venerdì 10 giugno 2011

Milano:L’arte del secolo scorso in tre mostre

Milano, 12 aprile 2011.
Al Museo del Novecento, nelle sale che ospitano le esposizioni temporanee, saranno inaugurate tre nuove mostre: una dedicata al pittore Aldo Carpi, una al designer Alessandro Mendini e una terza intitolata Fuori! - Arte e spazio urbano 1968-1976. Le mostre saranno aperte al pubblico dal 15 aprile al 4 settembre, tranne quella di Mendini che chiuderà il 31 luglio.

Fuori! - Arte e spazio urbano 1968-1976
La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, è allestita nella manica lunga al piano terra del museo. Realizzata dal Comune in collaborazione con la casa editrice Electa, con il contributo di Bank of America, l’esposizione presenta alcuni momenti particolarmente significativi del rapporto tra arte e spazio urbano in Italia tra 1968 e 1976. L’obiettivo è far luce su un periodo cruciale della storia dell’arte pubblica in Italia, negli anni in cui gli artisti scendono in strada, “fuori” appunto, dal museo e dalle gallerie, per confrontarsi con il mondo reale e coinvolgere un pubblico più ampio, attraverso performance, azioni, animazioni, installazioni, sculture. Mossi da motivazioni politiche, sociali e ideologiche, si trovano a dover ridefinire il loro linguaggio per una “riappropriazione creativa del tessuto urbano”.
Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ripercorre alcune tappe significate, come gli interventi di Amalfi del ’68, Campo Urbano a Como nel ’69, il Festival del Nouveau Réalisme a Milano nel ’70, gli interventi di Volterra del ‘73 e la ricognizione operata in occasione della Biennale di Venezia del 1976.
L’esposizione ha una forma narrativa e impiega video restaurati – in grado di rendere conto della vitalità diffusa e dell’originale sperimentalità degli interventi artistici – e una varietà di sequenze fotografiche. Dalle immagini di Ugo Mulas per Campo Urbano (presentate sotto forma di una triplice proiezione video realizzata appositamente per la mostra), alla “mappatura” fotografica di Enrico Cattaneo per Volterra ‘73.
In mostra anche i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dell’Alfa Romeo di Milano (1971); l’azione sonora di Maurizio Nannucci (Firenze, 1976); i “lenzuoli” di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty (1976); le azioni sul territorio di Ugo La Pietra e le prime ricerche “multimediali” del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora, gli interventi di Piero Gilardi a Torino; le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli (1972/76); l’utilizzo delle photomatic da parte di Franco Vaccari (Photomatic d’Italia, 1972/74); la “passeggiata con la sfera” di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); l’operazione “Dissuasione manifesta” negli spazi della comunicazione pubblicitaria e l'Arte Ambientale Urbana di Franco Summa.
La mostra completa idealmente il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici all’arte povera e all’Habitat di Luciano Fabro.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Electa.

Aldo Carpi – Il sogno, un’aria di famiglia
La Sala Focus, al piano terra del Museo del Novecento, ospita “Aldo Carpi – Il sogno, un’aria di famiglia”, una monografica curata da Antonello Negri e Marta Sironi che approfondisce l’opera di un artista fondamentale della Milano degli anni Venti e Trenta. Insegnante a Brera e membro della Commissione Consultiva della Galleria d’Arte Moderna, Carpi è sempre stato presente alla Biennale di Venezia, dal 1914 al 1952. Al centro della mostra il suo quadro “La mia famiglia”, esposto alla Biennale di Venezia nel 1930 e acquistato dal Comune di Milano nel 1933, dove il pittore si autoritrae al cavalletto, con la moglie e i sei figli, tre dei quali (Fiorenzo, Pinin e Cioni) diventeranno anch’essi artisti.

Alessandro Mendini per Antonio e Marieda Boschi-Di Stefano
Negli spazi dedicati agli Archivi del Novecento l’architetto e designer Alessandro Mendini ha curato l’esposizione, dedicata agli zii Antonio e Marieda Boschi-Di Stefano, di un’importante selezione di opere su carta proveniente dalla ricchissima collezione (oltre duemila opere) donata al Comune di Milano nel 1974. I 47 disegni, mai esposti prima, includono opere di Modigliani, Brindisi, Dova, Fontana, Baj, Carmassi e Chighine, oltre a due piccole incisioni “prefuturiste” di Umberto Boccioni e una tela, l’unica della mostra, dell’artista e architetto austriaco Friedrich Hundertwasser.
In occasione del Salone del Mobile, alla collezione dei disegni si aggiungono tre sculture in ceramica di Marieda Di Stefano e 6 vasi in celadon dello stesso Mendini, oltre a 117 minutissime poltroncine “Proust”, fortunato prototipo realizzato dall’architetto per Alchimia del 1978, divenuto emblema dell’eccellenza del design italiano nel mondo.
Tutte le opere in mostra, esclusi i pezzi di design, fanno parte delle Civiche Raccolte del Comune di Milano, nel cui catalogo figurano 4000 opere, di cui solo 400 presenti nel percorso espositivo permanente del Museo del Novecento.

Infine, intorno all’ultima vetrata dello Spazio Mostre, è stato costruito un white cube dove, dal 15 aprile al 30 giugno, sarà esposta "Nice Ball" (2010) di Paola Pivi, una composizione di sedie di design in miniatura che, illuminate dall'interno, proiettano sulle pareti una costellazione di ombre. A rotazione, sullo white cube saranno presentati un’opera d’arte, un oggetto di design, una recente donazione, una fotografia. Lo spazio è a cura dell'associazione “Milano cultura patrimonio arte ed educazione Amichae”.

Da vedere!!!!

venerdì 3 giugno 2011

Uno scoop a qualsiasi costo?

Parlo di Michele Misseri e dell'intervista allucinante  che ha concesso, appena rientrato a casa dalla prigione, a Ilaria Cavo e ad una giornalista di Repubblica che si sono fatte trovare a casa sua, nella villetta di via Deledda ad Avetrana.
Certo è uno scoop giornalistico quello di mandare in onda a Matrix le dichiarazioni di Misseri che si assume tutta la responsabilità del delitto di Sarah, ma il prezzo che la mamma della ragazza, la sua famiglia e tutte i telespettatori dotati di senso civico e morale hanno dovuto pagare è stato decisamente troppo alto.
Il Misseri ha parlato per oltre un'ora con una incredibile freddezza di come avrebbe ucciso la ragazza, di come l'avrebbe messa nel baule della macchina e successivamente denudata e buttata nel pozzo, accompagnando il racconto con una mimica ributtante, si è dimenticato il contadino di Avetrana, che l'oggetto delle sue dichiarazioni era un essere umano e che come tale meritevole di rispetto, una bimba che lui ha dissacrato continuamente trattandola come un oggetto.
Naturalmente il racconto non era affidabile ma tanto  intrigante da mandarlo in onda in tv immediatamente con tanto di dichiarazione della Cavo che raccontava il "bisogno" di sfogarsi di Michele.
Qualche cosa non torna in questa storia: come mai la Cavo era in casa dei Misseri prima dell'arrivo di Michele? Perchè Valentina, la figlia di Misseri, sostenitrice della colpevolezza del padre, ha consentito che venisse intervistato a ruota libera? E' un po' inverosimile che una persona che viene scarcerata la prima cosa che fa è quella di rilasciare una intervista.
Chi ha firmato il TSO per Michele che nel cuore della notte è stato trasportato all'ospedale e poi riportato a casa sempre a bordo dell'auto della giornalista? La procura asserisce di aver concluso l'indagine e informa che a breve si andrà al processo nonostante le dichiarazioni di Misseri, ma ha acquisito il filmato dell'intervista.
Mi auguro che si faccia luce anche su questa intervista  e su questo modo di fare informazione a mio parere scorretto e molto lesivo della sensibilità delle persone.
Termino scrivendo che mi stupisco che Mediaset e Matrix in particolare, sempre particolarmente attento a non urtare la sensibilità dei telespettatori, si sia giocato molta della sua credibilità per uno scoop, che a ben venedere tanto scoop potrebbe non essere. Ma forse non bisogna proprio stupirsi più di nulla! 

mercoledì 1 giugno 2011

Documentario su Mischa Seifert, boia del campo di Bolzano

Dixit Guerra 

Obiettivo sterminio: Mischa
  • GIORNO: Mercoledì 01 Giugno
  • ORA D´INIZIO: 16:00
  • DURATA: 60´
  • CANALE: Rai Storia [Digitale Terrestre, Satellite]
  • CATEGORIA: DOCUMENTARI
    TRAMA: Michael Seifert, Mischa, in nome dell'ideologia
    commise decine di omicidi. Il suo regno: il campo di transito
     di Bolzano e quello di concentramento di Fossoli.

    martedì 31 maggio 2011

    E adesso non fate gli gnorri, la sconfitta era nell'aria!!!

    Milano ha un nuovo sindaco: all'Avvocato Pisapia, eletto ieri con un bel numero di voti, auguro buon lavoro di tutto cuore!
    Il voto dato a Pisapia è stato per molti milanesi, anche non di sinistra, assolutamente liberatorio, un modo per prendere le distanze dal sindaco uscente che per la città aveva fatto poco e che non era per niente in sintonia con loro, un modo per stigmatizzare il comportamento di un Premier dalla dubbia moralità e dalla fissazione per la giustizia e da  un governo immobile da troppo tempo, un modo per tornare a sperare in una Milano migliore.
    Non è affatto certo che il sogno di questi milanesi si realizzi e che il "nuovo vento" che soffia imperioso sia quello che serve per cambiare Milano, ma in molti hanno voluto provare il cambiamento.

    Sono molte le ragioni della sconfitta del centrodestra, della Moratti e di Berlusconi ed erano tutte prevedibili, ostinarsi a non volerle vedere e proseguire sulla stessa china significherà lo sfascio del Pdl e la caduta ingloriosa di Berlusconi.
    Riporto a tale proposito un ottimo editoriale di Giuliano Ferrara, come sempre non le manda a dire, e fa benissimo.
    Manuela Valletti

    Non c’è un minuto da perdere. Berlusconi è all’ultima spiaggia. Chi lo nega è un suo avversario nascosto o un improvvido. Ha perso. Di brutto. Ha perso lui, alla guida delle operazioni. Ha perso male, un errore dopo l’altro. Ha perso consegnando ai suoi avversari, nella sua città, le sue doti migliori: ironia, ottimismo solare e capacità di convincere. Il suo massimo problema è la credibilità, che è in fuga. La legittimazione a governare il partito e a dirigere il governo, che è diventata evanescente dopo una poderosa campagna di killeraggio politico, mediatico e giudiziario ad personam alla quale non ha saputo rispondere. E’ un voto che registra un indebolimento netto, e su scala nazionale, sul metro politico e non solo amministrativo. Decine di maggiorenti del suo sistema di potere e di consenso si affanneranno adesso a minimizzare o a burocratizzare le conseguenze del voto di Milano e di Napoli. Ma tra loro non sono pochi quelli che aspettano vantaggi personali e di gruppo da una cottura a fuoco lento, mentre la maggioranza parlamentare, dopo l’epico e demenziale scontro con Fini, è ai minimi termini, sottoposta a ogni tipo di ricatto. La Lega di Bossi e Maroni farà i suoi conti con la nuova situazione, con il consueto e comprensibile cinismo. Il Cav. può tentare di durare senza veri cambiamenti, negoziando la sopravvivenza, ma questa decisione, se sarà la sua, lo esporrà a un inesorabile logoramento, verso una qualche forma di 25 luglio.

    Tuttavia oggi Berlusconi non ha alternative. Non ha alternative politiche e parlamentari, perché il voto premia gli outsider dell’antiberlusconismo e non uno schema di gioco responsabile e di governo. Le elezioni, possibili solo con una dissoluzione della maggioranza alla Camera, sarebbero d’altra parte un passaggio durissimo sia per la coalizione di maggioranza sia per il paese, e comunque si giocherebbero nella registrazione di un clamoroso fallimento del blocco che ebbe tre anni fa un plebiscito popolare nazionale. Non basta mettere pannicelli caldi sul corpo malato del Popolo della libertà e sul governo. Non basta annunciare la volontà di ripartire con un programma di fine legislatura e un macchinoso congresso. E’ parte del compito, ma c’è bisogno di nuova luce strategica. E l’unico che può proporsi di dare questo chiarimento vero è Berlusconi stesso. Perché, come sappiamo tutti, Berlusconi è il fattore unificante del partito di maggioranza e della coalizione con Bossi, almeno fino all’esito dei ballottaggi lo è stato. Gli occorre una nuova legittimazione, una nuova delega politica senza ambiguità, conquistata nell’ambito di un nuovo stile personale e del suo partito. Via le burocrazie ammorbanti. Dentro una sana prospettiva di rivoluzione democratica nella forma politica. Primarie generali, per designare presidente e coordinatori regionali del Pdl. Data certa per la verifica rigorosa del rapporto tra la classe dirigente di questo partito anomalo e il suo popolo. Regolamento semplice e inattaccabile. Una nuova leadership che rinasca dal gusto del contraddittorio, dalla capacità di risvegliare i modi e lo stile del berlusconismo nascente, una riformulazione del berlusconismo come movimento nella competizione e nell’audacia, una nuova versione del vecchio carisma oggi opacizzato, tutto ciò sarebbe un segnale inequivoco anche per il paese nel suo insieme. Il basamento su cui diverrebbe possibile la ricostruzione della credibilità del governo e del suo leader. Berlusconi avrebbe dovuto vincere a Milano facendo gli stati generali dell’economia, che aveva annunciato e promesso, e facendo politica come capo dell’esecutivo, non come propagandista. Può forse ripartire, ma non senza una rottura della continuità con gli ultimi mesi o anni. Ora, subito.

    Giuliano Ferrara

    domenica 29 maggio 2011

    “Carta straccia. Il potere inutile dei giornalisti italiani”

    Giampaolo Pansa  è da due settimane  in testa alle  classifiche di vendita con il suo nuovo libro, appunto “Carta straccia. Il potere inutile dei giornalisti italiani” edito da Rizzoli. 
    Pansa, udite.. udite,  ha lasciato indietro lo stesso Saviano, che da settimane imperversava con “Vieni via con me” (Feltrinelli), il volume che raccoglie gli interventi letti in tivù durante la trasmissione realizzata in coppia con Fabio Fazio. Pansa ha venduto oltre centoventimila copie in quindici giorni, per un totale di nove edizioni: un successo clamoroso anche per un autore conosciuto come lui. Il dato più interessante, però, riguarda il contenuto del suo libro. Che ovviamente non si riduce a una risposta all’autore di “Gomorra”, tuttavia presenta un quadro della situazione italiana molto diverso da quello dipinto ogni giorno dalle testate del gruppo Espresso, dai Santoro e dai Travaglio.

    Saviano ha conquistato le folle ripetendo ad libitum la sua tiritera sulla Macchina del fango, cioè “il meccanismo con cui si arriva a diffamare qualsiasi persona”.  Bene, Pansa in “Carta straccia” analizza le varie vicende degli ultimi periodi, ad esempio la  vicenda Boffo e le sue conseguenze. Mettendo in fila i fatti, dimostra che si è trattato di un’inchiesta a tutti gli effetti. Stesso discorso per la famigerata casa di Montecarlo di Fini. Racconta il clima di ostilità feroce che si è sviluppato attorno a Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro e a tutti gli altri giornalisti che non si limitavano a prendere per oro colato il vangelo di Repubblica. Suggerisce che i giornalisti conniventi al potere economico e giudiziario vanno cercati in altre redazioni che la nostra. Va oltre: si concentra sul ruolo politico che Carlo De Benedetti, patron del giornale di Largo Fochetti, ambisce ad esercitare. Narra come Ezio Mauro abbia trasformato il suo quotidiano in un organo di orientamento ideologico, in una corazzata militante. Va a toccare i santini progressisti come Santoro, Fazio e Travaglio, non risparmia nessuno. Infatti l’Espresso e Repubblica hanno bellamente ignorato la sua opera.

    Sono argomenti che Pansa tante volte ha affrontato nel suo Bestiario su Libero, ma che raccolti in un solo tomo hanno interessato migliaia di persone. Tra i suoi lettori ci saranno sicuramente tanti simpatizzanti del centrodestra, ma visto il numero di copie vendute devono essercene per forza anche parecchi che votano a sinistra e magari sono stanchi del “giornale guerrigliero” di Ezio Mauro, dei “postriboli televisivi” di Lerner e Santoro, delle notizie a senso unico del Tg3. Gente che magari ha comprato “Vieni via con me” e i libri di Travaglio e che desidera sentire una campana che non suoni a morto. In queste ore di nuovo si parla di invasione dei mezzi di comunicazione da parte di Berlusconi, di campagna elettorale dai toni drammatici per colpa del Pdl e della Lega, si ripetono i copioni raffermi già squadernati in prima serata su Raitre e Raidue. Beh, chi ha letto Pansa ha capito che la Macchina del fango non esiste, che i giornalisti puntano ad esercitare un’azione politica ma spesso e volentieri falliscono (e non per questo cessano di azzannare il Cavaliere) e che le divinità progressiste non sono infallibili, anzi, spesso raccontano balle fin troppo evidenti.  Il libro merita di essere letto, costa 19 euro e 90 centesimi ma regala alle persone per bene una grande soddisfazione.

    giovedì 26 maggio 2011

    Una città, due borghesie

    Riporto un articolo che condivido scritto da Piero Ostellino e pubblicato sul Corriere della Sera in questi giorni di attesa del ballottaggio per la scelta del Sindaco di Milano.


    Letizia Moratti e Giuliano Pisapia hanno come «grandi elettori» le due borghesie nelle quali è (apparentemente) divisa la upper class nazionale. L'una, di (centro)destra, si dichiara «moderata»; l'altra, di (centro)sinistra, «progressista». Ma i due aggettivi sono troppo generici, e logori, per significare qualcosa anche per chi se ne fregia. Il diavolo sta nei particolari.
    La borghesia progressista è per «la difesa della Costituzione»; quella moderata per la sua «riforma». Ma non sono molti quelli, da una parte e dall'altra, che l'hanno letta, l'hanno capita e sanno perché sono pro ovvero contro. La borghesia moderata è per il mercato; quella progressista per lo Stato sociale. Ma sono una esigua minoranza quelli che, a destra, sanno che cosa sia il mercato e che cosa ne abbiano scritto i classici del liberalismo e, a sinistra, sanno chi era Beveridge e che l'economia sociale di mercato non è una forma di socialismo, ma il mercato i cui esiti sono temperati, ex post, dall'intervento pubblico, là dove producano effetti «collaterali» dannosi per gli individui. In definitiva, non ci sono due borghesie, distinte per metodologia della conoscenza - empirica ovvero filosofica, non ne parliamo neppure - per cultura politica, individualistica ovvero collettivistica. Ce n'è una sola. Conservatrice.
    Questa sola constatazione dovrebbe rassicurarci circa gli allarmismi dei rappresentanti di quella di (centro)destra e i propositi multiculturali dei rappresentanti di quella di (centro)sinistra. Non sarà la costruzione di una moschea ad alterare il profilo sociale di Milano. Saranno gli interessi organizzati - i «poteri forti» - che fanno capo alla borghesia detta «progressista» ovvero a quella detta «moderata», a seconda che vinca Pisapia o la Moratti. Le due borghesie non contano molto ai fini del risultato elettorale. Contano parecchio «dopo», quando si tratta di governare le risorse cittadine. Marx chiamava i governi delle democrazie liberali il «Comitato esecutivo della borghesia». Sarà tale Comitato - sulla base degli interessi dei suoi componenti - a disegnare il profilo di Milano. Chiunque vinca, i due pallidi candidati sono stati - per dirla ancora con Marx - la «falsa coscienza» di tali interessi.
    Gli interessi - che da noi sono chiamati con pudico sociologismo «blocco sociale» - non sono una cosa sporca. Ma non devono essere occulti, bensì palesarsi. Il cittadino ha il diritto di sapere cosa guadagnerebbe o cosa perderebbe - più o meno tasse, più o meno servizi pubblici, più o meno mercato, più o meno verde, più o meno smog, più o meno traffico, marciapiedi e strade più o meno puliti, eccetera - a seconda che voti per l'uno o per l'altro dei candidati.
    La Moratti ha affidato al capo del governo la sua campagna elettorale. È stato un errore. Avrebbe dovuto valorizzare quello che ha fatto - welfare, Expo, estensione della rete dei trasporti con le nuove linee del metrò - e spiegare meglio ciò che intende fare se fosse rieletta. Col «Piano di Governo del Territorio», si propone di proseguire sulla stessa linea, supplendo alla mancanza di risorse del Comune con il coinvolgimento dei privati, anche nella costruzione di alloggi a costi e affitti bassi: il mercato fa capolino con il principio di sussidiarietà.
    Pisapia vorrebbe trasformare l'A2A, la società per azioni, costituita dalla fusione
    fra le ex municipalizzate di Milano (Aem) e di Brescia (Asm), in «una protagonista dello sviluppo della green economy (...) attraverso interventi di efficienza nella produzione e nella distribuzione dell'energia e del calore». Qui, siamo in piena «politica industriale» - coerentemente con la cultura del candidato di (centro)sinistra - cioè all'indirizzo e alla gestione dello sviluppo da parte del Pubblico con finalità da esso stesso programmate (la green economy).
    Resta una domanda da fare al candidato di (centro)sinistra: come intende finanziare i suoi interventi di welfare comunale? Nuove tasse non sarebbero una manifestazione di socialità, ma il trasferimento forzoso di reddito da una parte della popolazionme all'altra.
    I due programmi restano buone quanto generiche intenzioni (anche se sarebbe stato meglio conoscere prima nome e capacità delle persone in giunta) condannate a essere condizionate dal «dopo elezioni», quando chi vincerà farà inevitabilmente i conti con la propria borghesia di riferimento. Conservatrice dei propri privilegi; come la controparte.
    Piero Ostellino

    martedì 24 maggio 2011

    SEO WEB MARKETING EXPERIENCE 2011 A MILANO

    Anche quest'anno si svolgera', a Milano, la nuova edizione nazionale del Seo Web Marketing Experience organizzato da Madri, affrettatevi ad iscrivervi.

    Ecco un breve video di presentazione



    In questa nuova edizione del  Seo Web Marketing Experience 2011 le
    NOVITA' saranno tante, tra cui...
    -Nuovi ALGORITMI dei Motori di Ricerca - dal Panda Update ai nuovi cambiamenti in atto...
    -MATRICI di Links "perfette" - tutto quello che un SEO deve sapere per...
    -Web Marketing MONEY  - come fare 500.000$ con ADSENSE in 9 mesi e...

    Inoltre saranno presenti numerosi relatori di fama nazionale, ecco alcuni nomi:

     -Enrico Madrigrano, Piersante Paneghel, Enrico Altavilla, Cesarino Morellato, Luca Bove, Moreno Bonechi,  Filippo Toso, Giorgio Taverniti,  Davide Pozzi, Paolo Moro

    I primi iscritti avranno diritto a un forte sconto sulla quota d'iscrizione (ovvero "chi primo arriva...")
    Quest'anno l'evento si terra' soltanto a Milano (essendo impegnati in nuovi progetti di web marketing non riusciremo a replicare l'evento anche a Roma). Cio' significa che, se l'evento dovesse riscuotere lo stesso successo dell'anno scorso, NON ci saranno posti a sufficienza per tutti.
    I primi 100 posti validi per le pre-iscrizioni sono gia' terminati. Chi fosse interessato a
    partecipare si affretti.

    L'anno scorso hanno partecipato piu' di 530 persone e moltissimi di loro hanno lasciato dei feedback molto lusinghieri.
    Per maggiori informazioni clicca qui SEO WEB MARKETING EXPERIENCE 

    domenica 22 maggio 2011

    Elena, la bimba con un papà amoroso.

    La piccola Elena, 22 mesi, non ce l'ha fatta. Il suo papà l'ha dimenticata chiusa nell' auto per cinque ore  in una giornata piena di sole, pensava di averla portata all'asilo e invece lei era li a spegnersi piano piano per disidratazione. 
    La mamma di Elena, una donna coraggiosa che stava per regalarle una sorellina, ha alzato la sua voce per dire che il marito amava teneramente la piccola, con lei era fantastico e tutto è accaduto per la sua troppa premura, voleva occuparsi di tutto per sollevare lei che era incinta...«non si fermava mai».
    Una tragedia nella tragedia: la morte della piccola e il rimorso di un papà buono che non riuscirà mai a perdonarsi...
    I genitori di Elena hanno consentito l'espianto degli organi.
    Tutti noi abbiamo provato orrore e rabbia davanti ad una disgrazia tanto incredibile, ma è la frase detta dalla mamma di Elena che ci deve far riflettere, quel «non si fermava mai» comune a tanti di noi...... e allora non giudichiamo perchè  quel "buco nero" che ha inghiottito il papà di Elena, potrebbe inghiottire anche noi.

    sabato 21 maggio 2011

    Manuele Madalon: uno scrittore che non esiste e un libro che non c'è, eppure è il migliore dell'anno!!!

    Lo scrittore dell’anno è Manuele Madalon, l’autore del romanzo L’implosione, recensito positivamente all’ultimo Salone del libro di Torino da Vittorio Sgarbi, Giancarlo De Cataldo, Mauro Corona, Lucia Annunziata, Giorgio Faletti, Federico Moccia, Sergio Rizzo, Serena Dandini, Margaret Mazzantini. Hanno avuto parole gentili per l’opera di esordio del Madalon, con perfetto spirito bipartisan, anche il nuovo sindaco di Torino Piero Fassino e il suo sfidante Michele Coppola. Il Madalon, poi, ha tenuto un seguito incontro intitolato giustamente L’uomo dell’anno, ospite il collega Andrea Bajani, in cui ha rivelato problemi e difficoltà del mondo culturale italiano.
    Come? Non avete mai sentito nominare prima d’ora Manuele Madalon? Non avete ancora letto il fondamentale L’implosione di cui tutti parlano?

    Per forza: il Madalon sta alla letteratura italiana come il conte Mascetti alla supercazzola. Lo scrittore dell’anno, infatti, non esiste: è una geniale burla architettata dagli studenti di Ingegneria del Cinema del Politecnico di Torino. Il Madalon che s’aggirava per il Lingotto, altri non era che Gabriele Madala, iscritto al Master di giornalismo dell’università piemontese. Un attore. Scrittore inventato, libro inventato e mai scritto. Tutto il resto è vero, come testimonia il video esilarante girato da Polimediaweb durante la manifestazione. 

    Il Madalon ha avvicinato i vip e ha chiesto loro a bruciapelo un giudizio sulla sua opera prima. Nessuno ha ammesso di cascare dalle nuvole e di ignorare completamente l’argomento. Si sono sentiti invece quei giudizi generici, da fascetta promozionale, che costituiscono il «sale» (si fa per dire) di moltissime recensioni regolarmente pubblicate dai giornali. La beffa, insomma, finisce per svelare pressapochismo e cialtroneria del mondo editorial-giornalistico, ma anche di altri mondi(cinema, documentaristica, cantautori, poeti, moda ecc.) dove il " bello "e il "fantastico" del prodotto viene diffuso in prima battuta proprio dall'autore.

    Veniamo agli autorevoli giudizi raccolti dal Madalon. Il primo a rispondere è un pensoso Vittorio Sgarbi, il quale, a dire il vero tanto gentile quanto imbarazzato, dichiara di aver trovato l’ambientazione dell’Implosione «sottile e misteriosa». Poi tocca a Serena Dandini, sulle prime sorpresa, poi infine memore dell’opera: «Ahhhhh, ma certo, Madalon». La conduttrice però non si sbilancia e anzi leva i tacchi. Il giornalista Sergio Rizzo è misurato ma alla fine ammette: «Sì, mi è piaciuto, è un buon avvio, diciamo». Lucia Annunziata si lancia in un paragone: «Ti ho confuso moltissimo con... con... con Culicchia, su Torino». Vero maestro di vita il montanaro (ma spesso in pianura per presenziare a qualsiasi festival o trasmissione tv nel raggio di mille chilometri da Erto, Pordenone) Mauro Corona: «Un buon inizio ma non ti devi affezionare altrimenti è un fiasco. Un libro è come una scopata: bisogna pensare a quella da fare e non a quella fatta». Moccia non ha dubbi: «Lei Madalon è fortissimo».

    A Faletti L’implosione è piaciuto ma non si sente di elogiare un aspetto in particolare: «È tutto l’insieme». Fassino e Mazzantini ci cascano ma non vanno al di là di sorrisoni e di qualche «Ahhhhh... è lei» di tardivo riconoscimento. Madalon ringrazia Coppola «per la e-mail col suo giudizio». E il politico risponde: «Ah, bene, le è arrivata!». L’unico ad accorgersi che qualcosa non torna è un comico, Neri Marcorè.

    La vera rivelazione, come documentano anche i giudizi sul web, è però il simpatico Giancarlo De Cataldo. Il giudice-scrittore di Romanzo criminale, per non deludere le aspettative del giovane interlocutore, parte per la tangente e regala all’inesperto Madalon una torrenziale riflessione prodiga di consigli: «Tu hai un tuo mondo di riferimento, lo racconti in maniera autentica, c’è qualche parte tipica delle opere prime, ansia di metterci dentro tutto, non ti devi nascondere e riservare niente per domani. Poi però nello stesso tempo, te lo dico da padre di un figlio di 18 anni, c’è uno sguardo rivelatore sul mondo. L’opera seconda sarà più matura. Sarà... Forse puoi mantenere lo scenario perché lo scenario va ancora esplorato». Incredibile.
    Durante l’incontro a Torino, l’inganno viene svelato. Tocca al complice Andrea Bajani, autore di Ogni promessa (Einaudi), spiegarne il senso tutto sommato tragico: l’editoria è piena di Madalon e di recensori di Madalon. «Ogni tanto mi chiama qualcuno - dice Bajani - e mi chiede la fascetta per un esordiente. Io rispondo: va bene, ma datemi il libro. E loro: ma no, ti mandiamo al massimo due pagine, l’importante è che sulla fascetta ci sia il tuo nome e un giudizio entusiasta. Conta molto di più la pubblicità sul libro che non il libro per cui tutti si deve essere disposti a dire che un libro è bello da subito. Nessuno ha voglia di imparare però se ti chiedono qualcosa tu devi sempre far finta di saperlo».

    È giusto, ma la truffa di Madalon rende pubblico un problema ancora più profondo: il «libro del momento», l’«autore di cui tutti parlano» in realtà è spesso un libro che nessuno ha letto, e di cui a nessuno importa qualcosa, bello o brutto che sia. Talvolta è un libro che neppure vende o vende pochissimo. L’industria però esige articoli ed entusiasmo. E tra critici si trova sempre qualcuno pronto a gridare: «Presente!».

    mercoledì 18 maggio 2011

    Milano non rinuncerà a scrivere la sua storia

    Sul luogo del "misfatto" volteggiano avvoltoi e colombe, ma forse la storia di Milano non è ancora stata scritta.
    De Benedetti, edi­tore de la Repub­blica, ha soste­nuto che Berlu­sconi è morto a Milano. Il becchino della sini­stra, tessera numero uno del Pd, sintetizza la solita speranza che da diciott’anni anima l’op­posizione: vedere il fu­nerale, almeno politi­co, del Cavaliere. Nel frattempo loro hanno messo via in sequenza Occhetto, D’Alema, Fas­sino (resuscitato lunedì a Torino) Franceschini, oltre che Pro­di. A Bersani hanno già pre­so le misure, sarà l’ottavo cadavere dal 1994, anno d’inizio del­l­’antiberlusco­nismo. Questa volta con Pisapia la sinistra è vicino al successo, ma Pisapia non è espressione del PD. E' comunque giusto che la sinistra festeggi, per ora il risultato l'hanno portato a casa loro.

    Le colombe del PdL invece sostengono che qualche cosa nel partito non ha funzionato e per loro i milanesi non si sono straniti nè per i monologhi di Berlusconi, nè per il "ladro"  che la Moratti ha dato a Pisapia.
    Questa può essere una chiave di lettura della sconfitta subita, ma  non è tutta la verità..

    Ho sentito tante persone che con sincerità hanno ammesso che non se la sentivano di votare la Moratti e che se ne sono rimasti a casa, altri che, esausti per le profezie Berlusconiane, si sono buttati su Polverini, altri ancora che hanno votato Palmieri pensando di dare comunque sempre un voto al PDL.

    Hanno tutti una valida giustificazione, le loro perplessità sono state le mie: la Moratti non era molto ben vista a Milano, per le periferie ha fatto poco o niente e mentre il centro si faceva bello a Quarto Oggiaro o a Baggio si combatteva contro  il degrado. E poi c'è Berlusconi: si è gettato a  capofitto nella campagna elettorale milanese: non sapremo mai se lo stato dell'arte precedente al suo intervento fosse peggiore del risultato ottenuto, ma la sua presenza è stata invasiva e noiosa, non ha parlato del futuro di Milano ha parlato solo del suo futuro, e questo francamente ha stancato.
    All'apertura delle urne le colombe sembravano tutte stupite: allora è probabile che veramente non avessero il polso della città e questo è gravissimo. Oggi tra colleghi ci siamo confrontati: alcuni di noi avevano avuto la sensazione che l'aria stesse cambiando dalla manifestazione del 25 aprile, affollatissima, e dalla chiusura della campagna elettorale di Pisapia in una piazza Duomo stracolma, è vero che c'era Vecchioni, ma la gente era proprio tantissima.

    Non la vedo facile la ripresa della Moratti, dipenderà da quanta paura riusciranno a fare agli elettori con la figura di un Pisapia alleato dei centri sociali e costruttore di immense moschee...mi piacerebbe invece che si parlasse alla città del suo futuro e non solo dell'EXPO che ci sarà, perchè accanto ai fantasmagorici grattacieli del CityLife contornati da parchi ed edilizia privata dai prezzi da capogiro, la gente comune deve continuare a vivere.

    lunedì 16 maggio 2011

    MILANO: Amministrative a sorpresa!

    Le elezioni amministrative a Milano sembrano riservare una clamorosa sorpresa: il candidato della sinistra Giuliano Pisapia è saldamente in testa con oltre il 48% dei consensi e il sindaco uscente Letizia Moratti si ferma solo al 40%. Per bene che vada al centro destra, si arriverà ad un ballottaggio dagli esiti quanto mai incerti.
    Il Pdl e la Lega sembrerebbero essere stupiti del risultato, dico sembrerebbero, perchè mi risulta difficile credere che non sapessero del malcontento che aleggiava sulla testa del sindaco uscente, in realtà chi vive a Milano sa benissimo che i milanesi non avrebbero voluto  un secondo mandato per la Moratti. 
    Aggiungiamo a tutto questo una campagna elettorale completamente radicalizzata sulla figura di Silvio Berlusconi e sui suoi guai giudiziari... la signora Moratti ha parlato poco dei problemi della città e ha fatto una uscita di pessimo gusto, anzi diciamo pure diffamatoria, nei confronti del suo avversario Pisapia, senza nemmeno chiedere scusa a posteriori.
    Milano è sempre stata un laboratorio per la politica nazionale, non può quindi essere sottovalutata la sconfitta del centro destra. Forse Berlusconi dovrebbe pensare che i milanesi ne hanno le tasche piene dei suoi processi, possono anche pensare che sia un perseguitato, ma a loro interessa che cosa fa al Governo e non che cosa dice al Palazzo di Giustizia.
    Conosco Pisapia, non lo considero assolutamente un estremista, lo è stato molti anni fa... ma molti di coloro che erano in Lotta Continua  o nel MSI, ora siedono in Parlamento dall'altra parte, mi auguro che le sua scelte siano un bene per Milano e per il momento mi complimento con lui. Dopo il ballottaggio, che a mio parere vincerà, gli farò gli auguri di buon lavoro!

    lunedì 9 maggio 2011

    Salone Internazionale del libro di TORINO: ecco il mio libro di quest'anno

    E' il terzo anno che il mio editore propone i miei libri per il Salone Internazionale del Libro di Torino. Quest'anno sarò presente  con "La leggenda del Ponte Arcobaleno".
    Tratto da una bellissima leggenda degli indiani d'America, questo bel libro, finemente illustrato, vi racconterà dove vanno gli animali che abbiamo tanto amato sulla Terra al termine della loro vita.
    Troverete anche alcune pagine appositamente create per inserire le foto degli animali che vi hanno lasciato.
    Un libro tenero e pieno di sentimento che potrà certamente lenire il vostro dolore e regalarvi una speranza.


    Contrariamente a quanto previsto il libro "Deportato I 57633 voglia di non morire" è stato ritirato dall'esposizione per consentirne la revisione.

    domenica 8 maggio 2011

    Il mio libro nella versione inglese e americana



    La prima traduzione risale al 2008, la seconda al 2009 entrambe hanno un buon successo.

    mercoledì 4 maggio 2011

    Il nuovo "Deportato I 57633 voglia di non morire" in dirittura d'arrivo

    Il libro che ho scritto sulla deportazione di mio padre Ferdinando Valletti e che è stato pubblicato in prima edizione nel 2008 è ora in procinto di essere completamente revisionato. In collaborazione con il Ministero della P.I: sono state apportate  importanti modifiche al testo (grazie anche ai documenti rinvenuti alla morte di mia madre e a quelli ricevuti dalla Croce Rossa Internazionale ), è stato inserito anche un capitolo riguardante l'appartenenza di mio padre alle Brigate Garibaldi e al Corpo Volontari per la Libertà nello stesso campo di concentramento di Gusen.
    Il libro verrà proposto con un supporto multimediale molto interessante che contribuirà certamente a catturare l'interesse degli studenti delle scuole e medie e superiori.
    Questa nuova edizione di "Deportato I 57633 voglia di non morire" metterà definitivamente in soffitta il mio primo libro.
    Vi terrò informati sugli sviluppi 

    lunedì 2 maggio 2011

    Ogni tanto la storia ci passa accanto...


    In questi giorni abbiamo assistito a degli eventi che, a vario titolo, entreranno nella storia: il matrimonio di William e Kate, la beatificazione di Giovanni Paolo II, la guerra in Libia e l'uccisione di Osama Bin Laden.

    William e Kate 
    I due sposini inglesi ci hanno regalato una bellissima favola moderna: il matrimonio vissuto come da tradizione con abiti classici e in chiesa. D’altra parte io sono una mamma e le mamme sognano per le figlie matrimoni classici: abito bianco, sposo elegante, chiesa addobbata, promessa di amore eterno consacrata da un prete. Molti pensano, e forse a ragione, che questo evento sia stato solo funzionale a dar lustro alla monarchia… ma per una volta non facciamo della retrospettiva e prendiamo i fatti per come appaiono, due bei ragazzi innamorati, un bel matrimonio e probabilmente una famiglia in divenire.

    Giovanni Paolo II
    Giovanni Paolo II è stato beatificato e ora è venerabile. Diciamo la verità, nessuno di noi aspettava questa beatificazione per rivolgere al Papa una preghiera, per tutti egli era già santo. I milioni di giovani che sono accorsi a Roma per essergli vicino ieri, a 6 anni dalla sua morte, rappresentano la sola grande speranza di questa umanità martoriata. Giovanni Paolo ci ha insegnato che la speranza non deve mai mancare, ci ha insegnato che ci si deve affidare alla misericordia di Cristo e non si deve mai avere paura. Lui ha dato l’esempio per primo nei lunghi anni del suo pontificato: Gesù lo ha spogliato piano piano di tutto, anche il suo corpo gli era diventato ostile, ma lui ha sempre accettato tutto nel suo nome. Dobbiamo riuscire a fare la stessa cosa.

    Il dittatore libico Gheddafi

    La guerra in Libia è qualche cosa di sconvolgente e di incomprensibile: i molti paesi africani che in questi mesi hanno rivendicato la propria libertà e abbattuto i dittatori che da anni li tenevano in pugno, hanno fatto tutto da soli, la Nato non è intervenuta eppure ci sono state rivolte cruente e vittime ovunque. Per la Libia invece si è deciso di fare diversamente e il dittatore Gheddafi, una volta amico di molti capi di stato occidentali e con un seggio all’ONU diventa l’uomo da abbattere e allora la Nato fa una risoluzione che autorizza alcuni paesi, tra i quali l’Italia, a creare una no fly zone sopra la Libia… questo è stato l’inizio di quello che oggi si può definire un massacro di civili e la distruzione di molte città. Non mi voglio addentrare nella vicenda, voglio solo fare una considerazione da persona comune: Gheddafi è un dittatore, ma non peggio ne meglio di altri. Il suo popolo è diviso, una parte contro di lui, un’altra a favore (almeno questo è quello che si vede), ieri i bombardamenti Nato (ora partecipa anche l’Italia) hanno ucciso suo figlio e 4 nipotini in tenera età e naturalmente molte altre persone.Possibile che nessuno abbia mai pensato di offrire a Gheddafi una “onorevole” via d’uscita? Possibile che l’amico di molti sia diventato ora il nemico di tutti? Le parole magiche per questo scempio sono PETROLIO e GAS, la Libia ne è ricca e chi vincerà questa “guerra” ne avrà grandi benefici. E i libici? Loro raggiungono come possono le nostre coste per fuggire da una guerra che forse non hanno nemmeno voluto.


    Osama Bin Laden
    Bin Laden è stato ucciso dopo 10 anni dall’attentato gravissimo delle Torri Gemelle e dopo svariati attentati in tutto il mondo. Sembra che abbia risposto con il fuoco all’irruzione delle forze americane/pachistane e che quindi sia stato colpito a morte. Le foto del suo cadavere fanno già il giro del mondo, proprio per dimostrare la sua fine. Si può gioire per la morte di un uom, anche se criminale? Avrei preferito che fosse stato giudicato da un tribunale internazionale. Un grande criminale ucciso prima che possa parlare non è un grande successo e poi ognuno merita di avere un processo, forse per lui sarebbe stato peggio il processo e la detenzione a vita. Purtroppo non credo che la sua morte ci porti la fine del terrorismo, i suoi seguaci fanatici continueranno a colpire in suo nome e per suo conto.

    domenica 1 maggio 2011

    "Prendente in mano la vostra vita e fatene un capolavoro"

    "Prendente in mano la vostra vita e fatene un capolavoro",  questo fu l'invito di Karol Wojtyla ai giovani di tutto il mondo durante il suo lungo pontificato  e oggi, nel giorno della sua beatificazione, i giovani erano li accanto a lui, in Piazza S. Pietro, ad applaudirlo di nuovo,  con loro migliaia di persone di ogni età e di ogni parte del mondo.
    E' grande questo Papa e che sarebbe diventato Santo lo sapevamo da sempre, un Papa dalla forza interiore fortissima che ha saputo regalarci la speranza e la gioia di vivere  attraverso l'incontro con Cristo.
    Karol Wojtyla ha vissuto, ha lottato e ha sofferto accanto a tutti noi e con noi  e come noi ha portato la croce, anzi forse l'ha portata più di noi e l'ha fatto con un coraggio straordinario. Gesù Cristo lo ha spogliato piano piano di tutto e lui ha sempre ripetuto "accetto!", lo ha fatto anche quando il suo fisico non gli rispondeva più, lo ha fatto fino all'ultimo, quando affacciandosi alla finestra del suo appartamento per l'ultima volta, tentò di parlare alla folla che si era radunata per vederlo e non ci riuscì, dalla sua bocca uscì un rantolo. I fedeli capirono il suo dramma e  piangendo applaudirono, poche ore dopo egli morì, era il 2 aprile del 2005.
    "Santo subito" fu l'urlo della folla durante i suoi funerali e oggi il primo passo verso la santità è stato ufficializzato, molti di noi sanno che non occorre il consenso della Chiesa per riconoscere la santità di questo grande uomo, noi ci rivolgiamo a lui con tanto affetto  e sappiamo di essere sempre ascoltati... così, semplicemente, sarà sufficiente spalancargli il nostro cuore!

    venerdì 29 aprile 2011

    La colonna della Libertà 2011


    Una magnifica rievocazione storica della Liberazione avvenuta 66 anni or sono ha celebrato degnamente la ricorrenza del 25 aprile, si tratta della "Colonna della Libertà", che formata da jeep, camion, mezzi anfibi, moto, soldati in uniforme originale con tanto di armi  della seconda guerra mondiale, giunta alla terza edizione, è tornata a svolgersi nei territori del fiume Po. La manifestazione ha avuto un grandissimo successo di pubblico e ha suscitato molta commozione in chi il giorno della Liberazione l'ha veramente vissuto. 
    La partenza e l’arrivo dell'evento storico-rievocativo ha avuto luogo a Felonica, mentre il percorso dei veicoli, rigorosamente risalenti al secondo conflitto mondiale, si è articolata in tre giorni, con importanti tappe nelle città di Verona e Mantova. A Verona, Sabato 23 aprile  alle 16, si è svolta  la rievocazione della liberazione della città con l'intervento, oltre che dei veicoli gommati, di cingolati e di fanteria. La colonna è giunta a Mantova il 25 aprile ed è entrata trionfalmente in città  da   ponte di San Giorgio.
    Durante tutta la manifestazione non sono mancati gli aneddoti e i ricordi di chi c'era allora e ha voluto esserci anche oggi.

    Per la terza volta la Presidenza della Repubblica ha riconosciuto l'importanza dell'evento, inviando come premio di rappresentanza una massiccia targa in bronzo
    Una bellissima iniziativa che aiuta a non dimenticare eventi che hanno regalato la libertà alla nostra Italia.

    Daniel Libeskind ha firmato il primo museo d'Arte Contemporanea di Milano

    Il primo museo d'arte contemporanea di Milano firmato Daniel Libeskind è una meraviglia e sarà pronto entro il 2013.
    L'avvenieristico edificio  sorgerà nel cuore di Citylife. Il progetto, supportato da filmati e fotografie, è stato presentato dal Sindaco  e dall'archistar polacco in forma smagliante che  ha illustrato per la prima volta al pubblico i dettagli inediti della sua creatura che considera un omaggio «a Leonardo e a Milano, capitale di cultura contemporanea». Ringrazia tutti, Libeskind, e di sicuro i milanesi ringrazieranno  lui, ricordo che Libeskind ha al suo attivo capolavori di livello mondiale come il Museo Ebraico di Berlino.  L'edificio avrà cinquemila metri quadrati di superficie espositiva coperta, distribuiti su cinque piani, di cui uno interrato; quasi settemila metri di spazi espositivi esterni, suddivisi tra il giardino, le terrazze ai piani (1600 metri) e la grande terrazza circolare sul tetto (1400 metri); cinque gallerie espositive, un bar/bistrot al piano terra, un ristorante al piano ammezzato affacciato sul parco, con una sala per 80 ospiti e un`ampia cucina per ospitare i catering; e poi, ancora, un laboratorio artigianale per l`allestimento delle mostre temporanee e un bookshop, oltre agli uffici di amministrazione dell`intero edificio. La gigantesca terrazza sul tetto offrirà spunti al relax, agli eventi e alle installazioni degli artisti. Sulla facciata, invece, l'edificio è caratterizzato da uno schermo esterno fatto di lamelle in alluminio verniciato, color bronzo, che lo avvolgono facendo percepire la geometria da cui nasce lo spazio dell'architettura.

    mercoledì 27 aprile 2011

    Il perdono è dei grandi uomini

    " Gusen, 26 maggio 1945 sabato
    Ieri sera il Dott. Piéta leggeva a Pawlak la deposizione del colonnello Ziereis. I tre ordini ricevuti dal Burgermeister Pohl erano di ucciderci tutti con questi mezzi: 
    1 -  far saltare con la dinamite l'imboccatura del tunnel pieno di prigionieri, previa introduzione di gas
    2 - cannoneggiare il campo dove rimanevano i servizi e l'ospedale con malati e personale
    3 - veleno per i rimanenti
    Ziereis ha dichiarato, a sua discolpa tardiva, ma a noi utile, che egli nonostante le insistenze di Pohl, non aveva predisposto nulla per questa carneficina, perchè gli ripugnava. Ha lasciato una lettera alla moglie nella quale la invita a venir qui a deporre sul modo volgare e prepotente con cui era trattato dal Burgermeister.
    Zeireis è morto in seguito alla ferita; era stato colpito sul lato destro vicino all'ombelico.
    Il dottor Piéta era presente alla deposizione.

    Tanti morti in quei giorni!  Guardando fuori dalla mia finestra vedevo il cadavere di Ziereis impiccato al reticolato. Un gruppo di deportati l'aveva appeso nudo sulla rete, ormai prima di corrente elettrica, con una croce uncinata e un " Heil Hitler" dipinti sulla schiena: Ci è rimasto per due o tre giorni. Avevo anche pensato di fare un disegno, ma non l'ho fatto. Ero stufo di vedere e disegnare  morti"


    e ancora, sempre a proposito degli orrori subiti:


    "La roccia, l'umana roccia, mantiene dignità anche se non compie alcun atto di giudizio, se non mette in esecuzione la condanna....
    La Provvidenza ti salva talvolta senza che tu lo avverta, ti porta fuori dal pericolo, così come l'acqua lascia il fuscello appoggiato alla sponda.... Sia ringraziato il Signore, è già molto che il gran fiume abbia depositato il mio sacco sul limo della spiaggia."


    DAL DIARIO DI GUSEN di ALDO CARPI
    (il Diario di Gusen è l'unico diario italiano uscito dal lager)


    Leggendo Carpi mi viene in mente mio padre, deportato con lui a Gusen e suo caro amico. Quante affinità tra questi due uomini! Entrambi conoscevano il nome del delatore che li aveva denunciati ai fascisti e ai nazisti, entrambi hanno passato la maggior parte della loro deportazione a Gusen, entrambi avevano un amore infinito per la loro famiglia ed erano animati da una grande fede, una fede che ha permesso loro di perdonare i loro aguzzini e non dopo anni dalla liberazione del campo, ma da subito. Non erano  uomini comuni, ma "rocce umane"... perchè  il  perdono è solo dei grandi uomini.
    Mio padre aiutò diverse volte il Prof. Carpi e lui gli fu riconoscente per tutta la vita e scrisse di "quel bravo giovane" sul suo Diario di Gusen. Dopo la deportazione, rientrati a Milano, i due si incontrarono in diverse occasioni, rimasero legati da un sincero affetto.

    martedì 19 aprile 2011

    Danza lenta

    Ho ricevuto questa poesia per email, ero sul punto di cestinarla, lo faccio sempre quando le "catene" mi riempiono la casella della posta, ma mi sono fermata a leggere i primi versi e ho capito che questa volta lo scritto meritava davvero di essere letto e divulgato è un inno alle vita.

    DANZA LENTA
    Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?
    O ascoltato il rumore della pioggia
    quando cade a terra?
    O seguito mai lo svolazzare
    irregolare di una farfalla ?
    O osservato il sole allo
    svanire della notte?
    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce.
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.
    Percorri ogni giorno in volo ?
    Quando dici "Come stai?"
    ascolti la risposta?
    Quando la giornata è finita
    ti stendi sul tuo letto
    con centinaia di questioni successive
    che ti passano per la testa ?
    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.
    Hai mai detto a tuo figlio,
    "lo faremo domani?"
    senza notare nella fretta,
    il suo dispiacere ?
    Mai perso il contatto,
    con una buona amicizia
    che poi finita perché
    tu non avevi mai avuto tempo
    di chiamare e dire "Ciao" ?
    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.
    Quando corri cosi veloce
    per giungere da qualche parte
    ti perdi la metà del piacere di andarci.
    Quando ti preoccupi e corri tutto
    il giorno, come un regalo mai aperto . . .
    gettato via.
    La vita non è una corsa.
    Prendila piano.
    Ascolta la musica


    Questa poesia mi  è stata inviata da Alessandro Cicognani, direttore del dipartimento di pediatria del Sant' Orsola dell'Università degli Studi di Bologna,. E' stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro. Se credete, fatela girare.


    giovedì 14 aprile 2011

    Il problema non è il "Processo Breve" ma la punibilità dei giudici

    E' di tutta evidenza che la legge sul "Processo Breve" serve prima di tutto al nostro Premier,ma poichè è utile anche a tutti i cittadini è un bene che sia stata fatta, è infatti noto che i tempi dei processi in Italia sono biblici.
    Tutte le polemiche a cui abbiamo assistito in questi giorni sui tempi di prescrizione non hanno ragioni di esistere, ciò che davvero conta sono le lungaggini esasperanti dei magistrati che non consentono ai cittadini di avere giustizia in tempi brevi e penalizzano il nostro Paese nei confronti di chi desidererebbe magari investire in Italia.
    Bene la legge dunque, ma è probabile  che a questo provvedimento manchi un tassello:  dopo aver stabilito un tempo congruo per i processi  sulla base dei crimini che si vanno a giudicare, verificare che i tempi siano rispettati e in caso contrario,  se non si arriverà a sentenza nei termini stabiliti, lo Stato potrà perseguire i giudici inadempienti con sanzioni pecuniarie o addirittura con la sospensione.
    Che sia un provvedimento troppo pesante? Non credo. Chiedetevi come mai tanti processi anche semplici arrivano a sentenza dopo 8 - 10 anni (ad esempio gli incidenti stradali)? Sarà perchè mancano le stampanti, come ho sentito dire incredibilmente  ieri sera in tv da  un Magistrato...? O piuttosto perchè c'è qualcuno che batte la fiacca? Più probabile forse...Questo qualcuno è ora che risponda in prima persona dei danni materiali e morali arrecati ai cittadini coinvolti nei processi e allora ben vengano le sanzioni. Scommettiamo che i processi si accorcerebbero  immediatamente?

    mercoledì 13 aprile 2011

    Novità su Ferdinando Valletti, la sua deportazione e il suo rientro a Milano

    Un organismo internazionale a cui avevo affidato la ricerca  mi ha spedito oggi  i documenti che definiscono il periodo trascorso da mio padre dal momento della liberazione del campo di Mauthausen il 5 maggio 1945 al suo rientro in Italia nell'agosto dello stesso anno. Pare accertato che mio padre, ammalato di TBC, soggiornò sul lago di Costanza, al confine tra la Svizzera e l'Austria dove venne curato e rimesso in salute.
    Aspetto con ansia la documentazione e appena l'avrò ricevuta sarò più precisa.
    Le ultime clamorose notizie sul coinvolgimento di mio padre nell'associazione clandestina che faceva capo a  Giuliano Pajetta durante il periodo della sua deportazione a Mauthausen - Gusen e sul suo ritorno a Milano, saranno oggetto di una modifica sostanziale del mio libro "Deportato I 57633 Voglia di non Morire".

    martedì 12 aprile 2011

    ‎"Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini"

    Yuri Gagarin


    Questo disse Yuri Gagarinri cinquanta anni or sono, il 12 aprile del 1961, quando girò attorno alla terra in  un'ora e 48 minuti  a bordo della navicella Vostok  raggiungendo un'altitudine di 326 km. Il russo Gagarin era nato il 9 marzo 1934 ed era cresciuto in un'azienda collettiva, in cui il padre faceva il carpentiere, morì a soli 34 anni scegliendo di cadere con il suo velivolo, in un consueto volo di addestramento, per non schiantarsi su una zona abitata.

    Il lanciatore Vostok si era staccato da terra  il 12 aprile 1961 alle ore 9.07 (ora di Mosca) dal cosmodromo di Baikonur dopo pochi minuti, la capsula spaziale aveva raggiunto la traiettoria prevista in un'orbita ellittica con un perigeo di 169 km ed un apogeo di 315 km. Il cosmonauta si trovava in continuo contatto via radio con il centro di controllo di volo e in più, un'apposita telecamera, mandava le immagini televisive con lo stesso centro. Inoltre Gagarin poté comunicare con il centro di controllo mediante codici Morse. Dopo aver percorso un'orbita terrestre completa in un'ora e 48 minuti, i retrorazzi frenanti si accesero come previsto. La capsula Vostok era stata costruita per atterrare nella steppa e non in mare.Tuttavia durante il rientro nell’atmosfera, il modulo orbitale non si staccò dalla capsula di ritorno del cosmonauta. Come conseguenza la capsula iniziò a dondolare pericolosamente, mentre si stava avvicinando agli strati superiori dell'atmosfera, in seguito però si il veicolo stabilizzò ed il paracadute principale poté essere aperto, contribuendo a frenare l'atterraggio della capsula. Come previsto, una volta raggiunta la quota di 7.000 m, Gagarin fu in grado di catapultarsi dalla capsula con l'apposito seggiolino eiettabile, atterrando,agganciato al suo paracadute a 26 km a sudovest della città di Engels.

    Oggi sono molte le celebrazioni che ricordano l'impresa di questo astronauta, l’uomo che per primo ha visto la terra per così dire da un’altra prospettiva Il 2 Marzo 2011 a Mosca in onore di Jurij Gagarin si è svolta una cerimonia a ricordo della sua tragica morte. A Parigi, presso il quartiere generale dell’Unesco, nell’ambito delle celebrazioni dedicate al 60esimo anniversario della Federazione internazionale dell’Astronautica è stata riservata un’attenzione speciale dedicata allo spettacolare volo di Gagarin. A Londra nel mese di Luglio in occasionedel 50 anniversario del suo volo spaziale si prevede di erigere una statua di Jurij Gagarin di fronte a quello del navigatore inglese Games Cook. Il 12 Aprile al planetario di Milano sarà presentato un film documentario su Yuri Gagarin e verrà allestita una mostra fotografica. L'iniziativa è stata organizzata dal Consiglio di Coordinazione delle organizzazioni di connazionali russi in Italia e patrocinata dell'Agenzia federale “Rossotrudnichestvo”. A Varese presso l’università, il programma accoglie una conferenza di carattere scientifico sul tema “L'uomo e il cosmo: ieri, oggi, domani”, alla quale parteciperanno Giovanni Bignami, presidente del Comitato per le ricerche spaziali presso l'International Council for Science (Cospar), oltre che astronauti italiani e russi e vari esperti nell’ambito della ricerca spaziale.
    tratto da Scientificamente.blogspot.com