Il reato di immigrazione clandestina sarà introdotto per disegno di legge e prevederà una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. È quanto prevede l'ultima bozza di ddl del 'pacchetto sicurezzà (composto da un decreto, un ddl e tre decreti legislativi) all'esame del pre-consiglio dei ministri di stasera. Nella bozza di decreto (che presuppone i requisiti di necessità e urgenza), resta invece l'aggravamento di un terzo della pena nel caso in cui a delinquere siano gli stranieri irregolari.
Barricate al Parlamento europeo "La Commissione europea respinge ogni assimilazione dei rom ai criminali, e gli Stati membri si mostrino come esempio di lotta al razzismo e alla xenofobia punendo i responsabili degli attacchi a queste comunità". Lo ha detto il Commissario europeo agli Affari sociali Vladimir Spidla aprendo il dibattito straordinario dell'Europarlamento sulla situazione dei rom in Italia e in Europa. Spidla ricorda che gli episodi recenti in Italia di violenza contro i rom "sono accaduti in numerosi Stati membri", e che è "evidente a tutti lo stato di indigenza, di emarginazione, di disoccupazione, di bassa istruzione, che portano a sofferenza e tensioni sociali che spingono questa comunità al margine della società, il che fa anche perdere una importante risorsa per l'Unione europea". "I rom non sono meno intelligenti degli altri, né sono dei criminali nati - ha affermato il Commissario -. La Commissione ei governi devono impegnarsi, devono fare di tutto per l'inclusione della comunità".
Libera circolazione Affrontando i temi in discussione in Italia Spidla ha affermato che "il principio della libera circolazione è basato su principi consacrati nella legislazione dell'Unione europea e anche dalla Corte di giustizia. I Romeni hanno la stessa libertà di movimento degli altri cittadini Ue, perchè sono cittadini dell'Unione e non possono essere trattati in modo diverso da altri. È necessario il rispetto dei loro diritti". Il Commissario ha ricordato le norme che regolano la permanenza dei cittadini comunitari in un Paese diverso dal loro, come nel caso che diventino un peso per il sistema sociale del Paese ospitante. "Ma nei casi di allontanamento bisogna tener conto del comportamento personale dell'individuo - ha spiegato - se qualcuno è una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave. Le questioni vanno esaminate caso per caso, nel pieno rispetto dello stato di diritto".
L'Ue può coordinare gli interventi Nei riguardi dei rom il lavoro della Ue e dei governi, sostiene Spidla, "deve essere per l'inclusione nella società, per dotarli di infrastrutture, fornire loro l'istruzione, che sono competenze degli Stati. La Commissione può avere un ruolo di coordinamento". "Fenomeni come quello di Ponticelli - ha sottolineato il commissario - chiedono uno sforzo congiunto da governi e dalla Ue, i rom hanno bisogno della nostra solidarietà per spezzare il circolo vizioso della violenza e della emarginazione. Dobbiamo offrire soluzioni durevoli con processi mirati per i quali si possono usare anche i soldi del Fondo sociale europeo". "Il governo italiano, e gli altri governi - ha concluso Spidla - potranno poi avere un confronto con la Commissione sui risultati di questi interventi e per trarre delle lezioni".
Schultz: nessuna accusa all'Italia "Non vogliamo accusare l'Italia ma chiederci come risolvere il problema, la comunità rom ha bisogno di immediato aiuto". È quanto ha affermato il presidente del gruppo dei Socialisti al parlamento europeo Martin Schulz, nel quadro del dibattito sui rom nell'assemblea plenaria in contro a Strasburgo. "Il problema - ha detto - non è certo di tipo strettamente italiano, è solo che si presenta anche in Italia, ma è ovunque in Unione europea, ed è anzitutto il grado insufficiente dell'integrazione delle minoranze e soprattutto dei rom". A questo punto, ha concluso "occorre aiutare le piccole comunità, ormai giunte al limite di capacità di intervento" anche "con fondi comunitari". La cosa essenziale, ha concluso, è "integrare le comunità rom, ma chiedere anche a loro uno sforzo di integrazione pur nel rispetto della loro cultura".
fonte: IL GIORNALE
mercoledì 21 maggio 2008
Sicurezza, nel ddl il reato di clandestinità
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domenica 18 maggio 2008
E se il "badato" garantisse per la badante?
È vero, c'è una questione aperta sulle badanti, sulle colf e su chi assiste anziani o persone con problemi di mobilità. Sono tantissime e svolgono quel lavoro di assistenza sociale cui lo Stato non riesce a far fronte. Molte arrivano dall'est ma non hanno nulla a che vedere con quei loro connazionali che entrano nelle ville o con i rom. Ed è giusto non fare di tutta un'erba un fascio. Il recente boom del "fenome no badanti" è indice di tre fattori: il primo riguarda il buon invecchiamento delle persone; il secondo, la mancanza di tenuta del welfare rispetto all'invec chiamento (e aggiungo (...) la insufficienza di personale italiano); il terzo incide sulla convenienza di mercato, visto che il pagamento di questi stranieri avviene per lo più in nero. Insomma, la soluzione degli stranieri come versione moderna delle dame di compagnia è diventata col tempo la classica quadratura del cerchio. Non priva però di zone grigie, se è vero - com'è vero - che la stragrande maggioranza delle badanti è in Italia irregolarmente. Clandestinamente. Il ministro dell'Interno Maroni non vuole sentir parlare di sanatorie. Le badanti temono espulsioni di massa. I badati temono di perdere quell'aiuto di cui non saprebbero più fare a meno. Che fare? Butto lì un'idea. Buona per il cestino o, chissà mai, per un pezzetto di soluzione. La espongo. L'italiano che ha in casa una badante o un badante si offre come suo garante nei confronti dello Stato. Garantisce sull'identità, sulla residenza, sulla persona. Non certo - sia chiaro - per eventuali crimini commessi dallo straniero: in tal caso la responsabilità resta personale. Una garanzia del genere regolarizzerebbe una situazione di fatto rispetto alla Bossi-Fini, non la posizione dello straniero irregolare. Una specie di responsabilità oggettiva, al pari dell'imprenditore nei confronti dei suoi dipendenti o del direttore di un giornale nei confronti degli articoli pubblicati. Servizio indispensabile
La premessa della garanzia parte da un presupposto chiave: la fiducia tra le persone coinvolte e la indispensabilità del servizio reso. Si sente dire: «Se non ci fosse la badante, non saprei come fare. È una di famiglia». In effetti le cose potrebbero davvero stare così: quando si affidano a costoro i propri figli, i genitori, i disabili, va riconosciuto che il rapporto è davvero speciale. Se dunque si affidano le persone più care, allora si può tranquillamente arrivare a garantire - nei confronti dello Stato - per costoro. Perché la garanzia e non la sanatoria? Perché le sanatorie sono generalizzate. E soprattutto perché dopo due mesi saremmo punto e a capo, come finora è accaduto. La garanzia personale congela la clandestinità, può essere fatta solo tra persone fisiche e non si può garantire per più di uno straniero. Ecco la differenza sostanziale con lo sponsor che la Amato-Ferrero voleva ripristinare. Una garanzia del genere infine responsabilizza i cittadini italiani. Li responsabilizza, per cominciare, sul fronte della retribuzione e dei diritti. Il fenomeno delle badanti nasconde spesso irregolarità, scarso corrispettivo e lavoro nero. Con la garanzia, il cittadino italiano sarebbe obbligato ad una busta paga trasparente anche nei contributi previdenziali (magari si potrebbe pensare a un fondo assicurativo, per consentire il riscatto quando si vuole senza perdere i contributi versati). Quanto al corrispettivo, nulla vieta di pattuire la cifra tra le parti. Sia ben chiara una cosa: chi non garantisse per lo straniero irregolare pur avendolo in casa, diventa a quel punto complice della clandestinità. Con una pena pecuniaria altissima. C'è un altro dato da non sottovalutare. Portando alla luce il nero di certi lavori, io credo che molti italiani avrebbero convenienza ad occuparsi degli anziani. E il flusso migratorio incontrerebbe una afrenata. Un aiuto anche ai conti
Chi garantisce nel caso in cui l'anziano non fosse autosufficiente? Il figlio più grande o comunque il parente più vicino. Anche questo è un modo per non considerare i propri anziani un affare della società. Trasformando infine la famiglia in un soggetto fiscale, il garante potrebbe anche detrarre la spesa, considerato che tutto sommato sta facendo anche un favore al welfare statale. Come e quando finisce la garanzia? In caso di rimpatrio; nel caso la badante cambiasse famiglia (e trovando quindi un nuovo garante) o viceversa qualora il badato trovasse nuova o diversa assistenza. Spostando l'attenzione sulla fiducia tra i soggetti, si smonta anche il ricatto: lo straniero (siccome la sua posizione di permanenza in Italia non è sanata, ma solo garantita) non può fare il furbo con l'italiano; l'italiano non può ricattare lo straniero, perché altrimenti resta solo, non avendo più un mercato nero a sua disposizione. Ultima considerazione. Una soluzione del genere infine faciliterebbe l'approvazione del reato di immigrazione clandestina, altrimenti contestabile anche a queste persone. Di cui moltissime famiglie italiane non possono fare a meno. Forse ho detto una marea di cretinate. Però convincetemi che c'è una soluzione migliore, che non sia un'altra sanatoria.
FONTE - LIBERO
La premessa della garanzia parte da un presupposto chiave: la fiducia tra le persone coinvolte e la indispensabilità del servizio reso. Si sente dire: «Se non ci fosse la badante, non saprei come fare. È una di famiglia». In effetti le cose potrebbero davvero stare così: quando si affidano a costoro i propri figli, i genitori, i disabili, va riconosciuto che il rapporto è davvero speciale. Se dunque si affidano le persone più care, allora si può tranquillamente arrivare a garantire - nei confronti dello Stato - per costoro. Perché la garanzia e non la sanatoria? Perché le sanatorie sono generalizzate. E soprattutto perché dopo due mesi saremmo punto e a capo, come finora è accaduto. La garanzia personale congela la clandestinità, può essere fatta solo tra persone fisiche e non si può garantire per più di uno straniero. Ecco la differenza sostanziale con lo sponsor che la Amato-Ferrero voleva ripristinare. Una garanzia del genere infine responsabilizza i cittadini italiani. Li responsabilizza, per cominciare, sul fronte della retribuzione e dei diritti. Il fenomeno delle badanti nasconde spesso irregolarità, scarso corrispettivo e lavoro nero. Con la garanzia, il cittadino italiano sarebbe obbligato ad una busta paga trasparente anche nei contributi previdenziali (magari si potrebbe pensare a un fondo assicurativo, per consentire il riscatto quando si vuole senza perdere i contributi versati). Quanto al corrispettivo, nulla vieta di pattuire la cifra tra le parti. Sia ben chiara una cosa: chi non garantisse per lo straniero irregolare pur avendolo in casa, diventa a quel punto complice della clandestinità. Con una pena pecuniaria altissima. C'è un altro dato da non sottovalutare. Portando alla luce il nero di certi lavori, io credo che molti italiani avrebbero convenienza ad occuparsi degli anziani. E il flusso migratorio incontrerebbe una afrenata. Un aiuto anche ai conti
Chi garantisce nel caso in cui l'anziano non fosse autosufficiente? Il figlio più grande o comunque il parente più vicino. Anche questo è un modo per non considerare i propri anziani un affare della società. Trasformando infine la famiglia in un soggetto fiscale, il garante potrebbe anche detrarre la spesa, considerato che tutto sommato sta facendo anche un favore al welfare statale. Come e quando finisce la garanzia? In caso di rimpatrio; nel caso la badante cambiasse famiglia (e trovando quindi un nuovo garante) o viceversa qualora il badato trovasse nuova o diversa assistenza. Spostando l'attenzione sulla fiducia tra i soggetti, si smonta anche il ricatto: lo straniero (siccome la sua posizione di permanenza in Italia non è sanata, ma solo garantita) non può fare il furbo con l'italiano; l'italiano non può ricattare lo straniero, perché altrimenti resta solo, non avendo più un mercato nero a sua disposizione. Ultima considerazione. Una soluzione del genere infine faciliterebbe l'approvazione del reato di immigrazione clandestina, altrimenti contestabile anche a queste persone. Di cui moltissime famiglie italiane non possono fare a meno. Forse ho detto una marea di cretinate. Però convincetemi che c'è una soluzione migliore, che non sia un'altra sanatoria.
FONTE - LIBERO
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venerdì 16 maggio 2008
Rom, i muscoli di Silvio
La domanda sorge spontanea, come diceva l'ottimo Antonio Lubrano. Ma le maxi operazioni di polizia scattate ieri nei confronti della criminalità straniera, degli immigrati clandestini e dei rom non in regola, come vanno lette? Sono il segno che in realtà prefetti e questori potrebbero benissimo già oggi, e dunque potevano ieri e in realtà hanno sempre potuto, usare la forza pubblica per il rispetto della legge e tutelare meglio la sicurezza senza alcun bisogno di varare modifiche alle leggi vigenti? Oppure è invece diverso, il criterio da adottare per capire che cosa è successo ieri mattina? Non è che per caso siamo semplicemente in presenza di un bel biglietto da visita, presentato a chi ha vinto le elezioni e al nuovo governo dagli apparati di sicurezza, in città "delicate" e "sensibili" dal punto di vista politico? Scusate se me lo chiedo apertamente. Com'è ovvio, il rispetto verso chi serve lo Stato su queste colonne e da parte mia è assoluto. Ma siamo in Italia. E non è che in passato non sia mai avvenuto, che alla vittoria elettorale di una parte sull'altra ecco che per esempio improvvisamente - zac - si acchiappava proprio l'indomani il capomafia latitante da decenni. La casualità è da mettere in conto. Ma anche prefetti e questori tengono famiglia, e ci tengono a far bella figura con chi ha appena assunto il potere. Diciamo che dunque, con ogni probabilità, l'interpretazione giusta sta nel mezzo. Anche perché la sicurezza ordinaria e quotidiana di una società intera e delle sue grandi città non può mai essere figlia di maxiretate speciali, per le quali si mobilitano centinaia di uomini e mezzi che nell'ordinaria amministrazione non sono invece e purtroppo disponibili. I controlli speciali e gli accompagnamenti coatti dei clandestini alla frontiera di questi giorni dimostrano che gli apparati di sicurezza non chiedono di meglio, che vedere potenziati gli strumenti giuridici e pratici per fronteggiare i fenomeni che preoccupano tanto i cittadini. Diciamo che sono un esplicito "incoraggiamento" alla linea che il governo si accinge a varare, con il decreto legge e il disegno di legge che verranno varati mercoledì prossimo da Napoli. Oltretutto si è avuta l'accortezza di compiere l'operazione con la cooperazione diretta della polizia romena, il cui capo ieri e oggi è a Roma, e spiegando direttamente al ministro dell'Interno di Bucarest, venuto apposta in Italia, le misure che Roberto Maroni sta definendo, insieme ai colleghi della Giustizia, Difesa, e con il continuo interfaccia di Palazzo Chigi. La volontà esplicita del governo Berlusconi è quella di evitare attriti internazionali, con Bucarest come soprattutto con Bruxelles, e di scongiurare il più possibile polemiche politiche con l'opposi zione, che andrebbero a ipotecare subito quell'atmosfera di dialogo e confronto costruttivo che oggi stesso viene sancito con il primo incontro tra Berlusconi e Veltroni, ottenuta la fiducia in Parlamento. Con i sindaci, le premesse per evitare fraintendimenti sono state poste. Basta vedere le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell'Anci Domenici, sindaco di Firenze e certo non tenero verso il governo, dopo che ieri Maroni gli ha illustrato ciò che si pensa di inserire nel decreto e nel disegno di legge con cui si darà il giro di vite sulla sicurezza. Toni distesi, apprezzamento esplicito per l'accoglimento immediato delle proposte di modifica avanzate dai sindaci all'articolo 54 del Testo unico sugli enti locali, attribuendo al primo cittadino veri e propri poteri in materia di sicurezza pubblica, non solo relativi al decoro e all'igiene della città. E per la stessa ragione Maroni ha immediatamente accolto le richieste avanzate in passato inutilmente dai sindaci di Milano, Roma e Napoli, relative all'attribuzione dei rispettivi prefetti dei poteri di commissario straordinario di governo alla sicurezza. Che l'aria sia cambiata lo dismostrano segnali tra i più contrastanti. Di Pietro, per esempio, colui che si è attribuito la carica di oppositore unico al Silvio IV, ieri ha sfoderato la sua spada a favore del nuovo reato di immigrazione clandestina. A Napoli, il sindaco Iervolino si trova a dover fronteggiare manifesti "fuori i rom" appesi da esponenti del Pd dei diversi quartieri cittadini. E anche nel sondaggio online lanciato da Repubblica, questa è la linea che è prevalsa. Forse per una volta si riesce ad avere norme più severe e città più sicure, senza scontri politici a sangue né effimere maxiretate che lasciano il tempo che trovano. Speriamo, almeno. È la prova che le leggi ci sono Perché nessuno le applicava? Sulla retata di ieri cresce un dubbio: o è stato fatto per compiacere il nuovo governo o si poteva intervenire prima e qualcuno non ha voluto farlo
FONTE LIBERO -OSCAR GIANNINO
FONTE LIBERO -OSCAR GIANNINO
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martedì 13 maggio 2008
FINALMENTE UN PAPA CHE FA IL PAPA
Perchè stupirsi e criticare la parola del Papa? Benedetto VXI fa finalmente il Papa.
E' incredibile ci sia qualcuno che se la prende se il Papa attacca la pratica dell'aborto e la legge che l'ha resa accessibile in Italia. Si dice che il nostro stato è laico e che il papa non dovrebbe intromettersi...
Forse sarebbe meglio che ci fosse meno ipocrisia nei cattolici, politici e non. Non è possibile abbracciare il cattolicesimo e poi pretendere di non rispettare i suoi dogmi. Al Papa interessa la cosa più scandalosa, più intollerabile (anche e soprattutto presso noi «tolleranti»), la prevaricazione più inaccettabile che esista. Gli interessa il bene dell'uomo, la salvezza dell'uomo.
Il bene, il nostro bene, una luce che ci illumini e ci riveli per quello che siamo e a cui siamo chiamati: ecco la cosa veramente insopportabile, politicamente scorretta, socialmente ripugnante, personalmente offensiva. Il resto può andare bene: i riti cattolici sono pieni di fascino, la musica e l'arte sacra sono sublimi, l'azione della Chiesa nei riguardi dei poveri e dei sofferenti è riconosciuta e apprezzata. Si può anche provare nostalgia della messa in latino.
Ma il nostro bene, quello no. Allora ci arrabbiamo, come se il Papa ci volesse obbligare a qualcosa. Ma se Dio non ha violato nemmeno la libertà di Hitler! Dio ci ama anche nell'istante in cui sgozziamo nostra madre: se questo ci è incomprensibile, possiamo però farne esperienza. In molti hanno fatto esperienza di questo, e di molto altro. Questa esperienza si chiama cristianesimo. E continua a essere insopportabile. E lo è quanto più capiamo che le sue parole sono vere: il prodotto dell'aborto e della cultura che lo ha affermato come valore è sotto gli occhi di tutti nelle sue conseguenze nefaste sulla famiglia, sull'educazione e sulla società, specialmente per quanto riguarda la tutela dei più deboli.
Che ne sarebbe di noi, quando più nessuna voce si alzasse a ricordarci che la nostra dignità non sta in quello che ciascuno crede di essere, ma in un compito? Non ci resterebbe che adattarci tristemente al peggio, al quale, come tutti sanno, non c'è limite.
Come avevo scritto sabato, il mio nipotino ha ricevuto domenica la sua Prima Comunione e io ho ritrovato nel suo sguardo puro e nel suo essere commosso davanti al rito antico di mangiare il corpo e il sangue di Gesù, tutta l'essenza della mia fede. Poi i doni, i nonni, i parenti di mio marito e la festa, ma la vera emozione è stata proprio quella dell'incontro consapevole con Gesù di un bimbo sensibilissimo che è stato chiamato dal Don con entrambi i suoi nomi di battesimo e che ha risposto senza esistazione "Eccomi!" con gli occhi pieni di lacrime.
Benvenga allora il nostro Papa che non ha timore di professare a voce alta quello che pensa, che indica la via maestra per il benessere spiriturale e fisico dell'uomo. Benvenga un ritorno ad una chiesta più rigida e a cristiani più consapevoli. Come ho detto più volte, la Chiesa non è un autubus, non si sale e si scende quando si vuole.
E' incredibile ci sia qualcuno che se la prende se il Papa attacca la pratica dell'aborto e la legge che l'ha resa accessibile in Italia. Si dice che il nostro stato è laico e che il papa non dovrebbe intromettersi...
Forse sarebbe meglio che ci fosse meno ipocrisia nei cattolici, politici e non. Non è possibile abbracciare il cattolicesimo e poi pretendere di non rispettare i suoi dogmi. Al Papa interessa la cosa più scandalosa, più intollerabile (anche e soprattutto presso noi «tolleranti»), la prevaricazione più inaccettabile che esista. Gli interessa il bene dell'uomo, la salvezza dell'uomo.
Il bene, il nostro bene, una luce che ci illumini e ci riveli per quello che siamo e a cui siamo chiamati: ecco la cosa veramente insopportabile, politicamente scorretta, socialmente ripugnante, personalmente offensiva. Il resto può andare bene: i riti cattolici sono pieni di fascino, la musica e l'arte sacra sono sublimi, l'azione della Chiesa nei riguardi dei poveri e dei sofferenti è riconosciuta e apprezzata. Si può anche provare nostalgia della messa in latino.
Ma il nostro bene, quello no. Allora ci arrabbiamo, come se il Papa ci volesse obbligare a qualcosa. Ma se Dio non ha violato nemmeno la libertà di Hitler! Dio ci ama anche nell'istante in cui sgozziamo nostra madre: se questo ci è incomprensibile, possiamo però farne esperienza. In molti hanno fatto esperienza di questo, e di molto altro. Questa esperienza si chiama cristianesimo. E continua a essere insopportabile. E lo è quanto più capiamo che le sue parole sono vere: il prodotto dell'aborto e della cultura che lo ha affermato come valore è sotto gli occhi di tutti nelle sue conseguenze nefaste sulla famiglia, sull'educazione e sulla società, specialmente per quanto riguarda la tutela dei più deboli.
Che ne sarebbe di noi, quando più nessuna voce si alzasse a ricordarci che la nostra dignità non sta in quello che ciascuno crede di essere, ma in un compito? Non ci resterebbe che adattarci tristemente al peggio, al quale, come tutti sanno, non c'è limite.
Come avevo scritto sabato, il mio nipotino ha ricevuto domenica la sua Prima Comunione e io ho ritrovato nel suo sguardo puro e nel suo essere commosso davanti al rito antico di mangiare il corpo e il sangue di Gesù, tutta l'essenza della mia fede. Poi i doni, i nonni, i parenti di mio marito e la festa, ma la vera emozione è stata proprio quella dell'incontro consapevole con Gesù di un bimbo sensibilissimo che è stato chiamato dal Don con entrambi i suoi nomi di battesimo e che ha risposto senza esistazione "Eccomi!" con gli occhi pieni di lacrime.
Benvenga allora il nostro Papa che non ha timore di professare a voce alta quello che pensa, che indica la via maestra per il benessere spiriturale e fisico dell'uomo. Benvenga un ritorno ad una chiesta più rigida e a cristiani più consapevoli. Come ho detto più volte, la Chiesa non è un autubus, non si sale e si scende quando si vuole.
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SICUREZZA : ARRIVANO I SINDACI SCERIFFO
Per garantire la sicurezza dei cittadini, non esiste la parola «impossibile». La sicurezza è la «priorità» del governo. Verrà utilizzato anche l'esercito, se necessario, proporrà il ministro della Difesa Ignazio la Russa. Si costruiranno nuovi centri di permanenza (cpt), l'obbiettivo è uno per Regione, è il traguardo del titolare dell'Interno Roberto Maroni. Il tempo di permanenza degli irregolari in questi centri verrà esteso fino a 18 mesi, per consentire alle autorità di identificare l'immigrato: i sessanta giorni di adesso non sono sufficienti. E se n'è accorta anche l'Unione Europea, che sta preparando proprio la direttiva dei 18 mesi che l'Italia vuole «anticipare». Si sta lavorando anche alla piena introduzione del reato di immigrazione clandestina, «senza restrizioni» però «al diritto di asilo».
Ma soprattutto, Maroni intende rimettere in piedi i «patti per la sicurezza» con le città: più poteri ai sindaci, dal controllo del territorio alla gestione dell'impatto dei centri di accoglienza temporanea sulla cittadinanza. Il Viminale «metterà i soldi», ma l'accordo con le istituzioni è «fondamentale». Il primo incontro di Maroni è stato già ieri con Gianni Alemanno in Campidoglio. Oggi scambio di opinioni con Letizia Moratti al Viminale, giovedì un altro incontro con il presidente dell'Anci, l'associazione dei Comuni, Leonardo Domenici. Il progetto è in parte quello del predecessore Amato, piano «giusto» ma naufragato per la politica di tagli alla sicurezza dell'ex governo.
L'impianto legislativo della delega di poteri ai sindaci prevede una modifica al testo unico sugli enti locali in materia di sicurezza e decoro urbano. Ma la meta è una vera legge di riforma delle polizia locali, per dare più poteri ai vigili urbani in coordinamento con le forze di polizia. Il suggerimento di Alemanno è anche quello di investire di più sulle «agenzie di Protezione civile» per il controllo del territorio, preferibili alle «ronde».
Il pacchetto sicurezza verrà portato la prossima settimana al consiglio dei ministri di Napoli e sarà pronto al massimo per dopodomani. Ci sono quattro ministeri coinvolti. Oggi s'incontreranno Ignazio la Russa (Difesa) Franco Frattini (Esteri), Angelino Alfano (Giustizia), e lo stesso Maroni. Buona parte dei nuovi provvedimenti (dall'inasprimento di alcune pene per reati su bimbi e handicappati e rapina) sono già pronti. Ma ognuno porterà nuove proposte, anche al di fuori del «pacchetto». La Russa parlerà anche dell'impiego eventuale dei militari («una possibilità non da escludere, ricordo l'esempio positivo dei vespri siciliani») e della Marina nei mari delle rotte dei clandestini. Senza alterare però le relazioni internazionali, che anzi, con Libia e Romania «devono essere rafforzate», ha chiarito ieri Maroni. E con questo Paese si possono non applicare gli accordi di Schengen su ingressi e espulsioni perché la Romania è sì nella Ue «ma non in Schengen», ha ricordato Frattini.
Rigore e «regole europee»: sembra questo il punto d'incontro tra Maroni e l'ex commissario Ue Frattini. Ma per la «priorità» c'è bisogno di fondi: «Io sono bravo a trovare le risorse», sorrideva ieri il nuovo inquilino del Viminale con i giornalisti. Ne ha già parlato «con Berlusconi». Oggi Maroni esporrà ai tre colleghi gli altri punti del pacchetto: nuove regole per la permanenza in Italia legata al budget, un'estensione dei reati considerati «pericolosi» per l'espulsione diretta dei cittadini comunitari (rom).
C'è poi da risolvere il problema dei circa 600mila clandestini esclusi dal decreto flussi varato dal governo Prodi. Non ci sarà sanatoria perché questa «è una parola che non esiste al Viminale». L'ipotesi è quella di includerne probabilmente una parte in un nuovo decreto flussi. Aspettano una risposta, ma la risposta «l'aspetta anche quella ragazza di Napoli - ha chiuso Maroni - cui ieri volevano portare via una bimba di sei mesi».
fonte IL GIORNALE
Ma soprattutto, Maroni intende rimettere in piedi i «patti per la sicurezza» con le città: più poteri ai sindaci, dal controllo del territorio alla gestione dell'impatto dei centri di accoglienza temporanea sulla cittadinanza. Il Viminale «metterà i soldi», ma l'accordo con le istituzioni è «fondamentale». Il primo incontro di Maroni è stato già ieri con Gianni Alemanno in Campidoglio. Oggi scambio di opinioni con Letizia Moratti al Viminale, giovedì un altro incontro con il presidente dell'Anci, l'associazione dei Comuni, Leonardo Domenici. Il progetto è in parte quello del predecessore Amato, piano «giusto» ma naufragato per la politica di tagli alla sicurezza dell'ex governo.
L'impianto legislativo della delega di poteri ai sindaci prevede una modifica al testo unico sugli enti locali in materia di sicurezza e decoro urbano. Ma la meta è una vera legge di riforma delle polizia locali, per dare più poteri ai vigili urbani in coordinamento con le forze di polizia. Il suggerimento di Alemanno è anche quello di investire di più sulle «agenzie di Protezione civile» per il controllo del territorio, preferibili alle «ronde».
Il pacchetto sicurezza verrà portato la prossima settimana al consiglio dei ministri di Napoli e sarà pronto al massimo per dopodomani. Ci sono quattro ministeri coinvolti. Oggi s'incontreranno Ignazio la Russa (Difesa) Franco Frattini (Esteri), Angelino Alfano (Giustizia), e lo stesso Maroni. Buona parte dei nuovi provvedimenti (dall'inasprimento di alcune pene per reati su bimbi e handicappati e rapina) sono già pronti. Ma ognuno porterà nuove proposte, anche al di fuori del «pacchetto». La Russa parlerà anche dell'impiego eventuale dei militari («una possibilità non da escludere, ricordo l'esempio positivo dei vespri siciliani») e della Marina nei mari delle rotte dei clandestini. Senza alterare però le relazioni internazionali, che anzi, con Libia e Romania «devono essere rafforzate», ha chiarito ieri Maroni. E con questo Paese si possono non applicare gli accordi di Schengen su ingressi e espulsioni perché la Romania è sì nella Ue «ma non in Schengen», ha ricordato Frattini.
Rigore e «regole europee»: sembra questo il punto d'incontro tra Maroni e l'ex commissario Ue Frattini. Ma per la «priorità» c'è bisogno di fondi: «Io sono bravo a trovare le risorse», sorrideva ieri il nuovo inquilino del Viminale con i giornalisti. Ne ha già parlato «con Berlusconi». Oggi Maroni esporrà ai tre colleghi gli altri punti del pacchetto: nuove regole per la permanenza in Italia legata al budget, un'estensione dei reati considerati «pericolosi» per l'espulsione diretta dei cittadini comunitari (rom).
C'è poi da risolvere il problema dei circa 600mila clandestini esclusi dal decreto flussi varato dal governo Prodi. Non ci sarà sanatoria perché questa «è una parola che non esiste al Viminale». L'ipotesi è quella di includerne probabilmente una parte in un nuovo decreto flussi. Aspettano una risposta, ma la risposta «l'aspetta anche quella ragazza di Napoli - ha chiuso Maroni - cui ieri volevano portare via una bimba di sei mesi».
fonte IL GIORNALE
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