sabato 14 gennaio 2012

Un Vigile urbano scrive a Pisapia e a Vendola: il mio collega ucciso dall'iprocrisia


AL SINDACO PISAPIA ED A NIKI VENDOLA,
riguardo il mio collega morto stasera a Milano. Lo conoscevo, abbiamo lavorato assieme, una persona vitale, simpatica, volenterosa, ottimista, sorridente. Ma non voglio fare un necrologio e nemmeno lanciare invettive, solo dire al sindaco questo: ciò che spinge a diffidare dei nomadi, non parlo di odiare, parlo di diffidare, è il fatto che la loro vita implica necessariamente l’illegalità. Ogni volta che si è entrati in un campo nomadi, si è trovata refurtiva, armi, droga; ogni volta che si parla di loro, il malaffare è dietro l’angolo ma non perché faccia parte della vita dei nomadi, ma proprio perché fa parte della vita di ogni persona sbandata e senza radici che, in questo caso, è istituzionalizzata da loro stessi e sostenuta, per misteriosi motivi, da più parti. Più parti che nascondono e negano l’evidenza, causando danno agli stessi nomadi perché, coprendoli, condannano loro e la loro progenie a vivere di male, e nel male.
I nomadi storici di quel piazzale, fra cui quelli coinvolti nel fatto di stasera, li conoscevo e li conosco: è da 20 anni che li conosco, e da decenni che infestano Milano, vivendo sempre in maniera discreta senza che abbiano mai svolto un’attività legale, vivendo di minaccia e prepotenza. Sono riuscito a contenerli, qualche volta, io ed altri volenterosi colleghi, ma ogni volta è stata un’iniziativa personale, a mio rischio, a rischio di essere additato come “razzista squadrista” da qualche benpensante non idiota ma criminale quanto loro e loro complice, perché non si può far finta di non sapere che nei campi rom c’è prostituzione minorile, c’è droga, ci sono depositi di armi. Sempre e dappertutto. E dappertutto hanno denaro a non finire, mandano figli anche minorenni alla guida con suv, appunto, a spacciare in locali notturni, facendo da corrieri.
Eppure, c’è sempre un Vendola della situazione disposto ad abbracciarli, ed un Pisapia disposto a dargli retta, insultando il buon senso e danneggiando, ripeto, tanto i suoi concittadini quanto gli stessi rom. Io reputo responsabili morali di questa morte tanto il sindaco, con la sua malintesa tolleranza, quanto Vendola, con la sua falsità e la sua propensione a sfruttare ogni onda ad effetto pur di fare scalpore e notizia, ma con gli zingari non si scherza, con gli zingari non è un gioco, con gli zingari è morte. Come volevasi, purtroppo, dimostrare.
Ora chiudo, passato il clamore iniziale, ora che è passata la mezzanotte, prendo la mia macchina e, benché claudicante, mi reco sul luogo dove il mio collega è morto, ucciso dall’ipocrisia.
Voglio andare li, e pensare un po’ a questo schifo di mondo che, sempre più, penso che sarà bello lasciare, quando sarò vecchio.
Fa troppo schifo

Di: Giuseppe Landin

Come dar torto a Giuseppe Landin ?????

venerdì 13 gennaio 2012

La famigerata area C: un provvedimento discriminatorio

La guerra di Milano al traffico cambia da lunedì prossimo 16 gennaio e tutti coloro che vorranno entrare nel centro storico del capoluogo lombardo pagheranno 5 Euro al giorno. Che la macchina inquini poco o tantissimo, non importa: sono 5 Euro. È questa la versione ambrosiana della “Congestion Charge” londinese, voluta dalla giunta del sindaco Pisapia per sostituire il contestatissimo Ecopass della Moratti.

FOTO DAL WEB
Non che la nuova tassa cittadina non sia già nel mirino delle contestazioni. Primo perché confida troppo sull’effetto deterrente dei 5 Euro per la sfida al traffico, ma Suv e auto sportive di lusso (più inquinanti di una city car) avranno meno remore a pagare l’ingresso per accedere da uno dei 43 varchi d’accesso alla cosiddetta cerchia dei Bastioni (Area C). Secondo perché i residenti avranno esenzioni limitate: appena 40 ingressi giornalieri gratuiti l’anno, dopo pagheranno 2 Euro al giorno. Ma i circa 80 mila residenti dell’Area C non ci stanno. Molti di questi ogni giorno “escono” dalla cerchia per andare a lavorare in auto fuori e sono costretti a pagare per far ritorno a casa! Un paradosso al quale si sta cercando di porre una pezza.

Divieto assoluto di accesso per i diesel dallo standard Euro 0 a quello Euro 3 e le oramai scarsissime auto a benzina Euro 0, mentre ingresso libero per tutto il 2012 avranno le auto ibride elettriche, a metano e gpl, le moto e i ciclomotori, poi se ne riparlerà. Il divieto d’ingresso nella cerchia dei Bastioni (Area C) sarà valido dalle ore 7,30 alle 19,30 dal lunedì al venerdì. Il provvedimento ha carattere provvisorio, durerà infatti 18 mesi e poi si tireranno le somme della sua convenienza (e impopolarità). La giunta Pisapia punta a raggranellare 30 milioni di Euro, da reinvestire nel potenziamento del trasporto pubblico. I ticket si acquisteranno nei luoghi soliti, ma per ogni informazione è attivo il call center al numero 800.437.437.

Ma come si fa ad attivare il ticket ed entrare così nel centro di Milano? Il giorno stesso dell’ingresso ed entro le ore 24 del giorno successivo, lo si deve comunicare con un sms al numero 339.994.0437, al call center o sul sito Internet del Comune di Milano e sul nuovo www.areac.it. È previsto un rodaggio di due mesi, così per gli accessi effettuati fino al 16 marzo la regolarizzazione può essere fatta entro il 17 marzo.

Fin qui l'informazione sul provvedimento, ora vorrei dire due parole sulla legittimità dello stesso per indurvi ad una riflessione.
Secondo l'amministrazione comunale a Milano esistono cittadini di serie A e di serie B.
I cittadini di serie A abitano in centro e godono di questa limitazione del traffico, quello che fa acqua però è che se abitano in centro devono pagare un pedaggio per arrivare a casa...(pazzesco)
I cittadini di serie B abitato intorno all'Area A e in periferia, loro sono quelli che si beccano la maggior parte dell' inquinamento poichè tutte le auto arriveranno in prossimità dell'area C e li  verranno parcheggiate (ammesso che trovino i parcheggi disponibili)
Poi esiste un altro piccolo problema che nessuno mette in evidenza: a Milano ci sono cittadini che hanno un box o che ne affittano uno e altri che il box non ce l'hanno. A questi ultimi il Comune REGALA un posto macchina (strisce gialle) su suolo che a rigor di logica è anche dei cittadini che hanno il box.
Come mai nessuno pensa a far pagare una quota pur ridotta a chi parcheggia la propria auto  sul suolo comunale che è di tutti i milanesi? Perchè questi cittadini godono di diritti che altri cittadini non hanno?
Queste sono le domande che desidero sottoporre al Sindaco di Milano e all'Assessore al Traffico, non pretendo molto, vorrei solo una risposta di buon senso.

giovedì 5 gennaio 2012

Chi conosce il Trattato di Lisbona?


IL Trattato di Lisbona, ratificato dal nostro Parlamento, è palesemente in contraddizione con alcuni diritti fondamentali garantiti dalla nostra legislazione.


Nessuno ci dice nulla ma abbiamo il dovere di informarci, specie in momenti tanto difficili, quando avvertiamo una assenza di democrazia.


Nel Trattato di Lisbona, ad esempio,  viene legalizzato "l'omicidio da sommossa".
(ossia manifestazioni, rivolta contro le istituzioni)
Sembra uno scherzo ma non è così.
I politici che rappresentavano l'Italia nell'Unione europea, lo hanno ratificato  (ossia fatto passare al Parlamento Italiano) con la legge 2 agosto 2008, n. 130.
L'art.2 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) - (compreso nel Trattato di Lisbona), recita:



Articolo 2 - Diritto alla vita

1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nei casi in cui il delitto sia punito dalla legge con tale pena.


2. La morte non è considerata inflitta in violazione di questo articolo quando derivasse da un ricorso alla forza reso assolutamente necessario:

a) per assicurare la difesa di qualsiasi persona dalla violenza illegale;

b) per effettuare un regolare arresto o per impedire l’evasione di una persona legalmente detenuta;



c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.


Per approfondire il TRATTATO di LISBONA spiegato in maniera semplice ed egregia, in video


< IL TRATTATO DI LISBONA = Dittatura (Bancaria) Europea >

Quella che hanno firmato i nostri Politici, senza pensarci due volte, in gran segreto e senza porre paletti come hanno fatto gli altri stati, senza chiedere appello al Popolo, per sapere se fosse contento di essere impiccato. 

Spiegato Meravigliosamente da Solange Manfredi.
Alleghiamo anche video di NIGEL FARAGE, proprio in occasione della firma di questo Trattato Illegale, che è un vero e proprio Golpe Bianco ai danni dei Cittadini !


Solange Manfredi - Il trattato di Lisbona 
1/7
http://www.youtube.com/watch?v=cIA9sQrvgrw&feature=channel_video_title
2/7
http://www.youtube.com/watch?v=qPipXotyuaU&feature=relmfu
3/7
http://www.youtube.com/watch?v=qGOACsRAQr4&feature=relmfu
4/7
http://www.youtube.com/watch?v=fBiEsHBbgdg&feature=relmfu
5/7
http://www.youtube.com/watch?v=CZ5VjjlNtPA&feature=relmfu
6/7
http://www.youtube.com/watch?v=uc2-HygxhqQ&feature=relmfu
7/7
http://www.youtube.com/watch?v=3K-MfjOeYX0&feature=relmfu

* NIGEL FARAGE Indignato davanti al Parlamento Europeo, esprime il proprio dissenso sul modo Illegale di agire di questo !
http://youtu.be/DPoW86kS4Ck 

Luttwak: "La crisi dell'euro è il terzo appuntamento con la follia dopo il 1914 e 1939"


Washington - (Adnkronos)
Il politogo ed economista Usa traccia un parallelo inquietante e avverte: "Alcuni governanti dei Paesi dell'Europa del sud "sono ossessionati dall'idea di farsi accettare da Francia e Germania e per questo stanno sacrificando i loro figli per rimanere nel club" della moneta unica.

Questo lancio di agenzia la dice lunga su come siano visti i nostri governanti oltre Oceano.
Speriamo di non ritrovarci nelle stesse condizioni postbelliche!

sabato 31 dicembre 2011

Un anno che va e uno che viene!

E' l'ultimo giorno dell'anno e viene spontaneo rifletterci un po! Non mi lamento di questo 2011, direi che è stato  un anno decente. I piatti della bilancia sono abbastanza in equilibrio: si sono risolti problemi di lavoro, ma ho perso persone che mi erano care .... insomma  un po' su e un po' giù, proprio come è la vita che non ti regala niente, se hai qualche buon risultato, arriva puntualissima anche qualche nota negativa.
Le aspettative per il 2012 non sono esaltanti, ma direi che non bisogna farsi prendere dal pessimismo. Sarà un anno duro? Forse si, ma noi venderemo cara la pelle.
Questo piccolo preambolo solo per augurare a tutti voi che mi seguite con affetto, un 2012 "rispettoso" delle persone, delle famiglie, degli animali, del pianeta. Nulla di più e nulla di meno.
BUON ANNO A TUTTI!

lunedì 26 dicembre 2011

Giorgio Bocca: non ero una sua estimatrice e continuo a non esserlo


Riporto un articolo di Luca Telese su Giorgio Bocca, lo condivido totalmente, non sono stata una estimatrice della persona e continuo a non esserlo anche ora che se ne è andato...


"Adesso tutti celebreranno Giorgio Bocca come un grande maestro di giornalismo, come un grande maître á penser, come un grande eroe civile. E non ci sarebbe nulla di male in questo, se non che si ripete una stucchevole abitudine italiana, la fatale tendenza al coccodrillismo per cui i morti sono tutti eroi, grandi saggi e perdite irrimediabili per la società. Lo sono ancora di più se si sono meritati l'epiteto di "Maestri" in vita. Ora, non c'é dubbio che Bocca sia stato un personaggio, non so se si puó considerare "Maestro". Anzi, ho più di un dubbio in proposito.
Se posso scrivere questo pezzo é perché non mi sono mai associato in vita al culto di Giorgio Bocca, anzi. Io non voglio esprimere dubbi sul suo valore di giornalista: sarebbe sciocco e puerile, vista l'entità della sua produzione e la sua carriera. E non voglio parlar male di lui perché come tanti giovani della sua generazione ha militato nei Guf e nella stampa fascista durante il ventennio. E nemmeno perché in quel periodo ha scritto articoli sulla "congiura ebraica". E neanche perché era un uomo profondamente contraddittorio. E nemmeno solo perché ha preso cantonate colossali negli anni di piombo. E nemmeno perché ha scritto (ho riportato il passaggio cruciale di questo articolo integralmente in Cuori Neri) che quella delle Brigate rosse "era una favola eterna", una invenzione (!) dei magistrati. "Questa storia é penosa al punto di dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro – scriveva Bocca commentando il ritrovamento di un covo brigatista convinto che fosse una montatura – perché nessun militante di sinistra si comporterebbe per libera scelta in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra" (purtroppo non era vero. Purtroppo no). Bocca aveva sostenuto all'epoca(l'articolo é del 23 febbraio 1975) che le Br non esistevano, e pochi anni dopo, nel marzo del 1980 duello in un faccia a faccia raccolto da un giovane Lucio Caracciolo con Giampaolo Pansa, non solo non aveva fatto penitenza, ma si era spinto molto più in la. In quella sede si spinse fino a dire che "La polizia sapeva benissimo che i covi brigtaisti esistevano" (fateci caso, l'esatto contrario di quello che aveva acuito!) che "la nascita del terrorismo rosso é stata tenuta a bagnomaria per costruire la teoria degli opposti estremismi", che i magistrati "Avevano messo Curcio nella prigione di Casal Monferrato perché volevano che scappasse". Pensate un attimo: secondo Bocca gente come Giancarlo Caselli e Carlo Alberto Dalla Chiesa voleva che Curcio scappasse! E infatti in quel faccia a faccia aggiungeva: "Io non ho la carta bollata con le firme di Caselli e del genrale Dalla Chiesa per provare che volessero la fuga. Io do un giudizio globale".
E nemmeno voglio stroncare Bocca perché disse che a Milano votava per la Lega salvo poi tuonare per anni contro la destra e la barbarie leghista. Non voglio imputarlo di aver duellato contro Dario Fo su Il Venerdí dicendo che si trattava di "un cretino" (Fo rispose ironicamente che era grato per l'appellativo). E nemmeno voglio condannare Bocca solo perché é stato il primo grande giornalista a prestare la sua firma a Silvio Berlusconi per l'informazione di Mediaset (ma, se non altro, perché dopo ha considerato servi tutti gli altri che lo hanno fatto. Perché ha scritto- dopo avere smesso di lavorarci di considerare Berlusconi "un maiale").
E nemmeno voglio stroncare Bocca perché ha detto che Napoli era un "cimiciaio" e nemmeno perché ha detto in una recente intervista: "Durante i miei viaggi – al sud – c'era sempre questo contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un'umanità repellente». Non lo voglio criticare solo perché parlando di Palermo ha aggiunto sprezzante: «Una volta mi trovavo nei pressi del palazzo di giustizia. C'era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie». Si può essere incoerenti e insieme geniali. E si può aver detto una castroneria nella propria vita. Quello che peró va detto molto francamente di Bocca é che – accecato dal suo estremismo viscerale e a tratti acido, é riuscito a dire, scrivere o sostenere almeno una cosa che mi pare veramente incredibile e grave in ogni decennio della sua vita. É stato un fuoriclasse, certo, ma amava molto stupire, inveire, aggiustare le realtà che ostacolavano la sua furia giudicante e la sua foga spesso approssimata. É stato un grande, certo, ma anche un grande cinico. Forse il modo migliore per ricordarlo senza sconfinare nell'apologia o nell'invettiva é ricordarlo con tutte le sue contraddizioni. Ci guadagneremo noi. Ma in fondo anche lui, perché era il tipo che si divertiva di più fra le fiamme dell'inferno che nei cieli azzurrini del paradiso."

sabato 24 dicembre 2011

Auguri di vero cuore!



lunedì 19 dicembre 2011

Percorso alla memoria del lavoro: ALFA ROMEO

Nel 1910 nasceva al Portello la fabbrica di automobili A.L.F.A., poi divenuta Alfa Romeo, che per circa 80 anni è stata uno dei simboli del lavoro di Milano. Oggi, nell’area di via Teodorico,via Traiano, piazzale Accursio e via Serra c’è un nuovo quartiere residenziale, commerciale e di servizi. Senza che si trovi traccia alcuna della sua storia precedente. La Lega Spi / Cgil non vuole dimenticare questo pezzo importante della storia della città di Milano e organizza la mostra “Percorso alla memoria del Lavoro”. Aperta al pubblico giovedì 15 e lunedì 19 dicembre dalle 9.00 alle 12.00, presso la sede della Lega Spi / Cgil di piazza Prealpi 4, la Piazza che più di ogni altra era vissuta dai moltissimi lavoratori dell'Alfa della zona, la mostra vuole raccontare quanto l’Alfa sia stata importante per la città e soprattutto per il quartiere del Portello e lo fa con la proiezione di una serie di immagini storiche dell'Alfa, dal 1910 ad oggi.

Per evitare la rimozione dalla memoria di questa importante esperienza, lo Spi/Cgil Sempione-Prealpi ha presentata al presidente del Consiglio di Zona 8 la richiesta di titolazione di vie e piazze che ricordino persone, luoghi e momenti storici significativi; la creazione di un “Percorso del Lavoro”, con il posizionamento di insegne e di ceppi che ripercorrano la storia dei luoghi e fatti importanti della fabbrica; il posizionamento del monumento “L’uomo Libero” ideato dall’artista scultore milanese Mario Robaudi in cima alla nuova “collina verde”del Portello Nord. Il monumento attualmente si trova in uno stato di abbandono, posizionato all’Alfa di Arese di fronte alla 3° Portineria. A sostegno dell’iniziativa sarà organizzata una raccolta firme durante i giorni della mostra.


Immagini del Centro Commerciale Portello 
una via all'interno del Centro Commerciale  Portello


Un accesso laterale al Centro Portello: questa facciata è l'unica parte della vecchia e 
gloriosa ALFA ROMEO  che è rimasta in piedi

Ho partecipato sia alla mostra che all'intervento dello SPI in Consiglio di Circoscrizione  con la documentazione inerente mio padre, Ferdinando Valletti, dirigente e Presidente del Gruppo Anziani dell'Alfa Romeo, deportato a Mauthausen/Gusen e uno dei 5 Alfisti sopravvissuti.
Ci sono buone possibilità che venga ricordato tangibilmente proprio nell'area del vecchio Portello.
La mia famiglia è interamente Alfista, dal mio nonno materno, ai miei zii, al mio papà, alla mia mamma, a me e mio marito, abbiamo lavorato tutti e molto orgogliosamente in Alfa Romeo.


venerdì 16 dicembre 2011

Gariwo - Foresta dei Giusti Firma per i Giusti!


Appello per una giornata europea in memoria dei Giusti

I Giusti hanno salvato l’onore dell’Europa ai tempi della Shoah: in un’epoca dominata dagli ignavi e dagli assassini, ci hanno permesso di non disperare dell’umanità, perché non hanno esitato a rischiare la vita per salvare altri esseri umani. In Francia, in Italia, in Polonia, nella stessa Germania, dovunque in Europa ci sono stati uomini e donne che hanno nascosto, protetto, sottratto migliaia di ebrei alla furia nazista. 

I Giusti hanno agito anche in altre situazioni, opponendosi al genocidio armeno, aiutando le vittime in Rwanda, in Cambogia o durante la pulizia etnica in ex-Jugoslavia. 

I Giusti sono anche gli uomini e le donne che hanno difeso la dignità e la libertà nei regimi totalitari, che hanno denunciato il gulag e che, con il loro coraggio, hanno permesso la riunificazione dell’Europa.

Tali esempi possiedono un valore universale, ci ricordano incessantemente gli atti di queste persone, ci esortano a coltivare la loro eredità e la loro convinta opposizione a ogni forma di razzismo e di discriminazione su basi etniche, sociali, politiche e religiose. 

L’azione di questi Giusti si erge a monito contro le persecuzioni e per la prevenzione dei genocidi in tutto il mondo.
 
Nella realtà violenta che ci circonda, ricordare l’azione dei Giusti, rendere omaggio al Bene, mostrare che ogni individuo, per quanto umile, può compiere il gesto che salva un altro essere umano, ha un immenso valore educativo per i giovani d’oggi! 
Per queste ragioni facciamo appello all’Unione Europea e al Consiglio d’Europa affinché istituiscano una giornata dedicata alla memoria dei Giusti.


I PROMOTORI 
MAREK HALTER, Scrittore e attivista per i diritti umani, PIETRO KUCIUKIAN, Console onorario d’Armenia in Italia e GABRIELE NISSIM, Storico, saggista e Presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, Associazione FERDINANDO VALLETTI, Associazione culturale per la Memoria.


per firmare CLICCA QUI

La manovra spiegata da Dostoevskij


La chiave dolorosa della manovra di Monti è ne l'Idiota di Dostoevskij. Il dolore maggiore, spiega lo scrittore, non è la sofferenza patita, ma "la certezza che tra un'ora, poi tra dieci minuti, poi fra mezzo minuto,poi ora,subito" arriverà la mazzata di Stato.
Il premier Mario Monti
Il premier Mario Monti
Ingrandisci immagine
"Questa certezza è spaventosa. Tu metti la testa sotto la mannaia, senti strisciare il ferro, e quel quarto di secondo è più atroce di qualunque agonia".
Per Dostoevskij il delitto legale è più spaventoso di quello d'un brigante. La legalità- spiega- toglie con certezza matematica spietata anche la speranza di salvarsi. Il dolore per l'annuncio dei sacrifici ha già fatto patire gli italiani. Dal punto di vista fiscale l'effetto è inesistente perché non c'è stato ancora alcun prelievo; ma dal punto di vista morale e psicologico, il danno è già compiuto ed è devastante. Gli italiani arriveranno a pagare la manovra quando saranno già stremati e disperati. Per pietà, finitela con questo stillicidio, non potete tenerci sul patibolo così a lungo. Da mesi proclamate l'imminenza delle nostre sofferenze. Senza averle subite, le abbiamo già patite.
La natura umana, seguita Dostoevskij, non "può sopportare un tal colpo senza perdere la ragione. Perché dunque questa pena mostruosa e inutile? No, no, è inumana la pena, è selvaggia e non può né deve essere lecito applicarla all'uomo". Dostoevskij si riferiva all'attesa dell'esecuzione capitale e alla sua esperienza di graziato in extremis. Qui non c'è condanna a morte, è vero, ma non c'è nemmeno speranza di essere graziati
Marcello Veneziani

domenica 11 dicembre 2011

Ciao Viorika, che la terra ti sia lieve!

Viorika era una ragazza Ucraina arrivata in Italia molti anni fa per lavorare. Grande lavoratrice, con un cuore pieno di generosità si era fatta benvolere da tutti le persone che le avevano dato lavoro.
Nel 2066 Viorika attraversò la strada che io stavo percorrendo con tanta difficoltà e tanto dolore e diede una mano a mio padre malato di Alzheimer. Papà patì moltissimo ma lei riuscì a farlo tornare a casa dall'ospedale e si disse disponibile a prendersi cura di lui. Si trattava di una persona allettata, bisognosa di molte cure e di molte attenzioni. Lei ce la mise tutta , ci riuscì e lo fece per sette lunghi mesi.  Lui, il mio adorato papà, riusciva a dirle "grazie" tutte le volte che dal letto lo spostava sulla sedia a rotelle poi  le sorrideva e le faceva una carezza.
Viorika nel giorno del suo matrimonio


Poi mio padre se ne andò e lo fece anche lei, trovò un altro lavoro e poi un altro ancora, ma mantenne con me e la mia famiglia un bel rapporto.
Nel novembre dello scorso anno ricevetti posta dalla Romania, Viorika mi comunicava che si sarebbe sposata con un bravo ragazzo, Dorin, nella sua nuova patria, mi promise anche che sarebbe  tornata presto a Milano e che in quel frangente ci saremmo riviste.
Questo non accadde purtroppo.... mi annunciò la sua gravidanza, era al settimo cielo. Aveva altre tre figli ma abitavano in Ucraina con il suo primo marito e questo la faceva tanto soffrire, questa nuova piccolina l'avrebbe certo aiutata a ritrovare un po' di serenità.
Sapevo che entro il 5 di dicembre sarebbe dovuto avvenire il lieto evento ma le notizie non arrivavano.
Una telefonata l'8 dicembre mi dava una notizia che non avrei mai voluto avere:  Viorika era morta e con lei la sua bimba, dopo 30 ore di travaglio aveva bisogno di un cesareo e nell'ospedale non c'era l'anestesista. Una morte assurda nel 2011, una tragedia per cui il marito si è rivolto alle autorità affinchè venga aperta una inchiesta... Però lei non c'è più, se ne è andata con la sua bimba stretta al cuore.
Finisce qui la storia di una ragazza che aveva sperato di essere felice, e lo sperava con tutta se stessa  mentre aiutava gli altri con tanta generosità. Lascia un marito in lacrime, i suoi tre ragazzini e i genitori anziani ai quali con il suo lavoro e tante privazioni  aveva costruito una casa di cui era molto molto fiera.
A riprova di quanto la vita sia ingiusta!
Ciao Viorika, che la terra ti sia lieve!




sabato 10 dicembre 2011

IL MIO PAESE MI FA MALE

Il mio Paese mi fa male per le sue vie affollate,
per i suoi ragazzi gettati sotto gli artigli delle aquile insanguinate,
per i suoi soldati combattenti in vane sconfitte
... e per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.
Il mio Paese mi fa male in questi empi anni,
per i giuramenti non mantenuti,
per il suo abbandono e per il destino,
e per il grave fardello che grava i suoi passi.
Il mio Paese mi fa male per i suoi doppi giochi,
per l'oceano aperto ai neri vascelli carichi,
per i suoi marinai morti per placare gli dei,
per i suoi legnami troncati da una forbice troppo lieve.
Il mio Paese mi fa male per tutti i suoi esilii,
per le sue prigioni troppo piene, per i suoi giovani morti,
per i suoi prigionieri ammassati dietro il filo spinato,
e tutti quelli che sono lontani e dispersi.
Il mio Paese mi fa male con le sue città in fiamme,
male contro i nemici e male con gli alleati,
il mio Paese mi fa male con tutta la sua giovinezza
sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,
perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento
tradito di coloro che lo avevano fatto.
Il mio Paese mi fa male con le sue fosse scavate,
con i suoi fucili puntati alle reni dei fratelli,
e per coloro che contano fra le dita spregevoli,
il prezzo dei rinnegati piuttosto che una più equa ricompensa.
Il mio Paese mi fa male per la sua falsità da schiavi,
con i suoi carnefici di ieri e con quelli di oggi
mi fa male col sangue che scorre,
il mio Paese mi fa male. Quando riuscirà a guarire?


Robert Brasillach

mercoledì 7 dicembre 2011

Manovra Monti: ma quale equità!

Ho assistito alla conferenza stampa di Monti e di alcuni sui ministri sulla manovra economica e ne sono rimasta sconcertata: cinque illustri sconosciuti decidevano del nostro futuro economico senza che nessuno avesse dato loro il titolo per farlo, tra questi il ministro Fornero che annunciava il colpo d'accetta sulle pensioni e nel farlo versava calde lacrime....
Ne ho ricavano una impressione orribile e poi mi sono presa la briga di verificare quello che avevano detto, infiocchettando il loro discorso con le parole: rigore, equità e crescita.
No, non ci siamo: non è equo  deindicizzare le pensioni quando moltissimi pensionati  sopportano magari il carico di aiutare figli e nipoti in difficoltà
Non è equo mettere l'Ici sulla prima casa, pagata e ripagata con mutui pesanti e tassata per anni quando magari è il solo bene di una famiglia e colpire le barche e gli elicotteri solo per fare segnali di fumo ai poveri cristi. La ricchezza si misura sul possesso di una barca e di un elicottero... quanti ce ne saranno in Italia? Pochi!
Dove sono i provvedimenti per equilibrare le rendite dei parlamentari, quelle dei Magistrati e dei funzionari pubblici, dove sono i tagli alle spese dei palazzi del potere e dove sta la tassa sui grandi patrimoni?
Monti dice che è difficile trovarli.. ma stiamo scherzando? Come è possibile che lo Stato non riesca a quantificare i grandi patrimoni fatti di denari ma anche di case, terreni, aziende? Se questo fosse vero, sarebbe lo Stato ad avere gravisse colpe nei confronti dei cittadini che le tasse le pagano e le hanno sempre pagate.
E poi le privatizzazioni: si privatizzano le carceri... mah.... e la RAI? La Rai che nonostate il canone è sempre in deficit e quindi sulle spalle dei consumatori? Quella non la vogliamo privatizzare?
Lo sconcio poi di tutte le forze politiche che hanno abdicato al loro dovere di governare eletti dal popolo per "far fare il lavoro sporco" a Monti è inaccettabile.
Questa è una classe politica inadeguata e inefficiente che merita di essere mandata tutta a casa.. chissà se avranno la spudoratezza di ricandidarsi alle elezioni? Scommetto di si perchè la faccia di tolla non manca a questa gente.. ma questa volta siamo in molti a sapere che cosa fare, piuttosto scheda bianca!

sabato 3 dicembre 2011

Deputato inglese parla degli abusi democratici dell'UE

I segreti della casta di Montecitorio: no censura! Deputato inglese sfida Monti e Unione ...
 Ascoltate il discorso dell'inglese Nigel Farage al parlamento: parla di Italia, di Mario Monti... della democrazia in euro...

mercoledì 30 novembre 2011

Filippo Facci sul fine vita

In questo bellissimo articolo Filippo Facci affronta i temi del fine vita con una "diagnosi" molto realistica sulle ipocrisie di una politica  molto condizionata dalla presenza del Vaticano e di una società che non prende posizione pur vivendo sulla propria pelle situazioni all'estremo della sopportabilità. Lo spunto è il suicidio assistito di Lucio Magri in Svizzera. Facci si domanda  se potersi suicidare con assistenza in un paese straniero  sia, come sempre, un privilegio dei benestanti. Ovviamente la risposta è SI!


Il suicidio come privilegio

di Filippo Facci

In Italia puoi decidere di andare all’estero a ucciderti legalmente, basta avere i soldi e le conoscenze. In Italia puoi decidere di andare all’estero per la fecondazione assistita, basta avere i soldi e le conoscenze. In Italia puoi decidere di ricorrere all’eutanasia di una persona cara – se non vuoi andare all’estero – e qui forse bastano le conoscenze.
Esattamente come in Italia potevi abortire o divorziare alla Sacra Rota: bastavano i soldi e le conoscenze, e in parte è ancora così. Gli è che una società del genere, in cui i diritti o le facoltà sono regolati dai soldi e dalle conoscenze, è feudale e ingiusta prima ancora che classista. È anche stupida e ipocrita, considerando che ormai viviamo in un’Europa senza frontiere – è il periodo giusto per sottolinearlo – e ogni mancata regolamentazione, in Italia, sa quindi di polvere sotto il tappeto, di doppiezza bigotta o porporale o trinariciuta, quel che volete.
E voi magari pensate che tutto questo sia affare altrui, da manichei professionali, da folgorati ciellini contrapposti a laicisti senzadio, roba da Porta a Porta la sera tardi: perché voi siete personcine sensate e se dipendesse da voi, appunto, ci sarebbe molta più libertà di autoregolare la propria esistenza senza nuocere al prossimo, come no. Ma non è vero, cioè: non è possibile che questo scollamento tra il buonsenso comune e le leggi fatte dai politici – che mancano, o sono vergognose – non abbia una spiegazione che in qualche modo non ci veda anche complici.
In Italia discutiamo di principi ma non facciamo le leggi, all’estero guardano alla vita reale e fanno leggi che cercano di regolarsi alla meno peggio: senza pretendere di rispondere ai grandi quesiti della vita. La Svizzera resterà famosa per le banche e gli orologi a cucù, non per il suicidio assistito a cui Lucio Magri, cittadino italiano informato, ha deciso di ricorrere. E così per tutto il resto: la facoltà di andare all’estero per fare ciò che in Italia è formalmente proibito, da noi, non è vista come un problema, ma come una discreta soluzione. Una soluzione, al solito, cementata a un’ipocrisia profonda, storicamente e culturalmente radicata, inguaribile, ormai codificata: si fa ma non si dice.
Che cosa, si fa? Tutto, purché non ci si faccia beccare: sesso, adulterio, aborto, eutanasia, abusi edilizi, lo scontrino che non ti hanno dato ma che tu non hai chiesto, evasione fiscale, auto in doppia fila, nell’insieme un’immensa zona grigia in cui il lecito può essere moralmente illecito, e l’illecito confina, invece, con una cultura tutta italiana nel definire leggi che probabilmente, già si sa, non verranno rispettate. Ogni nuova regola contempla in partenza un venturo accomodamento, una mediazione a metà tra il suk latino e il rosso porporale. L’accomodamento e la mediazione, a proposito di certe imbarazzanti questioni, è che si deve andare all’estero. Che schifo.
Lagnarsi che la politica italiana tralasci certi questioni, oltretutto, può essere pericoloso: perché il Paese reale con le sue soluzioni sottaciute, tutto sommato, è ancora migliore di un Parlamento in ormai cronico ritardo culturale; meglio la discrezione dei medici piuttosto che certi folgorati che badano solo all’acquiescenza vaticana e non a quella della maggioranza degli italiani. Meglio un Paese che per risolvere dei problemi dolosamente vacanti debba ricorrere all’invasività della magistratura (vedi caso Welby o caso Englaro) piuttosto che quei pateracchi teologici sul testamento biologico o sulla fecondazione assistita, temi per i quali sarebbe bellissimo riportare gli italiani nelle piazze. Ed è qui che entriamo in ballo noi: noi che – di destra o sinistra non importa, come i sondaggi dimostrano – su temi come fine-vita, Legge 194, coppie di fatto, divorzio breve e laicità dello Stato la pensiamo in maniera diametralmente opposta a come (non) legiferano i nostri governi. Perché sappiamo che a dividere le coscienze, alla fine, è solo il nostro vissuto personale, sono le nostre laceranti esperienze private: non un caso Welby o un caso Englaro, non un monologo di Saviano o il suicidio di Mario Monicelli, tantomeno quello di Lucio Magri; non certe opinioni declarate, gli slogan disinformati, i princìpi recitati a freddo, i soliti cretinismi bipolari di esponenti di destra o di sinistra che si consultano per sapere che opinione devono avere. Non quel poveretto dell’Udc che ieri, a proposito di Lucio Magri, ha parlato di «viltà».
Solo quello ci conforta: il nostro vissuto personale, qualcosa che soffriamo e serbiamo silenziosamente per noi. Incapaci, come siamo, di trasfigurarlo nella legittima battaglia di una legittima società civile – o borghesia, direbbe Giuseppe De Rita – che purtroppo non siamo ancora diventati. Dicono che certi temi non spostano voti. Può darsi. I benestanti e gli informati, intanto, sanno come fare. Se sono malati incurabili, e se soffrono come cani, sanno come fare. Persino se vogliono suicidarsi, sanno come fare, sanno dove andare. Mentre i poveri, cazzi loro.

domenica 27 novembre 2011

Bloccato dal governo l'adeguamento annuale delle pensioni

Se questo è il primo provvedimento del Governo Monti direi che proprio non ci siamo. Qualche giorno fa abbiamo tutti sentito che i parlamentari non hanno accettato l'eliminazione del loro vitalizio da subito, lo faranno dalla prossima legislatura perchè altrimenti sarebbero stati toccati i loro diritti acquisiti!
Invece i milioni di pensionati italiani, magari con un adeguamento dell'1% previsto annualmente dalla legge possono tranquillamente vedere calpestati i loro diritti perchè la prima manovra d'assalto del governo Monti ha deciso così!
Si ricordino i tecnici o i politici di questo Paese che la maggior parte dei pensionati accudiscono i nipoti di figli che lavorano ovviando ai problemi delle carenze dei nidi o ospitano i figli trentenni che il lavoro non ce l'hanno e quindi, alla fine, risultano essere la panacea di molte situazioni difficili create da almeno venti anni di mal governo.
A questo disastro si aggiungerà anche l'ICI sulla prima casa, che colpirà sempre loro perchè figli e nipoti la casa proprio non ce la possono avere.
Dove sono i sindacati, i paladini dei lavoratori e anche dei pensionati? Dove sono quelli che si sono sempre riempiti la bocca con le parole " rigore ed equità "?
Bastava una patrimoniale legata al reddito, quella sarebbe stata equa, ma certo i cittadini ricchi, per intenderci i parlamentari di tutti i partiti e di tutti i colori, non devono essere toccati, meglio colpire i soliti, quelli che da cittadini dipendenti ora sono pensionati dell'INSP, si, proprio loro, sempre loro!

venerdì 25 novembre 2011

NO ALLA TASSA SUGLI ANIMALI DOMESTICI - Petizioni Online - Raccolta Firme

NO ALLA TASSA SUGLI ANIMALI DOMESTICI - Petizioni Online - Raccolta Firme

Il governo Monti sta emanando una nuova legge sugli animali domestici. Ogni famiglia dovrà pagare una tassa su ogni animale domestico in sarebbero BENI DI LUSSO e non parte della famiglia come da anni ci battiamo perchè vengano considerati. L'Associazione Proprietari Responsabile AVVERSA IN MODO DECISO una scelta di questo genere e fa presente al Governo che la scelta devastante che si accinge a compiere incrementerà l'abbandono degli animali e la loro permanenza a vita nei canili e gattili.

mercoledì 23 novembre 2011

Prima della finanza c'è la vita di ognuno di noi!

Della crisi finanziaria che ha messo in ginocchio buona parte dei Paesi dell'Euro si parla molto, alcuni si spingono anche ad azzardare un gotha internazionale che manovra i fili dell' Europa e degli Stati Uniti in modo da arrivare in breve tempo ad una moneta unica mondiale.
Non so se questo sia vero, non so nemmeno se dietro tutto questo ci siano le economie emergenti dell'India e soprattutto della Cina, non so se possa avere su tutto ciò una qualche influenza la prossima moneta che dovrebbe adottare la Russia... quello che so per certo è che poche, pochissime persone ai vertici di banche di affari internazionali e  di Agenzie di Rating sono in grado di far volare o crollare i mercati, di far lievitare gli spread dei  titoli di stato dei Paesi Europei e Americani.
Tutto ciò è certamente figlio della globalizzazione, ma anche e soprattutto, della spregiudicatezza degli operatori finanziari, così facendo non solo stabiliscono la vita o la fine di governi democraticamente eletti dai cittadini (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo ecc.) ma pilotano la costituzione di nuovi governi che, piaccia o no, non hanno un fondamento democratico ma sono retti da tecnocrati spesso facenti pare proprio di quei poteri forte di cui parlavo prima.
Ciò che risulta umanamente inaccettabile è il condizionamento che pochi "eletti" esercitano inderettamente sulla vita di milioni di persone, stabilendone i livelli di agiatezza o di povertà, destinandoli ad una vita di lavoro durissimo ma ugualmente sotto i livelli di povertà.
Basti pensare a questa risposta data da un politico europeo alla radio questa mattina: "Quanto incide la crisi finanziaria sulla carestia nel Corno d'Africa? "questa è stata la risposta " In questo momento la fiducia dei grandi investitori, il pareggio di bilancio Italiano la crisi del debito devono essere prioritari su ogni decisione inerente aiuti alle popolazioni di quella zona". Et Voilà!

domenica 20 novembre 2011

Adesso Frau Merkel avrà un suddito in più

Il governo Monti ha già rinunciato a gover­nare. La rinuncia è in una dichiarazione di sudditanza alla dottrina monetaria te­desca che è all’origine dell’attuale disa­stro finanziario...

di  - 
Per salvare l'articolo è necessario effettuare il login
Il governo Monti ha già rinunciato a governare. La rinuncia è in una dichiarazione di sudditanza alla dottrina monetaria tedesca che è all’origine dell’attuale disastro finanziario capace di scuotere fatalmente il futuro della moneta comune e dell’Unione: non c’è ragione, ha detto il professore,di introdurre cambiamenti nel ruolo della Banca centrale europea.
Angela MerkelAngela Merkel






Fatto, anzi disfatto. Governare vuol dire prendere un problema e risolverlo, affrontare le questioni strategiche e non limitarsi al minimalismo. Il problema d’emergenza in nome del quale è stato tolto di mezzo Berlusconi, capo di un esecutivo eletto, e rimpiazzato con un ministero parlamentare vecchia scuola, per di più tecnico e connotato fin dall’origine da uno sfregio alla sovranità nazionale travestito da cortesia e incoraggiamento europei, il governo del Preside con il suo Consiglio di facoltà, si chiama «titoli pubblici di debito dello stato italiano espressi in euro». Gli eccessivi rendimenti richiesti dal mercato finanziario, la ormai famosa Lady Spread, sono un attentato progressivo al lavoro, alle imprese, alle famiglie, e minacciano una crisi di liquidità capace di inchiodare all’immobilismo il sistema del credito e portarci dritti in recessione, con una tendenza deflazionistica di lungo periodo che confermerebbe, invece di invertirla, la cronica incapacità di crescere a tassi di sviluppo accettabili dell’economia reale italiana.
Questa la vulgata universalmente accettata. Questo il «FATE PRESTO» gridato in prima pagina dal giornale della Confindustria, poveretta. A sconto dei catastrofismi demenziali e politicamente, anzi faziosamente, motivati, questa vulgata è anche la verità.
Non è una verità piccola. Richiede riflessione e coraggio rimettere in discussione l’ortodossia germanica della moneta comune, che non è comune perché alla sua prima vera prova diventa un fattore di affossamento di mezza Europa, Francia compresa, e di tutela della sola economia tedesca con la sua virtuosa possanza. Le cronache riferiscono che Berlino è divisa: gli industriali sono tentati di cambiare le cose, perché sanno che le conseguenze della crisi da debito si faranno sentire anche per le loro esportazioni, ma la Cancelleria e le euroburocrazie modellate sulla Bundesbank sono succubi della paura dell’inflazione, che negli anni Venti produsse la grande catastrofe tedesca. Non solo, lo stato tedesco esprime una concezione del mercato, la famosa «economia sociale di mercato» di cui Monti è testimone accademico per l’Italia, che è in flagrante contraddizione con la mondializzazione della rete finanziaria e con la scelta di dare una moneta cosiddetta comune a economie che non hanno molto in comune e che non dispongono di un potere politico federale in grado di armonizzarle nei loro pilastri: il welfare, le tasse, la previdenza e la libertà dei commerci e della produzione dai lacci corporativi.
Lo scontro, sottolineato in questi giorni in modo clamoroso dall’invito pressante degli anglosassoni a cambiamenti radicali nella gestione della crisi da debito dell’euro, è tra un modello capitalistico di crescita e un modello socialistoide di stagnazione, fondato su tasse e prelievi punitivi socialmente e concepiti nell’insana idea che il debito non è un problema, è una colpa. Ha scritto il Wall Street Journal , ed è solo l’ultimo caso tra mille, che«il fardello del debito italiano non ha le sue radici nei recenti eccessi del governo- specie se confrontati con altri paesi del mondo- bensì deriva in gran parte da politiche introdotte più di trent’anni fa, che posero le fondamenta per l’euro». Abbiamo al governo un campionario della classe dirigente che ha assecondato e messo in opera quelle politiche, che crede in quel modello, e che si appresta a fare del motto «tasse & equità» il nuovo mantra controriformista e illiberale della nazione.
E invece gli italiani per tre volte avevano votato la libertà economica, che non ha saputo realizzarsi per i bestiali difetti e le anomalie della classe dirigente berlusconiana. Con il paradosso che un governo inchiodato al dottrinarismo rigorista cieco di Tremonti ora è sostituito, e dicono senza ridere che sia per garantire la cura della crescita, da un governo che di quel dottrinarismo è il portavoce storico.
Le voglio proprio vedere le riforme liberali di Monti. Voglio vedere come si trasformerà in sviluppo il ripristino di buoni rapporti protocollari con la Merkel a Berlino.
Voglio vedere se andremo oltre la ricapitalizzazione del debito pubblico, con una finta soluzione della crisi, fatta tutta a spese del ceto medio e della povera gente. Cominciamo male, e se la destra non riuscirà a definire una linea seria di uscita dalla crisi dopo la fase equivoca del governo di tregua e di sospensione della democrazia, finiremo peggio.

giovedì 17 novembre 2011

Stiamo in campana

Ho seguito il Presidente Mario Monti che ha illustrato il programma del suo governo al Senato della Repubblica, ne ho tratto una buona impressione anche se, dico la verità, mi sembrava di essere ritornata all'università, perchè Monti è proprio un professore, un bravo professore.
Mentre ascoltavo il Presidente del Consiglio pensavo anche alla situazione anomala che l'Italia sta vivendo. La  politica messa da parte e sul podio un governo di tecnici che probabilmente farà bene (lo spero) ma che non ha il consenso elettorale degli italiani. E questo da qualsiasi parte si guardi, non è espressione di democrazia.
E' assolutamente vero che la nostra classe politica ha dato il meglio di se in litigiosità e in insipienza, ma è anche vero che non può essere cancellata con un colpo di spugna da una prevaricazione del Presidente della Repubblica. Lo avrà fatto certamente per il bene del Paese,...forse, ma i dubbi restano.
Pare che questo governo sia stato fortemente voluto dall'Europa, perfino dagli Stati Uniti, l'una e gli altri ansiosi di mettere fine ad un governo con un Presidente del Consiglio scomodo. Pare che il colpaccio fosse pronto da almeno quattro mesi e si sia concretizzato come abbiamo visto.
Davanti all'emergenza finanziaria è stato abbastanza facile riportare i cavalli nella stalla, è così Berlusconi si è dimesso (lui ha accennato a qualche ricatto), il Pdl ha abbassato la testa e lo ha fatto anche il Pd, anche se i sondaggi lo davano favorito in  eventuali elezioni anticipate.
In questi giorni si sono accreditate molte tesi di complotto internazionale, si è parlato anche di poche persone che dall'alto della loro posizione mondiale condizionerebbero i mercati europei per far crollare l'unione e proporre poi il dollaro come mometa unica. Fantapolitica? Forse si e forse no.
Il dato di fatto oggi è che il nostro Paese ha esattamente il governo che ha indicato Napolitano dopo aver ascoltato i pareri di alti papaveri e che Francia e Spagna, per non parlare del Portogallo, sono messi malissimo.
Basteranno le credenziali internazionali del Professor Monti (Golden Sachs, Trilatere, ecc. ecc) a garantire l'Italia in questo contesto fantapolitico mondiale? A questo punto speriamo. Ma è giusto che grandi potentati economici muovano le pedine della finanza decidendo chi colpire e chi abbattere definitivamente sulla testa di milioni di persone inconsapevoli? Non sarebbe meglio un governo mondiale dei popoli invece di un governo mondiale dell'economia? Tutto questo è preoccupante sotto ogni punto di vista. Che strumenti hanno i popoli per salvaguardarsi da questo implacabile sistema economico mondiale? Non so dirlo, non sono un'economista, ma credo che tutti da ora ce lo dobbiamo chiedere.

Ecco chi è il professor Mario Monti

Si diploma all’Istituto Leone XIII di Milano. Nel 1965 consegue la laurea in economia presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano e si specializza all’Università di Yale (Stati Uniti) avendo come professore James Tobin, Premio Nobel per l’economia nel 1981. Nel 1969 è professore ordinario presso l’Università degli Studi di Trento. Dal 1970 insegna presso l’Università degli Studi di Torino, che lascia nel 1985 per diventare professore di economia politica presso l’Università Bocconi di Milano, dove diventa direttore dell’Istituto di Economia Politica. Monti è chiamato a rivestire incarichi di rilievo in commissioni governative e parlamentari: è relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione (1981), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario (1981-1982), membro della Commissione Sarcinelli (1986-1987) e del Comitato Spaventa sul debito pubblico (1988-1989)[4]. Dal 1988 al 1990 è vicepresidente della Comit. Sempre alla Bocconi assume la carica di Rettore (1989-1994) e successivamente quella di Presidente (1994), alla morte di Giovanni Spadolini. Commissario Europeo (1994-2004) Monti, in quel momento rettore della Bocconi, è indicato come candidato italiano per la nomina a commissario europeo nel 1994 dal governo Berlusconi I, assieme alla radicale Emma Bonino. Jacques Santer, presidente della commissione, gli assegna le deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità ed Unione Doganale. Nel 1999 la Commissione Santer si dimette in blocco, a causa di uno scandalo legato a cattive pratiche di gestione ed amministrazione da parte di alcuni commissari. Nel 1999 Monti viene confermato commissario europeo dal governo D’Alema I, che indica Prodi come secondo rappresentante per la Commissione UE, di cui lo stesso Prodi diviene presidente, e riceve la delega alla Concorrenza. Sotto la sua guida la Commissione Europea approfondisce il ruolo di controllo della concorrenza, inaugurando il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e bloccando nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust. Nel 2004 il governo Berlusconi II decide di non indicarlo per un terzo mandato nella commissione Barroso, indicando come unico candidato Rocco Buttiglione, poi sostituito da Franco Frattini dopo il rigetto della candidatura di Buttiglione da parte del Parlamento Europeo. Uno dei risultati più importanti della sua attività di ricerca in campo economico è il modello di Klein-Monti che descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio, risultato degli studi paralleli di Monti e del premio Nobel Lawrence Klein. È stato il primo presidente del “Bruegel”, un think-tank, nato a Bruxelles nel 2005, composto e finanziato da 16 Stati membri dell’UE e 28 multinazionali. Dal 2010 è inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[6]. Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company. Nel 2010, su incarico del Presidente della Commissione Europea Barroso, ha redatto un libro bianco (Rapporto sul futuro del mercato unico) contenente misure per il completamento del mercato unico europeo. Monti mantiene la carica di presidente dell’Università Bocconi. Idee e iniziative politiche In economia Monti sostiene il mercato, le liberalizzazioni e il rigore dei conti pubblici. Il 15 settembre 2010 Monti dà il suo appoggio all’iniziativa del gruppo Spinelli, fondato per rinvigorire la spinta federalista nell’Unione Europea. Assieme a lui, hanno dichiarato il proprio supporto Jacques Delors, Daniel Cohn-Bendit, Guy Verhofstadt, Andrew Duff, Elmar Brok. È editorialista de Il Corriere della Sera e autore di numerose pubblicazioni. La sua competenza e il rispetto che si è saputo guadagnare sia in ambito nazionale che internazionale hanno fatto sì che il suo nome sia stato più volte indicato per l’incarico di ministro in ambito economico sia in governi di centro destra che di centro sinistra. La sua autorevolezza di “tecnico” ha spinto Giuseppe Pisanu a indicarlo come una delle persone che potrebbero ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio per entrambi gli schieramenti. Il 2 settembre 2011 Monti dichiara la propria disponibilità ad un impegno in prima persona per salvare dall’impasse la politica italiana, dicendosi pronto ad una eventuale chiamata del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’ottica di formare un governo tecnico di transizione in caso di caduta del governo Berlusconi. Presumibilmente per un semestre ed in preparazione di nuove elezioni politiche anticipate da tenersi nella primavera 2013.