domenica 1 dicembre 2013

Navigli, si lavora per la riapertura

Vie d'acqua

Navigli, si lavora per la riapertura

Milano, 30 novembre 2013 - Un'unica via d’acqua dal lago Maggiore all’Adriatico e, poi, dal lago di Como all’Adriatico, con la riscoperta della darsena come porto di Milano. Un’unica pista ciclabile dall’Adda al Ticino al Po che attraversa il cuore della città. La realizzazione di un anello centrale per il teleriscaldamento e il riordino degli altri sottoservizi. La riduzione del traffico veicolare nel centro storico e la creazione di nuove zone a traffico limitato con il conseguente miglioramento delle condizioni dell’inquinamento dell’aria. Queste sono le principali opportunità che emergono dal progetto di fattibilità per la riapertura dei Navigli, realizzato dal Politecnico di Milano, sotto il coordinamento del professore Antonello Boatti, presentato alla città questa mattina durante un incontro pubblico presso l'Umanitaria.
Durante la presentazione sono stati illustrati tre esempi concreti di riapertura dei Navigli in via Melchiorre Gioia, via Francesco Sforza e via Conca del Naviglio. I progetti mostrano che i possibili problemi connessi a traffico, parcheggi e presenza delle stazioni delle metropolitana non solo potrebbero essere risolti ma migliorerebbero la vivibilità, l'attrattività turistica e la bellezza di Milano.
Altri studi, ancora in corso, stanno mettendo in luce la sostenibilità idraulica, idrologica e idrogeologica del progetto e la sua utilità ai fini del miglioramento del sistema delle acque della città.
"Il progetto presentato oggi, ancora in via di definizione, - ha dichiarato la vicesindaco con delega all'Urbanistica Ada Lucia De Cesaris - è molto interessante e affascinante. Ringraziamo il Politecnico e i numerosi professionisti per il prezioso lavoro svolto. Un lavoro che ha coinvolto anche tanti giovani ricercatori. Ora dobbiamo fare un ulteriore passo avanti nella progettazione e nella valutazione economica, per poi passare alla presentazione del progetto, avviando un percorso di discussione e riflessione con la città per valutarne le modalità reali di realizzazione. La complessità e l'importanza dell'intervento non possono essere gestiti frettolosamente, senza sottovalutare la necessità di reperire le risorse. Abbiamo segnato il punto di partenza, continueremo affinché il sogno pian piano possa diventare risorsa e nuova qualità per Milano".

mercoledì 27 novembre 2013

SIGHIGNOLA – BALCONE D’ITALIA: LA NEVE A PORTATA DI MANO

SIGHIGNOLA – BALCONE D’ITALIA: LA NEVE A PORTATA DI MANO
In Val d’Intelvi si scia con un mese d’anticipo.
Già aperti gli impianti sciistici più vicini a Milano

Milano, 27 novembre 2013. È già tutto pronto sulle piste dell’Alta Val d’Intelvi, il comprensorio sciistico più vicino a Milano, Varese, Como. In soli 50 minuti da Milano e Varese e 30 minuti da Como Lago è possibile raggiungere la Vetta Sighignola – Balcone d’Italia con il suo panorama incomparabile e le sue piste già perfettamente innevate. Oltre mezzo metro di neve ha coperto infatti la vetta della Sighignola, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi consentendo di dare il via alla stagione sciistica con un mese di anticipo. Sabato i battineve hanno compattato per tutto il giorno il manto della pista del monte Creggio e quello del campo scuola. Pronti in caso di evenienza anche i cannoni per la produzione di neve artificiale, il cui funzionamento è garantito dalla considerevole quantità di acqua presente in quota alle basse temperature.
Il pensiero vola subito alla prossima festività dell’Immacolata in cui si prevede un grande afflusso di sciatori e turisti. Albergatori e ristoratori si stanno organizzando, in sinergia con i gestori del comprensorio sciistico, per proporre prezzi calmierati. Il costo di accesso agli impianti è bloccato da ormai 3 anni, una scelta per venire incontro agli appassionati ma anche alle famiglie con bambini, verso cui si ha un occhio di riguardo. Nei giorni festivi il giornaliero adulti costa 20€, nei giorni feriali 15, mentre per la mezza giornata il costo è di 10€. Previsti sconti particolari alle comitive, alle scuole sci e agli sci club.
“Attendiamo molti arrivi – dichiara il Sindaco di Lanzo d’Intelvi Enrico Manzoni - non solo dal Comasco ma anche da Varese e Milano, considerato che le piste sono facilmente raggiungibili dalle province limitrofe. Negli ultimi tempi le istituzioni locali italiane e svizzere, il FAI, Il Touring Club si sono molto impegnati per riqualificare la Sighignola, uno dei gioielli naturalistici delle nostre alpi. Dopo alcuni inverni siccitosi, le condizioni meteo quest’anno ci danno una mano e ci auguriamo di vedere tanti ospiti in valle anche nei mesi invernali.”


Il comprensorio, oltre alle piste classiche, vanta anche due tracciati speciali, uno dedicato a bob e slittini e uno per gli amanti dello snow tubing e dello snowboard, entrambi attrezzati con percorsi e salti. E’ prevista a breve anche l’apertura dell’anello di pista di sci di fondo gestito dall’Unione Sportiva Lanzo, con relativo percorso per il pattinaggio. <<Tutto è stato deciso all’ultimo minuto – dice il sindaco di Lanzo Enrico Manzoni – come Comune ci siamo subito attivati per accogliere al meglio gli appassionati del settore, ma anche turisti e villeggianti amanti di una settimana bianca all’insegna del relax in Valle d’Intelvi>>.

Per ulteriori informazioni contattare Pro Loco Lanzo (tel. 031/840143 e sito www.prolocolanzo.com) oppure Valle Intelvi Turismo (tel. 031/830741 e sito  www.valleintelviturismo.it)

Per contatto Uff. Stampa
Valle Intelvi Turismo
cell. 3498675241

lunedì 25 novembre 2013

FACCIAMO UNA RIFLESSIONE....

Nasciamo senza portare
nulla, moriamo senza poter
portare nulla, ed in mezzo,
nell'eterno che si
ricongiunge nel breve
battito delle ciglia, litighiamo
per possedere qualcosa.


N. Nur-ad-Din

venerdì 22 novembre 2013

Kennedy e il Cavaliee hanno molte analogie

L'America sta celebrando in queste ore il cinquantesimo anniversario della morte di John Fitzgerald Kennedy, il presidente-mito diventato l'icona della sinistra planetaria.













I giornaloni italiani si sono buttati a pesce sull'avvenimento: paginate su paginate per ricordare, esaltare, consegnare all'immortalità il loro idolo. Oggi le cronache kennediane si mischieranno con quelle italianissime sulle motivazioni della sentenza Ruby. «Abbiamo accertato - scrivono i giudici di Milano, per altro smentiti dagli interessati e da decine di testimoni - che Berlusconi ebbe rapporti sessuali». E già immagino i commenti sdegnati dei moralisti a gettone.
La coincidenza mediatica Kennedy-Berlusconi cade a proposito. Perché i due hanno più di un punto in comune. Entrambi ricchi, molto ricchi, hanno usato la loro ricchezza per farsi largo in politica. Entrambi, alla loro discesa in campo, si sono imposti a sorpresa su rivali favoriti. Entrambi hanno regalato un sogno al loro Paese senza riuscire a realizzarlo (nel caso di Kennedy per sopravvenuto omicidio, in quello di Berlusconi perché siamo in Italia). Tutti e due hanno cambiato profondamente e in modo irreversibile il costume della politica. E, non ultimo, entrambi avevano una passione irrefrenabile per le belle donne.
Neppure il compassato Corriere della Sera si è potuto esimere dal ricordare questo piccolo dettaglio attinente alla vita privata del grande John. Due giorni fa una paginata ne ricostruiva le gesta. Trascrivo: «Dicono che la sua vita sia stata costellata da una sequenza ininterrotta di incontri occasionali con giovani donne di ogni ceto sociale. Tutte bellissime, tutte innamorate. Erano stagiste della Casa Bianca, attrici, cantanti, prostitute, signore del jet set, giornaliste, segretarie, amanti di boss della mafia... Arrivavano di notte alla Casa Bianca nascoste dentro il bagagliaio di un'auto e il presidente le intratteneva nel suo ufficio. Queste consegne a domicilio venivano rispedite al mittente nel giro di pochi minuti...».
E come titola il Corriere questo resoconto? Il porco di Washington? Un immorale al comando? No, titola: «Il fascino di un traditore». Sottotitolo: «Perché noi donne (nonostante tutto) lo adoriamo».
Ohibò. Scopriamo ora che a sinistra un presidente disinvolto e fedifrago può essere amato proprio in quanto tale e celebrato da donne a distanza di 50 anni. Deduco che a sinistra la vita privata, per quanto bizzarra per i canoni dei moralisti, non debba interferire sul giudizio politico e, tantomeno, presumo, diventare fatto giudiziario. Anzi, essere libertini, ci dicono per Kennedy, aggiunge fascino. Questa sì che è una novità. L'ipocrisia è che tanta benevolenza è solo per chi è di sinistra, zona dove puttane e puttanieri non mancano, ma lì, e solo lì, fanno tanto chic.

da Il Giornale

domenica 17 novembre 2013

PDL, sarà vera scissione?

Il "fattaccio" è avvenuto ieri, ma sono mesi che le acque non sono tranquille nel PDL. Il Consiglio Nazionale  ha sancito la morte del Pdl e la  nascita di Forza Italia e il gruppo dei Governativi di Alfano ha decretato la nascita di Nuovo Centro Destra creando di fatto una rottura "insanabile" tra loro e il gruppo guidato da Silvio Berlusconi. Ma sarà una scissione vera?
Non può essere sfuggito a nessuno il modo soft con cui sono stati trattati i dissidenti da Berlusconi, che dal palco ha invitato le truppe di Forza Italia a non attaccare i "traditori". Dal canto suo Alfano non è stato da meno e in conferenza stampa con i giornali esteri, ha ribadito il suo affetto immutato per il cavaliere e la collocazione nel centro destra della sua nuova forza politica.
Parrebbe una mossa del tipo "lottare separati per colpire insieme" e se fosse così sarebbe davvero una grande astuzia politica e probabilmente raggiungerebbe lo scopo. Alfano al governo per non lasciare il Paese nelle mani del PD e Berlusconi fuori e con le mani libere per fare una bella campagna elettorale.
Non è escluso che lo stesso escamotage venga usato dal PD con Letta e Renzi, insomma i "presi per il naso" se fosse davvero così,  sarebbero sempre e solo  gli Italiani.

"Francesco Ghezzi, un anarchico nella nebbia" il nuovo libro di Carlo Ghezzi

FRANCESCO GHEZZI, UN ANARCHICO NELLA NEBBIA
Dalla Milano del teatro Diana al lager in Siberia
di Carlo Ghezzi
pp. 124 EUR 10,00
ISBN 978-88-95950-34-1


Francesco Ghezzi è un operaio milanese, un anarchico, fuggito dall'Italia per sottrarsi alla "giustizia" fascista e approdato, dopo lunghe peregrinazioni in vari paesi europei, nell'Unione Sovietica, sicuro di trovarvi condizioni di una vita migliore, e di poter contribuire a quel grande processo di emancipazione sociale che aveva entusiasmato il proletariato di tutti i paesi. Una storia comune, la sua, a quella di altri rivoluzionari che, pur partendo da esperienze diverse, ripararono, col cuore gonfio di speranza, nel "paradiso socialista".
Si sa che per loro le cose non andarono affatto così, perché, nonostante alcuni innegabili miglioramenti nelle condizioni di vita del miserabile proletariato russo, una pesantissima cappa di oppressione si sarebbe abbattuta sulla nuova società, finendo con l'annullare il significato stesso di quella grandiosa esperienza in una paranoica paura verso qualsiasi forma di dissenso se non, addirittura, di critica. Francesco Ghezzi fu una delle tante vittime di questa mostruosa degenerazione, ma fu una vittima indomita e mai rassegnata, una vittima esemplare. Questo libro ne ripercorre la vicenda umana.
[Ottobre 2013]


Biografia dell'Autore
Carlo Ghezzi


Eletto dal VII Congresso Nazionale, Carlo Ghezzi è il nuovo Segretario Generale della Fisac-CGIL. Nato a Milano nel 1946, ha lavorato nelle aziende del gruppo farmaceutico Roche. È stato membro di commissione interna, poi delegato del Consiglio di Fabbrica. Dal 1975 è dirigente a tempo pieno del sindacato Chimici della CGIL fino ad assumerne la direzione a livello milanese e lombardo. Nel 1981 è entrato a far parte della segreteria della Camera del Lavoro di Milano di cui è divenuto Segretario Generale nel 1984. Dal 1995 al 2003 ha fatto parte della segreteria confederale della CGIL e ha diretto il Dipartimento Organizzazione. Dal 2004 è Presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

venerdì 1 novembre 2013

ORIGINE DELLA FESTA DI OGNISSANTI

BUONA FESTA DI OGNISSANTI !
rinfreschiamoci la memoria


SIGNIFICATO, ORIGINE E STORIA DELLA FESTA DI OGNISSANTI o di TUTTI I SANTI

Le origini della Festa di Ognissanti o di Tutti i Santi, che cade il 1° novembre di ogni anno, sono lontanissime e si possono rintracciare al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche. I processi storici e culturali che hanno portato questo giorno ad avere un’importanza assoluta nel mondo cattolico, sono molti, ma in alcuni testi appaiono controversi e discordanti. Tutto sembrerebbe risalire alla cultura celtica la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi: quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza. I giorni di inizio di questi due periodi venivano festeggiati, il primo, durante il mese di maggio (quello della vita, e quindi della rinascita della natura) e il secondo a metà autunno (quello della morte, e della quiete della natura). Questi due giorni venivano chiamati rispettivamente Beltane e Samhain.
Nello stesso periodo storico, presso i romani si festeggiava un giorno simile, per significato al Samhain: la festa in onore di Pomona, dove si salutava la fine del periodo agricolo produttivo e si ringraziava la terra per i doni ricevuti. Quando Cesare conquisto la Gallia, le due feste pagane, celtica e romana, si integrarono e i giorni per il festeggiamento cadevano, a secondo delle zone, in un periodo che si collocava tra la fine del mese di ottobre e i primi giorni di novembre. Solo in seguito i festeggiamenti caddero in un solo giorno e precisamente tra la notte del 31 ottobre e il primo novembre. Questa notte veniva chiamata Nos Galan-Gaeaf, cioè notte delle calende d’inverno, ed era il momento di maggior contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Con l’affermarsi del cristianesimo, al significato di questa festa, prettamente agricola e pagana, se ne sovrappose un altro prettamente spirituale e religioso. Nel significato religioso si voleva commemorare il mondo dell’aldilà o il mondo della morte il cui significato viene fatto risalire proprio al Samhain dei Celti. Nel VII secolo, con l’avvento al soglio pontificio di Papa Bonifacio IV si tentò di andare oltre e cambiare la festa pagana in festa cristiana dandone così un significato puramente religioso. Per togliere ogni residuo di paganesimo, l’idea originale fu quella di abolire la festa pagana, decisione però che avrebbe scatenato le ire del popolo ancora molto ancorato alle antiche tradizioni. Si optò quindi per la compensazione e il giorno di festa religioso venne chiamato Tutti i Santi, giorno in cui poter onorare i santi e che cadeva il giorno 13 del mese di maggio. La conseguenza di questa decisione fu quella di avere due feste affiancate, una pagana e una cristiana. Circa due secoli più tardi, e più precisamente nell’835, Papa Gregorio IV fece coincidere la data della festa cristiana con quella pagana per diminuire ancor di più il peso dell’antico culto pre cristiano. Il giorno della festa di Tutti i Santi cadeva quindi il 1° novembre di ogni anno in coincidenza del giorno successivo alla notte delle calende d’inverno. Ma anche questo non bastò a sradicare il culto pagano, cosicché la chiesa introdusse nel X secolo una nuova festa, quella dedicata ai morti, che cadeva il 2 novembre. Durante i festeggiamenti del 2 novembre, dove venivano ricordate le anime degli estinti, i loro cari si mascheravano da angeli e diavoli e, come nella tradizione celtica, accendevano grandi fuochi. Nel 1475 la festività di Ognissanti venne resa obbligatoria in tutta la Chiesa d’occidente da Sisto IV ma il culto pagano, in special modo quello celtico, nonostante un lungo periodo di quasi totale dimenticanza, è sempre sopravvissuto nella cultura dei popoli europei fino ai giorni nostri. Infatti la notte di Nos Galan-Gaeaf dell’antica cultura celtica viene rievocata, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, nella notte di Halloween il cui significato è proprio vigilia di Ognissanti o di Tutti i Santi (All Hallows = Tutti i Santi + eve = Vigilia).

giovedì 24 ottobre 2013

Un nuovo progetto per il Giardino dei Giusti al Monte Stella


Milano, 23 ottobre 2013 – Il rinnovamento del Giardino di Giusti in vista di Expo 2015 e i nuovi percorsi didattici sono stati presentati oggi a Palazzo Marino. Il nuovo progetto, realizzato dall'Associazione per il Giardino dei Giusti, di cui il Comune di Milano è socio fondatore con Gariwo, la Foresta dei Giusti e l'UCEI-Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, darà una nuova veste alla grande area messa a disposizione dal Comune di Milano al Monte Stella. Qui dal 2003 sorge il Giardino per ricordare i Giusti che si sono battuti e si battono contro tutti i genocidi e in difesa dei diritti umani.

"È importante che Milano abbia questo Giardino, un luogo fisico per ricordare e imparare. Questi percorsi didattici, al pari delle materie scolastiche, consentono ai bambini di conoscere la nostra storia e di acquisire gli strumenti per diventare, un giorno, cittadini più consapevoli", ha detto Francesco Cappelli, assessore all'Educazione e Istruzione del Comune di Milano.

"Il Giardino dei Giusti è un luogo di testimonianza e di memoria. Ma rappresenta, soprattutto, la volontà di non abbassare mai la guardia di fronte al pericolo che certe tragedie possano ripetersi. Una volontà e una scelta di libertà e rispetto dei diritti umani che unisce tutta la nostra città. Per questo è importante che diventi un luogo in grado di attrarre ed informare sempre più persone", ha dichiarato Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio comunale di Milano.

L'architetto Stefano Valabrega, che firma il progetto per Gariwo, ha previsto la suddivisione in quattro aree, ognuna pensata per una specifica funzione. Accanto al Giardino del Dialogo e a quello della Meditazione, sorgerà un luogo dedicato alla memoria della città e un Auditorio in grado di ospitare il pubblico delle grandi manifestazioni, in particolare i giovani e gli studenti per l'annuale cerimonia di dedica dei nuovi alberi, il 6 marzo, in occasione della Giornata europea dei Giusti. L'obiettivo è quello di offrire alla città un perimetro vitale per la memoria del bene, sempre aperto e fruibile.

"Ho pensato di creare per Milano, soprattutto per i ragazzi - ha spiegato l'architetto Valabrega - uno spazio di partecipazione in cui coinvolgerli nella riflessione su temi e valori quali la solidarietà, la responsabilità personale e l'altruismo. I valori dei Giusti".
"Vogliamo realizzare questo importante progetto gravando il meno possibile sulle finanze pubbliche - ha spiegato Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo - Per questo chiederemo ai milanesi, ai privati, alle imprese, di aiutarci a rendere ancora più bello il Giardino che la nostra città dedica ai Giusti, in vista di Expo 2015. Dopo la campagna per la Giornata europea dei Giusti, Milano sarà di nuovo protagonista e il progetto potrà essere proposto alle capitali di tutti i Paesi presenti all'Expo".

L'Associazione ha realizzato anche la nuova proposta didattica "I sentieri dei Giusti", composta da un gioco e un fumetto con tavole originali, che coprirà anche le attività previste per il prossimo anno scolastico. Con questa scatola gioco destinata alle scuole elementari e medie statali di Milano, l'Associazione completa la sua offerta didattica rivolta negli anni precedenti alle scuole superiori.

"Abbiamo deciso di raccogliere la sfida di trattare il tema dei genocidi anche nei primi anni di scuola. Attraverso il gioco e il fumetto potremo raccontare eventi drammatici senza urtare la sensibilità dei più piccoli, che accompagneremo nel mondo dei Giusti, invitandoli a piantare simbolicamente il loro albero", ha spiegato Emanuela Bellotti, insegnante della Commissione didattica di Gariwo e curatrice de "I sentieri dei Giusti".

Vi regalo una poesia piena di tenerezza

Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne e l'oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle...
Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto...
Tienimi per mano... portami dove il tempo non esiste...
Tienila stretta nel difficile vivere....

Tienimi per mano... nei giorni in cui mi sento disorientata...
cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate...
Tienimi la mano, e stringila forte prima che l'insolente fato possa portarmi via da te...
Tienimi per mano e non lasciarmi andare... mai...

Herman Hesse

mercoledì 16 ottobre 2013

In ricordo di Pietro Zucchetti, 10 anni, ucciso a Roma dalla resistenza


Pietro Zuccheretti, il bambino ucciso dalla Resistenza e dimenticato da tutti

Di Redazione, il  - # - 3 commenti
pietro zuccherettiBuongiorno, mi chiamo Pietro Zuccheretti, ho 10 anni, e oggi vi racconto perché mi vedete così in questa immagine. E’ il 23 Marzo 1944, è iniziata la quarta primavera di guerra da pochi giorni, la mia città, Roma, è stata dichiarata da tempo ormai dal comando Germanico “città aperta” ovvero, data la sua particolarità di avere una quantità enorme di edifici e monumenti storici, non vi sono schierate né truppe né mezzi militari, volti a mettere a rischio l’incolumità dei monumenti millenari di questa città; inoltre a Roma vi è anche lo Stato Pontificio, altro luogo da preservare dalla guerra anche se, nonostante ciò, gli aerei degli angloamericani la sorvolano quotidianamente lanciando bombe dove capita, anche sul Vaticano stesso, ancora è fresca la ferita del bombardamento del Quartiere di San Lorenzo e ancora molta gente piange i morti di quel bombardamento che i posteri, molti anni dopo, facendo ricerche, scopriranno essere stato ideato da Solly Zuckerman, il teorico del bombardamento terroristico su civili indifesi e obbiettivi non più militari ma civili.
Io sto camminando per strada, mi trovo in Via Rasella, all’altezza di palazzo Tittoni, e mentre percorro questa strada, in senso opposto marciano inquadrati nei ranghi 156 uomini della 11° Compagnia del reggimento “Bozen”, comandato dal Maggiore Helmut Dobbrick: questa strada viene quotidianamente percorsa da questi soldati della Feldgendarmerie dopo le esercitazioni quotidiane. Vi faccio notare che, proprio perché la mia città, Roma, è stata dichiarata “città aperta”, non vi sono né truppe né carri armati, il servizio d’ordine pubblico è demandato alla P.A.I: (Polizia dell´Africa Italiana) e ai riservisti della Feldgendarmerie, oltre ai Militi delle Brigate Nere: ciò per volontà di Benito Mussolini e di Hitler in persona. Questi uomini, hanno il compito esclusivo di svolgere attività di Ordine Pubblico, non sono impegnati al fronte, né impegnati in azioni belliche di alcun rilievo contro il nemico angloamericano che è impantanato e bloccato nella zona di bonifica dell’Agro Pontino dal mese di Gennaio ‘44 quando gli angloamericani sbarcati a Nettunia per volontà del premier inglese pensavano di raggiungere Roma in pochi giorni mentre in realtà, le truppe Germaniche e i Battaglioni Nembo, Barbarigo, Degli Oddi, e i Genieri della GNR con un altissimo prezzo in termini di perdite umane li hanno inchiodati sulle loro posizioni. Non passa giorno che a Roma in città non si registrino azioni isolate di uccisioni alle spalle, di agguati ai militi della GNR che vengono uccisi e lasciati sanguinare sul selciati, sui sampietrini. Ciò produce preoccupazione e sdegno anche da parte del Pontefice Pio XII, il quale teme una recrudescenza sanguinosa ed altri inutili morti, perché il Pontefice è perfettamente conscio del rischio dell’avanzare del comunismo (che teme e deplora platealmente) ed altresì è perfettamente conscio del fatto che uccidere un singolo milite alla schiena e poi scappare non anticipa di certo la fine della guerra ma altresì non fa altro ch esacerbare gli animi già tesi.
Oggi è il 23 Marzo, è il secondo giorno di primavera, una primavera di guerra, triste, affamata, il cibo scarseggia, ma è anche il 25° anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento di San Sepolcro a Milano, e quindi i GAP (Gruppi Azione Patriottica) si sentono in diritto ed in dovere di compiere un´azione terroristica di guerriglia, convinti di dimostrare agli angloamericani che loro sono capaci di risolvere in pochi giorni il conflitto bellico sul sacro suolo della Patria invasa da eserciti di molte nazioni straniere. Improvvisamente, scoppia un ordigno, si tratta di 18 chilogrammi di tritolo collegato ad una miccia ed un detonatore a strappo collocato all´interno di un carretto della spazzatura e, nel confezionamento dell´ordigno, vengono collocati chiodi e spezzoni di ferro, al fine di rendere micidiali le schegge che si propagano al momento dello scoppio. E’ un attimo: 26 riservisti Germanici muoiono sul colpo, altri 7 moriranno poco dopo il ricovero all’ospedale del Littorio e oltre a loro, muoiono anche due civili che si trovavano inconsciamente al posto sbagliato nel momento sbagliato. Nella deflagrazione, anch’io, Pietro Zuccheretti, di anni dieci, romano, vengo colpito in pieno dall’esplosione e vengo ridotto così come mi potete vedere nell’immagine: del mio corpo rimane intatta solo la parte che vedete, i miei piedi e le mie gambe non verranno mai ritrovate e verrò messo in una piccola bara di legno fatta con semplicissime assi da cantiere. Mentre vengo colpito dalla deflagrazione e muoio sventrato, e la mia unica colpa è quella di trovarmi lì per caso, altri gappisti lanciano bombe a mano contro i riservisti Germanici e poi si danno alla fuga a gambe levate. Ma chi furono gli artefici di questa proditoria azione? Chi furono i gloriosi e radiosi personaggi di questa “azione militare”? Eccoli: Rosario Bentivegna (ex Fascista del GUF) che, travestito da spazzino, trasportò la bomba con la carretta; Franco Calamandrei, che si tolse il berretto per indicare a Bentivegna che il reparto aveva imboccato via Rasella e che la miccia per l’esplosione doveva essere accesa; Carla Capponi, che aspettava Bentivegna all’angolo di via delle Quattro Fontane; e poi Carlo Salinari, Pasquale Balsamo, Guglielmo Blasi, Francesco Cureli, Raoul Falciani, Silvio Serra e Fernando Vitagliano. Questi giovani (tra i 20 e i 27 anni) facevano parte di uno dei tanti gruppi denominati di Azione Patriottica (Gap) e dipendevano dalla Giunta militare, emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale (Cln), di cui erano responsabili Giorgio Amendola (comunista), Riccardo Bauer (azionista) e Sandro Pertini (socialista). L’ordine di eseguire l’imboscata di via Rasella, preparata nei minimi particolari da Carlo Salinari, fu dato dai responsabili della Giunta militare. Successivamente Bauer e Pertini dichiararono di non essere stati preventivamente informati e che l’ordine venne dato da Amendola a loro insaputa. Amendola stesso, qualche tempo dopo, confermò la versione, rivendicando a se stesso la responsabilità di aver dato ai “gappisti” l’ordine operativo per l’attentato. La sera del 26 marzo i giornali pubblicarono il testo del comunicato ufficiale germanico. In uno stile freddo, burocratico, la cittadinanza romana viene a sapere che: “Nel pomeriggio del 23 marzo 1944 elementi criminali hanno eseguito un attentato con lancio di bombe contro una colonna tedesca di polizia in transito per via Rasella. In seguito a questa imboscata trentadue uomini della polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti. La vile imboscata fu eseguita da comunisti-badogliani. Sono ancora in atto indagini per chiarire fino a che punto questo fatto è da attribuirsi ad incitamento anglo-americano. Il Comando tedesco è deciso a stroncare l’attività di questi banditi.
Da questa azione, scaturisce in seguito tutto ciò che di drammatico accadrà, sfociando nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, (dove la Convenzione dell’Aja dichiara fatto legittimo), e la macabra uccisione di Donato Carretta, linciato e gettato nel Tevere su delazione della moglie di un detenuto comune che lo indicò come il maggior responsabile anche se nessuno disse mai che si adoperò nel chiudere gli occhi quando evasero Saragat e Pertini e fece di tutto per placare la violenta reazione Germanica (legittimata dalla Convenzione dell’Aja) e via via tutto ciò che ne conseguì e che ancora oggi, a distanza di moltissimi anni, voi Italiani dovete subire come unica verità storica da parte dei cosiddetti “eroi”. Ecco, proprio della parola “eroi” prima di ritornare nell’oblio voglio raccontarvi questo: nel dopoguerra, i responsabili di questo agguato terroristico inutile, causa e prodromo delle Fosse Ardeatine, costoro sopra elencati, ricevettero una medaglia d’oro al merito e, quando un giornalista li intervistò e disse loro “…ma perché non vi consegnaste alle autorità, avreste evitato la strage delle Fosse Ardeatine, il massacro di gente innocente…” la risposta secca fu “…non ci consegnammo e non ci volemmo consegnare perché ci avrebbero immediatamente ucciso e noi non volevamo morire da eroi”. Bene, da quel famoso 23 Marzo 1944, ad oggi, nessun politico, nessuna istituzione, nessuna associazione nazionale partigiani italiani, nessun presidente del consiglio, della repubblica (delle banane) mi ha MAI ricordato, MAI. Io non esisto, io non sono mai esistito nella storia della vulgata resistenziale: non esisto perché ero solo un ragazzino di 10 anni, inerme e indifeso che, assieme agli altri due civili passavano di li in Via Rasella dove integerrimi e valorosi ed intrepidi terroristi poi medaglisti, fecero ciò che fecero. Mio padre combatté lunghe battaglie nel dopoguerra affinché il mio nome apparisse sui libri di storia, venisse ricordato nelle scuole, venisse citato nelle celebrazioni annuali del ricordo, ma nulla. Nulla di tutto ciò. Io non esisto per loro.
Per loro esistono solo coloro che materialmente compirono l’attentato, esistono solo le frasi trite e rigonfie di vanagloria, per loro esistono solo i loro martiri e le loro eroiche azione contro il barbaro oppressore nazi-fascista. Oggi, dopo tanti anni dalla mia morte, con un ghigno di sorriso beffardo, ho iniziato a sputare in faccia a Pertini, a Scalfaro, e a tutti coloro che man mano la giustizia divina mi porta al mio cospetto: non ho più le gambe ma non scapperei, mi hanno lasciato la testa attaccata al tronco: posso solo con grande gioia sputargli ogni giorno in faccia e chiamarli con il nome che essi meritano: vigliacchi assassini infami. Un caro saluto a tutti voi e Viva L’Italia. Pietro Zuccheretti, di anni 10, romano. Italiano.
http://www.qelsi.it/2013/pietro-zuccheretti-il-bambino-ucciso-dalla-resistenza-e-dimenticato-da-tutti/

venerdì 11 ottobre 2013

E' morto Erich Priebke aveva 100 anni e ci ha lasciato la sua verità

Erich Priebke, capitano delle SS è morto oggi a 100 anni di età, è morto a Roma dove scontava l'ergastolo agli arresti domiciliari.
Poco dopo il suo ultimo compleanno ha rilasciato al suo avvocato Paolo Giachini una lunghissima intervista che oggi ha tutto il valore di un testamento, tante sue verità che forse dovremmo leggere,  se non altro per il fatto che questo vecchio ha portato sulle sue spalle e da solo l'orrore del Nazismo, ossia  del male assoluto. La sua visione del nazismo e le sue affermazioni possono creare sconcerto, non dimentichiamo però che il tempo trascorso ci consente di avere una visione globale della seconda guerra mondiale dove vennero perpetrate altre terribili stragi in altre parti del mondo.Prendiamone atto e non giustifichiamo ne le une ne le altre. Gli uomini non sono buoni e la guerra mette in evidenza il loro lato peggiore.
Celebri torturatori, capi spietati di polizie segrete che hanno compiuto crimini orrendi, truci infoibatori con pensione elargita dallo Stato italiano, capi di Stato che ordinarono milioni di vittime, vissero e morirono serenamente e riposano nelle segrete dell'oblio. Resta invece solo lui, nei secoli Imputato, per lui i processi si rifecero a gentile richiesta del pubblico, i tribunali mutarono sentenze.

Per forza, è il Male Assoluto... Resta un mistero perché ad esempio Paul Tibbets, il pilota di Enola Gay che sganciò la bomba atomica sulla popolazione di Hiroshima, obbedendo a un infame ordine ricevuto, sia morto pochi anni fa da eroe, e un soldato tedesco che obbedendo a un infame ordine ricevuto, eseguì sotto il comando di Kappler la strage delle Fosse Ardeatine per rappresaglia alla strage di via Rasella, incarni il Male Assoluto. 






sabato 5 ottobre 2013

Alla gara del tradimento



È un terribile destino quello di doversi vergognare, davanti a se stessi e davanti al mondo, dei propri governanti, un destino che la storia ha riservato da molti secoli agli Italiani, sempre uguale lungo il succedersi di Papi, Re, Imperatori, Principi, Dogi. La democrazia non ha cambiato nulla a questo orrido scenario, anzi: da quando abbiamo dei parlamentari, dei “rappresentanti”, l’umiliazione è diventata il nostro pane quotidiano proprio perché in teoria ci “rappresentano”, sarebbero “noi” nel loro modo di essere e di agire. La miseria dei loro comportamenti ci ha inflitto fin dai primi passi della vita parlamentare tutte le umiliazioni possibili; tuttavia ci eravamo illusi che non si potesse superare la vetta raggiunta con Mani Pulite. Quello cui abbiamo assistito nel giorno della conferma del governo Letta invece è andato al di là di ogni possibile previsione.

La prima cosa che dobbiamo dire al mondo che ha guardato, incredulo e senza riuscire a capire, l’orribile scena, è che i politici, i parlamentari, i governanti che hanno visto succedersi sul palcoscenico, non ci rappresentano e non sono italiani. Gli italiani, infatti, non sapevano nulla di quello che sarebbe successo; nessuno ha chiesto il loro parere, ma anzi il governo Letta, cosiddetto delle “larghe intese” è stato costituito contro l’indicazione degli elettori, tanto che nessun partito aveva la maggioranza. Fa parte, inoltre, del governo Letta, nella qualità di Ministro degli Esteri e che dovrebbe quindi rappresentare l’Italia di fronte al mondo, la signora Emma Bonino che alle elezioni era stata esclusa, come persona e come partito (il partito Radicale) dal Parlamento non avendo avuto neanche il minimo dei voti richiesti. Questa è la situazione giuridica, e se si vuole “formale”, per la quale affermiamo che gli odierni politici e governanti, insieme a tutti coloro che nel Parlamento li hanno approvati, non ci rappresentano e che, non avendo rispettato le regole della democrazia parlamentare richieste dalla Costituzione, hanno tradito il giuramento di fedeltà all’Italia, insieme al Presidente della Repubblica che ha firmato le loro nomine. Sono dei traditori, dunque, e come tali espulsi dal consesso della società italiana (il tradimento è previsto dalla Costituzione italiana: basterebbe che qualcuno avesse il coraggio d’invocarlo).

Lo spirito del tradimento, però, non è una caratteristica psicologica “passeggera”, dettata da qualche casuale contingenza: il carattere di “traditore” connota la personalità di base di un individuo e lo guida in tutto ciò che pensa, che fa, che dice. Lo connota in modo tale da non accorgersi neppure di “tradire” visto che chi tradisce non ha presente nessuno nel proprio orizzonte, né figlio, né padre, né amico, né socio, né concittadino, né suddito, né essere umano. Non “sceglie” fra tradire e non tradire. Ha una sola mossa davanti a sé: la più utile per se stesso. Quindi colui che tradisce non appartiene a nessun gruppo, non ha nessuna famiglia e nessuna cittadinanza. Per questo non sono “italiani” gli attori di una delle scene più paradigmatiche di che cosa sia “tradimento” che la storia ricordi (pensando a chi potesse mai un domani ricondurla al suo luogo di “teatro”, non sono riuscita a trovare un nome: certamente né Shakespeare né Molière l’avrebbero mai potuta immaginare).

Non c’era nessuno che potesse “partecipare” in nessun modo alla loro azione, né prima né dopo. L’Italia e gli italiani non erano neanche “oggetto” di questa azione perché erano stati già venduti, consegnati, fin dal governo Monti, all’Europa e al Governo finanziario mondiale. Infatti nessuno si è preoccupato di che cosa potessero pensare gli italiani, neanche i propri elettori, nel constatare che non c’è neanche la parvenza di un ideale, di un valore, di una meta cui tener fede in ciò che dicono e fanno i politici, del proprio o di qualsiasi altro partito.

Abbiamo assistito dunque alle più “pure” mosse di traditori con e fra traditori. Adesso ci spiegano che il più abile è stato Berlusconi. Che sia stato necessario spiegarcelo, visto che non avevamo capito, è già una prova che, perfino nel tradimento, cui da tanti secoli gli italiani sono abituati, questa volta c’è stato il superamento di un limite: quel limite con il quale si fingeva che anche in guerra, anche in politica, pur sapendo che c’era, il tradimento non fosse ammesso. Da adesso, finalmente, non è più così. Non si finge più. Bisogna tradire e tradire a viso aperto perché è giusto tradire, è bene tradire, è utile tradire, è bravo chi sa tradire di più e soprattutto è il più bravo chi sa farsi compagno e socio dei tradimenti di chi l’ha tradito.

Ida Magli ItalianiLiberi..
4 ottobre 2013

domenica 29 settembre 2013

Georges Moustaki - Lo straniero



Credo che molti italiani si sentano stranieri in patria...
ma la canzone è stupenda!

lunedì 16 settembre 2013

Parco Monte Stella, la montagnetta di Milano


Parco Monte Stella

La “montagnetta” di Milano: un parco creato nel dopoguerra dedicato dall’architetto Bottoni alla moglie Stella, nella zona nord-ovest di Milano nel quartiere QT8.
Vista aerea
Superficie: 311.200 m²
Anno di realizzazione: 1960
Progettista: Piero Bottoni

Storia e Architettura: Le vicende del parco Montestella sono strettamente legate a quelle del quartiere del QT8, che venne progettato come nuovo insediamento abitativo nel 1947 in occasione della VIII Triennale e che prevedeva alti edifici, una chiesa, diverse scuole, un mercato comunale coperto e soprattutto spazi verdi. L’impianto prospettava un’altura artificiale, di circa 90 metri, composta essenzialmente dai materiali provenienti dalle macerie dei palazzi bombardati durante la guerra. L’altezza fu poi ridimensionata, per problemi di stabilità, a circa 50 metri. L’area verde, completata all’inizio degli anni ‘60, fu destinata a parco urbano e arricchita di alberi solo nel 1971 e tra gli anni ‘70 e ‘90 fu utilizzata per manifestazioni sportive, feste di partito, fiere commerciali e spettacoli. A causa delle condizioni del parco e di alcuni smottamenti fu iniziato un intervento di recupero alla fine degli anni ‘90 con l’inserimento di nuove alberature disposte sulla collina per quattro livelli. La lenta salita alla sommità è ritmata da strade sterrate, vialetti e scalinate.

Beni architettonici e manufatti: Nel parco si trova la Scuola dell'Infanzia Santa Maria Nascente progettata da Arrigo Arrighetti. Nel 2003 è stato inaugurato il “Giardino dei giusti di tutto il mondo” dove ogni anno vengono intitolati dei ciliegi da fiore a delle personalità che hanno messo a repentaglio la propria vita per salvare vite umane da persecuzioni razziali. La chiesa di Santa Maria Nascente è stata progettata da Vico Magistretti.

Flora: Principali specie arboree, acero riccio (Acer platanoides), negundo (Acer negundo), acero di monte (Acer
pseudoplatanus), acero argentato (Acer saccharinum), bagolaro (Celtis australis), olmo (Ulmus spp), robinia (Robinia pseudoacacia), carpino bianco (Carpinus betulus), quercia rossa (Quercus rubra), betulla bianca (Betula pendula), pioppo cipressino (Populus nigra ‘Italica’), tiglio (Tilia spp), ippocastano (Aesculus hippocastanum), faggio (Fagus sylvatica), abete rosso (Picea abies), pino nero (Pinus nigra), platano (Platanus spp), cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica), sofora (Sophora japonica).


FRUIZIONE

Coltura e Cultura
•Alberi protagonisti:
 esemplari di notevoli dimensioni di pioppo (Populus spp) e olmo (Ulmus spp) e nel Giardino dei Giusti un ciliegio (Prunus avium) e un cippo per ogni persona ricordata.

Benessere e sport
•Area giochi:
 2 nuove aree
•Correre nel parco: 1 percorso running di circa 2,5 km (vedi mappa scaricabile in fondo alla pagina).
•Percorsi vita: nel parco ci sono diversi percorsi
•Andare in bicicletta: percorsi per mountain bike
•Campo bocce: 1 campo da bocce in erba sintetica
•Attività sportive: un campo di calcio; il confinante Centro Sportivo XXV Aprile è dotato di attrezzature per
atletica leggera, campi da tennis e bocciodromo.

Pausa e caffè
•Chioschi e bar: 
un chiosco all’ingresso di piazza Santa Maria Nascente e un bar all’interno del mercato comunale adiacente.

Utilità e Servizi
•Istituti scolastici:
 Scuola dell'Infanzia Santa Maria Nascente
•Area cani: non ci sono aree dedicate
•Sicurezza: periodicamente è previsto un servizio di sorveglianza a cura delle GEV
•Parcheggi: è possibile parcheggiare nei pressi dell’ingresso in viale De Gasperi e in via Isernia
•Pavimentazione: asfalto, cemento e ghiaia
•Toilette: in primavera-estate postazioni con servizi igienici mobili (anche per disabili).

Info e gestione
Orario: 
il parco non è recintato e sempre accessibile
Indirizzo: via Cimabue, via Sant’Elia, via Terzaghi, via Isernia
Come arrivare: in metro con linea M1 (QT8); in bus con linea 40-68-69 e con le linee interurbane 560 e 560/ (Milano-Arese).

Uno scorcio nel parco e l'area del Giardino dei Giusti con il cippo principale

martedì 27 agosto 2013

Senza anima la politica fallirà

Che vuol dire spiritualismo politico? Vuol dire farsi guidare nelle scelte e nei comportamenti da una visione spirituale della vita. E opporsi a una concezione materialistica, utilitaristica, opportunistica della politica. In pratica a un arco pressocché onnicomprensivo della politica contemporanea, dalla sinistra di derivazione radicale e marxista allo scientismo e al liberismo, dal razzismo - che è materialismo biologico, anzi zoologico - al dominio planetario della tecnica e della finanza.

Ho ripensato allo spiritualismo politico leggendo un libro di Primo Siena, Incontri nella terra di mezzo. Profili del pensiero differente (Solfanelli, pagg. 215, euro 15). Siena è stato un intellettuale militante nella destra spiritualista del dopoguerra, dopo una giovanile esperienza nella Repubblica sociale. Lasciò l'Italia per andare a insegnare all'estero e da alcuni decenni vive in Sudamerica, a Santiago del Cile. La sua lunga lontananza dall'Italia ha salvaguardato (o ibernato, secondo i punti di vista) la sua concezione etica e spirituale fermandola agli anni della sua giovinezza. In questo libro, come in altri da lui scritti, Siena compone un breve atlante dello spiritualismo politico passando per Giovanni Gentile, Giovanni Papini, Julius Evola, Marino Gentile, Guido Manacorda, Attilio Mordini, Silvano Panunzio, Michele Federico Sciacca, Ferdinando Tirinnanzi, Emilio Bodrero, Vintila Horia, Russel Kirk, Romano Guardini, Charles Maurras, Carlo Alberto Disandro. Oltre questi autori, a cui dedica ampi profili, Siena richiama tra le sue pagine altri pensatori e scrittori come Armando Carlini, Padre Agostino Gemelli, Padre Raimondo Spiazzi, Carmelo Ottaviano, Domenico Giuliotti, Augusto del Noce, Umberto Padovani, Massimo Scaligero, Camillo Pellizzi, Vittorio Vettori, Antonino Pagliaro, Adolfo Oxilia e altri. E cita nell'ambito dello spiritualismo politico alcuni sodali di gioventù, da Giano Accame a Mario Marcolla, da Fausto Gianfranceschi a Roberto Melchionda, da Enzo Erra a Piero Buscaroli, da Pino Rauti a Franco Petronio, da Fausto Belfiori a Silvio Vitale, da Gino Agnese a Piero Vassallo, e altri ancora.

Il tratto comune di questo panorama in apparenza eterogeneo è appunto il primato della visione spirituale, non solo d'ispirazione cattolica. I riferimenti storici e ideali della visione politica di Siena, che negli anni cinquanta fondò e diresse la rivista Cantiere e poi curò con Gaetano Rasi la rivista Carattere, sono situati tra Josè Antonio Primo de Rivera e Corneliu Zelea Codreanu. Capi perdenti di uno spiritualismo eroico, morti sul campo per le loro idee. Non mancano i riferimenti politici al Msi, ma dei suoi leader politici Siena ne accenna solo di sfuggita, riservando solo a Nino Tripodi e Beppe Niccolai giudizi positivi. Questa corrente di pensiero, che solo in parte può definirsi come «cultura di destra», in realtà attraversa l'esperienza politica della destra neofascista ma non vi si identifica. E gli autori prima richiamati non possono certo ridursi a quel contesto politico o partitico. Ora, la corrente militante dello spiritualismo politico finisce, come è inevitabile, con la fine della loro esperienza storica. Ma le opere disseminate lungo il Novecento da autori e pensatori spiritualisti sono state rimosse e cancellate, come se non fossero mai esistite. Eppure costituiscono un tratto saliente della cultura italiana del secolo scorso. Lo spiritualismo, anzi, ha permeato il pensiero italiano assai più che il materialismo storico e il radicalismo, ma anche più dell'utilitarismo e del pragmatismo, del liberalismo e degli altri filoni di pensiero scientifici e strutturalisti, analitici ed esistenzialisti. E non solo: per un secolo almeno la scuola pubblica e l'università sono state permeate dall'umanesimo spiritualista. Missione dei docenti era educare i ragazzi a una concezione spiritualista ben riassunta nel dantesco «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza». Non mancava l'abuso retorico e «nozionista» dello spiritualismo in versione scolastica che lo riduceva a manierismo e astrazione.

Siena definisce il filone spiritualista come pensiero differente o pensiero forte, in opposizione al predominante pensiero debole, conformista e nichilista. Lo spiritualismo politico è per lui permeato da un realismo metafisico e cristiano. La domanda che resta dopo la lettura del libro di Siena è se questo così ampio spiritualismo sia solo un reperto del passato, una traccia storica, affettiva e culturale di un pensiero ormai tramontato, legato ad un tempo ormai improponibile ed esaurito nella gran fiammata del novecento. O se invece non sia da consegnare a una passione antiquaria e nostalgica, ma possa essere ripensato oggi e riproposto domani, con nuovi percorsi e nuove linee di pensiero, nuovi autori e nuovi linguaggi. E la domanda si complica se si vuol dare una connotazione o una ricaduta politica a questa linea di pensiero che appare così inagibile prima che inattuale. Il dubbio finale è se si possa parlare oggi di spiritualismo, di visione spirituale della vita. Io credo di sì nonostante tutto, e il naufragio dei pensieri «corretti» e dei canoni ideologici che lo affossarono ne è ulteriore conferma. Anzi, si può arrivare a dire che una visione della vita o ha una sua matrice spirituale o visione non è. Ma l'impresa va tentata; nella peggiore delle ipotesi gioverà almeno allo spirito di chi la tenta, nella migliore lascerà qualche traccia in altre anime e produrrà qualche effetto nel pensiero e nella vita di una civiltà. E, comunque, se l'impresa è ardua e temeraria, è una ragione in più per tentarla. Il risveglio dello spirito nell'epoca degli automi.
da un articolo di Marcello Veneziani

giovedì 22 agosto 2013

GLI ASSASSINI DELLA LIBERTA' E DELLA DEMOCRAZIA



Li vedo là, allineati come un plotone di esecuzione, armati chi di penna, chi di sentenze e chi di voto. Li riconosco tutti, ad uno ad uno, sempre confusi e differenti tra loro, ma per l’occasione, ora uniti e compatti, addobbati diversamente, con toghe, parrucche e orecchini.
Un insieme grigio, tenebroso, quasi disgustoso. Inguardabile.
Donne, uomini, altri diversi: seri, scherzosi, preoccupati, beffardi, pensierosi come i personaggi di un film sugli alieni, uomini e donne che tra loro si consultano, si osservano, ridono, si salutano con atteggiamenti da persone sconfortate; alcuni si danno il cinque, come nello sport. Tutti recitano la loro parte migliore. Si nasce, si vive e si muore conservando sempre se stessi.
Solo alcuni sono assenti, non possono più partecipare alle parate: sono quelli chiamati a miglior vita.
Ma certamente ci sono anche loro. Sembra di vederli mentre assistono dall’alto, come dai loggioni di un teatro, senza perdersi una battuta di ciò che avviene sul palco sottostante.
Altri, per un pudore ipocrita, uomini abituati a tradire, restano coperti dal solito vile riserbo, non hanno neanche più la faccia di esporsi, ma sono presenti, nascosti dietro le quinte, come tutti i traditori, come tutti i falsi e gli ipocriti, e stanno anche loro in trepida attesa.
Non è una festa strapaesana, non ciò che resta del pur genuino provincialismo italiano: mancano i banchi con i pop-corn e le noccioline, mancano le salamelle e le birre.
E questa volta i "lor signori" non sono là schierati per farsi applaudire dalla gente a cui elargiscono promesse e favori, traendone linfa e vita, ma sottraendo loro il futuro.
Sono là in urlato silenzio, nella sintesi delle contraddizioni di una vita consumata nell’odio e nella furbizia.
Sono là nella piazza del Paese per godersi l’esecuzione.
Sono là gonfi di suspense, con l’adrenalina in circolo, pregustando lo spettacolo indecoroso.
Sono là, assetati del "sangue dei vinti” come nella tradizione della storia, sono gli ignavi, gli ipocriti, i falsi, i mistificatori, i traditori, i violenti, i ladri di speranza e di ricchezze, gli imbroglioni, i truffatori, i sabotatori, gli abusivi, i servi, i mafiosi, i saccheggiatori, gli uomini tronfi di potere, i cinici, gli intolleranti ed i violenti.
Sono là, tutti insieme e tutti accecati dall’orrore.
Sono là tutti insieme, in collettivo, a compiere il delitto di massa della libertà e della democrazia.
Ed anche in questa circostanza, però, vedrete che ci sarà chi si porrà il pensiero se la propria assenza potrà notarsi di più della propria presenza.
Un dilemma vero che tormenta da sempre la sinistra italiana.
Perché tutto resti per loro, come era prima.
di Vito Schepisi

mercoledì 21 agosto 2013

Joseph Ratzinger: ecco perchè ho lasciato

Ho rinunciato all'incarico di Pontefice perché "me l'ha detto Dio". Così il Papa emerito, Benedetto XVI, avrebbe risposto a chi gli ha chiesto le ragioni della sua storica rinuncia, comunicata al mondo l'11 febbraio 2013. E' la ricostruzione che l'agenzia cattolica Zenit fa sulla base di quanto riferito da ospiti che hanno avuto occasione di incontrare Joseph Ratzinger in questi ultimi tempi.
"Nonostante la vita di clausura, Ratzinger concede infatti - sporadicamente e solo in determinate occasioni - alcune visite privatissime nel Mater Ecclesiae. Durante questi incontri, il Papa emerito non commenta, non svela segreti, non si lascia andare a dichiarazioni che potrebbero pesare come 'le parole dette dall'altro Papa', ma mantiene la riservatezza che lo ha sempre caratterizzato", spiega Zenit.

"Al massimo - prosegue - osserva soddisfatto le meraviglie che lo Spirito Santo sta facendo con il suo successore, oppure parla di sé, di come questa scelta di dimettersi sia sta un'ispirazione ricevuta da Dio". Così avrebbe detto Benedetto ad uno degli ospiti di questi rari incontri. "Me l'ha detto Dio" è stata la risposta del Pontefice emerito alla domanda sul perché abbia rinunciato al Soglio di Pietro. Ha poi subito precisato che non si è trattato di alcun tipo di apparizione o fenomeno del genere; piuttosto è stata "un'esperienza mistica" in cui il Signore ha fatto nascere nel suo cuore un "desiderio assoluto" di restare solo a solo con Lui, raccolto nella preghiera.

Quello di Benedetto XVI, dunque, non è stato un fuggire dal mondo, ma un rifugiarsi in Dio e vivere del suo amore. Lo stesso Ratzinger, ha rivelato la fonte di Zenit che preferisce rimanere anonima, ha dichiarato che questa "esperienza mistica" si è protratta lungo tutti questi mesi, aumentando sempre di più quell'anelito di un rapporto unico e diretto con il Signore. Inoltre, il Papa emerito ha rivelato che più osserva il "carisma" di Francesco, più capisce quanto questa sua scelta sia stata "volontà di Dio".

lunedì 12 agosto 2013

Ma quali fratelli islamici?

Papa Francesco ieri in Piazza San Pietro si è rivolto agli islamici chiamandoli fratelli. Ovviamente il Papa fa il Papa. ma questo pontefice tanto amato, pare aver almeno in tre occasioni deluso parte dei suoi sostenitori, almeno quelli che possiedono una fede non priva di criticità, mi riferisco alla sua visita a Lampedusa, alla stretta di mano alla Presidente del Brasile, la compagna Dilma Rousseff erede di Lula, e ora alla faccenda dell'Islam.
Essere cristiano non significa assolutamente dover accettare tutto e il contrario di tutto, ma avere anche uno spiccato senso della giustizia e della verità. Proprio per amore di giustizia e verità direi che l'Islam attualmente non può e non deve essere chiamato Fratello, il percorso per  poterlo essere passa attraverso la sua volontà di esserlo e le azioni conseguenti per esserlo in un mondo che rifiuta la violenza.
Il Cristianesimo ha annoverato nei tempi che furono  orrendi crimini in nome del suo credo, ma ora il fatto  di  "siamo tutti fratelli" si basa sull'amore per l' individuo e non sul potere della Chiesa, per l'Islam non è così, gli islamici per la loro religione uccidono, stuprano, sgozzano donne e bambini  e questo è inaccettabile, soprattutto se pretendono di farlo nel nostro Paese contravvenendo alle nostre leggi.
Sento spesso dire che il pericolo sono gli estremisti, bene...ma quanti sono gli estremisti islamici? Pochi, molto pochi, solo una piccola frazione di tutto l’Islam: ma questa riposta che pare essere molto tranquillizzante,  in realtà non deve trarre in inganno perché contiene una insidia che spesso passa inosservata.
Se ci chiediamo quanti erano i nazisti negli anni 20 ne vediamo pochissimi, si parla del putch della birreria come di un fatto quasi ridicolo. E quanti erano i marxisti in Russia nel 17 ? . Ben pochi in Russia conoscevano non dico il pensiero ma anche solo il nome di Marx. Eppure in pochi anni nazismo e comunismo si affermarono a livello di massa, forse come nessun altro movimento prima. Anche ora vi sono movimenti neo nazisti e tanti comunisti (diciamo neo leninisti): tuttavia nessuno pensa che ci potranno essere a breve termine regimi nazisti e comunisti (di tipo sovietico). Occorre tener conto infatti delle condizioni storiche nella possibilità o meno di affermazioni di certi movimenti e non solo il numero di quelli che vi aderiscono in un certo momento
Allora la domanda cruciale è se attualmente nel mondo islamico vi sono condizioni di carattere sia culturali psicologiche che economiche politiche sociali che rendano possibile una vasta affermazione dell’islam estremista, la risposta purtroppo non è tranquillizzante.

Riporto le riflessioni del prof.Giovanni De Sio Cesari
Vediamo un po' di avvenimenti storici recenti .
Nel 1979 l’Iran appariva un paese sulla via della modernizzazione e del laicismo, stabile e sicuro alleato dell’Occidente sotto la guida che sembrava saldissima dello Scia mentre l’ayatollah Komeini era sconosciuto ( in Occidente ) e anche in Iran nessuno poteva mai immaginare che avrebbe preso il posto dello scia. Eppure bastarono pochi mesi di rivolta popolare contro il malgoverno dello Scia ( salutata in Occidente come una di indirizzo progressista e di sinistra) perchè tutto il popolo iraniano, con una impressionante movimento di massa che ha pochi precedenti nella storia aderisse profondamente al credo Komeinisti: una intera generazione iraniana, qualche anno dopo si sacrificò con entusiastico zelo religioso nella guerra in Iraq lasciando 700 .000 mila inutili morti.
In Algeria, europeizzante, laica imbevuta di cultura e lingua francese il movimento integralista stava per avere una vittoria elettorale del tutto imprevista alle autorità che sospesero le lezioni scatenando una lunga terribile guerra civile costata centinaia di migliaia di vittime , il numero esatto non si saprà mai.
In Palestina il movimento palestinese ebbe fino agli anni ottanta un indirizzo decisamente laico, il più laico del Medio Oriente vicino alla sinistra europea: ma di colpo movimenti integralisti come Hamas, Jihad, Hezbollah hanno conquistato la scena politica tingendo la questione palestinese di una colore e di un fervore religioso dapprima del tutto sconosciuto.
E poi guardiamo anche alla Cecenia: la rivolta contro i Russi non aveva niente a che fare con il fatto religioso, viene ripetuto anche ora dai Ceceni: pero è anche innegabile che una guerra da nazionale (e di interesse petrolifero) ha avuto uno sbocco di guerra religiosa: i Ceceni sono accorsi in massa sotto le bandiere di al Qaeda. Si veda poi anche nella vicina Bosnia: scontro etnico, la questione religiosa pareva esclusa in un paese laico dopo tanti di comunismo che professava l’ateismo di stato:eppure anche in Bosnia accorsero da ogni parte islamici pronti a morire nel Jihad : la Bosnia è stata anche un punto di forza dello sviluppo del terrorismo.
E cosa accadde quando ci fu l’attacco all’ America.
Quando le torri di New York caddero una ondata di entusiasmo religioso attraversò il mondo mussulmano: ecco Allah ha permesso che solo 17 shaid abbiano inferto un tale colpo all'america , a che le sono serviti i suoi missili e suoi apparati di sicurezza, cosa possono contro la volontà di Allah l'onnipotente? Le t-shirt con le immagini di bin laden andavano a ruba da Timor al Marocco , mussulmani nati e cresciuti in Europa correvano ad arruolarsi in al qaeda, Pakistani in frotte attraversava la frontiera per unirsi ai talebani e in tutto il Pakistan folle immense scendevano in piazza ed erano fronteggiate da soldati con le armi in pugno e nessuno sapeva che sarebbe successo .
Solo i successi rapidi degli americani e degli alleati portarono il mondo islamico a considerare con maggiore obbiettività la realtà
Ci pare quindi suffragata dalla esperienza che il piccolo numero di integralisti trova condizioni oggettive tali che in certi casi possano guadagnare le masse in modo analogo a quanto avvenne in Germani o in Russia per i nazisti o per i comunisti.
Bisogna infatti tener presente fattori che ai quali brevemente accenniano

CONTESTI
CONTESTO RELIGIOSO: la fede mussulmana è costituita essenzialmente da una serie di prescrizioni dettagliate e precise che si ritiene essere state consegnate direttamente e nella forma riportata al profeta Muhammed e che vengono apprese a memoria e in lingua araba perchè quella è la lingua usata da Allah. Per sua natura quindi è piuttosto difficile pensare che tali norme possano esser reinterpretate secondo una visione moderna, fra l’altro estranea alla tradizione islamica e che proviene invece proprio dal mondo degli infedeli. Se Allah ha stabilito il posto della donna quello è il suo posto: se seguendo gli infedeli vogliamo che il suo ruolo sia modificato andiamo contro una delle norme divina e non si può mettere in dubbio una sola delle norme divine senza mettere in dubbio la fede nel suo complesso. In base a tale ragionamento è facile tacciare di apostasia e di idolatria i regimi politici che si ispirano all’Occidente.

CAUSE CULTURALI ogni civiltà ritiene di essere la migliore, vi è sempre una naturale autoreferenzialità : avviene pero che l’Islam negli ultimi secoli si sia come ripiegato su se stesso ed è stato superato non solo dagli europei, ma anche dalle altre grandi civiltà soprattutto dalla Cina. Tutto ciò porta a una profondo senso di frustrazione e umiliazione e quindi a una forte spinta nazionalistica: la decadenza del mondo islamico può essere facilmente attribuita non a carenze proprie ma all’influsso pernicioso degli Occidentali e quindi la illusione che se le usanze straniere degli infedeli venissero respinte si potrebbe tornare allo splendore di Harun el Rascid o di Solimano il magnifico.

CONTESTO POLITICO: il tessuto politico appare molto instabile: da una parte vi sono conflitti interni fra etnie e gruppi religiosi e dall’altra il potere politico è gestitola da elittes politiche più o meno corrotte e comunque con scarsa legittimazione popolare. In realtà figure come Saddam Hussein non sono la eccezione ma piuttosto la regola. Ed è quindi abbastanza facile chiamare alla rivolta contro la corruzione dei ceti dirigenti o intraprendere lotte contro questo o quel gruppo In tale contesto dare una colorazione religiosa è cosa molto facile e proficua.

CONTESTO ECONOMICO SOCIALE: in alcuni paesi vi sono notevoli proventi derivanti dal petrolio: in realtà pero essi non sono stati usati per lo sviluppo economico generale ma ad esclusivo vantaggio di gruppi e sperperati per armamenti ,spese folli di rappresentaza (palazzi di Saddam, panfili da favola). La povertà generale contrapposta alla immenso ricchezza dei pochi naturalmente fornisce una miscela esplosiva particolarmente atta a a incendiasi ai richiami etici e religiosi.

CONCLUSIONE
Con questo non si vuol affermare che necessariamente l’estremismo islamico si diffonderà. Anzi riteniamo che la cosa sia molto improbabile perché appare abbastanza chiaro che esso non può risolvere i problemi che vuole affrontare e che esso infatti in realtà ha fallito dovunque si è manifestato .
Ma non bisogna sottovalutare l’immenso potere di suggestione soprattutto emotivo e considerarlo quindi un fenomeno marginale interessante un limitato numero di seguaci: sarebbe una sottovalutazione estremamente pericolosa


PS, - è stata diffusa poco minuti fa la notizia dell'uccisione di padre Dall'Oglio, la notizia mi rattrista molto.

sabato 13 luglio 2013

Figli non amati



A MIA MADRE
Parlami madre
raccontami
delle tue rughe
testimoni di fatiche
e di passi pesanti.
Siedimi accanto
e dimmi
dei tuoi sogni
di bambina
consumati
tra le pieghe
di un tempo ostile.
Poggia lievemente
la tua anima
tra le mie mani
perchè io possa
adornarla
di baci e carezze
e restituirti la vita
che quel giorno
dal tuo grembo
mi donasti.
Respira insieme a me
il mio perdono
per quelle tue carezze
non date.
...Quel dolore
ora dorme acquietato
dentro il mio cuore
libero.

NdM


Quanti di voi potrebbero ammettere di non essere stati amati da un padre, da una madre o da entrambi i genitori? Probabilmente nessuno, ma ognuno di voi potrebbe magari raccontare un episodio della propria infanzia in cui si è sentito solo o ha sentito la mancanza dei propri genitori, gli riuscirà così meno dolorosa la sua mancanza di amore.
Le persone non amate nell'infanzia riportano grandissimi danni psicologici, una sorta di insicurezza che li accompagna per tutta la vita.
La liberazione da questo stato di cose si ottiene solo con l'acquisire la consapevolezza di non essere stati amati, nell'ammetterlo pienamente e nel riuscire a perdonare chi vi ha fatto soffrire.
La struggente poesia che riporto sopra è stata scritta da una persona che ha superato il suo disagio.

mercoledì 10 luglio 2013

Analisi di una morte annunciata

Berlusconi spazzato via dalle sue colombe, da Gianni Letta, dalla Cassazione, da S&P e da Napolitano
Chissà se il povero SB è finalmente riuscito a capire che la responsabilità della sua fine politica (e non solo politica) ricade innanzi tutto sulle colombe del Pdl? Probabilmente no. Perché SB, da 20 anni, si è lasciato stoppare in ogni iniziativa intelligente - sul fronte interno e su quello internazionale - dalla criminale genia delle sue colombe. 
L'Italia poteva crescere economicamente conquistando i mercati dell'Europa dell'Est, dell'Asia Centrale, del Vicino Oriente? E le colombe frenavano. Gli suggerivano boicottaggi suicidi, rinunce a commesse fondamentali. 
SB pensava alla riforma della giustizia? E le colombe a dirgli di no, per non infastidire il Capo dello Stato, per non creare tensioni con la sinistra. Le reti Mediaset potevano essere uno strumento per la comunicazione politica? E le colombe a fargli assumere giornalisti e conduttori di sinistra, per non avere ostacoli nella raccolta di pubblicità per programmi di stupidità assoluta..... e via di questo passo.
Ora, però, si arriva alla resa dei conti. Il Pdl insiste sulla cancellazione dell'Imu? E piomba S&P che declassa l'Italia spiegando che l'Imu deve restare. Ma le colombe a sopire, a frenare. La Cassazione è pronta a spedire SB al gabbio e a farlo decadere da parlamentare? E le colombe a tubare, a dire che non è nulla, che non bisogna arrabbiarsi perché se no la Napolitano si offende. Quell Napolitano che, di fronte alla scalata Fiat del Corriere e di Rcs, non trova nulla da dire: è il mercato, bellezza. Sarebbe anche una questione di libertà di stampa, di libertà tout court. Ma è un tema che può infastidire chi esultava per i carri armati a Budapest. E allora facciam finta di niente se il Corriere chiede un giudizio immediato per SB e la Cassazione si adegua. 
Coincidenze, assicurano le colombe. Quelle colombe organizzate dal conte-zio Gianni Letta per eliminare SB ed affidare la distruzione dell'Italia al governo Alfetta: il nipotino Enrico e l'inetto Alfano. Ma bisogna abbassare i toni e fare un passo indietro....
dal profilo FB di Patrizia Rametta

lunedì 8 luglio 2013

Ecco come ritroveremo i nostri cari

L’anima risiede all’interno delle cellule cerebrali
La Fisica dei Quanti o, più propriamente, Meccanica Quantistica, ha rivoluzionato la visione scientifica della realtà ed offre una solida base di conoscenza per ampliare i propri orizzonti mentali.

Due scienziati di fama mondiale, esperti in fisica quantistica, dicono che si può dimostrare l’esistenza dell’anima, basandosi sulla fisica quantistica.

Lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose hanno sviluppato una teoria quantistica della coscienza, affermando che le anime sono contenute all’interno di strutture chiamate microtubuli che vivono all’interno delle cellule cerebrali (neuroni).

L’anima sarebbe composta da prodotti chimici quantistici, che nel momento della morte fuggono dal sistema nervoso per entrare l’universo. La loro idea nasce dal concetto del cervello visto come un computer biologico.

La coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervello, che persiste nel mondo dopo la morte di una persona. Le anime degli esseri umani sarebbero perciò molto più che la semplice interazione dei neuroni nel cervello: sarebbero della stessa sostanza dell’universo ed esisterebbero sin dall’inizio dei tempi.

Il dottor Hameroff, professore emerito nel Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia, nonché Direttore del Centro di Studi sulla Coscienza dell’Università dell’Arizona, ha basato gran parte della sua ricerca negli ultimi decenni nel campo della meccanica quantistica, dedicandosi allo studio della coscienza. Con il fisico inglese Roger lavora sulla teoria dell’anima come composto quantistico dal 1996.

I due studiosi sostengono che la nostra esperienza di coscienza è il risultato degli effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubuli. In una esperienza di pre-morte i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni contenute in essi non vengono distrutte. In parole povere, l’anima non muore ma torna l’universo. Con la morte, “il cuore smette di battere, il sangue non scorre, i microtubuli perdono il loro stato quantico”, ha detto il dottor Hameroff.

L’informazione quantistica all’interno dei microtubuli non è distrutta, non può essere distrutta, si distribuisce soltanto e si dissipa nell’universo in generale, ha aggiunto.

Se colui che ha avuto un’esperienza di pre-morte risuscita, rivive, questa informazione quantistica può tornare nei microtubuli. In caso di morte è possibile che questa informazione quantistica possa esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato, come anima.

Il dottor Hameroff dice che gli effetti quantistici, che svolgono un ruolo in molti processi biologici come l’odore, la navigazione degli uccelli o il processo di fotosintesi, stanno cominciando a convalidare la sua teoria.

Fonte: segnida