domenica 20 marzo 2011

Una guerra che non mi piace

Sono molte le ragioni che preludono allo scatenarsi di una guerra, nessuna di queste è mai così nobile da giustificarla. Le guerre servono "per portare la pace", "per liberare gli oppressi", "per sistemare questioni interne alle Nazioni", "per ragioni economiche" e per "rifare il trucco a qualche capo di stato in cattive acque" e anche per una bella donna, ricordiamoci la guerra di Troia.
Le motivazioni addotte dall'Onu per  giustificare l'azione militare contro la Libia di Gheddafi oggi, sono almeno sospette e non mi convincono fino in fondo.
Sono sempre passata per una guerrafondaia :-)), ero infatti a favore degli interventi in Afghanistan ed in Iraq, sono molte le volte che sono stata contestata e coinvolta in mille polemiche in rete per la mia posizione, mi sono sempre  state rivolte accuse di tutti i generi per le mie crociate contro i pacifisti quindi non credo che il mio pensiero oggi possa essere accomunato ad una banale presa di posizione contro la guerra in generale, io sono contro questa guerra ed ecco perchè:

A- sono molte le emergente umanitarie nel mondo e nessuno se ne fa carico ( Darfur,Bahrain;Iran, Tibet ecc), si registrano e basta e allora come mai ci occupiamo ora e tardivamente della Libia?
B - la Francia e in particolare Sarkozy si era detto pronto ad intervenire da solo  fin da subito se l'Onu non avesse autorizzato l'operazione e infatti non ha aspettato nemmeno la risoluzione per andare a bombardare la Libia. Non lo ha fatto certo per una questione umanitaria, ricordiamoci che la Francia non ha mai mosso un dito in molte altre emergenze di questo tipo. Come mai qui è così interventista? Probabilmente ha una voglia matta di mettere le mani sul petrolio che una volta era nostro.
C - la situazione libica è caotica, non si sa chi si va ad aiutare. In Libia c'è una guerra civile e due fazioni che si combattono e noi in tutta onestà conosciamo solo il perfido Gheddafi.. ma gli altri chi sono? Potremmo trovarci ad aver soccorso (ammesso che vada così) anche un potenziale nuovo dittatore...e che cosa accadrà dopo? Quale è il progetto per la Libia?
D - l'intervento militare in atto ha già prodotto moltissimi morti e lo spiegamento di forze pronte ad intervenire mi fa pensare che non si tratti di creare una semplice No Fly Zone ma ben altro.

Posso anche capire che, visto la posizione Francese, l'Italia abbia dovuto per forza intervenire per salvare i propri interessi, ma è una gran brutta storia, una storia che non vorrei che il mio Paese fosse stato  costretto a scrivere.

sabato 19 marzo 2011

Giornalisti e velinari

In Italia i giornalisti vengono sovente  e da più parti messi sotto accusa, se ne contesta il ruolo, la professionalità e il loro condizionamento politico. Devo dire che in linea di massima condivido il fatto che nella nostra nazione la stampa segua spesso "l'onda" e che sia molto  difficile  assistere a dibattiti televisivi che vedano politici veramente messi in difficoltà da giornalisti con gli attributi, le domande sono spesso  addomesticate e l'onorevole di turno sfrutta l'occasione per farsi propaganda. Questo "sistema" è in uso sia in Tv che sulla carta stampata, oramai i cittadini sanno benissimo le tendenze di questo o quel quotidiano e spesso acquistano quello che sposa proprio il loro pensiero politico rinunciando così ad una informazione non di parte. In realtà per essere informati correttamente si dovrebbero acquistare almeno 6 quotidiani, ma visto i costi di un giornale, credo che pochi se lo possano permettere. Questa è  comunque storia nota ed è proprio per avere la libertà di esprimersi,  che chi scrive ha sempre esercitato la professione da freelance.
In questi giorni invece il dibattito si è spostato sui colleghi che si occupano di cronaca nera: i casi di Sara Scazzi e di Yara Gambirasio e le  cronache dalle varie procure hanno dato l'impressione di una diffusione  pura e semplice della voce degli inquirenti e non, invece, ad una cronaca giornalistica vera e propria.Si è in pratica evitato di esercitare il diritto di critica e questo è certamente  un male visto che   sono tanti e palesi  gli "errori" che  un bravo giornalista avrebbe dovuto rilevare sulle indagini di  uno e dell'altro caso, a cominciare, ad esempio, dalla mancata delimitazione della zona del crimine ad Avetrana per finire alle quasi certezze che gli inquirenti avevano sbandierato di ritrovare Yara viva a Brembate... 
Quello che servirebbe oggi è invece è un giornalismo investigativo che "non guardi in faccia nessuno" che indaghi anche sullo svolgimento delle indagini e che ne denunci puntualmente le carenze e i ritardi. Tutto ciò avrebbe l'indubbio merito di aiutare la giustizia e di nobilitare la professione.

L'iimagine di una tragedia e i soliti sciacalli


Ho scelto questa immagine per ricordare la tragedia del Giappone, non lo scempio delle città, non le tute bianche che richiamano la paura di un probabile disastro nucleare, ma l'immagine di una mamma con la sua bimba in braccio, il viso distrutto dal dolore e dalla stanchezza guarda  la bimba che pare dormire, entrambe ricoperte di fango. Forse non sapremo mai se la bimba è morta, noi speriamo di no, sta di fatto che  questa è l'immagine del coraggioso popolo giapponese, un popolo che ne ha passate tante e che anche oggi, davanti a questo immane disastro affronta con compostezza tutto quanto deve affrontare.
Noi speriamo con loro che le cose si risolvano presto, che il disastro nucleare sia contenibile e che alla fine riescano a seppellire tutti i loro morti. Ce la faranno e ricostruiranno  tutto, anche altre centrali nucleari, loro, proprio loro che hanno subito il disastro di Hiroschima, perchè i giapponesi  guardano in faccia alla vita sempre e comunque con la consapevolezza che il progresso ha i suoi costi e che senza nucleare non potrebbero sopravvivere.
Mentre accade questo, in Italia i soliti parolai hanno già lanciato il guanto di sfida contro il nucleare, sono gli stessi che magari si lamentano dei rincari energetici e che vedono con favore le centrali francesi e svizzere comunque a pochi passi da noi. Quanta ipocrisia da parte dei "signori del no" di quelli che si lamentano sempre e per tutto.
Che abbiano almeno la decenza di non strumentalizzare una tragedia che non è la loro e che deve essere vissuta con rispetto per le persone e per le loro scelte.


Il giorno della Memoria all'Istituto Lagrange Brera di Milano

La Proff.sa Di Gerolamo ieri mi ha gentilmente segnalato la pagina del sito dell'Istituto Lagrange Brera che ospita la cronaca della commemorazione della Giornata della Memoria che mi ha visto partecipe.
E' stato  un bellissimo regalo per me, ho potuto rivedere il video della mattinata e mi ha fatto davvero tanto, tanto piacere.
Riporto l'immagine dalla pagina web dell'istituto e vi invito a cliccare sul link che troverete sotto per approfondire.


giovedì 3 marzo 2011

"Quella bestia va punita"

Così i genitori di Yara Gambirasio si sono espressi per chiedere giustizia per l'omicidio della figlia. Mi viene da dire che forse stanno offendendo le bestie, anzi senza forse, ma su una cosa hanno assolutamente ragione, la richiesta di una giustizia rapida e giusta.
Questi genitori avevano avuto dagli inquirenti assicurazione che la figlia fosse viva, avevano atteso in silenzio proprio per questa speranza, invece le indagini non hanno fatto alcun passo avsanti dopo tre mesi dalla sparizione della ragazzina, anzi sono state prese alcune cantonate non indifferenti, una per tutte la questione del muratore marocchino arrestato sulla nave che lo stava riportando in Marocco per un errore di interpretazione di una sua intercettazione; mentre lui veniva riportato in Italia, la sua auto rimaneva sulla nave e proseguiva verso la sua meta. Se il ragazzo fosse stato colpevole i rilievi sulla sua auto sarebbero stati fondamentali. Ora pare che anche la seconda traduzione dell'intercettazione non sia quella giusta...
Quanta superficialità in questa vicenda e non solo in questa, le indagini della polizia sono sempre meno attendibili, basti dire che ad Avetrana la presunta scena del crimine non è mai stata nemmeno transennata e per ritornare a Yara, il campo dove è stato rinvenuto il suo cadavere è stato transennato per 24 ore, poi reso agibile e dopo un giorno nuovamente transennato.
Ci sono pochi commenti da fare, gli apparati dello stato connessi con la gestione della giustizia vanno profondamente rimodernati, i genitori di Yara chiedono una giustizia giusta, l'avranno? Lo  vedremo in questi giorni, ma se così non fosse saremmo davvero messi male, anzi malissimo.