Apprendo ora che Eluana, la ragazza che vive in stato vegetativo da molti anni e per la quale il padre aveva chiesto ai giudici di autorizzare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, ha avuto una emoraggia nella notte e versa in condizioni gravissime.
Probabilmente la ragazza se ne andrà così, in poche ore, ed eviterà al padre di dover decidere la sua morte. L'epilogo naturale di questa brutta vicenda sta a dimostrare che non spetta a noi, piccoli uomini, disporre della vita e della morte di altri esseri umani.
Probabilmente al papà di Eluana verrà risparmiato il rimorso di aver posto fine alla vita della figlia, spero che di questo si renda conto nelle prossime ore.
sabato 11 ottobre 2008
Eluana è gravissima
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giovedì 9 ottobre 2008
Eluana Englaro, il padre si assuma le sue responsabilità
E' di ieri la notizia che la Consulta ha respinto i ricorsi di Camera e Senato contro le eccezioni sul consenso espresso dai giudici di Milano che hanno autorizzato a porre fine alla vita di Eluana Englaro, la ragazza in coma dal 1992.
E' ben triste che una vicenda umana come questa sia finita in un tribunale e poi nelle sedi istituzionali, è ben triste che un padre si rivolga ai giudici per chiedere la morte della figlia.
Come al solito dico quello che penso e non voglio fare giri di parole: il papà di Eluana, anche se tutore della figlia, non può disporre della sua vita, poichè di vita si tratta. Eluana è in coma ma respira autonomamente e tanto deve bastare per dichiararla viva. Quest'uomo probabilmente è stanco e provato, sarà certamente anche addolorato per la povera ragazza, ciò che è capitato ad Eluana ha condizionato e condiziona la sua vita da 16 anni, ma allora, se è così, il problema è suo e lo è due volte. Da un lato la morte della figlia che invoca da anni, rappresenta la sua liberazione (non sembra che Eluana sia in sofferenza, non sappiamo, nessuno lo sa, che cosa provi questa ragazza, quello che sappiamo è che non si lamenta e respira da sola) e dall'altro se proprio è intenzionato ad ucciderla, lo faccia da solo e non cerchi la protezione della legge. In Italia non esistono leggi che consentono l'eutanasia, perchè di questo si tratta. Quindi se il Signor Englaro desidera che sua figlia non venga più alimentata gli strappi il sondino gastrico, lo faccia con le sue mani e affronti le conseguenze morali e legali del suo gesto.
Forse finirà in carcere e questo sarà certo un modo per mitigare il rimorso che inevitabilmente proverà e che è giusto che provi, per aver ucciso una persona.
E' ben triste che una vicenda umana come questa sia finita in un tribunale e poi nelle sedi istituzionali, è ben triste che un padre si rivolga ai giudici per chiedere la morte della figlia.
Come al solito dico quello che penso e non voglio fare giri di parole: il papà di Eluana, anche se tutore della figlia, non può disporre della sua vita, poichè di vita si tratta. Eluana è in coma ma respira autonomamente e tanto deve bastare per dichiararla viva. Quest'uomo probabilmente è stanco e provato, sarà certamente anche addolorato per la povera ragazza, ciò che è capitato ad Eluana ha condizionato e condiziona la sua vita da 16 anni, ma allora, se è così, il problema è suo e lo è due volte. Da un lato la morte della figlia che invoca da anni, rappresenta la sua liberazione (non sembra che Eluana sia in sofferenza, non sappiamo, nessuno lo sa, che cosa provi questa ragazza, quello che sappiamo è che non si lamenta e respira da sola) e dall'altro se proprio è intenzionato ad ucciderla, lo faccia da solo e non cerchi la protezione della legge. In Italia non esistono leggi che consentono l'eutanasia, perchè di questo si tratta. Quindi se il Signor Englaro desidera che sua figlia non venga più alimentata gli strappi il sondino gastrico, lo faccia con le sue mani e affronti le conseguenze morali e legali del suo gesto.
Forse finirà in carcere e questo sarà certo un modo per mitigare il rimorso che inevitabilmente proverà e che è giusto che provi, per aver ucciso una persona.
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martedì 7 ottobre 2008
domenica 5 ottobre 2008
Cavalcare l'argomento del razzismo è una moda...
Da qualche giorno lo vediamo scritto su tutti i giornali, gli italiani sono razzisti e a testimonianza di questo si citano il caso del ragazzo di colore ucciso a Milano, i due casi di ragazzi picchiati (uno di colore e uno cinese) e poi il caso dell'insegnante che avrebbe detto al bimbo nero di ritornare nella giungla.
Tutti episodi assolutamente gravi ed esecrabili ma che da soli non sono sufficienti a tacciare di razzismo una intera nazione e a soffiare sul fuoco per fomentare ed arrivare poi ad accusare... indovinate chi? Berlusconi.
Gli episodi di pestaggio perpetrati da italiani sono gravi come gli stupri di migliaia di donne italiane ad opera di extracomunicari, neri o bianchi poco importa, e di questo oggi non si parla più, l'episodio dell'insegnate non fa testo poichè è ormai evidente dai molti episodi negativi che accadono nel mondo della scuola, che la qualifica "docente" non è sempre sinonimo di intelligenza, di umanità e tanto meno di cultura.
Quindi ridimensioniamo il caso e diciamoci con franchezza che l'immigrazione selvaggia che per molti anni ha subito questo Paese ha prodotto, e non per colpa dei cittadini, dei rigurgiti di intolleranza soprattutto tra i giovani che probabilmente, e non a torto, in una situazione di grande difficoltà economica e lavorativa si sentono minacciati nel loro futuro. Il fenomeno è però riconducibile a una minoranza dei giovani.
La ricetta per porre fine a tutto questo è semplice: una immigrazione programmata basata sul lavoro e sul rispetto delle leggi italiane e delle regole di convivenza civile.
Quando si arriverà a questo ci avvieremo verso una integrazione che nessuno si sognerò più di contestare.
Manuela Valletti Ghezzi
Tutti episodi assolutamente gravi ed esecrabili ma che da soli non sono sufficienti a tacciare di razzismo una intera nazione e a soffiare sul fuoco per fomentare ed arrivare poi ad accusare... indovinate chi? Berlusconi.
Gli episodi di pestaggio perpetrati da italiani sono gravi come gli stupri di migliaia di donne italiane ad opera di extracomunicari, neri o bianchi poco importa, e di questo oggi non si parla più, l'episodio dell'insegnate non fa testo poichè è ormai evidente dai molti episodi negativi che accadono nel mondo della scuola, che la qualifica "docente" non è sempre sinonimo di intelligenza, di umanità e tanto meno di cultura.
Quindi ridimensioniamo il caso e diciamoci con franchezza che l'immigrazione selvaggia che per molti anni ha subito questo Paese ha prodotto, e non per colpa dei cittadini, dei rigurgiti di intolleranza soprattutto tra i giovani che probabilmente, e non a torto, in una situazione di grande difficoltà economica e lavorativa si sentono minacciati nel loro futuro. Il fenomeno è però riconducibile a una minoranza dei giovani.
La ricetta per porre fine a tutto questo è semplice: una immigrazione programmata basata sul lavoro e sul rispetto delle leggi italiane e delle regole di convivenza civile.
Quando si arriverà a questo ci avvieremo verso una integrazione che nessuno si sognerò più di contestare.
Manuela Valletti Ghezzi
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venerdì 3 ottobre 2008
BINARIO 21: un dolore da condividere
Sembra che il Museo che sorgerà al Binario 21 sarà dedicato solo alla Shoah e questo è francamente inaccettabile. Da ieri è iniziata la mobilitazione di molti figli e nipoti dei deportati milanesi partiti da quel binario con destinazione finale i campi di sterminio nazisti.
Tra questi deportati, come ho scritto anche in altro post, c'era mio padre, di cui ricordo il racconto lucido della partenza da quel binario "a cui si arrivava dai sotterranei della stazione" e molte altre personalità milanesi, una per tutte l'Architetto Belgioioso.
Il fine della mobilitazione è la sensibilizzazione delle istituzioni che pure fanno parte della Fondazione che curerà la realizzazione del Museo, sul fatto che non esistono deportati di serie A e di serie B e che l'essere di religione ebraica non puà essere la sola condizione per essere ricordati e onorati dalla città.
Il mio impegno nelle questioni di principio è tenace e le ingiustizie hanno il potere di farmi diventare uno schiacciasassi, spero che queste mie "doti" siano prezione per il raggiungimento del fine che, con molti amici, mi sono prefissa.
Ho in programma di contattare le più alte cariche dello stato, del comune e della regione e di sensibilizzare politici di tutte le appartenenze, confido che prevalga il buonsenso e la voglia di non discriminare nessuno.
Tra questi deportati, come ho scritto anche in altro post, c'era mio padre, di cui ricordo il racconto lucido della partenza da quel binario "a cui si arrivava dai sotterranei della stazione" e molte altre personalità milanesi, una per tutte l'Architetto Belgioioso.
Il fine della mobilitazione è la sensibilizzazione delle istituzioni che pure fanno parte della Fondazione che curerà la realizzazione del Museo, sul fatto che non esistono deportati di serie A e di serie B e che l'essere di religione ebraica non puà essere la sola condizione per essere ricordati e onorati dalla città.
Il mio impegno nelle questioni di principio è tenace e le ingiustizie hanno il potere di farmi diventare uno schiacciasassi, spero che queste mie "doti" siano prezione per il raggiungimento del fine che, con molti amici, mi sono prefissa.
Ho in programma di contattare le più alte cariche dello stato, del comune e della regione e di sensibilizzare politici di tutte le appartenenze, confido che prevalga il buonsenso e la voglia di non discriminare nessuno.
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