lunedì 30 marzo 2009
I Diari del Montanelli vero... quello "cattivo"
I diari coprono periodi relativamente brevi della lunga esistenza e della lunga presenza di Indro: dal settembre 1957 al gennaio 1958; da settembre a dicembre del 1966; dal maggio 1969 all’aprile 1972; dal maggio 1977 al maggio 1978. Ma bastano e avanzano, questi brandelli memorialistici, per restituirci verità e anche crudezze su cui è stata versata opportunisticamente tanta, troppa melassa. Perfino più autentici e impietosi, questi ricordi, di ciò che l’impertinente Indro scriveva o diceva in pubblico. Anche chi, come lui, era allergico all’incenso dei clan, doveva a volte arrendersi. Straordinaria, in proposito, la confessione sulla «Battaglia di Algeri» di Gillo Pontecorvo. A Montanelli il film non era piaciuto, «un grande documentario e non merita nulla». Ma poi, chiamato a pronunciarsi in tv, lo lodò, «è un bellissimo film» successivamente ammettendo con amarezza: «Anch’io riservo il mio coraggio a questo diario».
Dei diari ho letto solo i passaggi che il Corriere ha pubblicato in anteprima, insieme a uno stralcio della prefazione di Sergio Romano: come sempre acuta, ma a mio avviso eccessivamente cauta nel cogliere il significato profondo dei diari: che sta, lo ripeto, nel ricordare ai troppi immemori chi fosse e come la pensasse Montanelli.
La sua coerenza e la sua passione politica non erano mai settarie. Lo dimostra l’omaggio caloroso tributato a Leo Valiani. Nemmeno si lasciava stordire dalle Alte Cariche, e a Saragat riserva un trattamento perfino crudele («non vede che se stesso, non ascolta nessuno, si parla addosso»). Pizzica Silvio Berlusconi in un momento nel quale pur lo considerava l’editore ideale. Annota malizioso che durante la cerimonia internazionale del 1977 Berlusconi «riempie il suo taccuino di indirizzi, quelli di tutte le personalità che ha incontrato. È il vero climber che profitta di tutto e non butta via nulla». E su Giangiacomo Feltrinelli, immolatosi nel tentativo di sabotare un traliccio: «L’ho conosciuto bambino, mi è un po’ cresciuto sulle ginocchia. Non ho mai capito come abbia potuto diventare un editore importante». Frecciate sferzanti e divertenti d’un genio capace di mettere in caricatura tutti, compreso se stesso.
Ma il suo fuoco più micidiale Montanelli lo usa contro un mondo letterario e salottiero che già gli ripugnava quando era al Corriere, e che lo ricambiò con un odio aggressivo quando ebbe fondato il Giornale. Apprende che in due salotti milanesi - di Inge Feltrinelli e di Gae Aulenti - si brindò per l’attentato che aveva subito, solo deplorando che se la fosse cavata. E sottolinea che l’averlo appreso gli ha fatto un grandissimo piacere. È sprezzante nei confronti di Moravia «sempre pronto a battersi per la libertà purché sia d’accordo il piccì», bacchetta sia Guido Piovene, che pure avrebbe avuto al suo fianco nell’avventura del Giornale,
sia Giorgio Bocca «eternamente impegnato, intransigente, accigliato, e costretto a una perpetua polemica con tutto ciò che io rappresento».
Proprio un Montanelli d’annata, questo che ci troviamo di fronte in «I conti con se stesso». Pronto a scudisciare le viltà italiane, degli intellettuali della borghesia il Montanelli d’allora: per un’infinità di borghesi e di intellettuali intoccabile, colpito da una fatwa della sinistra. Dopo l’assassinio di Casalegno «la Stampa riprende tutti gli articoli di solidarietà apparsi sugli altri giornali. Ma omette il mio, che era forse il più caldo: la solidarietà nostra li imbarazza». Sì, per Montanelli tante facce feroci giornalistiche e politiche. Indro, gambizzato dai br, ha scritto il 4 giugno 1977: «Mi dicono che Cervi, che lo ha commentato l’altro ieri sera da Montecarlo, ha commosso tutti con la propria commozione». Effettivamente provai commozione e indignazione. Ritenevo indegni gli interventi accorati di chi aveva indicato in Indro un reazionario pericoloso, o un fascista golpista, così additandolo al mirino delle P38.
Dopo la lite con Berlusconi quegli stessi che non avevano perso occasione per aggredire Montanelli, gli si strusciarono accanto, premurosi e addirittura servili. Una volta, a una premiazione del premio «È giornalismo», dissi a Indro che lo spettacolo di quegli sdilinquimenti mi faceva rivoltare lo stomaco. «Io fingo di aver dimenticato tutto» disse Indro tranciando l’aria con le sue mani ossute.
venerdì 27 marzo 2009
Dedicato ad Eluana: il Senato approva il Testamento Biologico
Gasparri: "Dedicato a Eluana" "Il Senato ha scelto per la vita, contro il partito della morte e dell’eutanasia. Avremmo voluto fare prima una legge che impedisse eventi drammatici. Dedichiamo il voto di oggi a chi non c’è più. A chi ogni giorno assiste chi soffre, alle suore di Lecco in particolare. Siamo certi che il dibattito proseguirà con serietà e maturità. Noi abbiamo seguito la nostra coscienza. Coesi e sereni. Questa legge è un elemento identitario del Pdl che nasce. È stato un buon giorno per il Senato e per la Repubblica". Così il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, commenta il via libera del Senato al ddl sul testamento biologico.
I dissidenti I casi di coscienza, in qualche caso divenuti casi politici come per la senatrice Dorina Bianchi nel Pd, si sono contati alla fine sulle dita delle mani. Nel Pdl non ha partecipato al voto Laura Bianconi, ma hanno votato contro Marcello Pera, Antonio Paravia e Ferruccio Saro. Lucio Malan ha dato il voto di astensione. Nel Pd, invece, sono stati confermati i voti di dissenso dal gruppo, e dunque favorevoli al ddl, di Emanuela Baio e Cluadio Gustavino. Non ha partecipato al voto il senatore Luigi Lusi.
Il Dat non è vincolante L’emendamento è stato approvato con 136 voti favorevoli, 116 contrari ed 1 astenuto. Il comma 1 dell’art. 4 ("Forma e durata della Dichiarazione anticipata di trattamento"), nella versione originale del ddl Calabrò, recita: "Le Dat non sono obbligatorie ma sono vincolanti, fatte salve le previsioni dell’articolo 7, sono redatte in forma scritta con atto avente data certa e firma del soggetto interessato maggiorenne, in piena capacità di intendere e di volere dopo uan compiuta e puntuale informazione medico-clinica, e sono raccolte esclusivamente dal medico di medicina generale che le sottoscrive". L’emendamento Fosson sopprime le parole "ma sono vincolanti, fatte salve le previsioni dell’articolo 7" (l’articolo 7 riguarda il ruolo del medico, ndr). Con l’approvazione dell’emendamento Fosson, dunque, le dichiarazioni anticipate di trattamento del soggetto non hanno effetto vincolante. Prima della votazione, il senatore del Pd Ignazio Marino ha sottolineato come le dat "non vincolanti" siano a questo punto del tutto prive di senso. Il senatore Casson (Pd) ha inoltre ricordato come in commissione giustizia si fosse invece registrato un accordo unanime nel mantenere la versione originale del ddl e, dunque, il principio di vincolatività delle Dat.
I limiti del fiduciario Il Senato ha approvato l’articolo 6 del ddl sul testamento biologico che riguarda la figura del fiduciario. Nella versione approvata, la figura del fiduciario viene inserita all’interno di
limiti precis: dal testo di legge scompaiono, infatti, i riferimenti al ruolo del fiduciario nel promuovere e far rispettare le Dichiarazioni anticipate di trattamento da parte del soggetto. Con un emendamento, infatti, si elimina dal comma 2 il concetto che il fiduciario, agendo nell’esclusivo interesse del paziente, si impegna ad agire secondo le intenzioni esplicitate dal soggetto nelle Dat, "per farle conoscere e farne realizzare le volontà". Quest’ultima frase viene eliminata. Un altro emendamento sopprime invece il comma 3 dell’articolo 6 che recita: "Il fiduciario non può in alcun modo modificare la dichiarazione anticipata di trattamento e, in stretta collaborazione con il medico curante, si impegna a garantire che si tenga conto delle indicazioni sottoscritte dalla persona nella dichiarazione anticipata di trattamento". Duro il commento del senatore Francesco Pardi dell’Idv: "Il ruolo del fiduciario è stato svilito e ridotto a poco. Assistiamo ad un annichilimento del senso stesso della legge".
Cambia la durata di validità Le dichiarazioni anticipate di trattamento avranno, poi, validità per un periodo di tre anni e non più di cinque anni. È quanto prevede un emendamento al ddl sul testamento biologico a prima firma della senatrice Bianconi (Pdl), approvato oggi dell’Aula del Senato. Nella versione iniziale del ddl Calabrò, infatti, si prevedeva (art.4 comma 3) che la dat avrebbe avuto "validità per cinque anni, termine oltre il quale perde ogni efficacia". L’emendamento approvato riduce invece tale periodo di validità da cinque a tre anni.
Assistenza domiciliare agli stati vegetativi L’articolo 5 del ddl sul testamento biologico prevede, inoltre, che le Regioni dovranno assicurare assistenza domiciliare per i soggetti in stato vegetativo persistente. L’articolo, secondo una riformulazione proposta dal relatore del ddl Raffaele Calabrò, è stato approvato dall’Aula e recita: "Il ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, adotta le linee guida cui le regioni si conformano nell’assicurare l’assistenza domiciliare per i soggetti in stato vegetativo permanente".
Pd e Idv insorgono "C’è un limite oltre il quale la finzione non si può reggere, in questa Aula e anche davanti al Paese - ha commentato la capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro - mi chiedo di cosa stiamo discutendo in questa Aula". "Se qualcuno aveva ancora dei dubbi in merito - ha detto Finocchiaro intervenendo in Aula - ora se li tolga; questo testo andrà al giudice e alla Corte Costituzionale". Sulla stessa linea anche i senatori dell’Italia dei Valori che hanno inscenato una breve protesta nella sala lettura di Palazzo Madama . Il capogruppo Felice Belisario con i colleghi Stefano Pedica e Giuliana Carlino, si presenta davanti alle telecamere e insieme esibiscono cartelli con le scritte "Testamento ideologico", "Testamento bio-illogico", "Referendum". Belisario ha poi spiegato che "l’aula di Palazzo Madama sta approvando una bruttissima legge che imbroglia gli italiani. L’Idv proporrà ai cittadini di impugnare subito la legge con un referendum abrogativo riportando i cittadini al centro delle scelte. Lo Stato viene dopo la volontà dei cittadini".
Modifiche alla Camera "La legge approvata al Senato purtroppo non ha nulla a che vedere con il testamento biologico" dice in una nota il presidente dei Liberal Pd, Enzo Bianco. "La maggioranza lo ha persino peggiorato con protervia al testo della commissione. Non c’è alcuna considerazione del principio costituzionale dell’autodeterminazione, della facoltà che la Costituzione garantisce a ogni cittadino di scegliere a quale trattamento sanitario vuole essere sottoposto. Se la Camera dovesse perseverare in questo grave errore - ha concluso Bianco - non resta che una strada: aspettare le decisioni della Corte Costituzionale e intanto promuovere un referendum abrogativo".
mercoledì 25 marzo 2009
Il Papa non si irride, il Papa si ascolta con rispetto
In questi giorni il Papà è stato irriso ed offeso per il suo intervento in Africa a favore di una sessualità responsabile in relazione al problema dell’AIDS. Sostanzialmente il Papà ha detto che il preservativo non risolve il problema, solamente un rispetto maggiore di se stessi, l’amore vissuto come sentimento responsabile e il rispetto delle donne potranno migliorare la situazione.
Ebbene il Papa ha ragione, ma è “troppo difficile” impegnarsi per una educazione all’amore è molto più facile distribuire preservativi a persone che in questo modo, proprio in questo modo, vengono trattate come animali.
Io voglio bene a Benedetto XVI, è un grande Papa, una persona colta e con il coraggio del cambiamento e so che, come sempre, chi tenta di cambiare ciò che è consolidato va incontro ad una dura opposizione anche all’interno della Chiesa.
Non voglio fargli mancare il mio umile aiuto e dico con forza che io sto con lui, prego per Lui e per la missione difficile che deve compiere in questa nostra società che sembra aver perso ogni valore.
Molte volte rileggendo i suo libri ho trovato conforto e di questo gli sono grata, so che il suo cammino sarà difficile ma sono certa che i suoi passi saranno ben guidati e che Gesù non gli farà mancare il suo abbraccio.
sabato 21 marzo 2009
Questa brutta, brutta candidatura di De Magistris
Siccome alcune recenti sentenze della magistratura vietano di parlare di giudici politicizzati, ci limitiamo a domandare se questa candidatura non sia quantomeno… affrettata. Su Why Not (inchiesta tolta a De Magistris da suoi colleghi, non da organi parlamentari) sono legate code velenose e aspetti da chiarire, uno su tutto il ricorso straordinario al consulente Genchi e – di conseguenza – lo spropositato uso delle intercettazioni telefoniche.
Il tentativo processual-mediatico con cui si è cercato di far fuori una classe politica o singoli politici si sta rivelando non più una suggestione ma una intenzione. Anche se solo di pochi.
Lo dico apertamente: la candidatura di De Magistris non mi piace e il fatto che avvenga nel partito di Tonino Di Pietro dimostra che in Italia il virus del giustizialismo ha ormai attecchito. La candidatura dell’ex pm di Catanzaro, timbrata di vittimismo, ne è una prova.Gianlugi Paragone- Libero
giovedì 19 marzo 2009
Festa del Papà

Oggi è la "Festa del Papà" e il mio papà non è più accanto a me.
Non passa giorno che il mio pensiero non vada a lui e che i mille episodi vissuti insieme si riaffaccino alla mia memoria. So che lui non se ne è andato e che continua ad essermi accanto perchè a volte la sua presenza è palpabile, così reale da farmi percepire anche il suono della sua voce.
Oggi, purtroppo, mi è impossibile fargli un dono e, per circostanze avverse, mi è impossibile perfino portare un fiore dove riposa, ma non rinuncio a ricordarlo e all'uomo straordinario che era, dedico con tanto affetto l'ultimo brano del mio libro "Papà mi portava in bicicletta", è una testimonianza di tutto il bene che gli ho voluto e che continuo a volergli.
"Potrei raccontare molti altri episodi della mia vita con mio padre, ma mi fermo qui. Di lui mi restano ricordi bellissimi che condivido spesso con i miei figli e con mio marito e che suscitano in tutti noi tanta nostalgia ma anche tanta gioia.
Nell’ultimo periodo della sua vita ho scoperto un papà diverso da come lo avevo conosciuto, una persona fragile come un statuina di porcellana ma tanto preziosa per la tenerezza che è riuscita a suscitare in me. Non sapevo di poter amare questo “nuovo papà” così intensamente, non immaginavo che da questo “nuovo papà”, così provato fisicamente, avrei ricevuto un insegnamento che non potrò mai dimenticare: il valore e la dignità della vita umana, fino alla fine. Sempre."