giovedì 22 settembre 2011

Cattelan, un artista di poche parole!

Il suo primo lavoro pubblico a Milano risale al 1994 quando raccolse le macerie del PAC causate da una bomba mafiosa (con tanto di cadavere) e le esportò a Londra e a Parigi a testimonianza della tradizione italiana di quegli anni, creando non poco imbarazzo tra le istituzioni.
Poi ci sono stati i tre bambini/fantoccio impiccati a una quercia secolare di Piazza XXIV Maggio, sempre a Milano, nel 2004. Il lavoro fu distrutto da un fanatico dopo soltanto 24 ore dall'inaugurazione.




Da qualche tempo, L.O.V.E., un maestoso dito medio, è sistemato in Piazza Affari a Milano e di questi tempi sembra non portare bene averlo messo li, proprio davanti alla Borsa.
L'assessore alla Cultura, Stefano Boeri, raccoglie l'opinione dei cittadini proprio ai piedi della scultura e i pareri sull'opportunità di accettare l'opera offerta dall'artista a patto che rimanga in piazza Affari, sono contrastanti. «Il mio orientamento - spiega l'assessore - è stato fin dall'inizio quello di accettare la donazione, ma ho capito che questa opera pone molti problemi sull'utilizzo dello spazio pubblico».
Entro la fine del mese Boeri dovrà portare una delibera in giunta. «E i pareri dei milanesi - assicura - incideranno moltissimo». Ma se su Facebook «l'85 % dei cittadini si è espresso per lasciare il Dito dov'è», il sondaggio volante nella piazza è molto più variegato. Un centinaio i milanesi arrivati per dire la loro o per ascoltare. C'è chi lo definisce un insignificante dito medio, chi un'opera d'arte bella e perfettamente collocata. Chi lo vede volgare, chi provocatorio, chi ironico, chi offensivo. Per qualcuno è uno sberleffo della Borsa alla città. Per altri è il contrario. Alcuni segnalano il problema dei costi per spostarlo, nel frattempo il gigantesco dito medio sembra guardarci tutti negli occhi e apostrofarci con un "ma va a da via i ciap" in perfetto dialetto milanese.
Prossimo appuntamento davanti al monumento a Pertini di Aldo Rossi, un altro monumento da sempre contestato dai cittadini.

Vogliamo provare a fare un sondaggio?  Mandatemi il datemi il vostro parere su :Volete che L.O.V.E. rimanga in Piazza Affari o no?

domenica 18 settembre 2011

Benjamin Fondane e il dovere della memoria

Il dovere della memoria è dolorosamente presente in Benjamin Fondane, intellettuale e poeta poco conosciuto del XX secolo, ebreo romeno-francese. I versi che riporto furono da lui composti sulla soglia della camera a gas.

"Verrà un giorno, senza dubbio, in cui il poema letto
si troverà davanti ai vostri occhi. Non chiede
nulla! Dimenticatelo, dimenticatelo! Non è
che un grido, che non si può inserire in un poema
perfetto, avevo il tempo di finirlo?
Ma quando voi calpesterete questo mazzo di ortiche
che sono stato io, in un altro secolo,
in una storia che per voi sarà superata,
ricordate solo che ero innocente
e che, come voi, mortali di quel giorno
ho avuto, anch’io, un volto segnato
dalla collera, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d’uomo, semplicemente!"


Devo la conoscenza di Benjamin Fondane all'amica Michaela Colucci, incontrata nel mio nuovo gruppo su FB BINARIO 21 DEPORTATI NEI LAGER NAZISTI che in tre giorni ha avuto quasi 300 adesioni e si è arricchito di bellissimi contributi.

lunedì 12 settembre 2011

Una scultura, un uomo e una storia


La nuova scultura del Maestro Melaranci, dedicata a mio padre Ferdinando Valletti  deportato a Mauthausen  e Gusen per 18 mesi. Si tratta di un'opera bellissima e altamente simbolica che l' Associazione Ferdinando Valletti e la a mia famiglia hanno l'onore di ricevere.

A breve sarà disponibile il mio nuovo libro "DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE con la storia dettagliata della deportazione di mio padre. 
Ferdinando Valletti  tornò a casa nell'agosto del 1945 e ricominciò a vivere rinnovando la sua fiducia nel genere umano, nonostante tutto quello che gli era accaduto. 

sabato 10 settembre 2011

Ricordando l'11 settembre 2001


Sembrava un giorno come gli altri quell'11 settembre di dieci anni fa, invece per quello che accadde a New York il mondo non fu più lo stesso.
Ricordo perfettamente il filmato incredibile trasmesso da Rete 4 nel primo pomeriggio, il viso sconvolto di Emilio Fede e il telefono che squillava per confermare una notizia che a prima vista sembrava una scena da film. Davanti ai miei occhi le Torri Gemelle di New York venivano prima attraversate da un aereo impazzito, prendevano fuoco e crollavano  a pochi minuti l'una dall'altra. La seconda notizia incredibile era legata al dirottamente di un aereo di linea verso Washington... dove si sarebbe schiantanto?
A mia volta presi il telefono e chiamai mio marito, era attonito, anche lui incollato al televisore e poi via via chiamai tutte le persone che mi erano care per condividere la notizia di  una tragedia davvero troppo troppo grande.
Tra una pausa e l'altra dei collegamenti con New York, mia figlia ed io uscimmo per portare fuori il cane, ci ritrovammo nel parco come due automi con una grande paura, quella della reazione degli Stati Uniti. Che avrebbe fatto Bush? Potevamo essere prossimi ad un terza guerra mondiale? Non fu così.
Quello che accadde poi farà parte per sempre dei ricordi di tutti noi: la perdita di moltissime vite umane, i meravigliosi ed eroici pompieri, il grande Sindaco Giuliani, il Presidente Bush tra la folla e i civilissimi newyorkesi, distrutti ma solidali con i parenti delle vittime... e poi la lotta al terrorismo, la guerra in Iraq e in Afghanistan con molti altri morti, anche italiani, e finalmente l'uccisione di Osama Binladen.
Oggi a Ground Zero c'è una grande Memorial e altre torri stanno per essere terminate, ma noi  abbiamo visto quelle persone lanciarsi nel vuoto e sentiti i loro messaggi e non dimenticheremo. La libertà è un valore assoluto, nessuno può minacciare di togliercela con azioni di violenza e terrore, se terremo alta la guardia e  avremo ben chiari i valori che condividiamo con gli  altri popoli  il terrorismo alla fine sarà sconfitto.

giovedì 8 settembre 2011

L'8 settembre delle vecchie zie

L’Italia è un cavallo scosso che ha perduto il suo cavaliere. Per me­tà fu imprudente il fantino, per metà gli resero impossibile la monta. Il ca­vallo corre smarrito, si ferma, procede a caso, ma il palio continua. Una volta, quando il Paese si scopriva orfano o ab­bandonato, ricorreva alle vecchie zie, come diceva Longanesi. Le vecchie zie invocate per salvarci erano l'America e la Chiesa, ma anche le Banche, la Confindustria, il Sindacato, i Militari o i suoi succedanei, i Magistrati. Ma oggi anche loro sono inguaiate; e la zia Em­ma, la zia Susanna e la zia Ilda non so­no un rimedio alla brutta situazione, semmai un sintomo della medesima. Non solo Papà governo e Mamma poli­­tica, ma anche le Zie sono dentro la cri­si e hanno perso credibilità.

Le vecchie zie erano un bene rifugio, Aldo Palaz­zeschi le descrisse nelle Sorelle Mate­rassi (si chiamavano Teresa e Carolina come le mie care, vecchie zie). Resta il Nonno Giorgio, ma i nonni al Quirina­le fanno prediche inutili, come disse un suo grande predecessore, Einaudi. Mai come quest'anno si sente aria di 8 settembre, data ricorrente del nau­fragio nazionale con spappolamento interno. Si rompono le righe, c'è chi fugge, chi tradisce, chi infierisce, chi patisce. Ma sarebbe assurdo arrender­si a invasori ignoti, firmando armistizi con gli spettri. Non siamo alla morte della patria, come si disse dell'8 set­tembre '43, forse stiamo uscendo dal tunnel. Però siamo un paese spaesato, allo sbando. Il cavallo è scosso, i fanti­ni litigano tra loro e pensano solo alla sella. Campa cavallo che merda cresce.
Marcello Veneziani