martedì 23 settembre 2008
VERGOGNA: GIU' DAI TRENI CANI E GATTI AL DI SOPRA DEI 6 KG
I cani piccoli, quelli che pesano meno di 6 kg potranno viaggiare nella gabbietta e con certificato medico.
Siamo davanti al solito provvedimento ottuso che un po' di sano buon senso riesce facilmente a contestare: a parte che non solo i cani sono portatori di zecche, i topi dove li mettiamo e credo che siano proprio loro la causa del problema, a parte che i cani piccoli con eventuali zecche infestano tanto quanto i grandi, non saranno le sbarre della gabbietta a fermare le fameliche zecche, a parte che i cani che viaggiano con i padroni solitamente sono controllati, voglio dire che non siamo in presenza di randagi, a parte tutto questo, mi spiegate che cosa vogliono risolvere con questa "ideona", nulla. Il solito fumo negli occhi per gli italiani che però questa volta non hanno intenzione di accettare passivamente e hanno cominciato a protestare sonoramente.
Vi rimando al sito dell'Associazione Proprietari Responsabili, dove è possibile inviare una protesta a Trenitalia e anche al Sottosegretario alla Salute.
Personalmente non sono mai salita sul treno con il mio cane, ma vorrei poterlo fare se ne avessi la necessità, è una questione di libertà e di giustizia.
giovedì 18 settembre 2008
Nelle scatole dei lavoratori Lehman sta il vero coraggio
Quella scatola di cartone da sola spiega già tutto. Vale più di un trattato sulla diversità culturale e antropologica del popolo americano. Questi yankee: non avranno il senso del passato tanto che basta uno scatolone a contenerlo tutto. Di sicuro, però, hanno quello del futuro: la certezza che nulla è definitivamente perduto e la speranza che si ricominciare si può. E poi, avete notato? Mica sbraitano e protestano: sembrano accettare come assolutamente “normale” quel trasloco; sorridono sia pur tristemente, ma sorridono. Indossano jeans e t shirt da week end, escono dai palazzi di vetrocemento con lo scatolone. Forse non è la prima volta che han dovuto infilare nella scatola le foto della moglie o del compagno, il fermacarte portafortuna, il computer portatili, le dediche dei colleghi, l’agenda e qualcuno pure la piantina che teneva sulla scrivania. Per molti di loro, dicono le cronache, l’annuncio del licenziamento è arrivato semplicemente con una e-mail: “Grazie per la collaborazione, da domani l’ufficio sarà chiuso. Avete 48 ore per liberare la vostra scrivania”. E’ la formula prestampata per licenziare: nessuno chiede il parere al giudice del Lavoro o le controfirme del rappresentante sindacale. Come se il trasloco fosse nel conto già al momento dell’assunzione.
Ma ve la immaginate una cosa simile in Italia? No, per fortuna, direte subito. Forse avete ragione. Però in fondo a quegli scatoloni, potrebbe esserci dell’altro. Lo si percepisce a vista, basta accostarli alle fotografie delle manifestazioni Alitalia. A Roma, piloti scalmanati in mutande, ringhiosi come kamikaze giapponesi. Hostess in verde con la bandana e il fazzoletto sul volto, a mo’ di improbabili guerrigliere della business class. Urla, slogan di guerra, tamburi, fischietti che nemmeno i metalmeccanici dalla povera busta paga da mille euro al mese riescono a piantare tanto casino. A New York, tutti in coda, gentili e discreti con lo scatolone d’ordinanza. Ma non è soltanto, crediamo, questione di carattere e temperamento. Forse, è il non aver paura del futuro, la disponibilità a ricominciare sempre daccapo, il coraggio di cercare un Nuovo Inizio, quando le circostanze si mettono male e una storia finisce. Piace credere che quei cartoni a New York dicano questo: “Coraggio, rifatevi una vita, reinventatevi un lavoro. In questo Paese si può”.
Che strana forza che paradossalmente si fonda su un principio friabile, sulla convinzione che nulla è garantito, dovuto e legittimamente preteso. Attenzione, nessuno può gioire per migliaia di licenziamenti e gufare perché ciò accada anche da noi. Sarebbe follia. Ma tra la cassaforte italiana e i leggeri e indifesi box americani, una via di mezzo ci sarà pure. Ma occorre rischiare.
I brokers della Lehman hanno messo i loro sogni in scatola, in attesa di poterli spacchettare altrove, su altre scrivanie, in un’altra città. Noi, invece li continuiamo a tenerli chiusi nei cassetti che alla fine diventano armadi a muri inamovibili. La differenza sta tutta qui.
A voi, cari amici, la parola.
fonte Libero-Santambrogio
martedì 16 settembre 2008
Ma smettiamola di chiamarli insegnanti...
La domanda sorge spontanea: ma a chi affidiamo l'istruzione dei nostri figli e nipoti? A gente con scarsa preparazione che si fa chiamare insegnate senza insegnare nulla e che nasconde la propria incapacità dietro l'ideologia.
Non è educativo mostrarsi tutti vestiti a lutto a bimbi magari di prima elementare, una iniziativa come questa avrebbe dovuto far scattare una sanzione disciplinare da parte del Ministro.
La scuola va ripulita, vanno spazzate vie le politicizzazioni e le scelte ideologiche. Dal 1968 il carrozzone della pubblica istruzione è stato il bacino di voti della sinistra, per anni dietro le attività "culturali" che si svolgevano a scuola si sono celati tentativi di indottrinare i ragazzi, questo qui a Milano è avvenuto perfino nelle scuole materne.
E i genitori che hanno fatto? Niente. Niente perchè quelli di loro che erano impegnati nella scuola, tranne pochissime eccezioni, erano di sinistra. Ricordo alunni di V elementare portati in gita cantando "O bella ciao" sotto lo sguardo incredulo di genitori "assenti", ricordo iniziative chiamate "culturali" che altro non erano che un grande spreco di denaro pubblico ma che producevano adepti.
Spero che il Ministro Gelmini ponga fine a tutto questo. Veltroni ha detto ieri che per la sinistra la scuola è tutto, non stento a crederlo e per i motivi che ho elencato prima.
Anche per i liberali la scuola è tutto, ma chi è liberale non ha nessuna ideologia da trasmettere, desidera solamente che i ragazzi vengano istruiti, sia che il maestro sia unico e ve ne siano quattro. E' il risultato che conta.
domenica 14 settembre 2008
Un Papa che illumina il mondo
"Mai Dio domanda all’uomo di fare sacrificio della sua ragione!". "Mai la ragione entra in contraddizione reale con la fede! L’unico Dio - Padre, Figlio e Spirito Santo - ha creato la nostra ragione e ci dona la fede, proponendo alla nostra libertà di riceverla come un dono prezioso. È il culto degli idoli che distoglie l’uomo da questa prospettiva - osserva - e la ragione stessa può forgiarsi degli idoli".
" Seguire il signore è il mezzo migliore per fuggire gli idoli". "Lui solo ci insegna a fuggire idoli come il denaro, la sete dell'avere,il potere e perfino il sapere. A tutti gli uomini di buona volontà che mi ascoltano io dico come San Paolo: fuggite il culto degli idoli, non smettete di fare il bene, di ricercare la verità e la giustizia in questo mondo e fatelo a qualsiasi costo".
mercoledì 10 settembre 2008
.. Due parole sul campo di concentramento di GUSEN
Vorrei soffermarmi un attimo su Gusen, perchè è proprio quello che resta o meglio che non resta di questo KZ che mi ha indignato maggiormente. Il memorial di Gusen è un grosso cubo in cemento circondato da case con vista sul crematorio, ma ho scoperto che nel paese, per altro grazioso, sono disseminate alcune costruzioni che erano parte del campo e che ora sono diventate abitazioni residenziali, in particolare voglio mostrarvi una incredibile sequenza fotografica
Questa è una fotografia del primo dopoguerra. L'ingresso del campo è ancora sostanzialmente intatto. Una grande scritta annuncia che lì si trova un'azienda che lavora il granito, il materiale che ancora si preleva dalla vicina cava, la stessa nella quale vennero uccisi di fatica e di stenti migliaia di prigionieri. Ogni giorno, con crudele sistematicità, prigionieri di ogni nazionalità erano torturati e uccisi in quelle celle. L'ampio portone costituiva l'ingresso principale del campo: di lì sono transitati tutti i deportati di Gusen.
L'ingresso del Lager è diventato una villa "di alta rappresentanza", come si suol dire. Qua e là ci sono ancora i residui di un cantiere, ma il più è fatto. Ai due lati della palazzina sono stati costruiti portici e terrazzi. Il passaggio centrale è stato chiuso con una grande vetrata, e si intravede appena il luminoso interno. Ai lati del vialetto d'ingresso hanno portato della terra buona per asgevolare la crescita di piante e fiori. Nel "Bunker", chissà, forse i nuovi proprietari terranno vino o birra.
La residenza oggi. Nel giardino hanno preso forma gli alberelli, il vialetto è asfaltato, in una parola la trasformazione è ultimata. Solo quelle quinte di pietre della zona che fanno da corona alla veranda sono ancora intatte, e parlano, nonostante tutto, della vita e della morte di tanti uomini portati qui a lavorare come schiavi e a morire per la gloria del Reich Millenario.
Anche gli altri campi satelliti di Mauthausen sono stati cancellati, come mai l'Astria vuole che si dimentichi? Perchè questo è potuto accadere? Un buon giornalismo d'inchiesta di queste cose si deve occupare, tenterò di farlo anche se l'impresa travalica le mie forze.