domenica 20 novembre 2011

Adesso Frau Merkel avrà un suddito in più

Il governo Monti ha già rinunciato a gover­nare. La rinuncia è in una dichiarazione di sudditanza alla dottrina monetaria te­desca che è all’origine dell’attuale disa­stro finanziario...

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Il governo Monti ha già rinunciato a governare. La rinuncia è in una dichiarazione di sudditanza alla dottrina monetaria tedesca che è all’origine dell’attuale disastro finanziario capace di scuotere fatalmente il futuro della moneta comune e dell’Unione: non c’è ragione, ha detto il professore,di introdurre cambiamenti nel ruolo della Banca centrale europea.
Angela MerkelAngela Merkel






Fatto, anzi disfatto. Governare vuol dire prendere un problema e risolverlo, affrontare le questioni strategiche e non limitarsi al minimalismo. Il problema d’emergenza in nome del quale è stato tolto di mezzo Berlusconi, capo di un esecutivo eletto, e rimpiazzato con un ministero parlamentare vecchia scuola, per di più tecnico e connotato fin dall’origine da uno sfregio alla sovranità nazionale travestito da cortesia e incoraggiamento europei, il governo del Preside con il suo Consiglio di facoltà, si chiama «titoli pubblici di debito dello stato italiano espressi in euro». Gli eccessivi rendimenti richiesti dal mercato finanziario, la ormai famosa Lady Spread, sono un attentato progressivo al lavoro, alle imprese, alle famiglie, e minacciano una crisi di liquidità capace di inchiodare all’immobilismo il sistema del credito e portarci dritti in recessione, con una tendenza deflazionistica di lungo periodo che confermerebbe, invece di invertirla, la cronica incapacità di crescere a tassi di sviluppo accettabili dell’economia reale italiana.
Questa la vulgata universalmente accettata. Questo il «FATE PRESTO» gridato in prima pagina dal giornale della Confindustria, poveretta. A sconto dei catastrofismi demenziali e politicamente, anzi faziosamente, motivati, questa vulgata è anche la verità.
Non è una verità piccola. Richiede riflessione e coraggio rimettere in discussione l’ortodossia germanica della moneta comune, che non è comune perché alla sua prima vera prova diventa un fattore di affossamento di mezza Europa, Francia compresa, e di tutela della sola economia tedesca con la sua virtuosa possanza. Le cronache riferiscono che Berlino è divisa: gli industriali sono tentati di cambiare le cose, perché sanno che le conseguenze della crisi da debito si faranno sentire anche per le loro esportazioni, ma la Cancelleria e le euroburocrazie modellate sulla Bundesbank sono succubi della paura dell’inflazione, che negli anni Venti produsse la grande catastrofe tedesca. Non solo, lo stato tedesco esprime una concezione del mercato, la famosa «economia sociale di mercato» di cui Monti è testimone accademico per l’Italia, che è in flagrante contraddizione con la mondializzazione della rete finanziaria e con la scelta di dare una moneta cosiddetta comune a economie che non hanno molto in comune e che non dispongono di un potere politico federale in grado di armonizzarle nei loro pilastri: il welfare, le tasse, la previdenza e la libertà dei commerci e della produzione dai lacci corporativi.
Lo scontro, sottolineato in questi giorni in modo clamoroso dall’invito pressante degli anglosassoni a cambiamenti radicali nella gestione della crisi da debito dell’euro, è tra un modello capitalistico di crescita e un modello socialistoide di stagnazione, fondato su tasse e prelievi punitivi socialmente e concepiti nell’insana idea che il debito non è un problema, è una colpa. Ha scritto il Wall Street Journal , ed è solo l’ultimo caso tra mille, che«il fardello del debito italiano non ha le sue radici nei recenti eccessi del governo- specie se confrontati con altri paesi del mondo- bensì deriva in gran parte da politiche introdotte più di trent’anni fa, che posero le fondamenta per l’euro». Abbiamo al governo un campionario della classe dirigente che ha assecondato e messo in opera quelle politiche, che crede in quel modello, e che si appresta a fare del motto «tasse & equità» il nuovo mantra controriformista e illiberale della nazione.
E invece gli italiani per tre volte avevano votato la libertà economica, che non ha saputo realizzarsi per i bestiali difetti e le anomalie della classe dirigente berlusconiana. Con il paradosso che un governo inchiodato al dottrinarismo rigorista cieco di Tremonti ora è sostituito, e dicono senza ridere che sia per garantire la cura della crescita, da un governo che di quel dottrinarismo è il portavoce storico.
Le voglio proprio vedere le riforme liberali di Monti. Voglio vedere come si trasformerà in sviluppo il ripristino di buoni rapporti protocollari con la Merkel a Berlino.
Voglio vedere se andremo oltre la ricapitalizzazione del debito pubblico, con una finta soluzione della crisi, fatta tutta a spese del ceto medio e della povera gente. Cominciamo male, e se la destra non riuscirà a definire una linea seria di uscita dalla crisi dopo la fase equivoca del governo di tregua e di sospensione della democrazia, finiremo peggio.

giovedì 17 novembre 2011

Stiamo in campana

Ho seguito il Presidente Mario Monti che ha illustrato il programma del suo governo al Senato della Repubblica, ne ho tratto una buona impressione anche se, dico la verità, mi sembrava di essere ritornata all'università, perchè Monti è proprio un professore, un bravo professore.
Mentre ascoltavo il Presidente del Consiglio pensavo anche alla situazione anomala che l'Italia sta vivendo. La  politica messa da parte e sul podio un governo di tecnici che probabilmente farà bene (lo spero) ma che non ha il consenso elettorale degli italiani. E questo da qualsiasi parte si guardi, non è espressione di democrazia.
E' assolutamente vero che la nostra classe politica ha dato il meglio di se in litigiosità e in insipienza, ma è anche vero che non può essere cancellata con un colpo di spugna da una prevaricazione del Presidente della Repubblica. Lo avrà fatto certamente per il bene del Paese,...forse, ma i dubbi restano.
Pare che questo governo sia stato fortemente voluto dall'Europa, perfino dagli Stati Uniti, l'una e gli altri ansiosi di mettere fine ad un governo con un Presidente del Consiglio scomodo. Pare che il colpaccio fosse pronto da almeno quattro mesi e si sia concretizzato come abbiamo visto.
Davanti all'emergenza finanziaria è stato abbastanza facile riportare i cavalli nella stalla, è così Berlusconi si è dimesso (lui ha accennato a qualche ricatto), il Pdl ha abbassato la testa e lo ha fatto anche il Pd, anche se i sondaggi lo davano favorito in  eventuali elezioni anticipate.
In questi giorni si sono accreditate molte tesi di complotto internazionale, si è parlato anche di poche persone che dall'alto della loro posizione mondiale condizionerebbero i mercati europei per far crollare l'unione e proporre poi il dollaro come mometa unica. Fantapolitica? Forse si e forse no.
Il dato di fatto oggi è che il nostro Paese ha esattamente il governo che ha indicato Napolitano dopo aver ascoltato i pareri di alti papaveri e che Francia e Spagna, per non parlare del Portogallo, sono messi malissimo.
Basteranno le credenziali internazionali del Professor Monti (Golden Sachs, Trilatere, ecc. ecc) a garantire l'Italia in questo contesto fantapolitico mondiale? A questo punto speriamo. Ma è giusto che grandi potentati economici muovano le pedine della finanza decidendo chi colpire e chi abbattere definitivamente sulla testa di milioni di persone inconsapevoli? Non sarebbe meglio un governo mondiale dei popoli invece di un governo mondiale dell'economia? Tutto questo è preoccupante sotto ogni punto di vista. Che strumenti hanno i popoli per salvaguardarsi da questo implacabile sistema economico mondiale? Non so dirlo, non sono un'economista, ma credo che tutti da ora ce lo dobbiamo chiedere.

Ecco chi è il professor Mario Monti

Si diploma all’Istituto Leone XIII di Milano. Nel 1965 consegue la laurea in economia presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano e si specializza all’Università di Yale (Stati Uniti) avendo come professore James Tobin, Premio Nobel per l’economia nel 1981. Nel 1969 è professore ordinario presso l’Università degli Studi di Trento. Dal 1970 insegna presso l’Università degli Studi di Torino, che lascia nel 1985 per diventare professore di economia politica presso l’Università Bocconi di Milano, dove diventa direttore dell’Istituto di Economia Politica. Monti è chiamato a rivestire incarichi di rilievo in commissioni governative e parlamentari: è relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione (1981), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario (1981-1982), membro della Commissione Sarcinelli (1986-1987) e del Comitato Spaventa sul debito pubblico (1988-1989)[4]. Dal 1988 al 1990 è vicepresidente della Comit. Sempre alla Bocconi assume la carica di Rettore (1989-1994) e successivamente quella di Presidente (1994), alla morte di Giovanni Spadolini. Commissario Europeo (1994-2004) Monti, in quel momento rettore della Bocconi, è indicato come candidato italiano per la nomina a commissario europeo nel 1994 dal governo Berlusconi I, assieme alla radicale Emma Bonino. Jacques Santer, presidente della commissione, gli assegna le deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità ed Unione Doganale. Nel 1999 la Commissione Santer si dimette in blocco, a causa di uno scandalo legato a cattive pratiche di gestione ed amministrazione da parte di alcuni commissari. Nel 1999 Monti viene confermato commissario europeo dal governo D’Alema I, che indica Prodi come secondo rappresentante per la Commissione UE, di cui lo stesso Prodi diviene presidente, e riceve la delega alla Concorrenza. Sotto la sua guida la Commissione Europea approfondisce il ruolo di controllo della concorrenza, inaugurando il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e bloccando nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust. Nel 2004 il governo Berlusconi II decide di non indicarlo per un terzo mandato nella commissione Barroso, indicando come unico candidato Rocco Buttiglione, poi sostituito da Franco Frattini dopo il rigetto della candidatura di Buttiglione da parte del Parlamento Europeo. Uno dei risultati più importanti della sua attività di ricerca in campo economico è il modello di Klein-Monti che descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio, risultato degli studi paralleli di Monti e del premio Nobel Lawrence Klein. È stato il primo presidente del “Bruegel”, un think-tank, nato a Bruxelles nel 2005, composto e finanziato da 16 Stati membri dell’UE e 28 multinazionali. Dal 2010 è inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[6]. Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company. Nel 2010, su incarico del Presidente della Commissione Europea Barroso, ha redatto un libro bianco (Rapporto sul futuro del mercato unico) contenente misure per il completamento del mercato unico europeo. Monti mantiene la carica di presidente dell’Università Bocconi. Idee e iniziative politiche In economia Monti sostiene il mercato, le liberalizzazioni e il rigore dei conti pubblici. Il 15 settembre 2010 Monti dà il suo appoggio all’iniziativa del gruppo Spinelli, fondato per rinvigorire la spinta federalista nell’Unione Europea. Assieme a lui, hanno dichiarato il proprio supporto Jacques Delors, Daniel Cohn-Bendit, Guy Verhofstadt, Andrew Duff, Elmar Brok. È editorialista de Il Corriere della Sera e autore di numerose pubblicazioni. La sua competenza e il rispetto che si è saputo guadagnare sia in ambito nazionale che internazionale hanno fatto sì che il suo nome sia stato più volte indicato per l’incarico di ministro in ambito economico sia in governi di centro destra che di centro sinistra. La sua autorevolezza di “tecnico” ha spinto Giuseppe Pisanu a indicarlo come una delle persone che potrebbero ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio per entrambi gli schieramenti. Il 2 settembre 2011 Monti dichiara la propria disponibilità ad un impegno in prima persona per salvare dall’impasse la politica italiana, dicendosi pronto ad una eventuale chiamata del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’ottica di formare un governo tecnico di transizione in caso di caduta del governo Berlusconi. Presumibilmente per un semestre ed in preparazione di nuove elezioni politiche anticipate da tenersi nella primavera 2013.

lunedì 14 novembre 2011

Grazie!

Sarà per la crisi di governo che ho trattato ampiamente, sarà per la contemporanea pubblicazione dei miei post su FaceBook, ma ieri il mio blog ha registrato un incredibile numero di visite. La sorpresa l'ho avuta questa mattina visionando le statistiche e gli accessi, ecco qua:


Visualizzazioni di pagine per paese 13.11.2011
Italia
4.144
Stati Uniti
94
Germania
85
Federazione Russa
51
Paesi Bassi
38
Regno Unito
11
Francia
10
India
6
Georgia
5
Slovenia
4

Non posso far altro che ringraziare tutti i visitatori e assicurarvi che qui troverete sempre un'amica!
Manuela Valletti

domenica 13 novembre 2011

IL COMPLOTTONE CONTRO IL CAVALIERE

Riporto un articolo di Maria Giovanna Maglie che condivido in toto e che avevo anticipato nei contenuti solo qualche giorno fa proprio su questo blog.
M.Valletti


Se è finita con un banchiere economista, un uomo della Goldman Sachs, trasformato frettolosamente e maldestramente in senatore a vita, e con un bel “vaffa...” - almeno per ora - ai diritti degli elettori, è però cominciata ben prima la costruzione della caduta di Silvio Berlusconi. E si è sviluppata sapientemente tra Roma, Parigi, Bruxelles e Berlino, le sedi del Fondo Monetario, le riunioni di banchieri che continuano a dividersi quattrini fra i soci anche in questi giorni, le redazioni di riviste pseudo economiche e pseudo autorevoli come Economist e Financial Times, che per occuparsi dei fatti italiani e chiedere al Cav di andarsene in nome di Dio si ispirano a quell'assassinio sanguinario di Oliver Cromwell; si è nutrita di una guerra contro un dittatore, Gheddafi, che fino a poco tempo prima posava con i Grandi, benedetta dai pacifisti e dalla sinistra; si è fornita di alcuni congiurati illustri o almeno molto conosciuti e influenti, altri da trenta denari, i Sarkò e le Merkel, gli Antonione e le Carlucci.

La costruzione della caduta ha causato la sospensione della democrazia politica a colpi di spread, che salgono e scendono a comando; ha inventato la promozione della sinistra e dei democristiani a salvatori d'Italia e a nemici giurati del debito pubblico che hanno invece costruito per quarant'anni, vedi verginelle alla Cirino Pomicino e fini liberali come Pier Ferdinando Casini.

Dove non sono riusciti “bunga bunga” e persecuzione giudiziaria, è riuscita l’entente. Forse possiamo azzardarci a chiamarlo complotto internazionale, tanto da perdere abbiamo solo le nostre catene, da Berlusconi e dal berlusconismo non avendo mai avuto nulla e nulla avendo a pretendere dal nuovo governo e dai tecnocrati col grembiulino, non aspettandoci nulla se non la soddisfazione di vedere come reagiranno Camusso e indignados alle misure da olio di ricino che li aspettano.

La costruzione del complotto ha un regista eccellente in Italia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, orecchio fine e attento più che al voto dei suoi amati concittadini ad altri suggerimenti e telefonate, come quelle da Washington, l'amico Barack Obama che non ne azzecca una e che per essere rieletto da quel gran democratico progressista che è sarebbe anche capace di fare la guerra all’Iran; da Parigi, quel Sarkozy che si crede Napoleone e probabilmente finirà con impersonare il Corso in qualche pensionato di lusso; da Berlino, la Merkel che ragiona per diktat tedeschi da impartire al resto d’Europa, in una nuova forma di annessione. Uomo colto e raffinato Napolitano, non certo uno sgradevole Scalfaro, ma tutt’altro che super partes, tutt’altro che tirato per la giacchetta nelle sue decisioni e pesanti intromissioni: uno che ha ammazzato Craxi quando era presidente della Camera, poi un antiberlusconiano storico, che prima ha fatto il capo occulto dell’opposizione, e ce n’era bisogno visto chi la rappresenta, poi ha fatto il super mediatore del gran casino internazionale, anche a costo di saccheggiare la Costituzione che tiene sempre sul cuore.

Ma ha anche attori assai attivi nella parte di Bruto, uomini d’onore, per esempio il ministro Giulio Tremonti, per esempio il ministro Franco Frattini. Il primo ha gestito l’economia come gli pareva - male - fino a trasformarsi in un avversario del governo nel governo: doveva fare la guerra alle banche e non l’ha fatta, doveva abbassare le tasse e si è applicato in una odiosa persecuzione, è stato incapace o non ha voluto far passare la verità, e cioè che l'attacco che stava subendo l’Italia sui mercati finanziari era conseguenza dell’immobilismo dell’Europa rispetto alla crisi greca, della situazione del debito pubblico americano e del ruolo giocato dalle banche italiane, e che in seguito questa situazione è stata utilizzata strumentalmente per far fuori un personaggio scomodo come il Cav, ovvero l’amico di Putin e l’ex amico di Gheddafi, uno che la politica finanziaria ed estera cercava di farsela un po’ in proprio invece che da subalterno.

Il secondo, Frattini, ha coltivato l’immagine leccata del tecnocrate attento agli umori di Bruxelles, agli strilli di Hillary Clinton, agli spifferi del Quirinale. Ha convinto, forse contribuito a costringere, il Cav alla sciagurata campagna di Libia, con tanto di missioni, altro che solo fornire le basi alle operazioni Nato. E’ finita che continuava a ripetere come un disco rotto che i nostri affari con Tripoli sono sempre gli stessi e vantaggiosi, mentre li ha lasciati passare tutti a Parigi e un po’ a Londra, contribuendo a risollevare le malconce sorti di Sarkò e Cameron, ma non le nostre. E’ finita che l’Italia è stata trascinata nella vergogna della macelleria, in un assassinio che, come ha dichiarato il capo del Cnt dei ribelli, è stato commissionato da un capo di stato straniero che temeva le rivelazioni di un Gheddafi sconfitto e prigioniero, ansioso di parlare. A proposito chi aveva pagato la costosa campagna di elezione di Sarkozy a presidente? E’ morto, non lo può dire.

L’allarmismo internazionale e nazionale sono stati il brodo di coltura della congiura. Hanno trasformato un debito ampiamente garantito e gestibile in una potenziale insolvenza,e l’Italia in un ammalato grave, quando all’ospedale sono ricoverati praticamente tutti. Il Cav ci ha messo del suo.

di Maria Giovanna Maglie
13/11/2011

Tgcom - Berlusconi, il videomessaggio integrale - Video Mediaset

Tgcom - Berlusconi, il videomessaggio integrale - Video Mediaset

Oggi in Italia ha perso la democrazia!

Oggi è una brutta giornata per la democrazia Italiana. Ieri la Politica ha abdicato in favore dell'economia e del potere delle banche. Un governo legittimamente eletto dagli italiani e' stato costretto alle dimissioni dall'Europa dei tecnocrati, nell'incosistenza piu' totale della sinistra italiana. Auguro al mio Paese un sussulto di orgoglio che consenta di avere quanto prima un governo eletto dagli elettori.

sabato 12 novembre 2011

I GOVERNI LI DECIDONO GLI ELETTORI


E' terminato da pochi minuti un affollattissimo incontro  promosso dai giornalisti Ferrara, Feltri e Sallusti al teatro Manzoni di Milano. Una folla di milanesi ha partecipato con entusiasmo e ha ribadito con forza che "Chi governa devono stabilirlo gli elettori".







Ognuno dei presenti, per primi i parlamentari Rotondi e Santanchè, si farà carico di portare avanti quanto emerso dalla assemblea, ossia a gran voce : ELEZIONI SUBITO!

I due parlamentari riferiranno al Premier Berlusconi quanto deciso dall' Assemblea.

giovedì 10 novembre 2011

Il ritorno dei nulla

di 


Ho sem­pre rite­nuto che la pro­po­sta poli­tica di Ber­lu­sconi fosse l’unica pro­po­sta seria oggi repe­ri­bile sul mer­cato : è essa infatti l’ inso­sti­tui­bile, pro­po­sta libe­rale, da noi in Ita­lia sem­pre vagheg­giata, talora accen­nata, mai com­piu­ta­mente spe­ri­men­tata. E’ giunto adesso il momento di dimo­strare la serietà di que­sta non solo mia con­vin­zione. I tra­di­zio­nali nemici della via libe­rale sono sul punto di farsi avanti di nuovo, con rin­no­vato accanimento.
Que­sti anni di governo Ber­lu­sconi sono stati tutt’altro che inu­tili : quando nel 1994 egli entro’ in campo, il Comu­ni­smo era ancora con­si­de­rato una teo­ria poli­tica seria (da noi, come è noto, « il muro » era caduto invano ; gli inte­ressi demo­cri­stiani osta­vano ad ogni presa di coscienza che tur­basse il comodo pano­rama poli­tico DC/PC, quell’esiziale gioco « a bilan­cia », che la per­si­stenza delPCI con­sen­tiva di pro­trarre). Orbene, tra pur alterne vicende, i circa vent’anni della « cura Ber­lu­sconi » sono riu­sciti a pro­vo­care anche da noi quel risve­glio dal sonno dog­ma­tico che ovun­que altrove era ormai cosa fatta: la « teo­ria poli­tica seria » altro non era che un tra­gi­co­mico barac­cone in cui si espo­ne­vano e pro­po­ne­vano le stolte, ormai cen­te­na­rie, chiac­chiere intorno alla sem­pi­terna lotta di classe ; in con­creto, si trat­tava invece d’ un per­verso coa­cervo di pre­va­ri­ca­zioni di potere e di con­ve­nienze finan­zia­rie tutt’altro che tra­spa­renti, « sini­stre » fac­cende che nulla mai ebbero ed hanno a che vedere con il bene collettivo.
In un clima poli­tico come il nostro, dove la verità è nor­mal­mente sosti­tuita dalla men­zo­gna, una men­zo­gna par­ti­co­lar­mente incu­ra­bile per­ché fatta di mor­bida gomma, que­sta ber­lu­sco­niana opera di sma­sche­ra­mento ebbe impor­tanza immensa. E per rea­liz­zarla ci voleva pro­prio uno come lui, Ber­lu­sconi, un uomo unius nego­tii, dalla deter­mi­na­zione con­vinta e coria­cea, già solo per que­sto diverso da tutti gli altri poli­tici dispo­ni­bili, che soli­ta­mente seguono senza fare una piega il modello ita­lico : farsi duri, duris­simi, severi, seve­ris­simi, solo quando ne va di mezzo il van­tag­gio personale.
Qual­cuno a que­sto punto potrebbe dire: bene, l’opera è com­piuta, ora Ber­lu­sconi puo’ cedere ad altri il passo. E certo, sarebbe pro­prio cosi’, se il clima poli­tico ita­liano non pre­sen­tasse ancora un’altra sgra­de­vo­lis­sima nota : il cini­smo, oscena virtu’ nega­tiva che in sostanza signi­fica « negare la verità dimo­strata ». E’ quel che i reli­giosi chi­mano « il pec­cato con­tro lo spi­rito ». Da noi, nulla di più facile che rico­min­ciare con le vec­chie tiri­tere. Per cui l’iniziale riscossa libe­rale avrebbe adesso biso­gno di con­creti pro­grammi sosti­tu­tivi atti appunto ad intral­ciare l’ ita­lica malat­tia della « iste­resi », i ritorni all’indietro. Insomma la situa­zione gene­rale ten­deva, come al solito, verso il metodo « mate­rasso di gomma » : chi altri, se noi lui, Ber­lu­sconi, poteva rom­pere l’esiziale incan­te­simo ? Tutti coloro che ber­ciano affer­mando che l’opera di Ber­lu­sconi è fal­lita, non sanno o fin­gono di non sapere che quest’opera di demo­li­zione era ben lon­tana dall’essere irre­ver­si­bil­mente com­piuta. E poi­ché, come afferma una pen­sa­trice ebrea, la Arendt, è la « bana­lità » una delle note salienti del « Male », ecco che si pro­fila all’orizzonte una ripe­ti­zione dell’antica ver­go­gnosa vicenda : col­lu­sione tra cat­to­lici e simil-comunisti per ripren­dersi la barra del timone. Altro che « rot­ta­ma­zione », caro Renzi !
Insomma : il comu­ni­smo come pro­po­sta poli­tica (fino a ierl’altro, da noi, ancora preso sul serio !) è dun­que mise­ra­mente crol­lato, mostrando il vero se stesso : una ope­rosa agen­zia di utili inganni ; ma non per que­sto è stata debel­lata la legge « del mate­rasso di gomma », l’ iste­resi tipica della sto­ria e delle sto­rie ita­liane. Scon­fitto sul piano della teo­ria (o meglio, delle pre­tese teo­ri­che), il « pen­siero di sini­stra » ora si ripro­pone per per­pe­tuare in altra forma e con nuovi mezzi la vec­chia sostanza : la difesa con­ser­va­trice dei vec­chi pri­vi­legi. Van­taggi per­so­nali o di sin­gole « cosche », neces­sità di col­le­ga­menti tra malin­ten­zio­nati, sono, e saranno, sem­pre gli stessi. Alla cele­bra­zione dello scudo teo­rico mar­xiano è stata sosti­tuita, per la gioia degli stuoli di menti deboli, la lita­nia della « por­no­gra­fica » dia­bo­li­cità del ber­lu­sco­ni­smo. Dite : si poteva tro­vare sosti­tu­zione più idiota ? Certo, ma que­sto va detto agli idioti che se la bev­vero, se la bevono e con­ti­nue­ranno a ber­sela. Pro­vate a doman­dare in giro, qui da noi, a chi giova — per esem­pio — che San­toro si arric­chi­sca ulte­rior­mente ; a chi, che De Bene­detti, dopo averci affib­biato le sue tele­scri­venti ava­riate, i ridi­coli « Mini­tel », gli « orga­nici » neces­sari al caso, riprenda ogni volta, imper­ter­rito, l’ampliamento della sua impresa finan­zia­ria ; oppure, non so, che il Mar­razzo rian­nodi indi­stur­bato i suoi pen­sosi, mistici com­merci gay; che con impu­nità pre­via­mente garan­tita i « gio­vani » con­ti­nuino a rom­pere le vetrine delle Agen­zie ban­ca­rie e le nostre sca­tole; che Cian­ci­mino con­ti­nui a dire la verità e Ingroja a gioirne ; che il « 30% » (dicono) della magi­stra­tura con­ti­nui a essere ver­go­gno­sa­mente par­ziale, etc. etc.? Vi rispon­de­ranno : « ma che c’entra tutto que­sto ? », ma sarà la domanda di per­sone inte­res­sate alla cosa, o ver­go­gno­sa­mente ignare del fatto che pro­prio di que­sto si tratta.
Io penso che adesso che Ber­lu­sconi ha rice­vuto dai tra­di­tori di cui il Bel Paese è colmo l’elegante regalo che sap­piamo, ogni Ita­liano pen­soso non solo del bene comune, ma della pro­pria dignità debba offrir­gli il suo mode­sto aiuto : per qua­lità per­so­nali e per posi­zione, al di là dei suoi « grandi » difetti di gusto, di tem­pe­sti­vità, di inde­ci­sione, è stato, ed è ancora, l’unico in grado di difen­dere l’accesso alla famosa via libe­rale, dalla caduta del fasci­smo in poi « sem­pre » attesa.
Cer­cate di figu­rarvi la pia­ce­vo­lezza ed uti­lità del ritorno di quel clima demo­cri­stiano che servi’, ma solo « a naso turato », per difen­derci dagli eccessi del suo com­pri­ma­rio. Sta forse per ripro­porsi la bal­bet­tante sequela dei Niente e dei Nulla che si chiamo’ Governo Prodi? Rico­min­ce­ranno la sac­cente tiri­tera di D’Alema, la ragio­nata incon­clu­denza di Casini, la « bontà » male­vola e gio­vial­mente invida di Vel­troni ? — mine­strone con­dito sta­volta dal vol­gare dia­let­ta­li­smo di Di Pie­tro, e dai post-strutturalistici fiumi di vuo­tag­gini orec­chiate, copiate ed espet­to­rate da Ven­dola !? Poveri noi !
Ber­lu­sconi ne ha molte da pagare. Sul piano interno, ha tur­bato equi­li­bri ed affari di « mafie » che tutti quelli che vogliono cono­scono (di Cor­leone ce n’è ovun­que); sul piano inter­na­zio­nale, ha scom­pi­gliato, con l’aiuto di Putin e di altri (Ghed­dafi ci ha rimesso la pelle : e non scan­sarsi prima che il san­gue schiz­zasse all’intorno è stato il mas­simo errore poli­tico e morale del Cava­liere), il nor­male flusso dei rifor­ni­menti ener­ge­tici ed ovvia­mente di altro. Ma « alle­gri, ragassi ! », come dice Ber­sani, tutto il pia­neta ora gira verso il trionfo dell’Intelligenza Pura : men­tre la Carla mostra come si fa a prov­ve­dere in modo politico-corretto alle « intel­li­ghen­zie » di domani, ben pre­sto ci sarà forse, a diri­gere l’orchestra mon­diale, quell’altro cer­vello fino della Clinton.
Tor­nando a noi, ora menti geniali, come ad esem­pio quella della Annun­ziata, par­lano di « cal­cio dell ’asino ». Certo, ma c’è un errore. Biso­gna dire : cal­cio agli asini. Per­ché se Ber­lu­sconi si dimette non dopo, ma bensi’ prima di aver curato che gli impe­gni con la UE siano man­te­nuti, l’obbligo spi­no­sis­simo di far bere a noi Ita­liani l’amara pozione cura­tiva (patri­mo­niale, tasse, licen­zia­menti etc.) cadrebbe sulle spalle degli asini appunto. Que­sta ricca Ona­gro­cra­zia di fifoni e di « buo­ni­sti » rin­grazi dun­que Iddio che ci sia ancora un Cav. che, invece di man­darli tutti a quel paese pro­prio « ora » , hic et nunc , fa ancora la parte del Cri­sto paziente per toglier le casta­gne dal fuoco. Io, e voi credo, al posto suo li spe­di­rei tutti dove sapete, e me ne andrei invece dove non sapete a brin­dare alla fac­cia loro.
A me, penso a noi tutti, resta un senso di sde­gno morale e di gri­gia, sepol­crale noia : rico­min­cerà la vec­chia tiri­tera di com­pli­cità e striz­zate d’occhio con­dite di belle parole ? Aiuto -, ma non finirà mai !?
Leo­nardo Cam­ma­rano, 10 novem­bre 2011
zonadifrontiera.org (Sito Web)

Il vero potere ha gettato la maschera

Il vero potere ha gettato la maschera e le ultime vestigia della semi-sovranità italiana sono state demolite, nell’annus horribilis della nostra Repubblica, dopo che anche la guerra di Libia aveva svelato la disfatta di ogni autonomia nazionale. Nessuna urgenza economica al mondo può giustificare un peggioramento così repentino degli interessi del debito – oltre la soglia del non ritorno, oltre le convenzioni del default tecnico – come quello del 9 novembre 2011. Solo un concorso di volontà decise a imprimere una svolta rivoluzionaria poteva scatenare un attacco di questa portata, micidiale quanto un colpo di stato.
A suggello di un giorno trionfale per la sovversione dall’alto decisa a livello di classi dominanti globali, il presidente della Repubblica ha nominato Monti e Napolitanosenatore a vita Mario Monti, il tecnocrate italiano più organico all’élite planetaria, un vero cardinale del pensiero unico economico, uno dei padri nobili del feroce disastro sociale di questi anni, il babbo insensibile di tutti i precari, il fratello coltello di tutti i pensionati. L’uomo di Rockefeller e della Goldman Sachs, della Commissione Trilaterale e del Gruppo Bilderberg.
Queste sue affiliazioni sono fuori dai radar dei grandi media, persino ora che viene visto come Presidente del Consiglio in pectore, eppure sono il tratto vero del personaggio, in tutta la sua caratura internazionale. Il centrosinistra italiano ovviamente non ne parlerà, perché sulle questioni internazionali non decide, si fa decidere. Politica estera e politica monetaria, per loro, sono una sorta di entità data, che si riceve e non si discute. Fra iMatteo Renzi100 punti del “Wiki-Pd” di Matteo Renzi, per esempio, solo due o tre parlano di questioni internazionali, e solo vaghissimamente, mentre nessuno parla di moneta.
Renzi è in buona compagnia. Tutte le classi dirigenti italiane sono inserite in un gioco di potere sub-dominante nel quale accettano un ruolo declinante dell’Italia: decidano altri. Il nucleo cesaristico della sovranità ha il baricentro in altre capitali, e lo avrà sempre di più: aiuterà a spolpare meglio e in pochi anni ricchezze costruite in generazioni. Il Caimandrillo fu una volta definito dal suo medico “tecnicamente immortale”. Possiamo dire, politicamente, che è “tecnicamente morto”. Morendo politicamente lui, muore la cosiddetta seconda Repubblica. La Terza Repubblica è già qui, e vuole scongelare tutto quello che è stato assurdamente paralizzato dalla lunghissima gelata berlusconiana. Monti sarà sostenuto da una squadra di curatori fallimentari del Sistema Italia che passeranno la ruspa sul tenore di vita di milioni di persone. Italia avrà il volto di Equitalia.
Così come nessuno, pur sapendosi mortale, crede fino in fondo e “davvero” alla propria inevitabile dipartita, allo stesso modo milioni di italiani, pur presi da certi inequivocabili presagi, non pensano che accadrà “davvero” anche da noi un’altra Grecia, così come nei caffè di Sarajevo, nell’aprile 1992, nessuno accettava che i suoni di cannone che sentivano nelle vicinanze potessero “davvero” portare alla guerra, che puntualmente arrivò. Non sono solo metafore. Sto parlando, per ognuno dei casi citati, della sottovalutazione esiziale degli effetti indotti da un crollo di sovranità, David Crosby e Graham Nash a Occupy Wall Streetche si accentua in presenza di classi dirigenti inette e asservite a interessi lontani.
Nessuna illusione su Giorgio Napolitano (anche se tanti agnelli sacrificali ne coltivano ancora). Niente illusioni su Mario Monti (anche se vorranno vendercele). Esattamente due anni fa in un articolo che – a rileggerlo – suona ancora tremendamente attuale, cercai di avvertire che la fine del Caimandrillo avrebbe palesato dolorosamente l’inservibilità di un’intera classe dirigente, tanto più davanti a una crisi economica sistemica come quella che si annunciava.
Dobbiamo costruire una classe dirigente alternativa. Dapprima in forma di un fronte sociale che difenda accanitamente ogni bene dalla rapina della tecnofinanza e rimetta in discussione l’attuale debito. Poi in forma di progetto politico consapevole di vivere in tempi rivoluzionari e inteso a conquistare sovranità in capo al popolo italiano. Siamo pronti o siamo Monti? Siamo pronti o siamo tonti? Stiamo pronti, o siamo morti. Stiamo pronti, che siamo molti.
(Pino Cabras, “Monti, siamo pronti”, da “Megachip” del 10 novembre 2011).

mercoledì 9 novembre 2011

Oggi ricordiamo la caduta del Muro di Berlino


Un evento storico che aprì le porte al crollo del comunismo. Ricordo che quel giorno mi alzai in piedi e nell'aula del Consiglio diedi con grande emozione la notizia della caduta del Muro di Berlino, i colleghi consiglieri di sinistra rimasero esterrefatti, non vollero riconoscere la valenza storica dell'evento e si rifiutarono di sottoscrivere  l'ordine del giorno che scaturì dalla seduta. Una esperienza che non potrò mai dimenticare. 

All'Italia ci pensiamo noi, dateci la parola!!!

Berlusconi è formalmente in procinto di dare le dimissioni e oggi la Borsa è crollata, lo spread si avvia verso livelli inaccettabili, ma come? Non doveva essere lui il problema della credibilità dell'Italia? 
Evidentemente non lo è solo lui, ma tutti i dirigenti della nostra classe politica, diciamo pure che lui era il minore dei mali, tutti gli altri gruppi, gruppetti, partiti, partitini, responsabili o irresponsabili che siano rappresentano la fine della nostra economia.
Sono certa che gli  unici in grado di ripristinare la credibilità dell'Italia sono gli Italiani, lo sono per il loro lavoro, la loro genialità, la loro voglia di fare impresa, il loro essere leader nel mondo per i prodotti made in Italy e anche per il loro tenere comunque alla famiglia, alla casa di proprietà, ai risparmi, sani principi che solo bene possono portare.
Allora cari politici è venuto il momento di fare le valigie e di lasciare il campo a noi, gli Italiani, quelli orgogliosi di esserlo. Dateci una scheda in mano e cambieremo la situazione, FATECI VOTARE SUBITO, il tempo è scaduto! 

lunedì 7 novembre 2011

Seo Web Marketing Experience 2011 - Ecco com’e’ andata…

Seo Web Marketing Experience 2011 - Ecco com’e’ andata…

Anche quest’anno, a leggere dai primi feedback e commenti apparsi in rete, il Seo Web Marketing Experience sembra aver riscosso un altro successo.
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“Un piccolo scorcio dell’aulta durante l’evento”
Il 28 ottobre 2011 la sala del centro congressi di Assolombarda a Milano era letteralmente gremita di esperti ed appassionati di web marketing provenienti da tutta Italia.
La prima parte del corso ha visto sul palco Enrico Madrigrano che ha affrontato le ultime novita’ del settore e fatto “il punto della situazione” sugli algoritmi dei motori di ricerca, sottolineando come la “ricerca personalizzata” stia fortemente impattando sul lavoro di chi si occupa di Seo. SuccessivamentePiersante Paneghel ha portato un intervento di alto livello dedicato al “Seo d’attacco” e al “Seo da difesa”, attraverso 3 inedite case history di soluzione e rientro da una penalizzazione.
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“Parte del pubblico presente in sala”
Enrico Altavilla ha invece affrontato, con la solita professionalita’ e precisione che lo contraddistingue, un’interessante esperienza personale di come, la corretta“pulizia di un sito” da fonti duplicate, abbia consentito una rapida ripresa di posizioni su Google. Infine ha chiuso la mattinata sempre Enrico Madrigranocon un interessantissimo dibattito tutto dedicato alla costruzione di network di matrici di links efficaci , attraverso esempi ed informazioni finoratotalmente inedite.
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“Enrico Madrigrano parla di Matrici di links”
Durante il pomeriggio si e’ poi parlato di Google Places e di soluzione di “problemi comuni” attraverso gli esempi e le case history del noto Seo Luca Bove. Successivamente, l’inarrestabile e coinvolgente speech di Filippo Tososulla Lead generation optimization, ha mostrato come, con semplici e facili modifiche di pochi minuti sia stato possibile raddoppiare e, in certi casi, quadruplicare i risultati di alcune campagne pubblicitarie. Anche l’intervento diGianpaolo Lorusso, dedicato alla “usabilità low-cost” ha riscosso l’interesse dei numerosi appassionati presenti in sala mentre, l’astuto marketer Moreno Bonechi, ha riportato con assoluta precisione l’inusuale case-history personale vissuta su Facebook: dalla “ri-appropriazione” di una Fan page con 30 mila iscritti, alla creazione di una campagna Facebook con ROI molto elevati.
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“Una delle numerose Case-History presentate durante il corso…”
Per concludere, Enrico Madrigrano si e’ focalizzato sul “guadagno online”, prima strappando il sorriso dell’aula (con qualche ironico esempio dei “falsi miti” legati a questo settore) per poi sorprendere gli oltre 420 partecipanti presenti in sala, attraverso 4 case-history di eccellenza: la prima dedicata al guadagno dalla vendita di prodotti fisici, la seconda dedicata alla monetizzazione di servizi “inusuali” (oroscopi), la terza totalmente “fuori dalla norma” e focalizzata sui 500.000$ guadagnati in meno di 9 mesi con Adsense e, infine, l’ultima incentrata sui 350.000 Euro raccolti dalla vendita di 1 solo infoprodotto.
Al termine della giornata Elena Farinelli, moderatrice dell’intero evento, ha invitato sul palco numerosi altri esperti del settore, tra cui Giorgio Taverniti, Davide Pozzi, Francesco Tinti, Paolo Moro, Alessandro Sportelli e molti altri “volti noti” del panorama italiano, per discutere con i partecipanti i temi di questo corso nazionale.
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“Tavola Rotonda finale con relatori e ospiti a confronto…”
Considerato il “tutto esaurito” di quest’anno, per chi non fosse riuscito ad iscriversi in tempo, sono ora disponibili i video integrali dell’intero evento. Maggiori informazioni in merito sono disponibili sul sito web ufficiale dell’eventomentre, i dettagli relativi alla prossima edizione 2012, verranno resi noti prossimamente sul sito web di Madri Internet Marketing.
Non avete potuto partecipare e desiderate acquistare i video esplicativi, proprio come se ci foste stati?