domenica 9 febbraio 2014

CHI HA SPINTO PAPA BENEDETTO A MOLLARE (E PERCHE’)


CHI HA SPINTO PAPA BENEDETTO A MOLLARE (E PERCHE’)

Chi, come e perché ha determinato quel “ritiro” di Benedetto XVI – esattamente un anno fa – che rappresenta un evento unico nella storia della Chiesa, traumatico e tuttora non chiaro nelle sue implicazioni e nelle sue conseguenze?
Spesso si è buttata la croce addosso al povero Paolo Gabriele, il cameriere di Vatileaks, ma è vero l’esatto contrario: se c’era una persona che avrebbe voluto che papa Benedetto potesse esercitare pienamente il suo mandato era proprio lui.
Del resto il mio scoop, uscito su queste colonne il 25 settembre 2011, dimostra che Ratzinger aveva già deciso quel “ritiro” ben prima dell’inizio di Vatileaks e l’aveva previsto – come scrissi – allo scoccare degli 85 anni. Esattamente quello che poi è avvenuto.
Ma allora chi, come e perché – prima di Vatileaks - ha creato una situazione che ha indotto il papa a valutare di non poter più sostenere la lotta?

UN GIGANTE

Ratzinger è uno dei giganti della Chiesa del Novecento ed è molto vasta la mappa di coloro che, nel corso dei decenni, anche su fronti contrapposti, hanno individuato il loro Nemico in quest’uomo mite e sapiente.
Anzitutto egli entra in scena come uomo del Concilio: è colui che, scrivendo il discorso del cardinale Frings, abbatterà il vecchio S. Uffizio di Ottaviani, l’inquisizione. 
Nel postconcilio diventerà il nemico di tutti coloro che pretendevano di usare il Vaticano II per spazzar via la Chiesa di sempre e costruirne una prona al mondo e alle ideologie: da Rahner ad Hans Kung, fino a Martini che – come cardinale – si è opposto frontalmente a Ratzinger e a papa Wojtyla.
Non erano destinati a procurargli amici, poi, i suoi due primi interventi, quando fu chiamato da Giovanni Paolo II alla guida della retta dottrina: quello in cui ribadì la condanna cattolica della massoneria e i testi che confutarono e condannarono la Teologia della liberazione. 
Infine sarà sempre Ratzinger a denunciare in mondovisione, durante l’ultima solenne via crucis di Giovanni Paolo II, “la sporcizia nella Chiesa”, con parole durissime e drammatiche. 
Sarà lui che realizzerà una purificazione radicale della Chiesa dalla piaga dei preti pedofili, con provvedimenti drastici e un ribaltamento totale di certa mentalità clericale.
Ancora lui infine scandalizzerà gli ecclesiastici progressisti (tanto da suscitare la ribellione aperta di diversi vescovi) quando – in linea vera con il Concilio – cercherà di riportare all’unità la Fraternità S. Pio X e restituirà libertà alla liturgia tradizionale della Chiesa.
Era stato lui con Giovanni Paolo II che aveva valorizzato i tanti nuovi movimenti fioriti nella Chiesa, specie fra i giovani, e che ha colto e denunciato la “questione antropologica” che oggi nel mondo sta bombardando i valori della vita, della famiglia e della dignità umana.
Ha fondato il dialogo della Chiesa con la modernità e la vera laicità, così da affascinare intellettuali come Habermas, Tronti, Ferrara e Barcellona.
Eppure fin dall’inizio, dalla sua elezione, c’è stata l’occulta e pesante opposizione di un establishment cardinalizio oscuro e pronto – per delegittimarlo – perfino allo spergiuro.

L’ATTACCO OCCULTO

Lo dimostra un fatto dimenticato che segnò l’inizio della guerra interna contro papa Ratzinger. Benedetto XVI era appena stato eletto, nel 2005, e dall’anonimo mondo cardinalizio (più o meno di Curia), attraverso il vaticanista Lucio Brunelli, fu fatto pubblicare un presunto diario delle votazioni del Conclave da cui emergevano dettagli delegittimanti del nuovo pontificato. 
Un vaticanista autorevole come Sandro Magister scrisse: la lettura di quel testo “suggerisce che l’‘intenzione’ di pubblicarlo sia stata molto più militante” che storico-giornalistica. E lo si sia fatto “per mostrare che la vittoria di Ratzinger non è stata per niente ‘plebiscitaria’, che è stata in forse fino all’ultimo, che è stata indebitamente favorita dal suo essere decano dei cardinali, che i tempi sono maturi per un papa ‘nuovo’, magari latinoamericano e che a questi suoi limiti Benedetto XVI dovrebbe rassegnarsi”.
Così scriveva Magister il 7 ottobre 2005. Forse si sottovalutò la gravità di quel segnale anonimo, basato peraltro su dati delle votazioni che non risultano ad altri. 
Ripensandoci oggi fa impressione che per un tale gesto pubblico di sfida, una fazione di cardinali sia stata pronta a sfidare pure Dio con un pubblico spergiuro (perché ogni cardinale aveva giurato solennemente sul Vangelo di mantenere il segreto su Conclave e votazioni). 
Negli anni successivi il tema della spaccatura e il fantasma dello scisma più volte è stato ventilato oscuramente e certo Ratzinger ha sempre voluto evitarlo in ogni modo (anche a costo di dimettersi).

ODIO CONTRO IL PAPA

Benedetto ha avuto poi altri nemici interni, nella Curia e nell’establishment ecclesiastico, che hanno contestato o boicottato o rifiutato il suo magistero, quello tradizionale della Chiesa, avendo i media dalla loro.
Poi Ratzinger ha avuto molti nemici esterni ed è stato sottoposto a un bombardamento mediatico senza fine culminato con il cosiddetto “scandalo pedofilia” con cui si è preteso di trasformare la Chiesa in “imputato globale” (la Chiesa che è perseguitata in mezzo mondo nell’indifferenza generale).
Ma paradossalmente i maggiori danni per il pontificato di Benedetto sono forse arrivati dalla Curia e dai più stretti collaboratori. 

L’ERRORE

Bisogna riconoscere l’errore, forse il maggiore di Benedetto XVI, che – per evitare certe potenti realtà curiali (ad esempio facenti capo al cardinal Sodano) – chiamò nel ruolo strategico di Segretario di Stato un ecclesiastico che conosceva da anni e che credeva potesse essergli di aiuto: il cardinale Bertone.
La plateale inadeguatezza dell’uomo per quel ruolo delicato e decisivo – a parere dei più, anche dei ratzingeriani più convinti – è ciò che ha fatto precipitare la situazione. Che a un certo punto si è fatta drammatica.
Il “cameriere del Papa”, pur sbagliando gravemente nel metodo, ha fatto emergere una realtà inaudita dove il Pontefice sembrava pressoché esautorato. Lo ha dichiarato di recente il cardinale Maradiaga: dalla vicenda Vatileaks “pareva che alcuni documenti non arrivassero nelle mani del Papa”.
Addirittura monsignor Georg Gaenswein, segretario di Benedetto XVI, in una intervista al “Messaggero” del 22 ottobre, una settimana dopo le dimissioni di Bertone, ha candidamente riferito che “Benedetto XVI aveva chiamato Gotti Tedeschi allo Ior per portare avanti la politica della trasparenza”, ma nonostante fosse stato lui stesso a volerlo lì, quando costui fu defenestrato, il Papa non ne sapeva niente e “restò sorpreso, molto sorpreso per l’atto di sfiducia al professore. Il Papa lo stimava e gli voleva bene”.
Un fatto emblematico della situazione oltretevere, anche se ci sarebbe da chiedersi cosa faceva, nel frattempo, don Georg vedendo questa realtà….

IL MISTERO DI OGGI

Col più grande gesto di umiltà Benedetto, alla fine, ha ritenuto di aiutare la Chiesa azzerando tutto, a cominciare da se stesso. E si concepisce ora nel ruolo di Mosè che prega sulla montagna mentre Giosuè combatte. 
Tuttavia anche per Giosuè-Francesco sono cominciati in questi giorni gli attacchi e le prove più dure: da quelli esterni (vedi l’incredibile denuncia dell’Onu) a quelli interni che puntano a usare il prossimo Sinodo per ribaltare la Chiesa.
Se, per la prima volta nella storia, oggi la Chiesa si trova con due papi è davvero il segno che è un tempo di prova senza eguali. 
Un dettaglio. Ratzinger non solo ha voluto restare “nel recinto di Pietro”, ha voluto conservare il titolo di “papa emerito” e l’abito bianco, ma – si è saputo di recente – ha gentilmente declinato la proposta dell’arcivescovo Montezemolo di cambiare il suo stemma araldico. 
Il Vaticano ha così fatto sapere che Benedetto “preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al Ministero Petrino”. Se è un segnale significa che papa Benedetto c’è. Che il Cielo protegga la sua vita.
Antonio Socci

martedì 21 gennaio 2014

Un corso che ti fa voltare pagina!







Un avviso importante per chi desidera qualificare il suo impegno nell'azienda o intende specializzarsi per trovare lavoro anche in questo periodo. Studiare è il modo migliore per impiegare il tempo in cui non si lavora.
Sono aperte le iscrizioni al nuovo  Corso Nazionale di Web Marketing Operativo

Questo evento e' dal 1999, il primo e piu' seguito
Corso Completo di Web Marketing Operativo in Italia ed e'
l'unico con la Certificazione Nazionale Web Marketing Specialist.

* 43 ore di formazione ricca di esempi e numeri reali
* Innovativa formula "studi a casa ti eserciti in aula con l'aiuto del docente"
* IBM, Telecom, MTv, Ferrero, Enel, BNL, sono solo alcune delle aziende che hanno partecipato
* Tutti i moduli sono corredati da Casi di Studio reali
* I piu' famosi e preparati esperti nazionali lo hanno frequentato (me compreso :-))
* Non tralascia nulla: SEO, Email Marketing, Pubblicita' online, Copywriting e Social Marketing

Quest'anno chi prima arriva meglio alloggia, le prime iscrizioni sono a costo inferiore, cliccate su questo link e avrete tutte le informazioni necessarie

Diventare Web Marketing Specialist apre a tutti nuove e grandi opportunita'.
Se molti settori sono in crisi, il marketing online e' davvero in controtendenza.
Pensa che in Italia il solo settore dell'ecommerce e' ancora a meno del 10%
delle sue potenzialita'

A mio avviso, tra il 2014 e il 2015, chi sa fare Web Marketing
in modo operativo avra' molte opportunita' in piu' degli altri.

Forza, iscrivetevi e volterete pagina!


VIDEO CORSI BUSINESS
Creare Business Plans
Fare soldi col Forex
Ridurre i costi
Ricerca di Mercato
Ridurre i costi in azienda
Videocorso Inglese
Basilea 2
Bilancio

WEB MARKETING
Corso Email Marketing
Corso di Web Marketing
Corso Seo Avanzato
Corso SEO
Posizionarsi in Google Places
Creare un Sito Web
Copywriting e Landing Pages
Fare Commercio elettronico
Seo e Web Marketing
Siti in Flash CS4
Piu' risultati con Adwords
Vendere e comprare Domini
Fare marketing su Facebook
Pubblicizzare un Sito
Squeeze Pages efficaci

MARKETING e COMUNICAZIONE
Diventare Leaders
Tecniche di Memoria
Corso Direct Marketing
Marketing
Comunicazione e Pubblicita'
Capire il linguaggio del corpo
Aumentare l'Autostima
Impara il Telemarketing
Marketing Avanzato
Parlare in Pubblico
Programmazione Neuro Linguistica

lunedì 13 gennaio 2014

Diluente


La vicina del numero quattordici rideva oggi sulla porta
da dove un mese fa è uscito il funerale del figlio piccolo.
Rideva in modo naturale con l’anima nel volto.
D’accordo: è la vita.
Il dolore non dura perchè il dolore non dura.
D’accordo.
Ripeto: d’accordo.
Ma il mio cuore non è d’accordo.
Il mio cuore romantico fa delle sciarade con l’egoismo della vita.
Ecco la lezione, o anima di gente!
Se la madre dimentica il figlio che uscì da lei ed è morto,
chi si prenderà la briga di ricordarsi di me?

Sono solo al mondo, come un mattone rotto...
Posso morire come la rugiada si asciuga...
Per un’arte naturale della natura solare...
Posso morire per volontà dell’oblio,
posso morire come nessuno...
Ma questo duole,
questo è indecente per chi ha un cuore...
Questo...
Sì, questo mi rimane nella strozza come un sandwich alle lacrime...
Gloria? Amore? L’anelito di un’anima umana?
Apoteosi alla rovescia...
Datemi acqua minerale, che voglio dimenticare la Vita!...
Fernando Pessoa
Amo moltissimo questo poeta, lo trovo di una dolcezza infinita, spero piaccia anche a voi

sabato 11 gennaio 2014

Due nuovi film da vedere

Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa con il suo nuovo film "Sotto una Buona Stella".Nel cast attori d'eccezione come lo stesso Verdone, nei panni del protagonista Federico Picchioni, e Paola Cortellesi, che interpreta invece una timida vicina di casa. Il film si presenta come una commedia corale, caratterizzato da tanti spunti di riflessione e diversi punti di vista.Verdone si conferma genio assoluto della commedia italiana, capace di interpretare la vita di tutti giorni sul grande schermo con la naturalezza e la maestria che da sempre ha caratterizzato la sua carriera.




Diconnect: il nuovo film di Henry-Alex Rubin Un avvocato infaticabile vive incollato al cellulare tanto da non riuscire a trovare tempo da dedicare alla moglie e ai due figli adolescenti. Una coppia in crisi usa internet come via di fuga da un matrimonio ormai finito. Un ex-poliziotto vedovo si scontra ogni giorno con il figlio che pratica bullismo in rete ai danni di un compagno di classe. Una ambiziosa giornalista crede di potere fare carriera usando la storia di un ragazzino che si esibisce su siti per soli adulti.Sono sconosciuti, vicini di casa, colleghi, e le loro storie si incrociano in questo avvincente film che racconta la vita di persone comuni alla disperata ricerca di un contatto umano.Disconnect esplora le conseguenze della tecnologia moderna e come questa possa influenzare e modificare le nostre esistenze.Un film incredibilmente attuale: il nostro modo di vivere "digitale" di ogni giorno alla fine non e? mai davvero "connesso" con il mondo reale.Disconnect fotografa in maniera drammatica una realta? molto cupa e ci svela profonde verita?. E’ un film che parla di tutti noi.Girato con grande realismo, segna il debutto di Henry-Alex Rubin al lungometraggio; il regista era gia? stato candidato all’Oscar per il documentario Murderball.Disconnect e? prodotto da Mickey Liddell e Jennifer Monroe della LD Entertainment, e William Horberg della Wonderful Films, ed è tratto dalla sceneggiatura originale di Andrew Stern. 




giovedì 2 gennaio 2014

BUON ANNO A TUTTI


Tanti auguri per uno sfavillante 2014,

 tanti cari auguri a tutti

lunedì 23 dicembre 2013

BUON NATALE A TUTTI

Ci siamo, è un'altra volta Natale. 
Quest'anno molte famiglie italiane sono in difficoltà, siamo schiavi di una classe politica che vorremmo  far sparire con un colpo di bacchetta magica, il nostro Paese perde colpi in Europa e nel mondo. Colpa della crisi? Non dimentichiamo che la crisi economica viene creata dal malgoverno, quindi non colpa della crisi ma degli uomini che l'hanno provocata... incapaci, inetti o semplicemente ladri.
Ma in un lontano Natale, nel 1944, c'erano Italiani che stavano peggio di noi, erano quelli deportati nei campi di sterminio, i militari prigionieri in Germania, i soldati in guerra da una parte o dall'altra .
Poi la guerra è finita, alcuni di loro sono tornati a casam si sono tirati su le maniche e hanno cominciato a ricostruire. Sono arrivati gli anni 60 con  il boom economico e l'Italia è rifiorita.
Ricordiamoli questi Italiani valorosi, che non hanno avuto paura e ce l'hanno fatta, pensiamo a loro in questo Natale un po' triste per tutti noi, e speriamo di riuscire anche noi a ricostruire...


Il meraviglioso Presepio di Wietzendorf, realizzato dai militari italiani prigionieri, è ritornato in Italia e si trova a Milano nella Basilica di S. AMBROGIO


domenica 8 dicembre 2013

LA DECADENZA E' IN NOI!

Era dai tempi del liceo che non assistevo a una lezione così intensa sul decadentismo. Stavolta dal vivo. La Prima della Scala era da sempre il momento simbolo dei sogni, degli slanci, delle belle illusioni, di un romanticismo vitale e spontaneo, certe volte sfrenato ed eccessivo, ma pur sempre contagioso.


Niente, è cambiato il vento. Certo non era indispensabile venire alla Scala per rendersene conto, ma in nessun altro luogo si può toccare con mano una così perfetta sintesi dell'attuale sentimento italiano.
Per quanto il cardinale Scola si batta per invocare proprio qui, a Milano, l'inizio di un nuovo umanesimo, non è possibile andare oltre il semplice auspicio. La realtà è un'altra. E chissà fino a quando. Tutto ora è decadenza. E' decaduto da poco il nemico numero uno, buttato fuori dal Parlamento un minuto prima che sostanzialmente decadesse pure lo stesso Parlamento. Con effetto a cascata, decadono ad uno ad uno anche i nemici giurati del nemico, gente che per vent'anni ha costruito il proprio pensiero e il proprio fatturato in funzione di un bersaglio, senza mai immaginare di potersene costruire di nuovi e autonomi, non necessariamente contro.
Dilaga lo smarrimento, è la crisi delle antiche certezze, e nell'immediato non se ne intravedono di alternative. Come denuncia la stilista Curiel, è la decadenza anche del lusso e di conseguenza del business: una volta creava una ventina di abiti specialissimi per la Prima, stavolta è ferma a quattro. Decade forse anche il gusto? Certo decade la voglia di spendere e spandere, forse più ancora decade l'ostentazione. L'epopea della sobrietà e del loden sopravvive anche a molti mesi di distanza. Decade in generale la voglia di eccitarsi e di entusiasmarsi. E' una Prima che si sforza di essere sempre la Prima, ma sul santuario della lirica sembra aleggiare la fosca penombra più intonata a un'Ultima. Sono fiacchi e decadenti persino i settori della protesta, chiusi nelle transenne, ma chiusi soprattutto in uno stanco rituale ripetitivo. Per la cronaca, l'edizione 2013 segnala urla e striscioni di: Cub, Centri sociali, giovani di Forza Italia. Nient'altro. Non un uovo lanciato, almeno in nome dell'antica tradizione.
Decade tutto: è la Prima finale del sovrintendente Lissner, poi anch'egli decadrà per andare all'Opera di Parigi. Decade visibilmente la civetteria al silicone delle damazze, mai così dimesse e defilate: compaiono certo scollature, gioielli, cotonature, di roba ce n'è, ma niente che esca dalla consuetudine e dalla normalità. Per dire la decadenza del settore, assenti persino le immancabili Marta Marzotto e Valeria Marini. E la politica? Ci sono più ministri decaduti (Monti, Severino, Passera) che ministri viventi (Bray, Mauro). Al loro posto gli istituzionali di rigore: dal presidente europeo Barroso a quello italiano Napolitano, giù a scendere Grasso (Senato), Maroni (Lombardia), Pisapia (Milano). C'è pure il presidente del Togo, e con tutto il rispetto come non scambiare pure questo per un chiaro segnale di decadenza, almeno sul piano del puro prestigio internazionale.
E la coreografia, santo cielo: quanta mestissima decadenza. In questa piazza una volta c'era il tram rivestito di Swarovski, c'erano i carabinieri a cavallo, c'erano fioriere alle balconate. Ora non c'è una luce natalizia, non un fiore, e i carabinieri sono venuti in moto. E' un quadro così, che sa di crisi epocale e di stanchezza. Poi è chiaro che tutti quanti cercano di aggrapparsi a qualcosa di positivo e rassicurante, come l'omaggio a Mandela, come il vecchio inno di Mameli, come lo stesso Verdi, da duecento anni icona nazionale buona per tutte le stagioni. Inevitabilmente viene spontaneo aggrapparsi anche allo scontatissimo trionfo finale (mai sentito parlare alla Scala di uno spettacolo disastroso, come succede allo stadio o al cinema). Tutto bene, niente da dire. Ma diciamoci la verità: è poco, sa di magra consolazione. A dirla tutta, è una Prima niente di che. Sicuramente non è la metafora eccitante della riscossa generale che tutti aspettiamo. Ma forse è stupido e infantile attribuire alla Prima della Scala i segni inconfondibili della decadenza. Da parecchio tempo, la decadenza l'abbiamo dentro.
Da il GIORNALE

domenica 1 dicembre 2013

Navigli, si lavora per la riapertura

Vie d'acqua

Navigli, si lavora per la riapertura

Milano, 30 novembre 2013 - Un'unica via d’acqua dal lago Maggiore all’Adriatico e, poi, dal lago di Como all’Adriatico, con la riscoperta della darsena come porto di Milano. Un’unica pista ciclabile dall’Adda al Ticino al Po che attraversa il cuore della città. La realizzazione di un anello centrale per il teleriscaldamento e il riordino degli altri sottoservizi. La riduzione del traffico veicolare nel centro storico e la creazione di nuove zone a traffico limitato con il conseguente miglioramento delle condizioni dell’inquinamento dell’aria. Queste sono le principali opportunità che emergono dal progetto di fattibilità per la riapertura dei Navigli, realizzato dal Politecnico di Milano, sotto il coordinamento del professore Antonello Boatti, presentato alla città questa mattina durante un incontro pubblico presso l'Umanitaria.
Durante la presentazione sono stati illustrati tre esempi concreti di riapertura dei Navigli in via Melchiorre Gioia, via Francesco Sforza e via Conca del Naviglio. I progetti mostrano che i possibili problemi connessi a traffico, parcheggi e presenza delle stazioni delle metropolitana non solo potrebbero essere risolti ma migliorerebbero la vivibilità, l'attrattività turistica e la bellezza di Milano.
Altri studi, ancora in corso, stanno mettendo in luce la sostenibilità idraulica, idrologica e idrogeologica del progetto e la sua utilità ai fini del miglioramento del sistema delle acque della città.
"Il progetto presentato oggi, ancora in via di definizione, - ha dichiarato la vicesindaco con delega all'Urbanistica Ada Lucia De Cesaris - è molto interessante e affascinante. Ringraziamo il Politecnico e i numerosi professionisti per il prezioso lavoro svolto. Un lavoro che ha coinvolto anche tanti giovani ricercatori. Ora dobbiamo fare un ulteriore passo avanti nella progettazione e nella valutazione economica, per poi passare alla presentazione del progetto, avviando un percorso di discussione e riflessione con la città per valutarne le modalità reali di realizzazione. La complessità e l'importanza dell'intervento non possono essere gestiti frettolosamente, senza sottovalutare la necessità di reperire le risorse. Abbiamo segnato il punto di partenza, continueremo affinché il sogno pian piano possa diventare risorsa e nuova qualità per Milano".

mercoledì 27 novembre 2013

SIGHIGNOLA – BALCONE D’ITALIA: LA NEVE A PORTATA DI MANO

SIGHIGNOLA – BALCONE D’ITALIA: LA NEVE A PORTATA DI MANO
In Val d’Intelvi si scia con un mese d’anticipo.
Già aperti gli impianti sciistici più vicini a Milano

Milano, 27 novembre 2013. È già tutto pronto sulle piste dell’Alta Val d’Intelvi, il comprensorio sciistico più vicino a Milano, Varese, Como. In soli 50 minuti da Milano e Varese e 30 minuti da Como Lago è possibile raggiungere la Vetta Sighignola – Balcone d’Italia con il suo panorama incomparabile e le sue piste già perfettamente innevate. Oltre mezzo metro di neve ha coperto infatti la vetta della Sighignola, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi consentendo di dare il via alla stagione sciistica con un mese di anticipo. Sabato i battineve hanno compattato per tutto il giorno il manto della pista del monte Creggio e quello del campo scuola. Pronti in caso di evenienza anche i cannoni per la produzione di neve artificiale, il cui funzionamento è garantito dalla considerevole quantità di acqua presente in quota alle basse temperature.
Il pensiero vola subito alla prossima festività dell’Immacolata in cui si prevede un grande afflusso di sciatori e turisti. Albergatori e ristoratori si stanno organizzando, in sinergia con i gestori del comprensorio sciistico, per proporre prezzi calmierati. Il costo di accesso agli impianti è bloccato da ormai 3 anni, una scelta per venire incontro agli appassionati ma anche alle famiglie con bambini, verso cui si ha un occhio di riguardo. Nei giorni festivi il giornaliero adulti costa 20€, nei giorni feriali 15, mentre per la mezza giornata il costo è di 10€. Previsti sconti particolari alle comitive, alle scuole sci e agli sci club.
“Attendiamo molti arrivi – dichiara il Sindaco di Lanzo d’Intelvi Enrico Manzoni - non solo dal Comasco ma anche da Varese e Milano, considerato che le piste sono facilmente raggiungibili dalle province limitrofe. Negli ultimi tempi le istituzioni locali italiane e svizzere, il FAI, Il Touring Club si sono molto impegnati per riqualificare la Sighignola, uno dei gioielli naturalistici delle nostre alpi. Dopo alcuni inverni siccitosi, le condizioni meteo quest’anno ci danno una mano e ci auguriamo di vedere tanti ospiti in valle anche nei mesi invernali.”


Il comprensorio, oltre alle piste classiche, vanta anche due tracciati speciali, uno dedicato a bob e slittini e uno per gli amanti dello snow tubing e dello snowboard, entrambi attrezzati con percorsi e salti. E’ prevista a breve anche l’apertura dell’anello di pista di sci di fondo gestito dall’Unione Sportiva Lanzo, con relativo percorso per il pattinaggio. <<Tutto è stato deciso all’ultimo minuto – dice il sindaco di Lanzo Enrico Manzoni – come Comune ci siamo subito attivati per accogliere al meglio gli appassionati del settore, ma anche turisti e villeggianti amanti di una settimana bianca all’insegna del relax in Valle d’Intelvi>>.

Per ulteriori informazioni contattare Pro Loco Lanzo (tel. 031/840143 e sito www.prolocolanzo.com) oppure Valle Intelvi Turismo (tel. 031/830741 e sito  www.valleintelviturismo.it)

Per contatto Uff. Stampa
Valle Intelvi Turismo
cell. 3498675241

lunedì 25 novembre 2013

FACCIAMO UNA RIFLESSIONE....

Nasciamo senza portare
nulla, moriamo senza poter
portare nulla, ed in mezzo,
nell'eterno che si
ricongiunge nel breve
battito delle ciglia, litighiamo
per possedere qualcosa.


N. Nur-ad-Din

venerdì 22 novembre 2013

Kennedy e il Cavaliee hanno molte analogie

L'America sta celebrando in queste ore il cinquantesimo anniversario della morte di John Fitzgerald Kennedy, il presidente-mito diventato l'icona della sinistra planetaria.













I giornaloni italiani si sono buttati a pesce sull'avvenimento: paginate su paginate per ricordare, esaltare, consegnare all'immortalità il loro idolo. Oggi le cronache kennediane si mischieranno con quelle italianissime sulle motivazioni della sentenza Ruby. «Abbiamo accertato - scrivono i giudici di Milano, per altro smentiti dagli interessati e da decine di testimoni - che Berlusconi ebbe rapporti sessuali». E già immagino i commenti sdegnati dei moralisti a gettone.
La coincidenza mediatica Kennedy-Berlusconi cade a proposito. Perché i due hanno più di un punto in comune. Entrambi ricchi, molto ricchi, hanno usato la loro ricchezza per farsi largo in politica. Entrambi, alla loro discesa in campo, si sono imposti a sorpresa su rivali favoriti. Entrambi hanno regalato un sogno al loro Paese senza riuscire a realizzarlo (nel caso di Kennedy per sopravvenuto omicidio, in quello di Berlusconi perché siamo in Italia). Tutti e due hanno cambiato profondamente e in modo irreversibile il costume della politica. E, non ultimo, entrambi avevano una passione irrefrenabile per le belle donne.
Neppure il compassato Corriere della Sera si è potuto esimere dal ricordare questo piccolo dettaglio attinente alla vita privata del grande John. Due giorni fa una paginata ne ricostruiva le gesta. Trascrivo: «Dicono che la sua vita sia stata costellata da una sequenza ininterrotta di incontri occasionali con giovani donne di ogni ceto sociale. Tutte bellissime, tutte innamorate. Erano stagiste della Casa Bianca, attrici, cantanti, prostitute, signore del jet set, giornaliste, segretarie, amanti di boss della mafia... Arrivavano di notte alla Casa Bianca nascoste dentro il bagagliaio di un'auto e il presidente le intratteneva nel suo ufficio. Queste consegne a domicilio venivano rispedite al mittente nel giro di pochi minuti...».
E come titola il Corriere questo resoconto? Il porco di Washington? Un immorale al comando? No, titola: «Il fascino di un traditore». Sottotitolo: «Perché noi donne (nonostante tutto) lo adoriamo».
Ohibò. Scopriamo ora che a sinistra un presidente disinvolto e fedifrago può essere amato proprio in quanto tale e celebrato da donne a distanza di 50 anni. Deduco che a sinistra la vita privata, per quanto bizzarra per i canoni dei moralisti, non debba interferire sul giudizio politico e, tantomeno, presumo, diventare fatto giudiziario. Anzi, essere libertini, ci dicono per Kennedy, aggiunge fascino. Questa sì che è una novità. L'ipocrisia è che tanta benevolenza è solo per chi è di sinistra, zona dove puttane e puttanieri non mancano, ma lì, e solo lì, fanno tanto chic.

da Il Giornale

domenica 17 novembre 2013

PDL, sarà vera scissione?

Il "fattaccio" è avvenuto ieri, ma sono mesi che le acque non sono tranquille nel PDL. Il Consiglio Nazionale  ha sancito la morte del Pdl e la  nascita di Forza Italia e il gruppo dei Governativi di Alfano ha decretato la nascita di Nuovo Centro Destra creando di fatto una rottura "insanabile" tra loro e il gruppo guidato da Silvio Berlusconi. Ma sarà una scissione vera?
Non può essere sfuggito a nessuno il modo soft con cui sono stati trattati i dissidenti da Berlusconi, che dal palco ha invitato le truppe di Forza Italia a non attaccare i "traditori". Dal canto suo Alfano non è stato da meno e in conferenza stampa con i giornali esteri, ha ribadito il suo affetto immutato per il cavaliere e la collocazione nel centro destra della sua nuova forza politica.
Parrebbe una mossa del tipo "lottare separati per colpire insieme" e se fosse così sarebbe davvero una grande astuzia politica e probabilmente raggiungerebbe lo scopo. Alfano al governo per non lasciare il Paese nelle mani del PD e Berlusconi fuori e con le mani libere per fare una bella campagna elettorale.
Non è escluso che lo stesso escamotage venga usato dal PD con Letta e Renzi, insomma i "presi per il naso" se fosse davvero così,  sarebbero sempre e solo  gli Italiani.

"Francesco Ghezzi, un anarchico nella nebbia" il nuovo libro di Carlo Ghezzi

FRANCESCO GHEZZI, UN ANARCHICO NELLA NEBBIA
Dalla Milano del teatro Diana al lager in Siberia
di Carlo Ghezzi
pp. 124 EUR 10,00
ISBN 978-88-95950-34-1


Francesco Ghezzi è un operaio milanese, un anarchico, fuggito dall'Italia per sottrarsi alla "giustizia" fascista e approdato, dopo lunghe peregrinazioni in vari paesi europei, nell'Unione Sovietica, sicuro di trovarvi condizioni di una vita migliore, e di poter contribuire a quel grande processo di emancipazione sociale che aveva entusiasmato il proletariato di tutti i paesi. Una storia comune, la sua, a quella di altri rivoluzionari che, pur partendo da esperienze diverse, ripararono, col cuore gonfio di speranza, nel "paradiso socialista".
Si sa che per loro le cose non andarono affatto così, perché, nonostante alcuni innegabili miglioramenti nelle condizioni di vita del miserabile proletariato russo, una pesantissima cappa di oppressione si sarebbe abbattuta sulla nuova società, finendo con l'annullare il significato stesso di quella grandiosa esperienza in una paranoica paura verso qualsiasi forma di dissenso se non, addirittura, di critica. Francesco Ghezzi fu una delle tante vittime di questa mostruosa degenerazione, ma fu una vittima indomita e mai rassegnata, una vittima esemplare. Questo libro ne ripercorre la vicenda umana.
[Ottobre 2013]


Biografia dell'Autore
Carlo Ghezzi


Eletto dal VII Congresso Nazionale, Carlo Ghezzi è il nuovo Segretario Generale della Fisac-CGIL. Nato a Milano nel 1946, ha lavorato nelle aziende del gruppo farmaceutico Roche. È stato membro di commissione interna, poi delegato del Consiglio di Fabbrica. Dal 1975 è dirigente a tempo pieno del sindacato Chimici della CGIL fino ad assumerne la direzione a livello milanese e lombardo. Nel 1981 è entrato a far parte della segreteria della Camera del Lavoro di Milano di cui è divenuto Segretario Generale nel 1984. Dal 1995 al 2003 ha fatto parte della segreteria confederale della CGIL e ha diretto il Dipartimento Organizzazione. Dal 2004 è Presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

venerdì 1 novembre 2013

ORIGINE DELLA FESTA DI OGNISSANTI

BUONA FESTA DI OGNISSANTI !
rinfreschiamoci la memoria


SIGNIFICATO, ORIGINE E STORIA DELLA FESTA DI OGNISSANTI o di TUTTI I SANTI

Le origini della Festa di Ognissanti o di Tutti i Santi, che cade il 1° novembre di ogni anno, sono lontanissime e si possono rintracciare al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche. I processi storici e culturali che hanno portato questo giorno ad avere un’importanza assoluta nel mondo cattolico, sono molti, ma in alcuni testi appaiono controversi e discordanti. Tutto sembrerebbe risalire alla cultura celtica la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi: quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza. I giorni di inizio di questi due periodi venivano festeggiati, il primo, durante il mese di maggio (quello della vita, e quindi della rinascita della natura) e il secondo a metà autunno (quello della morte, e della quiete della natura). Questi due giorni venivano chiamati rispettivamente Beltane e Samhain.
Nello stesso periodo storico, presso i romani si festeggiava un giorno simile, per significato al Samhain: la festa in onore di Pomona, dove si salutava la fine del periodo agricolo produttivo e si ringraziava la terra per i doni ricevuti. Quando Cesare conquisto la Gallia, le due feste pagane, celtica e romana, si integrarono e i giorni per il festeggiamento cadevano, a secondo delle zone, in un periodo che si collocava tra la fine del mese di ottobre e i primi giorni di novembre. Solo in seguito i festeggiamenti caddero in un solo giorno e precisamente tra la notte del 31 ottobre e il primo novembre. Questa notte veniva chiamata Nos Galan-Gaeaf, cioè notte delle calende d’inverno, ed era il momento di maggior contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Con l’affermarsi del cristianesimo, al significato di questa festa, prettamente agricola e pagana, se ne sovrappose un altro prettamente spirituale e religioso. Nel significato religioso si voleva commemorare il mondo dell’aldilà o il mondo della morte il cui significato viene fatto risalire proprio al Samhain dei Celti. Nel VII secolo, con l’avvento al soglio pontificio di Papa Bonifacio IV si tentò di andare oltre e cambiare la festa pagana in festa cristiana dandone così un significato puramente religioso. Per togliere ogni residuo di paganesimo, l’idea originale fu quella di abolire la festa pagana, decisione però che avrebbe scatenato le ire del popolo ancora molto ancorato alle antiche tradizioni. Si optò quindi per la compensazione e il giorno di festa religioso venne chiamato Tutti i Santi, giorno in cui poter onorare i santi e che cadeva il giorno 13 del mese di maggio. La conseguenza di questa decisione fu quella di avere due feste affiancate, una pagana e una cristiana. Circa due secoli più tardi, e più precisamente nell’835, Papa Gregorio IV fece coincidere la data della festa cristiana con quella pagana per diminuire ancor di più il peso dell’antico culto pre cristiano. Il giorno della festa di Tutti i Santi cadeva quindi il 1° novembre di ogni anno in coincidenza del giorno successivo alla notte delle calende d’inverno. Ma anche questo non bastò a sradicare il culto pagano, cosicché la chiesa introdusse nel X secolo una nuova festa, quella dedicata ai morti, che cadeva il 2 novembre. Durante i festeggiamenti del 2 novembre, dove venivano ricordate le anime degli estinti, i loro cari si mascheravano da angeli e diavoli e, come nella tradizione celtica, accendevano grandi fuochi. Nel 1475 la festività di Ognissanti venne resa obbligatoria in tutta la Chiesa d’occidente da Sisto IV ma il culto pagano, in special modo quello celtico, nonostante un lungo periodo di quasi totale dimenticanza, è sempre sopravvissuto nella cultura dei popoli europei fino ai giorni nostri. Infatti la notte di Nos Galan-Gaeaf dell’antica cultura celtica viene rievocata, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, nella notte di Halloween il cui significato è proprio vigilia di Ognissanti o di Tutti i Santi (All Hallows = Tutti i Santi + eve = Vigilia).

giovedì 24 ottobre 2013

Un nuovo progetto per il Giardino dei Giusti al Monte Stella


Milano, 23 ottobre 2013 – Il rinnovamento del Giardino di Giusti in vista di Expo 2015 e i nuovi percorsi didattici sono stati presentati oggi a Palazzo Marino. Il nuovo progetto, realizzato dall'Associazione per il Giardino dei Giusti, di cui il Comune di Milano è socio fondatore con Gariwo, la Foresta dei Giusti e l'UCEI-Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, darà una nuova veste alla grande area messa a disposizione dal Comune di Milano al Monte Stella. Qui dal 2003 sorge il Giardino per ricordare i Giusti che si sono battuti e si battono contro tutti i genocidi e in difesa dei diritti umani.

"È importante che Milano abbia questo Giardino, un luogo fisico per ricordare e imparare. Questi percorsi didattici, al pari delle materie scolastiche, consentono ai bambini di conoscere la nostra storia e di acquisire gli strumenti per diventare, un giorno, cittadini più consapevoli", ha detto Francesco Cappelli, assessore all'Educazione e Istruzione del Comune di Milano.

"Il Giardino dei Giusti è un luogo di testimonianza e di memoria. Ma rappresenta, soprattutto, la volontà di non abbassare mai la guardia di fronte al pericolo che certe tragedie possano ripetersi. Una volontà e una scelta di libertà e rispetto dei diritti umani che unisce tutta la nostra città. Per questo è importante che diventi un luogo in grado di attrarre ed informare sempre più persone", ha dichiarato Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio comunale di Milano.

L'architetto Stefano Valabrega, che firma il progetto per Gariwo, ha previsto la suddivisione in quattro aree, ognuna pensata per una specifica funzione. Accanto al Giardino del Dialogo e a quello della Meditazione, sorgerà un luogo dedicato alla memoria della città e un Auditorio in grado di ospitare il pubblico delle grandi manifestazioni, in particolare i giovani e gli studenti per l'annuale cerimonia di dedica dei nuovi alberi, il 6 marzo, in occasione della Giornata europea dei Giusti. L'obiettivo è quello di offrire alla città un perimetro vitale per la memoria del bene, sempre aperto e fruibile.

"Ho pensato di creare per Milano, soprattutto per i ragazzi - ha spiegato l'architetto Valabrega - uno spazio di partecipazione in cui coinvolgerli nella riflessione su temi e valori quali la solidarietà, la responsabilità personale e l'altruismo. I valori dei Giusti".
"Vogliamo realizzare questo importante progetto gravando il meno possibile sulle finanze pubbliche - ha spiegato Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo - Per questo chiederemo ai milanesi, ai privati, alle imprese, di aiutarci a rendere ancora più bello il Giardino che la nostra città dedica ai Giusti, in vista di Expo 2015. Dopo la campagna per la Giornata europea dei Giusti, Milano sarà di nuovo protagonista e il progetto potrà essere proposto alle capitali di tutti i Paesi presenti all'Expo".

L'Associazione ha realizzato anche la nuova proposta didattica "I sentieri dei Giusti", composta da un gioco e un fumetto con tavole originali, che coprirà anche le attività previste per il prossimo anno scolastico. Con questa scatola gioco destinata alle scuole elementari e medie statali di Milano, l'Associazione completa la sua offerta didattica rivolta negli anni precedenti alle scuole superiori.

"Abbiamo deciso di raccogliere la sfida di trattare il tema dei genocidi anche nei primi anni di scuola. Attraverso il gioco e il fumetto potremo raccontare eventi drammatici senza urtare la sensibilità dei più piccoli, che accompagneremo nel mondo dei Giusti, invitandoli a piantare simbolicamente il loro albero", ha spiegato Emanuela Bellotti, insegnante della Commissione didattica di Gariwo e curatrice de "I sentieri dei Giusti".

Vi regalo una poesia piena di tenerezza

Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne e l'oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle...
Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto...
Tienimi per mano... portami dove il tempo non esiste...
Tienila stretta nel difficile vivere....

Tienimi per mano... nei giorni in cui mi sento disorientata...
cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate...
Tienimi la mano, e stringila forte prima che l'insolente fato possa portarmi via da te...
Tienimi per mano e non lasciarmi andare... mai...

Herman Hesse

mercoledì 16 ottobre 2013

In ricordo di Pietro Zucchetti, 10 anni, ucciso a Roma dalla resistenza


Pietro Zuccheretti, il bambino ucciso dalla Resistenza e dimenticato da tutti

Di Redazione, il  - # - 3 commenti
pietro zuccherettiBuongiorno, mi chiamo Pietro Zuccheretti, ho 10 anni, e oggi vi racconto perché mi vedete così in questa immagine. E’ il 23 Marzo 1944, è iniziata la quarta primavera di guerra da pochi giorni, la mia città, Roma, è stata dichiarata da tempo ormai dal comando Germanico “città aperta” ovvero, data la sua particolarità di avere una quantità enorme di edifici e monumenti storici, non vi sono schierate né truppe né mezzi militari, volti a mettere a rischio l’incolumità dei monumenti millenari di questa città; inoltre a Roma vi è anche lo Stato Pontificio, altro luogo da preservare dalla guerra anche se, nonostante ciò, gli aerei degli angloamericani la sorvolano quotidianamente lanciando bombe dove capita, anche sul Vaticano stesso, ancora è fresca la ferita del bombardamento del Quartiere di San Lorenzo e ancora molta gente piange i morti di quel bombardamento che i posteri, molti anni dopo, facendo ricerche, scopriranno essere stato ideato da Solly Zuckerman, il teorico del bombardamento terroristico su civili indifesi e obbiettivi non più militari ma civili.
Io sto camminando per strada, mi trovo in Via Rasella, all’altezza di palazzo Tittoni, e mentre percorro questa strada, in senso opposto marciano inquadrati nei ranghi 156 uomini della 11° Compagnia del reggimento “Bozen”, comandato dal Maggiore Helmut Dobbrick: questa strada viene quotidianamente percorsa da questi soldati della Feldgendarmerie dopo le esercitazioni quotidiane. Vi faccio notare che, proprio perché la mia città, Roma, è stata dichiarata “città aperta”, non vi sono né truppe né carri armati, il servizio d’ordine pubblico è demandato alla P.A.I: (Polizia dell´Africa Italiana) e ai riservisti della Feldgendarmerie, oltre ai Militi delle Brigate Nere: ciò per volontà di Benito Mussolini e di Hitler in persona. Questi uomini, hanno il compito esclusivo di svolgere attività di Ordine Pubblico, non sono impegnati al fronte, né impegnati in azioni belliche di alcun rilievo contro il nemico angloamericano che è impantanato e bloccato nella zona di bonifica dell’Agro Pontino dal mese di Gennaio ‘44 quando gli angloamericani sbarcati a Nettunia per volontà del premier inglese pensavano di raggiungere Roma in pochi giorni mentre in realtà, le truppe Germaniche e i Battaglioni Nembo, Barbarigo, Degli Oddi, e i Genieri della GNR con un altissimo prezzo in termini di perdite umane li hanno inchiodati sulle loro posizioni. Non passa giorno che a Roma in città non si registrino azioni isolate di uccisioni alle spalle, di agguati ai militi della GNR che vengono uccisi e lasciati sanguinare sul selciati, sui sampietrini. Ciò produce preoccupazione e sdegno anche da parte del Pontefice Pio XII, il quale teme una recrudescenza sanguinosa ed altri inutili morti, perché il Pontefice è perfettamente conscio del rischio dell’avanzare del comunismo (che teme e deplora platealmente) ed altresì è perfettamente conscio del fatto che uccidere un singolo milite alla schiena e poi scappare non anticipa di certo la fine della guerra ma altresì non fa altro ch esacerbare gli animi già tesi.
Oggi è il 23 Marzo, è il secondo giorno di primavera, una primavera di guerra, triste, affamata, il cibo scarseggia, ma è anche il 25° anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento di San Sepolcro a Milano, e quindi i GAP (Gruppi Azione Patriottica) si sentono in diritto ed in dovere di compiere un´azione terroristica di guerriglia, convinti di dimostrare agli angloamericani che loro sono capaci di risolvere in pochi giorni il conflitto bellico sul sacro suolo della Patria invasa da eserciti di molte nazioni straniere. Improvvisamente, scoppia un ordigno, si tratta di 18 chilogrammi di tritolo collegato ad una miccia ed un detonatore a strappo collocato all´interno di un carretto della spazzatura e, nel confezionamento dell´ordigno, vengono collocati chiodi e spezzoni di ferro, al fine di rendere micidiali le schegge che si propagano al momento dello scoppio. E’ un attimo: 26 riservisti Germanici muoiono sul colpo, altri 7 moriranno poco dopo il ricovero all’ospedale del Littorio e oltre a loro, muoiono anche due civili che si trovavano inconsciamente al posto sbagliato nel momento sbagliato. Nella deflagrazione, anch’io, Pietro Zuccheretti, di anni dieci, romano, vengo colpito in pieno dall’esplosione e vengo ridotto così come mi potete vedere nell’immagine: del mio corpo rimane intatta solo la parte che vedete, i miei piedi e le mie gambe non verranno mai ritrovate e verrò messo in una piccola bara di legno fatta con semplicissime assi da cantiere. Mentre vengo colpito dalla deflagrazione e muoio sventrato, e la mia unica colpa è quella di trovarmi lì per caso, altri gappisti lanciano bombe a mano contro i riservisti Germanici e poi si danno alla fuga a gambe levate. Ma chi furono gli artefici di questa proditoria azione? Chi furono i gloriosi e radiosi personaggi di questa “azione militare”? Eccoli: Rosario Bentivegna (ex Fascista del GUF) che, travestito da spazzino, trasportò la bomba con la carretta; Franco Calamandrei, che si tolse il berretto per indicare a Bentivegna che il reparto aveva imboccato via Rasella e che la miccia per l’esplosione doveva essere accesa; Carla Capponi, che aspettava Bentivegna all’angolo di via delle Quattro Fontane; e poi Carlo Salinari, Pasquale Balsamo, Guglielmo Blasi, Francesco Cureli, Raoul Falciani, Silvio Serra e Fernando Vitagliano. Questi giovani (tra i 20 e i 27 anni) facevano parte di uno dei tanti gruppi denominati di Azione Patriottica (Gap) e dipendevano dalla Giunta militare, emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale (Cln), di cui erano responsabili Giorgio Amendola (comunista), Riccardo Bauer (azionista) e Sandro Pertini (socialista). L’ordine di eseguire l’imboscata di via Rasella, preparata nei minimi particolari da Carlo Salinari, fu dato dai responsabili della Giunta militare. Successivamente Bauer e Pertini dichiararono di non essere stati preventivamente informati e che l’ordine venne dato da Amendola a loro insaputa. Amendola stesso, qualche tempo dopo, confermò la versione, rivendicando a se stesso la responsabilità di aver dato ai “gappisti” l’ordine operativo per l’attentato. La sera del 26 marzo i giornali pubblicarono il testo del comunicato ufficiale germanico. In uno stile freddo, burocratico, la cittadinanza romana viene a sapere che: “Nel pomeriggio del 23 marzo 1944 elementi criminali hanno eseguito un attentato con lancio di bombe contro una colonna tedesca di polizia in transito per via Rasella. In seguito a questa imboscata trentadue uomini della polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti. La vile imboscata fu eseguita da comunisti-badogliani. Sono ancora in atto indagini per chiarire fino a che punto questo fatto è da attribuirsi ad incitamento anglo-americano. Il Comando tedesco è deciso a stroncare l’attività di questi banditi.
Da questa azione, scaturisce in seguito tutto ciò che di drammatico accadrà, sfociando nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, (dove la Convenzione dell’Aja dichiara fatto legittimo), e la macabra uccisione di Donato Carretta, linciato e gettato nel Tevere su delazione della moglie di un detenuto comune che lo indicò come il maggior responsabile anche se nessuno disse mai che si adoperò nel chiudere gli occhi quando evasero Saragat e Pertini e fece di tutto per placare la violenta reazione Germanica (legittimata dalla Convenzione dell’Aja) e via via tutto ciò che ne conseguì e che ancora oggi, a distanza di moltissimi anni, voi Italiani dovete subire come unica verità storica da parte dei cosiddetti “eroi”. Ecco, proprio della parola “eroi” prima di ritornare nell’oblio voglio raccontarvi questo: nel dopoguerra, i responsabili di questo agguato terroristico inutile, causa e prodromo delle Fosse Ardeatine, costoro sopra elencati, ricevettero una medaglia d’oro al merito e, quando un giornalista li intervistò e disse loro “…ma perché non vi consegnaste alle autorità, avreste evitato la strage delle Fosse Ardeatine, il massacro di gente innocente…” la risposta secca fu “…non ci consegnammo e non ci volemmo consegnare perché ci avrebbero immediatamente ucciso e noi non volevamo morire da eroi”. Bene, da quel famoso 23 Marzo 1944, ad oggi, nessun politico, nessuna istituzione, nessuna associazione nazionale partigiani italiani, nessun presidente del consiglio, della repubblica (delle banane) mi ha MAI ricordato, MAI. Io non esisto, io non sono mai esistito nella storia della vulgata resistenziale: non esisto perché ero solo un ragazzino di 10 anni, inerme e indifeso che, assieme agli altri due civili passavano di li in Via Rasella dove integerrimi e valorosi ed intrepidi terroristi poi medaglisti, fecero ciò che fecero. Mio padre combatté lunghe battaglie nel dopoguerra affinché il mio nome apparisse sui libri di storia, venisse ricordato nelle scuole, venisse citato nelle celebrazioni annuali del ricordo, ma nulla. Nulla di tutto ciò. Io non esisto per loro.
Per loro esistono solo coloro che materialmente compirono l’attentato, esistono solo le frasi trite e rigonfie di vanagloria, per loro esistono solo i loro martiri e le loro eroiche azione contro il barbaro oppressore nazi-fascista. Oggi, dopo tanti anni dalla mia morte, con un ghigno di sorriso beffardo, ho iniziato a sputare in faccia a Pertini, a Scalfaro, e a tutti coloro che man mano la giustizia divina mi porta al mio cospetto: non ho più le gambe ma non scapperei, mi hanno lasciato la testa attaccata al tronco: posso solo con grande gioia sputargli ogni giorno in faccia e chiamarli con il nome che essi meritano: vigliacchi assassini infami. Un caro saluto a tutti voi e Viva L’Italia. Pietro Zuccheretti, di anni 10, romano. Italiano.
http://www.qelsi.it/2013/pietro-zuccheretti-il-bambino-ucciso-dalla-resistenza-e-dimenticato-da-tutti/

venerdì 11 ottobre 2013

E' morto Erich Priebke aveva 100 anni e ci ha lasciato la sua verità

Erich Priebke, capitano delle SS è morto oggi a 100 anni di età, è morto a Roma dove scontava l'ergastolo agli arresti domiciliari.
Poco dopo il suo ultimo compleanno ha rilasciato al suo avvocato Paolo Giachini una lunghissima intervista che oggi ha tutto il valore di un testamento, tante sue verità che forse dovremmo leggere,  se non altro per il fatto che questo vecchio ha portato sulle sue spalle e da solo l'orrore del Nazismo, ossia  del male assoluto. La sua visione del nazismo e le sue affermazioni possono creare sconcerto, non dimentichiamo però che il tempo trascorso ci consente di avere una visione globale della seconda guerra mondiale dove vennero perpetrate altre terribili stragi in altre parti del mondo.Prendiamone atto e non giustifichiamo ne le une ne le altre. Gli uomini non sono buoni e la guerra mette in evidenza il loro lato peggiore.
Celebri torturatori, capi spietati di polizie segrete che hanno compiuto crimini orrendi, truci infoibatori con pensione elargita dallo Stato italiano, capi di Stato che ordinarono milioni di vittime, vissero e morirono serenamente e riposano nelle segrete dell'oblio. Resta invece solo lui, nei secoli Imputato, per lui i processi si rifecero a gentile richiesta del pubblico, i tribunali mutarono sentenze.

Per forza, è il Male Assoluto... Resta un mistero perché ad esempio Paul Tibbets, il pilota di Enola Gay che sganciò la bomba atomica sulla popolazione di Hiroshima, obbedendo a un infame ordine ricevuto, sia morto pochi anni fa da eroe, e un soldato tedesco che obbedendo a un infame ordine ricevuto, eseguì sotto il comando di Kappler la strage delle Fosse Ardeatine per rappresaglia alla strage di via Rasella, incarni il Male Assoluto. 






sabato 5 ottobre 2013

Alla gara del tradimento



È un terribile destino quello di doversi vergognare, davanti a se stessi e davanti al mondo, dei propri governanti, un destino che la storia ha riservato da molti secoli agli Italiani, sempre uguale lungo il succedersi di Papi, Re, Imperatori, Principi, Dogi. La democrazia non ha cambiato nulla a questo orrido scenario, anzi: da quando abbiamo dei parlamentari, dei “rappresentanti”, l’umiliazione è diventata il nostro pane quotidiano proprio perché in teoria ci “rappresentano”, sarebbero “noi” nel loro modo di essere e di agire. La miseria dei loro comportamenti ci ha inflitto fin dai primi passi della vita parlamentare tutte le umiliazioni possibili; tuttavia ci eravamo illusi che non si potesse superare la vetta raggiunta con Mani Pulite. Quello cui abbiamo assistito nel giorno della conferma del governo Letta invece è andato al di là di ogni possibile previsione.

La prima cosa che dobbiamo dire al mondo che ha guardato, incredulo e senza riuscire a capire, l’orribile scena, è che i politici, i parlamentari, i governanti che hanno visto succedersi sul palcoscenico, non ci rappresentano e non sono italiani. Gli italiani, infatti, non sapevano nulla di quello che sarebbe successo; nessuno ha chiesto il loro parere, ma anzi il governo Letta, cosiddetto delle “larghe intese” è stato costituito contro l’indicazione degli elettori, tanto che nessun partito aveva la maggioranza. Fa parte, inoltre, del governo Letta, nella qualità di Ministro degli Esteri e che dovrebbe quindi rappresentare l’Italia di fronte al mondo, la signora Emma Bonino che alle elezioni era stata esclusa, come persona e come partito (il partito Radicale) dal Parlamento non avendo avuto neanche il minimo dei voti richiesti. Questa è la situazione giuridica, e se si vuole “formale”, per la quale affermiamo che gli odierni politici e governanti, insieme a tutti coloro che nel Parlamento li hanno approvati, non ci rappresentano e che, non avendo rispettato le regole della democrazia parlamentare richieste dalla Costituzione, hanno tradito il giuramento di fedeltà all’Italia, insieme al Presidente della Repubblica che ha firmato le loro nomine. Sono dei traditori, dunque, e come tali espulsi dal consesso della società italiana (il tradimento è previsto dalla Costituzione italiana: basterebbe che qualcuno avesse il coraggio d’invocarlo).

Lo spirito del tradimento, però, non è una caratteristica psicologica “passeggera”, dettata da qualche casuale contingenza: il carattere di “traditore” connota la personalità di base di un individuo e lo guida in tutto ciò che pensa, che fa, che dice. Lo connota in modo tale da non accorgersi neppure di “tradire” visto che chi tradisce non ha presente nessuno nel proprio orizzonte, né figlio, né padre, né amico, né socio, né concittadino, né suddito, né essere umano. Non “sceglie” fra tradire e non tradire. Ha una sola mossa davanti a sé: la più utile per se stesso. Quindi colui che tradisce non appartiene a nessun gruppo, non ha nessuna famiglia e nessuna cittadinanza. Per questo non sono “italiani” gli attori di una delle scene più paradigmatiche di che cosa sia “tradimento” che la storia ricordi (pensando a chi potesse mai un domani ricondurla al suo luogo di “teatro”, non sono riuscita a trovare un nome: certamente né Shakespeare né Molière l’avrebbero mai potuta immaginare).

Non c’era nessuno che potesse “partecipare” in nessun modo alla loro azione, né prima né dopo. L’Italia e gli italiani non erano neanche “oggetto” di questa azione perché erano stati già venduti, consegnati, fin dal governo Monti, all’Europa e al Governo finanziario mondiale. Infatti nessuno si è preoccupato di che cosa potessero pensare gli italiani, neanche i propri elettori, nel constatare che non c’è neanche la parvenza di un ideale, di un valore, di una meta cui tener fede in ciò che dicono e fanno i politici, del proprio o di qualsiasi altro partito.

Abbiamo assistito dunque alle più “pure” mosse di traditori con e fra traditori. Adesso ci spiegano che il più abile è stato Berlusconi. Che sia stato necessario spiegarcelo, visto che non avevamo capito, è già una prova che, perfino nel tradimento, cui da tanti secoli gli italiani sono abituati, questa volta c’è stato il superamento di un limite: quel limite con il quale si fingeva che anche in guerra, anche in politica, pur sapendo che c’era, il tradimento non fosse ammesso. Da adesso, finalmente, non è più così. Non si finge più. Bisogna tradire e tradire a viso aperto perché è giusto tradire, è bene tradire, è utile tradire, è bravo chi sa tradire di più e soprattutto è il più bravo chi sa farsi compagno e socio dei tradimenti di chi l’ha tradito.

Ida Magli ItalianiLiberi..
4 ottobre 2013

domenica 29 settembre 2013

Georges Moustaki - Lo straniero



Credo che molti italiani si sentano stranieri in patria...
ma la canzone è stupenda!