Sono contenta di parlarvi dell'ultimo libro di Magdi Allam, quello in cui parla della sua conversione e del suo rapporto con Dio. Il titolo è Grazie Gesù e il sottotitolo La mia conversione dall’islam al cattolicesimo“.
Nato al Cairo nel 1952, Magdi Allam è cresciuto in una famiglia di fede islamica. Tuttavia, fin dall’infanzia è entrato in contatto con la religione cattolica, avendo frequentato già dalle elementari scuole salesiane.
L’esperienza universitaria in Italia e successivamente il lavoro di giornalista nel nostro paese hanno contribuito a sollecitare in lui il confronto e il dialogo con le tradizioni spirituali dell’Occidente. Mentre in Egitto il processo di islamizzazione si faceva con il passare del tempo sempre più evidente e persino sua madre Safeya abbracciava una versione integralista dell’Islam, Allam in Italia elaborava una personale visione dei valori etici e morali che devono esser difesi da chiunque, indipendentemente dalle sue convinzioni religiose e politiche.
La sacralità della vita umana, la libertà di pensiero ed espressione, la pace e la serena convivenza fra i popoli. In questo libro, a metà fra la confessione e la riflessione, Magdi Allam ci racconta l’evolvere del suo rapporto con la tradizione e la cultura in cui è stato allevato, e il percorso che l’ha portato a combattere in prima persona, con coraggio e determinazione, tutti coloro che in nome dell’Islam calpestano e negano la dignità della persona.
In una nazione che si fa scrupolo di professare la propria cattolicità per una sorta di falso rispetto per chi cattolico non è, Magdi Allam rappresenta un esempio vitale di come un cattolico dovrebbe professare la propria fede, una fede orgogliosa e senza timori di nessun genere.
Domani mio nipote farà la sua Prima Comunione, io gli auguro di iniziare un lungo cammino di fade proficua e ricca di doni spirituali, la vita è tanto difficile a volte e Gesù gli donerà la speranza di poter percorrere senza timore la sua strada
sabato 10 maggio 2008
Grazie Gesù - Esce il nuovo libro di Magdi Allam
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venerdì 9 maggio 2008
UNA PREGHIERA PER SILVIO
Il governo c'è e dalla prossima settimana sarà operativo. Se alla sinistra non piace è segno che Berlusconi ha lavorato non solo in fretta ma anche bene. Non penso si tratti di ministero d'alto profilo. Forse è una fortuna. Troppi galli nello stesso pollaio fanno danni. In questo caso ci sono tre o quattro persone molto autorevoli e di grande personalità nei posti chiave; per il resto il gruppo è costituito da giovani di belle speranze e da mediani ai quali auguriamo di non montarsi la testa e di ricoprire con umiltà il ruolo di faticatori. A fare gol provvederà il Cavaliere. L'importante è che la squadra sia compatta e non disperda energie in polemiche stucchevoli. Qualcuno sostiene che la scelta dei ministri sia stata condizionata dai partiti. Vero. Vero e ovvio. Dato che il sistema democratico rappresentativo non può non reggersi sui partiti, i quali pertanto contano. Meno che in passato ma contano ancora. Ne sa qualcosa il premier che ha trascorso una settimana intera a dannarsi l'anima per trovare il modo di accontentare i pretendenti al "trono", che sono sempre troppi rispetto alla disponibilità dei posti. Gli uomini e le donne non cambiano mai: dicono di non puntare alla poltrona, in realtà non mirano ad altro. Il potere e i suoi simboli fanno gola anche agli inappetenti e alle anoressiche, figuriamoci ai politici. Nonostante Silvio si sia impegnato col bilancino per distribuire equamente gioielli e patacche, c'è chi è rimasto escluso e, vivendo la cosa come un'ingiustizia, mugugna. Pazienza, avrà tempo per rassegnarsi o per maturare nuove ambizioni a cui essere all'altezza. Qualche osservatore, in parte anche noi, è stato tratto in inganno dall'assenza (nel listone dei promossi) di Michela Vittoria Brambilla, e si è affrettato a dire incautamente: la ragazza è stata trombata. Trombata un corno. La Rossa di Calolziocorte, a differenza di tanti suoi colleghi, bada al sodo esattamente come il premier ed è lieta di avere per ora rinunciato (...) (...) al titolo di ministro, ma di essersi accaparrata le deleghe della Sanità che oggi non è un dicastero. Lo diventerà a settembre. E comunque - dicastero o no nella sostanza è uno dei gangli vitali del governo e sta a cuore a chiunque, considerato che la salute non è di destra né di sinistra. Dalla gestione della Sanità dipenderà almeno al 50 per cento il successo o il fallimento di Berlusconi. E lui ne è consapevole. Ecco perché ha scelto un personaggio di assoluta fiducia: la Brambilla. Della quale si potrà dire tutto tranne che non sia affidabile. Non è tipo da risparmiarsi o da scendere a compromessi. A proposito di successo e fallimento, aggiungerei che il Cavaliere ha davanti a sé una montagna di problemi. Non si pretende li risolva tutti e subito. Da 40 anni l'Italia o non è governata o è governata da cani e le grane si sono stratificate. Eppure qualcosa mi dice che questa è la volta buona: lui ce la farà. A una condizione: non dimentichi di demolire le vetuste impalcature burocratiche che immobilizzano il Paese e lo dissanguano con costi assurdi e infruttiferi; né dimentichi di abolire la quantità sterminata di privilegi ingiustificati di cui gode senza meriti la Casta. Già. La Casta. Che è anche il titolo di un best seller scritto per Rizzoli da due giornalisti di spessore, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, entrambi del Corriere della Sera, da cui abbiamo tratto gli spunti per rammentare a Silvio dove è urgente affondare il bisturi. L'elenco delle bestialità collezionate dal Palazzo è lungo: noi forniamo in sintesi quelle macroscopiche nella speranza sia arrivato il presidente capace di spazzare via, oltre ai rifiuti di Napoli, anche le macerie del malgoverno. Ciò è indispensabile per recuperare risorse e investirle in opere (specialmente servizi) di pubblica utilità. Certamente occorre coraggio. Ma Berlusconi ne ha abbastanza. O lo tira fuori o sarà un disastro. Prima di chiudere, un particolare: ogni decisione suscita dissensi. Al momento. I consensi vengono dopo. All'Italia non serve un medico pietoso, ma uno che la guarisca e non ascolti i suoi lamenti. Quando si sarà rialzata, ringrazierà.
FONTE : LIBERO
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mercoledì 7 maggio 2008
Apre la Fiera del Libro e che ci salvi la bellezza!
«Ci salverà la bellezza», dice lo slogan della ventunesima Fiera del libro di Torino. Ma la cultura da domani a Torino rischia di essere macchiata dall’ideologia esasperata. Il dilemma di Dostoevskij condizionato da 101 sigle di autonomi, anarchici, comitati propalestina, e anche un partito, i Comunisti italiani (ma lacerato al suo interno), che parteciperanno al corteo di sabato «per boicottare» Israele ospite d’onore della Fiera 2008.
Sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad inaugurare domani con 4mila studenti il salone dei grandi numeri: 1400 espositori, 75 nuovi editori. «Non è una visita blindata», ha precisato ieri il prefetto di Torino, Paolo Padoin. Ma nei prossimi giorni circa 400 tra poliziotti e carabinieri sorveglieranno la zona del Lingotto e l’antiterrorismo è già in allerta da settimane. La prefettura di Torino è in stretto contatto con le questure di altre città italiane per avere un quadro degli arrivi.
C’è la mobilitazione degli autonomi attraverso Internet per predisporre pullman da Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Milano, Pisa. E c’è poi un altro livello della contestazione ideologica, quello degli intellettuali pro-Palestina, con polemiche che investono ormai sempre più direttamente il capo dello Stato: dopo lo scrittore egiziano Ramadan, ieri anche Gianni Vattimo ha criticato: «Napolitano ha smentito se stesso» su paragone tra «antisemitismo e antisionismo».
Il timore è anche quello di un isolamento della protesta da riferimenti politici. Sul sito del Forum Palestina è stata pubblicata ieri una lettera aperta a Manifesto e Liberazione, i due quotidiani più a sinistra della stampa italiana. L’accusa, come si legge, è quella di «ostracismo in modo piuttosto miope verso una campagna di contestazione di un evento politico grave. Avete riproposto quella rottura tra quartieri generali e popolo della sinistra» emersa «nelle recenti elezioni». Al divieto di volantinaggio e banchetti davanti alla Fiera, il comitato Free Palestine risponde: «Non accettiamo zone rosse. Noi ci prendiamo tutti gli spazi per la contestazione».
Il Pdci sembra in crisi piena: la segreteria torinese aderisce, Marco Rizzo, europarlamentare torinese dà l’adesione anche se sarà a Roma, ma il capogruppo in Regione Piemonte, Luca Robotti, si è dissociato: «Per evitare casini basta non partecipare».
«Se si blinda la città si va a rischio provocazioni - valutava ieri Rizzo al Giornale -. Una cabina di regia tipo G8 di Genova mi pare sia da evitare. Bisogna usare il buon senso».
È «legittimo criticare», ma non lo è «bruciare bandiere nelle piazze, promuovere boicottaggi», ha chiarito il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini. In Senato un gruppo di parlamentari del Pdl ha presentato una interrogazione in cui si chiede alle autorità di «reprimere l’antisemitismo».
Le bandiere incendiate l’1 maggio a Torino «mi hanno fatto tornare alla mente - è stato il commento ieri di una delle scrittrici israeliane ospiti, Nava Semel - la Bebelplatz di Berlino, dove nel 1933 facinorosi nazisti fecero un falò dei libri di scrittori ebrei».
Nota a Margine
Vi aspetto alla fiera del Libro dall'8 al 12 maggio (Padiglione 2, J126 K125).
IBS ospiterà scrittori, giornalisti, politici, artisti: Clive Cussler, Dario Fo, Giorgio Faletti, Arto Paasilinna, Giancarlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Ildefonso Falcones, Andrea Vitali, Massimo Gramellini, Max Pezzali, Giuseppe Giacobazzi, Natalino Balasso, Cirri e Solibello e anche me....
Per tutti ci sarà un buono acquisto da utilizzare su IBS e un simpatico omaggio!
Ciao a tutti
Manuela
Sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad inaugurare domani con 4mila studenti il salone dei grandi numeri: 1400 espositori, 75 nuovi editori. «Non è una visita blindata», ha precisato ieri il prefetto di Torino, Paolo Padoin. Ma nei prossimi giorni circa 400 tra poliziotti e carabinieri sorveglieranno la zona del Lingotto e l’antiterrorismo è già in allerta da settimane. La prefettura di Torino è in stretto contatto con le questure di altre città italiane per avere un quadro degli arrivi.
C’è la mobilitazione degli autonomi attraverso Internet per predisporre pullman da Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Milano, Pisa. E c’è poi un altro livello della contestazione ideologica, quello degli intellettuali pro-Palestina, con polemiche che investono ormai sempre più direttamente il capo dello Stato: dopo lo scrittore egiziano Ramadan, ieri anche Gianni Vattimo ha criticato: «Napolitano ha smentito se stesso» su paragone tra «antisemitismo e antisionismo».
Il timore è anche quello di un isolamento della protesta da riferimenti politici. Sul sito del Forum Palestina è stata pubblicata ieri una lettera aperta a Manifesto e Liberazione, i due quotidiani più a sinistra della stampa italiana. L’accusa, come si legge, è quella di «ostracismo in modo piuttosto miope verso una campagna di contestazione di un evento politico grave. Avete riproposto quella rottura tra quartieri generali e popolo della sinistra» emersa «nelle recenti elezioni». Al divieto di volantinaggio e banchetti davanti alla Fiera, il comitato Free Palestine risponde: «Non accettiamo zone rosse. Noi ci prendiamo tutti gli spazi per la contestazione».
Il Pdci sembra in crisi piena: la segreteria torinese aderisce, Marco Rizzo, europarlamentare torinese dà l’adesione anche se sarà a Roma, ma il capogruppo in Regione Piemonte, Luca Robotti, si è dissociato: «Per evitare casini basta non partecipare».
«Se si blinda la città si va a rischio provocazioni - valutava ieri Rizzo al Giornale -. Una cabina di regia tipo G8 di Genova mi pare sia da evitare. Bisogna usare il buon senso».
È «legittimo criticare», ma non lo è «bruciare bandiere nelle piazze, promuovere boicottaggi», ha chiarito il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini. In Senato un gruppo di parlamentari del Pdl ha presentato una interrogazione in cui si chiede alle autorità di «reprimere l’antisemitismo».
Le bandiere incendiate l’1 maggio a Torino «mi hanno fatto tornare alla mente - è stato il commento ieri di una delle scrittrici israeliane ospiti, Nava Semel - la Bebelplatz di Berlino, dove nel 1933 facinorosi nazisti fecero un falò dei libri di scrittori ebrei».
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Vi aspetto alla fiera del Libro dall'8 al 12 maggio (Padiglione 2, J126 K125).
IBS ospiterà scrittori, giornalisti, politici, artisti: Clive Cussler, Dario Fo, Giorgio Faletti, Arto Paasilinna, Giancarlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Ildefonso Falcones, Andrea Vitali, Massimo Gramellini, Max Pezzali, Giuseppe Giacobazzi, Natalino Balasso, Cirri e Solibello e anche me....
Per tutti ci sarà un buono acquisto da utilizzare su IBS e un simpatico omaggio!
Ciao a tutti
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lunedì 5 maggio 2008
Il mio libro alla Fiera Internazionale di Torino
Da qualche giorno ho saputo che il mio libro "Papà mi portava in bicicletta" è stato scelto dal mio editore per essere presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Naturalmente ne ho avuto una grande soddisfazione ma anche tanto altro lavoro da svolgere: intervista, rifacimento della copertina di quarta e le registrazione di un video-monologo che verrà proiettato alla Fiera nello stand di Boopen per far conoscere l'autrice del libro ai visitatori. La Fiera dura 4 giorni e io al massino potrò esserci un solo giorno perchè domenica ho un evento importante in famiglia, quindi il video sarà molto utile.
Vi indico i link dove, avendone desiderio, potrete approfondire l'argomento:
Profilo Autore
Editoriale-Intervista autore
Video su YouTube
Dimenticavo di dirvi che accanto alla mia comprensibile soddisfazione personale, c'è l'auspicio che il libro diventi un buon successo editoriale perchè parte del ricavato della sua vendita sarà devoluto ad una associazione che si occupa di aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.
Vi indico i link dove, avendone desiderio, potrete approfondire l'argomento:
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Dimenticavo di dirvi che accanto alla mia comprensibile soddisfazione personale, c'è l'auspicio che il libro diventi un buon successo editoriale perchè parte del ricavato della sua vendita sarà devoluto ad una associazione che si occupa di aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.
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sabato 3 maggio 2008
I redditi degli italiani prima su Internet ed ora su Libero
Era prevedibile e così è stato. La pubblicazione su Internet, pur durata lo spazio di un mattino, ha suscitato qualcosa di più e di peggio di una grande polemica impossibile da spegnere o anche solo da contenere. Mi riferisco ai redditi degli italiani e alle imposte che questi hanno versato, anno 2005. Ormai gli elenchi non li ferma nessuno, nemmeno il Garante che ha tentato oscurando il sito dell'Agenzia delle Entrate - di rimediare a ciò che rimediabile non è. A questo punto vari altri siti - stranieri inclusi hanno scaricato e trattenuto lo scottante materiale e i quotidiani, la cui funzione è di dare le notizie e non quella di nasconderle, fatalmente divulgheranno il divulgabile. Questa è la stampa, amici cari. E chi si indigna non ha capito un accidenti di come gira il mondo. Nelle redazioni divampano le discussioni: è giusto o sbagliato fare da cassa di risonanza al Fisco?. Siccome però alla fine dei dibattiti c'è sempre uno che decide, la redazione di Libero per decisione di Vittorio Feltri, direttore politico e di Alessandro Sallusti, direttore responsabile, ha adottato la soluzione più giornalistica: non tenere nel cassetto nemmeno una virgola di interesse generale. Quindi da oggi sul giornale troverete il 740 di tutti. Un po' per volta, s'intende, giacché pur volendo in una edizione non ci starebbe l'intero malloppo. Si comincerà da Milano, Capitale morale, e da Roma, Capitale tout court. Così, a titolo di aperitivo. Poi troveranno il modo di ficcare ogni dato in un disco (dvd) e di mandarlo in edicola insieme con Libero. E magari, successivamente, di predisporre provincia per provincia - una sorta di guida dei redditi sullo stile delle vecchie guide del telefono.
Non so che cosa questo potrà comportare, ma so che Feltri non è uomo da temere alcuna minaccia di querela o di violazione della privacy, il suo giornale è in prima linea da molto tempo sulla trasparenza.
Personalmente non l'avrei fatto e non certo per tutelare i benestanti che probabilmente si conpiacciono del proprio benessere, non lo avrei fatto per non umiliare chi magari ha un reddito minimo, penso ai tanti anziani che vivono con 8.000 euro/anno... e si, la loro dignità io l'avrei salvaguardata.
Non so che cosa questo potrà comportare, ma so che Feltri non è uomo da temere alcuna minaccia di querela o di violazione della privacy, il suo giornale è in prima linea da molto tempo sulla trasparenza.
Personalmente non l'avrei fatto e non certo per tutelare i benestanti che probabilmente si conpiacciono del proprio benessere, non lo avrei fatto per non umiliare chi magari ha un reddito minimo, penso ai tanti anziani che vivono con 8.000 euro/anno... e si, la loro dignità io l'avrei salvaguardata.
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