mercoledì 31 dicembre 2008

BUON ANNO A TEMPO DI VALZER....

Regalo a tutti gli amici un filmato storico, lo troverete cliccando qui sotto:
Per un 2oo9 sulle ali di un valzer...

Auguri di ogni bene a tutti !

martedì 30 dicembre 2008

Il mio bilancio del 2008

Il 2008 non è stato un grande anno, ma mi ha riservato qualche soddisfazione. Mi sono scoperta scrittrice, ho pubblicato quattro libri e con un buon successo, la mia Associazione "Il Ciclamino" sta lavorando bene e ha già aiutato diverse famiglie con malati di Alzheimer, la collaborazione con l'ANED mi da molta soddisfazione. Ho raccolto il testimone del mio papà per quanto rigurada la memoria della deportazione, non avrei potuto fare diversamente. Visitando i luoghi dove è stato deportato e ricostruendo la sua storia, ho scoperto molti aspetti di lui che non conoscevo, ho capito ad esempio, che l'orrore che ha subito gli è rimasto dentro tutta la vita anche se in famiglia non ha mai voluto parlarne. In vecchiaia e anche durante la malattia i ricordi purtroppo si sono risvegliati e gli hanno fatto ancora tanto male.
Ora tutto questo sta facendo male a me e allora bisogna parlarne, spiegare, ricordare perchè niente di quello che è accaduto a mio padre e a tanti innocenti come lui deve essere dimenticato.
Il 2008 mi ha portato questa consapevolezza e mi ha indicato una strada che io ho accettato di percorrere.
L'anno che se ne va lascia alcune questioni irrisolte, sono questioni di secondo piano rispetto alla mia scala dei valori e quindi mi affido al nuovo anno e al corso degli eventi per vederne la fine. Tutto andrà bene.

domenica 28 dicembre 2008

Il mio presepe preferito è stato creato in un Lager

L'ho scoperto solo da poco tempo, a Milano pochi ne conoscono l'esistenza e la dislocazione, sono andata a vederlo nella Basilica di S. Ambrogio e vi dico che tra i molti bellissimi Presepi che in questi giorni celebrano la venuta di Gesù, preferisco questo perchè è un esempio meraviglioso di fede e di speranza, la speranza che vince qualsiasi difficoltà.

NEL CAMPO DI WETZENDORF


«Natale 1944: secondo desolato inverno di prigionia nello squallido lager tedesco di Wietzendorf, dove è quasi sempre inverno. Moltitudine di uomini, vecchi e giovani, ormai addossati, quasi ininterrottamente giorno e notte, in baracche sporche, fredde, buie, fumose, umidissime; inermi di fronte alla crudeltà inutile ma sadicamente quotidiana dei nazisti. Umiliati, minacciati dalla morte, all’oscuro degli avvenimenti. Malattie, mucchi di stracci umidi e freddi, fango dappertutto dentro e fuori le baracche, fame, inedia». Così testimoniava a 84 anni l’ex sottotenente Tullio Battaglia, autore del presepe che nel 1944 illuminò la notte di Natale di un campo di concentramento dove il respiro quotidiano ha il sapore della morte e della tortura. Battaglia sorrideva, nella sua poltrona a cui gli anni e i malanni l’avevano costretto, quando ricordava l’ordine del colonnello Pietro Testa: «Un presepe in ogni stube». Gli altri sfruttano la creta, il sottotenente Tullio, per la sua grande baracca, pensa a qualcosa di originale, che coinvolga tutti con un piccolo dono. Ogni ufficiale aveva, nella sua cassetta di ordinanza, qualche ricordo della famiglia, dell’amata. Gesù è vestito con un fazzoletto di seta del tenente Bianchi, i pantaloni di un magio sono la calza della Befana che i figli avevano inviato al capitano Gamberini, il pizzo del manto della Madonna ornava il fazzoletto del tenente Zimaglia, il rosario di san Francesco è di Tullio, il manto rosso di un magio è il pezzo di una bandiera italiana, tagliata dai prigionieri per sottrarla alle perquisizioni dei nazisti. Tutto viene offerto per rendere preziosa un’opera che va dal 3 novembre al 24 dicembre 1944. Per realizzarla un coltellino scout, un paio di forbici, alcuni aghi, il cardine di una porta trasformato in martello. Le assicelle dei letti a castello diventano le "anime" dei personaggi. Tullio può lavorare solo di sera, ma alle 15.30 è già buio e allora ecco il miracolo. Ciascuno rinuncia a un po’ della minuscola razione quotidiana di 15 grammi di margarina per realizzare candele che illumineranno il lavoro di Tullio. «Per ore e ore, chiusi nel buio, la baracca è stata raccolta in contemplazione della nascita del presepio: assorte figure scarne, pallide, raggomitolate, silenziose. Alla Vigilia era finito, vivo, splendente di biancore nel nerume tutto intorno. Simbolo potente di fede indistruttibile, di speranza, ha portato in mezzo a quella moltitudine un’ondata vivificatrice di gioia. Nessuno può dimenticare la messa della notte di Natale, celebrata ai piedi del presepe. Una grande bandiera tricolore, gelosamente custodita da un eroico cappellano, don Costa, faceva da tovaglia all’altare». Oggi quel presepe è custodito nel tesoro della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, forse il bene più prezioso, plasmato non con l’oro ma con la vita e la speranza.



Nota: La foto d'insieme del Presepe è di Mario Ghezzi, i particolari della Vergine col Bambino, dei Re Magi, di un Militare e della struttura delle statue realizzata con legno scolpito e filo di ferro sono tratte da Luoghi dell'Infinito, il mensile di Avvenire.



giovedì 25 dicembre 2008

Facciamo in modo che per ognuno di noi oggi sia un nuovo inizio!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18.

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.



sabato 20 dicembre 2008

VI AUGURO UN GRANDE NATALE

Tra qualche giorno sarà Natale e vorrei evitare di fare i soliti auguri formali, quei "Buon Natale" che equivalgono a un "Buon giorno" o poco più. Mi piacerebbe che per una volta chi mi legge si soffermasse sul senso vero di questa festa cristiana, sul messaggio che ogni anno ci lascia e che spesso noi tramutiamo in un'orgia di consumismo.
La nascita di Gesù è la festa che siamo chiamati a celebrare e con questo evento straordinario nulla hanno a che fare i grandi magazzini affollati o le corse all'ultimo regalo. Gesù si è fatto uomo per darci una mano a cambiare, per scuotere le nostre coscienze.
E allora se veramente vogliamo festeggiare la Sua nascita da uomini consapevoli mettiamoci in silenzio ad ascoltare e scopriremo che cosa è davvero importante per noi e facciamolo capire anche ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Il mio augurio natalizio è questo: che il Natale di tutti voi sia una festa del cuore, una crescita personale, una gioia condivisa con chi amate.


giovedì 18 dicembre 2008

Ricordando Rhoda

Capita che un dolore che pensavi sopito irrompa con prepotenza nel tuo cuore, capita che i tanti ricordi legati a quel dolore riaffiorino alla mente una una nitidità impressionante e nei minimi particolari.
Il 17 dicembre di 3 anni fa, in una bellissima giornata di sole, la mia famiglia ha dovuto prendere la decisione pù terribile che si possa prendere, quella di far finire una vita, la vita della nostra Rhoda, la nostra grande schnauzerona. Solo quindici giorni prima avevamo scoperto del tutto casualmente che Rhoda aveva un linfoma, la terapia cortisonica che sembrava funzionare in realtà non era servita a nulla e in una settimana lei si era molto aggravata, si sforzava di uscire e lo faceva per noi in un ultimo gesto d'amore, ma era tanto affaticata.
La sera prima non aveva toccato cibo e durante la notte aveva dato di stomaco, ma quella mattina era riuscita a salire sul lettone... è stata l'ultima volta.
Ricordo di essere andata al supermercato e di non aver preso i suoi soliti snack, ricordo la telefonata di mia figlia che aveva parlato con il veterinario che la voleva vedere, ricordo la nostra corsa verso casa, il vento impetuoso che non mi faceva respirare e il tragitto in macchina verso il suo studio. Ricordo di aver pensato che quel vento me l'avrebbe portata via... ed è stato così.
Inizialmente il veterinario ci disse che i linfonodi si erano gonfiati nuovamente, ma che forse si poteva ancora aumentare le dosi di cortisone, fece però un prelievo a Rhoda e poi la fece uscire in strada con mio marito.
Io e mia figlia rimanenno in ambulatorio per sapere il risultato degli esami del sangue e furono un disastro, i valori completamente alterati, una leucemia fulminante, nessuna speranza.
Mia figlia dovette richiamare Rhoda e lei arrivò scodinzolando come sempre... una cagnona straordinaria, felice fino alla fine.. e poi tutti e tre insieme, accanto a lei per affrontare il suo lasciare questo mondo. Non pensavo di avere il coraggio di farlo e invece lo trovai, le tolsi una fascia che aveva sulla zampa, la accarezzai e le parlai fino alla fine, lo stessero fece mio marito e mia figlia.
Ci ritrovammo per strada senza di lei ma con in mano il suo guinzaglio e il foglietto della cremazione, le ultime cose che avevamo di lei... Il 24 dicembre Rhoda sarebbe tornata a casa in una piccola urna e sarebbe stata con noi per sempre.
Un dolore così grande lo può capire solo chi l'ha provato e infatti abbiamo avuto l'abbraccio generoso dei nostri amici più cari. Naturalmente ci siamo anche sorbiti lo scherno di chi ha continuato a dirci che in fondo era solo un cane e ci chiamava pazzi ed esagerati....
Rhoda era indubbiamente un cane, ma è stata una compagna di vita sincera, fedele, amorevole, ci ha dato tutto l'amore di cui era capace senza mai tradirci. Meglio lei cento volte di tanti umani aridi ed ignoranti.
E allora alla nostra Rhoda, che ora ha il compito importantissimo di stare accanto al mio papà, dico un grazie di cuore. Non la dimenticheremo mai!
Il nostro ricordo di Rhoda nel dicembre 2005

venerdì 12 dicembre 2008

SOGNO DI NATALE

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

- Buon Natale - e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

- Non dormono… - mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: - Anche per costoro io son morto…

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:

- Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

- E per costoro - disse Gesù entro di me - sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

- Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.

- La città, Gesù? - io risposi sgomento. - E la casa e i miei cari e i miei sogni?

- Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

- Ah! io non posso, Gesù… - feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

Luigi Pirandello

Dedico questo bellissimo brano di Pirandello ato a tutte le persone che a Natale offorno la propria anima a Gesù senza riserve e a quelli che vorrebbero farlo, ma non ci riescono.



Il secondo stipendio? Ora arriva dal web

Dopo una intervista che ho concesso all'Espresso sul conveniente uso di Google Ad Sense, oggi è uscito un pezzo davvero ben fatto e molto interessante, che racconta varie esperienze tra le quali la mia.
L'articolo lo trovate a questo indirizzo web:
http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CNcacheCopy?file=pdf/200812/12/0296_binpage173.pdf&authCookie=1049578872
Spero possa essere utile ad altre persone.. in momenti di crisi bisogna arrangiarsi.

domenica 7 dicembre 2008

Un mese che vorrei non esistesse

Il Dicembre è sempre stato bello per me. A Milano le feste cominciano con la ricorrenza di S. Ambrogio e poi si vola verso il Natale e il Capodanno.. i negozi aperti, gli addobbi natalizi, la voglia di fare qualche regalino e poi le leccornie per il pranzo e per il cenone ti fanno vivere un periodo magico.
Dal 2005 il mio dicembre è cambiato e ora questo mese e tutte le sue ricorrenze non fanno altro che riportami alla mente episodi dolorosissimi che hanno colpito chi amavo e amo tantissimo e purtroppo in modo irreversibile. Allora il ricordo di quei fatti mi prende alla gola, le immagini di quei fatti mi scorrono davanti agli occhi come un film di cui non esiste la fine. Non riesco a dimenticare, non riesco a passarci sopra e forse non sarebbe nemmeno giusto che io lo facessi. Mi limito a convivere con il dolore, ad aspettare che tutto passi e che anche le luci magiche di questo dicembre 2008 si spengano.

martedì 2 dicembre 2008

Ecco il mio nuovo libro

E' un libro che dedico a tutti coloro che hanno amato e amano un cane e un gatto qui sulla terra.

LA LEGGENDA DEL PONTE ARCOBALENO
Racchiude l'unica originale leggenda che per primi abbiamo proposto in rete con il giornale CYBERDOGS MAGAZINE , arricchita dei suoi riferimenti storici e con la storia di come ne siamo venuti a conoscenza. Se avete perso un cane o un gatto che avete molto amato vi domanderete se sarà possibile ritrovarlo in un altro luogo, se anche lui possa godere di una vita eterna. ....Questo libro vi sarà di grande aiuto perchè vi permetterà di conoscere la filosofia degli Indiani d'America sulla vita oltre la morte anche degli animali. Alla fine del libro troverete spazi bianchi dove potrete inserire la foto dei vostri animali per un perenne ricordo.
Se ne desiderate una copia cliccate qui e seguite le istruzione, a breve lo troverete anche in libreria.



lunedì 1 dicembre 2008

Mi presento...

"Mi chiamo Manuela Valletti e sono la figlia di Ferdinando Valletti, cittadino milanese, partito dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano nel marzo del 1944 per essere deportato a Mauthausen e a Gusen, mio padre aveva il numero di matricola I 57633 ed è morto nel luglio dello scorso anno....."



Ho cominciatò così, con una grande emozione, il mio intervento ieri mattina all'ANED. L'occasione era il raduno nazionale annuale dei deportati viventi e dei figli e nipoti dei deportati che non ci sono più. Accanto a me, mia figlia, emozionatissima. Dalla platea una persona mi sorrideva affettuosamente quasi per incoraggiarmi, era Angelo Ratti, ex deporato, che ha condiviso la prigionia con il mio papà sia a Mauthausen che a Gusen.
Quando avevo varcato la soglia dell'Associazione, Angelo mi si era fatto incontro, ci eravamo presentati e lui mi aveva abbracciato....."Sei la figlia del Nando?" ... "Come assomigli al tuo papà!" e poi mi ha raccontato mille particolari della loro drammatica prigionia, alcuni li conoscevo già, altri sono stati una vera sorpresa. Ci siamo ripromessi di ritrovarci, lui mi darà i suoi appunti e io aplierò il mio libro.
Ho parlato poi del libro, ho spiegato che la mia intenzione era quella di proseguire l'opera di informazione nelle scuole che aveva iniziato mio padre e che il mio scritto aveva il duplice scopo di far ricordare il mio papà e di portare la sua testimonianza ai giovani. Avevo portato una trentina di volumi con lo scopo di devolvere all'Aned il ricavato della loro vendita, il risultato è stato eccellente. Durante il buffet molte persone mi hanno chiesto di firmare la loro copia e mi hanno mostrato un affetto veramente commovente.
Si è toccato poi il tema del Binario 21, un tema scottante che porteremo all'attenzione dell'opinione pubblica entro breve tempo e di cui troverete traccia a questo indirizzo

In prima fila dalla sinistra :Gianfranco Maris presidente dell'ANED e Angelo Ratti che ha condiviso la deportazione con mio padre.

E' stata una bellissima esperienza, un modo per ritrovare il mio papà e per aiutare l'Aned .