sabato 11 ottobre 2008

Il complesso di Caino

Parlando di Eluana ho parlato di rimorso, ma sappiamo che cos'è il rimorso?
Molti hanno dato diverse definizioni di questo stato d'animo, rifacciamoci prima alla visione scientifica di Wikipedia e poi a quelche massima famosa e alla saggezza dei proverbi italiani. Una cosa è certa il rimorso ti rovina la vita.

Il rimorso è un'emozione sperimentata da chi ritiene di aver tenuto azioni o comportamenti contrari al proprio codice morale. Il rimorso produce il senso di colpa.
Il rimorso è caratterizzato da uno stato di pena, di turbamento della mente, di riflessione interiore, di non serenità, di dolore morale che provoca una sensazione di rammarico. Le persone incapaci di provare rimorso spesso sono identificate come sociopatiche (Stati Uniti) o psicopatiche (Regno Unito). La loro caratteristica principale è di trattare gli altri esseri umani secondo i propri bisogni narcisistici, secondo modalità prive di empatia.

La mancanza del rimorso è una caratteristica che si riscontra maggiormente in personalità forti, anaffettive ed altamente razionali, che contano pochissimo sulle proprie emozioni. In generale, una persona che non teme nulla e che non ha paura, solitamente non prova neanche rimorso. In psicologia (e psichiatria) lo studio del rimorso è fondamentale per la comprensione di diverse patologie (ad esempio: le persone con la compulsione agli acquisti spesso sono affette anche dal rimorso del compratore", il concetto del rammarico dell'acquisto dopo averlo fatto). Sempre in psicopatologia è fondamentale osservare come il rimorso possa essere ossessivo, sulla base di un più o meno conscio senso di colpa, dando luogo a malinconia e depressione. Viceversa, ben strutturati nella personalità, rimorso e coscienza di colpa fanno parte di un normale sentimento di condivisione e appartenza: "Il senso di colpa nasce dall'affetto e dalla compassione che il singolo prova nei confronti dei simili cui teme di poter arrecare danno. Pertanto, il senso di colpa nasce dal sentimento di appartenenza, cioè da una forma di altruismo" (N. Ghezzani, 2002).

La patologia caratterizzata dall'assenza di rimorso diventa più seria se dopo atti più gravi (omicidio, violenza, ecc.) non si prova alcun tipo di rimorso, ma addirittura compiacenza. In menti fragili la concezione del rimorso come archetipo esterno di controllo può provocare comportamenti pericolosi, che nel peggiore dei casi arrivano a produrre ripercussioni punitive verso sé stessI!!!!

" La parte superiore del corpo si china a guardare e giudicare l'altra parte e la trova deforme. Ne sente ribrezzo e questo si chiama rimorso. (Italo Svevo)"

Proverbi italiani
  • A chi è in fallo l'uno par due.
  • Al reo batte il cuore.
  • Chi è in peccato, crede che tutti dicano male di lui.
  • Chi fa male, odia il lume.
  • Chi fugge la luce, ha cattivo in cuore.
  • Chi ingiustamente tiene, d'ogni cosa teme.
  • Chi male fa, male aspetta.
  • I cattivi hanno paura degli spiriti.
  • Molti sfuggono alla pena, ma non ai rimorsi della coscienza.
  • Morto Abele, Caino arrossisce.
  • Senza essere inseguito fugge il reo.
  • Un cattivo fatto ha testimoni e giudici nel petto.
  • Una foglia secca spaventa una rea coscienza.

Eluana è gravissima

Apprendo ora che Eluana, la ragazza che vive in stato vegetativo da molti anni e per la quale il padre aveva chiesto ai giudici di autorizzare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, ha avuto una emoraggia nella notte e versa in condizioni gravissime.
Probabilmente la ragazza se ne andrà così, in poche ore, ed eviterà al padre di dover decidere la sua morte. L'epilogo naturale di questa brutta vicenda sta a dimostrare che non spetta a noi, piccoli uomini, disporre della vita e della morte di altri esseri umani.
Probabilmente al papà di Eluana verrà risparmiato il rimorso di aver posto fine alla vita della figlia, spero che di questo si renda conto nelle prossime ore.

giovedì 9 ottobre 2008

Eluana Englaro, il padre si assuma le sue responsabilità

E' di ieri la notizia che la Consulta ha respinto i ricorsi di Camera e Senato contro le eccezioni sul consenso espresso dai giudici di Milano che hanno autorizzato a porre fine alla vita di Eluana Englaro, la ragazza in coma dal 1992.
E' ben triste che una vicenda umana come questa sia finita in un tribunale e poi nelle sedi istituzionali, è ben triste che un padre si rivolga ai giudici per chiedere la morte della figlia.
Come al solito dico quello che penso e non voglio fare giri di parole: il papà di Eluana, anche se tutore della figlia, non può disporre della sua vita, poichè di vita si tratta. Eluana è in coma ma respira autonomamente e tanto deve bastare per dichiararla viva. Quest'uomo probabilmente è stanco e provato, sarà certamente anche addolorato per la povera ragazza, ciò che è capitato ad Eluana ha condizionato e condiziona la sua vita da 16 anni, ma allora, se è così, il problema è suo e lo è due volte. Da un lato la morte della figlia che invoca da anni, rappresenta la sua liberazione (non sembra che Eluana sia in sofferenza, non sappiamo, nessuno lo sa, che cosa provi questa ragazza, quello che sappiamo è che non si lamenta e respira da sola) e dall'altro se proprio è intenzionato ad ucciderla, lo faccia da solo e non cerchi la protezione della legge. In Italia non esistono leggi che consentono l'eutanasia, perchè di questo si tratta. Quindi se il Signor Englaro desidera che sua figlia non venga più alimentata gli strappi il sondino gastrico, lo faccia con le sue mani e affronti le conseguenze morali e legali del suo gesto.
Forse finirà in carcere e questo sarà certo un modo per mitigare il rimorso che inevitabilmente proverà e che è giusto che provi, per aver ucciso una persona.

martedì 7 ottobre 2008

domenica 5 ottobre 2008

Cavalcare l'argomento del razzismo è una moda...

Da qualche giorno lo vediamo scritto su tutti i giornali, gli italiani sono razzisti e a testimonianza di questo si citano il caso del ragazzo di colore ucciso a Milano, i due casi di ragazzi picchiati (uno di colore e uno cinese) e poi il caso dell'insegnante che avrebbe detto al bimbo nero di ritornare nella giungla.
Tutti episodi assolutamente gravi ed esecrabili ma che da soli non sono sufficienti a tacciare di razzismo una intera nazione e a soffiare sul fuoco per fomentare ed arrivare poi ad accusare... indovinate chi? Berlusconi.
Gli episodi di pestaggio perpetrati da italiani sono gravi come gli stupri di migliaia di donne italiane ad opera di extracomunicari, neri o bianchi poco importa, e di questo oggi non si parla più, l'episodio dell'insegnate non fa testo poichè è ormai evidente dai molti episodi negativi che accadono nel mondo della scuola, che la qualifica "docente" non è sempre sinonimo di intelligenza, di umanità e tanto meno di cultura.
Quindi ridimensioniamo il caso e diciamoci con franchezza che l'immigrazione selvaggia che per molti anni ha subito questo Paese ha prodotto, e non per colpa dei cittadini, dei rigurgiti di intolleranza soprattutto tra i giovani che probabilmente, e non a torto, in una situazione di grande difficoltà economica e lavorativa si sentono minacciati nel loro futuro. Il fenomeno è però riconducibile a una minoranza dei giovani.
La ricetta per porre fine a tutto questo è semplice: una immigrazione programmata basata sul lavoro e sul rispetto delle leggi italiane e delle regole di convivenza civile.
Quando si arriverà a questo ci avvieremo verso una integrazione che nessuno si sognerò più di contestare.
Manuela Valletti Ghezzi