berlusconi quegli stessi che non avevano perso occasione per aggredire Montanelli, gli si strusciarono accanto, premurosi e addirittura servili. Una volta, a una premiazione del premio «È giornalismo», dissi a Indro che lo spettacolo di quegli sdilinquimenti mi faceva rivoltare lo stomaco. «Io fingo di aver dimenticato tutto» disse Indro tranciando l’aria con le sue mani ossute.