mercoledì 2 novembre 2011

Ricordo i miei cari Angeli

Oggi si ricordano i defunti, questa giornata è dedicata a loro, alle persone che abbiamo tanto amato e che ci hanno lasciato.
Proprio ieri, mentre attraversavamo il cimitero per raggiungere ogni loro sepoltura, mio marito ed io ci siamo resi conto che oramai sono tanti, davvero tanti i nostri cari che ci hanno lasciato.
Noi abbiamo una schiera di Angeli che sono con noi e che per quanto possono ci proteggono. A tutti abbiamo voluto bene e tutti sono sempre nei nostri pensieri con il ricordo di un aneddoto, di un loro modo di essere di un loro particolare sorriso.
Naturalmente il mio Angelo particolare riposa  qui con me, le ceneri del mio papà sono qui in casa mia e con lui il colloquio è quotidiano.
E così si va avanti…. con la certezza che quando saremo chiamati per il grande viaggio non saremo soli, qualcuno ci aspetta e sarà contento di riabbracciarci.

martedì 1 novembre 2011

La giovinezza del cuore

La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato d’animo che consiste in una certa forma della volontà, in una disposizione dell’immaginazione, in una forza emotiva; nel prevalere dell’audacia sulla timidezza e della sete dell’avventura sull’amore per le comodità.

Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandona il proprio ideale. Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo spirito alla morte.

Essere giovani significa conservare a sessanta o settant’anni l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi: la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole dell’esistenza.


Voi siete giovani come la vostra fiducia, vecchi come la vostra sfiducia, giovani come la vostra sicurezza, vecchi come il vostro timore, giovani come la vostra speranza, vecchi come il vostro sconforto. Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da un uomo o dall’infinito.

Quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esso si saranno accumulate le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo, è solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima di vecchi.

Una riflessione sul senso della vita

Crisi Economica, le misure per evitare il fallimento

Questa volta l’Italia dovrà cambiare modello economico sul serio. Vediamo in dettaglio perché. 
Tremonti, qualche settimana fa, ha fatto un errore nel tentare di garantire il pareggio di bilancio entro il 2013 solo con tagli e aumenti di tasse. Il mercato ha subito calcolato che il rigore sarà a scapito della crescita. Ciò ridurrà il gettito e quindi renderà impossibile il pareggio o richiederà tasse crescenti per raggiungerlo, avviando una spirale depressiva che alla fine renderà insostenibile il debito.
Per tale motivo - combinato con la scelta della Germania di rendere parziali e non totali le eurogaranzie sugli eurodebiti - il mercato ha preteso un premio maggiore per comprare titoli italiani. Se il premio crescerà ancora l’Italia dovrà dichiarare l’insolvenza, pur in grado di gestire il debito entro costi normali. Per calmierare tale premio, cercando di mantenerlo sotto il 6% (e sotto il 4% il differenziale con i titoli tedeschi) la Bce è intervenuta negli ultimi tre mesi sul mercato secondario. Ma è una misura tampone che non può risolvere il problema. Per questo la Ue ha imposto all’Italia, con massima priorità, di cambiare modello in pochi mesi per invertire la profezia del mercato sull’Italia, cioè per convincerlo che la crescita futura renderà sostenibile e ripagabile il debito.

La Ue non ha esagerato. L’Italia è davvero il ventre molle dell’Eurozona a causa di un debito superiore alla capacità della crescita del Pil di sostenerlo e dell’intero eurosistema di garantirlo. Meglio è dire che lo potrebbe garantire facendo stampare moneta alla Bce. Ma la Germania lo vieta per il conseguente incremento dell’inflazione. Il problema è amplificato dal contesto globale. Il mercato teme l’insolvenza non solo degli eurodebiti, ma anche di quelli nipponico, mostruoso perché oltre il 200% del Pil, e statunitense, attorno al 120% del Pil, che vale circa 15 trilioni di dollari se calcolati anche i debiti pubblici locali. Cifre enormi. Una sola insolvenza non ben gestita sarebbe il segnale di fuga dai titoli di debito, molti Stati dovrebbero dichiarare bancarotta, il sistema bancario globale collasserebbe, l’euro forse si dissolverebbe, certamente America ed Europa cadrebbero in una depressione duratura che si estenderebbe alla Cina ed altri emergenti, oltre al Giappone, dipendenti dall’export. Tale rischio è reale, ma i modi per ridurlo ci sono. Tuttavia, questa volta tali modi non possono essere solo iniezioni di liquidità per salvataggio, ma comportano modifiche dei modelli economici delle nazioni fonti di contagio.

Questa analisi serve a far capire perché tutto il mondo premerà sull’Italia affinché cambi modello economico. La buona notizia è che l’Italia può farlo in quanto la sua forza industriale è sufficiente per trasformare ogni riduzione di vincoli al mercato in maggiore crescita. E i vincoli da rimuovere devono essere quelli che più bloccano il sistema: rigidità del mercato del lavoro che limita gli investimenti nelle imprese, concorrenza insufficiente a causa delle troppe aree di mercato protetto, eccesso di burocrazia e terrorismo fiscale. Sindacati ed interessi colpiti faranno rumore. Invito governo e maggioranza a non spaventarsi, a cercare mediazioni intelligenti se possibile, ma se impossibile ad andare giù durissimi. Questo governo ha cambiato natura da qualche settimana: ha una missione in nome della Ue e del sistema globale per rimettere l’Italia a posto e per tale motivo sarà sostenuto dall’esterno per restare in carica fino a fine mandato. Lo capiscano opposizione e inquieti. Finisca entro la maggioranza qualsiasi polemica, tutti facciano il loro lavoro. Se così, ce la faremo.

di Carlo Pelanda
www.carlopelanda.com

giovedì 27 ottobre 2011

Ferdinando Valletti: il pudore di raccontare

E' uscito in questi giorni il mio nuovo libro "Deportato I 57633 voglia di non morire" La storia di Ferdinando Valletti, il deportato calciatore, si tratta in realtà di una riedizione che si è resa necessaria per il ritrovamento di molti appunti di mio padre  sulla sua permanenza a Gusen II e sulla sua deportazione in generale, confermati poi dall' ITS di Arolsen che mi ha inviato diversa documentazione.
Disfacendo la casa dei miei genitori dopo la morte di mia madre, mi sono trovata davanti ad un plico di carte ingiallite racchiuse in una scatola posta  sui ripiani alti di un armadio, su fogli a quadretti  mio padre aveva annotato con raccontato minuziosamente quanto gli era accaduto dal momento della sua cattura al momento della liberazione. Gli scritti sono datati 1950, dopo la prima visita di mio padre a Mauthausen-Gusen con una delegazione dell'Alfa Romeo, quando evidentemente la sua mente era più serena e i ricordi più chiari. 
Quei fogli raccontano un percorso di indicibile sofferenza con la descrizione di fatti accaduti nel lager, di angherie subite, di amici perduti  e anche di solidarietà, soprattutto a Gusen II.
Nessuno in famiglia aveva mai sentito mio padre  parlare di Gusen II, diceva di essere stato a Gusen  e basta e invece proprio in quel terribile sottocampo aveva trascorso il periodo più lungo e drammatico della sua deportazione.
Ho provato tanto dolore per quello che gli è realmente capitato, ma ho capito che nella sua grande dignità, aveva avuto il pudore di raccontare fino in fondo ciò che gli avevano fatto i nazisti, era una ferita troppo grande per un essere umano! Eppure, e lo scrive sempre nei suoi appunti, lui non poteva giudicare e tanto meno punire, lo avevano fatto altri a nome dell'umanità intera, lui invece aveva il compito di perdonare... e lo aveva fatto.
Questa scoperta dolorosa mi ha fatto conoscere meglio mio padre e, se possibile, me lo ha fatto amare ancora di più, ho compreso ora il motivo del suo diniego quando gli suggerivo di scrivere sulla sua deportazione, avrebbe dovuto scorrere quei fogli e lui non voleva farlo per nessuna ragione.
Dei suoi appunti troverete nota nel libro,  racconto della sua permanenza a  Gusen II e di alcuni amici che gli erano accanto, ma alcuni particolari, i più cruenti,  non mi sono sentita di riportarli, rispetto il suo volere e provo lo stesso suo pudore.

martedì 25 ottobre 2011

Il mio libro è fresco di stampa

"DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE" 
La storia di Ferdinando Valletti, il deportato calciatore 
Photocity Edizioni

pagine 203 - Euro 15,00
ISBN 978-88-6682-048-2




Il mio libro è fresco di stampa.
La storia è stata ampiamente arricchita e modificata nei contenuti grazie ai dettagliati appunti di mio padre sulla sua deportazione a GUSEN II reperiti  quando io e mia sorella  abbiamo smobilitato  la casa dei nostri  genitori, alla morte di mia madre; a questi preziosi appunti si sono aggiunti  i documenti che ho richiesto all'ITS di Arolsen.

Chi volesse acquistare il libro lo trova qui e tra qualche giorno in tutte le librerie on line.
Il libro potrà essere accompagnato a richiesta, dal bellissimo DVD ".. E come potevamo noi cantare" edito dall'ANED, tratta proprio della deportazione dei lavoratori milanesi nei lager nazisti tra il 1943 e il 1945. Libro e DVD abbinati possono essere richiesti  all'Associazione Culturale Ferdinando Valletti. 

Sono già molte le scuole che hanno aderito al progetto dell'Associazione Culturale Ferdinando Valletti per il mese di gennaio 2012 ricorrenza del GIORNO DELLA MEMORIA.
Chi volesse aggiungersi mi contatti personalmente via email: