E' di oggi la notizia che sta per concludersi presso l'Ateneo di Salerno il "Percorso della memoria 2012-13" iniziato il 18 novembre scorso con la trasmissione radiofonica "38-45- La memoria del male", il 15 marzo prossimo si terrà infatti presso l'Aula Magna dell'università salernitana il convegno "L'industria di Caino" a conclusione della bella iniziativa.
L’incontro sarà caratterizzato dalla proiezione di un documentario, dalla testimonianza di ex deportati campani presenti in Ateneo e dall’esibizione degli studenti del Conservatorio Statale di musica “Nicola Sala” di Benevento. I giovani del conservatorio sono stati i vincitori, con il CD “Le Note della Memoria: la musica ‘spezzata’ della Shoah”, curato dal Maestro Rossella Vendemia, del premio 2012 “I Giovani ricordano la Shoah”.
La giornata si concluderà con la premiazione delle scolaresche che hanno partecipato al concorso “38-45: La memoria del male”.
Oggetto del concorso è stata la realizzazione di un elaborato, in forma scritta o multimediale, su uno degli argomenti del format di Unis@und:
• L’industria di Caino;
• Le leggi razziali in Italia;
• La Shoah;
• Lo sterminio di Rom, omosessuali e disabili;
• Il caso Valletti;
• I fratelli di Campagna;
• La cultura della memoria in Germania;
• La verità infoibata.
Per info:
Segreteria organizzativa
dott.ssa Alessandra Gonzales
tel. 089969194
mail: agonzales@unisa.it
Ed è così che il caso di mio papà, Ferdinando Valletti il deportato calciatore, e la sua bellissima storia è arrivato anche a Salerno a seminare il bene, cosa che mio padre ha fatto di certo quando era a Mauthausen, ma anche per il resto della sua vita laboriosa.
Grazie!
giovedì 7 marzo 2013
Il bene cammina sulle sue gambe!
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mercoledì 6 marzo 2013
IL PD PENSA AL PARTITO E NON AL PAESE
Probabilmente tra una decina di giorni Bersani si presenterà in Parlamento per ottenere la fiducia per un Governo minoritario, il suo.
Mi viene da pensare con un pizzico di cattiveria che trattandosi di Bersani, il governo non poteva che essere di minoranza, ma andando oltre le battute, quello che sta per accadere è molto grave e dimostra senza dubbio alcuno che la lezione elettorale non ha insegnato nulla al PD.
Dagli italiani arriva un messaggio inequivocabile che suona così: "non ci interessano più destra e sinistra, quello che serve all'Italia è un governo stabile che riduca le tasse, rifinanzi le imprese, riduca i costi della politica, ristabilisca una nuova politica europea, dopo di che si potrebbe anche votare".
Il PDL è consapevole della delicatezza del momento ed è disponibile, il PD invece ricerca pervicacemente una alleanza con il M5S, alleanza impossibile proprio per le finalità del movimento.
Il sonno della ragione non è finito, i messaggi chiarissimi degli elettori vengono ignorati, quello che conta è il partito, prima di tutto il partito. E poi si dice che il comunismo è finito!
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martedì 26 febbraio 2013
Sembra che la lezione non sia bastata
Ieri sono arrivati i risultati elettorali, naturalmente si sono registrati degli sconvolgimenti notevoli: destra e sinistra praticamente alla pari, i Grillini sono diventati il più grande partito italiano e si sono suicidati i molti piccoli partitini che cercavano posti di potere.
Il dibattito elettorale di ieri, al consolidarsi delle posizioni citate sopra, i partiti hanno lungamente dibattuto su chi aveva vinto, sulla guerra delle percentuali, sulle reciproche colpe....nessuno, dico nessuno, ha colto il fatto che gli italiani stanno male e si sono rotti le scatole delle loro beghe da bottega.
Con questi presupposti alle prossime elezioni, che non si faranno attendere a lungo, Grillo avrà la maggioranza assoluta.
Basterebbe accordarsi tutti su tre punti importanti: DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI - ELIMINARE I RIMBORSI ELETTORALI - CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE.
Fatto questo tutti a votare di nuovo.
Ma i partiti lo capiranno?
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domenica 24 febbraio 2013
AL VOTO SENZA VOGLIA DI VOTARE
Non mi era mai capitato di andare a votare con tanta riluttanza come in questa consultazione elettorale. Nei giorni scorsi ho pensato e ripensato sull'opportunità di votare uno schieramento o l'altro, le perplessità sono state tantissime ma poi ho scelto e spero di non aver sbagliato, la cosa certa però è che comunque vada ,perderemo tutti.
Non uscirà da queste elezioni quel rinnovamento che tutti noi vorremmo, ci saranno novità, anche grosse, ma probabilmente non positive e temo fortemente che il nuovo parlamento non sarà in grado di governare e che quindi torneremo a votare abbastanza presto.
E nel frattempo? Nel frattempo vedremo la nostra economia scendere sempre più in basso, saremo sfiduciati dall'Europa, i nostri titoli di stato avranno una grossa flessione, il lavoro non ci sarà, le ditte continueranno a chiudere... questa è la prospettiva realistica che abbiamo davanti.
Chissà se chi oggi si è affidato alla folla per risolvere i problemi si è posto questi interrogativi o se invece l'idea di avere un Barabba a disposizione l'ha talmente entusiasmato da non porsi il problema..
Mi dispiace per l'Italia e per gli italiani, almeno per quelli che ci credono ancora, mi dispiace ancora di più per i nostri vecchi... loro hanno combattuto e creato una Italia bellissima e sana, noi la stiamo distruggendo, dico noi, perchè purtroppo abbiamo i politici che ci meritiamo.
Sempre e comunque in alto i cuori!
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lunedì 18 febbraio 2013
Il Papa e le sue condizioni di salute
Vi propongo questo delicato e toccante articolo su BenedettoXVI, l'ho letto con molta commozione, spero vi faccia piacere.
L'ULTIMO COLLOQUIO DEL PONTEFICE CON IL SUO BIOGRAFO
Il Papa e le sue condizioni di salute
«Sono la fine del vecchio e l'inizio del nuovo»
«L'udito era calato, l'occhio sinistro non vedeva più, il corpo smagrito: i sarti faticavano a tenere il passo con nuovi abiti»
Benedetto XVI con il suo biografo Peter Seewald (Afp)
Il nostro ultimo incontro risale a ben dieci settimane fa. Il Papa mi aveva accolto nel Palazzo Apostolico per proseguire i nostri colloqui finalizzati al lavoro sulla sua biografia. L'udito era calato; l'occhio sinistro non vedeva più; il corpo smagrito, tanto che i sarti facevano fatica a tenere il passo con nuovi abiti. È diventato molto delicato, ancora più amabile e umile, del tutto riservato. Non appare malato, ma la stanchezza che si era impossessata di tutta la sua persona, corpo e anima, non si poteva più ignorare.
Abbiamo parlato di quandoha disertato dall'esercito di Hitler; del suo rapporto con i genitori; dei dischi su cui imparava le lingue; degli anni fondamentali sul «Mons doctus», il monte dei dotti di Freising dove da 1.000 anni l'élite spirituale del Paese viene introdotta ai misteri della fede. Qui aveva tenuto le sue primissime prediche davanti a un pubblico di scolari, da parroco aveva assistito gli studenti e nel freddo confessionale del Duomo aveva dato ascolto alle pene della gente.Ad agosto, durante un colloquio a Castel Gandolfo, durato un'ora e mezzo, gli avevo chiesto quanto lo avesse colpito l'affare Vatileaks. «Non mi lascio andare a una sorta di disperazione o di dolore universale - mi ha risposto - semplicemente mi appare incomprensibile. Anche considerando la persona (Paolo Gabriele, ndr ), non capisco cosa ci si possa aspettare. Non riesco a penetrare la sua psicologia». Sosteneva tuttavia che l'evento non gli aveva fatto perdere la bussola né gli aveva fatto sentire la stanchezza del suo ruolo, «perché può sempre accadere». L'importante per lui era che nell'elaborazione del caso «in Vaticano sia garantita l'indipendenza della giustizia, che il monarca non dica: adesso me ne occupo io!».
Mai lo avevo visto così esausto, così prostrato. Con le ultime forze rimaste aveva portato a termine il terzo volume della sua opera su Gesù, «il mio ultimo libro», come mi ha detto con sguardo triste al momento dei saluti. Joseph Ratzinger è un uomo incrollabile, una persona capace sempre di riprendersi rapidamente. Mentre due anni addietro, malgrado i primi disturbi dell'età, appariva ancora agile, quasi giovanile, ora percepiva ogni nuovo raccoglitore che approdava sulla sua scrivania da parte della Segreteria di Stato come un colpo.
«Cosa ci si deve ancora aspettare da Sua Santità, dal Suo pontificato?», gli ho chiesto. «Da me? Da me non molto. Sono un uomo anziano e le forze mi abbandonano. Penso che basti ciò che ho fatto». Pensa di ritirarsi? «Dipende da cosa mi imporranno le mie energie fisiche». Lo stesso mese ha scritto a uno dei suoi dottorandi che il successivo incontro sarebbe stato l'ultimo. Pioveva a Roma, nel novembre del 1992, quando ci incontrammo per la prima volta nel Palazzo della Congregazione per la dottrina della fede. La stretta di mano non era di quelle che ti spezzano le dita, la voce piuttosto insolita per un «panzerkardinal», mite, delicata. Mi piaceva come parlava delle questioni piccole, e soprattutto delle grandi; quando metteva in discussione il nostro concetto di progresso e chiedeva di riflettere se davvero si potesse misurare la felicità dell'uomo in base al prodotto interno lordo.
Gli anni lo avevano messo a dura prova. Veniva descritto come un persecutore mentre era un perseguitato, il capro espiatorio da chiamare in causa per ogni ingiustizia, il «grande inquisitore» per antonomasia, una definizione azzeccata quanto spacciare un gatto per un orso. Eppure nessuno l'ha mai sentito lamentarsi. Nessuno ha sentito uscire dalla sua bocca una cattiva parola, un commento negativo su altre persone, nemmeno su Hans Küng. Quattro anni dopo abbiamo trascorso insieme molte giornate, per parlare del progetto di un libro sulla fede, la Chiesa, il celibato e l'insonnia. Il mio interlocutore non camminava in giro per la stanza, come fanno abitualmente i professori. Non c'era in lui la minima traccia di vanità, né di presunzione. Mi colpivano la sua superiorità, il pensiero non al passo coi tempi ed ero in qualche modo sorpreso di udire risposte pertinenti ai problemi del nostro tempo, apparentemente quasi irrisolvibili, tratte dal grande tesoro di rivelazione, dall'ispirazione dei padri della Chiesa e dalle riflessioni di quel guardiano della fede che mi sedeva di fronte. Un pensatore radicale - questa era la mia impressione - e un credente radicale che tuttavia nella radicalità della sua fede non afferra la spada, ma un'altra arma molto più potente: la forza dell'umiltà, della semplicità e dell'amore.
Joseph Ratzinger è l'uomo dei paradossi. Linguaggio sommesso, voce forte. Mitezza e rigore. Pensa in grande eppure presta attenzione al dettaglio. Incarna una nuova intelligenza nel riconoscere e rivelare i misteri della fede, è un teologo, ma difende la fede del popolo contro la religione dei professori, fredda come la cenere.
Così come egli stesso è equilibrato, così insegnava; con la leggerezza che gli era propria, con la sua eleganza, la sua capacità di penetrazione che rende leggero ciò che è serio, senza privarlo del mistero e senza banalizzare la sacralità. Un pensatore che prega, per il quale i misteri di Cristo rappresentano la realtà determinante della creazione e della storia del mondo, un amante dell'uomo che alla domanda, quante strade portino a Dio, non ha dovuto riflettere a lungo per rispondere: «Tante quanti sono gli uomini».
È il piccolo Papa che con la matita ha scritto grandi opere. Nessuno prima di lui, il massimo teologo tedesco di tutti i tempi, ha lasciato al popolo di Dio durante il suo Pontificato un'opera altrettanto imponente su Gesù né ha redatto una cristologia. I critici sostengono che la sua elezione sia stata una scelta sbagliata. La verità è che non c'era un'altra scelta. Ratzinger non ha mai cercato il potere. Si è sottratto al gioco degli intrighi in Vaticano. Conduceva da sempre la vita modesta di un monaco, il lusso gli era estraneo e un ambiente con un comfort superiore allo stretto necessario gli era completamente indifferente.
Ma restiamo alle presunte piccole cose, spesso molto più eloquenti delle grandi dichiarazioni, dei congressi e dei programmi. Mi piaceva il suo stile pontificale; che il suo primo atto sia stata una lettera alla Comunità ebraica; che abbia tolto la tiara dallo stemma, simbolo anche del potere terreno della Chiesa; che ai sinodi vescovili chiedesse di parlare anche agli ospiti di altre religioni - anche questa una novità.
Con Benedetto XVI per la prima volta l'uomo al vertice ha preso parte al dibattito, senza parlare dall'alto verso il basso, bensì introducendo quella collegialità per la quale si era battuto nel Concilio. Correggetemi, diceva, quando presentava il suo libro su Gesù che non voleva annunciare come un dogma o apporvi il sigillo della massima autorità. L'abolizione del baciamano è stata la più difficile da attuare. Una volta ha preso per un braccio un ex studente che si inchinava per baciare l'anello, dicendogli: «Comportiamoci normalmente». Tante prime volte. Per la prima volta un Papa visita una sinagoga tedesca (e successivamente più sinagoghe nel mondo di tutti i papi prima di lui messi assieme). Per la prima volta un Papa visita il monastero di Martin Lutero, un atto storico senza eguali.
Ratzinger è un uomo della tradizione, si affida volentieri a ciò che è consolidato, ma sa distinguere quello che è davvero eterno da quello che è valido solo per l'epoca da cui è emerso. E se necessario, come nel caso della messa tridentina, aggiunge il vecchio al nuovo, poiché insieme non riducono lo spazio liturgico, bensì lo ampliano.
Non ha fatto tutto giusto, ma ha ammesso gli errori, anche quelli (come lo scandalo Williamson) di cui non aveva alcuna responsabilità. Di nessun fallimento ha sofferto di più che di quello dei suoi preti, anche se da prefetto aveva già avviato tutte le misure che consentivano di scoprire i terribili abusi e punire i colpevoli. Benedetto XVI se ne va, ma la sua eredità resta. Il successore di questo umilissimo Papa dell'era moderna seguirà le sue orme. Sarà uno con un altro carisma, un proprio stile, ma con la stessa missione: non incentivare le forze centrifughe, ma coloro che tengono insieme il patrimonio della fede, che restano coraggiosi, annunciano un messaggio e fanno una testimonianza autentica. Non è un caso che il Papa uscente abbia scelto il Mercoledì delle Ceneri per la sua ultima grande liturgia. Vedete, vuole dimostrare, era qui che vi volevo portare fin dall'inizio, questa è la via. Disintossicatevi, rasserenatevi, liberatevi dalla zavorra, non fatevi divorare dallo spirito del tempo, non perdete tempo, desecolarizzatevi! Dimagrire per aumentare di peso è il programma della Chiesa del futuro. Privarsi del grasso per guadagnare vitalità, freschezza spirituale, non da ultimo ispirazione e fascino. E bellezza, attrattiva, in fondo anche forza, per far fronte a un compito diventato tanto difficile. «Convertitevi», così disse con le parole della Bibbia quando segnò la fronte di cardinali e abati con la cenere, «e credete al Vangelo».«Lei è la fine del vecchio - chiesi al Papa nel nostro ultimo incontro - o l'inizio del nuovo?». La sua risposta fu: «Entrambi».
Peter Seewald
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