mercoledì 31 dicembre 2008

BUON ANNO A TEMPO DI VALZER....

Regalo a tutti gli amici un filmato storico, lo troverete cliccando qui sotto:
Per un 2oo9 sulle ali di un valzer...

Auguri di ogni bene a tutti !

martedì 30 dicembre 2008

Il mio bilancio del 2008

Il 2008 non è stato un grande anno, ma mi ha riservato qualche soddisfazione. Mi sono scoperta scrittrice, ho pubblicato quattro libri e con un buon successo, la mia Associazione "Il Ciclamino" sta lavorando bene e ha già aiutato diverse famiglie con malati di Alzheimer, la collaborazione con l'ANED mi da molta soddisfazione. Ho raccolto il testimone del mio papà per quanto rigurada la memoria della deportazione, non avrei potuto fare diversamente. Visitando i luoghi dove è stato deportato e ricostruendo la sua storia, ho scoperto molti aspetti di lui che non conoscevo, ho capito ad esempio, che l'orrore che ha subito gli è rimasto dentro tutta la vita anche se in famiglia non ha mai voluto parlarne. In vecchiaia e anche durante la malattia i ricordi purtroppo si sono risvegliati e gli hanno fatto ancora tanto male.
Ora tutto questo sta facendo male a me e allora bisogna parlarne, spiegare, ricordare perchè niente di quello che è accaduto a mio padre e a tanti innocenti come lui deve essere dimenticato.
Il 2008 mi ha portato questa consapevolezza e mi ha indicato una strada che io ho accettato di percorrere.
L'anno che se ne va lascia alcune questioni irrisolte, sono questioni di secondo piano rispetto alla mia scala dei valori e quindi mi affido al nuovo anno e al corso degli eventi per vederne la fine. Tutto andrà bene.

domenica 28 dicembre 2008

Il mio presepe preferito è stato creato in un Lager

L'ho scoperto solo da poco tempo, a Milano pochi ne conoscono l'esistenza e la dislocazione, sono andata a vederlo nella Basilica di S. Ambrogio e vi dico che tra i molti bellissimi Presepi che in questi giorni celebrano la venuta di Gesù, preferisco questo perchè è un esempio meraviglioso di fede e di speranza, la speranza che vince qualsiasi difficoltà.

NEL CAMPO DI WETZENDORF


«Natale 1944: secondo desolato inverno di prigionia nello squallido lager tedesco di Wietzendorf, dove è quasi sempre inverno. Moltitudine di uomini, vecchi e giovani, ormai addossati, quasi ininterrottamente giorno e notte, in baracche sporche, fredde, buie, fumose, umidissime; inermi di fronte alla crudeltà inutile ma sadicamente quotidiana dei nazisti. Umiliati, minacciati dalla morte, all’oscuro degli avvenimenti. Malattie, mucchi di stracci umidi e freddi, fango dappertutto dentro e fuori le baracche, fame, inedia». Così testimoniava a 84 anni l’ex sottotenente Tullio Battaglia, autore del presepe che nel 1944 illuminò la notte di Natale di un campo di concentramento dove il respiro quotidiano ha il sapore della morte e della tortura. Battaglia sorrideva, nella sua poltrona a cui gli anni e i malanni l’avevano costretto, quando ricordava l’ordine del colonnello Pietro Testa: «Un presepe in ogni stube». Gli altri sfruttano la creta, il sottotenente Tullio, per la sua grande baracca, pensa a qualcosa di originale, che coinvolga tutti con un piccolo dono. Ogni ufficiale aveva, nella sua cassetta di ordinanza, qualche ricordo della famiglia, dell’amata. Gesù è vestito con un fazzoletto di seta del tenente Bianchi, i pantaloni di un magio sono la calza della Befana che i figli avevano inviato al capitano Gamberini, il pizzo del manto della Madonna ornava il fazzoletto del tenente Zimaglia, il rosario di san Francesco è di Tullio, il manto rosso di un magio è il pezzo di una bandiera italiana, tagliata dai prigionieri per sottrarla alle perquisizioni dei nazisti. Tutto viene offerto per rendere preziosa un’opera che va dal 3 novembre al 24 dicembre 1944. Per realizzarla un coltellino scout, un paio di forbici, alcuni aghi, il cardine di una porta trasformato in martello. Le assicelle dei letti a castello diventano le "anime" dei personaggi. Tullio può lavorare solo di sera, ma alle 15.30 è già buio e allora ecco il miracolo. Ciascuno rinuncia a un po’ della minuscola razione quotidiana di 15 grammi di margarina per realizzare candele che illumineranno il lavoro di Tullio. «Per ore e ore, chiusi nel buio, la baracca è stata raccolta in contemplazione della nascita del presepio: assorte figure scarne, pallide, raggomitolate, silenziose. Alla Vigilia era finito, vivo, splendente di biancore nel nerume tutto intorno. Simbolo potente di fede indistruttibile, di speranza, ha portato in mezzo a quella moltitudine un’ondata vivificatrice di gioia. Nessuno può dimenticare la messa della notte di Natale, celebrata ai piedi del presepe. Una grande bandiera tricolore, gelosamente custodita da un eroico cappellano, don Costa, faceva da tovaglia all’altare». Oggi quel presepe è custodito nel tesoro della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, forse il bene più prezioso, plasmato non con l’oro ma con la vita e la speranza.



Nota: La foto d'insieme del Presepe è di Mario Ghezzi, i particolari della Vergine col Bambino, dei Re Magi, di un Militare e della struttura delle statue realizzata con legno scolpito e filo di ferro sono tratte da Luoghi dell'Infinito, il mensile di Avvenire.



giovedì 25 dicembre 2008

Facciamo in modo che per ognuno di noi oggi sia un nuovo inizio!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18.

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.



sabato 20 dicembre 2008

VI AUGURO UN GRANDE NATALE

Tra qualche giorno sarà Natale e vorrei evitare di fare i soliti auguri formali, quei "Buon Natale" che equivalgono a un "Buon giorno" o poco più. Mi piacerebbe che per una volta chi mi legge si soffermasse sul senso vero di questa festa cristiana, sul messaggio che ogni anno ci lascia e che spesso noi tramutiamo in un'orgia di consumismo.
La nascita di Gesù è la festa che siamo chiamati a celebrare e con questo evento straordinario nulla hanno a che fare i grandi magazzini affollati o le corse all'ultimo regalo. Gesù si è fatto uomo per darci una mano a cambiare, per scuotere le nostre coscienze.
E allora se veramente vogliamo festeggiare la Sua nascita da uomini consapevoli mettiamoci in silenzio ad ascoltare e scopriremo che cosa è davvero importante per noi e facciamolo capire anche ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Il mio augurio natalizio è questo: che il Natale di tutti voi sia una festa del cuore, una crescita personale, una gioia condivisa con chi amate.


giovedì 18 dicembre 2008

Ricordando Rhoda

Capita che un dolore che pensavi sopito irrompa con prepotenza nel tuo cuore, capita che i tanti ricordi legati a quel dolore riaffiorino alla mente una una nitidità impressionante e nei minimi particolari.
Il 17 dicembre di 3 anni fa, in una bellissima giornata di sole, la mia famiglia ha dovuto prendere la decisione pù terribile che si possa prendere, quella di far finire una vita, la vita della nostra Rhoda, la nostra grande schnauzerona. Solo quindici giorni prima avevamo scoperto del tutto casualmente che Rhoda aveva un linfoma, la terapia cortisonica che sembrava funzionare in realtà non era servita a nulla e in una settimana lei si era molto aggravata, si sforzava di uscire e lo faceva per noi in un ultimo gesto d'amore, ma era tanto affaticata.
La sera prima non aveva toccato cibo e durante la notte aveva dato di stomaco, ma quella mattina era riuscita a salire sul lettone... è stata l'ultima volta.
Ricordo di essere andata al supermercato e di non aver preso i suoi soliti snack, ricordo la telefonata di mia figlia che aveva parlato con il veterinario che la voleva vedere, ricordo la nostra corsa verso casa, il vento impetuoso che non mi faceva respirare e il tragitto in macchina verso il suo studio. Ricordo di aver pensato che quel vento me l'avrebbe portata via... ed è stato così.
Inizialmente il veterinario ci disse che i linfonodi si erano gonfiati nuovamente, ma che forse si poteva ancora aumentare le dosi di cortisone, fece però un prelievo a Rhoda e poi la fece uscire in strada con mio marito.
Io e mia figlia rimanenno in ambulatorio per sapere il risultato degli esami del sangue e furono un disastro, i valori completamente alterati, una leucemia fulminante, nessuna speranza.
Mia figlia dovette richiamare Rhoda e lei arrivò scodinzolando come sempre... una cagnona straordinaria, felice fino alla fine.. e poi tutti e tre insieme, accanto a lei per affrontare il suo lasciare questo mondo. Non pensavo di avere il coraggio di farlo e invece lo trovai, le tolsi una fascia che aveva sulla zampa, la accarezzai e le parlai fino alla fine, lo stessero fece mio marito e mia figlia.
Ci ritrovammo per strada senza di lei ma con in mano il suo guinzaglio e il foglietto della cremazione, le ultime cose che avevamo di lei... Il 24 dicembre Rhoda sarebbe tornata a casa in una piccola urna e sarebbe stata con noi per sempre.
Un dolore così grande lo può capire solo chi l'ha provato e infatti abbiamo avuto l'abbraccio generoso dei nostri amici più cari. Naturalmente ci siamo anche sorbiti lo scherno di chi ha continuato a dirci che in fondo era solo un cane e ci chiamava pazzi ed esagerati....
Rhoda era indubbiamente un cane, ma è stata una compagna di vita sincera, fedele, amorevole, ci ha dato tutto l'amore di cui era capace senza mai tradirci. Meglio lei cento volte di tanti umani aridi ed ignoranti.
E allora alla nostra Rhoda, che ora ha il compito importantissimo di stare accanto al mio papà, dico un grazie di cuore. Non la dimenticheremo mai!
Il nostro ricordo di Rhoda nel dicembre 2005

venerdì 12 dicembre 2008

SOGNO DI NATALE

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

- Buon Natale - e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

- Non dormono… - mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: - Anche per costoro io son morto…

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:

- Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

- E per costoro - disse Gesù entro di me - sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

- Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.

- La città, Gesù? - io risposi sgomento. - E la casa e i miei cari e i miei sogni?

- Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

- Ah! io non posso, Gesù… - feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

Luigi Pirandello

Dedico questo bellissimo brano di Pirandello ato a tutte le persone che a Natale offorno la propria anima a Gesù senza riserve e a quelli che vorrebbero farlo, ma non ci riescono.



Il secondo stipendio? Ora arriva dal web

Dopo una intervista che ho concesso all'Espresso sul conveniente uso di Google Ad Sense, oggi è uscito un pezzo davvero ben fatto e molto interessante, che racconta varie esperienze tra le quali la mia.
L'articolo lo trovate a questo indirizzo web:
http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CNcacheCopy?file=pdf/200812/12/0296_binpage173.pdf&authCookie=1049578872
Spero possa essere utile ad altre persone.. in momenti di crisi bisogna arrangiarsi.

domenica 7 dicembre 2008

Un mese che vorrei non esistesse

Il Dicembre è sempre stato bello per me. A Milano le feste cominciano con la ricorrenza di S. Ambrogio e poi si vola verso il Natale e il Capodanno.. i negozi aperti, gli addobbi natalizi, la voglia di fare qualche regalino e poi le leccornie per il pranzo e per il cenone ti fanno vivere un periodo magico.
Dal 2005 il mio dicembre è cambiato e ora questo mese e tutte le sue ricorrenze non fanno altro che riportami alla mente episodi dolorosissimi che hanno colpito chi amavo e amo tantissimo e purtroppo in modo irreversibile. Allora il ricordo di quei fatti mi prende alla gola, le immagini di quei fatti mi scorrono davanti agli occhi come un film di cui non esiste la fine. Non riesco a dimenticare, non riesco a passarci sopra e forse non sarebbe nemmeno giusto che io lo facessi. Mi limito a convivere con il dolore, ad aspettare che tutto passi e che anche le luci magiche di questo dicembre 2008 si spengano.

martedì 2 dicembre 2008

Ecco il mio nuovo libro

E' un libro che dedico a tutti coloro che hanno amato e amano un cane e un gatto qui sulla terra.

LA LEGGENDA DEL PONTE ARCOBALENO
Racchiude l'unica originale leggenda che per primi abbiamo proposto in rete con il giornale CYBERDOGS MAGAZINE , arricchita dei suoi riferimenti storici e con la storia di come ne siamo venuti a conoscenza. Se avete perso un cane o un gatto che avete molto amato vi domanderete se sarà possibile ritrovarlo in un altro luogo, se anche lui possa godere di una vita eterna. ....Questo libro vi sarà di grande aiuto perchè vi permetterà di conoscere la filosofia degli Indiani d'America sulla vita oltre la morte anche degli animali. Alla fine del libro troverete spazi bianchi dove potrete inserire la foto dei vostri animali per un perenne ricordo.
Se ne desiderate una copia cliccate qui e seguite le istruzione, a breve lo troverete anche in libreria.



lunedì 1 dicembre 2008

Mi presento...

"Mi chiamo Manuela Valletti e sono la figlia di Ferdinando Valletti, cittadino milanese, partito dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano nel marzo del 1944 per essere deportato a Mauthausen e a Gusen, mio padre aveva il numero di matricola I 57633 ed è morto nel luglio dello scorso anno....."



Ho cominciatò così, con una grande emozione, il mio intervento ieri mattina all'ANED. L'occasione era il raduno nazionale annuale dei deportati viventi e dei figli e nipoti dei deportati che non ci sono più. Accanto a me, mia figlia, emozionatissima. Dalla platea una persona mi sorrideva affettuosamente quasi per incoraggiarmi, era Angelo Ratti, ex deporato, che ha condiviso la prigionia con il mio papà sia a Mauthausen che a Gusen.
Quando avevo varcato la soglia dell'Associazione, Angelo mi si era fatto incontro, ci eravamo presentati e lui mi aveva abbracciato....."Sei la figlia del Nando?" ... "Come assomigli al tuo papà!" e poi mi ha raccontato mille particolari della loro drammatica prigionia, alcuni li conoscevo già, altri sono stati una vera sorpresa. Ci siamo ripromessi di ritrovarci, lui mi darà i suoi appunti e io aplierò il mio libro.
Ho parlato poi del libro, ho spiegato che la mia intenzione era quella di proseguire l'opera di informazione nelle scuole che aveva iniziato mio padre e che il mio scritto aveva il duplice scopo di far ricordare il mio papà e di portare la sua testimonianza ai giovani. Avevo portato una trentina di volumi con lo scopo di devolvere all'Aned il ricavato della loro vendita, il risultato è stato eccellente. Durante il buffet molte persone mi hanno chiesto di firmare la loro copia e mi hanno mostrato un affetto veramente commovente.
Si è toccato poi il tema del Binario 21, un tema scottante che porteremo all'attenzione dell'opinione pubblica entro breve tempo e di cui troverete traccia a questo indirizzo

In prima fila dalla sinistra :Gianfranco Maris presidente dell'ANED e Angelo Ratti che ha condiviso la deportazione con mio padre.

E' stata una bellissima esperienza, un modo per ritrovare il mio papà e per aiutare l'Aned .

martedì 25 novembre 2008

Presentazione del mio libro "Deportato I57633 Voglia di non morire"


Domenica 30 novembre alle ore 16 presso la sede dell'ANED di Milano,
presenterò il libro che ho scritto sulla deportazione del mio papà Ferdinando Valletti.
Ricordo a tutti che il libro è acquistabile in ogni libreria on line, presso l'editore e a breve in tutte le librerie sul territorio nazionale
Per acquistare il libro cliccate qui


In occasione di questo evento mi verrà offerta l'opportunità di sensibilizzare i presenti sul problema del Museo della Shoah che sorgerà presso il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, luogo da cui mio padre e molti milanesi furono caricati sui treni per essere tradotti nei campi di concentramento nazisti.
Sul ricordo di tutti i deportati senza alcuna distinzione nel Museo che sorgerà, ho avuto assicurazione dal Sindaco Moratti, ma desidero che su questo argomento si tenga viva l'attenzione.
Per questo motivo ho aperto anche un gruppo su Facebook che ha raccolto un buon numero di adesioni di cittadini milanesi, il gruppo si chiama BINARIO 21, UN DOLORE DA CONDIVIDERE, chi volesse iscriversi può farlo.

venerdì 21 novembre 2008

I miei libri



In quest'ultimo anno ho scritto 3 libri, uno dei quali è stato tradotto in inglese. Ne vedete le copertine qui sopra, ma anche nella fascia destra del blog . Devo dire che sono molto soddisfatta per il successo che hanno avuto e che ora il mio editore mi testimonia con le piccole stelline gialle che ne indicano il gradimento dei lettori.
Ringrazio tutti per aver concorso a questo successo e sono lieta di comunicarvi che è in uscita il mio quarto libro che potrà essere, accanto agli altri, un bel regalo di Natale per i vostri amici, a breve la presentazione.
A presto e ancora grazie.
Manuela Valletti Ghezzi

La mente

Per tutto il secolo scorso abbiamo continuato a credere che la mente potesse comprendere la psiche, dominarne la complessità, darle ordine, curarla, guidarla sulla giusta via. È il presupposto della psicoanalisi, della psicoterapia, della medicina psicosomatica. Oggi stiamo rinunciando all'idea che l'esperienza umana sia dotata di senso e che il pensiero possa governarla. Le gente sente sempre meno il bisogno di studiare se stessa, analizzare la propria esperienza, confrontarla con quella degli altri, arrivare ad una visione d'insieme per poi agire. Non vuol fare sforzi, vuole un manuale che in poche parole le dica cosa fare.
Perciò non vuol più saperne della riflessione psicologica, filosofica. Preferisce la narrativa, il cinema, la fiction, i cartoni animati, i videogiochi e la musica. Perchè ti fanno fare delle esperienze, ti fanno vivere altre vite senza richiederti di riflettere e cercare di trovargli un ordine. O i talk show televisivi in cui tutte le opinioni hanno lo stesso valore e non si arriva mai ad una conclusione. Ma, persa la fiducia nella propria mente, per guarire, per eliminare il dolore, per star bene psicologicamente, gli uomini hanno incominciato a guardare al cervello e alla possibilità di risolvere i problemi agendo su di esso.
In caso di nevrosi, di incertezza è inutile andare alle ricerca di un senso. Basta prendere un farmaco. Se sei giù di morale un antidepressivo; se sei eccitato un betabloccante; se sei ansioso un ansiolitico. Ci sono poi la mariuhana e la cocaina. Che però fanno male. Ma domani, ci assicurano gli scienziati, avremo delle meraviglie: chi proverà un grande dolore, per esempio per la morte di un figlio, potrà annullarlo cancellandone il ricordo conservato nei neuroni. E l'innamorato basterà che ingoi una pillola per dimenticare chi lo fa soffrire. Tanto l'innamoramento non è altro che un fatto chimico, prodotto da serotonina, ossitocina e ferormoni. Agendo sul cervello staremo come vorremo!,
Ma è una speranza o un incubo? Amare, sperare, sognare, aver fede, cancellare il ricordo dei dolori e le esperienze sgradevoli a comando, con la chimica, seguendo l'impulso immediato distrugge la nostra persona reale, la nostra identità No. La chimica non basta. Non possiamo rinunciare ad essere noi stessi, coscienti di cosa siamo, di cosa è bene e cosa è male, di avere un criterio per decidere dove andare. No la chimica non basta. Dobbiamo ricominciare a pensare.
Francesco Alberoni

IL RISPETTO PER LE ISTITUZIONI E IL CASO VILLARI


Villari è stato regolarmente eletto Presidente dell'organismo di vigilanza della RAI in assenza di un candidato dell'opposizione che incontrasse il favore anche della maggioranza. Villari fra l'altro era del Pd e quindi anche questo criterio di spartizione del potere era stato rispettato. Una elezione regolare dunque che però all'opposizione non è piaciuta per nulla ed allora il Pd indica come suo sostituto Sergio Zavoli e il PDL si dice concorde sul nome indicato. Entrambi sembrano dimenticare che un Presidente è già stato eletto e che il suo nome è Villari.
Ieri abbiamo assistito alla grottesca richiesta da parte di tutti, comprese le cariche istituzionali più alte, delle dimissioni di Villari. Come a dire "ora il nome c'è, togliti dai piedi". E le istituzioni? E la democrazia?
Questi signori non si rendono forse conto, o se se ne rendono conto ancora peggio, che stanno dando spettacolo, che stanno fornendo agli italiani un esempio lampante di come i parititi abusino delle istituzioni per loro fini di potere. E questo è assalutamente inaccettabile.
Non conosco Villari, ma comincia ad essermi molto simpatico. Che resti al suo posto, lui è legittimato a farlo dal voto dei membri della commissione di vigilanza.Le chiacchiere stanno a zero.

mercoledì 19 novembre 2008

“NON COOPERATE ALL’UCCISIONE DI ELUANA”

SCIENZA & VITA FA APPELLO ALLE COSCIENZE DI TUTTI:
“NON COOPERATE ALL’UCCISIONE DI ELUANA”

“Ci appelliamo alle coscienze di tutti quelli che nelle prossime ore e nei prossimi giorni si avvicineranno a Eluana Englaro, perché non cooperino alla sua uccisione”. E’ l'appello che l’Associazione Scienza & Vita rivolge a tutti, “al papà Beppino come agli altri familiari, a tutti gli amici ma anche ai medici, ai rappresentanti delle istituzioni dello Stato e delle Regioni. Un invito pressante rivolto a quanti possa essere richiesto di cooperare, a vario titolo, a porre fine all’esistenza terrena di Eluana. Una giovane donna da anni in stato vegetativo persistente, non dunque una malata terminale, che versa in un gravissimo stato di disabilità che necessita solo di un’assistenza elementare nell’idratazione e nell’alimentazione”.
“Non è ancora troppo tardi per fermarsi – ammonisce Scienza & Vita –. Non c’è alcun obbligo di dare attuazione alla sentenza di condanna emanata dal giudice. E’ ancora possibile rispondere al comandamento dell’amore che ama la vita, qualunque vita, anche la più fragile e tormentata. E assecondare quella voce che da secoli viene dal profondo della coscienza di ogni uomo e di ogni donna e che risuona come un comando: non uccidere”.

segreteria@scienzaevita.or
g - fax 0668195205

lunedì 17 novembre 2008

Bepino Englaro? Ormai è quasi uno psicopata e magalomane. Lo comprendo. Ma Eluana non va soppressa

“ Comprendo il papà di Eluana, ha vissuto e vive un incubo, una tragedia. Ma è passato da una fase di anonimato,alla ribalta mediatica e questo causa danni spesso anche gravi”: lo afferma il professor Francesco Bruno, psicopatologo forense,uno degli scienziati certamente più autorevoli. Professore, se dovesse esaminare il papà di Luana,che direbbe? :” che ha vissuto traumaticamente la trasformazione di un fatto privato in un evento pubblico e questo ha incidenza sulla psiche. Insomma,oggi quasi ogni quotidiano gli dedica due pagine al giorno. Quindi inevitabilmente è salito alla ribalta della scena, con tocchi che vanno dal cinismo,alla incontrollabilità. Ha perso il senso della pietà e dell'umanità”. Possiamo parlare di patologie?: “ in senso tecnico non ancora. Ma ci siamo vicini. Siamo in prossimità di una psicopatia a sfondo megalomane “ Per quale ragione si può parlare di cinismo? : “ ormai il fatto privato ...

... si è distaccato da lui. Insomma,la dimensione privata ha fatto largo al lato pubblico, dunque si sente al centro delle attenzioni e del mondo,probabilmente istigato e sobillato da interessi politici e mediatici. Certe penose situazioni e a lui va tutta la mia solidarietà,inducono il soggetto a credersi investito di una importanza fuori del comune,a perdere il senso della mediazione, quindi a distorcere la realtà. Sotto questo aspetto parlo di psicopatologia,non nel senso clinico e tipico del termine”.

Si sente a volte il centro del mondo : “ può capitare. Specie quando si riversano interessi mediatici e politici sproporzionati e ai quali il soggetto non è abituato. Poi considerate che quel povero uomo ha vissuto anni in una situazione angosciante”.

Che deduce dallo sguardo?: “ un conflitto interiore, grande confusione e angoscia. Ma certo non ci vuole lo psichiatra per dirlo”. Detto questo passiamo ad Eluana. Lei che pensa di tutto questo caso? : “ che si sta commettendo un orrendo delitto. Io sono dell'opinione,avendo parlato con amici avvocati e giudici che l'esecuzione si possa evitare. Il reato di omicidio esiste ancora”.

Non si sarebbe dovuto indagare meglio sull'attività cerebrale di Eluana?: “ certo i mezzi esistono,ma oggi vincono paura ed egoismo”.

Che cosa vuol dire?: “ non mi riferisco per carità ai parenti di Eluana. Ma sempre più spesso oggi il malato terminale o in coma è considerato un peso ed un costo sia per la famiglia che per la collettività. Dunque,la cosa migliore,camuffata da carità ipocrita, è la soppressione ,la dolce morte”

Insomma il malato costa: “ costa tempo,denaro e fatica. Oggi si tende a rifiutare la sofferenza”.

Non si trova per nulla d'accordo con la sentenza della Cassazione: “ guardi io sono uno strenuo difensore della vita. Tutte le decisioni che portano alla morte mi trovano all'opposto. Nel caso di Eluana è assolutamente sbagliato staccare la spina, insomma si commette un omicidio di stato, giustificato per sentenza”.

Ma per quale ragione,nella nostra società contemporanea, la vita ha sempre meno valore?: “ un poco perché sono venute meno molte certezze,poi per la superficialità dei nostri valori. Lo ripeto, oggi si apprezza l'aborto,l'eutanasia con la scusa del pietismo. Invece si tratta di egoismo a basso livello. Nessuno vuole vivere col malato, condividerne le sofferenze. Purtroppo, il malato grave o terminale viene considerato un peso. Triste,ma è così”.

di Bruno Volpe

http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/vips/689-bepino-englaro-ormai-e-quasi-uno-psicopata-e-magalomane-lo-comprendo-ma-eluana-non-va-soppressa

domenica 16 novembre 2008

Le persone che attraversano le nostre vite

Nel corso degli anni sono molte le persone che sono entrate ed uscite nelle vite di tutti noi. Sono certa che per ognuna di loro ci sia stata una ragione e quindi per il tempo breve o lungo che ci ha regalato ci sia stato un motivo ben preciso.
Il motivo per cui una persona entra nella vita di un'altra è quasi sempre per soddisfarne una necessità inconscia, in quel preciso frangente la persona da consigli e aiuto fisico, emotivo e spirituale. Può sembrare un dono del cielo e se sei credente, probabilmente lo è. Ma potrà capitare poi che senza una apparente ragione o nel un momento meno opportuno, questa persona dira’ o fara’ qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta la persona muore, qualche volta semplicemente se ne va, qualche volta ti ferisce e ti costringe a prendere una decisione. Cio’ che dobbiamo capire e’ che in realtà il suo compito era finito perchè noi eravamo pronti per andare avanti da soli.
Alcune persone attraversano la nostra vita per una sola stagione, perche’ e’ arrivato il nostro momento di condividere, crescere e imparare, loro ti portano un’esperienza positiva. Possono insegnarti cose che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’ incredibile quantita’ di gioia, ma la loro presenza accanto a te e per un tempo limitato.
Le relazioni che durano invece tutta la vita ti danno lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Tu devi solamente accettare la lezione, amare la persona e usare cio’ che hai imparato in tutte le altre relazioni della tua vita.

ELUANA ENGLARO: L'OPINIONE DI CL

Che società è quella che chiama la vita "un inferno" e la morte "una liberazione"?
Dov'è il punto di origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome?
L'annunciata sospensione dell'alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è tanto più grave in quanto impedisce l'esercizio della carità, perché c'è chi si è preso cura di lei e continuerebbe a farlo.
Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando, in epoca cristiana, è cominciata l'assistenza proprio agli "inguaribili", che prima venivano espulsi dalla comunità degli uomini "sani", lasciati morire fuori dalle mura della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria vita. Per questo chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell'altro uomo, per il suo valore infinito perché immagine di Dio creatore.
Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Siamo strappati al nulla da Qualcuno che ci ama e che ha detto: «Persino i capelli del vostro capo sono contati».
Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.
Ecco perché arrivare fino a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana non è un'aggiunta "spirituale" per chi ha fede. È una necessità per tutti coloro che, avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.
Il cristianesimo è nato precisamente come passione per l'uomo: Dio si è fatto uomo per rispondere all'esigenza drammatica - che ognuno avverte, credente o no - di un significato per vivere e per morire; Cristo ha avuto pietà del nostro niente fino a dare la vita per affermare il valore infinito di ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione.
Abbiamo bisogno di Lui, per essere noi stessi. E abbiamo bisogno di essere educati a riconoscerLo, per vivere.
Comunione e Liberazione
Novembre 2008.

http://www.clonline.org/articoli/ita/vol_Eluana1108.pdf

venerdì 14 novembre 2008

ORRORE E PIETA'

Forse non si usa più avere pietà, forse anche questo sentimento verrà soppresso dalla stessa Corte Costituzionale che ieri ha dato il benestare a spegnere una vita.
Al massimo fra qualche giorno ad Eluana Englaro, la ragazza che ormai tutti noi conosciamo e amiamo, verrà negato il sostentamento necessario per continuare a vivere. Lei, in coma da 16 anni, è inconsapevole di quanto sta per accaderle e oggi affronterò la giorana come al solito, ci sarà la suora che la accudisce, che la nutre tramite un sondino naso gastrico, che la massaggia e che la conduce nel giardino della clinica che la ospita sulla sua sedia a rotelle, ma sarà l'ultima volta. Chissà se Eluana "sente" che c'è qualcuno che si prende cura di lei, che le vuole bene e che vorrebbe in qualche modo proteggera da una sentenza terribile emessa da un tribunale su sollecitazione di suo padre?
Chissà se Eluana avverte lo scandire dei giorni che passano, certo tutti uguali, ma rassicuranti? Io penso di si, penso che lei avverta il calore di una mano che la accarezza e che quella carezza lei la aspetti. Chi può dire che non sia così? Chi può dire che questa ragazza sia completamente inconsapevole? Nessuno ha una conoscenza così approfondita del cervello umano per affermare che non sia così, tanto è vero che Eluana respira da sola, ha solo bisogno di essere alimentata ed idratata. E poi Eluana ha solo trent'anni. Molti anziani lottano per vivere e pur soffrendo non desiderano l'eutanasia.
Ieri sera sono andata a trovare mia suocera, era appena rientrata a casa dopo un ricovero ospedaliero, ha 92 anni ed è molto debole. L'ho vista dormire, rannicchiata nel letto ora divenuto troppo grande e le ho fatto una carezza. Lei mi ha preso la mano, me l'ha stretta forte e si è distesa. Non so se mi abbia riconosciuto, ma ha gradito la mia vicinanza e il mio gesto di affetto. Lo stesso accadeva con il mio papà ammalato di Alzheimer, nonostante molti pensassero il contrario, lui capiva tutto fino alla fine e fino alla fine sorrideva e aveva sete di affetto.
Questa povera ragazza forse avrebbe bisogno di altre carezze prima di salutare questo mondo, ma sembra che nessuno sia disposto a fargliele, per lei il tempo è finito e io, da mamma, da figlia e da cittadina di questo Stato, provo orrore per quello che le vogliono fare.

martedì 11 novembre 2008

SE QUESTA E' INTEGRAZIONE..


Riporto un articolo de IL GIORNALE e faccio un commento: come mai noi italiani siamo pronti ad autoflagellarci e a tacciarci di razzisti fino al masochismo quando ci sono difficoltà anche solo a trovare gli spazi per una moschea e invece da qualche anno i missionari cattolici, suore, preti e laici vengon uccisi nei paesi di religione islamica senza che nessuno di noi faccia sentire la propria voce?
E ora leggetevi, se volete, l'articolo.
Anche loro, forse soprattutto loro, sono un pezzo di quell’Italia forte e buona che nessuno mai racconta, a meno che sia sfiorata all’improvviso dalla tragedia. Erano in Kenya da 35 anni e curavano i bambini disabili e epilettici nella fraternità di El Wak. Ogni mattina dal 1973, l’anno in cui finiva la guerra nel Vietnam e Novella Calligaris diventava campionessa del mondo di nuoto, regolarmente si alzavano, pregavano, scendevano in ambulatorio e cominciavano a cucire le ferite che, per qualche mistero della fede, lacerano in modo così profondo i piccoli e i deboli della Terra. Nessuno ha mai parlato di loro, nessuno avrebbe mai parlato di loro.
Devo dire la verità: quando è arrivata la notizia del rapimento di suor Maria Teresa e di suor Caterina, detta Rinuccia, anche in redazione l’abbiamo presa un po’ così. Eravamo alla riunione del mattino. Due missionarie rapite? Sì, dovremo occuparcene. E poi: c’è altro? Obama che fa? E Mourinho? Come sono andate le elezioni in Trentino? Due suore nelle mani di un gruppo armato, in fondo, fanno notizia appena un po’. Vuoi mettere con l’ultima dichiarazione di Bossi e di Parisi?
Probabilmente alle suore andrebbe pure bene così. Non conosco le due missionarie, ma so che sono originarie del Piemonte. E ho frequentato missionari a sufficienza, in quella terra di santi ostinati e silenziosi, per sapere che cosa penserebbero, se potessero leggere: «Quanto disturbo abbiamo dato...». Una suora che è stata battezzata Caterina (nome splendido) e si fa chiamare Rinuccia, d’altra parte, non può essere che l’inno alla modestia, il monumento all’umiltà, l’incarnazione del servizio silenzioso. Da 35 anni stava in Kenya e probabilmente, di lei e di suor Maria Teresa, senza il rapimento, non avremmo mai sentito parlare. Ma l’irruzione di quei musulmani armati nell’ambulatorio ci obbliga, invece, a occuparci di loro. E a interrogarci ancora sul massacro dimenticato dei cristiani nel mondo: dall’India alle Filippine, dall’Indonesia all’Irak, dalla Nigeria al Sudan, dall’Algeria alla Cina. In Somalia un’altra missionaria, suor Leonella, è stata uccisa due anni fa. Anche lei si occupava di bambini. Anche lei è rimasta vittima di un’imboscata da parte dei miliziani islamici.
E allora oggi, di fronte a questo nuovo episodio di violenza, non possiamo fare a meno di chiederci se, oltre al giusto tema del dialogo e del rispetto, non sia il caso di mettere sul tavolo con forza il tema della reciprocità. Perché, mentre tutti continuano a darci lezioni, dicendo che dobbiamo favorire in ogni modo l’integrazione degli islamici in Occidente, regalando spazi e magari anche soldi per le moschee, l’integrazione che altrove viene offerta ai cattolici nei Paesi islamici è quella del sangue e del terrore. E sarà davvero duro da accettare il prossimo minareto sotto casa pensando che in molti Paesi musulmani si rischia la vita perfino portando una croce nascosta sotto il vestito. O anche solo cercando di regalare un sorriso ai bambini malati.

lunedì 10 novembre 2008

L’insostenibile pretesa di sentirsi superiori

Il rosso e il nero. È dai tempi di Stendhal, anzi da molto prima, che l’Italia porta nel cuore questa malattia. Non passa. È l’istinto della guerra civile. L’altro non è mai uno che la pensa in modo diverso da te. È il nemico. È un simbolo, una divisa, una maschera. Mai un uomo. Andrea Camilleri è un signore di 83 anni. Quando fa parlare il commissario Montalbano si sente quasi un Dio. Capita. Soffi dentro a un personaggio e questo prende vita. Se va bene ti regala gloria e ricchezza. Ma non cancella la rabbia, l’odio, l’astio. Camilleri va al Mamiani, lì dove ha studiato una buona fetta di intellighentia romana, e dice: quella lì, la Gelmini, di sicuro non è un essere umano. È una di quelle frasi che nessuno dovrebbe pronunciare, soprattutto i vecchi, quelli che ricordano, che bene o male dovrebbero ancora avere una memoria. È una frase carica di disprezzo. È la forma più nichilista di razzismo. L’altro non è un diverso. È nulla. È qualcosa di indefinito, di inumano. Camilleri l’ha detto e i ragazzi hanno sorriso. Applaudito. E tutto è apparso terribilmente normale.
Camilleri non è un bastardo. Se ti trovi a parlare con lui ti appare come un burbero vecchio, arguto come un siciliano colto, incazzato e disincantato come solo certi intellettuali sanno essere. Eppure l’ha detto. Ha detto della Gelmini «non è un essere umano», magari per strappare una risata, come battuta. Ma l’ha detto, senza sensi di colpa. E questo è ancora più grave. Forse vale la pena capire perché. La prima ipotesi è che Camilleri è impazzito, ma non ci sono prove che possano sostenere questa tesi. Il discorso è un po’ più complesso e viene da lontano. Tutto questo, purtroppo, ha a che fare con il dna culturale della sinistra. Non c’è nulla da fare. Non bastano i voti. Non basta la democrazia. Berlusconi non deve e non può governare. Non può governare la destra. Non possono governare quelli lì, che non recitano Dante e non leggono il Manifesto. Questo è il punto di partenza. La conseguenza è che tutte le armi sono buone per mandarli a casa: la piazza, la delegittimazione umana, la rabbia satirica e il pistolotto intellettuale. Manca la violenza, ma non è detto che prima o poi qualcuno si lasci tentare.
Alla base di questo istinto antidemocratico c’è la vecchia, berlingueriana, diversità antropologica. Con una differenza: Berlinguer si riferiva alla questione morale. Questi, che non si possono neppure definire suoi eredi, tirano in ballo la «questione umana». La differenza antropologica dei vecchi comunisti si è consumata accettando, come una disgrazia metafisica, il governo democristiano. Stavano all’opposizione con l’orgoglio, un po’ ipocrita, di chi non si sporca le mani. La nuova «questione» non tollera invece l’opposizione. Non l’accetta. La vive come un crimine contro l’umanità. La vecchia sinistra sapeva convivere con la Dc. Questa non può convivere con Berlusconi. O lui o noi. È una questione di pelle. I sacerdoti di questa religione antiberlusconiana sono gli intellettuali. Sono i più radicali, irriducibili, schifati, ortodossi. Ora vedono nelle piazze di studenti il sogno di una rivoluzione morale. Come gli studenti, anche loro, ma per ragioni biologiche, sentono di non avere futuro. Sono vecchi e sazi per la piazza. Ma sprecano parole.

domenica 9 novembre 2008

CRESCE IL DEGRADO AL QT8

Aiuole e siepi, vecchie casette popolari ma con il giardino ben curato, villette nuove, bambini, mamme e persone di ogni età che fanno footing. Poi palazzi di undici piani da risanare, edifici abbandonati, prostituzione a tutte le ore, giorno e notte. Questo è il QT8 alla vigilia dell’Expo 2015.

Il “Quartiere Triennale ottava” creato nel 1947, esemio di architettura razionalista, è ormai oggetto continuo di critiche da parte degli abitanti. «Il degrado è dilagante, i marciapiedi non sono curati – spiega Manuela Valletti, portavoce del comitato QT8 per la difesa del Monte Stella – Il mercatino comunale di viale Isernia ha dei prezzi esorbitanti. Vorremmo fosse sostituito da un supermercato. Inoltre, sono 20 anni che chiediamo barriere antirumore su viale De Gasperi».

E il rumore da traffico è uno dei problemi di Pinuccia Speranza, residente da più di 40 anni nel QT8, in via Cimabue: «Per riuscire a parlare al telefono devo chiudere le finestre». E Piero Colombo, altro residente, spiega «In viale Salmoiraghi ci sono scuole materne, elementari e medie ma solo tre dossi in strada per limitare la velocità. C’è prostituzione di giorno e di sera. I ragazzi delle scuole la vedono». I cittadini sperano, anche in vista dell’Expo, che le aree verdi siano recuperate oltre al bocciodromo in fondo a via Cimabue, chiuso da circa 5 anni. Giuliana Parabiago, portavoce del comitato Amici del QT8: «Tutta l’area ogni giorno diventa un grande parcheggio indiscriminato per chi va a lavorare in metropolitana».

L’assenza di particolari vincoli urbanistici, spiega ancora - fa sì che le nuove costruzioni siano più alte di quelle già presenti, creando disomogeneità nel quartiere. «Le operazioni di edificazione non sono negative – spiega l’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli – ma bisogna creare delle regole che evitino lo sfruttamento». Un altro residente, Gabriele Fondi, commenta: «Si sa che ci sono escamotage per mettere in piedi ecomostri, come quello di via Versilia. Ad agosto sono sorti cantieri nati per la ristrutturazione di alcuni edifici che però vengono innalzati anche di due o tre piani rispetto al progetto originale». Un bel biglietto da visita per uno dei quartieri meta degli studenti d’architettura di mezza Europa. (Federica Lombardo)

DA METRO 3/11/2008

sabato 8 novembre 2008

Milano: Nuovo orientamento nelle sentenze sul diritto di famiglia

Sentenza: se lavora solo il marito,
i soldi sul conto di famiglia sono solo suoi

MILANO (6 novembre) – Quando la moglie non lavora, i soldi del conto corrente di famiglia sono tutti del marito, in quanto unica fonte di reddito. La consorte casalinga, anche in presenza di comunione dei beni, non può vantare la proprietà di quei soldi. È uno dei passaggi cardine della sentenza con cui il giudice di Milano Michele Montingelli ha assolto un ex marito accusato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

La vicenda per cui l'uomo è finito sotto processo anche per maltrattamenti in famiglia va dall'autunno 2003 al luglio 2005, quando lui, su invito della moglie, dopo anni di litigi, lascia l'appartamento dove i due vivevano con i figlioletti. Lei però, dopo la separazione di fatto e prima dello scioglimento del matrimonio, preleva una consistente somma dal conto comune per le esigenze di famiglia. Lui invece non versa l'assegno mensile.

Per il giudice la somma prelevata era «di pertinenza» del marito e, dunque, «idonea a consentire» i mezzi di sussistenza per i figli. Inoltre l'uomo si è visto derubricare l'accusa di maltrattamenti perché frasi come «mantenuta» o «sei grassa, chi ti vuole» sono state considerate contrarie al buon gusto e all'educazione ma irrilevanti ai fini del reato.

Nota a margine: forse la signora non si è resa conto di aver commesso un abuso prelevando dal conto corrente comune del denaro anche se finalizzato al mantenimento dei figli, in realtà lei non aveva nessun diritto di farlo.

mercoledì 5 novembre 2008

SOGNO AMERICANO O LIBRO DEI SOGNI ?

Questa notte, dopo pochi minuti dall’aver appreso di essere stato eletto, Barack Obama si è lanciato in un discorso molto istrionico, ottimo per coronare un momento di grande emozione e per celebrare il grande e invidiabile patriottismo degli americani. Senza alcun dubbio un bel discorso, dove il consolidato “we can” è stato ripetuto all’infinito producendo l’effetto sperato sulla folla in lacrime. Auguro ad Obama di trasformare i suoi “we can” in tanti “we have done” al più presto, ossia i “noi possiamo” in noi “abbiamo fatto” perchè altrimenti saranno guai seri per lui, per gli americani e anche per il resto del mondo.
In campagna elettorare Obama ha promesso di tutto e di più: lavoro per tutti, assistenza sanitaria per tutti, casa per tutti, soldi per tutti, pace per tutti, conciliazione per tutti… e allora io mi domando se Barack non si sia lasciato andare un po’ troppo e se abbia confuso il Sogno Americano con il suo libro dei sogni personale. Come dimenticare che la recessione negli Usa è gravissima, che i soldati americani sono ancora in Iraq e in altre molte parti del mondo, che si sono persi negli USA milioni di posti di lavoro e che tutto questo ha avuto e avrà un riverbero anche sull’economia della nostra vecchia Europa… Mi auguro naturalmente che gli americani abbiano scelto l’uomo giusto e che non si siano lasciati travolgere solo dalla voglia di cambiare. Ma questo lo verificheremo molto presto e nei fatti.

martedì 4 novembre 2008

IL PACISFISTA DI GUERRA

IL PACIFISTA DI GUERRA

Molti americani e gran parte del mondo attendono la probabile elezione di Obama come quella di un messia, in grado di ribaltare in senso pacifista la politica estera degli Usa. Quasi un moderno Adriano che con fare dialogante, e il supporto di George Clooney, depurerà l'impero dalle smanie militaresche del predecessore. Ma a demolire il mito, ci pensa il candidato democratico ”in his own words”. Basta scorrere interventi pubblici e frasi del programma, per scoprire un Obama più falco di McCain e a volte persino di Bush. Ecco le prove.

Iraq. Il ritiro delle truppe in 16 mesi è il marchio di fabbrica del senatore nero. In realtà nel suo programma si legge: «Finchè i leader locali non pongano fine al settarismo, una forza ridotta rimarrà in Iraq per condurre missioni anti terrorismo, proteggere civili americani e addestrare le forze di sicurezza irachene». Il capo del team obamiano sull'Iraq, Colin Kahl, l'ha quantificata in 80.000 uomini. Fino all'11 luglio il paragrafo sull'Iraq si intitolava “Riportare a casa le truppe”, ora è “Ritiro responsabile e graduale”. Ciò che Bush ripete da anni. Anzi, il ministro degli esteri iracheno Zebari ha svelato al NY Post che, durante la visita estiva a Baghdad, Obama gli chiese «perché non intendessero posticipare l'accordo sul ritiro a dopo le elezioni Usa»: nel qual caso, la promessa sui 16 mesi sarebbe saltata.

Pakistan e Afghanistan. «La priorità è combattere i terroristi in Pakistan. Se avremo informazioni credibili e il presidente pakistano non agirà, lo faremo noi». Parola di Obama l'1/8/‘07 al Wilson Center di Washington. Apriti cielo: un candidato americano preannuncia l'invasione, con o senza consenso, dell'unico stato atomico islamico. Un suicidio geopolitico. Perfino McCain glielo rinfaccia nel primo dibattito tv: «Non affermerei mai pubblicamente che li attaccherò». Ma in due faccia a faccia Obama rincara: «Possiamo lasciare le truppe sulla difensiva e incassare all'infinito, se il Pakistan non coopera, oppure prendere decisioni (..) , non possiamo regalare miliardi a chi tratta coi Taliban». Ergo, «nella regione servono più truppe, elicotteri, droni» (15/7/'08). Quanto all'Afghanistan, «teatro centrale della guerra», Barack ci spedirà «altre 2 brigate da combattimento», chiedendo «meno restrizioni» agli alleati.

Iran. Trattare con Ahmadinejad? Una boutade mediatica. Il vero Obama pensiero emerge dal primo uno contro uno con lo sfidante repubblicano: «Non possiamo permettere all'Iran di ottenere l'arma nucleare. Rischierebbe di cadere in mano a terroristi. Farò tutto il necessario per impedirlo. Non toglieremo mai dal tappeto l'opzione militare, né consentiremo all'Onu di porci un veto».

Palestina. Mai accaduto che un candidato democratico alla Casa Bianca visitasse Israele. Barack lo ha fatto il 24 luglio, per ribadire una choccante promessa del 4 giugno alla lobby ebraica dell'Aipac: «Gerusalemme capitale indivisa dello stato israeliano». Ovvero niente Gerusalemme est al futuro stato palestinese, uguale intifada garantita per l'eternità. Neanche Bush aveva osato tanto. Ma già durante la visita a Sderot, città sotto tiro di Hamas, Obama era stato esplicito: «Se qualcuno spedisse razzi contro casa mia farei qualunque cosa per fermarlo. Dagli israeliani mi aspetto lo stesso». Da qui l'idea di «un aumento degli aiuti militari a Israele». E dire che McCain si è detto favorevole al dialogo con Hamas.

Russia. Il cognome del principale consulente di esteri del ticket di Obama dice tutto: Brzezinski. Il più anti - russo degli ex consiglieri per la sicurezza nazionale. Colui che chiede di boicottare le olimpiadi di Sochi. Per Obama (citiamo dal dibattito presidenziale n.1) «la risorgente Russia è una minaccia per la pace». E Georgia e Ukraina «sono libere di entrare nella Nato»... terza guerra mondiale permettendo.

Leva. Altro che tagli. In un forum del 13/9 alla Columbia University, Obama afferma: «È essenziale ampliare il nostro esercito e i marines. E che un presidente parli del servizio militare come di un obbligo non solo di alcuni: se andiamo in guerra ci andiamo tutti». Trattasi della reintroduzione di una forma di leva obbligatoria defunta dal Vietnam. Obiettivo «65.000 soldati e 27.000 marines» aggiuntivi, l'integrazione coi militari di agenzie civili e più fondi alla Guardia nazionale. McCain applaude e assicura al rivale, ove sconfitto, la direzione della naja.

Armi e missili. Dal sito ufficiale barackobama.com: «Per estendere il nostro potere globale, più investimenti in ricerca e sviluppo per droni, aerei KC-X, Cargo C-17 (..) e rimpiazzo delle navi obsolete». «Ci occorre una difesa missilistica a causa della minaccia iraniana e nord coreana (..) i test devono essere più rigorosi».

Terrorismo, Cina, Sud America. «Creare con 5 miliardi un apparato di polizia, o Shared security program, per abbattere network terroristici nel mondo». «Vigilare sul riarmo cinese rafforzando la nostra presenza in Asia». «Diplomazia aggressiva in Venezuela, Bolivia, Nicaragua» ed estensione al Messico della “Merida Initiative”(raid colombiani antiterrore). No alla fine dell'embargo su Cuba: mero «allentamento previa liberazione dei dissidenti». (Dal discorso del 23/5 ai cubani di Miami).

Gun control e diritti civili. Adesione totale al 2° emendamento (diritto a portare armi), pubblicizzata da un radio spot a 4 mani con McCain. E no alla cancellazione del Patriot act.

Il Wall Street journal ha così sintetizzato la metamorfosi di Obama: “Un terzo mandato per Bush”.

www.laltrogiornale.com

IO STO CON McCAIN PERCHE' CREDO NEI VALORI USA

Oggi oltre cento milioni di cittadini americani decideranno non solo il destino del loro Paese ma in un certo senso anche quello del mondo. Queste non sono elezioni normali: i due candidati sono molto diversi fra loro ed offrono programmi drasticamente differenti. Questo spiega l’enorme affluenza alle urne che si è già manifestata nel caso delle elezioni anticipate e che si prevede verrà confermata domani: si prevede addirittura un 60% di votanti. In passato, l’affluenza era quasi sempre molto bassa, il che forniva ai critici dell’America il pretesto per criticarne la democrazia. Si trattava invece, come ripetutamente sottolineato, di un segno della solidità delle istituzioni democratiche americane.

In un sistema maggioritario uninominale e bipartitico è normale che entrambi i candidati cerchino di catturare il voto dell’elettore mediano, che è quello che decide l’esito delle elezioni. Così facendo, i loro programmi finiscono per convergere, le differenze si riducono e gli elettori pervengono alla conclusione che il risultato elettorale non cambierà molto le cose, sia che vinca l’uno o l’altro candidato. Decidono quindi che non valga la pena andare a votare. Stavolta è diverso, stavolta i due programmi sono radicalmente contrastanti ed i due candidati non potrebbero essere più dissimili.

Quasi nessuno ha sottolineato che la svolta storica di un candidato di colore alla Casa Bianca è stata in un certo senso agevolata dalle scelte di un Presidente per molti versi rivoluzionario: George W. Bush. Bush ha nominato per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America un nero Segretario di Stato. In passato sarebbe stato considerato impensabile. Non contento di questo, Bush ha anche nominato per la prima volta nella storia americana una donna, per di più di colore, Segretario di Stato. La scelta di Colin Powell prima e Condoleeza Rice dopo dimostra quanto rivoluzionaria sia stata la presidenza Bush nella storia americana. Le sinistre, sempre propense a predicare un femminismo di maniera ed a proclamarsi appassionatamente anti-razziste, non hanno colto la rivoluzionaria novità di queste scelte ed invece di elogiarle e tessere le lodi di un uomo ed una donna di grande valore li hanno aggrediti. Colin Powell e Condoleeza Rice hanno preceduto Obama nella storia dell’emancipazione degli afro-americani grazie alla lungimiranza di un Presidente repubblicano. Come i lettori di questo giornale sanno, io tifo per John McCain, un uomo che ha dato prova di grandissimo coraggio in Vietnam, in guerra, e nel Senato degli Stati Uniti in tempo di pace. La stampa che in passato aveva sempre lodato McCain per indipendenza e coraggio, ora ha cambiato musica. Ricordo ancora quando Roberta McCain mi disse: «I giornali parlano bene di John e la cosa mi preoccupa: non sarà diventato di sinistra?».

Ora la grande stampa della sinistra americana tifa per Obama, ha dimenticato la sua simpatia per McCain e non trova di meglio da fare che criticarlo. Il premio Nobel per le scienze economiche del 2004 Edward Prescott si è rifiutato di entrare nel panel di economisti di Obama affermando: «Sapete perché l’Europa è così depressa rispetto agli Stati Uniti? Perché segue le politiche che Obama propone».

Come europeo conosco bene il significato di quel giudizio; per questo mi auguro che vinca McCain, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un’America in perenne ristagno.

lunedì 3 novembre 2008

La maschera

Se tieni per troppo tempo la maschera, finisci per farla diventare la tua faccia. Leggo che questo è un proverbio indiano, non so con quanto fondamento. Sta di fatto che l'idea è azzeccata e colpisce indiscriminatamente, perché una qualche maschera l'abbiamo sempre nel nostro guardaroba spirituale. Alcune volte ci serve per proteggere la nostra intimità da ogni curiosità eccessiva, ed è allora una cosa buona. Altre volte, però, è un sotterfugio per celare le nostre vergogne e apparire perfetti, e allora può sconfinare in ipocrisia. Altre volte ancora è una sorta di visiera che ci isola dal resto del mondo perché si teme il confronto "a viso aperto". C'è, dunque, una negatività nel mascherarsi che può essere lieve quando è un gesto transitorio e giustificabile da debolezze o paure. Diverso è il caso prospettato dall'aforisma indiano: esso denuncia l'incrostazione permanente che deforma il volto in modo definitivo. È appunto la falsità elevata a regola di vita ed è pericoloso mettersi su questa strada perché spesso non si può tornare indietro e si precipita di inganno in inganno, di menzogna in menzogna. Si arriva fino al punto di mentire a se stessi e progressivamente la falsità si trasforma in pseudo-verità. Dobbiamo, però, dire che può verificarsi anche quello che affermava il presidente americano Abraham Lincoln: «Potete ingannare tutti per qualche tempo o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per il naso tutti per tutto il tempo». Giunge, infatti, il momento in cui o per una nostra debolezza o per una particolare acutezza dell'altro, ci viene strappata a forza la maschera e, per usare la famosa espressione, il re diventa nudo. Il nostro orgoglio sarà frustato in faccia e le illusioni create attorno a noi si scioglieranno come neve al sole, lasciando solo l'amara realtà del vero nostro volto.
Mons. Ravasi- I mattutini

Un ricordo per chi mi ha lasciato

Affido alle parole di Benedetto XVI il mio pensiero per le persone che mi hanno lasciato, in particolare per il mio papà. Sono certa che mi è accanto e che lo ritroverò in un luogo pieno di luce, di serenità e di pace.


"Sono risorto e ora sono sempre con te": con queste parole del Vangelo, "il Signore ci dice che 'ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani e sarò presente persino alla porta della morte. Dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là io ti aspetto per trasformare per te le tenebre in luce". Nel breve discorso, il Pontefice ha poi evocato la verità cristiana della comunione con i nostri defunti. "La speranza cristiana - ha detto - non è mai soltanto individuale, è sempre anche speranza per gli altri. Le nostre esistenze sono profondamente legate le une alle altre ed il bene e il male che ciascuno compie tocca sempre anche gli altri".

Così, ha spiegato, "la preghiera di un'anima pellegrina nel mondo può aiutare un'altra anima che si sta purificando dopo la morte. Ecco perché oggi la Chiesa ci invita a pregare per i nostri cari defunti e a sostare presso le loro tombe nei cimiteri". "Maria, stella della speranza - ha invocato - renda più forte e autentica la nostra fede nella vita eterna e sostenga la nostra preghiera di suffragio per i fratelli defunti".

venerdì 31 ottobre 2008

VIDEO VERITA' SUGLI SCONTRI DI PIAZZALE NAVONA A ROMA

RISTABILIAMO LA VERITA' SULLA LEGGE GELMINI

TESTO INTEGRALE DELLA LEGGE GELMINI

Mentre migliaia di persone sfilano in piazza, e lanciano uova contro il ministero molti senza nemmeno sapere perché, voi leggetevi il decreto 137/08 approvato ieri dal Senato. Oltre al maestro unico, troverete la previsione del voto in condotta, l'educazione civica, i criteri per scegliere i libri scolastici. Ecco il testo integrale.

Articolo 1.

(Cittadinanza e Costituzione)

1. A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia.

1-bis. Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale.

2. All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Articolo 2.

(Valutazione del comportamento degli studenti)

1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.
1-bis. Le somme iscritte nel conto dei residui del bilancio dello Stato per l'anno 2008, a seguito di quanto disposto dall'articolo 1, commi 28 e 29, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, non utilizzate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinate al finanziamento di interventi per l'edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici ovvero di impianti e strutture sportive dei medesimi. Al riparto delle risorse, con l'individuazione degli interventi e degli enti destinatari, si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata mediante l'attribuzione di un voto numerico espresso in decimi.

3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

Articolo 3.

(Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti)

1. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite sono effettuate mediante l'attribuzione di voti numerici espressi in decimi e illustrate con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno.

1-bis. Nella scuola primaria, i docenti, con decisione assunta all'unanimità, possono non ammettere l'alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione.

2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite nonché la valutazione dell'esame finale del ciclo sono effettuate mediante l'attribuzione di voti numerici espressi in decimi.

3. Nella scuola secondaria di primo grado, sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

3-bis. Il comma 4 dell'articolo 185 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è sostituito dal seguente:

«4. L'esito dell'esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall'alunno; conseguono il diploma gli studenti che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi».

4. Il comma 3 dell'articolo 13 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, è abrogato.
5. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni, e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.

Articolo 4.

(Insegnante unico nella scuola primaria)

1. Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64 è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

2. Con apposita sequenza contrattuale è definito il trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola primaria, per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.

2-bis. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ferme restando le attribuzioni del comitato di cui all'articolo 64, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, provvede alla verifica degli specifici effetti finanziari determinati dall'applicazione del comma 1 del presente articolo, a decorrere dal 1º settembre 2009. A seguito della predetta verifica, per le finalità di cui alla sequenza contrattuale prevista dal comma 2 del presente articolo, si provvede, per l'anno 2009, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d'istituto delle istituzioni scolastiche, da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili ai sensi del comma 9 dell'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei limiti dei risparmi di spesa conseguenti all'applicazione del comma 1, resi disponibili per le finalità di cui al comma 2 del presente articolo, e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

2-ter. La disciplina prevista dai presente articolo entra in vigore a partire dall'anno scolastico 2009/2010, relativamente alle prime classi del ciclo scolastico.

Articolo 5.

(Adozione dei libri di testo)

1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l'adozione dei libri di testo avviene nella scuola primaria con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio, e nella scuola secondaria di primo e secondo grado ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni. Il dirigente scolastico vigila affinchè le delibere dei competenti organi scolastici concernenti l'adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.

Articolo 5-bis.

(Disposizioni in materia di graduatorie ad esaurimento)

1. Nei termini e con le modalità fissati nel provvedimento di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento da disporre per il biennio 2009/2010, ai sensi dell'articolo 1, commi 605, lettera c), e 607, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, i docenti che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS) o i corsi biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID), attivati nell'anno accademico 2007/2008, e hanno conseguito il titolo abilitante sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie, e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

2. Analogamente sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti i docenti che hanno frequentato il primo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A e hanno conseguito la relativa abilitazione.

3. Possono inoltre chiedere l'iscrizione con riserva nelle suddette graduatorie coloro che si sono iscritti nell'anno accademico 2007/2008 al corso di laurea in scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di didattica della musica; la riserva è sciolta all'atto del conseguimento dell'abilitazione relativa al corso di laurea e ai corsi quadriennali sopra indicati e la collocazione in graduatoria è disposta sulla base dei punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

Articolo 6.

(Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria)

1. L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento nella scuola primaria o nella scuola dell'infanzia, a seconda dell'indirizzo prescelto.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.

Articolo 7.

(Modifica del comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia)

1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente:

«433. Al concorso per l'accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superano il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato».

Articolo 7-bis.

(Provvedimenti per la sicurezza delle scuole)

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, formulato ai sensi dell'articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è destinato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso.

2. Al fine di consentire il completo utilizzo delle risorse già assegnate a sostegno delle iniziative in materia di edilizia scolastica, le economie, comunque maturate alla data di entrata in vigore del presente decreto e rivenienti dai finanziamenti attivati ai sensi dell'articolo 11 del decreto-legge 1º luglio 1986, n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, dall'articolo 1 della legge 23 dicembre 1991, n. 430 e dall'articolo 2, comma 4, della legge 8 agosto 1996, n. 431, nonché quelle relative a finanziamenti per i quali non sono state effettuate movimentazioni a decorrere dal 1º gennaio 2006, sono revocate. A tal fine le stazioni appaltanti provvedono a rescindere, ai sensi dell'articolo 134 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, i contratti stipulati, quantificano le economie e ne danno comunicazione alla regione territorialmente competente.
3. La revoca di cui al comma 2 è disposta con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentite le regioni territorialmente competenti, e le relative somme sono riassegnate, con le stesse modalità, per l'attivazione di opere di messa in sicurezza delle strutture scolastiche, finalizzate alla mitigazione del rischio sismico, da realizzare in attuazione del patto per la sicurezza delle scuole sottoscritto il 20 dicembre 2007 dal Ministro della pubblica istruzione e dai rappresentanti delle regioni e degli enti locali, ai sensi dell'articolo 1, comma 625, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. L'eventuale riassegnazione delle risorse a regione diversa è disposta sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.

4. Nell'attuazione degli interventi disposti ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le prescrizioni di cui all'articolo 4, commi 5, 7 e 9, della legge 11 gennaio 1996, n. 23; i relativi finanziamenti possono, comunque, essere nuovamente revocati e riassegnati, con le medesime modalità, qualora i lavori programmati non siano avviati entro due anni dall'assegnazione ovvero gli enti beneficiari dichiarino l'impossibilità di eseguire le opere.

5. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nomina un soggetto attuatore che definisce gli interventi da effettuare per assicurare l'immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica. Il soggetto attuatore e la localizzazione degli edifici interessati sono individuati d'intesa con la predetta Conferenza unificata.

6. Al fine di assicurare l'integrazione e l'ottimizzazione dei finanziamenti destinati alla sicurezza sismica delle scuole, il soggetto attuatore, di cui al comma 5, definisce il cronoprogramma dei lavori sulla base delle risorse disponibili, d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, sentita la predetta Conferenza unificata.

7. All'attuazione dei commi da 2 a 6 si provvede con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze su proposta del Ministro competente, previa verifica dell'assenza di effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica.

Articolo 8.

(Norme finali)

1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

1-bis. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 1º settembre 2008.

NAPOLITANO

Berlusconi – Gelmini – Tremonti – Brunetta

Visto, il Guardasigilli: Alfano.

giovedì 30 ottobre 2008

FANTASTICO FACEBOOK

FACEBOOK

Facebook è sempre più il re dei social network: nato nel 2004 e inizialmente riservato agli studenti universitari americani ha da poco superato i 100 milioni di iscritti in tutto il mondo e ogni giorno nascono decine di applicazioni per la sua piattaforma, aperta allo sviluppo di moduli di terze parti solo dall'inizio di quest'anno.

L'apertura della piattaforma verso l'esterno (utenti prima, applicazioni poi) è stata la chiave di volta: da allora la corsa di facebook è diventata inarrestabile, tanto che il social network creato da Mark Zuckerberg è entrato nella vita di tutti i giorni anche qui da noi, addirittura l'abbiamo sentito nominare in TV da Simona Ventura all'isola dei famosi : se non è rivoluzione questa in un paese “TV-centrico” come il nostro...

Ma cosa possiamo fare su facebook? Un po' di tutto, in realtà. Analizziamo qualcuna delle numerose peculiarità di questo social network. Partiamo appunto dal “network”: su facebook è possibile contattare (aggiungere come amici) colleghi, amici, parenti e scambiarsi messaggi, appuntamenti, immagini, e video. Non c'è limite alla condivisione. Contattare le persone che conosciamo è facilissimo: il potente motore di ricerca interno permette di trovare chiunque in pochi secondi, anche solo digitandone nome e cognome. Se si vuole è possibile importare la propria rubrica di indirizzi email: i nostri contatti saranno importati in maniera del tutto automatica e invitati ad aggiungersi al nostro network.

Lo sport preferito di alcuni utenti è cercare vecchi amici di infanzia o compagni di scuola, ex-fidanzate (e fidanzati), persone conosciute in vacanza: vi stupirà scoprire che molte delle persone che non vedete da anni sono iscritte a facebook e che potete ricontattarle in pochissimi click.

Così come è possibile aggiungere ai propri amici gente che si conosce per davvero è possibile anche farsi nuovi amici: in questo sempre il potente motore di ricerca permette di selezionare gli utenti per città, religione e interessi (anche politici). Se il nostro ”add” viene accettato si può cominciare a chattare attraverso la chat interna.

Una volta creato il nostro network è possibile sfidare i nostri amici anche attraverso videogames: tra le innumerevoli applicazioni disponibili esistono diversi giochi con cui passare un bel po' di tempo. Attenzione, non abusatene sul lavoro! Possono creare dipendenza!

Qualcuno su facebook ci fa anche i soldi. Si tratta di tecniche al limite dello spam (e a rischio di ban) basate di solito su campagne pay per lead (in parole povere: fai iscrivere gente a questo o a quel servizio online guadagnando sulle iscrizioni che hai portato al servizio) in cui facebook gioca un ruolo fondamentale. Di solito questo genere di tecniche funzionano così: si crea un network di persone molto grande su facebook, invitandole dopo un po' di tempo a provare il servizio a cui si è affiliati.

Oltre a questo ovviamente poi ci sono le applicazioni, o meglio, la pubblicità che è possibile inserire nelle applicazioni create o il mercatino online. Questo articolo di mashable (in inglese) segnala applicazioni da installare sul proprio profilo che permettono di vendere un po' di tutto attraverso l'enorme vetrina di facebook.

Di solito però i soldi si fanno lavorando. L'enorme rete di contatti che ognuno di noi può creare su facebook può tornare davvero utile se si sta cercando lavoro: i tuoi amici potrebbero anche essere titolari di aziende in cerca di nuovi contatti lavorativi e/o dipendenti. Completare al meglio il prorprio profilo, segnalando master, lauree, diplomi, esperienze lavorative, ecc... Può essere un volano non indifferente.

Le agenzie di comunicazione e chi si occupa di Web Marketing non hanno perso tempo: facebook è un'ottima piattaforma per campagne di marketing (virale o meno) ed è possibile (attraverso la creazione di gruppi dedicati ad esempio) convogliare in poco tempo centinaia di utenti verso un obiettivo prestabilito, utilizzando sia testi che immagini, video o altri contenuti multimediali, se non intere applicazioni create ad hoc.

La pubblicità su facebook poi è completamente targettizzabile a seconda dell'età degli utenti, della loro provenienza e dei loro gusti personali: una manna dal cielo per chi progetta campagne di advertising online.

Altro aspetto da non sottovalutare: facebook è ben indicizzato da Google. In Internet sono molte le guide che insegnano a fare SEO (search engine optimization) direttamente sul social network.

Torniamo al facebook pensato come passatempo: una delle applicazioni più usate di facebook è quella per la gestione degli eventi: è possibile indicarne luogo, informazioni relative all'evento ed è possibile invitare i propri contatti (e se questi non sono pigri possono dare conferma della loro presenza o meno) i più attivi pianificano il proprio calendario di uscite direttamente su facebook oramai: tra tutti gli eventi postati dagli utenti c'è sempre qualcosa di interessante in zona se si fa una ricerca.

Come si dice di solito? Prima il dovere, poi il piacere. Facebook ha anche un lato umanitario: con "Cause" puoi donare piccole somme di denaro per aiutare chiunque: dalla persona che fa una colletta per comprare l'automobile arrivando ad Amnesty International ed Emergency . Quasi tutte le associazioni benefiche hanno una pagina su facebook e se sei volontario per una qualche associazione anche tu puoi raccogliere fondi attraverso facebook.

Per concludere: facebook è talmente modulare, espandibile, vasto, pieno di utenti... Che non esistono limiti a quel che si può pare attraverlo la sua piattaforma. Quello raccontato in questo articolo è solo una minima parte delle possibilità offerte da facebook... Il resto è tutto da scoprire: basta un indirizzo email per iscriversi!

martedì 28 ottobre 2008

BINARIO 21: una bellissima notizia

Oggi ho ricevuto la risposta alla lettera che avevo inviato al Sindaco Moratti (che scrive in copia anche a Marco Szulc Presidente dei Figli della Shoah) relativa al Museo della Shoah che sorgerà al binario 21. In Quella lettera chiedevo che nel museo fossero ricordati ed onorati anche tutti i deportati di religione non ebrea che dal quel Binario 21 partirono per essere internati nei campi di concentramento. La cosa ovviamente mi toccava da vicino, ma era e rimane una questione di giustizia e di condivisione di un dolore che non può essere solo di chi è ebreo.
Il Sindaco Moratti mi informa che nel Museo della Shoah che sorgerà al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano sarà onorata senza distinzioni la memoria di tutti i deportati milanesi vittime dei campi di concentramento.
Nella stessa lettera trovano spazio espressioni di stima per mio padre Ferdinando Valletti "benemerito cittadino milanese".
La notizia mi fa particolarmente piacere perchè ripara ad una iniziale brutta partenza di un progetto bellissimo che onora la nostra città. Ringrazio il Sindaco Moratti per il suo interessamento e tutti gli amici di Face Book che hanno condiviso la mia causa ideale.

LA STORIA DEL BINARIO 21
Nel progetto originale della Stazione Centrale di Milano erano previsti 20 binari per il servizio passeggeri. Più tardi, si decise di utilizzare anche i binari “corti” ai lati della grande volta di acciaio e vetro, e furono numerati fino al 24. Fino a quel momento, il binario 21 era nascosto nel ventre della stazione.
Il progettista Ulisse Stacchini aveva collocato un altro fascio di binari al di sotto di quello principale, destinandolo allo smistamento merci e postale: dopo aver caricato i vagoni, era possibile riportarli direttamente al piano dei binari passeggeri usando un ponte trasbordatore e poi un grosso montacarichi.
E ancora, al di sotto di questi binari un terzo livello accoglieva altri servizi, una vasca di raccolta idrica grande come un lago e un inceneritore per i rifiuti.
Il 30 gennaio 1944 seicento cittadini italiani di religione ebraica furono caricati su camion nel cortile del carcere di San Vittore. I camion raggiunsero via Ferrante Aporti, e il loro carico fu spinto nelle viscere buie della stazione, fra urla e latrati di cani. Le persone e i 40 bambini che erano fra di loro furono stipati su carri bestiame; i carri furono spostati con il ponte mobile e poi sollevati in superficie con l’ascensore.
Sette giorni dopo i vagoni venivano scaricati ad Auschwitz, e nel giro di poche ore cinquecento persone furono gasate e bruciate.
Il primo convoglio era partito carico di 250 deportati il 6 dicembre dell’anno prima, e altri ,con deportati di poilitici sarebbero partiti fino al maggio del 1944.
Oggi l’organizzazione Binario 21 vuole fare di quei sotterranei uno spazio per la memoria, e ha realizzato un film e una mostra per non dimenticare.
Il binario 21 è ancora lì, con lo stesso ponte e lo stesso ascensore e con lo stesso odore di morte, da domani accanto a quel luogo sorgerà un museo che ci aiuterà a ricordare.

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