martedì 25 ottobre 2011

Il mio libro è fresco di stampa

"DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE" 
La storia di Ferdinando Valletti, il deportato calciatore 
Photocity Edizioni

pagine 203 - Euro 15,00
ISBN 978-88-6682-048-2




Il mio libro è fresco di stampa.
La storia è stata ampiamente arricchita e modificata nei contenuti grazie ai dettagliati appunti di mio padre sulla sua deportazione a GUSEN II reperiti  quando io e mia sorella  abbiamo smobilitato  la casa dei nostri  genitori, alla morte di mia madre; a questi preziosi appunti si sono aggiunti  i documenti che ho richiesto all'ITS di Arolsen.

Chi volesse acquistare il libro lo trova qui e tra qualche giorno in tutte le librerie on line.
Il libro potrà essere accompagnato a richiesta, dal bellissimo DVD ".. E come potevamo noi cantare" edito dall'ANED, tratta proprio della deportazione dei lavoratori milanesi nei lager nazisti tra il 1943 e il 1945. Libro e DVD abbinati possono essere richiesti  all'Associazione Culturale Ferdinando Valletti. 

Sono già molte le scuole che hanno aderito al progetto dell'Associazione Culturale Ferdinando Valletti per il mese di gennaio 2012 ricorrenza del GIORNO DELLA MEMORIA.
Chi volesse aggiungersi mi contatti personalmente via email:


Le pensioni e la crisi di governo

Voglio fare una considerazione sulla attuale situazione politica: ma è mai possibile che nessuno sia disposto PER IL BENE DEL PAESE a dare una mano al governo o a quello che resta di esso? Mi permetto di suggerire una via al Premier: porti in aula la riforma delle pensioni e la sottoponga al voto del Parlamento così vedremo in faccia chi ha il coraggio di votare contro sapendo quello che costerebbe al nostro Paese.
E' il momento di battere i pugni sul tavolo  caro Presidente e vedremo allora  se i soliti noti, quelli che si riempiono la bocca con la parola responsabilità, senso dello Stato, per il bene dell'Italia... voteranno la riforma o se, accampando mille scuse, tutte risibili, faranno cadere il Governo
Coraggio Presidente, imbocchi la via maestra che è sempre la migliore e poi lasci!

lunedì 24 ottobre 2011

Il laugh-in del Foglio

Il laugh-in del Foglio, domani tutti a ridere davanti all'ambasciata di Francia
L'appuntamento alle 17 a piazza Farnese. 
Ci saranno Antonio Martino e Giuliano Ferrara Domani martedì alle ore 17 in piazza Farnese, davanti all’Ambasciata di Francia, si terrà un “laugh-in”, cioè un sit-in scanzonato di allegra e serissima protesta contro la ridanciana pretesa di scaricare sull’Italia i guai di un governo direttoriale disastroso dell’area euro. Delle prodezze di Nicolas Sarkozy, alias Louis De Funès, parleranno con garbo e fermezza Antonio Martino e Giuliano Ferrara. La manifestazione è promossa dal quotidiano Il Foglio.


Angela Merkel e Nicolas Sarkozy meritano parole chiare e fredde. A nome dei loro paesi pretendono di guidare l’Unione europea e da due anni non sanno come fare. “Gestione disastrosa”, è il referto stilato dal capo dell’area euro Jean-Claude Juncker. La Germania è una grande economia motrice e la locomotiva ha sbuffato fino a ora, alla grande, con le esportazioni sulla sezione del mercato mondiale che tira. La Francia gode di infrastrutture ad alto livello e di un sistema decisionale gaullista. Ma Berlino da sola non ce la fa, e il suo sistema bancario è impaniato nella crisi del debito sovrano. Lo stesso vale per Parigi, che ha in più alle spalle una crescita patologica del debito pubblico ben oltre i parametri, goffi e cucitile su misura, di Maastricht, e nel presente soffre di un deficit troppo alto rispetto a quello dei partner e di una crisi finanziaria e bancaria di proporzioni più che rilevanti ( la fine ingloriosa di Dexia insegna, ma è solo un anticipo). Nessuno in Europa è in grado di dare lezioni ad alcuno dei Paesi fondatori. Secondo il grande economista liberal Paul Krugman, un ebreo americano di genio al quale per qualche ragione è stato perfino comminato un premio Nobel, alla radice della crisi da debito, dell’altalena di sfiducia e speculazione in cui si dondolano i mercati finanziari, c’è il moralismo punitivo a sfondo calvinista che ha fatto dell’euro l’unica moneta al mondo priva di una banca centrale capace strutturalmente, non episodicamente, di fare la funzione delle banche centrali: il prestatore di ultima istanza. Aggiungiamo l’eco culturale della Repubblica di Weimar, l’idea apocalittica che il mostro inflazionista sia sempre in agguato, sempre sbuffante, sempre scalpitante dietro ogni angolo della storia, e che i bravi, gli operosi, i capaci, i parsimoniosi alla fine sono destinati a condividere la miseria comune con le cicale. Balle. L’inflazione si sta rivelando al momento un pericolo remoto, malgrado i potenti stimoli iniettati dagli americani nel circuito della liquidità dopo la crisi dei derivati e dell’immobiliare al quale erano collegati. E il debito, checché ne pensino economisti di valore ma a volte poco fantasiosi, come Alessandro Penati di Repubblica, si cura con la sua diluizione in altro debito, specie in emergenza, con la riduzione dei gradi di patrimonializzazione dell’economia, senza nuove tasse depressive, e con l’impiego delle risorse nella crescita economica a colpi di decise riforme liberalizzatrici e privatizzatrici. Se questo è vero, e mi sembra difficile che una diagnosi convergente dei massimi economisti keynesiani e dei massimi economisti liberisti possa essere smentita da qualche improvvisato nuovo pensiero, Berlusconi è forse l’unico che possa dare, non dico lezioni, ma indicazioni puntute e responsabili ai suoi partner. Quale Berlusconi? Quello che non si lagna, che non si accoda, che non aspetta, che non scarica il barile, che non ha timidezze e complessi verso nessuno, il Berlusconi vero che non ha mai messo piede in Confindustria, che creava ricchezza e valore e mercato quando si accumulava il debito pubblico, e anche grazie al debito pubblico che ha reso ricco e forte (paradossalmente) questo Paese; quello che crede nella libertà delle aziende e delle persone e del lavoro, che ha promesso una storica rottura delle vecchie regole, sia quando è entrato in politica sia di recente, quando la crisi da debito prometteva sinistramente di diventare la boa intorno alla quale fare girare i soliti giochi di potere. Se Berlusconi capisse, e mi sembra che sia sulla buona strada, quanto rapidamente può girare la ruota dell’intelligenza degli italiani, ché quella della fortuna è più volatile, e quanto converrebbe a lui stesso ma soprattutto al Paese una svolta dura, radicale, scandalosa e preziosa nella direzione di un’economia della libertà, quelle parole chiare, fredde, incisive, al summit europeo, e poi sempre, sistematicamente, in tv e nel Paese e nel circuito internazionale, si deciderebbe a tirarle fuori. Le parole da sole non bastano. Il debito lo onoriamo e siamo in grado di ridurlo con l’avanzo primario da primi della classe e il pareggio di bilancio, le nostre banche soffrono le conseguenze della solidarietà con il circuito impazzito del credito mondiale ma stanno meglio di quelle francesi e inglesi, il nostro patrimonio è immenso anche per ragioni patologiche, perché sebbene cattolici e dissipatori in realtà risparmiamo come ossessi e gli imprenditori attribuiscono dividendi spesso rinunciando a investire in ricerca e innovazione (ne tengano conto i giovani caprini di Confindustria riuniti senza i politici a far chiacchiere nell’isola bella). Siamo in condizione di non subire alcun processo, come predicano per la gola i disfattisti troppo furbi alla Scalfari e alla De Benedetti, e possiamo dire la nostra a voce alta e con la testa all’in su. Basta che Berlusconi faccia il suo mestiere fino in fondo, sacrosante e serie riforme liberali, provvedimenti di finanza straordinaria capaci di foraggiare l’economia reale, insomma le cose stesse per cui fa politica da quasi vent’anni.

sabato 22 ottobre 2011

Elie Wiesel
















Elie Wiesel ]

Chi ascolta un superstite dell'Olocausto o della Shoah diventa a sua volta un testimone!

venerdì 21 ottobre 2011

Milano e le sue cascine, meraviglie da salvare

La Milano di una volta, ma anche la Milano meno conosciuta, quella delle periferie e dei parchi agricoli, è al centro di «Memoria Diffusa», festival della memoria partecipata, di scena dal 20 al 30 ottobre.

Tre le location per questa seconda edizione della rassegna, divisa tra il Circolo Filologico, l’Urban Center e i suggestivi spazi della Fonderia Napoleonica Eugenia, esempio di archeologia industriale nel cuore dell’Isola. 
Ed è proprio all’Isola che la manifestazione ideata dall’associazione Storie Digitali riserva un’iniziativa particolare: i possessori di foto e video amatoriali del quartiere risalenti al Novecento potranno, infatti, digitalizzare gratuitamente i loro materiali e creare così un archivio audiovisivo online a disposizione di tutti. 

Un altro momento sarà dedicato al progetto «Il patrimonio rurale immateriale delle cascine di Milano», raccolta di videointerviste ai gestori di antiche cascine - come la Linterno, la Battivacco e la Gaggioli - realizzate nel corso del 2011 con un obiettivo: conservare e condividere la memoria del territorio agricolo milanese. Per i più piccoli saranno proposte alcune favole, da «Cenerentola» a «La bella dai capelli d’oro»: le racconterà Silvio Oggioni in un’atmosfera fiabesca creata dalle lanterne magiche del collezionista Antonio Pignotti. 

Si parlerà anche del periodo di maggior fermento culturale e artistico per la città di Milano: gli anni Sessanta. Un tuffo in un passato glorioso, specie se paragonato al periodo di crisi che stiamo vivendo, attraverso la preview di un documentario girato durante un ciclo di incontri che nel 2010 mise a confronto, nella sede del Circolo Filologico, personaggi quali Bruno Bozzetto, Mario Capanna, Inge Feltrinelli, Bob Krieger e Gianni Rivera. La proiezione si terrà il 27 ottobre in concomitanza con la giornata Unesco del patrimonio audiovisivo, mentre in chiusura, il 30, si potranno ammirare alcuni filmati d’epoca girati per le strade di Milano, abbinati a brani jazz e swing composti a metà del secolo scorso da musicisti che con la nostra città hanno instaurato un legame forte.