giovedì 1 luglio 2010

I malati di Alzheimer mantengono il ricordo emotivo

Un nuovo studio di ricercatori dell’Università dello Iowa offre una serie di indicazioni interessanti sulla modalità relazionale da tenere con le persone malate di Alzheimer e con problemi di memoria: anche se il paziente può dimenticare uno scherzo o un gesto di affetto, è però in grado di mantenere il ricordo dell’esperienza emotiva vissuta, e ciò può influire in maniera sensibile sull’umore generale del malato.
La ricerca si è svolta con l’osservazione di cinque pazienti affetti da un male neurologico raro che danneggia l’ippocampo, quell’area del cervello dove vengono immagazzinati i ricordi, sia quelli brevi che quelli a lungo termine.
I pazienti sono stati sottoposti all’esperimento con una tecnica di induzione delle emozioni, in pratica sottoposti alla visione di spezzoni di film con scene altamente emotive di tristezza e di gioia.
I ricercatori hanno così osservato, al follow-up che sebbene i pazienti non avessero mantenuto il ricordo delle scene, tuttavia erano ancora influenzati dai sentimenti che queste suscitavano, di allegria o di dolore.
Secondo gli autori dello studio, l’ippocampo è una regione danneggiata anche nei pazienti con il morbo di Alzheimer, e per questa ragione ciò che da loro osservato nei pazienti affetti da danno neurologico a quell’area del cervello accade presumibilmente anche nel caso dell’Alzheimer.
Ciò offre dunque un’indicazione su quanto in realtà il malato che apparentemente sembra dimenticare immediatamente la visita di un parente, una telefonata, un atto gentile e di riguardo nei suoi confronti in realtà sia in grado di mantenere a lungo l’emozione vissuta.
Un motivo in più, oltre a quello etico, concludono gli autori della ricerca, per trattare i malati di Alzheimer con il dovuto rispetto e dignità.

da:http://www.stetoscopio.net/neurologia/i-malati-di-alzheimer-mantengono-il-ricordo-emotivo/

NOTA PERSONALE
A volte la scienza fa scoperte che il tuo cuore aveva già fatto.
Sono emozionata per questa conferma e ringrazio la mia cara amica Enrica per avermi segnalato l'articolo.
E ora la battaglia contro il muro di indifferenza e di ignoranza che circonda questi malati continua e avrà questo slogan: "Ma chi lo dice che non si possa fare nulla ?"
Appuntamento a Vicenza il 24 settembre 2010 Giornata Mondiale dell'Alzheimer con il Prof. Trabucchi in una giornata di studio che sfocerà con la presentazione del mio libro "Papà mi portava in bicicletta" ritenuto indicativo di un nuovo approccio alla malattia.

giovedì 24 giugno 2010

Oggi si celebra il centenario dell'ALFA ROMEO:cari Alfisti, in alto i cuori!

L'Alfa Romeo fa parte della storia della mia famiglia.
Cento anni or sono, accanto all'ing. Romeo, fondatore della storcia fabbrica milanese, c'era un valente tecnico Amedeo Liva, mio nonno materno, in seguito all'Alfa lavorano i miei zii, i miei genitori, io e mio marito.
Ricordo con che grande emozione affrontai il mio primo giorno di lavoro .. ero stata assegnata alla Programmazione con il Dott. Fusi, avevo 17 anni e quello era il mio primo impiego. Anche mio padre lavorava in Alfa, era dirigente del settore logistico e spesso andavamo e al lavoro insieme. Dopo qualche tempo di dura gavetta, passai alla Qualità: un ufficio nuovo che aveva il compito di verificare la qualità delle vetture, io ero la segretaria dell' Ing. D'Auria. Ricordo che non esistevano orari, se c'era da omologare un particolare o un motore si rimaneva tutti in reparto ad oltranza, ma era tanta la passione per quello che facevamo che a nessuno sarebbe venuto in mente di andarsene a casa.I miei colleghi erano straordinari, tutti ragazzi giovani come me provenienti da diverse parti d'Italia, il clima che si era creato era di grande amicizia e collaborazione. Nella nostra "riservatissima" officina si testavano anche i prototipi, i collaudatori con le auto camuffate si cimentavano nelle prove di resistenza al gelo o al caldo percorrendo ininterrottamente 100.000 km nei luoghi più disparati. Di quel periodo ricordo una prova di guida sui tornanti che portano a Superga, eravamo li per il salone dell'auto di Torino: credo di non aver mai provato una emozione così bella. Mi capitava spesso di incontrare vecchi lavoratori che avevano conosciuto mio nonno e che mi parlavano di lui con molta stima.. la prima volta che accadde mi emozionai moltissimo e mi sentii importante, molto importante. Rimasi in Alfa per dieci anni, poi arrivò il mio primo figlio e per un po' di tempo feci la mamma. Nel frattempo mio marito era approdato al Portello nel settore Acquisti e così la fabbrica continuava a rimanere nella nostra vita. Poi la "nostra" Alfa venne regalata alla Fiat e tutto il bagaglio di esperienza e di qualità che l'avevano resa grande nel mondo, venne disperso.
Sono passati tanti anni e la mia vita ha preso altre direzioni, ma non ho mai dimenticato quel periodo fantastico, quel sentirsi parte di qualche cosa di grande, qualche cosa di cui andare fiera.

Domani per noi Alfisti si celebra una data importante. Forse avrò l'occasione di incontrare qualche mio ex collega o forse no, ma vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno condiviso con me questa straordinaria avventura
Manuela Valletti

lunedì 14 giugno 2010

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mercoledì 9 giugno 2010

“100X100” cento ALFA per cent’anni

Il C.M.A.E. e l’A.S.I., con il Patrocinio della Regione Lombardia e con la collaborazione di Alfa Blue Team e del COMIS, ente gestore del Parco Esposizioni Novegro, sono i promotori della Mostra che si terrà a Novegro dal 19 al 27 giugno 2010, interamente dedicata all’Alfa Romeo, dal titolo:




Perché questa Mostra?

Certamente questo che stiamo vivendo è un momento particolarmente difficile per tutte le Case Automobilistiche in generale e anche Alfa Romeo non sembra esente da questa analisi. 
Siamo comunque orgogliosi del marchio Alfa Romeo e orgogliosi che questo marchio si nato a cresciuto a Milano.

Ma è proprio perché trascinati da un impeto di orgoglio che il C.M.A.E. e l’A.S.I. accettano la sfida e con impegno intendono organizzare “uniti” questa importante Mostra.

La Mostra intende testimoniare e comunicare al visitatore l’importanza che il marchio Alfa Romeo ha avuto nel Mondo, e il prestigio che questo marchio ha recato sia a Milano che alla Lombardia oltre che a tutta l’Italia. 

Come abbiamo già affermato, le auto Alfa Romeo hanno rappresentato nel mondo l’eccellenza italiana, lombarda e milanese. Questa “eccellenza” era il risultato di un perfetto bilanciamento di tecnologia e stile, esperienza e innovazione, il tutto forgiato poi dalle mani esperte delle maestranze Alfa Romeo, coadiuvate da una miriade di piccoli artigiani lombardi. 

Quando e dove?

La Mostra verrà inaugurata sabato 19 giugno 2010, e si chiuderà domenica 27 giugno. Verrà allestita all’interno dei padiglioni del Parco Esposizioni Novegro su una superficie complessiva di circa 12.000 mq. coperti. 

Saranno inoltre disponibili 200.000 mq. scoperti che saranno destinati come punto di ritrovo dei Club, Scuderie, Associazioni che desiderassero darsi appuntamento per festeggiare con noi il Centenario Alfa Romeo (per prenotazioni www.parcoesposizioninovegro.it o tel: 02 70 20 00 22). 

La sede prescelta è particolarmente adatta all’evento in quanto si trova a circa 500 metri dall’Aeroporto di Linate, è dotata di ampi parcheggi, è facilmente raggiungibile in auto (tangenziale est, uscita Linate) ed è molto conosciuta sia dai milanesi che dagli stranieri in quanto sede di numerose manifestazioni e Mostre, anche attinenti i settori motoristico e collezionistico, che richiamano più volte l’anno da tutta Europa una grande quantità di visitatori. 

Cosa conterrà la Mostra? 

Saranno esposte 100 vetture, provenienti dall’Italia e dall’estero, messe a disposizione da collezionisti privati, musei e scuderie, in rappresentanza dei 100 anni dell’attività dell’Alfa Romeo. 100 preziose vetture che hanno fatto la storia dell’Alfa Romeo; dalle prime vetture turismo di inizio secolo alle vetture sportive che hanno vinto su tutti i circuiti del Mondo. 

Alcune di esse sono considerate “pezzi unici”, come l’Alfa Romeo RLSS del 1926 o la 2300 8C Monza del 1933 appartenuta al grande Tazio Nuvolari, e con cui vinse la Targa Florio e il Gran Premio di Monza.

Accanto ai “pezzi unici” saranno esposte anche le vetture “di serie”, tutte rigorosamente originali e conservate.

Un ampio spazio sarà dedicato ai “Grandi Carrozzieri Italiani” che hanno saputo “vestire” la “meccanica nuda” realizzata da Alfa Romeo e creare degli autentici gioielli che ancora oggi destano stupore e ammirazione anche tra i non “addetti ai lavori”.

È importante evidenziare che la maggior parte di essi erano Aziende milanesi; tra le più rilevanti ricordiamo la Carrozzeria Touring, la Carrozzeria Castagna, la Carrozzeria Zagato, e molti altri ancora. 

Da non dimenticare i mezzi militari Alfa Romeo, dalle mitiche “Pantere” della Polizia alle Alfa “Matta” dell’Esercito Italiano. 

Saranno presenti anche alcuni mezzi di trasporto storici, significativi della produzione Alfa Romeo; quei camion carichi di merci e quelle autocorriere utilizzate per anni dai viaggiatori e dai lavoratori italiani, che hanno avuto un ruolo molto importante nella storia d’Italia sia tra le due guerre che nel dopoguerra, tutti perfettamente restaurati e che non mancheranno di emozionare il pubblico. 

Al centro della Mostra, in un ampio spazio allestito “a giardino verde”, saranno proiettati filmati originali inediti sulla storia Alfa Romeo e dove, il C.M.A.E. e l’A.S.I. , saranno lieti di accogliere tutti gli amici e appassionati visitatori. 

Con la Mostra “100x100” il C.M.A.E. intende svolgere, con tutti gli appassionati Alfisti e le Istituzioni, una riflessione molto più profonda sul “fenomeno Alfa Romeo” e precisamente sull’importanza che questa Azienda ha avuto sullo sviluppo della città di Milano con la sua tipica operosità e con l’utilizzo di tutto quell’indotto formato da carrozzieri, tappezzieri e piccole società artigianali che, collaborando, hanno fatto crescere e diventare famose non solo le vetture Alfa Romeo ma anche la proverbiale capacità lavorativa lombarda, oltre alle ricordate mitiche carrozzerie Castagna, Zagato, Touring; infatti, oltre 50 fabbriche artigianali, influenzate dallo spirito emulativo, si gettarono con passione nel settore automobilistico e nella costruzione di autovetture, quali Bianchi, Isotta Fraschini, OM e Zust! 

Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca corso Monforte 41 20122 – Milano tel. 02 76 00 01 20 – fax. 02 76 00 88 88 cmae@cmae.it - www.cmae.it

mercoledì 2 giugno 2010

Forse una svolta sulle cause del morbo di Alzheimer

Una scoperta scientifica sembra individuare  le cause della malattia di Alzheimer e potrebbe portare a un completo nuovo approccio per la cura di questa devastante demenza.

La nuova teoria che sta conquistando la comunita' scientifica e' che il cervello colpito da Alzheimer e' distrutto non da placche (*sticky plaques*)a lungo considerate la causa primaria, ma da grumi di proteine.

Infatti le placche che coprono il cervello delle persone colpite da Alzheimer potrebbero essere invece una forma di protezione del corpo contro questi grumi proteici mortali.
Esattamente come l'ostrica crea la perla per proteggersi da un irritante granello di sabbia che si e' intrufolato in essa.

Per almeno 20 anni, seguendo la teoria delle “placche” come causa della malattia, le compagnie farmaceutiche hanno creato farmaci che le colpissero.

Ma gli esperimenti su cavie e topi pubblicati in Aprile potrebbero provare che queste placche sono solo la punta di un iceberg e cio' potrebbe portare la ricerca verso una nuova direzione.
Molti scienziati ora credono che questi grumi proteici che galleggiano liberamente siano la vera causa della malattia.

“Dove ci sono le placche non c'e' piu' azione” dice Sam Gandy. M.D. Della ricerca sul morbo di Alzheimer al centro Mount Sinai scuola di medicina di New York.

Il lavoro di Gandy e' basato su molti anni di ricerca verso questa teoria. Se la teoria e' corretta, allora I farmaci verso le placche- come molte delle medicine piu' promettenti creati in questi anni- non aiuteranno I malati. Potrebbero anzi fare anche peggio e piu' danni.
Gandy lavora con cavie create in laboratorio che hanno sviluppato la malattia ma hanno solo grumi amiloidi beta proteine e non le placche nel loro cervello.
Questo è l'esperimento finale che fa cambiare tutto dice Andrew Dillin dell'Istituto Salk in California e dell'Istituto medico Howard Hughes.

Lo sviluppo della ricerca e' emozionante, ma William Theis primario del reparto, invita alla cautela. Infatti il divario fra topi e umani e' grande e l'esperimento di Gandi va ripetuto e duplicato anche da altri scienziati prima che le compagnie farmaceutiche comincino a investire bilioni di dollari e creare farmaci a sostegno di questa teoria.

Nonostante cio' questa ricerca e particolarmente importante visto I nuovi dati dell'associazione per l'Alzheimer che dice che il numero di americani sopra I 65 anni che verranno colpiti dal morbo passera' da 5.1 milioni a 13.5 milioni in 40 anni.
A quel punto il costo delle cure per la malattia sara' oltre I $20 trilioni.

UNA RAGNATELA INTRICATA

La teoria di Gandy guarda la base scentifica della malattia in un modo completamente diverso.
L'Alzheimer sembra essere causato dall'accumulo di grumi di materiale formato da proteine impazzite.
Dice Gandy.

Queste proteine normalmente sono nel corpo, possono cambiare forma in molti modi. Possono assumere la forma di una pinzetta per capelli (o spillone per capelli tipo quello delle nonne) e formare fibre chiamate “ placche amiloidi” che si trovano proprio nei pazienti afflitti da alzheimer.

Questi grumi sembrano essere tossici per il cervello dice Gandy.
Lui sostiene che gli oligomeri e non le placche siano la causa della perdita di memoria caratteristica della malattia di alzheimer.
Gandy e I suoi colleghi hanno pubblicato il loro lavoro nel ANNALS OF NEUROLOGY in Aprile.
Dillin dell'istituto Salk in California ha cominciato a seguire la stessa teoria avanzata da questi scienziati molti anni fa ma l'idea era cosi' controversa che alcuni scienziati lasciavano la conferenza durante la sua presentazione.
Oggi sono in molti ad essere convinti che sia la teoria giusta.

UN TOPO SENZA PLACCHE

L'Alzheimer e' caratterizzata da due elementi principali: le cellule amiloidi appiccicose formate fuori dallle cellule del cervello e un groviglio di un'altra proteina,TAU, che e' arrotolata all'interno delle cellule del cervello.
Entrambe giocano un ruolo determinante nella progressione della malattia.

Gli scienziati avevano notato le placche circa 100 anni fa. Cio' nonostante ci siano sempre state delle controversie sul fatto che queste placche e il groviglio TAU fossero la causa della malattia.

Poi nel 2004 gli scienziati descrissero dei topi che non avevano le placche nel cervello ma mostravano segni di demenza. Altri scienziati mostrarono che topi a cui venivano iniettati oligomeri avevano perdita di memoria.
Un altro laboratorio di ricerca trasformo' gli oligomeri in placche- sono fatti della stessa materia- e quando questo trucchetto genetico venne applicato I topi mostrarono un miglioramento e la memoria miglioro'.

Allora Gandy e Il suo collega Michelle ehrlich, M.D. Professore al Mount Sinai crearono un topo geneticamente modificato cui le cellule del cervello producono solo oligomeri ma non placche.

“ Sam ha fatto l'esperimento più valido per mostrare anche agli scienziati piu' vecchi e conservatori che la sua teoria e' valida e quindi accettata, dice Dillin.

Non solo questi topi persero la memoria ma dopo la loro morte I ricercatori mostrarono che I topi con la perdita maggiore di memoria erano anche quelli con il maggior numero di oligomeri.

Gli oligomeri sembrano essere il nemico numero uno, concorda Rudolph Tanzi direttore della ricerca genetica e senile al General Hospital in Massachussetts e scienziato sull'Alzheimer e autore di “Decoding Darkness”: La ricerca per la causa genetica della malattia di Alzheimer.

LE PLACCHE SONO PERLE DEL CERVELLO?

Le placche e gli oligomeri sono originariamente formati dalla stessa proteina che si trova nel corpo. Queste proteine avariano naturalmente nel corpo nel corso di tutta la nostra vita.
Tanzi e altri sospettano che quando il corpo invecchia, troppe di queste proteine si aggrumano, gli oligomeri, creando un dannoso accumulo nel cervello. Potrebbero anche scatenare la creazione dei grovigli TAU scombinando il sistema di segnalazione del cervello.
Il cervello potrebbe provare a rimuovere gli oligomeri creando placche.
Tanzi arriva a chiamare queste placche “perle del cervello”. Dice che e' lo stesso sistema che crea la perla nell'ostrica come reazione all'intrusione di un granello di sabbia.
In pratica il cervello creerebbe placche per intrappolare I microbi che lo stanno infettando.

Ricercatori hanno trovato che persone senza demenzia hanno il cervello coperto di placche.
Potrebbe essere che il loro cervello e' stato molto capace a convertire gli offensivi granelli di sabbia in perle.

MEDICINE DA OSSERVARE

Tutto cio' potrebbe spiegare come mai nella ricera pubblicata nel British journal THE LANCET in marzo si dichiara che nonostante il nuovo farmaco BAPINEUZUMAB sia in grado di ridurre le placche nel cervello I pazienti non hanno mostrato miglioramenti.
Potrebbe anche spiegare il fallimento del farmaco, una volta promettente, Alzhemed che agiva contro la formazione di placche nel cervello.

Dillin teme che questi farmaci designati alla ditruzione delle placche potrebbero addirittura accelerare la malattia.

“ Penso che le placche siano un segno che il cervello sta provando a fare qualcosa di benefico nelle ultime fasi della malattia” Dillin dice “ Se togli queste placche, formerai oligomeri e cio' potrebbe essere anche peggio.
Nello stesso tempo troppe placche sono dannose per il cervello e interferiscono nella sua funzione.

I Ricercatori dicono che oggi ci sono nuove medicine che si stanno creando che potrebbero funzionare con la nuova teoria.

Tanzi sostiene che che questi farmaci potranno prevenire la malattia o almeno rallentarla ma non distruggeranno completamente gli oligomeri ma almeno potranno rallentarne la produzione.

Non aspettatevi di colpire gli oligomeri con un martello e avere comunque le funzioni del cervello normali. Cosi' come le statine diminuiscono il colesterolo ma non lo eliminano completamente dal corpo. Cio' che serve ora e' un farmaco che rallenti la produzione di oligomeri.

Tanzi e' il coproduttore di due compagnie, Farmacia Neurogenetica e Prana Biotecnologia che stanno sviluppando questo tipo di farmaci.

Il miglior farmaco e' ancora da farsi, e' difficile essere un paziente con un malattia cosi' ma siamo gia' oltre la prima fase di farmaci falliti.

Compara la prima fase di farmaci per l'Alzheimer come un ragazzino di 10 anni che tira la palla da meta' del campo.
Adesso abbiamo una squadra intera nel campo che gioca e corre verso la meta.

NON COSI' IN FRETTA

Comunque, Theis dell'associazione per l'Alzheimer di Chicago e' cauto circa questo nuovo approccio verso la malattia.
Dice che e' troppo presto e il risultato dei tre farmaci in prova dara' una prova determinante a sostegno di questa teoria.

Theis sostiene che vorrano almeno 10-15 anni per ottenere un farmaco che mira ai oligomeri invece che alle placche. Ancora molto lavoro deve essere fatto prima che qusta ricerca si traduca in aiuto vero verso I malati.

Comunque aggiunge che questa prima ricerca di base e' vitale ad aiutare I ricercatori a trovare la cura per la malattia.

Il fatto e' che senza l'adeguato supporto per questo tipo di ricerca di base non c'e' speranza.

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questo articolo è pubblicato su ARPP- USA Retired Persons,e gentilmente tradotto in Italiano da Claudia Azzalin .