mercoledì 25 maggio 2016

Come ai tempi di Pietro, anche oggi la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica continua ad avere un unico Papa legittimo

MONS. GEORG GÄNSWEIN

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Intervento dell’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare del Papa emerito, tenuto il 20 maggio 2016 a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, in occasione della presentazione del volume di Roberto Regoli “Oltre la crisi della Chiesa – Il pontificato di Benedetto XVI” (edizioni Lindau).

stralci dell'intervista

"Come ai tempi di Pietro, anche oggi la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica continua ad avere un unico Papa legittimo. E tuttavia, da tre anni a questa parte, viviamo con due successori di Pietro viventi tra noi – che non sono in rapporto concorrenziale fra loro, e tuttavia entrambi con una presenza straordinaria! Potremmo aggiungere che lo spirito di Joseph Ratzinger in precedenza ha già segnato in modo decisivo il lungo pontificato di san Giovanni Paolo II, che egli fedelmente servì per quasi un quarto di secolo come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Molti continuano a percepire ancor oggi questa situazione nuova come una sorta di stato d’eccezione voluto dal Cielo. 


Dall’undici febbraio 2013 il ministero papale non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e durevolmente trasformato nel suo pontificato d’eccezione (Ausnahmepontifikat), rispetto al quale il sobrio cardinale Sodano, reagendo con immediatezza e semplicità subito dopo la sorprendente Dichiarazione di rinuncia, profondamente emozionato e quasi preso dallo smarrimento, aveva esclamato che quella notizia era risuonata fra i cardinali riuniti “come un fulmine a ciel sereno”. Era la mattina di quello stesso giorno in cui, di sera, un fulmine chilometrico con un’incredibile fragore colpì la punta della cupola di San Pietro posta sopra la tomba del Principe degli apostoli. Di rado il cosmo ha accompagnato in modo più drammatico una svolta storica. Ma la mattina di quell’undici febbraio il decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano concluse la sua replica alla Dichiarazione di Benedetto XVI con una prima e analogamente cosmica valutazione del pontificato, quando alla fine disse: “Certo, le stelle nel cielo continueranno sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato”. 

E tuttavia è bene che io dica una buona volta con tutta chiarezza che Benedetto alla fine non si è dimesso a causa del povero e mal guidato aiutante di camera, oppure a causa delle “ghiottonerie” provenienti dal suo appartamento che nel così detto “affare Vatileaks” circolarono a Roma come moneta falsa ma furono commerciate nel resto del mondo come autentici lingotti d’oro. Nessun traditore o “corvo” o qualsivoglia giornalista avrebbe potuto spingerlo a quella decisione. Quello scandalo era troppo piccolo per una cosa del genere e tanto più grande il ben ponderato passo di millenaria portata storica che Benedetto XVI ha compiuto. L’esposizione di questi

 Dall’elezione del suo successore Francesco il 13 marzo 2013 non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo. Per questo Benedetto XVI non ha rinunciato né al suo nome, né alla talare bianca. Per questo l’appellativo corretto con il quale rivolgerglisi ancora oggi è “Santità”; e per questo, inoltre, egli non si è ritirato in un monastero isolato, ma all’interno del Vaticano – come se avesse fatto solo un passo di lato per fare spazio al suo successore e a una nuova tappa nella storia del papato che egli, con quel passo, ha arricchito con la “centrale” della sua preghiera e della sua compassione posta nei Giardini vaticani.

Nella sua panoramica del pontificato, Regoli espone tutto questo chiaramente come mai nessuno prima. La parte forse più commovente della lettura è stata per me il passo dove, in una lunga citazione, egli ricorda l’ultima udienza generale di Benedetto XVI il ventisette febbraio 2013 quando, sotto un indimenticabile cielo limpido e terso, il Papa che di lì a poco si sarebbe dimesso riassunse il suo pontificato così: “E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare”.

 Non ai papi ma a Cristo, al Signore stesso e a nessun altro appartiene la navicella di Pietro frustata dalle onde del mare in tempesta, 11 quando sempre di nuovo temiamo che il Signore dorma e che non gli importi delle nostre necessità, mentre gli basta una sola parola per far cessare ogni tempesta; quando invece a farci cadere di continuo nel panico, più che le alte onde e l’ululato del vento, sono la nostra incredulità, la nostra poca fede e la nostra impazienza. Così questo libro getta ancora una volta uno sguardo consolante sulla pacifica imperturbabilità e serenità di Benedetto XVI, al timone della barca di Pietro negli anni drammatici 2005-2013. Nello stesso tempo tuttavia, con questo illuminante resoconto, ora anche lo stesso don Regoli prende parte a quel munus Petri di cui ho parlato. Come prima di lui Peter Seewald e altri, anche Roberto Regoli – in qualità di sacerdote, professore e studioso – si immette così in quel ministero petrino allargato intorno ai successori dell’apostolo Pietro; e per questo oggi di cuore lo ringraziamo.  "

Mons. Georg Gänswein, 
Prefetto della Casa Pontificia 20 maggio 2016


sabato 21 maggio 2016

E' IL MOMENTO DEI TRADITORI

ECCO CHE COSA TA ACCADENDO

Nel giorno in cui muore Pannella, fedele fino alla fine ai suoi ideali, uno come Feltri stona davvero.  Diventa sempre più probabile che il disegno di Berlusconi (partito della Nazione con Renzi) si stia pian piano concretizzando, prima Verdini e ora Feltri cambiano casacca e cambiano linea editoriale a Libero. 

Epurazioni in corso! 
Belpietro. Giannini , Porro e la Isoardi. 
Stanno tutti zitti quelli che per Santoro fecero le barricate? Il "nuovo" di Renzi fa paura, che succederà quando l'alleanza con il cavaliere diventerà palese? Allora avrà le reti Rai e anche le Fininvest a disposizione.

IPOTESI  REALISTICA MOLTO, REALISTICA

Il cavaliere sta preparando la formazione del Partito della Nazione. Ha spostato la sua avanguardia presso Renzi (Verdini) e si appresta a far passare inosservato il licenziamento di Belpietro e la sua sostituzione con Feltri , funzionale alla causa  anche lui. Dalla parte Renziana dobbiamo registrare anche Ferrara, il primo a saltare il fosso.

Le elezioni politiche vedranno dunque questi schieramenti: SINISTRA - PARTITO DELLA NAZIONE (RENZI E BERLUSCONI) - LEGA E FRATELLI D'ITALIA - MOV5STELLE
Praticamente ci ritroveremo una nuova DC, peggiore dell'originale e inamovibile, assuefatta al volere della UE.
La sola possibilità che vedo per sfuggire ad una dittatura che potrebbe durare anni è votare in massa il Mov5stelle, che nel frattempo farebbe bene a prepararsi per governare.

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giovedì 12 maggio 2016

UNIONI CIVILI: LEGGE PASTICCIATA E POLEMICHE A NON FINIRE



Approvata ieri in Senato la Legge sulle Unioni Civili, ma per essere civili davvero deve fare ancora molta strada.



Il Senato approva la legge sulle Unioni Civili
Il Senato approva la legge sulle Unioni Civili

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Il Senato italiano ha approvato ieri con unvoto di fiducia la Legge sulle Unioni Civili. L'aula parlamentare è stata teatro di polemiche feroci tra opposizione e maggioranza, inconsapevoli, gli uni e gli altri, che il destino di molte persone dipendeva da loro.
La legge era indubbiamente necessaria perchè le coppie di fatto  in Italia sono oltre 1 milione, ma proprio per questo motivo andava fatta con cognizione di causa e senza voler dribblare  a tutti i costi il problema "Chiesa Cattolica". Quello che davvero risulta incomprensibile  è per quale motivo queste persone (conviventi e omosessuali) che di fatto si sono già posti al di fuori dei dogmi religiosi cattolici, non debbano avere una legge che li tuteli fino in fondo.

Le discriminazioni della nuova legge

La legge approvata ieri dal Senato della Repubblica adotta due istituti completamente diversi per le coppie omosessuali e per le coppie etero. Per le prime si parla di unioni civili che prevedono una serie di diritti e doveri molto forti, che le avvicinano al matrimonio (la reversibilità della pensione ma non le adozioni) per le seconde sono previste le convivenze, con obblighi reciproci molto inferiori e sono privi dei principali diritti, come la reversibilità.
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mercoledì 27 aprile 2016

L' ITALIA È IL PAESE DEGLI ULTRACENTENARI, MA IN FUTURO POTREBBE CAMBIARE TUT

L'aumento dei ticket sanitari e la diminuzione delle entrate fanno si che molti italiani rinuncino a curarsi.

Anziani in relax in una città italiana.
Anziani in relax in una città italiana.
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Il Bel Paese vanta  una longevità da record dei suoi cittadini, attualmente i dati forniti da Osservasalute ci dicono che in Italia nel 2015 gli ultracentenari sono circa 19mila, più che triplicati rispetto ai 5.650 del 2002, è questa è certamente una bella notizia.
La situazione però sta cambiando rapidamente perché l'aspettativa di vita degli italiani è in calo per la prima volta nel dopoguerra. Sempre secondo Osservasalute, il fenomeno è preoccupante e sarebbe legato ad una riduzione della prevenzione delle malattie a causa della mancanza di denaro di molti cittadini e all'aumento  dei ticket sanitari e alla eliminazione di molti esami diagnostici.

Le aspettative di vita degli italiani

Nel 2015 la aspettative di vita per gli italiani maschi era di anni  80,1 e anni 84,7 per le donne: un dato in flessione di quasi un punto rispetto alle rilevazioni dell'anno precedente. Il dato riguarda tutte le regioni italiane indistintamente, con unica eccezione della provincia di Trento, dove le aspettative di vita sono rispettivamente di anni 81,3 per gli uomini e anni 86,1 per le donne. La regione dove le cose vanno decisamente peggio è la Campania, dove le aspettative di vita sono molto più basse, addirittura 78,5 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne. L'indagine di Osservasalute ci mostra anche un Paese sempre più vecchio, infatti un italiano su cinque ha più di 65 anni.

Le più frequenti cause di morte

Tra le cause di morte vengono indicate tra le più frequenti le malattie cardiache che da sole fanno ben 75.098 morti, a seguire troviamo le malattie cerebrovascolari (61.255 morti) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti).
Il Dott. Walter Ricciardi, direttore sulla Salute delle Regioni, getta acqua sul fuoco: sostiene che il calo delle aspettative di vita crea allarme solo se si ripeterà anche per l'anno in corso e che quindi occorrerà attendere la fine del 2016, allora si potrà parlare di un trend negativo. La cosa certa è che l'Italia è diventata il fanalino di coda della prevenzione nel mondo e questo dovrebbe già essere un campanello d'allarme per il nostro Governo. 

giovedì 21 aprile 2016

Escalation nucleare in Europa

Escalation nucleare in Europa 
Manlio Dinucci

La Casa Bianca è «preoccupata» perché caccia russi hanno sorvolato a distanza ravvicinata una nave Usa nel Baltico, effettuando un «attacco simulato»: così riportano le nostre agenzie di informazione.
Non informano però di quale nave si trattasse e perché fosse nel Baltico.

È la USS Donald Cook, una delle quattro unità lanciamissili dislocate dalla U.S. Navy per la «difesa missilistica Nato in Europa».
Tali unità, che saranno aumentate, sono dotate del radar Aegis e di missili intercettori SM-3, ma allo stesso tempo di missili da crociera Tomahawk a duplice capacità convenzionale e nucleare.
In altre parole, sono unità da attacco nucleare, dotate di uno «scudo» destinato a neutralizzare la risposta nemica.

La Donald Cook, partendo l’11 aprile dal porto polacco di Gdynia, incrociava per due giorni ad appena 70 km dalla base navale russa di Kaliningrad, ed è stata per questo sorvolata da caccia ed elicotteri russi.

Oltre che le navi lanciamissili, lo «scudo» Usa/Nato in Europa comprende, nella conformazione attuale,  un radar «su base avanzata» in Turchia, una batteria missilistica terrestre Usa in Romania, composta da 24 missili SM-3, e una analoga che sarà installata in Polonia.

Mosca avverte che queste batterie terrestri, essendo in grado di lanciare anche missili nucleari Tomahawk, costituiscono una chiara violazione del Trattato Inf, che proibisce lo schieramento in Europa di missili nucleari a medio raggio.

Che cosa farebbero gli Stati uniti – che accusano la Russia di provocare con i sorvoli «una inutile escalation  di tensioni» – se la Russia inviasse unità lanciamissili lungo le coste statunitensi e installasse batterie missilistiche a Cuba e in Messico? 
Nessuno se lo chiede sui grandi media, che continuano a mistificare la realtà.

Ultima notizia nascosta: il trasferimento di F-22 Raptors, i più avanzati cacciabombardieri Usa da attacco nucleare, dalla base di Tyndall in Florida a quella di Lakenheath in Inghilterra, annunciato l’11 aprile dal Comando europeo degli Stati uniti.
Dall’Inghilterra gli F-22 Raptors saranno «dispiegati in altre basi Nato, in posizione avanzata per massimizzare le possibilità di addestramento ed esercitare la deterrenza di fronte a qualsiasi azione destabilizzi la sicurezza europea».

È la preparazione all’imminente schieramento in Europa, Italia compresa, delle nuove bombe nucleari Usa B61-12 che, lanciate a circa 100 km di distanza, colpiscono l’obiettivo con una testata «a quattro opzioni di potenza selezionabili». Questa nuova arma rientra nel programma di potenziamento delle forze nucleari, lanciato dall’amministrazione Obama, che prevede tra l’altro la costruzione di altri 12 sottomarini da attacco (7 miliardi di dollari l’uno, il primo già in cantiere), armato ciascuno di 200 testate nucleari.

È in sviluppo, riporta il New York Times (17 aprile), un nuovo tipo di testata, il «veicolo planante ipersonico» che, al rientro nell’atmosfera, manovra per evitare i missili intercettori, dirigendosi sull’obiettivo a oltre 27000 km orari.

Russia e Cina seguono, sviluppando armi analoghe.

Intanto Washington raccoglie i frutti.
Trasformando l’Europa in prima linea del confronto nucleare, sabota (con l’aiuto degli stessi governi europei) le relazioni economiche Ue-Russia, con l’obiettivo di legare indissolubilmente la Ue agli Usa tramite il Ttip.

Spinge allo stesso tempo gli alleati europei ad accrescere la spesa militare, avvantaggiando le industrie belliche Usa le cui esportazioni sono aumentate del 60% negli ultimi cinque anni,  divenendo la maggiore voce dell’export statunitense.

Chi ha detto che la guerra non paga?

(il manifesto, 19 aprile 2016) 

Sullo stesso argomento vedi La notizia su Pandora TVhttp://www.pandoratv.it/?p=7372

Il 22 aprile a Milano, Guglielmo Arrigoni presenta il suo libro "Email marketing"



Venerdì 22 aprile, ore 19, a Milano, all’Open Milano (viale Monte Nero, 6), Guglielmo Arrigoni presenta il suo libro “Email marketing” (Dario Flaccovio Editore). Con l’autore intervengono Leonardo Bellini, digital marketing strategist, e Salvatore Russo, direttore marketing di 6sicuro.it.

Arrigoni, ideatore, formatore e speaker di eventi di marketing, mette al servizio dei lettori la propria grande esperienza per fare della posta elettronica un efficace strumento di vendita a tutti gli effetti.


Si allegano scheda e copertina del libro.

Per richiedere copia omaggio per recensione, scrivere a press@darioflaccovio.it indicando la testata, l’indirizzo per la spedizione e un recapito telefonico.




Raffaella Catalano
Editor e addetto stampa
Per contatti: 333-8420567

Quando il welfare è la famiglia. In Lombardia crescono le richieste di permessi retribuiti per Legge



Quando il welfare è la famiglia. In Lombardia crescono le richieste di permessi retribuiti per Legge

Quando il welfare è la famiglia.
In Lombardia crescono le richieste di permessi retribuiti per Legge [L. 104/1992 art. 33]: 71.066 nel 2014 (+51,7% vs 2010)
Nel nostro Paese, i caregiver familiari sono oltre 3 milioni, una risorsa trascurata dal Servizio Sanitario Nazionale

L’assistenza familiare e la valorizzazione dei caregiver al centro di Exposanità, l’unica manifestazione italiana dedicata ai temi della salute e dell’assistenza
(Bologna Fiere, 18 - 21 maggio 2016)

Bologna, 20 aprile 2016 – Sono sempre di più le famiglie che si fanno carico della cura di parenti bisognosi di assistenza. Se si guarda agli ultimi dati Inps disponibili, relativi allerichieste di congedo per l’accudimento di familiari sulla base della legge 104, si vede come in Lombardia si sia passati dai 46.819 permessi concessi nel 2010 ai 71.066 del 2014 (+51,7%).

In particolare, nell’assistenza ad anziani, disabili, ammalati cronici e soggetti fragili che richiedono una presenza continuativa, il nostro servizio sanitario può contare sulla forza dioltre 3 milioni e 300 mila persone. Sono i caregiver famigliari, uomini ma soprattutto donne (63,4%), che senza alcuna retribuzione fanno dell’assistenza a padri e madri (49,6%) o al proprio coniuge/partner (34,1%) la propria professione, occupandosi di loro, in media, per circa 18 ore al giorno (7 di cura diretta e 11 di sorveglianza).

In un anno i caregiver italiani prestano assistenza per oltre 7 miliardi di ore, che si traducono in un risparmio effettivo per il SSN, in aggiunta agli oltre 10 miliardi che le famiglie pagano annualmente per lavoro privato di cura e le cosiddette spese ‘out of pocket’ (spese sanitarie, farmaci, ausili/attrezzatura e così via) che hanno superato i 33 miliardi annui (fonte Censis, 2014).

Per dare voce a questi protagonisti attivi della definizione e gestione  del percorso assistenziale, Exposanità, l’unica manifestazione italiana dedicata ai temi della salute e dell’assistenza (Bologna Fiere, 18 - 21 maggio 2016) ospiterà il convegno “Caregiver familiare, risorsa chiave nell’integrazione sociosanitaria e nella cura a lungo termine”organizzato da Anziani e Non Solo, la società cooperativa che da oltre 10 anni si batte per i diritti dei caregiver e che ha ispirato la legge per il riconoscimento del caregiver familiareapprovata dalla Regione Emilia Romagna (esempio sulla cui base sono stati presentati disegni di legge in sei regioni) e più recentemente quella presentata a Montecitorio a fine marzo.

La legge emiliano-romagnola – commenta Loredana Ligabue, direttrice della cooperativa Anziani e non solo - sta entrando nella fase attuativa e in Sardegna, come in altre regioni italiane, si condividono le finalità e si avanzano proposte di legge per riconoscere il ruolo di chi si prende cura di un proprio caro. È un bilancio importante che si arricchisce della presentazione di una proposta di legge quadro. I contenuti dei testi di legge hanno trovato il sostegno delle molteplici associazioni di volontariato, di patologia e delle organizzazioni europee come Eurocarers e Coface – prosegue Loredana Ligabue - Ora tocca alla politica fare i prossimi passi. Proseguiremo con impegno a dare sostegno a tutti quei parlamentari che hanno voluto o vorranno operare per dare risposte ai problemi quotidiani dei caregiver. Ma è essenziale, oltre al percorso legislativo, continuare l’azione di ascolto e confronto con i familiari, gli operatori professionali, i volontari, gli enti locali

La necessità della tutela a livello legislativo del ruolo emerge anche dall’impatto sul lavoro che comporta l’assistenza quotidiana di un familiare: il 66% dei caregiver ha dovuto abbandonare la propria posizione lavorativa, rimanendo di conseguenza in media fino a dieci anni fuori dal mercato del lavoro. Si aggira invece sul 10% la percentuale di chi ha richiesto il part-time o ha dovuto cambiare professione.

La situazione diventa drammatica quando la perdita totale del salario o la riduzione delle ore lavorative, in aggiunta ai costi di cura sempre più elevati, ha ripercussioni dirette sul reddito delle famiglie, aumentando il rischio di povertà.  Altro fattore allarmante, spesso sottovalutato dai caregiver stessi, è la precarietà dello stato di salute di chi accudisce familiari che necessitano di cure continuative. Eccessiva responsabilità, forte carico emotivo e stress psicofisico a cui queste figure sono sottoposte ogni giorno implicano infatti un’alta eventualità di sviluppo di depressione, ansia, insonnia e perdite di difese immunitarie.

La tutela e il riconoscimento dei caregiver è tanto più importante – afferma Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità –quando questo ruolo è ricoperto da giovani e giovanissimi. L’intergenerazionalità del fenomeno è evidente dal dato che riguarda gli i giovani coinvolti: in Italia sono 169mila i ragazzi fra i 15-24 anni che si occupano quotidianamente di adulti o anziani. Una fascia di popolazione anch’essa fragile, che deve assumersi responsabilità tali che rischiano di compromettere i progetti di vita.

Ancora più sorprendente è la presenza di bambini più piccoli che si ritrovano ad assistere genitori malati o fratelli disabili. Dall’unica indagine esistente in Italia ad oggi, condotta da Anziani e non solo in un istituto professionale di Carpi, è stato rivelato che il 21,9% degli studenti ricopre il ruolo di caregiver di un familiare adulto. Essere un giovane caregiver comporta conseguenze sul rendimento scolastico, sulle relazioni con i coetanei ed espone anche al rischio di sviluppare malattie: se negli adulti che accudiscono familiari bisognosi è stato riscontrato il doppio di probabilità di avere problemi di salute, si può arrivare fino al triplo quando si tratta di ragazzi di un’età compresa tra i 18 e 25 anni. 

Benché siano situazioni difficili da gestire specialmente per chi è molto giovane, ci sono anche degli aspetti positivi: le ricerche riportano come l’autostima nelle proprie capacità e il senso di responsabilità e maturità dei giovani caregiver sia decisamente più alto dei coetanei - afferma Loredana Ligabue - i ragazzi sviluppano anche delle competenze tecniche e trasversali che poi possono essere impiegate in campo professionale. Il riconoscimento dell’attività di chi presta assistenza ha come obiettivo la valorizzazione delle abilità acquisite dai giovani caregiver che verrebbero supportati nell’entrata nel mercato del lavoro sia con crediti formativi sia con percorsi formativi mirati”.   

Vi chiediamo la cortesia, nel caso decidiate di riprendere la notizia e i dati, di citare Exposanità, l’unica manifestazione italiana dedicata ai temi della salute e dell’assistenza (Bologna Fiere, 18 - 21 maggio 2016).

In caso di approfondimenti sul tema del caregiver e del ruolo della famiglia nell’assistenza ad anziani, disabili, ammalati cronici e soggetti fragili possiamo verificare la disponibilità di Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità, e Loredana Ligabue, direttrice della cooperativa Anziani e non solo.

mercoledì 13 aprile 2016

LA MORTE DI CASALEGGIO: E ORA CAMBIAMO VOTO!

casaleggio
Se ne è andato troppo presto, prima di vedere i risultati della sua "rivoluzione" e me ne dispiace. Confesso di non aver mai votato il suo movimento, probabilmente per diffidenza. Ora non vedo l'ora di farlo. Adesso mi è chiaro che se vogliamo che questo Paese cambi, dobbiamo cominciare a farlo noi votando movimenti che non abbiamo mai votato. Gente nuova davvero, che forse non avrà esperienza, ma se la farà lavorando. Cambieró il mio voto dalle prossime amministrative. Fatelo anche voi .... che cosa potrà mai succedere, peggio di cosi....
Manuela Vallettti