martedì 13 ottobre 2009

ALLA GUERRA DELLE DONNE IO NON ANDRO'!

Dopo il caso Bindi, l'opposizione chiama all'adunata generale, ma da anni definisce fasciste o gallinelle le esponenti del centrodestra. La verità è che questa è solo l'ennesima campagna di odio contro Berlusconi


di Giorgia Meloni Ministro da il Giornale


Alla guerra delle donne ci si deve andare con i capelli tagliati corti, la gonna lunga, lo sguardo truce, e slogan di quarant'anni fa, tipo «fallo a pezzi!». Anche se questa volta si tratta del Capo del governo. Oppure si può scegliere di non partecipare all'ennesima guerra tra italiani, tra donne, tra donne e uomini, in nome dell'ennesima ideologia. Si può scegliere, semplicemente, di lavorare per se stesse, per la propria gente, per la nazione, senza per forza buttarsi in politica. O ancora si può scegliere di fare politica nel centro-destra. Si può persino scegliere di non odiare gli avversari, mettendo in discussione le proprie convinzioni, confrontandole quotidianamente con la realtà che ci sta intorno, consapevoli di non avere alcuna supremazia
Non combatterò questa guerra: la solidarietà a senso unico mi scoccia morale o intellettuale da esibire, ma solo idee diverse per il bene di tutti.
Alla guerra delle donne, io non andrò per diversi motivi.
Innanzitutto perché, come ho già avuto modo di rimarcare un paio di giorni fa, mi scoccia profondamente la solidarietà a senso unico. Quella che chiama all'adunata generale per una battuta poco elegante del premier, ma non si smuove mai per le volgarità e il violento disprezzo che quotidianamente si riversano sulle donne che hanno scelto di votare o impegnarsi nel Popolo della Libertà. Anzi ci si sghignazza sopra, ci si rotola dentro, ci si accuccia sotto. E sì che ogni giorno ce ne sarebbe una per indignarsi in difesa di queste donne. Sono anni che le donne che assumono incarichi di responsabilità nel centrodestra vengono descritte come fasciste esaltate, o prostitute, o magari «gallinelle del potere» (copyright Giorgio Bocca).
Sono anni che perfino le donne che scelgono semplicemente di votare per il Popolo della Libertà odi militare nel centrodestra vengono villaneggiate, dipinte come stupide borghesi o povere schiave di «Beautiful» e della «Ruota della fortuna». Ciononostante, queste donne non hanno mai chiesto solidarietà a nessuno, né si sono mai abbandonate all'odio per chi votava un altro partito. Piuttosto, hanno continuato a lavorare, a crescere figli, a svolgere dignitosamente la propria esistenza, e talvolta il proprio impegno politico e civile.
Alla guerra delle donne, io non andrò anche per solidarietà nei confronti del Capo del governo, liberamente eletto dal popolo italiano. Perché è legittimo contestare la battuta di Berlusconi a Rosy Bindi, e io stessa me ne sono dispiaciuta, ma allora si deve avere anche l'onestà intellettuale di prendere le distanze dall'uso quotidiano di insulti che viene fatto nei confronti del Premier. Provateci voi a sopportare, ogni singolo giorno, l'accusa di essere mafiosi o pedofili, «ominicchi» o «psiconani», tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Sì, perché anche l'estetica può essere un ragionevole motivo per insultare l'avversario, basta che questi sia di centrodestra. E che a insultare siano un Franceschini o un Di Pietro qualunque.
Alla guerra delle donne non andrò perché non voglio diventare un politico incapace di rispettare chi viene scelto dal popolo italiano, a meno che non sia lo stesso votato da lui. Una persona incapace di amare la propria gente a prescindere dalle idee politiche che esprime. Una donna che non sa resistere al bando di arruolamento di una nuova campagna di odio della sinistra e delegittima se stessa nello strumento di un'altra guerra più bella che intelligente.

domenica 11 ottobre 2009

Anziani poveri e soli, abbandonati anche dalle famiglie


Il Papa: «Anziani poveri e soli, abbandonati anche dalle famiglie»

«Le nostre società devono riscoprire il posto e l'apporto di questo periodo della vita»



Benedetto XVI (Ansa)
Benedetto XVI (Ansa)
ROMA - «Tante persone anziane soffrono di molteplici povertà e di solitudine, essendo a volte anche abbandonate dalle loro famiglie». Lo ha detto papa Benedetto XVI parlando di una dei cinque nuovi santi proclamati domenica, santa Maria della Croce, che dedicò all'assistenza degli anziani buona parte della sua esistenza.
Le nostre società - ha detto il Papa - «devono riscoprire il posto e l'apporto unico di questo periodo della vita», seguendo il «faro» di santa Maria della Croce, al secolo Juanne Jugan, che si prese cura non solo delle piaghe e delle sofferenze degli anziani, ma soprattutto «della dignità dei suoi fratelli e delle sue sorelle in umanità resi vulnerabili dall'età, riconoscendo in loro la persona stessa di Cristo». Un rispetto che sarebbe dovuto da tutti, ma che santa Maria della Croce portò con gioia alle estreme conseguenze. «Questo sguardo compassionevole sulle persone anziane, attinto dalla sua profonda comunione con Dio, - ha sottolineato il pontefice - Jeanne Jugan l'ha portato nel suo servizio gioioso e disinteressato, svolto con dolcezza e umiltà di cuore, facendosi povera tra i poveri», «accettando serenamente il nascondimento e la spoliazione fino alla morte».
da: Il corriere della sera

martedì 6 ottobre 2009

Valletti Ferdinando: salvare un amico a Mauthausen

Girovangando sul WEB per recuperare materiale per un documentario ho scoperto questo articolo del CORRIERE che parlando del Prof.CARPI, insigne pittore e per anni rettore dall'ACCADEMIA DI BRERA, cita mio padre come "autore" del suo salvataggio.
Naturalmente ero al corrente di questo episodio e l'ho citato anche nel mio libro "Deportato 57633 Voglia di non morire", ma vederlo riportato sul giornale mi ha profondamente commosso.
Mio padre aveva solo 23 anni ed era costretto a vivere in condizioni estreme, ma ha trovato la forza di aiutare i compagni e di salvare loro la vita.

Manuela Valletti


CORRIERE DELLA SERA
TERZAPAGINA
Carpi, i foglietti che dipingono l' orrore
un profilo del pittore Aldo Carpi, " l' ultimo grande scapigliato "

Carpi, i foglietti che dipingono l' orrore
Per due giorni parlo' senza interruzione, poi tacque. Quando torno' a casa, dopo un anno e mezzo, il pittore Aldo Carpi, "l' ultimo grande scapigliato", non dimentico' nulla del lager, ma ne avrebbe parlato malvolentieri. Gli era rimasto nel naso l' odore del gas, diceva ogni tanto. Venne arrestato il 23 gennaio 1944 a Mondonico, in Brianza, dove era sfollato con la famiglia. Fu denunciato per attivita' antifascista da uno scultore, Dante Morozzi, un insegnante di Brera. Quella domenica mattina Carpi, dal suo studio, vide un gruppo di fascisti risalire la strada e dirigersi verso la sua casa, all' altra estremita' del paese. Avrebbe potuto fuggire, ma non fuggi' . Preferi' consegnarsi, per evitare che prendessero i suoi figli. Quel giorno Aldo Carpi stava ultimando L' arresto degli Arlecchini, un quadro a olio che raffigura quattro nerissimi poliziotti che inseguono sei arlecchini trasparenti. Sei come i suoi figli, che sperava "imprendibili come una nuvola". Ma furono catturati. Uno, Paolo, fu ammazzato a diciassette anni a Gross Rosen, alle nove del mattino del 25 febbraio 1945: con una iniezione di fenolo, perche' quel piccolo campo della Slesia meridionale non disponeva di camere a gas. Per Aldo prima Mauthausen, poi Gusen. Quando torna a casa, conta i figli: uno due, tre, quattro, cinque. Manca Paolo. Anche Pinin, che nel ' 45 aveva ventisei anni, aveva fatto la sua Resistenza: dura, durissima. Benche' ora riesca a parlare di arresti, del carcere a San Vittore, di interrogatori, di fughe e di appostamenti, della vicenda di suo padre, di Paolo come se raccontasse una delle tante storie per ragazzi che ha scritto in questi anni. Qui purtroppo non ci sono ne' leoni parlanti ne' gnomi ne' fate ne' maghi: qui e' tutto atrocemente vero. Ricorda suo padre, Aldo, tornare nella casa di via De Alessandri, che era stata sede delle prime riunioni del Cln: il corpo (un metro e ottanta) smagrito, i quaranta chili registrati il giorno della liberazione erano di poco aumentati, sente ancora nelle orecchie l' urlo di gioia di sua madre. Ricorda i foglietti minuscoli, riposti nella pellicola piegata di una radiografia che per un anno e mezzo suo padre tenne nascosta sul petto: "Se li avessero trovati lo avrebbero ammazzato". Quei foglietti contenevano il famoso Diario di Gusen, che Pinin Carpi avrebbe trascritto e pubblicato da Garzanti nel 1971. La seconda edizione, rivista e ampliata, e' da poco uscita nei Tascabili Einaudi con una introduzione di Corrado Stajano e con una nuova appendice, e verra' presentata oggi pomeriggio (alle ore 18) nella Sala Teatro della Accademia di Brera. Forse l' unico diario scritto in presa diretta, giorno dopo giorno nel lager. Aldo Carpi avrebbe poi testimoniato quella tragedia anche in molti disegni realizzati nei decenni seguenti. Ma quelle note, scritte sulle ricette di un medico, furono redatte tra il 1944 e il ' 45: "Un documento di religiosita' profonda . scrive Stajano ., una lezione di pudore, di dignita' e di coraggio che incute commosso rispetto". Pinin ricorda la religiosita' dei suoi genitori: "Una religiosita' molto sentita, ma tutt' altro che bigotta: mio padre, anche dopo il campo di concentramento, rimase un uomo dolcissimo con noi. Non sembrava cambiato per niente".

Il giovane Ferdinando Valletti, operaio dell' Alfa Romeo, anch' egli finito a Gusen per avere partecipato ad uno sciopero, vedendo Aldo sul letto di morte, ricordo' i giorni del lager, quando a uno a uno i deportati cercavano consolazione nella fede, nelle parole di Aldo Carpi. Il quale, precocemente invecchiato li' dentro, a 57 anni, continuava a dipingere ritratti per i suoi aguzzini, i loro figli, le loro donne. Valletti lo aveva salvato quando, appena arrivato a Gusen, Aldo fu messo a lavorare in una cava, dove le SS avrebbero voluto seppellire i cadaveri delle loro vittime. Doveva raccogliere e trasportare i massi che venivano fatti rotolare dall' alto. E lui non stava piu' in piedi. Fu Valletti a sostenerlo, a nasconderlo, a curarlo ormai moribondo. Poi, un medico polacco lo porto' nel suo studio e gli propose di fare quadri per gli ufficiali. Fu questo "dipingere con la testa nel sacco" a salvarlo. Non certo a fargli dimenticare i giovani russi che dalla sua finestra vedeva gettarsi contro i reticolati dell' alta tensione, disperati dopo le torture. Oppure il volto dell' Alfredo Borghi, un operaio, che dalla camera a gas, in attesa della fine, urlo' : "Carpi, damm de bev".

Di Stefano Paolo

lunedì 21 settembre 2009

OGGI E' LA GIORNATA MONDIALE DELL'ALZHEIMER

Vorrei richiamare l'attenzione del Governo sulle necessità di assistenza domiciliare, di tutela, di cure dei malati di alzheimer e delle loro famiglie e contemporaneamente vorrei denunciare l'assoluta indifferenza delle istituzioni a questo problema.
Molti anni or sono ricordo di aver contribuito a reperire una sede per la Federazione Alzheimer di Milano, non avrei certo immaginato che questa malattia terribile avrebbe poi devastato mio padre e la mia famiglia.
Questo dovrebbe essere di monito a tutti: non restate indifferenti, non si conoscono le cause di questo morbo e non esistono cure efficaci, un giorno potreste aver bisogno di aiuto, date una mano alle assocciazioni che suppliscono le carenze del pubblico:
Vi segnalo Il Ciclamino la mia piccola associazione che però fornisce aiuti preziosi, la potete aiutare semplicemente acquistando il mio libro "Papà mi portava in bicicletta"

Grazie a tutti coloro che vorranno raccogliere l'appello!

sabato 19 settembre 2009

Immagini da una vacanza...la mia!

Prove d' Autunno... il camino funziona!

Siamo solo al 20 di settembre e le vacanze appena terminate sembrano tanto lontane. Certo ha contribuito a questo brusco risveglio il calo repentino delle temperature... ci siamo ritrovati in un autunno inoltrato ed invece sarebbe stato bellissimo viversi questa mezza stazione tanto ricca di colori, di frutti e di malinconie.
Ma torniamo alle vacanze... non ho ancora avuto modo di mostrarvi qualche foto di Lanzo d'Intelvi e dintorni, lo faccio volentieri perchè il luogo merita, la valle è splendida e incredibilmente incontaminata. Ho riscoperto in questi boschi e prati al confine con la Svizzera brani della mia vita che credevo di aver perso per sempre e di tutto ciò sono molto felice.


villa: giardino


Villa:facciata

icona raffigurante uno schauzer gigante sul padiglione di caccia di Bosco Meriggio

Floretta fa la legna per il camino, è previdente ed ha visto giusto!

Dalla Vetta Sighignola: lago di Lugano, alpi italiane, francesi, svizzere.. una vista mozzafiato!

mucche al pascolo verso i sentieri delle trincee
Da "La Baita" scorcio sul Monte Generoso
Puledri al pascolo

Bosco Meriggio.. una meraviglia


Ci sarebbe molto altro da vedere, per ora vi ho regalato uno scorcio di un luogo bellissimo dove sembra che il tempo si sia fermato e a volte questo non è un male....