Il dovere della memoria è dolorosamente presente in Benjamin Fondane, intellettuale e poeta poco conosciuto del XX secolo, ebreo romeno-francese. I versi che riporto furono da lui composti sulla soglia della camera a gas.
"Verrà un giorno, senza dubbio, in cui il poema letto
si troverà davanti ai vostri occhi. Non chiede
nulla! Dimenticatelo, dimenticatelo! Non è
che un grido, che non si può inserire in un poema
perfetto, avevo il tempo di finirlo?
Ma quando voi calpesterete questo mazzo di ortiche
che sono stato io, in un altro secolo,
in una storia che per voi sarà superata,
ricordate solo che ero innocente
e che, come voi, mortali di quel giorno
ho avuto, anch’io, un volto segnato
dalla collera, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d’uomo, semplicemente!"
Devo la conoscenza di Benjamin Fondane all'amica Michaela Colucci, incontrata nel mio nuovo gruppo su FB BINARIO 21 DEPORTATI NEI LAGER NAZISTI che in tre giorni ha avuto quasi 300 adesioni e si è arricchito di bellissimi contributi.
domenica 18 settembre 2011
Benjamin Fondane e il dovere della memoria
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lunedì 12 settembre 2011
Una scultura, un uomo e una storia
La nuova scultura del Maestro Melaranci, dedicata a mio padre Ferdinando Valletti deportato a Mauthausen e Gusen per 18 mesi. Si tratta di un'opera bellissima e altamente simbolica che l' Associazione Ferdinando Valletti e la a mia famiglia hanno l'onore di ricevere.
A breve sarà disponibile il mio nuovo libro "DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE con la storia dettagliata della deportazione di mio padre.
Ferdinando Valletti tornò a casa nell'agosto del 1945 e ricominciò a vivere rinnovando la sua fiducia nel genere umano, nonostante tutto quello che gli era accaduto.
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sabato 10 settembre 2011
Ricordando l'11 settembre 2001
Sembrava un giorno come gli altri quell'11 settembre di dieci anni fa, invece per quello che accadde a New York il mondo non fu più lo stesso.
Ricordo perfettamente il filmato incredibile trasmesso da Rete 4 nel primo pomeriggio, il viso sconvolto di Emilio Fede e il telefono che squillava per confermare una notizia che a prima vista sembrava una scena da film. Davanti ai miei occhi le Torri Gemelle di New York venivano prima attraversate da un aereo impazzito, prendevano fuoco e crollavano a pochi minuti l'una dall'altra. La seconda notizia incredibile era legata al dirottamente di un aereo di linea verso Washington... dove si sarebbe schiantanto?
A mia volta presi il telefono e chiamai mio marito, era attonito, anche lui incollato al televisore e poi via via chiamai tutte le persone che mi erano care per condividere la notizia di una tragedia davvero troppo troppo grande.
Tra una pausa e l'altra dei collegamenti con New York, mia figlia ed io uscimmo per portare fuori il cane, ci ritrovammo nel parco come due automi con una grande paura, quella della reazione degli Stati Uniti. Che avrebbe fatto Bush? Potevamo essere prossimi ad un terza guerra mondiale? Non fu così.
Quello che accadde poi farà parte per sempre dei ricordi di tutti noi: la perdita di moltissime vite umane, i meravigliosi ed eroici pompieri, il grande Sindaco Giuliani, il Presidente Bush tra la folla e i civilissimi newyorkesi, distrutti ma solidali con i parenti delle vittime... e poi la lotta al terrorismo, la guerra in Iraq e in Afghanistan con molti altri morti, anche italiani, e finalmente l'uccisione di Osama Binladen.
Oggi a Ground Zero c'è una grande Memorial e altre torri stanno per essere terminate, ma noi abbiamo visto quelle persone lanciarsi nel vuoto e sentiti i loro messaggi e non dimenticheremo. La libertà è un valore assoluto, nessuno può minacciare di togliercela con azioni di violenza e terrore, se terremo alta la guardia e avremo ben chiari i valori che condividiamo con gli altri popoli il terrorismo alla fine sarà sconfitto.
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ricordo 11 settembre 2001
giovedì 8 settembre 2011
L'8 settembre delle vecchie zie
L’Italia è un cavallo scosso che ha perduto il suo cavaliere. Per metà fu imprudente il fantino, per metà gli resero impossibile la monta. Il cavallo corre smarrito, si ferma, procede a caso, ma il palio continua. Una volta, quando il Paese si scopriva orfano o abbandonato, ricorreva alle vecchie zie, come diceva Longanesi. Le vecchie zie invocate per salvarci erano l'America e la Chiesa, ma anche le Banche, la Confindustria, il Sindacato, i Militari o i suoi succedanei, i Magistrati. Ma oggi anche loro sono inguaiate; e la zia Emma, la zia Susanna e la zia Ilda non sono un rimedio alla brutta situazione, semmai un sintomo della medesima. Non solo Papà governo e Mamma politica, ma anche le Zie sono dentro la crisi e hanno perso credibilità.
Le vecchie zie erano un bene rifugio, Aldo Palazzeschi le descrisse nelle Sorelle Materassi (si chiamavano Teresa e Carolina come le mie care, vecchie zie). Resta il Nonno Giorgio, ma i nonni al Quirinale fanno prediche inutili, come disse un suo grande predecessore, Einaudi. Mai come quest'anno si sente aria di 8 settembre, data ricorrente del naufragio nazionale con spappolamento interno. Si rompono le righe, c'è chi fugge, chi tradisce, chi infierisce, chi patisce. Ma sarebbe assurdo arrendersi a invasori ignoti, firmando armistizi con gli spettri. Non siamo alla morte della patria, come si disse dell'8 settembre '43, forse stiamo uscendo dal tunnel. Però siamo un paese spaesato, allo sbando. Il cavallo è scosso, i fantini litigano tra loro e pensano solo alla sella. Campa cavallo che merda cresce.
Marcello Veneziani
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8 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
Quando Vasco fa del male.....
Vasco Rossi, da qualche tempo con problemi di salute, ha rilasciato una intervista a Vanity Fair in cui afferma che se avesse avuto il cancro non si sarebbe curato e ha aggiunto:“Antidolorifici ai Caraibi, ecco quello che avrei fatto. Perché non voglio soffrire, voglio morire allegro”
Questa affermazione non è piaciuta per nulla agli oncologi e così Umberto Tirelli, che dirige il prestigioso Dipartimento di oncologia dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, non fa sconti e dalle pagine del Corriere della Sera attacca il cantante.
Numeri alla mano, Tirelli contesta duramente le parole di Vasco Rossi perché possono apparire un invito rivolto ai malati di cancro a “non essere trattati ed eventualmente guariti dalla loro malattia oncologica”.
L’oncologo è durissimo perché, anche se quella espressa è un'opinione personale del cantante, Vasco non ha tenuto in considerazione il fatto di essere un personaggio pubblico.
Tirelli sottolinea che ogni giorno lavorativo a circa 1.000 italiani viene diagnosticato un tumore. “In Italia sono circa 2.200.000 le persone che vivono con il cancro di cui circa 1.285.000 sono lungo sopravviventi”, chiarisce l’oncologo aggiungendo che sono persone considerate guarite con un’aspettativa di vita pari a quella di chi non ha contratto la malattia.
Lo scienziato non risparmia nulla a Vasco Rossi e spara un’ulteriore bordata quando ricorda al cantante che i Caraibi non sono certo alla portata delle tasche di tutti i pazienti malati di cancro, tra i quali probabilmente molti suoi fan.
“Un cattivo maestro per quanto riguarda la droga e un pessimo maestro per quanto riguarda l’oncologia: questo è Vasco Rossi”, conclude Tirelli augurandosi la guarigione del rocker di Zocca. E io sono completamente d'accordo con lui, quando si è famosi bisogna pesare le parole che si dicono!
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