lunedì 2 febbraio 2009

L'orrore della violenza in una società malata

E' un'epoca cattiva la nostra . Stiamo assistendo sempre più frequentemente ad episodi di violenza che hanno per bersaglio donne, membri della stessa familgia,extracomunitari, barboni e animali indifesi. Tutte violenze orribili che lasciano segni fisici e psichici in chi li subisce. La punizione per tutti questi reati è lasciata ad una legge probabilmente inadeguata per quanto riguarda la pena da infliggere e ad una giustizia che spesso interpreta questa legge nel modo meno severo possibile.
Certo tutti invochiamo leggi severe, pene certe e processi per direttissima per questi reati che sono davvero orribili, ma per tentare una qualche prevenzione è indispensabile che vengano individuate le cause di tanta violenza gratuita: in alcuni casi è l'immigrazione non controllata, in altri è l' incapacità del soggetto alla sopportazione di una qualsiasi contrarietà che la vita gli mette davanti, in altri ancora è l'assoluta mancanza di valori di giovani che hanno come massimo divertimento lo sballo in discoteca, il diventare veline o calciatori.. insomma il far denaro facilmente, l'avere e non l'essere.
Per quanto riguarda i giovani naturalmente le responsabilità non mancano e vanno ricercate in primo luogo nella famiglia e poi nella scuola. Entrambe queste agenzie educative sono in crisi, la prima travolta da una società che ha fatto del relativismo il suo credo, che consente l'eutanasia e non ha rispetto per la vita umana dal suo nascere al suo morire e la seconda che è assolutamene inadeguata ad un insegnamento che oltre ad essere nozionistico sia anche formativo.
Abbiamo davanti a noi una crisi economica molto pesante che metterà alla prova la tenuta di molte famiglie e in situazioni come questa non è affatto improbabile che quelle più sane si rinsaldino e riscoprano valori dimenticati. E' poi in divenire la riforma della scuola e dell'università.. dopo tante inutili proteste si scopre ora che la riforma ci vuole e non è poi tanto male.
Sembra paradossale riporre in una crisi economica un barlume di speranza per il miglioramento della nostra società, ma a volte quando si è in procinto di perdere il proprio status sociale, ci si aggrappa alle cose che contano veramente e se sarà così ne verremo fuori.

martedì 27 gennaio 2009

UN GRANDE RISULTATO IL RICORDO SU FACE BOOK


La GIORNATA DELLA MEMORIA celebrata on line su FACE BOOK è stato un evento molto partecipato, il risultato è stato ottimo, fino ad ora - a circa 3 ore dal termine - le presenze registrate sono state quasi 21.000.
I contributi lasciati dai visitatori sono stati moltissimi: poesie, dediche, racconti, filmati, brani musicali e disegni tutti dedicati a ricordare gli orrori dei lager nazisti.
Questa mattina poi ho avuto la bella sorpresa di trovare l'iniziativa citata dal Corriere della Sera e la cosa mi ha fatto molto piacere. Si tratta probabilmente del primo evento di questa importanza celebrato on line.
Ecco un modo intelligente per usare un social network .
Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato anche partendo da questo blog.
Grazie di cuore!


domenica 25 gennaio 2009

Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.- John Fitzgerald Kennedy

In relazione alla GIORNATA DELLA MEMORIA e alle innumerevoli vittime dei lager nazisti penso a mio padre che, deportato per 15 mesi a Mauthausen-Gusen a causa del tradimento di alcuni "compagni" dell'Alfa Romeo che lui conosceva benissimo e tornato in cattive condizioni di salute dal lager, ha avuto la forza interiore e il coraggio di perdonare i suoi aguzzini.
Non ho mai sentito dalla sua bocca parole di odio verso chi gli aveva procurato tanto dolore fisico e psichico, certo non ha mai dimenticato, come potrebbe averlo fatto? Ciò che gli è accaduto ha segnato la sua vita e probabilmente ne ha condizionato il corso. Credo che abbia deciso di donare il suo perdono per non accrescere il dolore che aveva dentro, per buttarsi tutto alle spalle e continuare la sua vita e credo anche che non sia stato facile.
Solo una persona eccezionale riesce a perdonare chi in fondo non gli ha mai fatto sapere di essersi pentito di quello che aveva fatto; una popolo intero si è poi vergognato dell'accaduto e con loro si è vergognata una umanità silente, ma a Ferdinando Valletti deportato I57633, mio padre, "le scuse" dei tedeschi sono arrivate negli ultimi anni della sua vita sottoforma di risarcimento per il lavoro forzato.
Anche per questo mio padre era un grand'uomo.

giovedì 22 gennaio 2009

27 gennaio 2009 GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio è la "Giornata della Memoria". In questo giorno in molti paesi del mondo e anche in Italia si ricordano con celebrazioni di vario genere le persecuzioni, le uccisioni ed i massacri perpetrati dalla brutale ideologia nazista nei confronti di ebrei, oppositori politici, minoranze religiose e "diversi" tra cui omosessuali e zingari.
Per questo giorno il mio gruppo su Face Book " BINARIO 21 UN DOLORE DA CONDIVIDERE" ha invitato tutti a ricordare aderendo simbolicamente ad un evento on line chi ha sofferto ed è morto nei campi di sterminio nazisti perchè tanto orrore non abbia a ripetersi mai più.

Nel corso della Seconda guerra mondiale circa 44.000 italiani furono deportati nei Lager allestiti dai nazisti in tutta Europa. Dei deportati italiani, quasi 9.000 furono gli ebrei e circa 30.000 i partigiani, gli antifascisti e i lavoratori (questi ultimi arrestati in gran parte dopo gli scioperi del marzo 1944), a cui si aggiungono circa 5.000 IMI o carcerati militari o ufficiali antifascisti. Circa il 90% di loro persero la vita nei campi. Si stima che siano morti nei campi di sterminio circa 7.125.000 persone.

L'adesione all'evento ha dell'incredibile: fino a questo momento i partecimanti superano le 11.000 persone, quasi tutti hanno arricchito la bacheca con foto, filmati, poesie, immagini di opere d'arte, concerti, trailer di film, libri e molto altro. E' stata e continua ad essere una esperienza esaltante, credo che il successo derivi dal fatto che non è nulla di istituzionale, è un'iniziativa che supera tutti gli steccati ideologici in nome di un ricordo da condividere.
Invito anche voi che state leggendo queste pagine ad aderire cliccando qui: 27 GENNAIO - GIORNATA DELLA MEMORIA e vi regalo una splendida poesia di Primo Levi.


SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi

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Dicono che sia inutile
Dicono che sia solo retorica
Dicono
Io dico che ricordare è importante
E che ricordare che ciò è stato è necessario.

Dedicato al mio papà, Ferdinando Valletti, deportato dal marzo 1944 al maggio 1945 nei campi di Mauthausen e Gusen.

mercoledì 21 gennaio 2009

Dove erano i GOSPEL SINGERS?

Ieri sera il discorso di Barack Obama mi ha ricordato il sermone del solito predicatore nero, quel tipo di predicatore che di solito fa il suo intervento nel mezzo di un concerto Gospel e mi sono chiesta come mai invece tutti i media in quel discorso hanno intravisto segnali di cambiamento per il futuro americano e per tutto il mondo. Ad ascoltarlo bene era un discorso di intenti che prometteva agli americani lacrime e sangue per uscire dalla crisi e che tendeva la mano al resto del mondo purchè questa mano la si voglia, che celebrava l'America e condannava il terrorismo ....insomma dov'è la novità?

Se un simile discorso l'avesse fatto il casereccio Veltroni probabilmente sarebbe stato fischiato per eccesso di retorica.

Questa mattina i media sono tutti per Obama, l'enfasi con cui raccontano l'evento è senza dubbio sopra le righe, celebrano un Re e non un uomo che ha studiato ad Harward e che, nonostante ciò che voglio far credere, è di famiglia abbiente. Ieri quest'uomo è diventato Presidente degli Stati Uniti con una cerimonia che è costata al suo Paese miliodi di dollari ed ha continuato a parlare di sogni e di chimere come faceva in campagna elettorale. Solo IL GIORNALE ha visto quello che ho visto io e allora eccovi l'articolo di Mario Giordano.

Manuela Valletti

CARO BARACK, È TUTTO QUI? Scusate, ma non ce la faccio. Non riesco ad emozionarmi. Ce l'ho messa tutta, ve lo giuro. Niente da fare. Vedo intorno a me gente che va in sollucchero, fiumi di entusiasmo, commozione e fan scatenati. Sento parlare di «svolta globale», «evento epocale», «parole storiche» che «hanno segnato una nuova speranza per il mondo». Assisto a un'euforia contagiosa che attraversa tutti, dai ministri alle passerelle di moda, dai sindacalisti alle showgirl. E, purtroppo, non riesco a esserne parte.
Dico purtroppo perché mi dispiace. Un po' di euforia fa sempre bene, soprattutto di questi tempi. Perciò sinceramente invidio chi riesce a intravedere nel discorso che ha fatto Obama ieri la «speranza di un mondo migliore». Io ci intravedo, al massimo, un po' di onesta retorica, qualche sprazzo di vigore e una manciata di buoni sentimenti. We can e volemose bene, una strizzata d'occhio al bushismo e una scivolata verso lidi che sembrano quasi veltroniani. Fra Condoleezza Rice e Concita De Gregorio, insomma. Ma dov'è la svolta globale?
Ripeto, probabilmente è una mancanza mia. Vi chiedo scusa in anticipo. Se tutto il mondo suona le fanfare di fronte a queste parole storiche, probabilmente le parole saranno davvero storiche. Io, purtroppo, temo che domani me le sarò già dimenticate. E pensare che le ho lette e rilette per cercare di trovare lo slogan vincente, la frase tagliente, una formula di quelle che passa direttamente dal comizio all'enciclopedia, genere «nuove frontiere» o «I have a dream». O, se non altro, «dove c'è Barilla c'è casa», che non finisce nell'enciclopedia ma almeno si fa ricordare. Non sono riuscito a trovarla. L'amnesia incombe.
Ho cercato allora almeno un'idea nuova nei contenuti, una proposta forte, una soluzione innovativa. Se Obama è la nuova speranza planetaria, mi dicevo, magari tira fuori dal cilindro qualcosa di sorprendente, di quelle che le senti e dici: «Accipicchia, io non ci sarei arrivato, vedi perché lui è presidente degli Stati Uniti?». Scusatemi, ma non ho trovato nemmeno quello. Le tradizioni dei Padri, la grandezza della nazione, la fiducia da restituire. Le sfide («serie e molte», si capisce) da affrontare. «Sappi questo America: le risolveremo». Benissimo: e perché ne sei così sicuro? «Perché abbiamo scelto la speranza invece della paura, l'unità d'intenti invece della discordia». Grazie, tante: fin lì ci arrivavamo anche a Trastevere. We can e volemose bene, appunto.
Per quello che ne ho capito (ma lo ripeto: evidentemente dev'essermi sfuggito qualcosa) la parte migliore del discorso di Obama ricalca la parte migliore di Bush. Un po' di orgoglio, un po' di vigore, un messaggio chiaro ai terroristi: la guerra contro di voi continua. Ottimo, ma allora la svolta storica dov'è? Nel messaggio ai musulmani? Quel «mano tesa all'Islam» che sembra una predica di monsignor Tettamanzi? E poi che razza di novità è questa? Ma vi pare possibile? Tutto questo po' po' di evento globale per dire che ci vuole più «dialogo»?
No, per favore no: il dialogo no, almeno nel giorno in cui inizia una nuova era. C'è un po' di differenza tra la Casa Bianca e il Mulino Bianco: questo il nuovo presidente lo sa benissimo e infatti, alla faccia di tutti gli obamaniaci d'Europa, alla fine probabilmente sarà anche lui un comandante in capo, fermo e deciso a difendere l'America e il mondo, come il suo predecessore. Molto lontano dal pupazzetto simil-veltroniano che ci stanno propinando qui da noi. Ma allora, scusate, com'è che inizia la nuova era? Dov'è il cambiamento epocale? Con i suoi primi passi, cioè con la scelta degli uomini, Obama ha premiato il vecchio establishment. Il discorso d'investitura non apre nuovi orizzonti, a parte, appunto, il dialogo. Scusate, mi spiegate come posso fare, allora, per emozionarmi anch'io? Ve l'ho detto, io non ci riesco proprio. Sarò l'unico, ma non ce la faccio. Per la verità, proprio l'unico no: ho notato che anche Wall Street ieri non ha provato brividi d'entusiasmo dinanzi al momento storico. Al contrario, dopo l'intervento del presidente ha toccato i minimi. Evidentemente a chi lavora con i dané sonanti il dialogo e l'«unità d'intenti» non bastano. Ci vuole qualcosa di più, ci voleva qualcosa di più. L'altro giorno in riunione di redazione mi hanno raccontato che il giovane genio incaricato di scrivere il discorso di Obama ha avuto un mancamento per lo stress e lo sforzo compiuto nella stesura. Be', dopo aver letto il prodotto di tanto sforzo ho pensato che se avesse preso una camomilla magari si stressava meno e gli veniva meglio. L'ottimo Tg1 delle 20 ieri sera apriva con un titolone per dire che «il mondo spera». Certo: il mondo spera. E, sinceramente, sperava anche qualcosa di più. Per essere un giorno epocale, invece, l'unico commento che viene spontaneo è: tutto qui?

di mario giordano - il giornale