lunedì 29 novembre 2010

Importanti novità per l'Associazione Culturale Ferdinando Valletti

Il mio libro Deportato I57633 Voglia di non morire e il documentario che ha lo stesso titolo  realizzato dal regista veronese  Mauro Vittorio Quattrina hanno trovato  una collocazione ufficiale sul sito dedicato ai lager nazisti.
Sono particolarmente lieta che ciò sia accaduto  perchè la recensione di Maurizio Agostinelli  è molto gratificante e tutto ciò contribuirà a far conoscere  il libro e il documentario in gennaio, il Mese della Memoria.
Ecco dove potrete leggere del mio libro

Alla figura di mio padre Ferdinando Valletti è stata dedicata la scultura di Angelo Melaranci  "Voglia di non Morire". Angelo mi ha fatto un regalo meraviglioso facendomi dono della sua opera.
La scultura sarà presentata ufficialmente a Milano al Circolo Ufficiali nella serata in cui sarà presentato il mio libro e il documentario di Quattrina nel prossimo mese di gennaio.

"Voglia di non morire"
di Angelo Melaranci





venerdì 26 novembre 2010

Lo sciopero contro l'Università

Ieri giornata di cortei studenteschi in diverse città italiane, giornata di una anacronistica arrampicata sui tetti dell'università di un Bersani con il fiatone che si diceva con gli studenti e di qualche finiano che intendeva solo dimostrare che il Fli è determinante per l'approvazione della riforma Gelmini.
In realtà forse i giovani manifestavano senza capire che la protesta inscenata era contro di loro, che quel testo tanto vituperato conteneva un attacco mortale ai baronati universitari e ottime soluzioni per tutti quei precari ormai quarantenni che attendono da anni  una sistemazione. Insomma la qualità della scuola in quel testo era al primo posto. Ideologicizzare una riforma che è a dire di molti esperti un'ottima riforma vuol dire non aver capito nulla di che cosa ha bisogno la scuola italiana per diventare competitiva in Europa.
Lo spettacolo offerto ieri dall'opposizione, con qualche eccezione, e dai Finiani che avevano in parte contribuito alla realizzazione del documento Gelmini, è stato penoso e deprimente.
Per una volta, in presenza di una riforma  pregevole per il Paese Italia e per l' Università Italiana in particolare si doveva e si poteva fare uno sforzo comune, non lo si è fatto.. ora forse il Ministro ritirerà la riforma e l'Università continuerà ad essere quella che è ormai da tanti anni, una fucina del niente a dispetto dei 324 indirizzi di studi che proclama.

mercoledì 24 novembre 2010

Grande successo del Seo Web Marketing Experience 2010

Il Corso di SEO WEB MARKETING EXPERIENCE 2010 si è tenuto a Roma ed è stato  un grande successo. Sono moltissimi i giovani e non più giovani che hanno partecipato e hanno potuto affinare le loro armi per lanciarsi nel web marketing sulla grande rete.
Ecco alcune foto dell'evento:


Se non avete potuto partecipare, nessun problema, potrete acquistare CLICCANDO QUI il video del corso e il materiale proposto.
Ricordo che ci sono altri corsi molto utili per riqualificare la propria personalità, li trovate qui sotto, basta cliccare sul corso che vi interessa e potrete avere tutte le informazioni necessarie.

venerdì 19 novembre 2010

Berlusconi: con un partito nuovo verso nuovi successi...

Berlusconi sarebbe tentato di «rottamare» il Popolo della libertà e dar vita a qualcosa di innovativo. Boatos di palazzo confermano che il Cavaliere avrebbe già incaricato una società di marketing di disegnare un nuovo logo e un nuovo nome per il sempre più probabile ex Pdl. In effetti ai suoi occhi ripresentarsi alle elezioni con lo stesso simbolo con cui ha stravinto nel 2008 assieme a «quello lì» - visto che in privato è raro che il Cavaliere pronunci il nome di Fini - non lo convince del tutto. L’idea sarebbe quella di cambiare, di dare una svolta anche d’immagine al partito e di recuperare lo spirito del 1994 quando, in pochi mesi, scese in campo con Forza Italia e sbaragliò la gioiosa macchina da guerra delle sinistre, guidate da Occhetto. Per il Cavaliere è un po’ come se Fini, col suo strappo, avesse ferito anche il partito nel quale ha militato - seppur obtorto collo - fino all’estate scorsa. Sulla questione ci starebbero ragionando in molti tra i quali il sottosegretario Santanchè e l’ex ministro Scajola.
Resta il mistero sul nome. Certo è che al premier «Popolo della libertà» non piace più. Lo trova poco diretto, poco efficace, poco immediato. Il Cavaliere vorrebbe trovare qualcosa di simile al ’94: rivoluzionario e d’impatto allo stesso tempo e non è del tutto escluso che la formula «Forza Italia» venga in qualche modo riesumata. Un nuovo nome e un nuovo logo anche per scongiurare pretese sul simbolo da parte dei finiani? Gli esperti giuridici del partito tendono ad escluderlo sebbene in più occasioni il colonnellissimo Bocchino abbia minacciato la guerriglia anche su questo fronte. Secondo il finiano servirebbe la firma di tutti i fondatori del partito affinché il proprietario lo possa utilizzare. Quindi anche quella di Fini. Secondo i berlusconiani, invece, la contestazione non sta in piedi né da un punto di vista tecnico, né giuridico, né elettorale. «Il nostro statuto parla chiaro - dice l’onorevole pidiellino Ignazio Abrignani - soltanto i tre coordinatori possono utilizzare il simbolo Pdl». Tuttavia, onde evitare di impelagarsi in una guerra di codici e codicilli con conseguenti estenuanti ricorsi al Tar, meglio sarebbe tagliare la testa al toro e creare una nuova «cosa». Qualcuno frena il premier sostenendo che, in così poco tempo, sarebbe difficile far conoscere a tutti un logo nuovo di zecca. Ma le mission impossibile al Cavaliere sono sempre piaciute. Altro vestito ma anche altro corpo al partito di centrodestra. Non è un mistero che al leader piaccia l’idea di rilanciare il movimentismo sotto varie forme. A Roma, per esempio, chi sta lavorando sodo per trovare sinergie con i circoli dei tea party è il senatore Stefano De Lillo. Assieme ad altri parlamentari pidiellini sta mettendo benzina della società civile nel motore del partito. 
Ad ogni modo l’input arrivato a diversi parlamentari è quello di tenersi pronti a tutti, anche ad una nuova avventura elettorale. Parole d’ordine: meno Stato, meno sprechi, meno spesa pubblica, meno tasse, avanti col federalismo e basta con la politica politicante della Prima Repubblica. 
(da Il Giornale)

domenica 7 novembre 2010

L’etica criminale della famiglia italiana

Un grande sociologo americano, Edward Banfield, nel 1958 pubblicò in inglese un saggio fondamentale intitolato “Le basi morali di una società arretrata” in cui vennero descritte, dopo una ricerca sul campo realizzata in Lucania, le realtà che egli stesso definì la base del “familismo amorale”. Il paese della ricerca venne convenzionalmente chiamatoMontegrano e i suoi abitanti i montegranesi. C’è chi dice che si trattasse del borgo di Chiaromonte, ma questo dettaglio non fu mai chiarito fino in fondo. Il paradigma fondamentale del familismo amorale si basa sull’ipotesi che si debba massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve tempo della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo. Le conseguenze pratiche sulla società e sull’etica pubblica e privata sono evidenti. Nessuno persegue la verità nell’interesse comune salvo quando ne tragga un vantaggio proprio o familiare. Chiunque, persona o istituzione, affermi di agire nell’interesse pubblico sarà ritenuto un imbroglione. Solo gli ufficiali pubblici si occupano di affari pubblici perché pagati per farlo, mentre i cittadini se lo facessero sarebbero mal visti dalla collettività, e soprattutto la legge sarà trasgredita ogni qual volta sembrerà possibile evitarne le conseguenze, soprattutto se le vive per l’interesse del nucleo familiare. Si tratta, insomma, della base antropologica di molti dei fenomeni che sono stati descritti come “humus” per micro o macro devianze, fino a quelle che fanno da coltura per la criminalità organizzata mafiosa o camorristica. Anche nei micro sistemi come Avetrana, gli automatismi possono raggiungere la soglia del paradosso. Di fronte ad una figlia che ha fatto (forse) un reato orrendo, anziché ricercare la verità e accettarne le conseguenze anche punitive e dolorose, papà e mamma reagiscono ognuno a proprio modo e come possono. Il padre faticatore e un po’ subalterno nel sistema si assume tutte le colpe e responsabilità, fino a scegliere di apparire un orrido mostro “tanatofilo” e stupratore di cadaveri. Pur di apparire efficacemente l’unico capro espiatorio mentre la sagace ragazzona (forse) colpevole è impegnata venti ore al giorno in interviste, talk show e dirette televisive. La madre, silenziosa come una sfinge, e monumentale come una “mater mediterranea”si preoccupa di fare muro con un silenzio bronzeo e dignitoso, salvo nascondere nel bagagliaio dell’auto la corda (forse) servita a finire il collo, già strizzato con le mani da Sabrina, della piccola Sarah. L’importante è che la famiglia, anzi, la diretta discendenza esclusiva, perfino al di fuori dei legami di parentela più allargata venga difesa e presidiata ad ogni costo. Il familismo amorale ha molte cause, probabilmente legate ad un’antica società contadina in cui era frequente che i genitori, fonte di reddito, potessero morire precocemente lasciando discendenti in condizione di grave e non dignitosa indigenza. Di qui la necessità di sacrificare a questo bene supremo qualsiasi valore, qualsiasi morale, qualsiasi legge e qualsiasi bene interiore. Come ben si vede si tratta di un meccanismoche, se le cose stanno come pare, ha toccato nel caso di Avetrana le sue massimeedestreme conseguenze. Ma anche in altri cattivi esempi il “tengo famiglia” ad ogni costo ha effetti devastanti sull’educazione pubblica e civile. Come quando ad esempio, di fronte ad una nota di demerito a scuola, a rischiare un ceffone educativo non è il pupo o la pupa ma l’insegnante che non è stato capace di comprendere i bisogni e le fragilità del pargolo, magari molto cresciuto. Sabrina pare che fosse ben più che «arguta e sagace» come è stata definita nella sentenza del gip. Probabilmente come accade in molte famiglie purtroppo, anche in condizioni per fortuna meno drammatiche, era lei a dettare tempi, regole e metodi, dell’assetto familiare. Anche nel Mediterraneo non più quindi “padri padroni”né “madri dei Gracchi”, bensì figlie e figli narcisisti, viziati e improvvisamente arroganti o perfino violenti. Spenti i riflettori sulla tragedia e il grand guignol di stupri e cadaveri saponificati nei pozzi, rimarrà l’amara constatazione di un mix in cui il peggio dell’antico e del moderno, anzi postmoderno, è riuscito a miscelarsi in un’alchimia velenosa. Il familismo amorale è quindi un veleno verso il quale produrre anticorpi perché la famiglia, che dovrebbe servire a proteggere il bene degli individui anche da sé stessi, oltre che dall’arro – ganza o dalla violenza della collettività e della società, non diventi un nido di uova tossiche come quello di certi piccoli serpenti velenosi delle pietraie assolate e ad un tempo buie in cui in un pomeriggio di agosto un rancore, magari a lungo covato per una gelosia tutta femminile, è diventato furia improvvisa. E di fronte alle conseguenze irreparabili il fragile papino era pronto all’olocausto di sé e la vigorosa madre a presidiare un cesto di panni sporchi e insanguinati che avrebbero dovuto comunque essere lavati sempre e soltanto tra impenetrabili pareti domestiche.
Da Libero