domenica 5 ottobre 2008

Cavalcare l'argomento del razzismo è una moda...

Da qualche giorno lo vediamo scritto su tutti i giornali, gli italiani sono razzisti e a testimonianza di questo si citano il caso del ragazzo di colore ucciso a Milano, i due casi di ragazzi picchiati (uno di colore e uno cinese) e poi il caso dell'insegnante che avrebbe detto al bimbo nero di ritornare nella giungla.
Tutti episodi assolutamente gravi ed esecrabili ma che da soli non sono sufficienti a tacciare di razzismo una intera nazione e a soffiare sul fuoco per fomentare ed arrivare poi ad accusare... indovinate chi? Berlusconi.
Gli episodi di pestaggio perpetrati da italiani sono gravi come gli stupri di migliaia di donne italiane ad opera di extracomunicari, neri o bianchi poco importa, e di questo oggi non si parla più, l'episodio dell'insegnate non fa testo poichè è ormai evidente dai molti episodi negativi che accadono nel mondo della scuola, che la qualifica "docente" non è sempre sinonimo di intelligenza, di umanità e tanto meno di cultura.
Quindi ridimensioniamo il caso e diciamoci con franchezza che l'immigrazione selvaggia che per molti anni ha subito questo Paese ha prodotto, e non per colpa dei cittadini, dei rigurgiti di intolleranza soprattutto tra i giovani che probabilmente, e non a torto, in una situazione di grande difficoltà economica e lavorativa si sentono minacciati nel loro futuro. Il fenomeno è però riconducibile a una minoranza dei giovani.
La ricetta per porre fine a tutto questo è semplice: una immigrazione programmata basata sul lavoro e sul rispetto delle leggi italiane e delle regole di convivenza civile.
Quando si arriverà a questo ci avvieremo verso una integrazione che nessuno si sognerò più di contestare.
Manuela Valletti Ghezzi

venerdì 3 ottobre 2008

BINARIO 21: un dolore da condividere

Sembra che il Museo che sorgerà al Binario 21 sarà dedicato solo alla Shoah e questo è francamente inaccettabile. Da ieri è iniziata la mobilitazione di molti figli e nipoti dei deportati milanesi partiti da quel binario con destinazione finale i campi di sterminio nazisti.
Tra questi deportati, come ho scritto anche in altro post, c'era mio padre, di cui ricordo il racconto lucido della partenza da quel binario "a cui si arrivava dai sotterranei della stazione" e molte altre personalità milanesi, una per tutte l'Architetto Belgioioso.
Il fine della mobilitazione è la sensibilizzazione delle istituzioni che pure fanno parte della Fondazione che curerà la realizzazione del Museo, sul fatto che non esistono deportati di serie A e di serie B e che l'essere di religione ebraica non puà essere la sola condizione per essere ricordati e onorati dalla città.

Il mio impegno nelle questioni di principio è tenace e le ingiustizie hanno il potere di farmi diventare uno schiacciasassi, spero che queste mie "doti" siano prezione per il raggiungimento del fine che, con molti amici, mi sono prefissa.
Ho in programma di contattare le più alte cariche dello stato, del comune e della regione e di sensibilizzare politici di tutte le appartenenze, confido che prevalga il buonsenso e la voglia di non discriminare nessuno.

giovedì 2 ottobre 2008

IL FENOMENO FACEBOOK

E così se non sei su FACEBOOK non sei nessuno... politici, gente dello spettacolo, manager, persone comuni fano a gara per essere presenti sul social network più importante del monto e si divertono anche.
E' di pochi giorni fa la notizia che Facebook batte Myspace diventando il social network più visitato su internet. Secondo le cifre diffuse da comScore poco più di 132 milioni di persone hanno visitato Facebook, che supera così Myspace e i suoi 117,5 milioni di utenti, affermandosi come numero uno al mondo. In europa nel mese di giugno i visitatori di Facebook sono stati 35,2 milioni più del doppio rispetto al 2007. "Facebook ha fatto un lavoro eccezionale di leva sul brand a livello internazionale nel corso dell'anno passato. Estendendo la rilevanza del sito ai mercati locali. attraverso l'interfaccia di traduzione nei linguaggi locali, - ha spiegato il vice presidente di comScore, Jack Flanagan - Il sito sta diventando sempre più competitivo e sta perfino catturando la leadership in diversi mercati in cui aveva una presenza relativamente minore appena un anno fa". Il numero di utenti dei siti di social network è balzato del 66% nelle regione africane e del Medio Oriente e del 35% in Europa.

lunedì 29 settembre 2008

Un museo al Binario 21 della Stazione Centrale

Finalmente anche Milano avrà il suo Museo della Deportazione, verrà realizzato alla Stazione Centrale e precisamente accanto al binario 21 che era accessibile solo dai sotterranei. Da quel binario sono partite le 605 persone deportate la mattina del 30 gennaio 1944 ad Auschwitz–Birkenau e molti altri convogli per altre campi di concentramento nazisti. Anche mio padre Ferdinando Valletti partì da quel tragico binario il 4 marzo 1943 e venne condotto con altri compagni di sventura prima ad Insbruk, poi a Reichenau che era un piccolo campo di smistamento, e infine a Mauthausen, dove arrivò il 13 marzo 1944 e vi rimase fino al 5 maggio 1945, il giorno della liberazione.
Quest'anno ho visitato il Campo di Mauthausen e ciò che resta di quello di Gusen e ho pensato che la mia città avrebbe proprio dovuto dedicare alla deportazione un museo, un luogo della memoria per tutti coloro che sono morti e hanno sofferto nell'inferno dei campi di sterminio. Sono quindi molto orgogliosa che questo Museo venga realizzato e mi auguro che la documentazione che verrà messa a disposizione di tutti non si limiti alla
Shoah ma comprenda tutti i deportati milanesi.

sabato 27 settembre 2008

Paul Newman se ne è andato

È morto Paul Newman, uno dei più noti attori di Hollywood, indimenticabile protagonista di film come «La stangata», «Lo spaccone» e l'ultimo, «Era mio padre», diretto nel 2002 da Sam Mendes. La notizia è scarna ed essenziale come accade solitamente in questi casi, ma lui, il grande Paul ha fatto sognare le donne di tutto il mondo ed era un uomo con la U maiuscola. L'annuncio lo ha dato Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano. Al momento però la notizia non ha altre conferme. «Stamani alle 7.30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi» ha detto Manes alla festa annuale della fondazione. I presenti hanno risposta alla notizia con un applauso durato alcuni minuti.
Nato e cresciuto nell'Ohio, vicino a Cleveland, Paul era figlio del proprietario di un negozio di articoli sportivi, a sua volta figlio di emigranti europei, e di una donna ungherese. Giovanissimo si è arruolato nella Naval Air Corp sperando di diventare pilota, ma non ci è riuscito per un problema alla vista. Nel 1949 ha sposato Jackie Witte ed è stato allora che ha deciso di intraprendere la carriera di attore; dal matrimonio sono nato tre figli, ma l'unico maschio, Scott, è morto nel 1978 per overdose. Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, Paul si è iscritto all'Actor's Studio di New York e ha debuttato nel 1953 in un teatro a Broadway in «Picnic», opera resa famosa dall'omonimo film. L'esordio cinematografico nel 1954 in «Il calice d'argento». Allora il The New Yorker scrisse: «Recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali».

I GRANDI SUCCESSI - Due anni più tardi è andata meglio con la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano in «Lassù qualcuno mi ama». Nel 1958 a Las Vegas Newman si è risposato con l'attrice Joanne Woodward, sua compagna fino all'ultimo e da cui ha avuto tre figlie. A cavallo degli anni '60 Paul è stato protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood: «La gatta sul tetto che scotta», «Lo spaccone», «Hud il selvaggio», «Intrigo a Stoccolma», «Il sipario strappato», «Nick mano fredda», «Butch Cassidy», «La stangata». Con la moglie ha recitato poi in «Paris Blues» (1961), «Il mio amore con Samantha» (1963) e «Indianapolis, sfida infernale» (1969). Newman l'ha anche diretta come regista ne «La prima volta di Jennifer» (1968), «The Effect of Gamma Rays on Man-in-the-Moon Marigolds» (1972), «The Shadow Box» (1980) e «Lo zoo di vetr»o (1987). Ha vinto l'Oscar come migliore attore nel 1986 per «Il colore dei soldi», sequel dello «Spaccone».

Ho scelto per ricordarlo la foto che vedete qui accanto, lo vedete accanto alla moglie Joanne Woodward, il grande amore della sua vita, una coppia indistruttibile, come credevamo che fosse lui. (Emmevì)