martedì 13 luglio 2010

Il piccolo gufo reale

Sembrava la solita passeggiata nel bosco, una delle tante che facciamo ogni mattino in questo caldissimo luglio, ed invece abbiamo fatto un incontro che ci ha regalato una fortissima emozione.
La nostra cagnona correva davanti a noi, il sentiero piano nella pineta non nascondeva pericoli e a lei non pareva vero di mettere il suo tartufone tra il fogliame e le piantine di mirtillo, poi l’incontro e il suo balzo indietro…. a lato di una grosso masso, quasi completamente mimetizzato con la flora del bosco, un piccolo di gufo reale con un’ala aperta e i suoi grandi occhi gialli  implorava aiuto.
Non amo particolarmente i pennuti, da bimba ho avuto un trauma legato alle piume dei piccioni e sono proprio le piume che mi fanno ribrezzo, ma il piccolo gufo mi guarda e comincia a muovere il becco come volesse parlare. Allontaniamo il cane e ci dedichiamo a lui, il primo pensiero è quello di chiamare un veterinario, ho il numero del cellulare e lo chiamo.
Il medico, molto disponibile, mi fa richiamare subito dopo dai guardiacaccia del luogo, cerco di localizzare geograficamene il piccolo, il luogo, il bosco dove potranno trovarlo. Evidenzio il luogo dove si trova con un bastone e una piccola borsa di plastica bianca a mo di bandiera…
Gli sono accanto ancora una volta prima di proseguire per la nostra passeggiata e gli sussurro:”Dai piccolo  non mollare, ora arrivano…. resisti e  non avere paura io ti voglio aiutare”, lui mi fissa con i suoi occhioni gialli e ruota il capo a 360 gradi, riuscendo a richiudere l’ala e ad adagiarsi su un fianco, credo abbia capito che non vogliamo fargli del male.
Ritorniamo dalla passeggiata ma lui è ancora li, richiamo i guardiacaccia, mi confermano che stanno arrivano…. non sono tranquilla, ma non posso fare altro, gli uccelli selvatici non vanno mai toccati, questo lo so.
Verso mezzogiorno  il guardiacaccia mi chiama per avvisarmi che il piccolo è stato raccolto ed inviato ad un centro di recupero, verrà curato.
Mi sento il cuore che scoppia di felicità, non so come mai, ma so che è una sensazione meravigliosa e che gli animali sono esseri speciali a cui noi qualche volta riusciamo anche a fare del bene.


ecco il piccolo di gufo




giovedì 1 luglio 2010

I malati di Alzheimer mantengono il ricordo emotivo

Un nuovo studio di ricercatori dell’Università dello Iowa offre una serie di indicazioni interessanti sulla modalità relazionale da tenere con le persone malate di Alzheimer e con problemi di memoria: anche se il paziente può dimenticare uno scherzo o un gesto di affetto, è però in grado di mantenere il ricordo dell’esperienza emotiva vissuta, e ciò può influire in maniera sensibile sull’umore generale del malato.
La ricerca si è svolta con l’osservazione di cinque pazienti affetti da un male neurologico raro che danneggia l’ippocampo, quell’area del cervello dove vengono immagazzinati i ricordi, sia quelli brevi che quelli a lungo termine.
I pazienti sono stati sottoposti all’esperimento con una tecnica di induzione delle emozioni, in pratica sottoposti alla visione di spezzoni di film con scene altamente emotive di tristezza e di gioia.
I ricercatori hanno così osservato, al follow-up che sebbene i pazienti non avessero mantenuto il ricordo delle scene, tuttavia erano ancora influenzati dai sentimenti che queste suscitavano, di allegria o di dolore.
Secondo gli autori dello studio, l’ippocampo è una regione danneggiata anche nei pazienti con il morbo di Alzheimer, e per questa ragione ciò che da loro osservato nei pazienti affetti da danno neurologico a quell’area del cervello accade presumibilmente anche nel caso dell’Alzheimer.
Ciò offre dunque un’indicazione su quanto in realtà il malato che apparentemente sembra dimenticare immediatamente la visita di un parente, una telefonata, un atto gentile e di riguardo nei suoi confronti in realtà sia in grado di mantenere a lungo l’emozione vissuta.
Un motivo in più, oltre a quello etico, concludono gli autori della ricerca, per trattare i malati di Alzheimer con il dovuto rispetto e dignità.

da:http://www.stetoscopio.net/neurologia/i-malati-di-alzheimer-mantengono-il-ricordo-emotivo/

NOTA PERSONALE
A volte la scienza fa scoperte che il tuo cuore aveva già fatto.
Sono emozionata per questa conferma e ringrazio la mia cara amica Enrica per avermi segnalato l'articolo.
E ora la battaglia contro il muro di indifferenza e di ignoranza che circonda questi malati continua e avrà questo slogan: "Ma chi lo dice che non si possa fare nulla ?"
Appuntamento a Vicenza il 24 settembre 2010 Giornata Mondiale dell'Alzheimer con il Prof. Trabucchi in una giornata di studio che sfocerà con la presentazione del mio libro "Papà mi portava in bicicletta" ritenuto indicativo di un nuovo approccio alla malattia.

giovedì 24 giugno 2010

Oggi si celebra il centenario dell'ALFA ROMEO:cari Alfisti, in alto i cuori!

L'Alfa Romeo fa parte della storia della mia famiglia.
Cento anni or sono, accanto all'ing. Romeo, fondatore della storcia fabbrica milanese, c'era un valente tecnico Amedeo Liva, mio nonno materno, in seguito all'Alfa lavorano i miei zii, i miei genitori, io e mio marito.
Ricordo con che grande emozione affrontai il mio primo giorno di lavoro .. ero stata assegnata alla Programmazione con il Dott. Fusi, avevo 17 anni e quello era il mio primo impiego. Anche mio padre lavorava in Alfa, era dirigente del settore logistico e spesso andavamo e al lavoro insieme. Dopo qualche tempo di dura gavetta, passai alla Qualità: un ufficio nuovo che aveva il compito di verificare la qualità delle vetture, io ero la segretaria dell' Ing. D'Auria. Ricordo che non esistevano orari, se c'era da omologare un particolare o un motore si rimaneva tutti in reparto ad oltranza, ma era tanta la passione per quello che facevamo che a nessuno sarebbe venuto in mente di andarsene a casa.I miei colleghi erano straordinari, tutti ragazzi giovani come me provenienti da diverse parti d'Italia, il clima che si era creato era di grande amicizia e collaborazione. Nella nostra "riservatissima" officina si testavano anche i prototipi, i collaudatori con le auto camuffate si cimentavano nelle prove di resistenza al gelo o al caldo percorrendo ininterrottamente 100.000 km nei luoghi più disparati. Di quel periodo ricordo una prova di guida sui tornanti che portano a Superga, eravamo li per il salone dell'auto di Torino: credo di non aver mai provato una emozione così bella. Mi capitava spesso di incontrare vecchi lavoratori che avevano conosciuto mio nonno e che mi parlavano di lui con molta stima.. la prima volta che accadde mi emozionai moltissimo e mi sentii importante, molto importante. Rimasi in Alfa per dieci anni, poi arrivò il mio primo figlio e per un po' di tempo feci la mamma. Nel frattempo mio marito era approdato al Portello nel settore Acquisti e così la fabbrica continuava a rimanere nella nostra vita. Poi la "nostra" Alfa venne regalata alla Fiat e tutto il bagaglio di esperienza e di qualità che l'avevano resa grande nel mondo, venne disperso.
Sono passati tanti anni e la mia vita ha preso altre direzioni, ma non ho mai dimenticato quel periodo fantastico, quel sentirsi parte di qualche cosa di grande, qualche cosa di cui andare fiera.

Domani per noi Alfisti si celebra una data importante. Forse avrò l'occasione di incontrare qualche mio ex collega o forse no, ma vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno condiviso con me questa straordinaria avventura
Manuela Valletti

lunedì 14 giugno 2010

Corsi pratici per migliorare la posizione lavorativa o specializzarsi

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La crisi economica sta per terminare, da molte parti riceviamo segnali di concreta ripresa. 


Vuoi essere pronto a riprenderti la tua fetta di mercato, o vuoi cimentarti in altri ambiti? 


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Sono ufficialmente aperte le iscrizioni per il prossimo corso nazionale: Seo Web Marketing Experience 2010



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Comunicazione e Pubblicita'
Marketing one to one

mercoledì 9 giugno 2010

“100X100” cento ALFA per cent’anni

Il C.M.A.E. e l’A.S.I., con il Patrocinio della Regione Lombardia e con la collaborazione di Alfa Blue Team e del COMIS, ente gestore del Parco Esposizioni Novegro, sono i promotori della Mostra che si terrà a Novegro dal 19 al 27 giugno 2010, interamente dedicata all’Alfa Romeo, dal titolo:




Perché questa Mostra?

Certamente questo che stiamo vivendo è un momento particolarmente difficile per tutte le Case Automobilistiche in generale e anche Alfa Romeo non sembra esente da questa analisi. 
Siamo comunque orgogliosi del marchio Alfa Romeo e orgogliosi che questo marchio si nato a cresciuto a Milano.

Ma è proprio perché trascinati da un impeto di orgoglio che il C.M.A.E. e l’A.S.I. accettano la sfida e con impegno intendono organizzare “uniti” questa importante Mostra.

La Mostra intende testimoniare e comunicare al visitatore l’importanza che il marchio Alfa Romeo ha avuto nel Mondo, e il prestigio che questo marchio ha recato sia a Milano che alla Lombardia oltre che a tutta l’Italia. 

Come abbiamo già affermato, le auto Alfa Romeo hanno rappresentato nel mondo l’eccellenza italiana, lombarda e milanese. Questa “eccellenza” era il risultato di un perfetto bilanciamento di tecnologia e stile, esperienza e innovazione, il tutto forgiato poi dalle mani esperte delle maestranze Alfa Romeo, coadiuvate da una miriade di piccoli artigiani lombardi. 

Quando e dove?

La Mostra verrà inaugurata sabato 19 giugno 2010, e si chiuderà domenica 27 giugno. Verrà allestita all’interno dei padiglioni del Parco Esposizioni Novegro su una superficie complessiva di circa 12.000 mq. coperti. 

Saranno inoltre disponibili 200.000 mq. scoperti che saranno destinati come punto di ritrovo dei Club, Scuderie, Associazioni che desiderassero darsi appuntamento per festeggiare con noi il Centenario Alfa Romeo (per prenotazioni www.parcoesposizioninovegro.it o tel: 02 70 20 00 22). 

La sede prescelta è particolarmente adatta all’evento in quanto si trova a circa 500 metri dall’Aeroporto di Linate, è dotata di ampi parcheggi, è facilmente raggiungibile in auto (tangenziale est, uscita Linate) ed è molto conosciuta sia dai milanesi che dagli stranieri in quanto sede di numerose manifestazioni e Mostre, anche attinenti i settori motoristico e collezionistico, che richiamano più volte l’anno da tutta Europa una grande quantità di visitatori. 

Cosa conterrà la Mostra? 

Saranno esposte 100 vetture, provenienti dall’Italia e dall’estero, messe a disposizione da collezionisti privati, musei e scuderie, in rappresentanza dei 100 anni dell’attività dell’Alfa Romeo. 100 preziose vetture che hanno fatto la storia dell’Alfa Romeo; dalle prime vetture turismo di inizio secolo alle vetture sportive che hanno vinto su tutti i circuiti del Mondo. 

Alcune di esse sono considerate “pezzi unici”, come l’Alfa Romeo RLSS del 1926 o la 2300 8C Monza del 1933 appartenuta al grande Tazio Nuvolari, e con cui vinse la Targa Florio e il Gran Premio di Monza.

Accanto ai “pezzi unici” saranno esposte anche le vetture “di serie”, tutte rigorosamente originali e conservate.

Un ampio spazio sarà dedicato ai “Grandi Carrozzieri Italiani” che hanno saputo “vestire” la “meccanica nuda” realizzata da Alfa Romeo e creare degli autentici gioielli che ancora oggi destano stupore e ammirazione anche tra i non “addetti ai lavori”.

È importante evidenziare che la maggior parte di essi erano Aziende milanesi; tra le più rilevanti ricordiamo la Carrozzeria Touring, la Carrozzeria Castagna, la Carrozzeria Zagato, e molti altri ancora. 

Da non dimenticare i mezzi militari Alfa Romeo, dalle mitiche “Pantere” della Polizia alle Alfa “Matta” dell’Esercito Italiano. 

Saranno presenti anche alcuni mezzi di trasporto storici, significativi della produzione Alfa Romeo; quei camion carichi di merci e quelle autocorriere utilizzate per anni dai viaggiatori e dai lavoratori italiani, che hanno avuto un ruolo molto importante nella storia d’Italia sia tra le due guerre che nel dopoguerra, tutti perfettamente restaurati e che non mancheranno di emozionare il pubblico. 

Al centro della Mostra, in un ampio spazio allestito “a giardino verde”, saranno proiettati filmati originali inediti sulla storia Alfa Romeo e dove, il C.M.A.E. e l’A.S.I. , saranno lieti di accogliere tutti gli amici e appassionati visitatori. 

Con la Mostra “100x100” il C.M.A.E. intende svolgere, con tutti gli appassionati Alfisti e le Istituzioni, una riflessione molto più profonda sul “fenomeno Alfa Romeo” e precisamente sull’importanza che questa Azienda ha avuto sullo sviluppo della città di Milano con la sua tipica operosità e con l’utilizzo di tutto quell’indotto formato da carrozzieri, tappezzieri e piccole società artigianali che, collaborando, hanno fatto crescere e diventare famose non solo le vetture Alfa Romeo ma anche la proverbiale capacità lavorativa lombarda, oltre alle ricordate mitiche carrozzerie Castagna, Zagato, Touring; infatti, oltre 50 fabbriche artigianali, influenzate dallo spirito emulativo, si gettarono con passione nel settore automobilistico e nella costruzione di autovetture, quali Bianchi, Isotta Fraschini, OM e Zust! 

Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca corso Monforte 41 20122 – Milano tel. 02 76 00 01 20 – fax. 02 76 00 88 88 cmae@cmae.it - www.cmae.it

mercoledì 2 giugno 2010

Forse una svolta sulle cause del morbo di Alzheimer

Una scoperta scientifica sembra individuare  le cause della malattia di Alzheimer e potrebbe portare a un completo nuovo approccio per la cura di questa devastante demenza.

La nuova teoria che sta conquistando la comunita' scientifica e' che il cervello colpito da Alzheimer e' distrutto non da placche (*sticky plaques*)a lungo considerate la causa primaria, ma da grumi di proteine.

Infatti le placche che coprono il cervello delle persone colpite da Alzheimer potrebbero essere invece una forma di protezione del corpo contro questi grumi proteici mortali.
Esattamente come l'ostrica crea la perla per proteggersi da un irritante granello di sabbia che si e' intrufolato in essa.

Per almeno 20 anni, seguendo la teoria delle “placche” come causa della malattia, le compagnie farmaceutiche hanno creato farmaci che le colpissero.

Ma gli esperimenti su cavie e topi pubblicati in Aprile potrebbero provare che queste placche sono solo la punta di un iceberg e cio' potrebbe portare la ricerca verso una nuova direzione.
Molti scienziati ora credono che questi grumi proteici che galleggiano liberamente siano la vera causa della malattia.

“Dove ci sono le placche non c'e' piu' azione” dice Sam Gandy. M.D. Della ricerca sul morbo di Alzheimer al centro Mount Sinai scuola di medicina di New York.

Il lavoro di Gandy e' basato su molti anni di ricerca verso questa teoria. Se la teoria e' corretta, allora I farmaci verso le placche- come molte delle medicine piu' promettenti creati in questi anni- non aiuteranno I malati. Potrebbero anzi fare anche peggio e piu' danni.
Gandy lavora con cavie create in laboratorio che hanno sviluppato la malattia ma hanno solo grumi amiloidi beta proteine e non le placche nel loro cervello.
Questo è l'esperimento finale che fa cambiare tutto dice Andrew Dillin dell'Istituto Salk in California e dell'Istituto medico Howard Hughes.

Lo sviluppo della ricerca e' emozionante, ma William Theis primario del reparto, invita alla cautela. Infatti il divario fra topi e umani e' grande e l'esperimento di Gandi va ripetuto e duplicato anche da altri scienziati prima che le compagnie farmaceutiche comincino a investire bilioni di dollari e creare farmaci a sostegno di questa teoria.

Nonostante cio' questa ricerca e particolarmente importante visto I nuovi dati dell'associazione per l'Alzheimer che dice che il numero di americani sopra I 65 anni che verranno colpiti dal morbo passera' da 5.1 milioni a 13.5 milioni in 40 anni.
A quel punto il costo delle cure per la malattia sara' oltre I $20 trilioni.

UNA RAGNATELA INTRICATA

La teoria di Gandy guarda la base scentifica della malattia in un modo completamente diverso.
L'Alzheimer sembra essere causato dall'accumulo di grumi di materiale formato da proteine impazzite.
Dice Gandy.

Queste proteine normalmente sono nel corpo, possono cambiare forma in molti modi. Possono assumere la forma di una pinzetta per capelli (o spillone per capelli tipo quello delle nonne) e formare fibre chiamate “ placche amiloidi” che si trovano proprio nei pazienti afflitti da alzheimer.

Questi grumi sembrano essere tossici per il cervello dice Gandy.
Lui sostiene che gli oligomeri e non le placche siano la causa della perdita di memoria caratteristica della malattia di alzheimer.
Gandy e I suoi colleghi hanno pubblicato il loro lavoro nel ANNALS OF NEUROLOGY in Aprile.
Dillin dell'istituto Salk in California ha cominciato a seguire la stessa teoria avanzata da questi scienziati molti anni fa ma l'idea era cosi' controversa che alcuni scienziati lasciavano la conferenza durante la sua presentazione.
Oggi sono in molti ad essere convinti che sia la teoria giusta.

UN TOPO SENZA PLACCHE

L'Alzheimer e' caratterizzata da due elementi principali: le cellule amiloidi appiccicose formate fuori dallle cellule del cervello e un groviglio di un'altra proteina,TAU, che e' arrotolata all'interno delle cellule del cervello.
Entrambe giocano un ruolo determinante nella progressione della malattia.

Gli scienziati avevano notato le placche circa 100 anni fa. Cio' nonostante ci siano sempre state delle controversie sul fatto che queste placche e il groviglio TAU fossero la causa della malattia.

Poi nel 2004 gli scienziati descrissero dei topi che non avevano le placche nel cervello ma mostravano segni di demenza. Altri scienziati mostrarono che topi a cui venivano iniettati oligomeri avevano perdita di memoria.
Un altro laboratorio di ricerca trasformo' gli oligomeri in placche- sono fatti della stessa materia- e quando questo trucchetto genetico venne applicato I topi mostrarono un miglioramento e la memoria miglioro'.

Allora Gandy e Il suo collega Michelle ehrlich, M.D. Professore al Mount Sinai crearono un topo geneticamente modificato cui le cellule del cervello producono solo oligomeri ma non placche.

“ Sam ha fatto l'esperimento più valido per mostrare anche agli scienziati piu' vecchi e conservatori che la sua teoria e' valida e quindi accettata, dice Dillin.

Non solo questi topi persero la memoria ma dopo la loro morte I ricercatori mostrarono che I topi con la perdita maggiore di memoria erano anche quelli con il maggior numero di oligomeri.

Gli oligomeri sembrano essere il nemico numero uno, concorda Rudolph Tanzi direttore della ricerca genetica e senile al General Hospital in Massachussetts e scienziato sull'Alzheimer e autore di “Decoding Darkness”: La ricerca per la causa genetica della malattia di Alzheimer.

LE PLACCHE SONO PERLE DEL CERVELLO?

Le placche e gli oligomeri sono originariamente formati dalla stessa proteina che si trova nel corpo. Queste proteine avariano naturalmente nel corpo nel corso di tutta la nostra vita.
Tanzi e altri sospettano che quando il corpo invecchia, troppe di queste proteine si aggrumano, gli oligomeri, creando un dannoso accumulo nel cervello. Potrebbero anche scatenare la creazione dei grovigli TAU scombinando il sistema di segnalazione del cervello.
Il cervello potrebbe provare a rimuovere gli oligomeri creando placche.
Tanzi arriva a chiamare queste placche “perle del cervello”. Dice che e' lo stesso sistema che crea la perla nell'ostrica come reazione all'intrusione di un granello di sabbia.
In pratica il cervello creerebbe placche per intrappolare I microbi che lo stanno infettando.

Ricercatori hanno trovato che persone senza demenzia hanno il cervello coperto di placche.
Potrebbe essere che il loro cervello e' stato molto capace a convertire gli offensivi granelli di sabbia in perle.

MEDICINE DA OSSERVARE

Tutto cio' potrebbe spiegare come mai nella ricera pubblicata nel British journal THE LANCET in marzo si dichiara che nonostante il nuovo farmaco BAPINEUZUMAB sia in grado di ridurre le placche nel cervello I pazienti non hanno mostrato miglioramenti.
Potrebbe anche spiegare il fallimento del farmaco, una volta promettente, Alzhemed che agiva contro la formazione di placche nel cervello.

Dillin teme che questi farmaci designati alla ditruzione delle placche potrebbero addirittura accelerare la malattia.

“ Penso che le placche siano un segno che il cervello sta provando a fare qualcosa di benefico nelle ultime fasi della malattia” Dillin dice “ Se togli queste placche, formerai oligomeri e cio' potrebbe essere anche peggio.
Nello stesso tempo troppe placche sono dannose per il cervello e interferiscono nella sua funzione.

I Ricercatori dicono che oggi ci sono nuove medicine che si stanno creando che potrebbero funzionare con la nuova teoria.

Tanzi sostiene che che questi farmaci potranno prevenire la malattia o almeno rallentarla ma non distruggeranno completamente gli oligomeri ma almeno potranno rallentarne la produzione.

Non aspettatevi di colpire gli oligomeri con un martello e avere comunque le funzioni del cervello normali. Cosi' come le statine diminuiscono il colesterolo ma non lo eliminano completamente dal corpo. Cio' che serve ora e' un farmaco che rallenti la produzione di oligomeri.

Tanzi e' il coproduttore di due compagnie, Farmacia Neurogenetica e Prana Biotecnologia che stanno sviluppando questo tipo di farmaci.

Il miglior farmaco e' ancora da farsi, e' difficile essere un paziente con un malattia cosi' ma siamo gia' oltre la prima fase di farmaci falliti.

Compara la prima fase di farmaci per l'Alzheimer come un ragazzino di 10 anni che tira la palla da meta' del campo.
Adesso abbiamo una squadra intera nel campo che gioca e corre verso la meta.

NON COSI' IN FRETTA

Comunque, Theis dell'associazione per l'Alzheimer di Chicago e' cauto circa questo nuovo approccio verso la malattia.
Dice che e' troppo presto e il risultato dei tre farmaci in prova dara' una prova determinante a sostegno di questa teoria.

Theis sostiene che vorrano almeno 10-15 anni per ottenere un farmaco che mira ai oligomeri invece che alle placche. Ancora molto lavoro deve essere fatto prima che qusta ricerca si traduca in aiuto vero verso I malati.

Comunque aggiunge che questa prima ricerca di base e' vitale ad aiutare I ricercatori a trovare la cura per la malattia.

Il fatto e' che senza l'adeguato supporto per questo tipo di ricerca di base non c'e' speranza.

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questo articolo è pubblicato su ARPP- USA Retired Persons,e gentilmente tradotto in Italiano da Claudia Azzalin .

giovedì 27 maggio 2010

Serve più coraggio

Riporto  un articolo dell'amico Vito Schepisi, che condivido completamente.

Cerchiamo d’esser seri, però, se ci riesce. La manovra da 24 miliardi di Euro in due anni contiene cose scontate. I provvedimenti approvati dal CdM, per lo più, erano già sulla bocca di tutti da qualche settimana. Lo erano almeno da quando la speculazione, traendo spunto dalle difficoltà dei conti pubblici della Grecia, ha preso d’assalto l’Euro e le borse dei paesi che adottano la moneta europea.
Gli interventi della Commissione Europea, quali il sostegno alla Grecia con l’erogazione di un prestito che consentisse al paese di Socrate e Platone (come è stato rilevato da Prodi e compagni in occasione del suo ingresso tra i paesi dell’Euro) di onorare gli impegni finanziari in scadenza, e la costituzione di un fondo che servisse a fronteggiare l’urto speculativo degli “squali” dei mercati, si sono mostrati utili, anzi utilissimi, ma non sufficienti.
Gli altri provvedimenti di singoli paesi, come quello solitario della Germania di impedire la trattazione dei titoli allo scoperto, sono risultati inefficaci, se non dannosi. E’ buona, invece, l’idea di un’agenzia di valutazione del debito di matrice europea, fuori dal controllo della speculazione, ma sarebbe inefficace se il debito pubblico in Europa, nella sua globalità, non dovesse scendere. Meglio, infatti, intervenire sulle cause che mitigarne gli effetti.
Ogni Stato europeo, per fronteggiare l’assalto, deve fare la sua parte. E deve farla subito, prima che gli attacchi speculativi, come è successo per la Grecia, uniscano al danno altro danno.
Da questa crisi emergono almeno due segnali di criticità per la moneta unica europea e per riflesso per i mercati finanziari. Una può essere risolta con un coraggioso impegno politico e coi sacrifici dei cittadini, ma l’altra, al momento irrisolvibile, non è meno importante.
E’ evidente che la prima delle criticità, la risolvibile, è quella che mette in discussione il ricorso al debito pubblico per finanziare sia gli investimenti che il sistema sociale degli stati europei. Va bene il debito utilizzato per gli investimenti, quando funge da leva per produrre ricchezza, meno bene, invece, quello contratto per sostenere l’onere dei servizi e della spesa sociale. Sotto la lente d’ingrandimento per il debito pubblico, ora, sono quasi tutti i paesi europei, anche quelli politicamente ed economicamente più solidi. La recessione ha messo a dura prova il sistema finanziario di molti paesi. Molte banche hanno rischiato la chiusura. L’Italia, per fortuna, è rimasta quasi indenne da questo pericolo, ma sul fronte del debito aveva già problemi di suo.
L’altra criticità riviene dal fatto che alla moneta europea manca un riferimento diretto coi mercati mondiali delle materie prime. Per intenderci manca quell’aggancio, come l’ha il dollaro, al mercato internazionale dei rifornimenti primari al sistema produttivo, come il petrolio, ad esempio.
Se l’Euro fluttua la partita è tutta finanziaria. Se la moneta europea perde valore rispetto al dollaro, serviranno più Euro per l’acquisto della materie prime. E qualora, per effetto dei cambi, si creino vantaggi per la collocazione dei prodotti europei sui mercati, succede che i paesi coinvolti adottano misure protezionistiche, come accade spesso negli Usa. In teoria la fluttuazione dell’Euro può essere utilizzata producendo enormi guadagni speculativi, pur mantenendo invariati i flussi di mercato sulle materie prime. Che pacchia, ad esempio, per gli sceicchi, padroni del petrolio, che ricavano dollari che utilizzano sui mercati europei per comprare, a prezzi stracciati, pezzi di territorio e partecipazioni industriali!
Ma torniamo all’Italia ed alla manovra. C’è da rilevare che, rispetto alle dimensioni degli interventi di altri paesi europei, e se rapportato al debito pubblico estremamente elevato, il coraggio italiano si è rivelato abbastanza timido. La manovra risente di un clima politico difficile, ma soprattutto di molta preoccupazione per la coda della crisi recessiva. In una fase di lenta crescita della produzione industriale è, infatti, da evitare che la riduzione della spesa finisca col comprimere la possibilità di dar respiro ai consumi, penalizzando così la stessa ripresa e l’occupazione.
Ciò che manca nel piano del Governo è un taglio più deciso delle spese e soprattutto appare carente lo spessore strutturale delle misure. Se analizziamo la manovra, consistente in tagli, risparmi ed entrate per 12 miliardi ad anno per i prossimi due, e se dall’altra parte, ad esempio, ci si sofferma sul costo per interessi del debito pubblico pari a circa 70 miliardi di Euro ad anno, si capisce che il discorso sul debito pubblico e sui tagli non si chiuderà qui. Se non arriverà la ripresa, e se non aumenteranno le entrate, sarà sempre più difficile contenere la spesa senza adottare ulteriori tagli. Molto difficile!
Vito Schepisi

lunedì 24 maggio 2010

La S.Cresima del mio nipotino

Il mio nipotino Emanuele ha ricevuto ieri il Sacramento della S. Cresima, per l'occasione la famiglia si è ritrovata nel Duomo di Saronno per assistere alla cerimonia.
I bimbi, 11 anni, sono stati parte attiva di tutta la celebrazione con i loro canti e alla fine, uno ad uno, si sono presentati davanti al Vescovo scandendo ad alta voce il proprio nome per l'imposizione delle mani.
Mi sono meravigliata nel vedere la grande naturalezza dei bambini, la semplicità con la quale si sono accostati al Sacramento, non erano distratti da nulla, i loro abiti erano quelli di tutti i giorni.. jeans e camicia per i maschi e gonna e maglietta per le femmine.
Tutto è finito con un piccolo rinfresco nel bar della Villa Comunale, qualche tartina, qualche trancio di pizza, frutta e dolce. Una festicciola carina che ci ha permesso di scambiare quattro chiacchiere tra noi adulti in completo relax, visto che poi ci si incontra solo in occasioni come questa. Emanuele era raggiante e dopo aver fatto festa al buffet, se ne è andato tranquillamente a giocare con i suoi amici, cresimandi anche loro.
Una bella giornata che resterà nell'album dei ricordi della nostra famiglia.

venerdì 21 maggio 2010

Lo scandalo Santoro: 17 milioni di euro alla faccia degli abbonati RAI


A
nnozero cala il sipario - Dopo la puntata di questa sera dedicata al Vaticano, la trasmissione Annozero, il tanto contestato programma di Michele Santoro, va in pensione. È il risultato dell'accordo di divorzio, consensuale, tra il coduttore più odiato della destra e più amato dalla sinistra e da "mamma" Rai. Il conduttore lascia così l’azienda con sei anni di anticipo per lanciarsi nella libera professione.

Il futuro - E così Santoro inizierà ad occuparsi del suo futuro, certamente non nebuloso considerato che sono previsti 3milioni di euro per la sua liquidazione e 14milioni per una collaborazione lavorativa dei prossimi due anni. E con lui ci sarà a lavorare tutto il suo entourage. Il giornalista, con tutti quei soldini, dovrebbe realizzare almeno 14 puntate di docu-fiction, dal provvisiorio titolo "Signor M.", più altri programmi da piazzare nelle varie reti. Tra queste dovrebbero esserci anche delle prime serate. Emergono anche le prime indiscrezioni sul contenuto delle prime due puntate: una sulle opere e sulla vita di Gesù, l'altra sulla storia di Adolf Hitler.

RaiDue e gli altri canali - Ci sono poi altre questioni da non sottovalutare, ovvero gli aspetti tecnici. Pare che Santoro non voglia ricorrere al personale interno ma stia puntando a operatori e autori esterni: probabilmente il quasi ex conduttore di Annozero aprirà una sua casa di produzione. Ma veniamo alle reti delle trasmissioni. Forse non sarà RaiDue a ospitare ancora il giornalista. Del resto con la venuta del digitale terrestre, Viale Mazzini potrebbe decidere di dirottare l'uomo su altri canali. In questo modo RaiDue potrà pensare a rimpilzare il palinsesto con nuove proposte per il giovedì sera.

Le reazioni - Ma mentre Santoro parla di "scelte dell'azienda fatte per l'interesse del pubblico", il pubblico non ha per niente capito quale sia il suo interesse. Il direttore generale, dicono da Viale Mazzini, non ha fatto altro che dare seguito al cosiddetto "esodo incentivante". Un esodo davvero generoso visto che lo stipendio di Mister Santoro supera anche quello di Masi stesso. Il girnalista costa alla rai 998mila euro lordi (750mila netti). A Masi ne spettano solo 715mila. Intanto il mondo della politica continua a ragionare sull'operazione. Il presidente dell'associazione Lettera22, Paolo Corsini, parla di operazioni imbarazzanti. Il componente dell'esecutivo dell'Usigrai Stefano Campana e il consigliere dell'Fnsi Luigi Monfredi affermano: «Da Annozero a sei zeri. La soluzione del caso Santoro è quantomeno imbarazzante».

domenica 16 maggio 2010

Salone internazionale del libro di Torino

Il mio libro "Papà mi portava in bicicletta" è stato oggetto di grande interesse, è stato un bel pomeriggio, l'incontro con i lettori è sempre  interessante e l'interscambio che si crea arricchisce molto.
L'argomento trattato nel libro non è dei più facili, ma io ci ho messo il cuore e la gente lo ha capito.
Sono stata invitata a Vicenza per la presentazione del libro il prossimo 24 settembre in occasione della Giornata mondiale dell'Alzheimer, ci sarò.
Ecco qualche immagine:

le domande dei lettori


lo stand

MILANO: Cronaca di una invasione bellissima!


MILANO - L’aperitivo del raduno è un rabarbaro, l’amarcord più dolce: «Io ho fatto parte del Terzo, il più milanese e il più decorato. Sono orgoglioso di ospitare "in casa" il mio Reggimento». Orlando Chiari è il titolare dello Zucca in Galleria, ha affisso in vetrina la coccarda col motto maiora viribus audere perché qui accoglierà i suoi commilitoni, gli ex del Terzo in arrivo al 58esimo raduno nazionale. Chiari ha 76 anni e un pezzo di vita militare da raccontare: «Ho fatto il soldato nel 1995, diciotto mesi di naja nella sezione sportiva, sollevamento pesi per la Pro Patria. Che dire di più, ne sono orgoglioso». Il Bar Zucca è uno dei dodici «Punti cremisi» scelti dall’Associazione nazionale bersaglieri «per consentire ai vecchi amici di incontrarsi». Sono locali pubblici, ristoranti, librerie del centro, dal Bar Mercanti allo Spizzico di piazza Duomo, dal Caffè Motta al Visconteo: ad ogni insegna è associato un reggimento, non ci si può sbagliare. Il Biffi del direttore Gianni Valazza, per dire, aspetta il Settimo bersaglieri e il Decimo battaglione Bezzecca: «Ho ancora qualche amico nel Settimo, spero di ritrovarlo». Buona fortuna.
Corso Venezia e piazza Duomo hanno un cielo di tricolori sospesi, molti negozi hanno vestito le vetrine con divise e mostrine, Peck ha scolpito fanti di cioccolato bianco. Nella sede dell’Associazione nazionale bersaglieri, giovedì, sono state ore convulse di preparativi:a metà pomeriggio s’è presentato un pensionato di 86 anni, ha chiesto una bandiera da esporre alla finestra, «sono un ex bersagliere anch’io, voglio partecipare in qualche modo, ma sono anziano, non so se potrò venire alla sfilata». È sufficiente così.

La festa è iniziata venerdì, con l’arrivo del medagliere nazionale a Palazzo Marino (ore 10), l’alzabandiera in piazza Duomo e la deposizione d’una corona d’alloro al monumento al Verziere (dalle 11.30). Alle 15 le prime fanfare sugli autobus scoperti: hanno suonato per i cittadini, nelle strade. Alle 20.30, concerto al Teatro Dal Verme (ingresso libero, fino a esaurimento posti).


L’invasione dei centomila corre sulle note di settanta fanfare, fino alla sfilata di domenica (ore 10, da Porta Venezia a piazza Duomo). È un’invasione di terra e dall’acqua, con l’esercitazione al Castello Sforzesco (sabato, ore 15), il viaggio delle fanfare sui Navigli e l’approdo dei battelli in Darsena (sabato, ore 16), fino ai concerti in 15 piazze storiche (ore 21.30) e all’inno nazionale in piazza Duomo (ore 23.45). 

giovedì 13 maggio 2010

Milano: tre giorni con i Bersaglieri

I fanti piumati (ne sono attesi 100mila), si ritroveranno infatti da domani a domenica sotto la Madonnina per il loro 58° raduno nazionale, dopo un’assenza dalla città durata 33 anni. «Una scelta non casuale - ha dichiarato Benito Pochesci, presidente dell’Associazione nazionale bersaglieri, durante la presentazione di ieri a Palazzo Cusani - perché il capoluogo lombardo è legato a filo doppio con il corpo e la sua storia, a cominciare dal glorioso Terzo Reggimento». La manifestazione culminerà nella sfilata di domenica mattina, in rappresentanza delle 650 sezioni in Italia e all’estero (Australia e Canada compresi), con partenza alle 10 dai Bastioni di Porta Venezia e arrivo in piazza Duomo, ovviamente di corsa, alla presenza, tra gli altri, del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e del capo di Stato maggiore dell’esercito, Giuseppe Salotto. Particolarmente ricco il calendario degli eventi di contorno, a cominciare dalla presenza in città (e in ben 36 comuni dell’hinterland) di 70 fanfare in congedo, provenienti da tutta Italia. Proprio domani sera, al Teatro Dal Verme (ore 20.30, ingresso libero), ci sarà un concerto con quattro fanfare in contemporanea. Milanesi  esponete il tricolore!

giovedì 6 maggio 2010

Oggi all'università di Salerno si parla di mio padre Ferdinando Valletti e della sua deportazione


Appuntamento a TORINO al Salone Internazionale del Libro dal 13 al 17 maggio 2010

Il mio editore  BOOPEN sarà presente con il mio libro "Papà mi portava in bicicletta" al padiglione 1 - stand 22. Mi troverete li..

domenica 2 maggio 2010

Alhzeimer: nuove terapie invece dei soliti farmaci dannosi

Sono lieta di riportare una notizia che apre il cuore alla speranza per chi è malato di Alzheimer e per i suoi famigliari, ricordo che ho provato di persona la positività della vicinanza dei cani con il mio papà che aveva proprio questa malattia, di loro racconto  ampiamente nel mio libro "Papà mi portava in bicicletta", chi volesse acquistarlo trova il link qui a lato.


Animali e musica contro l'Alhzeimer



Riducono disagi psichici della malattia
Le terapie non farmacologiche possono essere un valido aiuto per i malati di Alzheimer. La pet therapy, ovvero il compito di prendersi cura di un animale, oppure la possibilità di interagire con una bambola, o il fatto di ascoltare la musica non possono di certo bloccare la progressione della malattia, ma hanno un influsso positivo sui disagi psichici legati al male, come aggressività, agitazione, allucinazioni e insonnia, che possono ridursi anche del 60%.


I buoni risultati possibili con le cure non farmacologiche dell'Alzheimer sono stati presentati e discussi dagli esperti riuniti per il decimo Congresso dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria, a Gardone Riviera in provincia di Brescia.

E' noto che, quando ci si ammala di Alzheimer si perde man mano il contatto con il mondo: si dimentica il nome degli oggetti, non si riconoscono più le persone care, non si riesce più ad esprimersi e a parlare. Le terapie sono ancora scarse, ma le strategie alternative riescono a dare sollievo almeno in alcuni aspetti della malattia. ''I farmaci per la cura dell'Alzheimer possono solo rallentare la progressione dei sintomi - spiega Marco Trabucchi, presidente dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria - Si sono quindi diffusi approcci di medicina alternativa, che hanno resistito alla prove di efficacia e vanno sempre più conquistandosi uno spazio tra le cure accettate a tutti i livelli": Tra queste ci sono la doll therapy e la pet therapy, che hanno lo scopo di focalizzare su un compito l'attenzione della persona ammalata di demenza, ad esempio quello di giocare con un cane, un gatto, un criceto o una bambola, evitando in questo modo di concentrarsi sulle idee che riempiono in maniera scoordinata il cervello, e che producono ansia, agitazione e uno stato permanente di disagio.

Una ricerca dell'università di Tolosa in corso di pubblicazione ha dimostrato che in questo modo si riducono del 60 per cento i disturbi comportamentali, si creano le condizioni per un miglior adattamento all'ambiente e il paziente riesce anche ad alimentarsi meglio. Gli esperti ricordano che la compagnia di un piccolo animale o di una bambola deve essere comunque mediata da un operatore, che indirizzi e aiuti il paziente: in questo modo si ottiene un ambiente più sereno, in grado di favorire i momenti di riposo e un'alimentazione più tranquilla. "Non sappiamo perché ciò accada - ha precisato Trabucchi - forse c'è una regressione all'età infantile, si attivano ricordi cancellati solo apparentemente dalla malattia, si riescono a sfruttare le capacità affettive residue". Purtroppo l'effetto di pet e doll therapy non dura più di un giorno, precisa l'esperto, ed il giorno successivo bisogna ricominciare da capo.

La terapia con la musica è invece più articolata. Secondo uno studio in via di pubblicazione su Aging and Mental Ealth, condotto dal gruppo di ricerca Geriatrica di Brescia coordinato sempre dal prof. Trabucchi, la musica funziona come una sorta di chiave per accedere alle emozioni dei malati: riduce l'ansia, la depressione l'aggressività e persino le allucinazioni dei malati, con effetti migliori anche dei farmaci e soprattutto senza effetti collaterali. Nel nostro Paese i malati di Alzheimer sono ormai 600.000, in crescita al ritmo di 150.000 nuovi casi ogni anno.

martedì 27 aprile 2010

"Papà mi portava in bicicletta" al Salone Internazionale del Libro di Torino

La bella notizie è arrivata ieri dal mio editore, che cosa possono dire... ne sono lieta. Amo molto questo mio libro, all'apparenza è un diario sofferto di quattro anni trascorsi accanto al mio papà ammalato di Alzheimer... in realtà è la memoria di eventi che hanno cambiamo la mia vita e che sono li, scritti nero su bianco a testimoniare il mio cambiamento. 
La narrazione è lieve e intensa nello stesso tempo, il grande amore che avevo e che ho per mio padre, morto il 23 luglio del 2007, traspare da ogni pagina del libro e mette in evidenza il rapporto speciale che io e lui abbiamo sempre avuto e che ha origini certamente da una affinità di carattere ma anche dal modo in cui "ci siamo conosciuti".. lui mi ha sempre detto di aver  lottato disperatamente per la sua salvezza nel Campo di Sterminio di Mauthausen perchè voleva conoscere il figlio che sapeva di aspettare, quella bimba ero io e mi vide per la prima volta quando avevo 10 mesi.
Pur essendo nato nel 2008, il libro è stato presentato solo ieri per la prima volta in pubblico a Forlì. Il dolore per ciò che è accaduto era ancora troppo vivo e io non riuscivo a parlarne, parlava il libro per me, ma non era la stessa cosa.
Nonostante questa mia reticenza il libro sta facendo un suo percorso di successo, è stato l'ispirazione di un "corto" e proprio in questi giorni sto ricevendo inviti da molti enti, che dopo averlo letto, desiderano che io ne parli.
La più grande intima soddisfazione che ho ricevuto dopo l'evento di Forlì  è stata una frase che mi ha rivolto una persona che ha assistito alla presentazione ed è stata questa: "La ringrazio perchè lei mi ha insegnato a non avere paura della malattia".. E' bellissimo.
Ora il Salone del Libro di Torino.... 



Chi volesse acquistare il libro, lo trova sulla banda laterale.

lunedì 26 aprile 2010

La bellissima esperienza di Forlì

Sono di ritorno da un weekend a Forlì dove ho presentato il mio libro "Papà mi portava in bicicletta". E' stata una bellissima esperienza! Premetto che questo libro è stato presentato ufficialmente in pubblico per la prima volta proprio in questa occasione, lo scorso anno il dolore per la mia vicenda personale era ancora troppo vivo  e non mi era possibile parlarne, ora le cose vanno meglio e finalmente ho potuto farlo.  La presentazione era stata preparata nei minimi dettagli, era accompagnata anche da slides che mostravano stralci della mia vita e le presenze erano  molto qualificata. L'evento è stato organizzato dall'Associazione Culturale Poliedrica e realizzato concretamente da Guido Passini e Silvia Navoni, era presenta il Comune di Forlì con l'Assessore Drei (Servizi Sociali), l'Assessore al Decentramento e il Presidente della Circoscrizione 2. I rappresentanti dell'Associazione " Rete Magica" (che supporta i malati di Alzheimer e le loro famiglie) ha introdotto l'argomento e ha raccontato come viene affrontata questa terribile malattia a Forli, credo che dovrebbe essere presa a modello in molte altre parti d'Italia. Io cercherò di farlo con la mia Associazione "Il Ciclamino". 
Ho presentato il libro e ho risposto ad una serie di domande intense sulla mia esperienza personale accanto al mio papà e  sulla necessità di mantenere i malati nel loro ambiente familiare quando possibile, sono emersi quadri di vita che hanno molto commosso i presenti che hanno a lungo applaudito e che alla fine si sono  complimentati.
Ho saputo proprio ora che il libro verrà inviato al Salone Internazionale del Libro di Torino, ne sono lieta.
L'unica considerazione che posso fare e questa: quando si scrive con il cuore e si ha il coraggio di mettere a nudo le proprie emozioni si trova sempre dall'altra parte persone dotate di grande umanità che apprezzano e alla fine si riesce anche a dare un contributo positivo a tanta sofferenza.

mercoledì 21 aprile 2010

Bella serata e grande successo!!!

Ieri sera nella sede istituzionale della circoscrizione 8 di Milano, è stato presentato il documentario DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE realizzato dal regista veronese Mario Vittorio Quattrina e tratto dal mio libro che porta lo stesso titolo. L'occasione era la celebrazione dell'anniversario della Liberazione.
Ho avuto il grande piacere di incontrare diverse insegnanti che conoscevano mio padre e che  ricordavano perfettamente il suo intervento nelle loro classi, è stato  un momento commovente che poi si è completato nella  visione del documentario. 
Erano presenti anche lo storico del Milan, dott. La Rocca, i rappresentanti dell'ANPI di zona, i rappresentanti del gruppo Anziani dell'Alfa Romeo con la loro gloriosa bandiera, tutti si sono stretti a me in un affettuoso abbraccio e per questo li ringrazio di cuore.
Il regista ha avuto i complimenti di tutta la platea per il bellissimo lavoro che ha svolto, 45 minuti di storia e di grande umanità, un modo di raccontare che tiene lo spettatore incollato alla poltrona. Alcuni passaggi del film sono veramente toccanti e la narrazione in prima persona di mio padre fa si che la sua presenza diventi palpabile.
Dal rappresentante del Milan sono state annunciate iniziative importanti sia per il documentario che per il progetto dell'Associazione Culturale Ferdinando Valletti che si impegnerà nelle scuole, in collaborazione con l'Associazione Storia Viva di Verona,  con un concorso grafico/letterario dal prossimo anno scolastico.

domenica 18 aprile 2010

Quando una partita di calcio ti salva la vita..



Nel documentario/fiction DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE, di cui vedete la locandina,  la storia di Ferdinando Valletti, ex giocatore del Milan, deportato a Mauthausen e la sua straordinaria vicissitudine
 Nell'ambito delle iniziative per la celebrazione del 25 Aprile - Festa di tutti gli Italiani - l'Associazione Culturale Ferdinando Valletti e il Consiglio di Circoscrizione 8 di Milano invitano i milanesi alla proiezione del documentario DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE realizzato dal regista Mauro Vittorio Quattrina e tratto dal libro di Manuela Valletti che racconta la deportazione del padre Ferdinando.
Il documentario narra la vicenda umana di Ferdinando Valletti che deportato a Mauthausen nel marzo del 1943 per aver partecipato allo Sciopero dell'Alfa Romeo, riuscì a salvare la sua vita e quella di molti compagni per aver accettato di giocare una partita di pallone con le SS.......
Sia Manuela Valletti, che il regista Mauro Vittorio Quattrina saranno presenti all'evento.
E' stato invitato anche lo Storico del Milano, Dott. Luigi La Rocca

20 APRILE 2010 - MILANO, VIA QUARENGHI 21 
SALA DEL CONSIGLIO DI CIRCOSCRIZIONE 8



ASSOCIAZIONE CULTURALE FERDINANDO VALLETTI

TELEFONO 02325820 - CELL.3926961133

lunedì 12 aprile 2010

Ma questo Paese si può pacificare?

Agli italiani le riforme istituzionali fanno venire sonno o irritazione ai testicoli per tre ragioni chiarissime: perché riguardano il Palazzo e non il Paese che avverte ben altre priorità; perché sfilano i soliti modellini stranieri che appassionano solo i collezionisti di ingegneria istituzionale e i loro indossatori politici; perché si dicono ma poi non si fanno, sono solo gravidanze isteriche.
Ma potrebbero diventare più interessanti se fossero tradotte in vita reale. Ovvero: se garantissero ai cittadini governi di legislatura con pieni poteri e piene maggioranze, senza più alibi di comodo e inconcludenti mediazioni; se fossero inserite in una riforma della politica che dimezzasse il numero dei politici e i costi, magari con un sistema elettorale che restituisse ai cittadini la piena facoltà di scegliersi i propri rappresentanti; e se fossero fatte sul serio, realizzate e vigenti già dalle prossime elezioni politiche. Traduco ancora più chiaramente: se tu sai che con la riforma avrai governi che durano cinque anni e che hanno maggioranze solide, del 60 per cento; se tu sai che i parlamentari passano da mille a cinquecento, che si dimezzano gli enti locali, le authority e si sfoltiscono le assemblee; se tu sai che questa è veramente la volta buona perché ci sono tempi (tre anni di calma) e voti (in caso di mancato accordo c’è una larga maggioranza), allora il discorso cambia. Così la riforma istituzionale servirebbe per governare meglio e realizzare le riforme che interessano davvero la gente, togliendo alibi a chi governa e ricatti a chi non vuol far governare.
Ma l’utilità di una riforma istituzionale sarebbe anche un’altra: creerebbe una tregua sostanziale fra i leader. Perché è inutile menarsela: dietro ogni progetto di riforma non c’è il bene del Paese ma c’è la carriera dei leader, la loro collocazione e il loro tornaconto. Non nascondiamocelo. Allora lasciamo da parte i discorsetti astratti del tipo sistema francese o giapponese e vediamo il caso italiano: qui il problema è dare una prospettiva ai leader, alle eventuali new entry in lista d’attesa e sbloccare la situazione: dico Fini e Casini, Tremonti e i leghisti, Bersani e Di Pietro, Draghi e Montezemolo, solo per fare qualche esempio di outsider. E dico, prima di tutti, Berlusconi. Non per tifoseria ma perché il sistema bipolare regge sull’amore-odio per Berlusconi e dunque se non si concerta una soluzione per lui e con lui, che detiene il pacchetto di maggiore consenso reale, non si va da nessuna parte.
Hanno cercato di farlo deragliare con le inchieste, con i pentiti del Pdl, con il voto. Ma non ci sono riusciti. Allora le soluzioni sono due: una, drastica e criminale, è quella di eliminarlo fisicamente, lanciandogli non la statuina del Duomo ma l’originale addosso, così magari si prendono due piccioni con una fava, colpendo pure la Chiesa. L’altra, più ragionevole e vantaggiosa, è accordarsi con lui. E quale può essere la soluzione? Negoziare con lui per avere campo libero alle prossime elezioni politiche senza di lui che catalizza i consensi e i dissensi. E come si può fare? Facendolo governare in pace per tre anni, dandogli cioè la piena possibilità di realizzare le riforme, comprese le riforme istituzionali. E poi mandandolo al Quirinale. Ma se ci va dopo una riforma all’americana, diventa l’asso pigliatutto, perché da capo dello Stato sarebbe pure capo del governo. E gli altri non ci stanno, è comprensibile. Allora, approfittando dell’età sua e della necessitàsuper partes, e così si libera la competizione su chi governa in Italia.


Senza Berlusconi in lizza, tutti escono allo scoperto. E si dà vita a una democrazia davvero bilanciata, in cui la forte personalità di Berlusconi e il suo largo consenso popolare sarebbero un bel contrappeso a un premier eletto dal popolo che guidi un governo di legislatura con una maggioranza solida e ampia. Così cesserebbe la guerra a Berlusconi, che avrebbe un ruolo di garante, ma sarebbe anche a sua volta garantito. E gli altri finalmente si conterebbero sul campo, senza addurre l’alibi della presenza di Berlusconi. E nessuno potrebbe parlare di svolta autoritaria, presidenzialismo come anticamera del ducismo.
A me sembra la soluzione più ragionevole: e mi pare cretino continuare a dire che il premierato non c’è in altri Paesi europei, o in Israele è andato male. Non c’è un grande Paese europeo che abbia un sistema uguale all’altro: forme di premierato ci sono in Inghilterra e in Germania (cancellierato), e noi avremmo la nostra forma originale, più adatta alla realtà dell’Italia e al nostro quadro politico.
L’unica riforma che ha funzionato in Italia è stata l’elezione diretta del sindaco: dunque estendiamola al premier. Ma poi, al di là delle ingegnerie istituzionali, la ragione per fare la riforma è garantire governi stabili e in grado di decidere e poi di rispondere direttamente ai cittadini nel quadro di una democrazia responsabile. Allora perché cambiare la Costituzione con il presidenzialismo quando è possibile rendere esplicito il premierato implicito già vigente con l’indicazione del premier accanto alle liste? Non capisco perché Fini e gli altri non puntino su questa ipotesi. Gli unici a rimetterci sarebbero i convinti berlusconiani che dovrebbero accettare l’idea di un cambio di guardia al governo fra tre anni.So l’obiezione e la condivido: se Berlusconi è l’unico che oggi può governare il Paese, perché dovremmo privarcene fra tre anni e mandarlo al Quirinale? Perché un Paese non può confidare solo in un uomo in eterno, perché si deve pur scommettere fra tre anni sul futuro, perché Berlusconi allora avrà l’età giusta per il Quirinale più che per Palazzo Chigi. E sarebbe meglio per lui: se fa questi tre anni a cavallo tra buone riforme e veri risultati, e se poi assume la massima carica dello Stato, esce alla grande, tra la storia e il mito; e può spegnere in sette anni super partes quel livore che lo assedia da vent’anni. Pensateci, è l’ipotesi più bipartisan che io conosca, contiene meno fregature per tutti e per ciascuno. E fa più bene all’Italia.

articolo di Marcello Veneziani- Il giornale

sabato 10 aprile 2010

MEMORIA

È la memoria una distesa di campi assopiti
e i ricordi in essa chiomati di nebbia e di sole. 
Respira una pianura 
rotta solo dagli eguali ciuffi di sterpi: 
in essa unico albero verde 
la mia serenità. 

David Maria Turoldo

domenica 4 aprile 2010

Il male, Dio e gli uomini

GUARDATE QUESTO VIDEO ECCEZIONALE....
Dedicato a chi :
..... ha l'odio nel cuore
..... la colpa è sempre degli altri
......io non commetto mai errori
e ancora a chi:
.. non pensa mai di fare un minimo di autocritica
...pratica la maldicenza
...fa del male agli altri senza porsi il problema
...bada solo al suo tornaconto personale

A questi soggetti che popolano la nostra società e  la rendono peggiore di quello che potrebbe essere solo con la loro presenza  auguro comunque  Buona Pasqua e per  tutti gli altri, quelli che subiscono  e che sono i più, ripeto ciò che disse Gesù: "Abbiate fiducia : io ho vinto il mondo !" (Gv 16,33).


sabato 3 aprile 2010

Riflessione Pasquale: un segno di speranza per tutti!

Nel corso della vita attraversiamo dei momenti in cui ci troviamo di fronte delle difficoltà spaventose impossibili da prevedere. Forze che distruggono tutto ciò che amiamo e allora siamo presi dal dolore, dallo sconforto ed abbiamo l’impressione di una profonda abissale ingiustizia. Non riusciremmo a vivere comportandoci moralmente se, nel profondo del nostro animo non fossimo convinti che al di là delle apparenze, esiste nella società e nel mondo una sotterranea armonia, una “sensatezza” etica. Ci aspettiamo un qualche rapporto fra meriti e ricompense. Per cui se hai agito bene alla fine otterrai un sostegno, un qualche riconoscimento, non sarai ripagato solo con il dolore.
Per questo, di fronte al no, alla sciagura che ci colpisce improvvisamente quando abbiamo agito in modo esemplare, o quando sono stati altri a mandarti allo sbaraglio e ti hanno tradito, ti afferra un immenso dolore morale. Hai l’impressione di una mostruosità, qualcosa in contrasto con le leggi della logica, della giustizia e della natura che dovrebbero essere alla base del cosmo. Ti trovi svuotato, senza energia, in un mondo privo di senso, in balia di forze irrazionali e malvagie. 
Ricordiamoci che di fronte alla catastrofe non dobbiamo mai arrenderci alla disperazione. Quando tutto ci appare assurdo, ingiusto e irrazionale dobbiamo reagire con fermo coraggio e razionalità conservando intatta la vigilanza, la lucidità, la volontà di trovare una soluzione. La troveremo sempre.