giovedì 29 maggio 2008

Paola non ha avuto giustizia

Trapani: incidente aliscafo, condannato comandante

28 Maggio 2008, 19:10

TRAPANI - Un anno e dieci mesi, con pena sospesa, per Mario Scaduto, il comandante dell'aliscafo "Giorgione", in relazione all'incidente nel porto di Trapani del 9 agosto scorso. Le accuse vanno dal naufragio colposo all'omicidio colposo, alle lesioni plurime colpose. L'aliscafo si scontrò con la barriera frangiflutti del porto: perse la vita un turista, dieci i feriti. (Agr)


Questo lo scarno comunicato che è stato diffuso ieri sera alla stampa, la turista che non ha nemmeno il diritto di essere nominata è Paola Romano, una carissima amica di famiglia, che appunto in quell'incidente perse la vita.

La sorella di Paola, Serena cercò subito di attivare attraverso il blog Amici di Paola una indagine investigativa sulle cause di  un incidente che probabilmente non è da imputare al solo comandante della nave. Molte televisioni intervistarono, fecero servizi, posero interrogativi, ma poi più nulla.

Gli interrogativi  che erano stati posti restato ancora tutte in piedi: era sicuro l'arrivo in quel porto? Erano in funzione di radar direzionali? La tragedia si poteva evitare? A queste domande nessuno ha dato risposta.

Certo Mario Scaduto era il comandate dell'Aliscafo, ma è davvero solo lui il responsabile della morte di Paola e se così fosse, è ammissibile che la sua pena sia solo di 1 anno e poco più e che grazie alla condizionale egli non debba scontare nemmeno un giorno di carcere? Non si è trattato di un incidente tra auto, qui si parla di trasporto pubblico, forse qualche responsabilità in più dovrebbe essere considerata.

Paola Romano se ne è andata in una notte di agosto, aveva tante aspettative per il suo futuro, aveva tanta voglia di vivere. Paola Romano non ha avuto giustizia, almeno la giustizia degli uomini, e ci è stata strappata per la seconda volta.


Fannulloni nel pubblico impiego

Sembrava strano che si potesse trovare con relativa facilità una soluzione al problema dei fannulloni nella pubblica amministrazione: licenziarli, convincerli a guadagnarsi lo stipendio, quantomeno minacciarli di sanzioni. Difatti al primo incontro fra le parti in causa, cioè il ministro Brunetta e i sindacati, il tavolo come si dice - è saltato per aria. La Cgil ha colto al volo un pretesto qualunque e ha abbandonato la riunione a un quarto d'ora dall'inizio. È una brutta notizia, ma non ci coglie di sorpresa. Sospettavamo che i grandi difensori dei burocrati parassiti fossero i tribuni del popolazzo; adesso ne abbiamo la conferma e l'ha avuta anche Brunetta. Al quale comunque rivolgiamo un invito e un augurio. Non demordere davanti all'ostacolo numero uno e andare avanti con rinnovato slancio; e questo è l'invito. L'augurio: siamo certi che alla fine ce la farà. Gli erigeremo un monumento. Quanto ai sindacati, ho l'impressione siano destinati a morire di vecchiaia. È inammissibile che nel 2008 abbiano ancora la mentalità di mezzo secolo fa quando il mondo era completamente diverso da ora. Gli stessi lavoratori si rendono conto che proteggere ad oltranza gli scaldasedie, mettendoli sullo stesso piano di chi compie il suo dovere, è un'operazione ingiusta e di retroguardia. Un segnale d'agonia imminente la Cgil l'aveva già fornito mesi orsono quando il professor Ichino, dopo la campagna pro efficienza condotta sul Corriere della Sera, incontrò alcuni dirigenti sindacali per suggerire delle idee e questi, senza approfondirle, risposero: ok, formiamo una commissione paritetica poi vedremo. Un modo classico per non combinare un accidente e permettere a chi si gratta di continuare a grattarsi a spese dei cittadini. In effetti non successe più nulla. E se non fosse stato per il ministro della Funzione pubblica, i fannulloni non sarebbero più stati disturbati. Suppongo che Brunetta non sia spaventato dall'atteggiamento assunto dalla Camera del lavoro. Non è un timidone che fugge se qualcuno abbaia. Tra l'altro le sue proposte sono molto ragionevoli. Per esempio quella riguardante il defenestramento dei medici compiacenti che firmano certificati di malattia a gente sana ma desiderosa di assentarsi dall'ufficio per dedicarsi agli hobby preferiti. Sono parecchi i dottori che, non volendo battibeccare con i malati immaginari (e lazzaroni autentici), evitano ogni controllo e rilasciano irresponsabilmente qualsiasi giustificativo. Che, è noto, viene preso per buono anche se buono non è. Non fosse così non sarebbe possibile che la media annuale delle assenze degli statali e affini fosse di 22 giorni, ferie escluse. Ho la sensazione che Brunetta, con o senza la collaborazione dei sindacati, andrà dritto per la sua strada. Gli italiani gliene saranno grati. E veniamo ad altri argomenti. Ieri abbiamo scritto dell'infortunio in cui è incorsa la maggioranza alla Camera impegnata ad approvare, oltre al resto, una leggina a favore di una emittente televisiva, Rete 4. È mancato un centinaio di deputati e la norma non è passata. Come mai? Interpretiamo il fatto alla nostra maniera maliziosa. Vari onorevoli si sono defilati giudicando inopportuna una cosa del genere. Non per il contenuto bensì per l'intempestività con cui è stata presentata. Insomma. Va bene, va benissimo aiutare un'antenna berlusconiana a rimanere in vita, ma non subito e a spoglio elettorale ancora fresco: aspettiamo un po'. Quando? In estate, alla vigilia delle vacanze. Oggi Libero ospita alcuni articoli di autori importanti sul dibattito del momento: che senso hanno i rigurgiti polemici sul fascismo e sul comunismo? Ve ne consiglio la lettura. È un confronto di opinioni interessanti. Per concludere, una battuta sul presidente della Camera, Gianfranco Fini, oggetto di rimproveri per una presunta interferenza indebita. Fini ha annunciato un provvedimento del governo perché fosse approvato dall'assemblea e, leggendolo, si è accorto che era scritto coi piedi e lo ha detto. Apriti cielo. Neanche avesse bestemmiato. Gli hanno tirato le orecchie: tu sei un arbitro imparziale, non devi commentare, sei un notaio eccetera. Un vasto assortimento di stupidaggini all'insegna del formalismo. Scusate. Ma se in Parlamento il presidente non può parlare che razza di Parlamento è? Oltretutto Fini non ha espresso un parere - e questo sì sarebbe stato indebito - sul merito del documento ma sulla qualità della prosa. Dov'è l'illecito? Illecita semmai è la trascuratezza dei testi. Non denunciarla.

mercoledì 28 maggio 2008

Trasporto aereo animali:polemica aperta

La morte di Billy, piccolo Yorkshire, avvenuta su un volo di linea per la crudeltà di una hostes che lo ha rinchiuso in una valigia, pone il gravissimo problema del trasporto aereo e non solo, dei nostri animali.
La denuncia video del Dr. Grazioli, veterinario di grande fama, ci aiuguriamo riesca a scuotere l'opinione pubblica su questo argomento.

lunedì 26 maggio 2008

Assurda contestazione su city life

E' interessante notare come, in una città che si sta trasformando in maniera importante e con la realizzazione dell’Expo avrà certamente ulteriori chances di diventare davvero un centro europeo di primo piano, la caratteristica tutta italiana di governare attraverso tentennamenti, contraddizioni, sparate, incongruenze e ripensamenti si riveli in tutta la sua dimensione nel territorio milanese di Citylife.
Un progetto che, se viene esaminato in tutto il suo complesso, sul piano urbanistico è certamente molto meno complesso di quello di Porta Nuova, articolato questo nelle dimensioni, nelle forme, nei numeri dei progettisti, nell'intreccio stesso della futura mobilità cittadina.
Citylife sembra essere il territorio di una conquista, in una battaglia che sostanzialmente si basa su due punti principali: la densità edilizia e le forme. Su un terreno che passò dal Demanio all'Ente Fiera in tempi lontani, oggi, e direi ormai quotidianamente, la cronaca registra interventi, modifiche ai progetti, suggerimenti e ripensamenti.
Sorge allora spontanea la domanda su chi realmente debba decidere sul destino dell’area di Citylife. L'assurda contestazione che si è montata sui nomi e sui disegni dei progettisti, che dichiara apertamente ignoranza sia culturale sia in tema di architettura, non sembra quasi più essere il tema del contendere ma piuttosto prevale la tragica alternativa, di cui non si ha più in memoria dell'infelice pioniere sostenitore, se Milano debba essere una città che destinata a trasformarsi in maniera certamente sbagliata da «orizzontale» a «verticale», con tutte le conseguenze future.

sabato 24 maggio 2008

Dedicato alla mia Milano

Oggi ho un attacco di nostalgia, ho girato per la città alla ricerca di notizie per il blog e mi sono trovata cantieri ovunque. Mi è presa una grande paura, quella di perdere quello che amavo della mia vecchia Milano, ma non sarà così, la mia città si vestirà di nuovo ma conserverà il suo animo antico, diventrà una città multietnica ma si fonderà sulle sue tradizioni.
A questa Milano che si avvia verso il nuovo, dedico un video bellissimo perchè non si dimentichi del vecchio da mantenere.

giovedì 22 maggio 2008

Sammy è stato ucciso dalla sua mamma

La Franzoni condannata: è già in carcere d
Ieri sera la Prima sezione penale della Cassazione ha confermato il verdetto con il quale la Corte di Assise d'Appello di Torino, nell'aprile dello scorso anno ha condannato Anna Maria Franzoni a 16 anni di reclusione per l'omicidio del figlioletto di tre anni Samuele avvenuto nella villetta di Montroz, a Cogne, il 30 gennaio 2002. Annamaria Franzoni ha seguito a Ripoli Santa Cristina, nell'Appennino bolognese, con il marito Stefano Lorenzi e i parenti stretti, l'esito dell'udienza in Cassazione. La richiesta del sostituto procuratore generale della Suprema Corte Gianfranco Ciani è stata avanzata con «umana sofferenza ma con giuridica certezza». A questo punto per la donna si sono riaperte le porte del carcere bolognese della Dozza.

IL DELITTO L'ITER PROCESSUALE Il 30 gennaio 2002 il piccolo Samuele Lorenzi, 3 anni, muore assassinato nella sua casa di Cogne. Il 14 marzo la madre Anna Maria Franzoni è arrestata gip di Aosta, Fabrizio Gandini, per omicidio volontario ma viene subito scarcerata dal Riesame di Torino per carenza di indizi. Il 10 giugno 2002, accogliendo un ricorso della procura di Aosta, la Cassazione annulla l'ordinanza del tribunale. IL COGNE BIS Dopo 2 anni, il 19 luglio 2004, il tribunale di Aosta, condanna la Franzoni a 30 anni. Ricorsa in appello, il 27 aprile 2007 la Corte riduce la pena della Franzoni a 16 anni. L'11 dicembre 2007 la difesa ricorre in Cassazione.

Fin qui i fatti. Gli italiani su questo caso si erano divisi in innocentisti e colpevolisti, molte trasmissioni televisive hanno tenuto sveglie le schiere degli uni e degli altri fino a notte inoltrata, non credo che ora il silenzio calerà su questa penosa vicenda e non lo credo per quella sorta di morbosità che questi eventi scatenano.
I piccoli Lorenzi saranno d'ora in poi le reali vittime di quanto è accaduto, la loro mamma è in carcere e a loro saranno concesse solo visite settimanali e questo fa veramente una grande tristezza. Occorre però pensare anche al piccolo Samuele, il bimbo orrendamente massacrato ben 6 anni or sono, un omicidio il suo che chiedeva giustizia, chiedeva di conoscere il volto dell'assassivo, ora secondo la giustizia italiana quel volto c'è e ha il nome della persona che al piccolo Sammy ha dato la vita, la sua mamma.

mercoledì 21 maggio 2008

Sicurezza, nel ddl il reato di clandestinità

Il reato di immigrazione clandestina sarà introdotto per disegno di legge e prevederà una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. È quanto prevede l'ultima bozza di ddl del 'pacchetto sicurezzà (composto da un decreto, un ddl e tre decreti legislativi) all'esame del pre-consiglio dei ministri di stasera. Nella bozza di decreto (che presuppone i requisiti di necessità e urgenza), resta invece l'aggravamento di un terzo della pena nel caso in cui a delinquere siano gli stranieri irregolari.

Barricate al Parlamento europeo "La Commissione europea respinge ogni assimilazione dei rom ai criminali, e gli Stati membri si mostrino come esempio di lotta al razzismo e alla xenofobia punendo i responsabili degli attacchi a queste comunità". Lo ha detto il Commissario europeo agli Affari sociali Vladimir Spidla aprendo il dibattito straordinario dell'Europarlamento sulla situazione dei rom in Italia e in Europa. Spidla ricorda che gli episodi recenti in Italia di violenza contro i rom "sono accaduti in numerosi Stati membri", e che è "evidente a tutti lo stato di indigenza, di emarginazione, di disoccupazione, di bassa istruzione, che portano a sofferenza e tensioni sociali che spingono questa comunità al margine della società, il che fa anche perdere una importante risorsa per l'Unione europea". "I rom non sono meno intelligenti degli altri, né sono dei criminali nati - ha affermato il Commissario -. La Commissione ei governi devono impegnarsi, devono fare di tutto per l'inclusione della comunità".

Libera circolazione Affrontando i temi in discussione in Italia Spidla ha affermato che "il principio della libera circolazione è basato su principi consacrati nella legislazione dell'Unione europea e anche dalla Corte di giustizia. I Romeni hanno la stessa libertà di movimento degli altri cittadini Ue, perchè sono cittadini dell'Unione e non possono essere trattati in modo diverso da altri. È necessario il rispetto dei loro diritti". Il Commissario ha ricordato le norme che regolano la permanenza dei cittadini comunitari in un Paese diverso dal loro, come nel caso che diventino un peso per il sistema sociale del Paese ospitante. "Ma nei casi di allontanamento bisogna tener conto del comportamento personale dell'individuo - ha spiegato - se qualcuno è una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave. Le questioni vanno esaminate caso per caso, nel pieno rispetto dello stato di diritto".

L'Ue può coordinare gli interventi Nei riguardi dei rom il lavoro della Ue e dei governi, sostiene Spidla, "deve essere per l'inclusione nella società, per dotarli di infrastrutture, fornire loro l'istruzione, che sono competenze degli Stati. La Commissione può avere un ruolo di coordinamento". "Fenomeni come quello di Ponticelli - ha sottolineato il commissario - chiedono uno sforzo congiunto da governi e dalla Ue, i rom hanno bisogno della nostra solidarietà per spezzare il circolo vizioso della violenza e della emarginazione. Dobbiamo offrire soluzioni durevoli con processi mirati per i quali si possono usare anche i soldi del Fondo sociale europeo". "Il governo italiano, e gli altri governi - ha concluso Spidla - potranno poi avere un confronto con la Commissione sui risultati di questi interventi e per trarre delle lezioni".

Schultz: nessuna accusa all'Italia "Non vogliamo accusare l'Italia ma chiederci come risolvere il problema, la comunità rom ha bisogno di immediato aiuto". È quanto ha affermato il presidente del gruppo dei Socialisti al parlamento europeo Martin Schulz, nel quadro del dibattito sui rom nell'assemblea plenaria in contro a Strasburgo. "Il problema - ha detto - non è certo di tipo strettamente italiano, è solo che si presenta anche in Italia, ma è ovunque in Unione europea, ed è anzitutto il grado insufficiente dell'integrazione delle minoranze e soprattutto dei rom". A questo punto, ha concluso "occorre aiutare le piccole comunità, ormai giunte al limite di capacità di intervento" anche "con fondi comunitari". La cosa essenziale, ha concluso, è "integrare le comunità rom, ma chiedere anche a loro uno sforzo di integrazione pur nel rispetto della loro cultura".
fonte: IL GIORNALE

domenica 18 maggio 2008

E se il "badato" garantisse per la badante?

È vero, c'è una questione aperta sulle badanti, sulle colf e su chi assiste anziani o persone con problemi di mobilità. Sono tantissime e svolgono quel lavoro di assistenza sociale cui lo Stato non riesce a far fronte. Molte arrivano dall'est ma non hanno nulla a che vedere con quei loro connazionali che entrano nelle ville o con i rom. Ed è giusto non fare di tutta un'erba un fascio. Il recente boom del "fenome no badanti" è indice di tre fattori: il primo riguarda il buon invecchiamento delle persone; il secondo, la mancanza di tenuta del welfare rispetto all'invec chiamento (e aggiungo (...) la insufficienza di personale italiano); il terzo incide sulla convenienza di mercato, visto che il pagamento di questi stranieri avviene per lo più in nero. Insomma, la soluzione degli stranieri come versione moderna delle dame di compagnia è diventata col tempo la classica quadratura del cerchio. Non priva però di zone grigie, se è vero - com'è vero - che la stragrande maggioranza delle badanti è in Italia irregolarmente. Clandestinamente. Il ministro dell'Interno Maroni non vuole sentir parlare di sanatorie. Le badanti temono espulsioni di massa. I badati temono di perdere quell'aiuto di cui non saprebbero più fare a meno. Che fare? Butto lì un'idea. Buona per il cestino o, chissà mai, per un pezzetto di soluzione. La espongo. L'italiano che ha in casa una badante o un badante si offre come suo garante nei confronti dello Stato. Garantisce sull'identità, sulla residenza, sulla persona. Non certo - sia chiaro - per eventuali crimini commessi dallo straniero: in tal caso la responsabilità resta personale. Una garanzia del genere regolarizzerebbe una situazione di fatto rispetto alla Bossi-Fini, non la posizione dello straniero irregolare. Una specie di responsabilità oggettiva, al pari dell'imprenditore nei confronti dei suoi dipendenti o del direttore di un giornale nei confronti degli articoli pubblicati. Servizio indispensabile

La premessa della garanzia parte da un presupposto chiave: la fiducia tra le persone coinvolte e la indispensabilità del servizio reso. Si sente dire: «Se non ci fosse la badante, non saprei come fare. È una di famiglia». In effetti le cose potrebbero davvero stare così: quando si affidano a costoro i propri figli, i genitori, i disabili, va riconosciuto che il rapporto è davvero speciale. Se dunque si affidano le persone più care, allora si può tranquillamente arrivare a garantire - nei confronti dello Stato - per costoro. Perché la garanzia e non la sanatoria? Perché le sanatorie sono generalizzate. E soprattutto perché dopo due mesi saremmo punto e a capo, come finora è accaduto. La garanzia personale congela la clandestinità, può essere fatta solo tra persone fisiche e non si può garantire per più di uno straniero. Ecco la differenza sostanziale con lo sponsor che la Amato-Ferrero voleva ripristinare. Una garanzia del genere infine responsabilizza i cittadini italiani. Li responsabilizza, per cominciare, sul fronte della retribuzione e dei diritti. Il fenomeno delle badanti nasconde spesso irregolarità, scarso corrispettivo e lavoro nero. Con la garanzia, il cittadino italiano sarebbe obbligato ad una busta paga trasparente anche nei contributi previdenziali (magari si potrebbe pensare a un fondo assicurativo, per consentire il riscatto quando si vuole senza perdere i contributi versati). Quanto al corrispettivo, nulla vieta di pattuire la cifra tra le parti. Sia ben chiara una cosa: chi non garantisse per lo straniero irregolare pur avendolo in casa, diventa a quel punto complice della clandestinità. Con una pena pecuniaria altissima. C'è un altro dato da non sottovalutare. Portando alla luce il nero di certi lavori, io credo che molti italiani avrebbero convenienza ad occuparsi degli anziani. E il flusso migratorio incontrerebbe una afrenata. Un aiuto anche ai conti

Chi garantisce nel caso in cui l'anziano non fosse autosufficiente? Il figlio più grande o comunque il parente più vicino. Anche questo è un modo per non considerare i propri anziani un affare della società. Trasformando infine la famiglia in un soggetto fiscale, il garante potrebbe anche detrarre la spesa, considerato che tutto sommato sta facendo anche un favore al welfare statale. Come e quando finisce la garanzia? In caso di rimpatrio; nel caso la badante cambiasse famiglia (e trovando quindi un nuovo garante) o viceversa qualora il badato trovasse nuova o diversa assistenza. Spostando l'attenzione sulla fiducia tra i soggetti, si smonta anche il ricatto: lo straniero (siccome la sua posizione di permanenza in Italia non è sanata, ma solo garantita) non può fare il furbo con l'italiano; l'italiano non può ricattare lo straniero, perché altrimenti resta solo, non avendo più un mercato nero a sua disposizione. Ultima considerazione. Una soluzione del genere infine faciliterebbe l'approvazione del reato di immigrazione clandestina, altrimenti contestabile anche a queste persone. Di cui moltissime famiglie italiane non possono fare a meno. Forse ho detto una marea di cretinate. Però convincetemi che c'è una soluzione migliore, che non sia un'altra sanatoria.
FONTE - LIBERO

venerdì 16 maggio 2008

Rom, i muscoli di Silvio

La domanda sorge spontanea, come diceva l'ottimo Antonio Lubrano. Ma le maxi operazioni di polizia scattate ieri nei confronti della criminalità straniera, degli immigrati clandestini e dei rom non in regola, come vanno lette? Sono il segno che in realtà prefetti e questori potrebbero benissimo già oggi, e dunque potevano ieri e in realtà hanno sempre potuto, usare la forza pubblica per il rispetto della legge e tutelare meglio la sicurezza senza alcun bisogno di varare modifiche alle leggi vigenti? Oppure è invece diverso, il criterio da adottare per capire che cosa è successo ieri mattina? Non è che per caso siamo semplicemente in presenza di un bel biglietto da visita, presentato a chi ha vinto le elezioni e al nuovo governo dagli apparati di sicurezza, in città "delicate" e "sensibili" dal punto di vista politico? Scusate se me lo chiedo apertamente. Com'è ovvio, il rispetto verso chi serve lo Stato su queste colonne e da parte mia è assoluto. Ma siamo in Italia. E non è che in passato non sia mai avvenuto, che alla vittoria elettorale di una parte sull'altra ecco che per esempio improvvisamente - zac - si acchiappava proprio l'indomani il capomafia latitante da decenni. La casualità è da mettere in conto. Ma anche prefetti e questori tengono famiglia, e ci tengono a far bella figura con chi ha appena assunto il potere. Diciamo che dunque, con ogni probabilità, l'interpretazione giusta sta nel mezzo. Anche perché la sicurezza ordinaria e quotidiana di una società intera e delle sue grandi città non può mai essere figlia di maxiretate speciali, per le quali si mobilitano centinaia di uomini e mezzi che nell'ordinaria amministrazione non sono invece e purtroppo disponibili. I controlli speciali e gli accompagnamenti coatti dei clandestini alla frontiera di questi giorni dimostrano che gli apparati di sicurezza non chiedono di meglio, che vedere potenziati gli strumenti giuridici e pratici per fronteggiare i fenomeni che preoccupano tanto i cittadini. Diciamo che sono un esplicito "incoraggiamento" alla linea che il governo si accinge a varare, con il decreto legge e il disegno di legge che verranno varati mercoledì prossimo da Napoli. Oltretutto si è avuta l'accortezza di compiere l'operazione con la cooperazione diretta della polizia romena, il cui capo ieri e oggi è a Roma, e spiegando direttamente al ministro dell'Interno di Bucarest, venuto apposta in Italia, le misure che Roberto Maroni sta definendo, insieme ai colleghi della Giustizia, Difesa, e con il continuo interfaccia di Palazzo Chigi. La volontà esplicita del governo Berlusconi è quella di evitare attriti internazionali, con Bucarest come soprattutto con Bruxelles, e di scongiurare il più possibile polemiche politiche con l'opposi zione, che andrebbero a ipotecare subito quell'atmosfera di dialogo e confronto costruttivo che oggi stesso viene sancito con il primo incontro tra Berlusconi e Veltroni, ottenuta la fiducia in Parlamento. Con i sindaci, le premesse per evitare fraintendimenti sono state poste. Basta vedere le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell'Anci Domenici, sindaco di Firenze e certo non tenero verso il governo, dopo che ieri Maroni gli ha illustrato ciò che si pensa di inserire nel decreto e nel disegno di legge con cui si darà il giro di vite sulla sicurezza. Toni distesi, apprezzamento esplicito per l'accoglimento immediato delle proposte di modifica avanzate dai sindaci all'articolo 54 del Testo unico sugli enti locali, attribuendo al primo cittadino veri e propri poteri in materia di sicurezza pubblica, non solo relativi al decoro e all'igiene della città. E per la stessa ragione Maroni ha immediatamente accolto le richieste avanzate in passato inutilmente dai sindaci di Milano, Roma e Napoli, relative all'attribuzione dei rispettivi prefetti dei poteri di commissario straordinario di governo alla sicurezza. Che l'aria sia cambiata lo dismostrano segnali tra i più contrastanti. Di Pietro, per esempio, colui che si è attribuito la carica di oppositore unico al Silvio IV, ieri ha sfoderato la sua spada a favore del nuovo reato di immigrazione clandestina. A Napoli, il sindaco Iervolino si trova a dover fronteggiare manifesti "fuori i rom" appesi da esponenti del Pd dei diversi quartieri cittadini. E anche nel sondaggio online lanciato da Repubblica, questa è la linea che è prevalsa. Forse per una volta si riesce ad avere norme più severe e città più sicure, senza scontri politici a sangue né effimere maxiretate che lasciano il tempo che trovano. Speriamo, almeno. È la prova che le leggi ci sono Perché nessuno le applicava? Sulla retata di ieri cresce un dubbio: o è stato fatto per compiacere il nuovo governo o si poteva intervenire prima e qualcuno non ha voluto farlo
FONTE LIBERO -OSCAR GIANNINO

martedì 13 maggio 2008

FINALMENTE UN PAPA CHE FA IL PAPA

Perchè stupirsi e criticare la parola del Papa? Benedetto VXI fa finalmente il Papa.
E' incredibile ci sia qualcuno che se la prende se il Papa attacca la pratica dell'aborto e la legge che l'ha resa accessibile in Italia. Si dice che il nostro stato è laico e che il papa non dovrebbe intromettersi...
Forse sarebbe meglio che ci fosse meno ipocrisia nei cattolici, politici e non. Non è possibile abbracciare il cattolicesimo e poi pretendere di non rispettare i suoi dogmi. Al Papa interessa la cosa più scandalosa, più intollerabile (anche e soprattutto presso noi «tolleranti»), la prevaricazione più inaccettabile che esista. Gli interessa il bene dell'uomo, la salvezza dell'uomo.
Il bene, il nostro bene, una luce che ci illumini e ci riveli per quello che siamo e a cui siamo chiamati: ecco la cosa veramente insopportabile, politicamente scorretta, socialmente ripugnante, personalmente offensiva. Il resto può andare bene: i riti cattolici sono pieni di fascino, la musica e l'arte sacra sono sublimi, l'azione della Chiesa nei riguardi dei poveri e dei sofferenti è riconosciuta e apprezzata. Si può anche provare nostalgia della messa in latino.
Ma il nostro bene, quello no. Allora ci arrabbiamo, come se il Papa ci volesse obbligare a qualcosa. Ma se Dio non ha violato nemmeno la libertà di Hitler! Dio ci ama anche nell'istante in cui sgozziamo nostra madre: se questo ci è incomprensibile, possiamo però farne esperienza. In molti hanno fatto esperienza di questo, e di molto altro. Questa esperienza si chiama cristianesimo. E continua a essere insopportabile. E lo è quanto più capiamo che le sue parole sono vere: il prodotto dell'aborto e della cultura che lo ha affermato come valore è sotto gli occhi di tutti nelle sue conseguenze nefaste sulla famiglia, sull'educazione e sulla società, specialmente per quanto riguarda la tutela dei più deboli.
Che ne sarebbe di noi, quando più nessuna voce si alzasse a ricordarci che la nostra dignità non sta in quello che ciascuno crede di essere, ma in un compito? Non ci resterebbe che adattarci tristemente al peggio, al quale, come tutti sanno, non c'è limite.

Come avevo scritto sabato, il mio nipotino ha ricevuto domenica la sua Prima Comunione e io ho ritrovato nel suo sguardo puro e nel suo essere commosso davanti al rito antico di mangiare il corpo e il sangue di Gesù, tutta l'essenza della mia fede. Poi i doni, i nonni, i parenti di mio marito e la festa, ma la vera emozione è stata proprio quella dell'incontro consapevole con Gesù di un bimbo sensibilissimo che è stato chiamato dal Don con entrambi i suoi nomi di battesimo e che ha risposto senza esistazione "Eccomi!" con gli occhi pieni di lacrime.

Benvenga allora il nostro Papa che non ha timore di professare a voce alta quello che pensa, che indica la via maestra per il benessere spiriturale e fisico dell'uomo. Benvenga un ritorno ad una chiesta più rigida e a cristiani più consapevoli. Come ho detto più volte, la Chiesa non è un autubus, non si sale e si scende quando si vuole.

SICUREZZA : ARRIVANO I SINDACI SCERIFFO

Per garantire la sicurezza dei cittadini, non esiste la parola «impossibile». La sicurezza è la «priorità» del governo. Verrà utilizzato anche l'esercito, se necessario, proporrà il ministro della Difesa Ignazio la Russa. Si costruiranno nuovi centri di permanenza (cpt), l'obbiettivo è uno per Regione, è il traguardo del titolare dell'Interno Roberto Maroni. Il tempo di permanenza degli irregolari in questi centri verrà esteso fino a 18 mesi, per consentire alle autorità di identificare l'immigrato: i sessanta giorni di adesso non sono sufficienti. E se n'è accorta anche l'Unione Europea, che sta preparando proprio la direttiva dei 18 mesi che l'Italia vuole «anticipare». Si sta lavorando anche alla piena introduzione del reato di immigrazione clandestina, «senza restrizioni» però «al diritto di asilo».
Ma soprattutto, Maroni intende rimettere in piedi i «patti per la sicurezza» con le città: più poteri ai sindaci, dal controllo del territorio alla gestione dell'impatto dei centri di accoglienza temporanea sulla cittadinanza. Il Viminale «metterà i soldi», ma l'accordo con le istituzioni è «fondamentale». Il primo incontro di Maroni è stato già ieri con Gianni Alemanno in Campidoglio. Oggi scambio di opinioni con Letizia Moratti al Viminale, giovedì un altro incontro con il presidente dell'Anci, l'associazione dei Comuni, Leonardo Domenici. Il progetto è in parte quello del predecessore Amato, piano «giusto» ma naufragato per la politica di tagli alla sicurezza dell'ex governo.
L'impianto legislativo della delega di poteri ai sindaci prevede una modifica al testo unico sugli enti locali in materia di sicurezza e decoro urbano. Ma la meta è una vera legge di riforma delle polizia locali, per dare più poteri ai vigili urbani in coordinamento con le forze di polizia. Il suggerimento di Alemanno è anche quello di investire di più sulle «agenzie di Protezione civile» per il controllo del territorio, preferibili alle «ronde».
Il pacchetto sicurezza verrà portato la prossima settimana al consiglio dei ministri di Napoli e sarà pronto al massimo per dopodomani. Ci sono quattro ministeri coinvolti. Oggi s'incontreranno Ignazio la Russa (Difesa) Franco Frattini (Esteri), Angelino Alfano (Giustizia), e lo stesso Maroni. Buona parte dei nuovi provvedimenti (dall'inasprimento di alcune pene per reati su bimbi e handicappati e rapina) sono già pronti. Ma ognuno porterà nuove proposte, anche al di fuori del «pacchetto». La Russa parlerà anche dell'impiego eventuale dei militari («una possibilità non da escludere, ricordo l'esempio positivo dei vespri siciliani») e della Marina nei mari delle rotte dei clandestini. Senza alterare però le relazioni internazionali, che anzi, con Libia e Romania «devono essere rafforzate», ha chiarito ieri Maroni. E con questo Paese si possono non applicare gli accordi di Schengen su ingressi e espulsioni perché la Romania è sì nella Ue «ma non in Schengen», ha ricordato Frattini.
Rigore e «regole europee»: sembra questo il punto d'incontro tra Maroni e l'ex commissario Ue Frattini. Ma per la «priorità» c'è bisogno di fondi: «Io sono bravo a trovare le risorse», sorrideva ieri il nuovo inquilino del Viminale con i giornalisti. Ne ha già parlato «con Berlusconi». Oggi Maroni esporrà ai tre colleghi gli altri punti del pacchetto: nuove regole per la permanenza in Italia legata al budget, un'estensione dei reati considerati «pericolosi» per l'espulsione diretta dei cittadini comunitari (rom).
C'è poi da risolvere il problema dei circa 600mila clandestini esclusi dal decreto flussi varato dal governo Prodi. Non ci sarà sanatoria perché questa «è una parola che non esiste al Viminale». L'ipotesi è quella di includerne probabilmente una parte in un nuovo decreto flussi. Aspettano una risposta, ma la risposta «l'aspetta anche quella ragazza di Napoli - ha chiuso Maroni - cui ieri volevano portare via una bimba di sei mesi».

fonte IL GIORNALE

sabato 10 maggio 2008

Grazie Gesù - Esce il nuovo libro di Magdi Allam

Sono contenta di parlarvi dell'ultimo libro di Magdi Allam, quello in cui parla della sua conversione e del suo rapporto con Dio. Il titolo è Grazie Gesù e il sottotitolo La mia conversione dall’islam al cattolicesimo“.

Nato al Cairo nel 1952, Magdi Allam è cresciuto in una famiglia di fede islamica. Tuttavia, fin dall’infanzia è entrato in contatto con la religione cattolica, avendo frequentato già dalle elementari scuole salesiane.

L’esperienza universitaria in Italia e successivamente il lavoro di giornalista nel nostro paese hanno contribuito a sollecitare in lui il confronto e il dialogo con le tradizioni spirituali dell’Occidente. Mentre in Egitto il processo di islamizzazione si faceva con il passare del tempo sempre più evidente e persino sua madre Safeya abbracciava una versione integralista dell’Islam, Allam in Italia elaborava una personale visione dei valori etici e morali che devono esser difesi da chiunque, indipendentemente dalle sue convinzioni religiose e politiche.
La sacralità della vita umana, la libertà di pensiero ed espressione, la pace e la serena convivenza fra i popoli. In questo libro, a metà fra la confessione e la riflessione, Magdi Allam ci racconta l’evolvere del suo rapporto con la tradizione e la cultura in cui è stato allevato, e il percorso che l’ha portato a combattere in prima persona, con coraggio e determinazione, tutti coloro che in nome dell’Islam calpestano e negano la dignità della persona.

In una nazione che si fa scrupolo di professare la propria cattolicità per una sorta di falso rispetto per chi cattolico non è, Magdi Allam rappresenta un esempio vitale di come un cattolico dovrebbe professare la propria fede, una fede orgogliosa e senza timori di nessun genere.

Domani mio nipote farà la sua Prima Comunione, io gli auguro di iniziare un lungo cammino di fade proficua e ricca di doni spirituali, la vita è tanto difficile a volte e Gesù gli donerà la speranza di poter percorrere senza timore la sua strada

venerdì 9 maggio 2008

UNA PREGHIERA PER SILVIO

Il governo c'è e dalla prossima settimana sarà operativo. Se alla sinistra non piace è segno che Berlusconi ha lavorato non solo in fretta ma anche bene. Non penso si tratti di ministero d'alto profilo. Forse è una fortuna. Troppi galli nello stesso pollaio fanno danni. In questo caso ci sono tre o quattro persone molto autorevoli e di grande personalità nei posti chiave; per il resto il gruppo è costituito da giovani di belle speranze e da mediani ai quali auguriamo di non montarsi la testa e di ricoprire con umiltà il ruolo di faticatori. A fare gol provvederà il Cavaliere. L'importante è che la squadra sia compatta e non disperda energie in polemiche stucchevoli. Qualcuno sostiene che la scelta dei ministri sia stata condizionata dai partiti. Vero. Vero e ovvio. Dato che il sistema democratico rappresentativo non può non reggersi sui partiti, i quali pertanto contano. Meno che in passato ma contano ancora. Ne sa qualcosa il premier che ha trascorso una settimana intera a dannarsi l'anima per trovare il modo di accontentare i pretendenti al "trono", che sono sempre troppi rispetto alla disponibilità dei posti. Gli uomini e le donne non cambiano mai: dicono di non puntare alla poltrona, in realtà non mirano ad altro. Il potere e i suoi simboli fanno gola anche agli inappetenti e alle anoressiche, figuriamoci ai politici. Nonostante Silvio si sia impegnato col bilancino per distribuire equamente gioielli e patacche, c'è chi è rimasto escluso e, vivendo la cosa come un'ingiustizia, mugugna. Pazienza, avrà tempo per rassegnarsi o per maturare nuove ambizioni a cui essere all'altezza. Qualche osservatore, in parte anche noi, è stato tratto in inganno dall'assenza (nel listone dei promossi) di Michela Vittoria Brambilla, e si è affrettato a dire incautamente: la ragazza è stata trombata. Trombata un corno. La Rossa di Calolziocorte, a differenza di tanti suoi colleghi, bada al sodo esattamente come il premier ed è lieta di avere per ora rinunciato (...) (...) al titolo di ministro, ma di essersi accaparrata le deleghe della Sanità che oggi non è un dicastero. Lo diventerà a settembre. E comunque - dicastero o no nella sostanza è uno dei gangli vitali del governo e sta a cuore a chiunque, considerato che la salute non è di destra né di sinistra. Dalla gestione della Sanità dipenderà almeno al 50 per cento il successo o il fallimento di Berlusconi. E lui ne è consapevole. Ecco perché ha scelto un personaggio di assoluta fiducia: la Brambilla. Della quale si potrà dire tutto tranne che non sia affidabile. Non è tipo da risparmiarsi o da scendere a compromessi. A proposito di successo e fallimento, aggiungerei che il Cavaliere ha davanti a sé una montagna di problemi. Non si pretende li risolva tutti e subito. Da 40 anni l'Italia o non è governata o è governata da cani e le grane si sono stratificate. Eppure qualcosa mi dice che questa è la volta buona: lui ce la farà. A una condizione: non dimentichi di demolire le vetuste impalcature burocratiche che immobilizzano il Paese e lo dissanguano con costi assurdi e infruttiferi; né dimentichi di abolire la quantità sterminata di privilegi ingiustificati di cui gode senza meriti la Casta. Già. La Casta. Che è anche il titolo di un best seller scritto per Rizzoli da due giornalisti di spessore, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, entrambi del Corriere della Sera, da cui abbiamo tratto gli spunti per rammentare a Silvio dove è urgente affondare il bisturi. L'elenco delle bestialità collezionate dal Palazzo è lungo: noi forniamo in sintesi quelle macroscopiche nella speranza sia arrivato il presidente capace di spazzare via, oltre ai rifiuti di Napoli, anche le macerie del malgoverno. Ciò è indispensabile per recuperare risorse e investirle in opere (specialmente servizi) di pubblica utilità. Certamente occorre coraggio. Ma Berlusconi ne ha abbastanza. O lo tira fuori o sarà un disastro. Prima di chiudere, un particolare: ogni decisione suscita dissensi. Al momento. I consensi vengono dopo. All'Italia non serve un medico pietoso, ma uno che la guarisca e non ascolti i suoi lamenti. Quando si sarà rialzata, ringrazierà.
FONTE : LIBERO

mercoledì 7 maggio 2008

Apre la Fiera del Libro e che ci salvi la bellezza!

«Ci salverà la bellezza», dice lo slogan della ventunesima Fiera del libro di Torino. Ma la cultura da domani a Torino rischia di essere macchiata dall’ideologia esasperata. Il dilemma di Dostoevskij condizionato da 101 sigle di autonomi, anarchici, comitati propalestina, e anche un partito, i Comunisti italiani (ma lacerato al suo interno), che parteciperanno al corteo di sabato «per boicottare» Israele ospite d’onore della Fiera 2008.

Sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad inaugurare domani con 4mila studenti il salone dei grandi numeri: 1400 espositori, 75 nuovi editori. «Non è una visita blindata», ha precisato ieri il prefetto di Torino, Paolo Padoin. Ma nei prossimi giorni circa 400 tra poliziotti e carabinieri sorveglieranno la zona del Lingotto e l’antiterrorismo è già in allerta da settimane. La prefettura di Torino è in stretto contatto con le questure di altre città italiane per avere un quadro degli arrivi.

C’è la mobilitazione degli autonomi attraverso Internet per predisporre pullman da Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Milano, Pisa. E c’è poi un altro livello della contestazione ideologica, quello degli intellettuali pro-Palestina, con polemiche che investono ormai sempre più direttamente il capo dello Stato: dopo lo scrittore egiziano Ramadan, ieri anche Gianni Vattimo ha criticato: «Napolitano ha smentito se stesso» su paragone tra «antisemitismo e antisionismo».

Il timore è anche quello di un isolamento della protesta da riferimenti politici. Sul sito del Forum Palestina è stata pubblicata ieri una lettera aperta a Manifesto e Liberazione, i due quotidiani più a sinistra della stampa italiana. L’accusa, come si legge, è quella di «ostracismo in modo piuttosto miope verso una campagna di contestazione di un evento politico grave. Avete riproposto quella rottura tra quartieri generali e popolo della sinistra» emersa «nelle recenti elezioni». Al divieto di volantinaggio e banchetti davanti alla Fiera, il comitato Free Palestine risponde: «Non accettiamo zone rosse. Noi ci prendiamo tutti gli spazi per la contestazione».

Il Pdci sembra in crisi piena: la segreteria torinese aderisce, Marco Rizzo, europarlamentare torinese dà l’adesione anche se sarà a Roma, ma il capogruppo in Regione Piemonte, Luca Robotti, si è dissociato: «Per evitare casini basta non partecipare».
«Se si blinda la città si va a rischio provocazioni - valutava ieri Rizzo al Giornale -. Una cabina di regia tipo G8 di Genova mi pare sia da evitare. Bisogna usare il buon senso».

È «legittimo criticare», ma non lo è «bruciare bandiere nelle piazze, promuovere boicottaggi», ha chiarito il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini. In Senato un gruppo di parlamentari del Pdl ha presentato una interrogazione in cui si chiede alle autorità di «reprimere l’antisemitismo».

Le bandiere incendiate l’1 maggio a Torino «mi hanno fatto tornare alla mente - è stato il commento ieri di una delle scrittrici israeliane ospiti, Nava Semel - la Bebelplatz di Berlino, dove nel 1933 facinorosi nazisti fecero un falò dei libri di scrittori ebrei».

Nota a Margine
Vi aspetto alla fiera del Libro dall'8 al 12 maggio (Padiglione 2, J126 K125).
IBS ospiterà scrittori, giornalisti, politici, artisti: Clive Cussler, Dario Fo, Giorgio Faletti, Arto Paasilinna, Giancarlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Ildefonso Falcones, Andrea Vitali, Massimo Gramellini, Max Pezzali, Giuseppe Giacobazzi, Natalino Balasso, Cirri e Solibello e anche me....
Per tutti ci sarà un buono acquisto da utilizzare su IBS e un simpatico omaggio!
Ciao a tutti
Manuela

lunedì 5 maggio 2008

Il mio libro alla Fiera Internazionale di Torino

Da qualche giorno ho saputo che il mio libro "Papà mi portava in bicicletta" è stato scelto dal mio editore per essere presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Naturalmente ne ho avuto una grande soddisfazione ma anche tanto altro lavoro da svolgere: intervista, rifacimento della copertina di quarta e le registrazione di un video-monologo che verrà proiettato alla Fiera nello stand di Boopen per far conoscere l'autrice del libro ai visitatori. La Fiera dura 4 giorni e io al massino potrò esserci un solo giorno perchè domenica ho un evento importante in famiglia, quindi il video sarà molto utile.
Vi indico i link dove, avendone desiderio, potrete approfondire l'argomento:
Profilo Autore
Editoriale-Intervista autore
Video su YouTube

Dimenticavo di dirvi che accanto alla mia comprensibile soddisfazione personale, c'è l'auspicio che il libro diventi un buon successo editoriale perchè parte del ricavato della sua vendita sarà devoluto ad una associazione che si occupa di aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

sabato 3 maggio 2008

I redditi degli italiani prima su Internet ed ora su Libero

Era prevedibile e così è stato. La pubblicazione su Internet, pur durata lo spazio di un mattino, ha suscitato qualcosa di più e di peggio di una grande polemica impossibile da spegnere o anche solo da contenere. Mi riferisco ai redditi degli italiani e alle imposte che questi hanno versato, anno 2005. Ormai gli elenchi non li ferma nessuno, nemmeno il Garante che ha tentato oscurando il sito dell'Agenzia delle Entrate - di rimediare a ciò che rimediabile non è. A questo punto vari altri siti - stranieri inclusi hanno scaricato e trattenuto lo scottante materiale e i quotidiani, la cui funzione è di dare le notizie e non quella di nasconderle, fatalmente divulgheranno il divulgabile. Questa è la stampa, amici cari. E chi si indigna non ha capito un accidenti di come gira il mondo. Nelle redazioni divampano le discussioni: è giusto o sbagliato fare da cassa di risonanza al Fisco?. Siccome però alla fine dei dibattiti c'è sempre uno che decide, la redazione di Libero per decisione di Vittorio Feltri, direttore politico e di Alessandro Sallusti, direttore responsabile, ha adottato la soluzione più giornalistica: non tenere nel cassetto nemmeno una virgola di interesse generale. Quindi da oggi sul giornale troverete il 740 di tutti. Un po' per volta, s'intende, giacché pur volendo in una edizione non ci starebbe l'intero malloppo. Si comincerà da Milano, Capitale morale, e da Roma, Capitale tout court. Così, a titolo di aperitivo. Poi troveranno il modo di ficcare ogni dato in un disco (dvd) e di mandarlo in edicola insieme con Libero. E magari, successivamente, di predisporre provincia per provincia - una sorta di guida dei redditi sullo stile delle vecchie guide del telefono.
Non so che cosa questo potrà comportare, ma so che Feltri non è uomo da temere alcuna minaccia di querela o di violazione della privacy, il suo giornale è in prima linea da molto tempo sulla trasparenza.
Personalmente non l'avrei fatto e non certo per tutelare i benestanti che probabilmente si conpiacciono del proprio benessere, non lo avrei fatto per non umiliare chi magari ha un reddito minimo, penso ai tanti anziani che vivono con 8.000 euro/anno... e si, la loro dignità io l'avrei salvaguardata.